“Argonauti 2.0 – Un laboratorio di poesia al tempo delle restrizioni sociali” – un progetto di Francesca Innocenzi

Articolo di Francesca Innocenzi[1]

Ho sempre guardato con una certa diffidenza alle iniziative organizzate per la Giornata Mondiale della poesia, probabilmente per un’istintiva avversione nei confronti di ricorrenze che impongono un crisma istituzionale e mondano a quanto è per sua natura spontaneo e inafferrabile. Ma quest’anno, in piena emergenza Covid 19, mi è sembrato che un evento pensato ad hoc per il 21 marzo potesse avere un’inedita ricchezza di significato, avvicinando virtualmente persone fisicamente distanti, accomunate da una più che mai stringente volontà di esprimersi e comunicare tramite la scrittura poetica. Così nasce l’idea di un mini-laboratorio di poesia via WhatsApp, gratuito, aperto a un massimo di quindici partecipanti. Attraverso un veloce passaparola viene creato un apposito gruppo, battezzato Argonauti 2.0, formato da nove poeti di varie regioni della penisola (Toscana, Marche, Lazio, Sicilia), disposti a mettersi in gioco con apertura mentale e curiosità, al di là del disagio e dell’apprensione del momento.

Alle nove di sera di sabato 21, come da accordi, ha inizio il laboratorio con la partecipazione di Ambra, Ilaria, Laura, Liliana, Lucia B., Lucia T., Luigi Pio, Maddalena, Michela. Dopo un rapido giro di presentazioni, chiedo agli Argonauti di postare la foto di uno dei due oggetti che avevo precedentemente chiesto di fotografare. Ciascuno carica l’immagine di un oggetto attinente la sfera del quotidiano ed è invitato a raccontarlo brevemente. L’obiettivo è favorire narrazioni scaturite dall’interscambio tra mondo esteriore ed interiore, che saranno rielaborate successivamente in forma poetica. In seguito, ogni partecipante inserisce la sua seconda foto e dovrà provare a raccontare l’oggetto di un altro, a sua scelta.

dipinto argonauti

Grazie all’interazione e all’ascolto reciproco – fondamentali in un gruppo, sia pur virtuale – ci si rispecchia nell’alterità ed emergono recondite parti sé, subito lasciate andare nella corrente inesausta del racconto. Dopo alcuni minuti propongo la lettura della poesia “Nostalgia” di Ungaretti e chiedo di scrivere un sintetico commento evocativo. Gli Argonauti sono concordi nel trovare questi versi intensi e toccanti, particolarmente calzanti al periodo attuale; nella tragedia dell’uomo al fronte, la fugacità di un incontro rivive grazie alla potenza del ricordo, tra solitudine e vicinanza, resistenza ed abbandono.

Si prosegue con una visualizzazione guidata: accompagnati, se vogliono, da un brano musicale rilassante, i poeti si immagineranno immersi nella natura, accanto ad una persona per loro importante, al momento lontana; ora potranno toccarla, parlarle, e infine congedarsi da lei, per ritornare al presente e raccontare l’esperienza. A questo punto accade qualcosa. Michela deve interrompersi a causa di una telefonata urgente: un collega di sua sorella è risultato positivo al Coronavirus. Ci stringiamo idealmente intorno a lei, testimoniando un identico sentire, il desiderio di trovarsi uniti oltre le distanze, che è ciò che ci ha condotti qui. «Anche io ho ricevuto la stessa notizia di una persona poco fa», scrive Laura. E Luigi Pio aggiunge: «Ho un amico positivo a Milano. Mio fratello lavora lì. Pensiamo a un’altra vicinanza, a un’altra connessione, la poesia». Ed è alla poesia che si tenta di tornare.

Svolgiamo insieme l’esercizio di visualizzazione, al termine ognuno riporta il proprio racconto. Ma ormai il mondo di fuori ha rotto gli argini. Sono le undici, giunge notizia che il presidente Conte sta per parlare in televisione. Mi sale alla gola un groppo di ansia, sono giorni drammatici, i contagi sono alti. Mi passa per la testa che potrebbero costringermi a fare il tampone, che forse sono malata senza saperlo. Faccio la spola tra il televisore in cucina e il telefono al piano di sopra, dove la connessione funziona meglio. «Stanno chiudendo le imprese, tutto» dice Laura. Percepisco di non essere sola, e lo capisco grazie a questa irruzione imprevedibile e spontanea, che scandisce l’irripetibilità di quanto stiamo attraversando.

Intanto gli Argonauti completano l’operazione alchemica, il materiale abbozzato da un magma polimorfo si fa verso, diventa poesia. L’incontro volge al termine, è tardi, si stacca per andare a dormire. Ci salutiamo con la promessa di risentirci l’indomani mattina per una breve restituzione; così sarà. Ma, passata la mezzanotte, qualcuno continua a scrivere nel gruppo, come a riannodare la matassa delle idee. Si parla di sincronicità, di connessioni, di come, in fondo, il virus sottolinei l’inconsistenza di barriere tra i popoli e tra individui che troppo spesso si reputano isole, monadi separate, estranee, nemiche.

In una fase dell’esistenza in cui gli strumenti tecnologici sono i veicoli privilegiati per i contatti con l’esterno, questo laboratorio di poesia via WhatsApp mi ha indotto alcune riflessioni. Indubbiamente la presenza fisica, il contatto oculare, i suoni, gli odori, gli abbracci, restano insostituibili. Eppure la mancanza delle usuali modalità comunicative può far scoprire energie sottili, collegamenti invisibili, impalpabili e segreti, che siamo portati a non considerare affatto. Un incontro virtuale, meno rigidamente strutturato, lascia spazio all’imprevedibile, all’imponderabile che si fa terreno fertile per ogni umano germoglio, come per la poesia.

Sono trascorsi quaranta giorni da quella serata di inizio primavera così diversa. Oltre le finestre delle nostre case, oltre i portoni che per molti si stanno aprendo, s’intravede una schiarita, che è presto per suggellare come rinascita. Il gruppo Argonauti 2.0 continua il suo cammino: proprio oggi è stata avanzata l’idea del nostro terzo incontro. Un grazie di cuore a questi compagni di viaggio per il circuito di pensieri, emozioni, parole, che costantemente si rinnova, fiume gentile che scorre e rimane nel solco di una condivisione sincera.

FRANCESCA INNOCENZI

Maggio 2020

 

 

Testi del laboratorio Argonauti 2.0

 

Con le venalità dell’esistenza

la sindrome d’infinito

si fonde

e vigore le infonde

necessario per traguardare l’oggi

intenti su se stessi restando.

Sono le emozioni

recepite e trasmesse

ad evolvere

il vissuto connettivo

di ciascun essere.

(Lucia Bonanni)

 

Ero come un luogo

Sì, uno spazio aperto

Erano donne

I loro versi

Sì, le udivo

E come ogni singola cellula

E come ogni singola sillaba

Creavano insieme una poesia

Ero connesso con loro

Ero lontano, ma

molto vicino

Le udivo bene

Sentivo di vivere

Poiché loro cantavano

Ero forse il canto, quindi?

(Luigi Pio Carmina)

 

Così si scompare fra gli occhi

nominando le stelle

perché della pelle non resti che l’ombra

su gangli e sospiri.

(Ambra Dominici)

 

In questa valle mi hai chiesto: È questo il paradiso?

Ed io balbettando ti rispondo: “Sì il nostro paradiso!”

E così tra i pensieri si è aperto un varco…

Abbiamo immaginato il futuro…

E qualcosa nell’universo ha risposto… Perché sincero era il mio grido d’amore…

E tu finalmente hai ascoltato…sarò lì quel giorno a tenerti stretta per mano…

(Liliana Manetti)

 

Nell’ora del tramonto.

Girovago,

nudo

Con addosso solo l’ombra dei tuoi amati, vaghi.

Vaghi nei ricordi del età più giovane,

Quando l’equilibrio e la quiete tra gli spinosi rovi facilmente trovavi.

Ora vecchio, statico

Come stalattite

in fondo a infernali pentimenti,

confinato nei ricordi sotto i raggi teneri del tramonto

Cadi.

(Maddalena Panichelli)

 

Dove,

Inarrivabile sguardo cerchi

Più avanti,

Invincibile destino mi porti.

Piccoli passi

Pervasi d’ansia

S’addentrano in pericolosi pensieri

E ieri e oggi

Lontani e diversi

Profumano di speranza e calore

(Michela Romei)

ATTIMI

Il desiderio scivola addosso,

silenzioso e

lentamente

divora ogni poro della pelle e

nella mente annega ogni pensiero

cosicché solo ciò che è emozione

può essere vissuto

in quei brevi ed intensi attimi

di me e di te,

di noi persi in stille

di incommiserato piacere.

(Ilaria Romiti)

 

S’è rovesciato il mondo:

nulla è più di quel pallido azzurro

in un mattino che appare ormai lontano

tutto affonda in questo torbido silenzio

e le parole confuse

come le sagome nell’acqua

si fanno ombre tra di noi

e le paure, immoti spettri

come confini rossi

ci dividono.

(c’era una panchina, sì, da lì guardavamo il cielo)

 (Lucia Tozzi)

 

Non sono mura di mattoni,

steccati, barriere,

porte sigillate,

frontiere inanimate,

ma pelle, carne, sangue.

il limite,

ché se potessi

uscire da me,

andrei a vedere

domani,

la forma della vita verde,

che si riprende tutto

regalando respiri.

(Laura Trappetti)

 

 

[1] Una versione ridotta del presente articolo è precedentemente apparsa sulla rivista cartacea Il Mangiaparole, n°9, gennaio/marzo 2020, p. 55. L’articolo viene pubblicato sul presente blog nella sua forma completa dietro consenso e autorizzazione da parte dell’autrice che non avrà nulla a pretendere al gestore del blog all’atto della pubblicazione né in futuro. L’utilizzo del grassetto nel corpo del testo è a cura del gestore del blog mentre la scelta dell’immagine di accompagnamento (il quadro dal titolo “Il vascello degli Argonauti” del pittore Lorenzo Costa) è stata effettuata dall’autrice dell’articolo. Eventuali riproduzioni del testo, sia in forma parziale che integrale, su qualsiasi supporto, non sono consentite a meno che l’autrice, interrogata, non ne abbia dato espressa autorizzazione.

Esce l’antologia “La parola oltre il tempo, oltre la pandemia” a cura di Massimo Pasqualone

Segnalazione a cura di Lorenzo Spurio

Il critico letterario e d’arte abruzzese Massimo Pasqualone (Chieti, 1971) negli ultimi mesi, in piena emergenza per Corona Virus, ha lanciato un’iniziativa editoriale volta a raccogliere una serie di poesie sul tema, e sull’emergenza sanitaria e sociale in atto, in un volume antologico. Ha preso piede, così, l’antologia dal titolo La parola oltre il tempo, oltre la pandemia alla quale hanno preso parte 115 poeti di tutta Italia. L’iniziativa, lanciata e coordinata dal prof. Pasqualone, s’inserisce all’interno delle tante attività culturali che l’Associazione Culturale Irdidestinazionearte di Francavilla al Mare (CH) porta avanti, su tutto il territorio nazionale – e non solo – da anni. Numerosi, infatti, gli impegni, tra mostre d’arte, presentazioni di volumi e conferimenti di premi speciali, alla cultura e alla carriera (come il noto Premio Kalos la cui premiazione era stata precedentemente prevista a Forte dei Marmi) che in questi mesi di lockdown l’Associazione in oggetto ha dovuto cancellare momentaneamente per poterli, in questi giorni, riprogrammare.

Si terrà, infatti, il prossimo 19 luglio la prima presentazione pubblica del volume che avverrà nei locali dell’anfiteatro comunale di Tollo, caratteristico comune del Chietino, alle ore 18. La presentazione verrà salutata quale vero e proprio lancio del volume collettaneo dinanzi a un pubblico che interverrà nel piccolo centro abruzzese per assistere anche alla cerimonia di Premiazione del prestigioso Premio “Kalos” che si terrà alle ore 19 presso il locale Teatro comunale.

Successive presentazioni del volume, qualora la situazione di emergenza sociale relativa al Covid-19 lo consentano, si terranno in vari altri luoghi che comprenderanno anche l’ambito Festival della Letteratura Neorealista delle Canarie (settembre) finanche il Premio “Adriatico” di Bucchianico, sempre in provincia di Chieti (ottobre) e, successivamente, nel capoluogo toscano nella cornice del già ben avviato Premio Internazionale “Ut pictura poesis – Città di Firenze” che Pasqualone ha fondato e presiede.

La selezione delle opere che figurano in antologia è stata meticolosamente approntata da un Comitato scientifico individuato dal medesimo prof. Pasqualone e ha visto l’inserimento degli autori (in ordine alfabetico): Marino Appignani, Carlo Barbarossa, Stefania Barile, Santina Bartolommei, Luigi Bernardi, Ecle Bonifacio, Andrea Buccini, Martina Anna Buffa, Laura Calderini, Teresa Capezzuto, Lilliana Capone, Margherita Casadei, Fabio Castrignano, Ersilia Daniela Cataldo, Milena Censori, Annalena Cimino, Luca Cipollone, Isabella Cipriani, Claudio Cirinei, Giulia Civita, Alberto Colazilli, Valerio Colonna, Giuliano Franco Commito, Alessandro Corsi, Giusy De Berardinis, Sandra De Felice, Silvana Del Carretto, Bernardino Dell’Aguzzo, Elvira Delmonaco Roll, Concezio Del Principio, Bakita Demonte, Augusto De Panfilis, Orlando De Pasqua, Mario De Santis, Carlotta Desario, Nico De Simone, Annamaria Dezio, Antonio Di Biase, Silvio Di Cecco, Assunta Di Cintio, Emilia Maria Di Federico,Pierlisa Di Felice, Alice Di Francescantonio, Romeo Di Francesco, Remo Di Leonardo, Annamaria Di Lorenzo, Paolo Di Menna, Mario Di Paolo, Massimo Di Prospero, Francesco Di Rocco, Maria T. Di Scipio, Umberta Di Stefano, Maria Daniela Falco, Monica Ferri, Ezio Forsano, Caterina Franchetta, Sabrina Galli, Alfonso Gargano, Lilla Giancaterino, Mauro Giangrande, Maurizio Gimigliano, Filomena Grasso, Elisabetta Grilli, Libera Grilli, Igor Issorf, Salvatore La Moglie, Roberto Lasco, Flora Lembo, Antonio Lera, Marisa Laura Levra Levron, Giulia Madonna, Rosa Mannetta, Vinia Mantini, Barbara Mariella, Maria Luisa Marini, Juela Marku, Matilde Menicozzi, Nina  Miselli, Lidia Mongiusti, Maria Mosca, Enza Nardi, Tonia Orlando, Aldo Palmas, Nicola Paolini, Maria Luisa Parca, Miriam  Pasquali, Monica Pelliccione, Giuseppe Pennella, Annita Pierfelice, Roberta Placida, Anna Polidori, Maria Tommasa Primavera, Annella Prisco, Maria Pia Putignano, Irma Radica, Paola Ranalli, Ireneo G. Recchia, Bruno Ricci, Manuela Roberti, Bianca Maria Romano, Anna Rossetti, Angela Rossi, Bruno Sambenedetto, Immacolata C. Sciarretta, Diana Scutti, Aurosa Sisi, Lorenzo Spurio, Eugenia Tabellione, Giusy Valori, Sandra Vannicola, Tiziano Viani, Ciro Giovanni Vittorio.

Nella ricca e suggestiva prefazione al volume del prof. Pasqualone (che ho avuto il piacere e l’onore di leggere in anteprima), dopo una pertinente citazione in esergo tratta dal saggista francese Alain Robbe-Grillet (1922-2008) nella quale si analizza la natura del “simbolo” e le sue valenze costitutive in letteratura nella forma della metafora, è possibile leggere: “credo che la letteratura sia una categoria del vivere quotidiano, letteratura intesa in questo senso come produzione di testi e allo stesso tempo come lettura di testi (l’uno include l’altro). Se, però, produrre significa comunicare, leggere significa comprendere ed interpretare: l’esegesi del testo, la sua comprensione, la sua interpretazione, sono nate contemporaneamente alla produzione del medesimo e sull’interpretazione dei testi sono stati versati fiumi d’inchiostro”.

In tale direzione ermeneutica, con scandagli nella parola e nel costrutto dei periodi e dei momenti di disagio che abbiamo vissuto in questo periodo, Pasqualone richiama l’opera manualistica del camerte Emilio Betti (1890-1968), espressione di pregio in quel procedimento di scavo, lettura, introspezione e ampliamento di un dire che, spesso, ha la dimensione pluripartita e stratificata che esige un lettura e decodifica a più livelli.

In questa prefazione di Pasqualone, con un adeguato e ben congegnato linguaggio, si passano in rassegna le varie “fasi” o momenti – come lo stesso prefatore le chiama – che costituiscono la teoria bettiana d’interpretazione al testo. Sono paradigmi di non oscura comprensione che, di certo, risultano utili non solo al critico che affila i suoi arnesi di scandaglio del testo, ma anche al lettore comune che mai smette d’interrogarsi sui misteri della scrittura e le sue forme.

In questa presentazione critica di Pasqualone molti sono i numi tutelari che intervengono ad arricchire i tanti temi sui quali si è deciso di parlare, echi di Hegel (1770-8131), Hobbes (1588-1679) e Peirce (1839-1914) ma anche di Sigmund Freud (1856-1939) e altri ancora sono ravvisabili in questo testo pregevole dove filosofia e letteratura, ermeneutica e linguistica formano curiosi cocktail di nuclei semantici, di percorsi da intraprendere.

In questo – le plurivocità, le letture parallele e le corrispondenze (citato è il maledetto Charles Baudelaire (1821-1867) con la sua celebre poesia omonima riportata in lingua originale), le tessere di cromatismi differenti vanno a comporre un mosaico unico che è appunto quello del testo stesso dell’antologia.

In tale scenario il prefatore va indagando, con citazioni dotte quanto particolarissime, la non facile questione e presenza dell’allegoria che, come ben sa chi conosce la poesia mondiale degli ultimi secoli, rappresenta la punta di diamante di un dire che rimanda ad altro, l’evocazione che prende il posto del dettato descrittivo. Pasqualone, che ha al suo attivo oltre quattrocento pubblicazioni, consulenze scientifiche in enti pubblici e privati per la comunicazione, l’arte, la letteratura, la formazione e la cultura, e che con questa prefazione dà testimonianza di un amore sorgivo e imperituro con la letteratura e le varie componenti del testo, dopo incursioni impreviste in vari momenti della letteratura nostrana ed europea, è ben conscio nell’osservare che “possiamo dire che in questi secoli si è prodotta letteratura, ma allo stesso tempo si è cercata la chiave per interpretare questa letteratura” concludendo il suo ricco intervento con un piglio in cui ironia e ambiguità (tesa a ricercare di più, approfondire, interrogarsi, non accettare il semplice e ciò che ci viene fornito come “oggettivo” e dato di fatto) si fondono nell’invito – eventuale – di ricorrere alla letteratura (fantasmagorica) dell’argentino Jorge Luis Borges (1899-1966) “per ulteriori chiarimenti (o confusioni)”.

LORENZO SPURIO

Jesi, 18-06-2020

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