“Il giardino di Mattia”, romanzo d’esordio di Daniela Ippoliti

Il giardino di Mattia di Daniela Ippoliti
Bibliotheka Edizioni, 160 pp., 11€

coverilgiardino.png“La morte di qualcuno può dare inizio alla nascita di qualcun altro”. In questa frase è racchiusa tutta la profondità di questo romanzo, che segna l’esordio nel mondo editoriale di Daniela Ippoliti con Bibliotheka Edizioni. Può la vita di un giovane interrompersi all’improvviso? Purtroppo succede ed è realtà attuale e tristemente diffusa. Un incidente stradale la spezza per sempre, e cambia quella di chi resta. Con una scrittura semplice, molto descrittiva ed avvolgente l’autrice ci proietta addosso tutto il dolore per la scomparsa di un ragazzo che era amato dagli amici, dalla famiglia, dalla comunità. Il vuoto che ha lasciato è evidente e viene raccontato attraverso le azioni e i pensieri di Chiara ed altri compagni che con lui hanno condiviso momenti di vita e spensieratezza. Un luogo diventa il simbolo per mantenere vivo il ricordo: un giardino. E’ meta di incontro dei ragazzi per restare uniti e trovare un po’ di conforto. Si intrecciano storie, prendono forma situazioni nuove ed emozioni e dal buio appare una flebile luce di speranza. Daniela Ippoliti riesce a coinvolgere il lettore, a trascinarlo con forza in una dimensione drammatica, che può evolvere e trasformarsi in qualcosa di diverso, più luminoso e positivo, dove tutto può avere un colore, se si ha la volontà di crederci.

 

Il libro

Mattia è un ragazzo di diciannove anni come tanti, con una vita normale, degli amici normali ed una famiglia altrettanto normale, fino a quando tutto tragicamente si interrompe per sempre perché Mattia muore in un incidente stradale con il suo scooter. Per cercare di sopportare il dolore per la perdita del loro amico e nel tentativo di trasformare un posto dove è arrivata la morte in un luogo dove poter ritrovare un po’ di vita e di allegria, gli amici di Mattia decidono di creare un piccolo ma attrezzato giardino nella piazza dove il ragazzo ha avuto l’incidente mortale. Andando a scomodare la teoria sociologica sui ‘sei gradi di separazione’, il libro racconta di come l’esistenza di ognuno di noi sia spesso legata, tramite un filo invisibile, all’esistenza di un altro individuo e come l’aiuto che ci serve possa giungere da ogni direzione, anche la più impensabile.

L’autrice

Daniela Ippoliti è nata a Roma nel 1964, dove vive attualmente insieme a suo figlio. Laureata in medicina e chirurgia presso l’Università di Roma La Sapienza e specializzata in dermatologia, lavora da molti anni presso un famoso istituto dermatologico della capitale. “Il giardino di Mattia” è il suo primo romanzo.

 

Uff. stampa Michela Zanarella

Contatti: pressliveitalia@gmail.com

“Lo scrittore non ha fame”, il nuovo coinvolgente romanzo di Maria Letizia Putti

Lo scrittore non ha fame, il nuovo coinvolgente romanzo di Maria Letizia Putti

Ma la notorietà, il successo, sono davvero la chiave per sentirsi realizzati o non sono altro che la prigione ideologica di un’illusione?

loscrittorenonhafameDopo il successo della biografia romanzata de ‘La signora dei baci. Luisa Spagnoli’, Maria Letizia Putti torna con un nuovo romanzo dal titolo curioso ed insolito: Lo scrittore non ha fame, edito da Graphofeel Edizioni (187 pp, 13€). Una prova di scrittura che conferma lo stile personale di un’autrice che continua a sperimentare un linguaggio proprio, intimo e quotidiano, mantenendo la spontaneità che la contraddistingue. La trama si sviluppa con una sequenzialità piacevole, fino ad una evoluzione avvolgente, che suscita in chi legge una costante curiosità. I quotidiani viaggi in treno sono per il protagonista lo spunto creativo per iniziare a scrivere e raccontare storie comuni, che appartengono a chiunque.  Nasce così, dall’osservazione delle vite degli altri, un romanzo che il nostro protagonista scrive senza eccessive ambizioni, più per piacere personale che per essere pubblicato. Accade però l’imprevedibile, e il neonato scrittore prima è costretto a confrontarsi con qualcosa che va oltre se stesso: la fama. Un viaggio vero e proprio nelle ambizioni, nelle passioni e nelle fragilità umane.

Il libro

Con una scrittura semplice, fluida e concreta l’autrice Maria Letizia Putti ci introduce nella quotidianità di Andrea, bibliotecario pendolare con due grandi passioni: la scrittura e il jazz. La vita del protagonista è scandita da momenti in famiglia, appuntamenti con gli amici, viaggi in treno per lavoro da Orvieto a Roma e viceversa, che diventano tempi di svago e osservazione costante dell’umanità. E’ proprio dagli atteggiamenti della gente, dalle loro espressioni che Andrea inizia a dare forma a pensieri scritti, riflessioni e a racconti più concreti, fino ad arrivare alla stesura di un libro. Irrompe un sogno che cambierà per sempre il corso degli eventi, fino a scoprire il fascino ambiguo della fama. La storia di un uomo qualunque che muta tra aspirazioni e desiderio di cambiamento, a riprova che non sempre il successo significa felicità.

maria-letizia-puttiL’autrice

Maria Letizia Putti è romana, “emigrata” nella Tuscia meridionale. Laureata in Archeologia e topografi­a medioevale, ha insegnato storia dell’arte e collaborato con la Rai come scrittrice di testi radiofonici. Da anni si occupa di conservazione del materiale librario antico e moderno presso una biblioteca scienti­fica statale. Autrice di articoli tecnici e appassionata cultrice di musica, ha esordito nella narrativa con Il passato remoto (2014, riedito nel 2016 come e-book). Per la Graphofeel ha scritto la biogra­fia romanzata La signora dei Baci. Luisa Spagnoli (2016).

 

 

Uff. stampa Michela Zanarella

Contatti: loscrittorenonhafame@gmail.com

“Uno tsunami anche nella cultura”, di Julio Monteiro Martins

di Julio Monteiro Martins

Cos’è quest’onda nuova che scuote l’Italia? E d’ora in poi, cosa possiamo aspettarci? Sarà il caos o al contrario sarà l’inizio dell’agognata liberazione preannunciata con passione da Dario Fo a Milano? O ancora il caos, ma transitorio, come precondizione e allestimento della liberazione?

Una cosa è sicura: a livello simbolico e culturale un sistema senile è cominciato a crollare, se non altro perché ai giovani era evidente la sua ormai malinconica inadeguatezza.

imagesCAK5X0R6Sappiamo che la storia, così come gli stessi esseri umani, non invecchia gradualmente e in modo uniforme, ma a volte sembra ferma, immobile per un lungo tempo e poi in poche ore o in pochi  giorni scende o sale un “gradino” e subito il panorama cambia, si vede con chiarezza tutto ciò che il giorno prima era invisibile, niente è più lo stesso e tutto questo sembra sin dal primo momento stranamente naturale, scontato, come se fosse sempre stato in quel modo, come se fosse molto difficile immaginarlo diversamente.

Ma il cambiamento non è, e non può essere, soltanto nell’ambito politico ed economico. Si tratta di un’intera sensibilità collettiva che ha fatto un salto di qualità, e la sfera culturale, editoriale e letteraria non può rimanere immune alle trasformazioni, fare la gnorri e andare avanti con le stesse deformazioni, contemplando soltanto la stessa “casta” collusa di prima, come se niente fosse accaduto. Anch’essa dev’essere travolta, e prima o poi lo sarà, dal tardivo tsunami che ha finalmente travolto le vecchie dighe e aperto spazio al nuovo e al giusto.

Anche in letteratura il merito legittimo, fino ad oggi volutamente oscurato, dovrà occupare lo spazio finora murato che consentiva a una manciata di scrittori e di intellettuali di poter godere di un prestigio e di una fama immeritati, promossi dai politici di destra o di centro-sinistra, che decidevano sempre e solo in favore di questi cortigiani, favorendoli nelle grandi case editrici, nella grande stampa e nelle reti televisive. Ora basta con gli escamotage per illuminare gli eletti ed eclissare tutti gli altri, basta “gialli” e “noir” di circostanza, presentatori televisivi e cantanti che si spacciano per scrittori, autori di “aforismi” da Baci Perugina, in lingua italiana o straniera, “maghi” e “profeti” da nouvelle cuisine, nullità con rapporti altolocati smerciate come maîtres a penser, opere senza stile né contenuto scritte da anonimi intercambiabili sotto pseudonimi collettivi. Insomma, basta con tutte le truffe e le furberie sostenute dal marketing di un sistema editoriale sclerosato, che per tutti questi anni ha tralasciato il valore letterario e la profondità del pensiero in favore delle strategie commerciali e della manutenzione di uno status quo oligarchico.

La cultura in Italia cambierà. E molto, perché quando muore il pachiderma muore anche la sua coda. E questo rinnovamento radicale è la cosa migliore che potrà succederci. Sarà l’equivalente di una rinascita nel secondo decennio del Duemila, riempiendo lo spazio vacante lasciato dai falsi autori di opere fasulle, ai quali i loro agganci procuravano visibilità nei talk-show, interviste e recensioni generose nella stampa, purché non venga meno la loro complicità con gli interessi della politica e lo scambio di favori clientelistici.

Arriveranno, spero bene, delle cose che da molto tempo non conosciamo: premi letterari onesti – non il condominio delle grandi case editrici di cui sono divenuti parte lo Strega, il Campiello, il Viareggio – e concorsi letterari per esordienti gestiti con correttezza e pubblicizzati con larga diffusione.

Creare nuovi sistemi di appoggio e di protezione alle piccole case editrici, alle piccole librerie, oggi in estinzione, e alle riviste culturali. Aprire finalmente l’università italiana alla creazione culturale-artistica, incorporarla nel programma accademico come avviene da decenni nelle più importanti università straniere. Ridare alla televisione pubblica la sua missione essenziale di ampliare la diffusione della cultura e aumentare gradualmente il livello culturale generale. Promuovere un intenso scambio con gli altri paesi del mondo, dai quali ci siamo allontanati a partire dagli anni ’80 – o loro da noi – come conseguenza di una politica culturale che sembrava disegnata appositamente per isolarci, e che ci ha fatto diventare sempre più provinciali. E soprattutto riconoscere infine la presenza culturale dei nuovi italiani, di quelli venuti da lontano, che hanno scelto questo paese e la sua lingua, e capire la fortuna e l’opportunità immensa che rappresenta averli tra di noi. Aprire le porte delle case editrici, dei teatri e delle gallerie alla loro esuberante creatività, un contributo che si dimostrerà fruttifero per tutti. E dire loro finalmente le due parole negate, vietate tra tante angherie e  umiliazioni culminate con le reclusioni nei terrificanti “centri di identificazione ed espulsione”: “scusateci”, e “benvenuti”.

Creare una volta per tutte una vita culturale che non tema né sfugga la verità, ma che la cerchi e l’affronti: le morti in mare, le menzogne istituzionali, le stragi senza colpevoli, i rigurgiti razzisti e xenofobi, il campanilismo taccagno ed escludente, la tentazione fascista, tutte le zone scure che coesistono con l’intelligenza, l’inventività, l’empatia, la sensibilità estetica e la sterminata tradizione creativa degli italiani.

Il nuovo sta arrivando. Arriva sempre e porta via con sé ciò che è vecchio e vizioso, ciò che è marcio. E quanto più questo arrivo è stato bloccato, tanto più grande sarà la potenza del suo impatto. È ora di dare alla cultura – al teatro, ai registi, agli attori, ai traduttori, agli scrittori, agli artisti, ai fumettisti, ai musicisti e ai compositori – il supporto e la priorità che gli sono stati sottratti durante l’orrenda stagione, ancora in corso, del neo-liberalismo oscurantista. È ora di mettere fine al nostro già annoso ritardo culturale, e di fare un tour de force storico per ripristinare la creatività e il rigore intellettuale che incantavano il resto del mondo nei nostri anni migliori.

Julio Monteiro Martins

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