Esce “Saggi Scelti. Volume I. I Classici” di Lucia Bonanni

Il 15 novembre 2021 è uscito il libro “Saggi scelti. Volume I. I Classici”, volume di saggistica del critico letterario e poetessa Lucia Bonanni, scritti tra il 2015 e il 2020, con la cura editoriale del poeta e aforista Emanuele Marcuccio e con la collaborazione del poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, autore della Prefazione, per i tipi di CTL di Livorno. Il libro si apre con una lettera aperta a firma dell’Autrice sul suo fare e intendere poesia, prosegue nelle sue tre sezioni di “Poesia”, “Teatro” e “Approcci comparati” e si conclude con una “Appendice” di due saggi su tematiche di attualità. Si riportano di seguito i titoli dei singoli saggi scelti.

La parte dedicata alla poesia vede al suo interno i seguenti interventi critici: “Il mio modo di intendere la poesia: una lettera aperta”; “La bellezza come piacere dello spirito in arte e poesia”; “Paesaggio, orfismo, alchimia e cammino nei Canti Orfici e altri scritti di Dino Campana”; “Vita interiore, immaginario e creatività nelle opere Di Lauren Simonutti e Anne Sexton”; “Nota critica al volume antologico Leonardo Sciascia. Cronista di scomode realtà”. Per il teatro, invece, “Repertorio e struttura di simboli e metafore nell’opera teatrale El público di Federico García Lorca”; Cuando sale la luna”. Tradizioni popolari, poesia e teatro in Federico García Lorca”; Autenticità, fedeltà e vocazione umana in Casa di bambola e L’anitra selvatica di Henrik Ibsen”; “Vuoto, circolarità e stravaganze in La cantatrice calva, La lezione e Le sedie di Eugène Ionesco”; “Significati, anomalie e liminarità in Aspettando Godot di Samuel Beckett”. Nella sezione degli approcci comparati questi sono i titoli dei relativi capitoli: “Dal Risorgimento alla Resistenza: Paesaggio e soggetività umana negli scritti di Luigi Mercantini, Giuseppe Ungaretti e Italo Calvino”; “Fattori culturali, conoscenza e comunicazione dalla scuola di Barbiana (don Lorenzo Milani) alla realtà degli animatori digitali”; “Seduzione e sesso in letteratura: Analisi e confronto di alcune opere letterarie”; “Realismo, interiorità spirituale e psicologia nella Danaide di Auguste Rodin e nel Perseo di Benvenuto Cellini in relazione allo “yin” e “yang” e alla violenza di genere”; “Da La terra del rimorso di Ernesto De Martino alla “cinematografia sgrammaticata” di Pier Paolo Pasolini per un percorso interdisciplinare tra etnomusicologia, letteratura popolare e cinema etnografico”; Il mito del Changeling come spiegazione di malattie misteriose, rapimenti e scambi di bambini anche in relazione ai fenomeni naturali”. Infine, nella ricca “Appendice” troviamo testi d’interesse generale e di grande attualità e interesse: “Forme di appartenenza, mobilità e orientamento del sistema migratorio”; “I cento giorni del Ruanda. Dramma sociale e dignità umana nella scrittura di Pierantonio Costa e la memoria fotografica di James Nachtwey”.

Il prefatore del volume, il critico letterario Lorenzo Spurio, ha scritto: “[L]’attività letteraria [di Lucia Bonanni] – con particolare attenzione alla saggistica […] – ha ricevuto commenti lusinghieri e apprezzamenti in termini critici, anche nel contesto di premi letterari che hanno, pertanto, messo in luce le indiscusse capacità esegetiche della Nostra, la fluente capacità discorsiva nonché la limpidezza dei ragionamenti che, privi di formalismi o impalcature ardimentose, possono essere recepiti da un pubblico esteso che scantona, pertanto, l’accademismo. Ed è questo, infatti, il punto di forza di tale volume di riflessi critici, di vibrazioni letterarie e di interscambi comunicativi tra autori, opere, fasi storiche, geografie fisicamente lontane ma non nel pensiero o nel ragionamento saggio e interattivo della Bonanni. La Nostra, con un procedimento di lettura delicato e al contempo assai approfondito, è in grado di avvicinarsi con garbo e onestà alla materia letteraria, scantonando superfetazioni e allontanandosi da letture restrittive, classiste o pregne di qualsivoglia orma pregiudiziale o di archetipo precostituito. Gli accostamenti, i riferimenti che il critico porta, spesso in chiave comparativistica o ricorrendo un’analisi delle fonti, risulta di fondamentale importanza per una conoscenza contestualizzata di personaggi, temi, archetipi, analogie, rimandi intertestuali”.

Lucia Bonanni (Avezzano, 1951), poetessa, scrittrice e critico letterario. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Cerco l’infinito (2012) e Il messaggio di un sogno (2013); è autrice di articoli, saggi, recensioni e prefazioni a testi poetici e narrativi di autori contemporanei. Varie pubblicazioni sono presenti in antologie poetiche, raccolte tematiche e riviste di letteratura. Come critico letterario è autrice delle monografie Linee esegetiche attorno all’opera narrativa di Lorenzo Spurio (2019) e Epico e lirico nel dramma «Ingólf Arnarson» di Emanuele Marcuccio (tuttora inedita).

“La metafora del giardino in letteratura” di L. Spurio e M. Acciai, recensione di Anna Maria Balzano

La metafora del giardino in letteratura 
di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai
Faligi Editore, Aosta, 2011
Genere: Saggistica / Critica letteraria
ISBN: 978-88-574-1703-5
Costo: 20 €
 
Recensione di Anna Maria Balzano

 

frontIl saggio di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, dal titolo “La metafora del giardino in letteratura”, ci guida attraverso l’esame d’una vasta selezione di testi letterari allo scopo di individuare il significato simbolico che ha assunto nei secoli la descrizione del giardino. Si parte dall’Eden, luogo delle delizie, e  dal giardino coranico che può ospitare anche trasgressione e piaceri carnali: si mette in risalto il rapporto giardino-vita, non tralasciando i riferimenti ai classici latini, come per esempio alle Metamorfosi di Ovidio. Il giardino può rappresentare il bene o il male,  può essere il “locus amenus” di Tasso; esso può essere recintato e protetto, ma anche magico e fantastico, come quello in cui avviene l’iniziazione della piccola Alice di Lewis Carroll o come i Kensington Gardens di Peter Pan. L’analisi affrontata è di ampio respiro e riporta brani di opere inglesi, americane, italiane, russe, sottolineando il diverso uso che gli autori hanno fatto della metafora del giardino. Esso può ospitare la memoria dolorosa da cancellare, come nel caso di Burnett, o può essere luogo di guarigione del corpo e dell’anima. Il giardino come microcosmo, dunque. Esso può accogliere amori omosessuali, come nel caso del “giardino essenziale” di Lesbo, per usare una definizione di Fiorangela Oneroso. Il giardino non è solo luogo d’amore, ma anche di morte, come nel racconto di Buzzati “Le gobbe nel giardino”, dove il terreno nasconde “strati di memoria”; esso diviene testimone dell’estinzione d’una intera famiglia nel “Il giardino dei Finzi Contini”, così come può essere il luogo dove la natura è in lotta con il cemento, come nel racconto di McEwan, o essere il testimone della decadenza di grandi famiglie, come nel Gattopardo. L’analisi si sofferma su grandi autori, da Leopardi a Calvino a Buzzati, senza trascurare Wilde, le sorelle Bronte per giungere anche a Stephen King, arricchendosi di particolari, nel citare le produzioni cinematografiche tratte dalle opere di alcuni degli autori esaminati. 

Un saggio di grande respiro, dunque, che guida ad una lettura approfondita destinata a stimolare ed arricchire il lettore più attento.

ANNA MARIA BALZANO

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

Anna Maria Balzano su “Flyte e Tallis” di Lorenzo Spurio

Flyte & Tallis
Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese
di LORENZO SPURIO
Photocity Edizioni, 2012
 
Recensione di ANNA MARIA BALZANO

copertina solo frontNon esito a definire veramente molto interessante questo saggio di Lorenzo Spurio su due grandi opere della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh. L’analisi di Spurio è dettagliata e puntuale: l’intento è dimostrare come questi romanzi, di autori così diversi per fede e ideali, abbiano invece molti punti in comune.  

Spurio mette subito l’accento sulla centralità della casa, come dimora familiare, nella quale e intorno alla quale si svolge la vita di due grandi famiglie.

Villa Tallis e Brideshead sono entrambe dimore fatiscenti, la cui decadenza strutturale diviene metafora della decadenza fisica e morale dei loro abitanti. Spurio poi sottolinea come in entrambi i romanzi assumano grande significato la presenza di una fontana, di fronte alla casa, e della biblioteca all’interno, luoghi nei quali e intorno ai quali si svolgono eventi importanti che inducono il lettore anche a considerazioni sull’arte.

Procedendo nell’attento esame dei testi, l’autore del saggio fa notare come la disparità sociale e il  contrasto di classe, diversi, ovviamente, da quelli dell’epoca vittoriana, siano presenti in entrambi i romanzi e ne costituiscano un punto  centrale. Se in McEwan ci si concentra di più sulla crisi della borghesia in Waugh si pone l’accento sulla decadenza e l’anacronismo dell’aristocrazia.

Ciò che accomuna più palesemente le due opere, dice Spurio, è certamente il tema della guerra e delle sue conseguenze: esso occupa grande spazio all’interno della narrazione.

Uno dei punti più interessanti di questo saggio consiste nell’aver individuato in due autori tanto dissimili per impostazione e fede religiosa, alcuni elementi che li avvicinano. Spurio esamina, a cominciare dal titolo dell’opera di McEwan, quegli indici che, in Espiazione, tradiscono l’insegnamento cattolico: e ciò nonostante il dichiarato ateismo dell’autore.

Né mi sembra di minore importanza aver rilevato come in entrambi i romanzi si continui una tradizione già solidamente radicata nella letteratura inglese, che vuole che la storia finisca là dove è incominciata, dando all’opera una struttura circolare. In questa prospettiva Spurio critica giustamente la versione cinematografica di Espiazione che vuole una fine in un luogo diverso da Villa Tallis.

In conclusione al saggio si sottolineano le citazioni e gli accenni ai grandi autori che si incontrano nel corso della lettura di queste opere: ciò è di aiuto anche per capire quali siano state le influenze e i riferimenti culturali dei due romanzieri.

La bella prefazione di Marzia Carocci e la traduzione di Spurio dell’articolo di Brian Finney alla fine del saggio, completano questo lavoro di grande interesse e utilità, non solo per gli studiosi del genere.

 

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Firenze, ieri pomeriggio letterario con la presentazione dei libri di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

Ieri ala Cabina Teatrale di Saverio Tommasi a Firenze (zona Rifredi) si è parlato di letteratura e scrittura presentando i libri “Flyte e Tallis.  Ritorno a Brideshead ed Espiazione. Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese”, un saggio di critica letteraria scritto da Lorenzo Spurio e “Un fiorentino a Sappada”, raccolta di racconti di Massimo Acciai.

Relatori della serata sono stati: Iuri Lombardi (poeta e scrittore), Sandra Carresi (poetessa, scrittrice e vice-presidente dell’Ass. Culturale TraccePerLaMeta), Rita Barbieri (docente di lingua cinese), Paolo Ragni (poeta e scrittore), Lorenzo Spurio (scrittore, critico-recensionista e direttore rivista Euterpe) e Massimo Acciai (poeta, scrittore e direttore rivista Segreti di Pulcinella).

 

Guarda il video della presentazione.

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e hanno condiviso questo pomeriggio letterario con noi.

Gli eventi da noi promossi a Firenze e provincia continuano secondo questo calendario:

LOCANDINA EVENTI GENNAIO-FEBBRAIO FI-page-001

Cinzia Tianetti sul saggio di letteratura inglese “Flyte & Tallis” di Lorenzo Spurio

Flyte & Tallis

di Lorenzo Spurio

Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012

ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143

 

Recensione a cura di CINZIA TIANETTI

 

La prima parte del romanzo Espiazione ha un tempo dilatato, lungo, preparatorio, per ambientare il lettore, immergerlo nel cuore della vicenda che si realizzerà per tutto il libro; Lorenzo Spurio lo fa lasciando che, a briglie sciolte, la trama si racconti da sola, attraverso l’immediatezza della sua esposizione affinché il romanzo cavalchi le scene dove si immortalano le immagini del lettore per catturarne l’attenzione e lasciare che lentamente scivoli, anche colui che non ha letto i due libri, nel cuore delle vicende. In tal modo l’autore di questo saggio, Flyte & Tallis, dilata il tempo di una critica analitica per la via che percorre la presentazione dei due libri, in cui costruttore e costruzione del romanzo si aprono al lettore insieme alle dinamiche psicologiche, nel tormento di colpe, desideri imbrigliati, brutti ricordi; così come intuitivamente dovrebbe far presagire il titolo del primo capitolo del primo romanzo preso in esame: Villa Tallis, la guerra, Londra. Comincia così il saggio di Lorenzo Spurio dandoci anche l’architettura del libro: al succedersi dell’esposizione dei due romanzi ne consegue l’atto comparativo, nel profondo senso che li accomuna.

Villa Tallis, la guerra, Londra: la scena primaria (che s’apre nell’afosa estate del ’35), strettamente legata alla seconda funzione, emblema del catastrofismo psico-emozionale e degli eventi poi l’ultima tappa, così lontana nel tempo, in cui si chiudono i conti. Tutto è detto, chi parla è il linguaggio stesso, perché il linguaggio ha in potere l’uomo, l’essere che si mette in opera; così per gli autori così come per Lorenzo Spurio, dove il suo linguaggio è condizione in cui si manifestano senso, corrispondenze, analisi, associazioni, nella semplicità dell’esposizione.

Più sotto riporta, sapientemente, l’autore: «Briony aveva la sensazione di avercela fatta, di aver trionfato» (191), antefatto e conclusione di una vita, quella di Briony, se vero è che se da un angolo dello sguardo di Briony si muoverà il fatto che condizionerà a vari livelli e personali sentimenti i personaggi, e dall’altro nel coincidere di hybris e coscienza, innescando il meccanismo dell’azione vera e propria, prenderà forma il senso di colpa e la disperata ricerca di una catarsi personale e dei personaggi messi in opera nel romanzo (che accompagnerà l’ultimo atto della vita di Briony), è anche vero che dal velo dell’innocenza si intravedrà un complesso edipico spostato dal fantasma della madre malata e dell’inesistente padre, alla sorella e al suo amante, cresciuto all’interno della famiglia Tallis come un figlio. Briony, difatti, accusa Robbie come molestatore maniaco, ma, come fa giustamente e sottilmente notare Lorenzo Spurio, citando l’episodio, ella è presa da passione infantile per lui: […]«durante una delle azioni belliche, Robbie ripensa a un episodio successo a villa Tallis tanti anni prima. Ritorna con la mente a quando Briony si era volutamente gettata nel fiume per farsi salvare da lui». Cui prodest? Si potrebbe suggerire: “cui prodest scelus, is fecit”.

“Una motivazione troppo semplice ed effimera che non sembra poter essere la causa degli eventi tragici che poi seguiranno” sente l’obbligo di precisare Lorenzo Spurio, perché ben sa che i fili che muovo le azioni, passioni, pretese, rivendicazioni desideri, sono tanti e non tutti ben determinabili.

Dunque già dal titolo e del citato passaggio del libro riportato si delineano, a mio avviso, in prima battuta luoghi e “seme pulsante” del sapiente mosaico ricostruttivo dell’autore, nel quale si mette in evidenza altresì manie e passioni di una psicologia fautrice di un dramma, proiezione di un talento artistico bisognoso di dare senso alla propria vita da protagonista: «Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne semplicemente attori.. »(William Shakespeare Iacopo: atto II, scena VII).

“Il McEwan di Espiazione è un McEwan diverso, sebbene alcune delle tematiche centrali della sua intera produzione (l’infanzia, la storia, la difficoltà dell’amore) ritornino qui riproposte all’interno di un’interessante cornice storica, quella della seconda guerra mondiale” scrive Lorenzo Spurio. Peraltro che cosa vi può essere di più “Macabre” di questa cornice storica dai volti nuovi di mostri e perseguitati ovvero perversi, violenti, maniaci e vittime, traendo inquietudine e suspense da una realtà storica che non trova ancora oggi la sua verità, nel tormento collettivo di consce e inconsce colpe ed espiazioni (senza per questo intrappolare nessuno in etichette)?

È nella parola che realtà e verità si cercano, che realtà e verità non si trovano; probabilmente perché è già la parola stessa ad avere una singolare avversità per la comune universale, direi, sociale verità e che contemporaneamente coniuga un tempo singolare di realtà in cui si tradiscono intenzioni ed intenti, visioni intime, giochi di ruolo. È “Briony … ” scrive l’autore “[…] attraverso le sue parole e le sue intuizioni sbagliate, a regolare lo sviluppo degli eventi che concernono l’intera famiglia”. Sviluppo della parola, sviluppo degli eventi!    

«Più ci allontanavamo da Brideshead, più [Sebastian] sembrava liberarsi del suo malessere, quella segreta inquietudine e irritabilità da cui era stato preso» (50).

Aprendo al lettore la seconda parte del libro Spurio introduce il secondo romanzo, donando con immediatezza e da subito i primi elementi di corrispondenza tra i due libri, nonostante la profonda diversità di scrittura e la differente caratterizzazione delle due diverse storie.

Nelle pagine dedicate a Ritorno a Brideshead si percepisce, legata ad una serrata simbologia religiosa, l’inquietudine tra fede o meglio religiosità perbenista e colpa, tra religiosità e vizi, in una cornice decadente.

Affascinante è il parallelismo tra l’ateismo o dovremmo dire l’agnosticismo di Charles e la fede di Sebastian per l’ambiguità che alberga in entrambe le figure giovani non ancora nella piena maturità, che prende forma nel tormento, nel dubbio, e ancora, soprattutto, nella stretta tra il confronto con se stessi e il conformismo del mondo. E “questi due diversi mondi interpretativi” precisa Lorenzo Spurio “in relazione all’aldilà vengono continuamente in contatto, a scontrarsi nel corso dell’opera”. Nella forte impressione che ciò che si ha per nessuno dei personaggi di Ritorno a Brideshead sia bastevole si sviluppa la storia come se fuga ed estraniamento potessero rendere possibile la vita che ognuno di loro si è trovato a vivere. All’isolamento che non trova soluzione di continuità nel interrelazione e condivisione Lorenzo Spurio richiama al tema della conversione che conclude il romanzo. 

Nelle disegno di Spurio la parola, strumento d’analisi, lavora non per la verità o realtà ma, attraverso la voce dell’autore e i protagonisti del libro, per provare a tracciarne propositi, rappresentazioni, strutture di scritture nell’ancor più ambizioso proposito di un attento sguardo multiplo a due romanzi.

La scrittura scorrevole, serrata mai ridondante avvince fin dalle prime pagine. Le parole danzano nei giri di valzer degli eventi raccontati rivissuti ed interpretati.

L’analisi interpretativa è attenta, l’oculatezza dell’esposizione di Espiazione prima e Ritorno a Brideshead di Waugh dopo si concretizza in una comparazione che tesse relazioni precise e profondamente rivelatrici di quanto riesce a cogliere l’autore di questa critica, di quanto allo sguardo dell’autore di Flyte & Tallis il mosaico si compone.

Non restano che due romanzi e del bandolo di “realismo psicologico” che coinvolge il lettore.

 

24/11/2012

                                                                                                          Cinzia Tianetti

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“Flyte & Tallis” (saggio critico di letteratura inglese) di Lorenzo Spurio, recensito da Ilde Rampino

Flyte & Tallis

Ritorno a Brideshead ed Espiazione, una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese

di Lorenzo Spurio

prefazione di Marzia Carocci

Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012

ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143

 

La descrizione e l’analisi di due testi della letteratura inglese Espiazione e Ritorno a Brideshead trovano in questo saggio terreno fertile per una interessante e accurata disamina in cui l’autore entra con maestria all’interno del gioco letterario, creando una rete di rimandi letterari e una sapiente precisione storica in cui i romanzi trovano la loro collocazione. Il titolo del saggio fa riferimento allo status sociale agiato delle famiglie, attraverso il nome delle loro tenute signorili. I momenti della narrazione vengono scanditi attraverso particolari dei romanzi, analizzati dal punto di vista contenutistico. L’autore pone in evidenza in Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh il ruolo importante della famiglia e il tema fondamentale della disparità tra i ceti sociali da parte dei membri dell’aristocrazia inglese, protagonisti della vicenda e la decadenza della condizione sociale, attraverso l’analisi di scene significative. Fondamentale è il tema della religione e della conversione con i suoi continui riferimenti a simboli legati al mondo cattolico e alla particolare devozione da parte di alcuni personaggi, mentre viene rilevato che nell’altro romanzo Espiazione di Ian McEwan, la religione è pressoché assente. In questo secondo romanzo l’autore del saggio, con valido acume critico, osserva la presenza di una certa mescolanza di generi, trattandosi in realtà di un romanzo di formazione, con rimandi a personaggi realmente esistiti, mentre scaturisce tra le pagine un latente sentimento di autoconsapevolezza dei personaggi. Attraverso un’attenta lettura critica, Spurio analizza quest’interessante opera di Ian McEwan  – il cui titolo in inglese è Atonement–  rilevando un certo parallelismo e riferimenti all’ideologia modernista. L’attenzione alla costruzione narrativa gli permette di porre in evidenza tra l’altro la tecnica dell’anticipazione e la  polisemia di alcuni elementi. Interessante è la sua capacità di osservare la connessione tra arte e vita di uno dei personaggi di Espiazione e il particolare carattere di storie non legate alla narrativa classica realista.

 

ILDE RAMPINO

03/11/2012

 

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“La metafora del giardino in letteratura”, testo di critica letteraria di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, recensione a cura di Marzia Carocci

“La metafora del giardino in letteratura”
di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai
prefazione a cura di Paolo Ragni
Faligi Editore, 2011
Genere: Saggistica/Critica letteraria
ISBN: 978-88-574-1703-5
Costo: 20 €
 
Recensione a cura di Marzia Carocci
 

Come definire questo libro?

Un itinerario fra i giardini nelle varie epoche, attraverso visioni  di scrittori diversi?

Un atlante istruttivo e dettagliato d’analisi e concentrati di scrupolose notizie?

Un incanto attraverso tante meravigliose menti che hanno descritto luoghi fatati, paurosi, curiosi, tetri, allegri, bui o pieni di luce?

Questo libro è tutto questo.

Un volume, scritto da due giovani e preparati autori; Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, che passo dopo passo, attraverso i loro modi di vedere, ci regalano le loro impressioni in una sorta di commenti ben elaborati ed estremamente delineati da un ottica attenta e critica,  riuscendo a creare veri e propri saggi sull’argomento, saggi che arricchiscono la curiosità nel lettore, proponendo alcune pagine di  testi letterari scritti da autori di opere fantasy e altri testi  scritti da autori di contenuti classici.

Autori come Lewis Carroll, C.S. Lewis, Borges, Dino Buzzati, Anton Cechov ecc..

Sarà un viaggio attraverso i giardini in decadenza, giardini poveri di alberi, di fiori e di verde, giardini sfarzosi e incredibilmente vasti, giardini sterili e di cemento, giardini rigogliosi e prosperi.

Di ogni giardino, ne verrà data visione  attraverso alcuni  passi tratti da romanzi, opere e poesie e analizzata in maniera encomiabile da Spurio e Acciai che identificheranno con precisione e accuratezza,   il simbolismo, l’essenza, il periodo storico, di queste aree verdi dove da sempre sono luogo di amori, nascondigli, estasi, o cupi anfratti, tetre boscaglie o confini per alcuni.

Una lettura che appassiona, che coinvolge e che regala il piacere di saperne di più, perché la metafora del giardino non è altro che la simbiosi fra l’uomo e la natura, la materia e lo spirito, giardini dove, come nell’uomo, si nasconde un dualismo fatto di bene e male, di gioia e peccato.

Vi saranno le descrizioni sugli stili dei vari giardini a secondo delle località e del periodo storico, e quindi riferimenti ai giardini barocchi, inglesi, rinascimentali e non mancheranno  le descrizioni ai giardini paradisiaci come il giardino dell’Eden che nella sua bellezza, nasconde il mistero e  la paura.

Il giardino, che attraverso gli occhi degli autori è sicuramente sinonimo di vita, di germoglio, di percorso, dove a volte vi sono fiori, altre volte recinti, altre ancora fontane; giardini come metafore alla vita e alla sua emozionalità, vite aride come giardini cementati, vite felici come i giardini rigogliosi, esistenze misteriose come i giardini fantastici, bui come l’angoscia, aridi come la solitudine.

Simbolismi e similitudini, in un girotondo di continua morte/vita come lo è la vita di una pianta/fiore o la speranza della vita stessa dopo la morte terrena.

Il giardino emblema di un luogo caro, cercato, costruito e desiderato fin  dall’antichità  come scelta dell’uomo nella funzione di oasi di qualcosa oltre la materia, un luogo dove sognare e sperare, ma anche piangere e chiudersi in solitudine.

Un libro che può dare mille risposte, a secondo di cosa un lettore cerca: conoscenza?, curiosità?, riflessione?.

Senza dubbio Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, ci aprono una finestra nella visione totale di un pensiero e a tante considerazioni che , forse, senza questo libro, non ci avrebbero  neppure sfiorato!.

 

Marzia Carocci

 

Firenze, 11 Luglio 2012

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