RIVELAZIONE
poesia di Luciano Domenighini
È nel silenzio
la mia forza.
Ciò che non scrissi,
ciò che non dissi
le più belle parole.
Non scrissi
non liriche
bellissime,
degne del Parnaso, divino monte.
Di queste pur ora
Euterpe si fa vanto
e le dice al simposio degli dei
fra dolci suoni di flauti,
Ebe versando ambrosia
nelle coppe d’oro.
Luciano Domenighini
Travagliato (Br), dicembre 2012
Commento di LORENZO SPURIO
La poesia di Luciano Domenighini è una di quelle liriche che dovrebbero essere lette in maniera lenta, quasi sospirata. Il contenuto, che fa esplicito riferimento all’età classica con i suoi miti, si gioca interamente sul senso uditivo: il silenzio che apre la poesia contrasta con le liriche di cui Euterpe, musa della poesia e della lirica, “si fa vanto”. Ma il suo intervento è soave, suadente ed equilibrato perché i suoni sono, appunto, “dolci”. Il senso di sfarzo dei versi finali rende lustro a questa lirica ricca, splendente e altamente evocativa. Il riferimento alla musa Euterpe mi è particolarmente caro dato che la rivista di letteratura che ho fondato nell’ottobre del 2011 assieme a Massimo Acciai e Monica Fantaci porta questo nome. Un doppio grazie, dunque, per questa poesia.
LORENZO SPURIO
29-01-2013
