Salamanca, luogo perfetto per studiare lo spagnolo

800px-Catedral_SalamancaSalamanca si trova a circa 200 km da Madrid, nella provincia di Castiglia e Leon. La zona in cui sorge la città, sulle rive del fiume Tormes è una zona strategica per l’insediamento e la difesa di centri abitati e vi sono tracce di possibili insediamenti già in età preistorica. Sicuramente si hanno notizie di una fortezza costruita dalle popolazione iberiche, chiamata Helmantica. La fortezza venne conquistata da Annibale nel III secolo a.C. In seguito fu conquistata dai romani, durante il I secolo a.C, che ne riconobbero l’importanza come nodo commerciale e costruirono un ponte per guadare il Tormes che è tutt’oggi agibile. Con la caduta dell’Impero romano la città passò sotto il domino di Alani, Goti e Visigoti; durante l’espansione musulmana la città venne conquistata dagli arabi nel 712 e divenne territorio di contesa tra cristiani e musulmani fino al 1085 quando, con la battaglia di Toledo, le truppe cristiane si riappropriarono definitivamente della città.

 

Nel 1243 il re Alfonso IX de León fondò l’Università di Salamanca che ospitava già una importante scuola vescovile dal 1130. Salamanca diventò così sede di una delle più antiche università europee oltre che della più antica università spagnola ancora in attività. Iniziò ad attirare professori e studenti grazie alla qualità dei suoi corsi e la sua fama si diffuse in tutta Europa. Da questa università, come studenti o come professori, passarono alcune tra i più importanti esponenti della letteratura spagnola, solo per citarne alcuni: Fray Luis de León, Bartolomé de las Casas, San Giovanni della Croce, Antonio de Nebrija, Fernando de Rojas, Pedro Calderón de la Barca.

 

Una menzione particolare merita Miguel de Unamuno, scrittore poliedrico, filosofo e poeta appartenente alla corrente della Generazione del 98, che con la città e l’università di Salamanca ebbe un rapporto particolare. Unamuno vinse il concorso per la cattedra di greco nel 1881 e nel 1900, a soli 36 anni, venne nominato rettore dell’Università, prendendo il posto di Esperabé. Restò in carica fino al 1914, quando a causa delle sue idee politiche, venne allontanato forzatamente. A causa della sua opposizione per nulla celata al regime dittatoriale di Primo Rivera, nel 1924 è costretto all’esilio. Farà ritorno solamente nel 1930, quando il regime era ormai caduto, verrà accolto dalla città con gran trionfo. Ricevette nuovamente l’incarico di rettore che mantenne fino al 1934, anno in cui si pensionò volontariamente e gli viene conferito il titolo di Rettore a vita. Morì qualche anno dopo, nel 1936.

 

La città di Salamanca, oltre ad essere un centro culturale di grande importanza, si trova nella provincia di Castiglia e León, famosa per la purezza dello spagnolo, detto anche Castigliano, che viene parlato senza inflessioni dialettali, o regionali, di alcun tipo. Per questo motivo, oltre gli studenti spagnoli, l’università è frequentata da un gran numero di stranieri che sceglie Salamanca come destinazione per il proprio periodo di studi all’estero.

 top-logo

La scuola don Quijote nasce a Salamanca nel 1986 e si dedica all’insegnamento dello spagnolo come lingua straniera da oltre 25 anni. Oltre al programma di lingua spagnola, completamente personalizzabile in base alle esigenze, è possibile anche frequentare dei corsi di cultura e letteratura spagnola, tenuti da professori madrelingua.

 

Come dice un antico detto popolare: “Chi vuol imparare venga a Salamanca”. Non lasciarti sfuggire questa occasione, scarica la brochure  e consulta le offerte disponibili!

 

Il plurilinguismo spagnolo

La situazione linguistica in Spagna è particolarmente complessa e variegata, a differenza di quanto accade in Italia. In Italia infatti l’utilizzo della lingua italiana è uno degli elementi che contraddistingue tutti i territori (le regioni, le province, i comuni) da Nord a Sud. La lingua ufficiale in Italia è ovviamente l’italiano, erede diretto dell’evoluzione della lingua latina che si è sviluppata in territorio italico. Le uniche variazioni linguistiche che possono essere riscontate in Italia si riferiscono ai dialetti ossia a parlate regionali o provinciali che spesso hanno alle loro spalle una vera e propria letteratura, grammatica e cultura. Si tratta però di dialetti, di parlate che vengono impiegate solamente nei rispettivi luoghi d’origine e che non vengono impiegati all’interno dell’insegnamento, all’interno della legge, della burocrazia etc. In tutti gli ambiti è l’italiano ad essere utilizzato (con le soli eccezioni della regione autonoma dell’Alto Adige o Sud Tirol nel quale si parla anche il tedesco; del ladino, parlato intorno alle vallate dolomitiche e il catalano parlato nella città sarda di Alghero).

In Spagna il panorama linguistico è molto più eterogeneo. E’ riconosciuta una lingua nazionale e altrettante lingue ufficiali (assieme alla lingua nazionale) nelle rispettive comunità autonome[1], una serie di dialectos, poi gli hablas (letteralmente significa ‘parlate’).

La lingua nazionale è lo spagnolo o castigliano (castellano) che è parlata in tutte le comunità autonome del Reino de España e nei paesi dell’America Latina con eccezione del Brasile dove invece è parlato il portoghese (variante brasiliana).

Alcune comunità autonome che vantano una loro distinta cultura, storia, letteratura godono di statuti di autonomia riconosciuti dal governo di Madrid all’interno dei quali viene riconosciuta lingua ufficiale oltre allo spagnolo, la rispettiva lingua nazionale (per nazione si intende la comunità autonoma). Questo accade in Catalogna, Galizia e nei Paesi Baschi.

In Catalogna (spagnolo: Cataluña; catalano: Catalunya) è lingua ufficiale e nazionale il catalano.  All’interno del catalano possono essere riscontrati vari dialetti catalani: – il catalano della Catalogna (Barcellona), – il catalano baleare (catalán mallorquín) parlato nelle isole Baleari; – il valenziano (spagnolo: valenciano; valenziano:valencià)[2] ossia un dialetto catalano parlato nella Comunidad Valenciana (Alicante, Valencia, Castellón).

Il Galizia è lingua ufficiale assieme al castigliano il gallego o galiziano, una lingua romanza di derivazione del gruppo linguistico galego-portogués e, proprio per questo, molto simile all’idioma portoghese contemporaneo.

Nei Paesi Baschi (Euskadi), comunità autonoma al confine con la Francia e il principato di Andorra, è parlato il basco (spagnolo: vascovascuence; basco: euskera), una lingua non romanza, né europea, di difficile collocazione all’interno dei ceppi linguistici. Si tratta di una lingua completamente aliena al castigliano e alle altre lingue romanze che è parlata nei Paesi Baschi e nella Comunidad Foral de Navarra.  Esistono sei grande varietà linguistiche del basco ma la forma standardizzata è il vasco batúa.


In aggiunta a queste lingue co-ufficiali, a queste lingue nazionali, esistono varie parlate abbastanza diffuse (dialectos) e alcune parlate molto radicante in piccoli spazi geografici (hablas). In maniera particolare va ricordato l’aranese (aranés) che è parlato nella Valle de Arán, nella provincia di Lérida in Catalogna. E’ lingua ufficiale in questo piccolo territorio e dal 2006 assieme al catalano è riconosciuta lingua ufficiale in Catalogna.

Le altre lingue parlate, definite come dialectos, ossia varianti delcastellano, non sono riconosciute come ufficiali da statuti ma vengono parlate nei rispettivi territori regionali. Esse sono:

–          l’aragonese (aragonés) parlato nelle zone pirenaiche, a nord della provincia di Aragón. Si tratta di una lingua con pochi parlanti.

–          L’asturo-leonese (asturleonés) che viene definito:

1.      Asturiano (asturianobable) nelle Asturie;

2.      Leonese (leonés) nelle province di León e Zamora;

3.      Mirandese (mirandés) nella zona portoghese di Miranda do Douro;

4.      Castúo (o extremeño) nella comunità autonoma di Extremadura.

Numerosi sono i dialetti parlati in Spagna. Essi possono essere distinti in vari gruppi:

1-      Dialetti castigliani settentrionali: dialetti parlati nella metà superiore della Spagna, in Cantabria e nella zona di Ávila, Cuenca e delimitati ad est dall’aragonese e dal catalano e ad ovest dall’asturoleonese.

2-      Dialetti andalusi (meridionali): in Andalusia (Huelva, Granada, Cordoba, Siviglia, Cadice, Malaga, Jaén, Almería).

3-      Dialetti canari: nelle isole Canarie.

4-      Dialetti murciani (della Comunidad autónoma de Murcia): Murcia, Alicante, Albacete.

Con hablas si intendono invece delle parlate dialettali-gergali molto radicate in piccoli spazi geografici, prevalentemente diffusi in aree campestri. Sono, in altre parole delle varianti dei dialetti, diffusi in particolari e ristretti ambiti geografici: «El habla es la utilización que cada uno de los cablante hace de su lengua. Se trata, por tanto, de un acto concreto e individual. Las lenguas, por el contrario (y los dialectos también) son fenómenos socials y generals, colectivos, propios de los grupos que los utilizan. Cuando hay ciertas características communes en un lugar concreto (pueblo, valle) sin llegar a la categoría de dialecto, se las considera hablas locales.» In base a questa definizione è facile capire che sono numerosi e diversissimi gli hablas in Spagna e non avrebbe senso citarli o fare una lista, che rischierebbe per essere sempre frammentaria e approssimativa.


Il 19 Gennaio 2011 il presidente del consiglio José Luis Rodríguez Zapatero in Senato, dopo il voto favorevole dell’assemblea alla riforma dello statuto di autonomia dell’Extremadura ha difeso pubblicamente le varie lingue nazionali e co-ufficiali: il catalano, il gallego, il basco e il valenziano. In riferimento alle lamentele del PP che considera una spesa eccessiva le traduzioni in simultanea per i senatori che utilizzano le varie lingue nazionali durante le sedute, Zapatero ha difeso il plurilinguismo e ha sostenuto «son todas ellas lenguas españolas».

Il sistema di traduzione in simultanea utilizzato al Senato durante le sedute plenarie costa alla Spagna 12.000 euro per ogni sessione e 350.000 euro all’anno, soldi che secondo il PP potrebbero essere risparmiati togliendo le traduzioni in simultanea e utilizzando la lingua nazionale, il castigliano.  Non solo, i membri del PSOE hanno avanzato l’idea che la stessa procedura possa essere impiegata anche alla Cámara Alta, al Congreso ma José Antonio Alonso, portavoce del PSOE al Congreso de los Diputados ha sostenuto «En el Congreso hay que hablar la lengua común, que es el castellano

José Antonio Monago, presidente del PP per l’Extremadura, ha attaccato il presidente Zapatero e il PSOE sostenendo che avrebbe fatto il suo discorso direttamente nella sua lingua regionale, l’extremeño. Lo ha detto in tono provocatorio in quanto l’extremeño non è una lingua nazionale co-ufficiale al pari di catalano, basco, gallego  ma solamente un dialetto regionale. Monago ha esordito dicendo:  «Me van a permitir que les hable en extremeño, que es el lenguaje de mi tierra, pero realmente me van a entender porque no hacen falta instrumentos para que compartamos este idioma».

La questione linguistica in Spagna, particolarmente eterogenea e vasta, spesso portatrice di istanze indipendentiste e di motivi separatisti dal centralismo governativo di Madrid, mostra come sia complicata. Se da una parte il PSOE si fa garante del riconoscimento delle varie lingue nazionali co-ufficiali in Senato, il PP evidenzia quanto questo in realtà non finisca per significare una grande spesa di denaro che potrebbe essere evitata esortando ciascun senatore di qualsiasi comunità autonoma ad utilizzare la lingua nazionale, il castigliano.


Lorenzo Spurio

20  Gennaio 2011




[1] La comunità autonoma (comunidad autónoma) è l’espressione spagnola per definire un’entità territoriale abbastanza estesa che corrisponde grossomodo alle regioni italiane o ai Länd tedeschi. Le comunidad autónomas spagnole godono di un loro statuto che prevede una serie di autonomie e responsabilità, similmente alle regioni a statuto speciale in Italia.

[2] Per quanto concerne il valenziano (spagnolo: valenciano, valenziano: valencà) la questione è abbastanza complessa perché, a differenza del catalano, gallego e basco, non è riconosciuta come lingua co-ufficiale nella Comunidad Valenciana. L’oggetto della disputa risiede nel fatto che molti studiosi fanno derivare il valenziano direttamente al catalano e rappresenterebbe quindi una variante del catalano parlato in Catalogna. Secondo altri, soprattutto nazionalisti valenziani invece il valenziano sarebbe indipendente dal catalano, sarebbe una lingua indipendente. Il blaverismo (valenciano: blaverisme) è un movimento politico del nazionalismo valenziano nato come reazione contro la corrente pancatalana durante la transizione democratica (1975-1978). Solo nel 2001 venne creata la Academia Valenciana de la Lengua (AVL), unica autorità linguistica ufficiale della lingua valenziana che non deve essere considerata un’istituzione inferiore all’Institut d’Estudis Catalans (IEC).