“Argonauti 2.0 – Un laboratorio di poesia al tempo delle restrizioni sociali” – un progetto di Francesca Innocenzi

Articolo di Francesca Innocenzi[1]

Ho sempre guardato con una certa diffidenza alle iniziative organizzate per la Giornata Mondiale della poesia, probabilmente per un’istintiva avversione nei confronti di ricorrenze che impongono un crisma istituzionale e mondano a quanto è per sua natura spontaneo e inafferrabile. Ma quest’anno, in piena emergenza Covid 19, mi è sembrato che un evento pensato ad hoc per il 21 marzo potesse avere un’inedita ricchezza di significato, avvicinando virtualmente persone fisicamente distanti, accomunate da una più che mai stringente volontà di esprimersi e comunicare tramite la scrittura poetica. Così nasce l’idea di un mini-laboratorio di poesia via WhatsApp, gratuito, aperto a un massimo di quindici partecipanti. Attraverso un veloce passaparola viene creato un apposito gruppo, battezzato Argonauti 2.0, formato da nove poeti di varie regioni della penisola (Toscana, Marche, Lazio, Sicilia), disposti a mettersi in gioco con apertura mentale e curiosità, al di là del disagio e dell’apprensione del momento.

Alle nove di sera di sabato 21, come da accordi, ha inizio il laboratorio con la partecipazione di Ambra, Ilaria, Laura, Liliana, Lucia B., Lucia T., Luigi Pio, Maddalena, Michela. Dopo un rapido giro di presentazioni, chiedo agli Argonauti di postare la foto di uno dei due oggetti che avevo precedentemente chiesto di fotografare. Ciascuno carica l’immagine di un oggetto attinente la sfera del quotidiano ed è invitato a raccontarlo brevemente. L’obiettivo è favorire narrazioni scaturite dall’interscambio tra mondo esteriore ed interiore, che saranno rielaborate successivamente in forma poetica. In seguito, ogni partecipante inserisce la sua seconda foto e dovrà provare a raccontare l’oggetto di un altro, a sua scelta.

dipinto argonauti

Grazie all’interazione e all’ascolto reciproco – fondamentali in un gruppo, sia pur virtuale – ci si rispecchia nell’alterità ed emergono recondite parti sé, subito lasciate andare nella corrente inesausta del racconto. Dopo alcuni minuti propongo la lettura della poesia “Nostalgia” di Ungaretti e chiedo di scrivere un sintetico commento evocativo. Gli Argonauti sono concordi nel trovare questi versi intensi e toccanti, particolarmente calzanti al periodo attuale; nella tragedia dell’uomo al fronte, la fugacità di un incontro rivive grazie alla potenza del ricordo, tra solitudine e vicinanza, resistenza ed abbandono.

Si prosegue con una visualizzazione guidata: accompagnati, se vogliono, da un brano musicale rilassante, i poeti si immagineranno immersi nella natura, accanto ad una persona per loro importante, al momento lontana; ora potranno toccarla, parlarle, e infine congedarsi da lei, per ritornare al presente e raccontare l’esperienza. A questo punto accade qualcosa. Michela deve interrompersi a causa di una telefonata urgente: un collega di sua sorella è risultato positivo al Coronavirus. Ci stringiamo idealmente intorno a lei, testimoniando un identico sentire, il desiderio di trovarsi uniti oltre le distanze, che è ciò che ci ha condotti qui. «Anche io ho ricevuto la stessa notizia di una persona poco fa», scrive Laura. E Luigi Pio aggiunge: «Ho un amico positivo a Milano. Mio fratello lavora lì. Pensiamo a un’altra vicinanza, a un’altra connessione, la poesia». Ed è alla poesia che si tenta di tornare.

Svolgiamo insieme l’esercizio di visualizzazione, al termine ognuno riporta il proprio racconto. Ma ormai il mondo di fuori ha rotto gli argini. Sono le undici, giunge notizia che il presidente Conte sta per parlare in televisione. Mi sale alla gola un groppo di ansia, sono giorni drammatici, i contagi sono alti. Mi passa per la testa che potrebbero costringermi a fare il tampone, che forse sono malata senza saperlo. Faccio la spola tra il televisore in cucina e il telefono al piano di sopra, dove la connessione funziona meglio. «Stanno chiudendo le imprese, tutto» dice Laura. Percepisco di non essere sola, e lo capisco grazie a questa irruzione imprevedibile e spontanea, che scandisce l’irripetibilità di quanto stiamo attraversando.

Intanto gli Argonauti completano l’operazione alchemica, il materiale abbozzato da un magma polimorfo si fa verso, diventa poesia. L’incontro volge al termine, è tardi, si stacca per andare a dormire. Ci salutiamo con la promessa di risentirci l’indomani mattina per una breve restituzione; così sarà. Ma, passata la mezzanotte, qualcuno continua a scrivere nel gruppo, come a riannodare la matassa delle idee. Si parla di sincronicità, di connessioni, di come, in fondo, il virus sottolinei l’inconsistenza di barriere tra i popoli e tra individui che troppo spesso si reputano isole, monadi separate, estranee, nemiche.

In una fase dell’esistenza in cui gli strumenti tecnologici sono i veicoli privilegiati per i contatti con l’esterno, questo laboratorio di poesia via WhatsApp mi ha indotto alcune riflessioni. Indubbiamente la presenza fisica, il contatto oculare, i suoni, gli odori, gli abbracci, restano insostituibili. Eppure la mancanza delle usuali modalità comunicative può far scoprire energie sottili, collegamenti invisibili, impalpabili e segreti, che siamo portati a non considerare affatto. Un incontro virtuale, meno rigidamente strutturato, lascia spazio all’imprevedibile, all’imponderabile che si fa terreno fertile per ogni umano germoglio, come per la poesia.

Sono trascorsi quaranta giorni da quella serata di inizio primavera così diversa. Oltre le finestre delle nostre case, oltre i portoni che per molti si stanno aprendo, s’intravede una schiarita, che è presto per suggellare come rinascita. Il gruppo Argonauti 2.0 continua il suo cammino: proprio oggi è stata avanzata l’idea del nostro terzo incontro. Un grazie di cuore a questi compagni di viaggio per il circuito di pensieri, emozioni, parole, che costantemente si rinnova, fiume gentile che scorre e rimane nel solco di una condivisione sincera.

FRANCESCA INNOCENZI

Maggio 2020

 

 

Testi del laboratorio Argonauti 2.0

 

Con le venalità dell’esistenza

la sindrome d’infinito

si fonde

e vigore le infonde

necessario per traguardare l’oggi

intenti su se stessi restando.

Sono le emozioni

recepite e trasmesse

ad evolvere

il vissuto connettivo

di ciascun essere.

(Lucia Bonanni)

 

Ero come un luogo

Sì, uno spazio aperto

Erano donne

I loro versi

Sì, le udivo

E come ogni singola cellula

E come ogni singola sillaba

Creavano insieme una poesia

Ero connesso con loro

Ero lontano, ma

molto vicino

Le udivo bene

Sentivo di vivere

Poiché loro cantavano

Ero forse il canto, quindi?

(Luigi Pio Carmina)

 

Così si scompare fra gli occhi

nominando le stelle

perché della pelle non resti che l’ombra

su gangli e sospiri.

(Ambra Dominici)

 

In questa valle mi hai chiesto: È questo il paradiso?

Ed io balbettando ti rispondo: “Sì il nostro paradiso!”

E così tra i pensieri si è aperto un varco…

Abbiamo immaginato il futuro…

E qualcosa nell’universo ha risposto… Perché sincero era il mio grido d’amore…

E tu finalmente hai ascoltato…sarò lì quel giorno a tenerti stretta per mano…

(Liliana Manetti)

 

Nell’ora del tramonto.

Girovago,

nudo

Con addosso solo l’ombra dei tuoi amati, vaghi.

Vaghi nei ricordi del età più giovane,

Quando l’equilibrio e la quiete tra gli spinosi rovi facilmente trovavi.

Ora vecchio, statico

Come stalattite

in fondo a infernali pentimenti,

confinato nei ricordi sotto i raggi teneri del tramonto

Cadi.

(Maddalena Panichelli)

 

Dove,

Inarrivabile sguardo cerchi

Più avanti,

Invincibile destino mi porti.

Piccoli passi

Pervasi d’ansia

S’addentrano in pericolosi pensieri

E ieri e oggi

Lontani e diversi

Profumano di speranza e calore

(Michela Romei)

ATTIMI

Il desiderio scivola addosso,

silenzioso e

lentamente

divora ogni poro della pelle e

nella mente annega ogni pensiero

cosicché solo ciò che è emozione

può essere vissuto

in quei brevi ed intensi attimi

di me e di te,

di noi persi in stille

di incommiserato piacere.

(Ilaria Romiti)

 

S’è rovesciato il mondo:

nulla è più di quel pallido azzurro

in un mattino che appare ormai lontano

tutto affonda in questo torbido silenzio

e le parole confuse

come le sagome nell’acqua

si fanno ombre tra di noi

e le paure, immoti spettri

come confini rossi

ci dividono.

(c’era una panchina, sì, da lì guardavamo il cielo)

 (Lucia Tozzi)

 

Non sono mura di mattoni,

steccati, barriere,

porte sigillate,

frontiere inanimate,

ma pelle, carne, sangue.

il limite,

ché se potessi

uscire da me,

andrei a vedere

domani,

la forma della vita verde,

che si riprende tutto

regalando respiri.

(Laura Trappetti)

 

 

[1] Una versione ridotta del presente articolo è precedentemente apparsa sulla rivista cartacea Il Mangiaparole, n°9, gennaio/marzo 2020, p. 55. L’articolo viene pubblicato sul presente blog nella sua forma completa dietro consenso e autorizzazione da parte dell’autrice che non avrà nulla a pretendere al gestore del blog all’atto della pubblicazione né in futuro. L’utilizzo del grassetto nel corpo del testo è a cura del gestore del blog mentre la scelta dell’immagine di accompagnamento (il quadro dal titolo “Il vascello degli Argonauti” del pittore Lorenzo Costa) è stata effettuata dall’autrice dell’articolo. Eventuali riproduzioni del testo, sia in forma parziale che integrale, su qualsiasi supporto, non sono consentite a meno che l’autrice, interrogata, non ne abbia dato espressa autorizzazione.

“L’ “io introspettivo” di Eugenio Montale nell’indagine del Mistero”, saggio del prof. Domenico Pisana

Saggio del prof. Domenico Pisana

Non oserei parlare di mito nella mia poesia, ma c’è il desiderio di interrogare la vita”. Così si espresse Montale in un’intervista di Medeleine Graff-Santschi, pubblicata  nel 1965 sulla Gazette de Lusanne, che ci fornisce una linea di movimento della poetica montaliana nella sua fase iniziale.

Montale è alla ricerca di una definizione precisa e assoluta della vita, ricerca  che, sotto l’influsso delle sue letture filosofiche di impronta  contingestista, trova il suo approdo nel  dubbio, nello scetticismo e nel nichilismo. Egli ritiene che non sia possibile indicare una verità esistenziale come prospettiva verso la quale orientare il cammino della vita: non esistono mete né certezze universali. Il poeta elabora, allora, una sorta di “teologia negativa”, che trova la sua espressione più emblematica  nella lirica “Non chiederci la parola”, composta nel 1921, che costituisce quasi una norma normans da rispettare in tutte le circostanze della vita.

eugenio-montale

La struttura della lirica poggia su un “io introspettivo” tutto al negativo, come si evince dall’uso frequente della negazione “non” (“Non chiederci”….”Non domandarci..” “non siamo…” “non vogliamo..”). Il poeta dialoga con un interlocutore indeterminato, al quale mette davanti il percorso incerto, difficile, pieno di pericoli della vita; ricorre ad un registro stilistico e lessicale pienamente aderente alla sua visione desolata e negativa dell’esistenza. “L’animo informe”, il “polveroso prato”, lo “scalcinato muro”, la “storta sillaba e secca come un ramo” costituiscono la metafora di una condizione umana precaria, drammatica, amara ed incerta, messa in contrapposizione alla sicurezza di chi non avverte questa precarietà e questo grigiore della realtà. (“Ah l’uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico”).

Questo pessimismo non può essere letto, però, esclusivamente come  chiusura nel buio, perché  include, dentro l’io più profondo di Montale, anche il desiderio di infinito e di assoluto, l’apertura ad un Essere che non può farsi presente nei concetti e che non ha una collocazione nella storia; il Montale che interroga il mistero della vita, come già Leopardi, dimostra di tendere verso un Orizzonte nel quale possa essere contenuta la risposta alle tante domande che nascono nel cuore dell’uomo: “Chi può dire di vivere soddisfatto  – afferma il poeta ligure – nel mondo dei fenomeni, delle cose finite, senza farsi domande, chiedersi il perché? Paradossalmente la poesia di Montale è un canto mistico che si perde nel vuoto, un interrogare la vita per tentare di raggiungere quei risultati che il poeta cerca e che, però,  è pienamente consapevole di non potersi attendere dal mondo fenomenico. L’unica certezza della sua indagine sull’esistenza è che l’uomo deve finire: “Sappiamo che dobbiamo finire: questa certezza ci rimanda all’Essere, all’eternità”.  

L’eternità per Montale rappresenta la fine dell’inquietudine umana, la terrestrità costituisce il luogo della solitudine, dell’inganno, del malessere e della precarietà. È all’interno di questo interrogare la vita che la ratio montaliana aspira dunque a qualcosa che non riesce ad afferrare e spiegare; la sua è una  ratio che non decifra il Mistero, ma che  rivela il segno della sua Presenza in ogni esperienza umana:

Sotto l’azzurro fitto

del cielo qualche uccello di mare se ne va;

né sosta mai: perché tutte le immagini portano

scritto: ‘più in là”.

 Quel “più in là!” paradossalmente rivela l’Orizzonte verso cui tende il poetare montaliano; egli non lo vede ma lo percepisce, così come l’uomo ode il grido che c’è dentro le cose, anche se non sente la voce.  L’ “io noumenico” montaliano, pur muovendosi all’interno dei parametri propri della poetica italiana della modernità, che lanciava l’interpretazione della realtà come nichilismo, in fondo non risulta anti-religioso; anzi, si può ritenere che è connotato da una “passione religiosa”, cioè da una  espressa passione della ricerca e della eventuale affermazione di un senso alla vita, ossia di un Mistero che dia il senso delle cose, della realtà e dell’esistenza.

Quando Montale in alcuni suoi versi afferma – “Forse un mattino andando in un’aria di vetro/arida, rivolgendomi, vedrà compirsi il miracolo:/il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro/di me, con un terreno ubriaco” – , egli, in fondo, non fa altro che rappresentare l’effimero delle cose che oggi ci sono e domani non più, ribadire la vanità e la nullità di ciò che esiste. Questa sua esperienza rappresentativa della realtà è sostanzialmente identica a quella del mistico religioso cristiano, il quale mentre contempla il cielo e la terra, così grandi ed evidenti nel loro spazio, sa che domani non ci saranno più, per cui capisce che la realtà è tutta segno della parola di un Altro, cioè il Mistero che sta dietro. Questo indagare il Mistero che sta dietro alle cose, agli oggetti, alla vita stessa  fa di Montale un uomo religioso senza religione, ed è la premessa alla fede come campo immediato in cui la ragione cede all’ inconoscibilità e all’ inafferabilità della “Realtà Altra”.

Se nello scavo dell’io interiore di Montale,  l’elemento religioso e l’influsso della fede sono stati poco osservati, è per un errore di approccio critico; molti hanno cercato e cercano la religiosità di Montale attraverso le sue pagine, attraverso riferimenti espliciti ad una esperienza secondo la tradizione religiosa. In questa prospettiva è facilmente intuibile che il religioso in Montale è davvero argomento difficile e controverso, non solo perché poche volte la parola “Dio” compare nei suoi versi, ma anche perché il poeta ligure rigetta ogni collocazione confessionale e ideologica.

L’approccio che occorre tentare non è quello di proiettarsi verso  la “religiosità del testo”, ma quello di verificare se il testo letterario in sé , pur non collocandosi in un espresso orizzonte teologico, sacrale e religioso, contenga “dati-testimonianza” di una specifica rilevanza religiosa.

I due moduli tematici e stilistici utilizzati da Montale nelle prime raccolte di versi, Ossi di seppia e Le occasioni, vale a dire la poetica degli oggetti da un lato e il simbolismo ermetico-metafisico dall’altro, trovano nel terzo Montale, quella di Bufera e altro, un esplicito appoggio ai termini del linguaggio simbolico e religioso. Mentre negli Ossi di seppia  è presente una cauta e generica metafora del divino, racchiusa ora nell’ombra umana, la “disturbata Divinità” dei Limoni , ora nella presenza del mare, il “divino amico” di Esterina in Falsetto, ora nella voce paterna e immensa che “afferma una legge severa” di Mediterraneo, in Bufera e altro viene,  per la prima volta, pronunciata, la parola “Dio” e l’io interiore ed intropsettivo di Montale intraprende la direzione di un lessico tratteggiato da insistenti simboli e richiami religiosi.

Entrando nella tessitura della silloge, il linguaggio lirico montaliano dà spazio ad una presenza, ambigua e per certi versi contorta, che spiega il suo affaccio inquieto al Divino in modo più esplicito rispetto alla  prima esperienza poetica. Ecco alcuni testi:   

su noi come Giona sepolti

nel ventre della balena…..

………………………….

L’iddio taurino non era

Il nostro, ma il Dio che colora

di fuoco i gigli del fosso…….

(Da “Ballata scritta in clinica”)

 

L’uomo che predicava sul Crescente

mi chiese “Sai dov’è Dio?” Lo sapevo

e glielo dissi. Scosse il capo….

(Da “Vento di Mezzaluna”)

 

Dovrà posarsi lassù

il Cristo giustiziere

per dire la sua parola…

(Da “Sulla colonna più alta”)

Dicevano gli antichi che la poesia

è scala a Dio. Forse non è così

se mi leggi……

(Da “Siria”)

 

Intorno il mondo stringe; incandescente,

nella lava che porta in Galilea,

il tuo amore profano, attendi, l’ora

di scoprire quel velo, che t’ha un giorno

fidanzata al tuo Dio …

(Da “Incantesimo”)

 

Io non so, messaggera

che scendi, prediletta

del mio Dio(del tuo forse)….

…………………………….

Il dì dell’Ira che più volte il gallo

annunciò agli spergiuri…..

(Da “L’Orto”)

I versi citati offrono indicazioni circa la presenza di un “io religioso” nella poetica montaliana a diversi livelli. C’è, anzitutto, un primo livello nel quale si configura un tratto antinomico della presenza del divino: da un lato l’ “iddio taurino”, dal quale Montale prende le distanze(“non era il nostro”) perché simbolo della violenza e del trionfo,  e che la “razza idiota degli eletti” adora, dall’altra il “Dio che colora/di fuoco i gigli del fosso”, che simboleggia l’amore sacrificato, il dono incontaminato del sacrificio destinato a perdurare nel tempo e che  riecheggia il “Dio dei fiori” della lirica  thanatos athanatos di Quasimodo.

Il secondo livello supera la precedente antinomia per dare rilievo ad una “visione relazionale e comunionale” tipica del Dio della Bibbia. Il verso montaliano sembra assumere il linguaggio personalistico della fede (il “tuo Dio”, il “mio Dio”); gli aggettivi possessivi, peraltro, non solo riecheggiano il linguaggio di Dio verso Israele (“ Io sono il tuo Dio, colui che ti ha fatto uscire dall’Egitto” ) ma sembrano accorciare la distanza tra il poeta e Dio, non più percepito come realtà distante e nascosta o potenza arcana e trionfante, ma come presenza vicina e solidale all’esperienza umana. E, tuttavia, si tratta sempre un approccio titubante e timido, come si evince da quel “forse”( “del tuo forse”), che evidenzia l’ambivalenza della problematica religiosa nel poeta ligure.

In altri testi, ancora, l’accostamento al Divino si esprime ora sotto forma di domanda, ora con l’attestazione dell’attesa della parola del giudice supremo, il “Cristo giustiziere”, ora come riconoscimento dell’ontologia religiosa del verso” che, stando a quanto – scrive Montale –  “dicevano gli antichi”,  eleva verso Dio”.

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In Bufera e altro l’io poetico montaliano non esclude dunque la possibilità della salvezza dell’uomo; Montale, che nella sua formazione ha visto l’accostamento a letture di ispirazione cristiana, quali i Padri apologeti, Sant’Agostino, Pascal, Dostoevskii, utilizza le categorie teologiche per inserire sul suo cammino poetico l’orizzonte sotereologico. E difatti, come  nella teologia cristiana la salvezza passa dalla donna, tant’è che l’incarnazione del Verbo si è realizzata grazie al “fiat” di una donna, Maria, divenuta corredentrice di Cristo, così vediamo che in Bufera e altro Montale riprende, sull’onda di influenze dantesche, di convergenze stilnovistiche e di echi petrarcheschi, il tema della donna-angelo, della donna salvifica.

La struttura sintattica delle liriche appare infatti dominata da quel “Tu” rivolto quasi sempre alla donna, sotto immagini e nomi diversi, la donna del  Giglio rosso, Iride, Clizia, Volpe; l’apparizione della presenza femminile ruota, al di là dell’ordine fisico e sentimentale, che pur sono compresi, all’interno di un’allegoria che ripropone temi della tradizione cristiana e figurale.    

Tillich diceva: “quello che determina il nostro essere o il nostro non essere, è il nostro interesse ultimo”. L’uomo, in altre parole, non rinuncia mai, se si cala dentro il suo io più profondo con una azione introspettiva vera e sincera, alla ricerca della conoscenza del senso ultimo delle cose e dell’esistenza; egli guarda ad un fine ultimo, che per molti è Dio, per altri un archetipo, un assoluto, una causa; in ogni caso, Dio, anche se negato, rimane l’ultimo interlocutore dell’uomo.

Se il primo Montale ha sostenuto che l’inganno e l’illusione costituiscono  i fondamenti su cui poggiano i falsi equilibri della vita quotidiana, se ha teorizzato la condanna dell’uomo ad una esistenza fortemente segnata dalla solitudine, e di tutto ciò ne ha manifestato il  rammarico, con  Bufera e altro egli  comincia a testimoniare, pur se indirettamente, l’ammissione del suo bisogno di superamento del “male di vivere”, bisogno, che proprio a partire dalla raccolta Bufera e altro, egli proietta in quel “Tu” raffigurato come emblema e portatore di salvezza. 

DOMENICO PISANA

L’autore del saggio ha acconsentito e autorizzato alla pubblicazione del testo su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. Si rappresenta, inoltre, che la diffusione del presente saggiosu altri spazi, in forma integrale o parziale, non è consentita senza il consenso scritto da parte dell’autore.

 

 

Esce “Rumori di fondo” di Giorgio Fabretti e Vittorio Pavoncello

Esce in questi giorni, per i tipi di Aracne Editore di Roma, il libro “Rumori di fondo” di Giorgio Fabretti e Vittorio Pavoncello. Nella presentazione sinottica del volume si legge: “Che ne è dell’Homo così pressato da cambiamenti climatici che ne compromettono l’esistenza e dalla tecnologia, che attraverso robot computerizzati, minaccia la completa sostituzione del lavoro e di ogni altra attività del quotidiano? Saremo ancora capaci di riprodurci? Ogni argomento, frase, parola, presenti nel volume sono già inseriti in un nuovo mondo nel quale si è trasportati e nel quale si chiede al lettore di iniziare a vivere. Perché c’è un determinismo anche nella logica, la quale si muove nel tempo. E non capire i cambiamenti, non contrastarli o non evolversi con questi, vuol dire rimanere schiacciati. È un guardarsi in uno specchio che non riflette il proprio aspetto ma il DNA, per scoprire con sorpresa che dentro ci sono tutte le alterità, anche quella di un Homo che potrebbe ancora una volta decidere della propria sopravvivenza o della propria fine. Il problema è che non sappiamo se la scomparsa dell’Homo sarà notata nell’Universo o se qualcuno la piangerà. Le galassie non seppelliscono le proprie stelle”.

A continuazione la table of contents, l’indice del contenuti di questo ricco volume:

Indice

Introduzione generale

Parte I – Homo Stabilis. Come stabilizzare la specie umana?

Prologo

Capitolo I – Come stabilizzare la specie umana?

R. Fabretti ‘ponti-ficio’ traduttore tra passato e presente; Darwi­nismo logico; Mulinello (Whirlpool); Significato Esteso e Crono-logica; Mondo amore, parola o Natura?; Epigenetica Idealista Empirista Logica; Individuo/Specie, Pubblico/Privato; Biochimica e cultura epi-gen-etica; Natura/Umanità Massoneria/Religione; Democrazia o Scienza?; Puntualità Nuova Eco­nomia del Tempo; Giustezza non Giustizia; Potere complot­to Novus Ordo?; Socialismi est Barbarie; Dov’è l’Uomo? Io non lo vedo…; Biostoria delle forme capitalistiche; L’i­nutile vendetta del Capitale inutile; Finzioni e Ragioni, il Gioco dei Giochi: il finto Reale; Scegliamoci allo zoo; Funzionalismo Finalismo; DNA Natura facile; Virus sovranisti globali; Natura è Potere; Scienza è Bioetica.

Parte II – Un punto verde, un pianeta azzurro, in un campo di materia oscura

Parodo

Capitolo I – Colori

I colori; I Nuovi Principi; Il Lato B del potere; Greta Thunberg; L’arca di Noè tra specismo e antispecismo; La formica e il libro; Antropocene; Il messaggio di Greta e la guerra tra continenti; L’isola di plastica; La ciliegia d’inverno globalizzazione e daltonismo; Il Pianeta Terra e Dio; I persuasori occulti: il tempo e la lingua; Totalitarismi ed ecologia; Mangiare; Tempo è Natura; Buchi Neri; Empatia Zero; Virtuale e Natura; Fonda­mentalismo; Deepfake; Le nuove frontiere della guerra; Dove stiamo andando; Il Tempo in questione; Quinta Forza: Informazione.

Parte III –  Virus

Esodo

Capitolo I – COVID-19

Finis Hominis; La fine dell’antropocentrismo; Ca­pitalismi; Coronavirus: prove tecniche di sovranismi; Fermare il sole o resuscitare i morti: come usciremo dalla trappola del virus?; Un virus senza confini.

Capitolo II – Destinazione Lilliput

Biografie

Esce “Contributi per la storia della letteratura italiana. Dal secondo Novecento ai giorni oggi”, IV volume, edito Miano

COMUNICATO STAMPA

Storia della Letteratura Italiana 4°vol. [fronte]L’ufficio stampa della nota casa editrice Miano Editore di Miano ha recentemente reso noto che è stato pubblicato il quarto volume (ben quattrocentosettantasei pagine!) della terza edizione del prestigioso progetto editoriale costituito dai volumi che vanno sotto il titolo di Contributi per la storia della letteratura italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri. I quattro volumi di questa opera sono costituiti da una lunga serie di saggi, in cui è comune il proposito di una trattazione chiara, completa, esauriente. Si tratta di un’opera unitaria e organica; la quale mira a prospettare nei suoi lineamenti generali e nei suoi lati particolari, anche geograficamente, regionalmente rilevanti, la storia letteraria dal nostro secondo Novecento ai giorni nostri.

Sul precedente I volume il critico Franco Lanza ha osservato (nella nota di introduzione): “La presente iniziativa editoriale ha richiesto anni di studi e ricerche di contributi storiografici alla letteratura dell’ultimo mezzo secolo. Tali percorsi ospitano nomi noti e meno noti, autori affermati ed in via di consacra­zione: troveranno posto anche le voci “ultime” cui potrà forse non toccare il se­guito in termini di fortuna, ma che sarebbe ingiusto trascurare dal momento che anche il più cauto dei critici-lettori ammette oggi che un minimo di hazard è necessario se si riconosce alla storiografia letteraria, tra le innumerevoli sue prerogative, anche quella di formulare delle previsioni”.

Silvano Demarchi, invece, nella premessa del IV volume ha scritto: “Confrontando la produzione dei tre ultimi decenni con quella trascorsa, ci si può porre la seguente domanda: cos’è rimasto del ‘900 così ricco e vario nelle sue tendenze e realizzazioni poetiche? Cos’è rimasto della ritrovata purezza lirica dell’Ermetismo, del canto intimistico e isolato di Saba, della poesia-racconto di Pavese, della tendenza epigrammatica di Penna, o di quelli ancora da valorizzare, noti solo agli addetti ai lavori, per citare solo alcuni dei nomi più significativi? La poesia successiva ha più seguito le vie indicate da Montale, Saba, Pavese con uno sviluppo della discorsività, spesso prosastica, rispetto alla vibrante poesia essenzializzata di Ungaretti. Un discorso più attento alla vita reale anziché incline ai voli della fantasia. Esaurito l’ingegnoso sperimentalismo che nel secolo scorso ha riscosso più critiche che consensi, e che tuttavia è passato alla storia letteraria come dirompente dichiarazione di poetica senza esiti apprezzabili, ci si attende ora qualcosa di veramente innovativo e insieme di indubbia poeticità o il poeta che segni il tempo”.

 

Info/contatti:

Guido Miano Editore

Via E. Filiberto n°12

20149 – MILANO

Tel. 02-3451804

Mail. mianoposta@gmail.com

“Lo splendore del niente e altre storie” di Maria Attanasio, recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

 

411kfsYU87LDue anni dopo la pubblicazione del romanzo storico La ragazza di Marsiglia (Sellerio), che ricostruisce la storia di Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille, moglie di Francesco Crispi dal 1854 al 1875, poi cancellata dalla storia del nostro Risorgimento, Maria Attanasio pubblica, sempre con Sellerio, Lo splendore del niente e altre storie, sette storie, già variamente edite ora riunite in un unico volume in riconoscente omaggio a Elvira Sellerio.

Maria Attanasio è ancora una volta concentrata sulle donne antiche di cui resta traccia negli archivi o nell’immaginario popolare. A queste si avvicina sempre con l’inesauribile passione di chi sente la scrittura storica come destino. In apertura del libro “Delle fiamme, dell’amore” presenta una nobile storia d’amore e morte sullo sfondo dell’incendio che a Caltagirone distrusse le baracche, costruite dopo il terremoto del 1693. Tra le conseguenze di questo evento si colloca anche la storia di Francisca, protagonista di “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”. Rimasta prematuramente vedova, senza figli e sostegno familiare, Francisca decide di indossare abiti maschili e così guadagnarsi onestamente da vivere, ma i sospetti dei vicini di casa suscitano l’attenzione dell’Inquisizione, che dà alla storia un esito imprevedibile.

Eziologica è la storia di Annarcangela “La donna pittora” raccolta dalla scrittrice sulla strada del Santuario del Soccorso, costruito sul luogo del misterioso ritrovamento di un crocifisso, restaurato   in una sorta di trance da Annarcangela.

Il ‘700 porta anche a Caltagirone una ventata di “ribellione” l’ostinazione inflessibile di donna Ignazia, protagonista di “Lo splendore del niente”, che dà il titolo alla raccolta, che, diversamente dalle donne protagoniste delle storie precedenti, si “ribella” alla famiglia e realizza un suo progetto di vita libero e ascetico volto alla contemplazione del niente. Ma il ‘700 è anche il secolo del popolo e delle sue rivendicazioni, tema caro alla scrittrice che con ironia tratta la rivolta degli abitanti di Procida ne “I gatti dell’isola nomade” contro la disposizione regia di uccidere tutti i gatti dell’isola, rei di cacciare i fagiani destinati tutti alla passione venatoria del re Carlo di Borbone.

E ancora venato d’ironia è l’incipit “Dell’arcano liquore e di altri odori” sull’esecuzione a Palermo di Giuanna Bonanno, la vecchia dell’aceto: “Dei tremendi rumori parigini, che in quell’ardente luglio del 1789 spalancavano a borghesi e proletari le porte della storia, poco-e a pochi-arrivava a Palermo il suono e il senso; ad accendere immaginario e conversari di nobili e plebei della felicissima città era invece lo spettacolo previsto per giovedì trenta.”

A Caltagirone ritorna l’ultimo racconto “Morte per Acqua” che trae spunto dall’invasione di cavallette del 1789 e dallo studio del caltagironese Biagio Crescimone “Osservazione sulla vita delle cavallette e sui mezzi per distruggerle”. Un cieco istinto spinge l’insetto a morire gettandosi in uno stagno a Saint-Denis, mentre “l’Assemblea Costituente proclamava la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino”. L’ampia dinamica della storia resta lontana dalla Sicilia e da Caltagirone, indifferenti e chiusi nel tempo ciclico dell’agricoltura.

Maria Attanasio si riconosce in queste esistenze esigue e dimenticate, rese personaggi dalla sua immaginazione, che si snoda sempre in uno stretto legame tra fatti e luoghi; sono delle “resistenti” e come lei non si piegano, credono e lottano.  La scrittrice dando loro respiro e sentimento, le fissa in gesti assoluti e senza ritorno: “senza vossia non ce n’è mondo! “di Catarina; “fimmina dintra e masculu fora”  di Francisca; “ cancellati i me piccati, mantiniti a menti mia” di Annarcangela; la “radicale affermazione del niente” di Ignazia Perremuto, fino all’originale leggerezza di Levia.

Tutte le storie si sviluppano con rapidità, concentrate su fatti essenziali che riempiono i silenzi del tempo in un preciso contesto locale e storico, di cui si coglie il nesso con la contemporaneità. La lingua semplice e precisa asseconda questo disegno, incisa talvolta di parole latine e dialettali; assume un ritmo poetico quando sfiora particolari autobiografici come la “salvifica cucuzza gialla c’a stimpirata ri l’acitu”.

Poetici sono stati gli inizi di Maria Attanasio in giovanissima età. Nel tempo maturando l’impegno politico per un progetto di mondo libero da ogni ingiustizia la scrittrice ha variato il linguaggio dell’io in quello del mondo e scoprendo la propria storicità si è dedicata alla narrazione.

GABRIELLA MAGGIO

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

“Poesie della quarantena”, l’antologia curata da Paolo Gambi che raccoglie i testi letti in diretta Instagram nel tempo di pandemia

copertinaebookÈ appena uscito il volume “… E tu poi contribuire con un verso”, antologia curata dallo scrittore Paolo Gambi (Ravenna, 1979) che raccoglie poesie lette da decine di persone nelle dirette sul suo profilo Instagram durante la quarantena. Il motto con cui tutto si è mosso è “la Bellezza sta già salvando il mondo. Ma ciascuno di noi deve fare la propria parte”. Quanto più difficile è il momento tanto più le persone hanno bisogno di poesia. L’arte e la poesia sono la risposta giusta. Curano. Salvano. Il titolo fa eco alle parole del grande poeta statunitense Walt Whitman: “il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso”.

Così tutte le sere della quarantena, alle 21, Paolo Gambi ha ospitato, sul suo profilo Instagram dirette poetiche: persone si prenotavano e portavano, ciascuna, una propria poesia accompagnata dalla poesia di un grande poeta della storia. Si è creata un’intimità. Alcune persone molto assidue sono diventate una sorta di “apparato critico” alle poesie che venivano lette. Moltissime persone sono state “battezzate” alla lettura in diretta, proprio durante questa esperienza. Si è creata una vera e propria rete poetica.

All’inizio erano una ventina, poi una cinquantina, poi un centinaio, poi qualche centinaio. Una sera sono arrivati a 2400. C’era di tutto – osserva lo stesso Gambi – in questo bellissimo gruppo: diciottenni e persone adulte da ogni parte d’Italia, studentesse e disoccupati, pasticcere e professoresse, italiani all’estero e nuove italiane delle più varie origini. E tanti, tantissimi giovani e giovanissimi. Veramente un arcobaleno di storie, tutte unite intimamente grazie alla Poesia.

Si sono affacciati su questo spazio anche importanti poeti contemporanei tra i quali Maria Grazia Calandrone, Luigia Sorrentino, Davide Rondoni e Christian Sinicco. Con un suo contributo è apparso anche lo scrittore Diego Galdino.

E tutto questo ha dimostrato che la Poesia, se lasciata vivere fra la gente, resta sempre un grande strumento di crescita e conoscenza. Il volume, appena pubblicato, ha subito conquistato il primo posto nella classifica “poesia” e “antologia di poesie” di Amazon.

Hanno preso parte a questo progetto, con un loro contributo (in ordine alfabetico): Camilla Acampora, Leonidas Andraos, Maristella Angeli, Marco Astolfi, Brenda Bagni, Yuri Baldacci, Ivano Bersini, Cristina Bertazzini, Vincenzo Bertolo, Alessandro Bonvegna, Selene Buda, Davide Buonocore, Leonardo Caltabiano, Stefano Calzola, Lidia Calzolari, Simone Carluccio, Michaela Cinková, Erica Ciuffo, Domenico Colletta, Giacomo Coniglione, Antonella Corna, Antonio Corona, Giuseppe D’Alessio, Chiara Dambrosio, Valentina Demuro, Flavio D’Ippolito, Vernalda Di Tanna, Siham Doulkidah, Maria Luigia Esposto, Faber Plautinus Agrestis, Marco Ferrando, Andrea Francis, Luca Gamberini, Luca Giacomozzi, Benedetto Ghielmi, Serena Guidara, Giuseppe La Rosa, Sabrina Lenzi, Marzia Libro, Jacheline Loi, Donatella Lo Schiavo, Riccardo Magni, Salvatore Mangione, Valentina Marino, Valeria Medeghini, Carlo Molinari, Valerio Moro, Simon Natural, Laura Pacchioni, Rebecca Pace, Sabrina Padolecchia, Fiorella Palmieri, Francesco Pasqual, Maria Grazia Pellegrini, Luciano Porro, Salvo Portanova, Luciano Rolandi, Wassim Romdhani, Martina Rosai, Rebecca Santegidi, Alice Sbrogiò, Imma Schiena, Giada Signorini, Serena Squatrito, Tiziana Stasi, Francesco Tomesani, Silvana Tosatto, Elena Varaldo, Stefania Viappiani, Mattia Vignola, Federica Ziarelli.

L’antologia è già acquistabile su Amazon sia in formato digitale Kindle al costo di 2,99€ che in formato cartaceo al prezzo di 10,30€, cliccando qui.

Vittorio Sartarelli su “Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l’assenza di F.G. Lorca” di Lorenzo Spurio

Recensione di Vittorio Sartarelli 

 

 “La mia opera di riconoscenza all’intellettuale più grande che non è mai morto”. Così si espresso l’autore di questa splendida plaquette nella amichevole dedica a me diretta e che mi ha molto colpito sentimentalmente.

cover frontaleNon è facile né agevole scrivere qualcosa di perfettamente aderente e giustamente commensurata all’eccelsa qualità di quest’opera cercando di commentarla nella sua esatta dimensione. È chiaro, come ha scritto con competenza il professore Nazario Pardini nella sua dotta prefazione, che si tratta di una Elegia, un componimento letterario improntato a motivi di confessione autobiografica, di delicata mestizia e di forti sentimenti, indipendentemente dalla forma, la quale tuttavia si determina tradizionalmente nel così detto distico elegiaco.

Lorenzo Spurio in questa sua opera che, oltre ad essere un inno alla vita ed alla natura che ci circonda, esprime in una sorta di simbiosi catartica, la sua visione lirica della vita, della natura e della morte, molto simile e quasi identica a quella di Federico García Lorca, il poeta offre la netta visione di uno dei sentimenti più nobili e umani: l’attaccamento alla vita e alla propria terra, “a ogni luogo del campo”.

L’opera si dispiega in undici poesie che sono un autentico inno che racconta liricamente la vita e i sentimenti del suo amico del quale soffre l’assenza ed il triste destino che lo ha portato tragicamente alla sua morte per mano di maldestri assassini. Il nostro Spurio esprime nella sua lirica “Non lontano dal limoneto” un altro suo mesto cruccio, egli fa riferimento al fatto che dopo tutti questi anni dalla morte di Lorca non è mai stato localizzato con certezza il luogo preciso dell’inumazione, né sono stati trovati i resti del suo corpo.

La via crucis di García Lorca comincia quando lo arrestano e lo conducono nella roccia vescovile, il palazzo del vescovo Moscoso y Peralta e si conclude quando lo conducono, assieme ad altri tre condannati, presso la Fuente Grande, il luogo di una fonte, già stata cantata da grandi poeti granadini e da Lorca stesso. Lì avverrà l’esecuzione.

Tutta questa raccolta di liriche di Spurio evidenzia un accostamento profondo al testo del poeta spagnolo, egli è non solo amico, non solo ammiratore ma anche grande conoscitore della produzione di Federico García Lorca. Il nostro autore in queste undici elegie, i suoi versi, spesso, hanno il sapore dell’invettiva in canti di offerta e di ammirazione, ma anche di sdegno, di riscatto simbolico all’oltraggio di una morte ingiusta che pesa come un delitto incancellabile sul volto della Spagna.

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Un ritratto di Federico García Lorca eseguito dall’artista José Caballero.  Fonte

Il nostro Poeta, in questa splendida elegia, riesce anche ad introdurre la rappresentazione scenica e rituale della corrida e quindi della Tauromachia che è un concetto essenziale della tradizione ispanica. Del resto, il contesto storico e politico di questa nazione nel periodo della morte di García Lorca era stato già negativamente raccontato da altri eminenti artisti spagnoli come il pittore Picasso con la sua opera Guernica e Pablo Neruda fortemente amareggiato dalla uccisione di Lorca e il nostro Spurio si è sentito così vicino sentimentalmente al grande poeta spagnolo da quasi non accettare che egli fosse già morto infatti, in una sua lirica afferma: “Morto è solo chi si dimentica e scompare” e questa intima affezione è stata talmente forte e l’ha sentita talmente sua, da farne il punto focale della propria ispirazione lirica.

Un’altra sensazione che si ha, almeno questa è la mia percezione, anche perché credo che la poesia sia molto legata alla musica, nel leggere questa raccolta di versi dedicata a Lorca, sembra di ascoltare una bella canzone sulla vita, la natura, gli alberi, le piante e anche la morte ma, il nostro poeta sembra voler sorvolare su questo aspetto negativo della vita, quasi rifiutando di accettarlo, esprimendo sublimandole, una profonda cura e una dedica struggente al suo caro amico, per l’interpretazione e il modo di sentire ed apprezzare i sentimenti dell’amore, della libertà e della giustizia che costituiscono i presupposti essenziali per una vita umana serena e, soprattutto, libera da pregiudizi.  

VITTORIO SARTARELLI

 

NOTA: L’opera in oggetto è LORENZO SPURIO, Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l’assenza di Federico Garcia Lorca, PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2016. La prima edizione del volume è stata pubblicata dall’editore fiorentino PoetiKanten Edizioni, con prefazione del professor Nazario Pardini, nota critica di quarta di copertina di Corrado Calabrò, bandella con commento critico di Lucia Bonanni, illustrazioni a china del Maestro campano Franco Carrarelli e un saggio di Valentina Meloni dal titolo “Il passo della morte. Rappresentazione mitica e allegorica nel rituale della corrida tra teatro e poesia” a maggio 2016 (pp. 86, ISBN: 9788899325466, Costo: 12€). Una seconda edizione, privata del saggio della Meloni e con l’aggiunta di un apparato critico finale con brevi lettere e note di lettura di Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Antonio Spagnuolo, Francesca Luzzio e Luciano Domenighini, è stato pubblicato, sempre da PoetiKanten Edizioni, nel febbraio 2020 (pp. 65, ISBN: 9788899325466, Costo: 10€).

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.             

“L’ “io” in letteratura. Individualità e introspezione”. Le proposte dovranno pervenire entro il 20 aprile

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Il prossimo numero della rivista di poesia e critica letteraria Euterpe avrà come tema: L’ “io” in letteratura. Individualità e introspezione”.

 

I materiali dovranno pervenire entro il 20 aprile 2020 alla mail rivistaeuterpe@gmail.com

Per poter partecipare alla selezione dei testi per detto numero è richiesto di seguire le “Norme redazionali”.

Per essere informati su ogni aspetto relativo alla raccolta e invio di testi si può seguire anche l‘evento FB dedicato cliccando qui.

 

Ricordo di Zavanone e inediti di Gianni Milano; esce il nuovo numero di “Euterpe” con poesie di E. Pecora, F. Pusterla, M.P. Quintavalla e haiku di M. Bettarini

Esce il n°30 (importante traguardo!) della rivista di poesia e critica letteraria “Euterpe”, aperiodico tematico di letteratura online, ideato e diretto da Lorenzo Spurio e rientrante all’interno delle attività culturali promosse dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi.

Tale numero proponeva quale tematica alla quale era possibile ispirarsi e rifarsi: “L’uomo di fronte alla natura: descrizioni, sublimazioni e terrore”.

La prima parte è dedicata al poeta e pedagogista piemontese Gianni Milano. Lorenzo Spurio nel lungo articolo rintraccia i momenti cruciali della vita dell’uomo e della sua intensa produzione letteraria, con una selezionata scelta di inediti da alcune sillogi scritte nel corso degli anni da Milano. Fa seguito un articolo a firma della poetessa e critico letterario Rosa Elisa Giangoia dedicato al ricordo del poeta Guido Zavanone (1927-2019) recentemente scomparso.

Hanno collaborato e contribuito con proprie opere a questo numero della rivista (in ordine alfabetico) gli autori: Abenante Carla, Argentino Lucianna, Baldazzi Cinzia, Bardi Stefano, Bello Diego, Bettarini Mariella, Bianchi Mian Valeria, Biolcati Cristina, Bonanni Lucia, Buffoni Franco, Bussi Alfredo, Calabro´ Corrado, Carmina Luigi Pio, Carrabba Maria Pompea, Cascella Luciani Anna, Casuscelli Francesco, Chiarello Maria Salvatrice, Chiarello Rosa Maria, Cimarelli Marinella, Consoli Carmelo, Corigliano Maddalena, Cortese Davide, Curzi Valtero, D´Errico Antonio G., Dante Daniela, De Maglie Assunta, De Stasio Carmen, Di Iorio Rosanna, Di Palma Claudia, Di Salvatore Rosa Maria, Di Sora Amedeo, Enna Graziella, Ferraris Maria Grazia, Ferreri Tiberio Tina, Fiorenzoni Fiorella, Fiorito Renato, Flores d´Arcais Alessandra, Follacchio Diletta, Fratini Antoine, Fusco Loretta, Gabbanelli Alessandra, Giangoia Rosa Elisa, Giorgi Simona, Kemeny Tomaso, Kostka Izabella Teresa, Langiu Antonietta, Lania Cristina, Lubrano Rossella, Luzzio Francesca, Maggio Gabriella, Malito Antonietta, Marcuccio Emanuele, Milano Gianni, Minerva Gianni, Minore Renato, Mongardi Gabriella, Pardini Nazario, Pasero Dario, Pecora Elio, Pellegrini Stefania, Pierandrei Patrizia, Polvani Paolo, Porri Alessandro, Pusterla Fabio, Quintavalla Maria Pia, Raggi Luciana, Riccialdelli Simona, Saccomanno Mario, Scalabrino Marco, Seidita Antonella, Sica Gabriella, Silvestrini Maria Pia, Siviero Antonietta, Spagnuolo Antonio, Sponticcia Andrea, Spurio Lorenzo, Stanzione Rita, Stefanini Anna Maria, Strinati Fabio, Vargiu Laura, Veschi Michele, Zanarella Michela, Zavanone Guido.

Il nuovo numero può essere letto e scaricato cliccando qui e, a seguire, nei vari formati:

Visualizzazione in ISSUU/Digital Publishing adatta per smartphone e tablet

E-book: Azw3 per Kindle – Mobi – Epub

 

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Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

ANTOINE FRATINI – “L’importanza dei paesaggi dal punto di vista psicologico”

VALERIA BIANCHI MIAN – “Accendere la luce della coscienza nel collettivo, ovvero due parole sulla ricerca animale a partire dai macachi di Torino e Parma”

ALFREDO BUSSI – “La deriva poetica della promozione territoriale”

FRANCESCA LUZZIO – “Il roditore della natura”

RENATO MINORE – “Le immagini e la voce del calcio”

DILETTA FOLLACCHIO – “Uomo, letteratura e natura. Dalla natura sacralizzata all’«arido vero»

VALTERO CURZI – “Natura Madre nel pensiero romantico”

AMEDEO DI SORA – “Il Paese d’Anima di Tristan Corbière”

STEFANO BARDI – “Natura, magica natura. La poesia di Francesco Scarabicchi”

GRAZIELLA ENNA – “Il paradiso perduto: alcune interpretazioni e variazioni del topos dell’età dell’oro dal periodo classico al Cinquecento”

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Il parco della “contemplazione e della riflessione”

TINA FERRERI TIBERIO – “La Natura tra Filosofia e Scienza”

LUCIA BONANNI – “Il mito del changeling come spiegazione di malattie misteriose, rapimenti e scambi di bambini anche in relazione ai fenomeni naturali”

CARMEN DE STASIO – “La distopica sublimazione. Il movimento vorticoso di Il Secondo Avvento di William Butler Yeats”

CINZIA BALDAZZI – “L’uomo e la ragione contro l’«empia natura». Riflessioni sulla Ginestra leopardiana”

 

Ricordiamo, inoltre, che il tema del prossimo numero della rivista al quale è possibile ispirarsi sarà

“L’ “io” in letteratura. Individualità e introspezione”. I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 20 Aprile 2020 uniformandosi alle “Norme redazionali” della rivista (http://rivista-euterpe.blogspot.it/p/norme-redazionali.html). È possibile seguire il bando di selezione al prossimo numero anche mediante Facebook, collegandosi al link: https://www.facebook.com/events/823533098100301/

 

Premio “Ciampi” conferito al poeta e artista performativo Aldo Piromalli

Articolo di Lorenzo Spurio 

62036444_1608203175982192_40656821848899584_nSabato 18 gennaio alle ore 16 presso Villa Mimbelli a Livorno, nel contesto della XX edizione del noto Premio “Ciampi” indetto dall’omonima Associazione Culturale “Premio Ciampi”, verrà premiato il poeta e artista romano (da decenni ad Amsterdam) Aldo Piromalli – autore dell’irriverente e sdegnata “Affanculo” interpretata al Festival di Castelporziano nel 1979, il Woodstock italiano – segnalato alla commissione dall’artista Dora García.

A ricevere per lui il premio saranno alcuni esponenti del panorama culturale letterario, tra critici che negli ultimi anni hanno mantenuto contatti con Piromalli e approfondito la sua arte, dedicandogli anche volumi e studi. Ritireranno il premio conferito al poeta nato nella borgata operaia romana del Tufello nel 1946, Giulia Girardello, che ha pubblicato il volume Se io sono la lingua. Aldo Piromalli e la scrittura dell’esilio (2013), Alessandro Manca, che ha curato la fondamentale antologia generazionale italiana su un periodo poco trattato dalla critica canonica: I figli dello stupore. La Beat Generation italiana (2018) dove Piromalli risulta inserito e antologizzato e Mattia Pellegrini. A chiudere l’evento una performance musicale scritta da Piromalli eseguita da Marco Lenzi.

Recentemente il sottoscritto ha dedicato un ampio saggio sull’opera poetica e artistica del poliedrico Piromalli, noto come beat della scena romana nonché vicino ai provos olandesi, dal titolo “Tra la Contestazione degli anni ’60/’70 e l’esperienza della mail art: Aldo Piromalli” pubblicato sul n°29 della rivista di poesia e critica letteraria Euterpe a Luglio 2019. A compendio del saggio, oltre ad alcuni scatti giovanili in bianco e nero di Piromalli gentilmente concessi dal cognato Mattia Camellini, una scelta di sue poesie inedite.[1]

Il Premio “L’Altrarte”, meglio noto semplicemente come “Pietro Ciampi”, porta il nome del celebre artista livornese Pietro Ciampi, ricordato per aver “rotto” con una certa tradizione melodica italiana; annualmente viene attribuito a insigni esponenti del mondo cantautorale e non solo, fino a toccare varie sezioni artistiche del campo visivo come il teatro, il cinema, la letteratura, aspetti che contraddistinsero la passione dello stesso Ciampi.

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[1] In un precedente numero della stessa rivista il sottoscritto aveva riportato l’intervista concessa da Aldo Piromalli: “Intervista al poeta beat e poliedrico artista Aldo Piromalli”, Euterpe, n° 23, Giugno 2017.

Il bando del IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” (scadenza 30-09-2020)

Art. 1 – ORGANIZZAZIONE

Viene bandita la nona edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato, fondato e presieduto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.

Art. 2 – PATROCINI MORALI

Il Premio è patrocinato dalla Regione Marche, dall’Assemblea Legislativa della Regione Marche, dalla Provincia di Ancona e dai Comuni di Jesi, Ancona e Senigallia.

Art. 3 – PARTNERSHIPS

Il Premio gode del sostegno e della collaborazione esterna (partnership) di alcune enti e associazioni culturali che condividono gli intenti di promozione e diffusione della cultura e le finalità del concorso: Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, Associazione “Le Ragunanze” di Roma, Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina, Associazione “Arte per Amore” di Seravezza (Lucca), Associazione “L’Oceano nell’anima” di Bari, Associazione “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (Monza-Brianza), Associazione “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo), Associazione “Poesia & Solidarietà Onlus” di Trieste, AlmanHaiku e Wiki-Poesia.

Art. 4 – REQUISITI FONDAMENTALI

Si può partecipare sia con opere edite che inedite. Qualora l’opera sia edita è necessario indicare nella scheda di partecipazione il riferimento bibliografico completo dove è precedentemente apparsa (titolo opera, casa editrice, luogo e anno di pubblicazione). L’organizzazione è sollevata da qualsiasi problematica, disguido e controversia possa nascere nel caso in cui l’autore presenti la sua opera come inedita quando, in realtà, essa, alla data d’invio della partecipazione al premio, è edita.

Art. 5 – NORME DI ESCLUSIONE

a)   L’opera non deve aver ottenuto un premio da podio (1°, 2°, 3° premio assoluto o ex aequo) in un precedente concorso al momento dell’invio della propria partecipazione, pena l’esclusione. Se la singola opera fa parte di una silloge, mini raccolta o raccolta che è risultata premiata con un premio da podio potrà essere inviata ma non dovrà avere il medesimo titolo della silloge, mini raccolta o raccolta premiata, pena l’esclusione.

b)   I vincitori del 1° premio assoluto dell’edizione precedente di codesto Premio (anno 2019) non potranno concorrere nella medesima sezione di riferimento, pena l’esclusione.

c)   È fatto divieto ai Soci Fondatori e ai Soci Onorari dell’Associazione Culturale Euterpe, ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio, ai Presidenti delle Associazioni partner e ai vincitori di Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del premio prenderne parte, pena l’esclusione.

Art. 6 – MINORENNI

I minorenni partecipano a titolo gratuito. Per la loro iscrizione è necessario che la scheda dati venga firmata in calce da un familiare (indicando tra parentesi il legame di parentela) o da un curatore o chi ne fa le veci. Si rammenta che le opere dei minorenni verranno valutate al pari di quelle degli adulti nelle  medesime sezioni di riferimento e che la loro valutazione non avverrà secondo una graduatoria a parte, non essendo dedicata una specifica sezione alla partecipazione di minori e giovanissimi.

Art. 7 – SEZIONI A CONCORSO

Il Premio è articolato in dieci sezioni identificate dalle lettere dell’alfabeto. Il partecipante può prendere parte a una o più sezioni.

SEZIONE A – POESIA IN ITALIANO: Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua italiana a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTOSi partecipa con un massimo di tre poesie in dialetto a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di dialetto o di zona nel quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZIONE C – POESIA IN LINGUA STRANIERASi partecipa con un massimo di tre poesie in lingua straniera a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Si considerano lingue straniere tutti quegli idiomi vivi caratteristici degli stati nazionali e federali nonché i patois e le lingue minoritarie che contraddistinguono un popolo. Non si accetteranno opere in lingue artificiali o in codici che non hanno un uso reale o non peculiari di una realtà geopolitica concreta riconosciuta dalla comunità internazionale. Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di lingua o alla zona nella quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZIONE D – POESIA RELIGIOSA: Si partecipa con un massimo di tre poesie a tema religioso in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZIONE E – PROSA POETICA: Si partecipa con un testo in prosa (no versi) che non superi 1 cartella editoriale pari a 1.800 battute complessivi (spazi compresi) in cui l’elemento narrativo rappresenti un aspetto marginale e secondario a beneficio degli elementi più marcatamente riflessivi e descrittivi che possano far risaltare gli aspetti emozionali e sensoriali dando sfogo alla propria interiorità prediligendo composizioni costruite su un piano lirico di chiaro impatto. Non saranno conformi a tale sezione racconti canonicamente intesi fondati prevalentemente sulla costruzione del personaggio (fiction) o la narrazione di episodi.

SEZIONE F – LIBRO EDITO DI POESIASi partecipa con un solo libro di poesia pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume, dall’editore o dal (riconosciuto) erede letterario dell’autore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Si accettano anche libri di poesie in dialetto o in lingua straniera (con traduzione a fronte), di haiku e libri di poesia corredati da immagini (foto e quadri) e antologie (in questo caso si leggano le specifiche sotto). Si accettano, altresì, libri di poesie di autori scomparsi, inviati da parenti, amici, centri culturali ed editori. Verranno in questo caso considerati, in caso di valutazione positiva della Giuria, per un Premio speciale o “Alla memoria”. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file originale in formato .doc, .docx o .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee.

Specifiche per la partecipazione con antologie e opere di AA.VV.

Si partecipa con un’antologia poetica (di qualsiasi tipo e composizione, tranne le antologie dei premi letterari) pubblicata con una casa editrice o auto-prodotta dotata di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore principale, dal curatore, dall’editore o da uno degli autori inseriti. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file digitale in formato .doc, .docx, .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee. Qualora il partecipante sia uno degli autori inseriti e non il curatore dell’antologia, il partecipante dovrà informare previamente della sua volontà di partecipare al premio il curatore del volume e dovrà tenerlo aggiornato sull’andamento del concorso e l’esito. Il partecipante sarà l’unico responsabile in materia di comunicazioni con il curatore dell’antologia per tutte le fasi relative del Premio, non potendo il curatore/editore nulla imputare all’organizzazione del Premio.

SEZIONE G – HAIKUSi partecipa con un massimo di tre haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana in forma anonima.

SEZIONE H – VIDEO-POESIASi partecipa con una video-poesia che dovrà essere inviata solo con una delle due possibilità: 1) caricandola sul sito online YouTube e fornendo nella mail di partecipazione il link del video. In questo caso l’utente non deve assolutamente apportare modifiche al video né cambi di URL per tutta la durata di svolgimento del premio, pena la squalifica; 2) allegando il video (soli formati .avi, .mp4, .wmv) mediante il sito di trasferimento dati gratuito WeTransfer. Non verranno considerati validi altri sistemi di trasmissione delle opere. Non dovranno essere mandati video nei quali siano impiegate canzoni, basi e melodie d’accompagnamento che siano brani tutelati/iscritti alla SIAE. Nella scheda di partecipazione l’autore deve dichiarare di avere utilizzato per la produzione del video materiali (foto, video, musiche) propri o di dominio pubblico o, laddove siano opere di terzi, di aver ottenuto le necessarie liberatorie per l’utilizzo, sollevando l’Associazione Culturale Euterpe da qualsivoglia responsabilità.

SEZIONE I – CRITICA LETTERARIASi partecipa con una recensione, o un testo critico o un’analisi dell’opera, o un approfondimento, o un articolo, o un saggio letterario su un’opera poetica classica o contemporanea della letteratura italiana o straniera (comprensiva su autori esordienti) in forma anonima. Si potranno inviare anche note di lettura, prefazioni, postfazioni e note critiche all’interno di un volume (in questo caso esso dovrà essere corredato dei dati bibliografici) e recensioni. L’opera potrà focalizzarsi sull’analisi di una singola poesia o di più testi, di una silloge, di un libro o più, o dell’intera produzione poetica di un dato autore. Tale testo non dovrà superare le quattro cartelle editoriali pari a 7.200 battute complessive (spazi compresi), senza conteggiare il titolo, le eventuali note a piè di pagina e la bibliografia (consigliata).

Sezione L – LIBRO EDITO DI SAGGISTICA SULLA POESIA: Si partecipa con un solo libro di saggistica / critica letteraria (saggio, volume critico, approfondimento, monografia, tesi di laurea pubblicata) su qualsiasi aspetto relativo alla poesia, sia locale, nazionale che internazionale, pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume e dall’editore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file originale in formato .doc, .docx o .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee.

Art. 8 – CONTRIBUTO:

Per prendere parte al Premio è richiesto un contributo di € 10,00 a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo. Gli associati dell’Associazione Culturale Euterpe regolarmente iscritti all’anno di riferimento (2020) hanno diritto a uno sconto del contributo pari al 50% per sezione.

Bollettino postaleCC n° 1032645697

Intestazione: Ass. Culturale Euterpe – Jesi – Causale: IX Premio di Poesia “L’arte in versi”

Bonifico bancarioIBAN: IT31H0760102600001032645697

BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX (per pagamenti dall’Estero)

Intestazione: Ass. Culturale Euterpe – Jesi – Causale: IX Premio di Poesia “L’arte in versi”

Contantinel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti, ben occultata all’interno del plico.

Art. 9 – SCADENZA E INVIO

La scadenza di invio dei materiali (opere, scheda di iscrizione compilata e ricevuta del contributo versato) è fissata al 30 settembre 2020. I materiali dovranno pervenire in forma digitale (per le opere esclusivamente in formato .doc; per gli altri materiali anche in formato .pdf o .jpg) alla mail premiodipoesialarteinversi@gmail.com indicando come oggetto “IX Premio di Poesia “L’arte in versi” – 2020”. In alternativa, l’invio può avvenire in formato cartaceo; in questo caso fa fede la data di spedizione. Il plico dovrà essere inoltrato a:

IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

Associazione Culturale “Euterpe”

c/o Dott. Lorenzo Spurio

Via Toscana n°3

60035 – Jesi (Ancona)

Le sezioni F (Libro Edito di Poesia), H (Video-Poesia) e L (Libro Edito di Saggistica) prevedono modi diversi di invio delle proprie opere. Per prendere visione delle modalità, si rimanda al precedente art. 7 del bando.

 

Art. 10 – ELABORATI

Le opere a concorso non verranno in nessun modo riconsegnate. Per quanto concerne le sezioni F (Libro edito di poesia) e L (Libro edito di saggistica) le copie dei volumi partecipanti verranno donate alla Biblioteca del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna e ad altre biblioteche. Una copia rimarrà nell’Archivio dell’Associazione Culturale Euterpe.

Art. 11 – MOTIVI DI ESCLUSIONE DELLA PROPRIA OPERA

Saranno esclusi dalla Segreteria le partecipazioni che non saranno considerate conformi al bando ovvero le opere che:

a)      riportano nome, cognome, soprannome dell’autore, il motto o altri segni di riconoscimento o di possibile attribuzione dell’opera (con eccezione delle sezioni F,H,L).

b)      sono risultate vincitori di un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso;

c)      appartengono ad autori che hanno vinto il 1° premio assoluto nella medesima sezione nella precedente edizione del Premio;

d)      appartengano ad autori che sono stati premiati con Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del Premio.

e)      presentano elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici, partitici e politici;

f)       appartengono ai soci fondatori e onorari dell’Associazione Culturale Euterpe; ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio; ai Presidenti delle Associazioni che collaborano esternamente;

g)      sono giunte prive della scheda dei dati personali e/o del contributo di partecipazione e/o dei testi con i quali s’intende partecipare, e/o con la scheda di partecipazione illeggibile e/o non completata in ogni campo, e/o con modalità non conformi a quanto richiesto dal bando, e/o oltre i termini di scadenza.

Art. 12 – COMMISSIONE DI GIURIA

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni, sono costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti ed esponenti del mondo culturale e letterario: Cinzia Baldazzi, Stefano Baldinu, Fabia Binci, Stefano Caranti, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Cinzia Demi, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Alessandro Ramberti, Antonio Sacco, Rita Stanzione e Michela Zanarella. La Giuria è presieduta da Michela Zanarella. Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

Art. 13 – PREMI

Per ciascuna sezione saranno assegnati tre premi da podio: 1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass. Culturale Euterpe anno 2021; 2°/ 3° Premio: targa, diploma e motivazione. La Giuria attribuirà il Premio del Presidente di Giuria, il Premio della Critica, il Trofeo “Euterpe”, il Premio “Picus Poeticum” (alla migliore opera di un autore marchigiano), il Premio ASAS (alla migliore opera in siciliano), il Premio “Le Ragunanze” (alla migliore opera sulla natura), il Premio “L’Oceano nell’Anima” (alla migliore opera con ambientazione classica), il Premio “Arte per Amore” (alla migliore opera a tema amoroso), il Premio “Il Faro” (alla migliore opera sul mare), il Premio “Africa Solidarietà” (alla migliore opera sul multiculturalismo), il Premio “Poesia & Solidarietà” (alla migliore opera sulla legalità e solidarietà). Fuori concorso verranno assegnati i Premi Speciali “Alla Memoria”, “Alla Cultura” e “Alla Carriera” a insigni poeti del nostro Paese.

La Giuria potrà proporre ulteriori premi, indicati quali “Menzione d’onore”, ad altrettante opere meritorie non rientrate nei premi da podio.

Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi numericamente congrua o qualitativamente significativa per una sezione, l’organizzazione si riserva di non attribuire determinati premi.

Tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo verranno pubblicate nell’antologia del Premio, disponibile gratuitamente il giorno della premiazione.

Art. 14 – RESPONSO

Il responso della Giuria sarà inviato per e-mail a tutti i partecipanti. A tutti i partecipanti verrà inviato il verbale di Giuria a mezzo e-mail. Esso verrà pubblicato sul sito dell’Associazione Culturale Euterpe (www.associazioneeuterpe.com) e sui siti www.literary.it e www.concorsiletterari.it I risultati e i testi vincitori della sezione haiku saranno pubblicati sul portale “Alman Haiku” – Annuario Italiano degli Haiku Premiati all’indirizzo www.almanhaiku.blog Non si darà seguito a richieste in merito a posizionamenti e punteggi ottenuti, analisi estetico-valutative né a commenti critici sulle proprie opere presentate.

Art. 15 – PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione, qualora le condizioni sociali e le normative governative lo consentiranno, si terrà a Jesi (AN) nella primavera del 2021. A tutti i partecipanti verranno fornite con preavviso le informazioni inerenti alla data e al luogo di premiazione. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia per ritirare il premio; qualora non possano intervenire hanno facoltà di inviare un delegato. In questo caso, la delega va annunciata a mezzo mail, all’attenzione del Presidente del Premio entro una settimana prima dalla cerimonia di premiazione all’indirizzo presidente.euterpe@gmail.com. Non sarà possibile delegare membri della Giuria. Non verranno considerate le deleghe annunciate in via informale a mezzo messaggistica privata di Social Networks né per via telefonica. I premi non ritirati personalmente né per delega potranno essere spediti a domicilio mediante Poste Italiane, previo pagamento delle relative spese di spedizione a carico dell’interessato, con eccezione dei premi rappresentati da targa oro 24kt che dovranno essere ritirati necessariamente dal vincitore o delegato il giorno dell’evento. In nessuna maniera si spedirà in contrassegno.

Art. 16 – PRIVACY

Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) che li utilizzerà per i fini inerenti al concorso in oggetto e per tutte le iniziative culturali e letterarie organizzate dalla stessa.

Art. 17 – ULTIME

Il presente bando di concorso consta di diciassette articoli compreso il presente. La partecipazione al concorso implica l’accettazione tacita e incondizionata di tutti gli articoli che lo compongono.

 

 

Dott. Lorenzo Spurio

Presidente del Premio

Presidente Ass. Euterpe

 

Dott.ssa Michela Zanarella

Presidente di Giuria

 

 

 

INFO:

www.associazioneeuterpe.com – ass.culturale.euterpe@gmail.com

PEC: ass.culturale.euterpe@pec.it

Tel. (+39) 327 5914963 – Anche Sms e WhatsApp

Segreteria del Premio: premiodipoesialarteinversi@gmail.com

 

 

 

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

La scheda si compone di 2 pagine. È fondamentale che sia compilata in ogni spazio, pena l’esclusione.

 

Nome/Cognome __________________________________________________________________

 

Nato/a a ____________________________________________ il__________________________

 

Residente in via __________________________________________________________________

 

Città _____________________________ Cap ___________________Provincia_______________

 

Tel. _______________________________________ E-mail _______________________________

 

Partecipo alla/e sezione/i:

 

 A  Poesia in italiano 

 

 B – Poesia in dialetto specificare dialetto: _________________________________________________)

 

 C – Poesia in Lingua Straniera specificare lingua: __________________________________________)

 

 D – Poesia religiosa

 

 E – Prosa poetica

 

 F – Libro edito di poesia

 

 G – Haiku

 

 H – Video-poesia

 

 I – Critica Letteraria

 

 L – Libro edito di saggistica

 

Per le sezioni A, B, C, D, E, G, H, I indicare il titolo delle opere, specificando vicino se sono EDITE o INEDITE e, nel caso di EDITE, dove sono precedentemente comparse.

Per le sezioni F, L specificare il titolo del libro, casa editrice e anno.

Per la sezione G, essendo gli haiku privi di titolo, non dovrà essere indicato niente.

Per la sezione H specificare il titolo della video-poesia e di eventuali nomi di regista, musiche e voce recitante. Musiche, canzoni, brani usati non devono essere iscritti/tutelati dalla SIAE.

 

___________________________________________________________________________________________

 

___________________________________________________________________________________________

 

___________________________________________________________________________________________

 

___________________________________________________________________________________________

 

 Data_____________________________________ Firma ___________________________________

L’autore è iscritto/ tutelato dalla SIAE?                                Sì                  No

 

I testi presentati al concorso sono depositati alla SIAE?      Sì                  No

 

Se Sì indicare quali testi ______________________________________________________________

 

_____________________________________________________________________________________

 

______________________________________________________________________________________

 

DICHIARAZIONE PER I PARTECIPANTI DI TUTTE LE SEZIONI

  Dichiaro che le opere non presentano in nessuna forma elementi che possano rimandare a una lettura, interpretazione, collegamento e/o richiamo a impostazioni ideologiche di tipo razziste, xenofobe, denigratorie, pornografiche, blasfeme, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio o alla differenza e all’emarginazione, nonché di tipo politico, partitico o di ogni altra impostazione e fazione che possa richiamare un clima di violenza, lotta, incomprensione, intolleranza e insubordinazione, e che sono, comunque, l’unico responsabile sugli stessi sollevando gli organizzatori da qualsivoglia problematica o disputa possa sorgere.

 Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno. Dichiaro, pertanto, che essi non sono soggetti a D.A. (Diritti d’Autore) in quanto non ripresi da testi coperti da tutela di cui alla L. 22/04/41 n°633 e successive modificazioni e integrazioni.

 Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), organizzatrice di questo Premio, a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica del Premio senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) allo scopo del concorso in oggetto.

□ Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) per le iniziative, progetti ed eventi organizzati dalla stessa.

 

Data_____________________________________ Firma ___________________________________ 

 

 

DICHIARAZIONE PER PARTECIPANTI ALLA SEZIONE H

 

   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di non aver fatto uso di brani, musiche, canzoni, melodie iscritte/tutelate dalla SIAE nella mia video-poesia.

   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di aver fatto uso, nell’elaborazione della video-poesia di immagini/video/suoni di mia proprietà o di dominio pubblico o, laddove abbia usufruito di materiali di terzi, di aver provveduto a richiedere relativa liberatoria degli autori per l’autorizzazione a usarli nell’elaborazione del video, sollevando l’Organizzazione da qualsiasi disputa possa nascere in merito all’attribuzione di paternità dei componenti della video-poesia.

 

Data_____________________________________ Firma ___________________________________

Premio alla Memoria a Gian Mario Maulo (1943-2014), la motivazione del conferimento avvenuto il 10/11/2018 a Jesi

A continuazione viene riportata la motivazione di conferimento del Premio Speciale “Alla Memoria” attribuito al poeta Gian Mario Maulo (1943-2014)  conferito in data 10 novembre 2018 a Jesi (AN) presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni in seno alla premiazione della VII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto da Lorenzo Spurio e organizzato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi:

La figura di Gian Mario Maulo è stata più spesso e in ben più ampie circostanze legata prevalentemente al suo impegno pubblico che lo ha visto rivestire vari incarichi a rappresentanza e difesa della collettività, primo tra tutti quello di Sindaco di Macerata. Pur tuttavia la dedizione che Maulo ha mostrato nei confronti della letteratura è stata una costante se si pensa la sua decennale professione di insegnante del noto Istituto Tecnico “Ricci” di Macerata dove, proprio grazie a lui, fu possibile l’introduzione di un nuovo percorso di studio, il socio-pedagogico.

Il poeta Maulo, forse riscoperto in quanto tale un po’ tardivamente dall’opinione pubblica, ha rappresentato una voce indistinguibile e necessaria dell’ampio campionario di cui questa terra feconda e multiforme che è la Regione Marche. Se di quella cosiddetta fioritura di poeti marchigiani degli anni ’70 – ’80 (Garufi, Mancino, Pigliacampo, Berti Sabbieti) Maulo fu ai margini questo non significa che non condivise con gli stessi autori la potenzialità della parola, per lui una confidente necessaria delle sue giornate. Una poetica imbevuta di religiosità dove si percepisce l’animo di meraviglia verso il Creato, attento nel donare luce con le parole anche quando la speranza sembra imboccare un vicolo cieco. Eppure Gian Mario, anche nei momenti di difficoltà e di apparente buio, ha saputo colloquiare con la vita, trasmetterne un senso, incanalare emozioni autentiche in forma originale ed elegante. Il riconoscimento alla sua opera poetica e di uomo di cultura è motivo per ricordarne l’organicità dei ragionamenti e l’afflato sensoriale di tanti begli affreschi di vita vissuta con pienezza.

Lorenzo Spurio

Presidente del Premio 

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Da sinistra: Michela Zanarella (Presidente di Giuria), Lorenzo Spurio (Presidente del Premio) e Anna Rita Lucchetti (moglie di Gian Mario Maulo)

 

Una scelta di testi poetici dell’autore sono stati pubblicati nella antologia del Premio assieme alla summenzionata motivazione del Premio e alla nota bio-bibliografica che segue. 

maulo2_web.jpgGian Mario Maulo nacque a Montecosaro (MC) nel 1943. Ultimo di quattro figli di una famiglia contadina, completò gli studi classici conseguendo, presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, la Licenza in Filosofia nel 1965 e, in seguito, la specializzazione triennale in Teologia nel 1969. Nel 1974 a Macerata, presso il locale Ateneo, ampliò la sua formazione accademica laureandosi in Filosofia con una tesi dal titolo “La Teologia della speranza di Jürgen Moltmann e la sua matrice filosofica”.

Iniziò la carriera dell’insegnamento come professore di religione a Roma. Abilitatosi in seguito in Scienze Umane e Storia insegnò nella provincia di Macerata filosofia, storia, psicologia, sociologia e pedagogia. Nel 1985 divenne docente titolare della cattedra di Scienze Umane e insegnò presso l’attuale I.I.S. “Matteo Ricci” di Macerata sino al suo pensionamento giunto nel 2008. Fu parte sempre attiva della vita dell’Istituto, si adoperò per la creazione di nuovi indirizzi sperimentali e si batté in particolare per l’istituzione di una Magistrale Statale di cui la città era al momento priva. Nacque così nel 1988 il Sociopedagogico, corso sperimentale che intendeva proporsi come un Magistrale aggiornato, valido anche per una formazione di base per operatori sociali ed educatori. Il corso, che rispondeva a un’effettiva esigenza sociale, vide da subito un ampio afflusso di popolazione scolastica. Collegate alle sua funzione di docente furono anche la partecipazione, come membro di commissione, al concorso a cattedra di Filosofia e Scienze Umane (Ancona 1990) e la docenza in quattro corsi di abilitazione per Scienze Umane (Macerata 1999-2002). Parallelamente, dal 1986 al 1993, svolse l’incarico di Giudice Esperto di Scienze dell’Educazione presso il Tribunale di Sorveglianza delle Marche.

Protagonista attento della vita culturale di Macerata, partecipe del rinnovamento politico che vide protagonista la società civile, dal 1993 al 1997 fu Sindaco della città, il primo sindaco eletto direttamente dai cittadini. Successivamente fu consigliere comunale e, dal 2005 al 2010, ricoprì la carica di Presidente del Consiglio Comunale. Anche nell’amministrazione della cosa pubblica mise in evidenza criteri innovativi e doti di realismo politico finalizzate al rinnovamento e arricchimento del patrimonio culturale, architettonico e urbanistico della città. Aperto alle esigenze e alle proposte dei cittadini, predilesse il dialogo e il confronto propri di una politica partecipata e attenta alle necessità locali. Di lui la città di Macerata “ricorda con riconoscenza l’integrità morale dell’uomo e del politico e l’altro contributo offerto per il bene della collettività attraverso gli insegnamenti e le opere, sempre animati da passione civile e impegno sociale” (Targa commemorativa del Comune di Macerata, inaugurata il 10 novembre 2014). Continuamente presente nel dibattito culturale, si segnalò per numerosi articoli e interventi su riviste, giornali e radio (inclusa la RAI, rubrica Zapping) e soprattutto per la pubblicazione di diverse opere in prosa e poesia.

Fu quest’ultima la sua vera compagna di tutta la vita: poesia come bisogno assoluto dell’anima e partecipazione di immagini, sentimenti, emozioni. Poesia come riflessione sulla vita e sull’oltre-vita, come messaggio individuale e insieme totalizzante, “un percorso dell’andare umano alla ricerca del senso nascosto del sapere e nell’amare, nel vivere e nel morire, nell’inquietudine e nella finitudine che scava senza sosta il cuore e la mente di noi mortali” (dalla introduzione di Dialogo sulle orme di Li Madou del 2010 a cura di Carlo Di Cicco).

Per la poesia pubblicò Tu che vieni (1981), Quando nasce la luce (1983), Settimo giorno (1989 – finalista al Premio “Carducci”), Tempo di attesa (2000 – premio Nazionale “D’Annunzio”), Le colline e il mare (2008), Dialogo sulle orme di Li Madou (2010), Dove si posano le ombre (2016, postumo). Per la prosa pubblicò Una scuola aperta all’Europa. Istituto Tecnico “Matteo Ricci” 1912-1992 (1992), L’ITAS “Matteo Ricci”: ieri, oggi, domani (2006), in collaborazione con colleghi dell’Istituto; Diario laico. Saggio sul Cristianesimo di Provincia (1995). È deceduto a Macerata nel 2014.

 

Nota: La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore. 

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