Poeti da tutta Italia a Firenze per la premiazione del 2° Premio “L’arte in versi”

Domenica 17 novembre a Firenze presso la sede provinciale dell’ARCI, sita in Piazza de’ Ciompi 11, si è tenuta la cerimonia di premiazione del 2° Premio di Poesia “L’arte in versi”, un progetto di condivisione poetica ideato e diretto da Lorenzo Spurio. Il concorso, giunto quest’anno alla sua seconda edizione, ha visto nella fase concorsuale un’ampia partecipazione: circa 650 testi totali a rappresentare le due sezioni di concorso: poesia in lingua italiana e poesia in dialetto provenienti da poeti di tutta Italia e anche dall’estero.

Durante la premiazione sono stati consegnati i diplomi di Menzione d’onore e dei selezionati che la Giuria ha scelto al termine del suo lungo lavoro di lettura e di valutazione.

La Giuria era composta da Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, direttore della rivista “Euterpe” – Presidente del Premio), Marzia Carocci (poetessa, critico-recensionista –Presidente della Giuria), Martino Ciano (scrittore), Salvuccio Barravecchia (poeta e scrittore), Luciano Somma (poeta e paroliere), Michela Zanarella (poetessa e scrittrice), Annamaria Pecoraro (poetessa, scrittrice e direttrice di “Deliri Progressivi”), Iuri Lombardi (poeta, scrittore e Presidente della Ass. Poetikanten Onlus) ed Emanuele Marcuccio (poeta e scrittore).

 

La Giuria ha letto le motivazioni per ciascun premiato con Menzione d’onore e la serata è stata allietata dalla voce e dalla chitarra di Alessandro Moschini.

 

Nel corso della serata, inoltre, si è presentata e diffusa l’opera antologica del Premio di Poesia, pubblicata da TraccePerLaMeta Edizioni che si apre con una prefazione di Lorenzo Spurio e contiene le poesie menzionate e selezionate, una postfazione di Annamaria Pecoraro e i profili degli autori menzionati e dei componenti di giuria.

La stessa antologia potrà essere acquistata a mezzo mail all’Uff. Stampa di TraccePerLaMeta Edizioni (info@tracceperlameta.org) o acquistarla direttamente a questo link.

 

Di seguito foto e video della serata.

 

Ringrazio Annamaria Pecoraro per aver concesso l’utilizzo di alcune delle foto da lei scattate durante la serata. Per vedere il suo album completo delle foto rimando a questo link 

Il Premio di Poesia “L’arte in versi” sarà nuovamente in pista a partire da Gennaio 2014 quando verrà diffuso il nuovo bando di partecipazione di quella che sarà la terza edizione del premio.

 

Lorenzo Spurio

Presidente del Premio “L’arte in versi”

Roma, 19 novembre 2013

Massimo Acciai sull’antologia poetica “Diphtycha” curata da Marcuccio

Dipthycha
Di Emanuele Marcuccio
Photocity, 2013
 
Commento di Massimo Acciai

 

Dipthycha_cover_front

Dipthycha, in italiano “dittico”, dal greco “dis” (due) e “pthyche” (piega): era – come ci informa wikipedia – una tavoletta formata da due assicelle riunite a libro da un lato, con una cerniera e un legaccio di cuoio. Era in origine usata dagli antichi romani per scrivervi con lo stilo, nel medioevo il termine è poi passato ad indicare dipinti su tavola costituiti da due parti affiancate. L’idea alla base del libro del poeta palermitano Emanuele Marcuccio riprende l’idea del dittico riadattata in chiave poetica; due poesie gemelle – una di Marcuccio ed un’altra di un altro autore – unite dalla tematica affine. Si tratta infatti di un’opera a più mani, non nel senso di poesie scritte in collaborazione tra due o più poeti, ma di poesie di diversi poeti accoppiate secondo una tematica. I temi sono i più disparati: la morte, l’amore, l’umana condizione, la vita. Abbondano i rimandi letterari, perfino fantascientifici, e le dediche ai vari autori chiamati a collaborare. A proposito dei poeti che hanno collaborato, sparsi sull’intero territorio nazionale e spesso uniti da un vincolo di amicizia con Marcuccio, sono molti ed è giusto nominarli tutti (in fondo al libro c’è una breve biografia di ciascuno): Silvia Calzolai (di Bergamo), Donatella Calzari (dal lodigiano), Giorgia Catalano (di Ventimiglia), Maria Rita Massetti (di San Benedetto del Tronto), Raffaella Amoruso (piemontese), l’amica Monica Fantaci (concittadina di Marcuccio, fondatrice insieme a Lorenzo Spurio e a me della rivista Euterpe), Rosa Cassese (pugliese), Rosalba di Vona (di Sora), Giovanna Nives Sinigaglia (veneta), Michela Tarquini (di Arnara), Francesco Arena (da Latina). Ultimo ma non ultimo il caro amico Lorenzo Spurio, che ha dedicato un intero saggio a Marcuccio, edito recentemente da Photocity Edizioni. Completano il volume un’introduzione di Marcuccio, una prefazione di Cinzia Tianetti (poetessa e critico letterario), una postfazione di Alessio Patti (poeta, scrittore e commediografo) e diversi giudizi critici finali a cura di vari scrittori, poeti e critici (tra cui le amiche Sandra Carresi e Marzia Carocci). Insomma un’opera davvero corale, a cui hanno preso parte moltissimi nomi della scena letteraria contemporanea; e questo mi sembra il vero valore aggiunto di un libro come questo, un dialogo che supera le distanze geografiche, l’età e le differenze di stile creando un qualcosa di armonico basato su un’idea geniale ed originale.

 

MASSIMO ACCIAI

L’antologia poetica “Dipthycha” recensita da Nazario Pardini

Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…[1] di AA.VV.
Curatore: Emanuele Marcuccio
PhotoCity Edizioni, Pozzuoli (NA), 2013, pp. 90
ISBN: 978-88-6682-474-9
Prefazione: Cinzia Tianetti
Postfazione: Alessio Patti
Prezzo: 10 €
 
Recensione a cura di Nazario Pardini

 

Dipthycha_cover_frontAntologia, questa curata da Emanuele Marcuccio, pensata e assemblata con intenti estetici e ispirativi ben precisi. Con una scelta accurata di autori che incidano, con le loro pièces, per novità e pluralismo propositivo. Stilemi vari e degni d’interesse; molteplicità di architetture, di modi di essere e di dire. A guidare la compagnia, per numero di poesie e di partecipazione alla pagina, il curatore della stessa opera che io ho avuto occasione di conoscere per avere recensito una sua silloge. E già a suo tempo ebbi a dire della vocazione all’introspezione e al panismo esistenziale della sua poetica; capace di coinvolgere per emozioni, fattesi, con naturalezza, impennate creative di effetto immaginifico ed espansivo. E qui ne abbiamo la conferma.

13 gli autori di varia caratura tecnico-intimistica; 12, ciascuno con una propria poesia; e fra l’una e l’altra, a ripetizione, si inseriscono le composizioni del Nostro curatore.

Bisogna riconoscere che ci si trova di fronte a poeti in possesso di una parola vergine e suasiva, di strumenti metrico-allusivi capaci di fasciare impulsi vitali; di accenderli in immagini di evidente impatto visivo ed emotivo. E il tutto si conclude con un apparato biobibliografico abbastanza illuminante sulla storicità dei singoli, sul loro percorso artistico. Pur giovani, hanno all’attivo pubblicazioni, inserimenti online e antologici che evidenziano la loro frequentazione letteraria. Un caleidoscopio, quindi, complesso e variegato per plurivocità; per diversi stili, molteplici indirizzi, che, anche se rivelano stilemi sperimentali per linguaggi nuovi, lo fanno ben nutriti di rimandi evocativi e di nessi letterari personali e, anche, storico-umanistici. Lo fanno con ritorni a figure e costruzioni di tale fattura tecnico-fonica da richiamare ad un classicismo rivisitato; a significanti odissaici d’intonazione leopardiana, o montaliana. E non è certamente male fare della memoria storica un trampolino di lancio verso l’innovazione. Da apprezzare, fra gli inclusi, voci che slargano il canto verso orizzonti di inquietudini esistenziali molto vicine alle ultime congetture post-montaliane, post-luziane. A quelle di un tempo, il nostro, dove più che mai si sente il bisogno della ricerca di un verbo che soddisfi la dicotomica avventura del nostro essere umani. Dove la pascaliana diatriba fra la nostra “terrenità” e lo strappo a staccarsene è motivo di sconforto e di quiete, di subbuglio e di spinta all’eccelso.

C’è anche, in comune, una richiesta di complicità della natura; una richiesta di collaborazione, di disponibilità a che si faccia patologico polemos fra gli opposti; strumento di concretizzazione adouble face: una: colore e figura che simboleggi il male di vivere; l’altra: idillica contemplazione per un riposo, quasi annullamento dell’ego in nirvana edenico.

Già l’impatto con la copertina (colonne e resti di età classica) ci avvia ad una lettura secondo cui la poesia non ha età. E secondo cui le tante distinzioni che si fanno fra classicismo e modernismo, al fin fine, non sempre corrispondono al vero. Soprattutto quando si vuole dare un segnale di autenticità ad un tipo di poièin che si nutre, per cultura e euritmia, di ritorni storici che ci hanno preceduto. Vincolarci al passato e restarne imbavagliati, no!, ma farne un solido e basilare fondamento significa dare linearità e sub/stantia all’ars poetandi. In questo caso per fare un’esegesi filologica più attenta sulla individualità di ciascun componente bisognerebbe riferirci alle singole loro composizioni. Farne un’analisi critica precisa. Sarebbero indicative di una poetica, anche se ridotto il materiale. Noi abbiamo voluto allargare lo sguardo ad un discorso generale, che tratteggi un po’ le linee peculiari di questa antologia. D’altronde lo spazio a noi concesso è questo ed è limitato. Lasciamo al lettore il resto dell’indagine, perché “saper leggere” vale di più che “saper giudicare”.

 

 

Nazario Pardini

 

 

Arena Metato (PI), 6 giugno 2013


[1] D’accordo con tutti gli autori, l’intero ricavato delle vendite del Volume sarà devoluto a AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Si procederà però per via privata alla devoluzione dell’intero ricavato delle vendite, non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all’interno del libro. AISM riceve tantissime richieste simili, ringraziando hanno quindi risposto che non hanno il tempo materiale per esaminarle tutte.

[2] Nell’antologia figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Donatella Calzari, Giorgia Catalano, Maria Rita Massetti, Raffaella Amoruso, Monica Fantaci, Rosa Cassese, Rosalba Di Vona, Lorenzo Spurio, Giovanna Nives Sinigaglia, Michela Tarquini e Francesco Arena.

“Punte”, poesia di Emanuele Marcuccio, con vari commenti critici

PUNTE
(poesia di Emanuele Marcuccio)

la punta di un albero in piazza
espande
propaggini
profumi
 
 
nella notte
 
 
 
la punta di un iceberg nel glaciale
propaga
bufere
 
 
all’aurora

4 settembre 2013

Commento a cura di Luciano Domenighini

Bipartita, perfettamente simmetrica, in due brevi strofe raccordate dall’incipit comune, dal predicato (“espande propaggini” è sinonimo di “propaga”) e dalla coda in monoverso. La forma dicotomica, anaforico-oppositiva, si realizza nella puntuale corrispondenza degli elementi (“albero in piazza”/ “iceberg nel glaciale”, “profumi”/“bufere”, “nella notte”/“all’aurora”) riferiti al comune soggetto iterato (“la punta”) e opera una “variatio” netta, definendo due paesaggi, due climi, fisici e psicologici, totalmente differenti se non antitetici. È anche questa una lirica declinata lungo spazi immensi, che mette in relazione luoghi lontanissimi e diversissimi contenendoli in una struttura verbale sobria e sintetica. Sono solo le parole a sostenerne le corrispondenze e a suggerirne la magica analogia poetica. “Punte”, nella sua essenzialità, nel suo ammirevole rigore formale, rappresenta un ulteriore passo in avanti in quell’“ermetismo cosmico” che sembra essere il nuovo approdo poetico della più recente produzione di Marcuccio.

LUCIANO DOMENIGHINI

Travagliato (BS), 8 settembre 2013

Commento a cura di Lorenzo Spurio

foto per Punte MarcuccioAltra lirica del Marcuccio sintetico dal titolo curioso e affilato, “Punte”. Chiaramente ci si riferisce ad altitudini, a elementi che rimandano nel nostro vivere quotidiano a una sensazione di altezza, di prominenza, di piano superiore nel quale ci troviamo comunemente noi mortali. È la natura ad assumere questa posizione di risalto, di rilievo, quasi come se salisse su un piedistallo e da lì dominasse onnipresentemente l’uomo che, pure, è parte di essa. La poesia dal taglio asciutto e a tratti incalzante va letta in maniera veloce per assaporarne l’andamento serrato che miscela nei versi il contenuto di un pensiero ricco ed elaborato. Marcuccio, giunto ormai a quella che anche lui definisce una fase poetica sintetica, o addirittura ermetica, dà prova con questa poesia di sapersi misurare con un metro nuovo dettato principalmente dall’accostamento di suoni che contribuiscono ad armonizzare, seppur in maniera ridotta, la lirica. Si noti ad esempio il suono della bilabiale “p” che si ripete in tutta la prima parte della lirica (punta, piazza, espande, propaggini, profumi). A livello tematico i nuclei concettuali, che vengono posti su una sorta di bilancia a doppio piatto, sono due: l’escrescenza di un albero che si eleva verso l’alto, il Cielo e Dio diffondendo un profumo vegetale che possiamo ipotizzare sia quello di qualche odorosa conifera e poi nella seconda parte uno scenario completamente diverso: la location un ecosistema boreale o comunque artico dove è l’iceberg con la sua punta di gelo che invece assiste a marosi e bufere.
Marcuccio dà inoltre al lettore una più precisa caratterizzazione della temporalità in cui queste due istantanee vengono colte: di notte la prima (possiamo figurarci un cipresso ai margini di un cimitero se decidiamo di interpretare i versi in maniera neogotica) e l’aurora che, appunto, ricalca l’idea già espressa di una dimensione boreale e che, come da contraltare si oppone all’idea della notte, proiettando colorazioni tenui di un giorno alle porte. Niente di superfluo è aggiunto e la lirica, priva di una determinazione sonora data dalla punteggiatura, continua a volteggiare impetuosa tra due scenari che si danno l’un l’altro il turno per salire sul palcoscenico della natura inviolata.

LORENZO SPURIO

Jesi (AN), 7 ottobre 2013

Commento di Rosa Cassese

Per Emanuele Marcuccio tutto può divenire poesia, basta saper cogliere l’essenza naturale; un albero con le sue punte, guardato da un’angolazione atta a cogliere la “salita” verso alte cime, può determinare un momento di pura osservazione o di “estasi”, fantasticando un parallelismo del tutto diverso di due paesaggi lontanissimi. Leggo nella “punta di un albero” del primo paesaggio, l’orgoglio di una piazza di paese o città, che “espande” profumi mentre si “erge” maestoso e quasi imponente nella notte in cui, smesso il vociare, si nota solo il fruscìo delle sue propaggini. Una punta diversa, quella del secondo paesaggio, in un ambiente glaciale, come dire, la “punta” dell’iceberg umano che, invece, “propaga bufere” in un’aurora boreale. Le due “visioni” di punte contrapposte tra notte ed aurora, tra una piazza ed un iceberg, denotano la vastità di voler spaziare mentalmente, effetto che solo un acuto indagatore della natura può fare. Poesia sempre piacevole alla lettura, nella sua essenzialità profonda.

ROSA CASSESE

18 ottobre 2013

 

Commento a cura di Susanna Polimanti

Bellissima poesia di Emanuele Marcuccio che sintetizza in versi molto brevi il significato sacro dell’albero, quale maestro di vita, con le sue punte dona valore energetico e si dirige verso le altezze, verso dunque una vera e propria evoluzione. Tuttavia, l’evoluzione di un individuo spesso viene bloccata da circostanze contrarie che come un iceberg ne impediscono il potenziale e la forza. Complimenti al poeta Marcuccio che riesce sempre a nascondere dietro i suoi versi, le difficoltà e gli impedimenti del nostro vivere quotidiano.

Susanna Polimanti

Cupra Marittima (AP), 18 ottobre 2013

Commento a cura di Marzia Carocci

Il poeta, sincronizza il tempo dove  l’albero/vita procura profumi e olezzi che espande nel tepore notturno, quindi rimbalza al lettore un senso di calma, di osmosi di verde dove la punta/apice è visibile nel buio circostante.

Per contro la punta/apice di un iceberg ci porta alla sensazione visiva di bianco, di freddo di nebbia e luce abbagliante mentre il  tutto si fa neutro e aurora d’intorno.

Le punte determinano la visione astrale di chi guardando “oltre”, ferma l’immagine e delimita l’istante. In questo caso il tempo/periodo visto da due angolazioni completamente opposte: la notte e il giorno.

Marcuccio un’altra volta gioca con le parole e ne fa oggetto in costruzione fino alla completa  formazione di un concetto vedibile sui riflessi dei suoi stessi  idiomi.

 Marzia Carocci

Firenze, 22 ottobre 2013

LA POESIA VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE.

È SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA POESIA E I COMMENTI QUI PRESENTI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DEI RISPETTIVI AUTORI.

“Carpe”, poesia di Emanuele Marcuccio, con vari commenti critici

Nota per il lettore

Penso sia giusto informare il lettore, riguardo all’evoluzione che sta seguendo la mia poesia. Dopo “Monte Olympus” la mia poesia si è avviata verso la ricerca di una maggiore sintesi ed essenzialità; ecco che, dopo l’abbandono della punteggiatura, in cui trovo maggior respiro, vado ad abbandonare anche l’incipit con lettera maiuscola, a riprova di ulteriore sintesi ed essenzialità, come a sottintendere un verso e tutti i versi precedenti.

La poesia di un poeta deve essere sempre in evoluzione, senza mai crogiolarsi in uno stesso modo di fare poesia.

È sempre quello che ho cercato di fare. 

 

CARPE[1]
(poesia di Emanuele Marcuccio)
  
ammassi
informi
tesi all’invero limite
 
informi
ammassati
 
carpe

  

14 agosto 2013

 

Commento a cura di Luciano Domenighini

Per il contenuto e l’impianto fortemente astratto può rientrare nelle cosiddette liriche “cosmiche” del poeta.

È ermetica e, anche per la brevità, ha, nella sua dimensione di frammento, un taglio occasionale ed esperitivo.

Sono nove parole in tutto ma l’invenzione letteraria è feconda. Due periodi. Nel primo periodo un soggetto aggettivato (“ammassi informi”) agente su un participio passato (“tesi”), unico, condensatissimo verbo, realizza un chiasmo anaforico dove l’aggettivo (“informi”) è reiterato e dove il sostantivo, per variante grammaticale, diviene aggettivo di se stesso (“ammassati”). Le due coppie chiasmatiche sono separate da un inciso avverbiale neologico “di variante” (procedimento caro al poeta) ottenuto dalla variazione per parafonia di un lemma consolidato dall’uso (“inverosimile” che diviene “invero limite”) con totale sovvertimento del significato.

Il secondo periodo, monoverbale, è un celebre imperativo latino di ascendenza oraziana, tutto sospeso, straniato, senza maiuscola, senza punteggiatura, bruciante, criptico e gravido di significati.  

Luciano Domenighini

 

Bellaria-Igea Marina (RN), 14 agosto 2013

 

 Commento a cura di Rosa Cassese

Con versi sintetici ed andamento sottrattivo, il poeta vuole rappresentarci quanto sia condensata la reale situazione dell’umanità come “massa informe” che, ormai ha raggiunto il limite della mancanza d’identificazione per cui devi carpere (“prendere”) solo quello che dà, cioè una informe “figura”, intesa come massa; sembra un gioco di parole ma, è un concetto filosofico, come un circolo vizioso.

 Rosa Cassese

3 settembre 2013

 

 Commento a cura di Marzia Carocci

Poesia che nella fulminea immagine traccia il caos esistenziale dell’umanità e come voce fuori campo si ode l’imperativo “carpe”, come unico appello ad uscirne fuori per non viverne il contesto.

L’inutilità delle lettere maiuscole e della punteggiatura rende ancora più immediato il fatto evidente in se stesso dando più importanza alla parola senza orpelli che limiterebbero il tratto visivo e allusivo del poeta.

Giudico gli “ammassi informi” descritti da Marcuccio , la carne umana nel suo più povero esistenzialismo, carne di uomini e donne viste e osservate da un punto cosmico con occhio scrutatore.

Il “carpe” diventa monito per una salvezza all’immobilità dell’essere sempre più statico e inerme in una società fredda e inevoluta.  

Marzia Carocci

Firenze, 3 settembre 2013

 

Commento a cura di Cinzia Tianetti

1374608_10202114889860903_1532518658_nIn poesia, in pochi versi si può rappresentare un universo, costituito dal proprio personale sentito stato verbale; spinto a seguire, a toccare le linee a margine della contraddizione, che dal reale alla scrittura poetica si manifesta nella ambivalenza della parola, quando intercorre in “una relazione di parole”.
Ogni espressione della poesia evoca più significati come una teoria di sempre nuove forme; fa pensare alla goccia non come elemento che partecipa a formare il mare ma che è mare.

Di particolar risalto è l’immediatezza d’espressione, definita non in una frase ma in una parola, che, come una scatola inconosciuta induce a portare l’immaginazione del lettore a quel che la stessa parola rievoca istintivamente. Ricorda le “parole chiave” che stimolano la produzione di altre parole, nell’onda di quel che inducono le prime, in una costruzione personale-emozionale, senza il venir meno del significato oggettivo poetico.

Ogni termine aspira all’assoluto e cerca l’altro al limite del resto delle parole non dette, in una realizzazione scarna, svestita dalle convenzioni e regole linguistiche divenendo pietre miliari di vie indotte dall’immaginazione d’ogni lettore.

La trasposizione di un sentito (nel senso cioè che si prova, che corrisponde ai propri sentimenti) ispirato in un “detto” realizza tutto in realtà e così gli informi oggetti sono gli informi panorami, gli informi elementi, l’informe passato, presente, futuro, l’informe memoria, gli informi sentimenti, emozioni, valori, l’informe sogno. Tutto realizza l’uomo nel suo essere, nel suo “sentire”, nel suo essere nel mondo: ecco “l’invero limite” maturato, e dagli “ammassi informi” nella presa di coscienza umana, poetica, agli “informi ammassati” del generato, compiuto, atto creativo.

Scrive Fernando Pessoa ne “Il libro dell’inquietudine”:
«Questo scienziato del lontano futuro proverà uno scrupolo speciale verso la sua vita interiore. Da se  stesso si fabbricherà lo strumento di precisione per ridurla a oggetto d’analisi. Non vedo grande difficoltà nel costruire uno strumento di precisione per un uso autoanalitico, unicamente con acciaio e bronzo del pensiero […] E naturalmente sarà necessario ridurre anche lo spirito a una specie di materia reale con una specie di spazio nel quale esso esiste. Tutto questo dipende dal fatto che le nostre sensazioni profonde siano aguzzate al massimo fino a che, spinte fino al limite del possibile, riveleranno senza dubbio o creeranno in noi uno spazio reale come lo spazio reale come lo spazio che esiste e nel quale è la materia». 

Cinzia Tianetti

Misilmeri (PA), 3 settembre 2013

 

Commento a cura di Daniela Ferraro

 La mancanza della maiuscola iniziale come pure della punteggiatura ben rende nella perfetta coniugazione tra forma e contenuto (informe-ammassi-ammassato) e contribuisce ad infondere al tutto il senso di un ghirigoro, di una vertigine senza né inizio né fine. E all’interno di questo fluire caotico sta l’umanità così meschinamente inconsapevole della personale condizione quanto sempre più protesa verso “l’invero limite”.

Lo potrà mai raggiungere?

Tutta la poesia sembra ruoti in cerchio e da questo cerchio non traspare alcuna via d’uscita. Enigmatico il “carpe” finale.

Un ulteriore riferimento all’ingordigia umana che tanto brama pur all’interno dei propri ristretti ed insuperabili limiti o un invito oraziano a godere del poco e del raggiungibile che ci è concesso come unica via di fuga da tale avvilente condizione?

L’uso del “Carpe” finale è, comunque, davvero geniale. Non solo Marcuccio evita, infatti, l’uso di un banale “cogli” o “prendi” laddove si doveva concentrare lo sforzo centrale di un significante sempre in ascesa fino all’esplosione finale ma anche la sua oscurità lascia il lettore in sospeso portandolo a rileggere più volte sentendosi, alfine, trascinato all’interno di quel caos esistenziale in cui comprendere l’esatto senso di ogni specifica parola passa in secondo piano rispetto al forte coinvolgimento tra schizzi di immagini espressioniste di potente fattura. 

Daniela Ferraro

 

Locri (RC), 8 settembre 2013

 

 

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È uscito “Un infaticabile poeta palermitano d’oggi: Emanuele Marcuccio”, un saggio di Lorenzo Spurio

Photocity Edizioni ha appena pubblicato Un infaticabile poeta palermitano d’oggi: Emanuele Marcuccio,saggio monografico dello jesino Lorenzo Spurio.

Il saggio di settantasei pagine è stato portato a termine il 2 luglio 2013 e verte sulla produzione edita e inedita di Emanuele Marcuccio, che amplia e rivisita la relazione da Spurio preparata per la recente presentazione dei libri di Marcuccio, tenutasi a Palermo lo scorso 16 giugno, presso la sede unica dell’Associazione Artistica e Culturale “Centro Caterina Lipari” e “Romantic Museum”.

Ricordiamo le opere di Emanuele Marcuccio: «Per una strada» (SBC Edizioni, 2009), poesia; «Pensieri minimi e massime» (Photocity Edizioni, 2012), saggistica/aforismi.

SCHEDA DEL LIBRO

                        
cover frontTITOLO: Un infaticabile poeta palermitano d’oggi: Emanuele Marcuccio
AUTORE: Lorenzo Spurio
CURATORE: Lorenzo Spurio
Editing Cover Images: Lorenzo Spurio
EDITORE: Photocity Edizioni
GENERE: Saggi/Critica letteraria
PAGINE: 76
ISBN: 978-88-6682-478-7
COSTO: 8,50 €
Link diretto alla vendita

2° Premio di Poesia “L’arte in versi” – il verbale della giuria

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2° Edizione

  

VERBALE DI GIURIA

 

La Giuria del II° Premio di Poesia “L’arte in versi” (edizione 2013) composta da Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario e direttore Rivista Euterpe), Emanuele Marcuccio (poeta, aforista e Curatore Editoriale), Marzia Carocci (poetessa e critico-recensionista), Martino Ciano (scrittore, redattore di Euterpe), Annamaria Pecoraro (poetessa, scrittrice e direttrice di Deliri Progressivi), Iuri Lombardi (poeta, scrittore e redattore di Segreti di Pulcinella ed Euterpe), Luciano Somma (poeta, autore di canzoni e critico d’arte), Salvuccio Barravecchia (poeta e scrittore) e Michela Zanarella (poetessa e scrittrice, redattrice di Euterpe) rende noto l’esito del concorso.

 

 MENZIONI D’ONORE

I poeti riceveranno diploma di menzione d’onore con commento critico alla propria poesia e la pubblicazione di poesia, commento critico e nota bio-bibliografica nell’opera antologica.(*)

 

Sezione A – Poesia in lingua italiana

ALICE GORI – Prime impressioni

ANDREA LEONELLI – Cantando in silenzio

ANNA MARIA CARDILLO – Stamattina, ancora una morte in cantiere

ANNALISA SALVADOR – Eri

BRUNO CENTOMO – Da dietro una finestrella

BRUNO CENTOMO – Dissipano le luci, le ombre

CARLA DE FALCO – Voce di brace

CORRADO AVALLONE – Migrantes

CORRADO AVALLONE – Sicilia 2009

CRISTIANA CONTI – I tuoi fiori

ELSO AVALLE – Graffiti a Santa Maria

EMILIO D’ANDREA – Tu vivrai

EMILY CALDART – Scende la neve

LUCIANA ESPOSITO – Angeli dimenticati

ERIKA ESPOSITO – Quinto quarto di luna

FRANCESCA ALIPERTA – Spettri di luce

GIANNI CALAMASSI – Nel cielo il vento dello shoah

MONIA MINNUCCI – La casa degli angeli

MONIA MINNUCCI – Piccolo mondo

NICOLA ANDREASSI – E rivedo mio padre

NICOLA ANDREASSI – Nera la notte

NUNZIO BUONO – Nel cielo di un giorno

RITA CHINOTTI – Vite interrotte

SANDRA AMOVILLI – L’altra metà della luna

STEFANO PERESSINI – Non ho perduto nulla

STEFANO PERESSINI – Sarà forse quel tempo

VINCENZA FAVA – A mio padre

VINCENZA FAVA – Pane e dolore

 

 

Sezione B – Poesia in vernacolo

CRISTINA BIASOLI – Siti d’amuri

EMANUELE INSNNA – Carusanza persa

ERICA GAZZOLDI – Al fosc

ERICA GAZZOLDI – Manèrbe

GIUSEPPE GAMBINI – Tra viche e vicarielle

MARCO BOLLA – Le buanse del tempo

PATRIZIA CHINI – Ha smesso de piove

 

 

 

SELEZIONATI

I poeti riceveranno diploma di selezione e la pubblicazione della poesia nell’opera antologica.

 

Sezione A – Poesia in lingua italiana

ALESSANDRA MARRONE – Carceri

ANGELO GALLO – Shoah

ANNA ALESSANDRINO – Donna

ANNA BARZAGHI – Silenzio nella nebbia

ANNA BARZAGHI – Sospiro d’amore

ANNA MARIA CARDILLO – Madre senza canzoni e senza giovinezza

ANNA MARIA FOLCHINI STABILE – Grigio di cielo

ANNAMARIA STROPPIANA DALZINI – Uomo

ANTONIO BICCHIERRI – Echi lontani

ANTONIO TAMMARO – Dedica

ANTROPOETICO (pseud.) – Caronte

ALESSIO BARDELLI – Il suono del silenzio

CRISTIANA CONTI – Petalo reciso

DAVIDE ROCCO COLACRAI – Il Vangelo delle donne

DAVIDE ROCCO COLACRAI – Movimento ultimo

DONATO LADIK – Sulle ali di Pegaso

ELISA MARCHINETTI – Camminare

ELISA MARCHINETTI – I solchi della vita

EMANUELE ROCCO – Il filtro

ERIKA ESPOSITO – Persephone

FABRIZIO BREGOLI – La buona novella

FABRIZIO BREGOLI – Presagi

FRANCESCA FICHERA – Siesta

FRANCESCA LA FROSCIA – Storia ineffabile

FRANCO CASASEI – Bruno e Rosalba

GIANNI TERMINIELLO – Sotto il cielo, si vive sempre

GIUSEPPE GAMBINI – Passaggio notturno

GIUSEPPE GAMBINI – Transito

GIUSEPPE STILLO – Povero vecchio

GLORIA VENTURINI – Queste sere

LAURA VARGIU – Gli invisibili

LAURA VARGIU – La madre di Tunisi

LEDI CAFULI – Penombre

LEDI CAFULI – Raccontami una storia

LUCA QUIRINI – Tra scaffali e cassetti

LUCIANA ESPOSITO – Oggi no

LUIGI ARENA – Franco

LUIGI ARENA – Ora

LUISA BOLLERI – La vita è fuori

MARCO CRIVELLARO – L’insegna di Auschwitz

MARCO SCARPULLA – Fenice

MARIA SPOTO – L’emigrante

MARINELLA PAOLETTI – Sguardo

MARIO DE ROSA – Anche se

MARIO DE ROSA – Il senso del moto

MASSIMO ACCIAI – Uomo del XXII secolo

MILENA PERICO – Brandelli di sogni

NUNZIO BUONO – I colori della sera

PATRIZIA COZZOLINO – Falesie e crepacci

PATRIZIA STEFANELLI – A margine

PIERANGELA CASTAGNETTA – Nel tempo di Tersicore

PIETRO VIZZINI – Bambini nella guerra

POLDINA FERORELLI – Mondo

RAFFAELLA AMORUSO – Ingannevole

RICCARDO COLOMBARA – Silenti risposte

RICCARDO COLOMBARA – Vuoti

RITA CHINOTTI – Speranza

RITA STANZIONE – All’ora indecifrabile

RITA STANZIONE – Di porte e aperture

ROSSANA SPEZZATI – Al buio

ROUSLAN SENKEEV – L’autunno ci ha colti alle spalle

TANIA SCAVOLINI – Affaccio il cuore

TANIA SCAVOLINI – Ali per sognare

VALERIA MASSARI – Gestazione del dolore

VELIA AIELLO – Ovunque amore

VIVIANA DE CECCO – La stanza vuota

 

 

Sezione B – Poesia in vernacolo

ALESSANDRO ROSSINI – La scorza dice poco

ANGELO CANINO – U viacchiu

ANTONIO PRESTIGIACOMO – Un barbuni

ARMANDO IADELUCA – Figlio reocchia lu cielo

CRISTINA BIASOLI – Voe di detais

DANIELA CORTESI – Porbia dla guera

EMANUELE INSINNA – Passioni

FRANCO PONSEGGI – Armor

GIUSEPPE GAMBINI – Nu felille e voce

GLORIA VENTURINI – Ea casa vecia

GLORIA VENTURINI – No ghea fasso più

MARCO BOLLA – Sensa versoro

PIERANGELA CASTAGNETTA – L’amuri ti vogghiu cantari

ROCCO GIUSEPPE TASSONE – Tramuntu

 

 

Tutti i diplomi dovranno essere ritirati durante la premiazione dai poeti stessi o da incaricati con delega e non saranno spediti a casa, salvo nei casi in cui venga predisposta la copertura di spese per le spedizione.

 

(*) Gli autori che hanno ottenuto la Menzione d’onore e i cui testi verranno pubblicati nell’antologia del concorso di inviare entro il 12 ottobre 2013 alla mail lorenzo.spurio@alice.it la loro nota bio-bibliografica (Word, Formato A4, Times New Roman pt. 12, massimo 25 righe) che accompagnerà la propria poesia nell’antologia e riportare obbligatoriamente nello stesso documento in basso questa attestazione a pena di esclusione dal progetto antologico:

 

“Dichiaro che questa poesia è frutto del mio solo ingegno e che ne detengo i diritti.

Autorizzo gli organizzatori del concorso alla pubblicazione nell’opera antologica.

I diritti sulla poesia rimarranno di mia proprietà.

Non avrò nulla a pretendere agli organizzatori del concorso né ora né mai”

 

 

La premiazione si terrà domenica 17 novembre p.v. a partire dalle ore 16:30 presso la Sede Provinciale dell’ARCI di Firenze, in Piazza de’ Ciompi 11.

 

Evento della premiazione su FB: https://www.facebook.com/events/584550388265800/?fref=ts

 

Tutti i partecipanti al concorso sono invitati alla premiazione.

I poeti premiati con Menzione d’onore leggeranno le loro poesie e si darà lettura ai commenti critici.

 

 

 

 

LORENZO SPURIO                                                                      MARZIA CAROCCI

Presidente del Premio                                                                  Presidente di Giuria

 

 

Info:

lorenzo.spurio@alice.itdulcinea_981@yahoo.it

E’ uscita “Dipthycha”, una polifonia di voci poetiche curata da Emanuele Marcuccio

Comunicato stampa

Dipthycha_cover_frontPhotocity Edizioni ha appena pubblicato Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira… opera antologica creata e curata dal poeta palermitano Emanuele Marcuccio, ivi presente con ventuno titoli.

Cinzia Tianetti nella prefazione scrive: «Il realizzato progetto antologico si compone di ventuno dittici, quadri in cui si profilano sullo scenario di un tema comune due poesie che si riscontrano in uno sposalizio che, nella loro pur sempre autonoma originalità, li rende rispondenti. È un’intuizione quella dell’ideatore fortemente moderna ma alla luce di un percorso formativo che da sempre partorisce l’artista nella storia, che non può allontanarlo da quel che è un processo che ha il senso radicato della filiazione».

Lo stesso curatore, Marcuccio, in riferimento al titolo scelto per questa pubblicazione ha osservato: «Si è scelto un titolo rapido (Dipthycha), di derivazione latina e che dia subito l’idea del contenuto dell’opera: dittici poetici. Ogni autore ha scritto la propria poesia, anche in tempi diversi, non c’è stata alcuna collaborazione, c’è solo ogni volta il tema comune, ecco perché dittici e non duetti o poesie a quattro mani.»

 

Nell’antologia figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Donatella Calzari, Giorgia Catalano, Maria Rita Massetti, Raffaella Amoruso, Monica Fantaci, Rosa Cassese, Rosalba Di Vona, Lorenzo Spurio, Giovanna Nives Sinigaglia, Michela Tarquini e Francesco Arena.

  

SCHEDA DEL LIBRO

                

 TITOLO: Dipthycha
SOTTOTITOLO: Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…
AUTORE: Emanuele Marcuccio e AA.VV.
CURATORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Cinzia Tianetti
POSTFAZIONE: Alessio Patti
EDITORE: Photocity Edizioni
GENERE: Poesia
PAGINE: 90
ISBN: 978-88-6682-474-9
COSTO:  10 €
Link diretto alla vendita

Info:

marcuccioemanuele@gmail.com

www.facebook.com/Dipthycha

“Per una strada” di Emanuele Marcuccio, recensione di Susanna Polimanti

Per una strada
di Emanuele Marcuccio
SBC Edizioni, Ravenna, 2009, pp. 100
ISBN: 978-88-6347-031-4
Genere: Poesia
Prezzo: 12,00 €
 
Recensione a cura di Susanna Polimanti

 

emanuele marcuccio - per una strada“Tutto è passato per una strada, luogo fisico, luogo dell’anima, che è stato trasfigurato dalla mia sensibilità, dalla mia immaginazione, che ho cercato di esprimere con la mia poesia”: parole stupende ed essenziali, scritte da Emanuele Marcuccio, poeta palermitano, nella prefazione alla sua  silloge “Per una strada” – SBC Edizioni.  La nostra vita è cammino lungo sentieri tortuosi e lineari, un passaggio attraverso il tempo terreno. La poesia di Marcuccio  percorre età e stati d’animo differenti, una mescolanza di presente e passato, ogni aspetto della sua realtà poetica è profondamente legato a forti tradizioni artistiche e culturali della sua terra di origine, nonché alla sua storia personale.

Definirei Emanuele Marcuccio un poeta dallo stile arcaico, un’anima antica che predilige l’essere all’avere, un attento ermeneuta alla continua ricerca filologica; in ogni suo verso è estremamente tangibile l’amore per la parola, la sua lirica palesa un’intensa spiritualità, ricorda le antiche odi greche e latine. Memore delle prestigiose liriche classiche, ai cui autori Marcuccio dedica svariati canti, si fa mentore egli stesso, con parole ardenti e passionali penetra tutto ciò che nel mondo è essenziale, suggerisce coraggio ed infonde speranza. Una vena poetica di altri tempi dunque, espressione di affetti e sentimenti su temi come la patria, l’amore, la natura e la libertà dell’individuo; egli manifesta nei suoi versi emozioni che riflettono la contraddizione del proprio tempo in una società moderna di massa,  parole che respirano atmosfere di degrado ed ingiustizie di un progresso pervaso dall’indifferenza verso ogni creatura dell’universo, che siano animali, eventi o luoghi. La dolce e malinconica consapevolezza della capacità distruttiva dell’uomo si alterna e s’intreccia con voci comuni e tradizionali in versi vivaci e coloriti. La sua lirica è echeggiante e pregiata, pregnante di significati connotativi in un insieme di emozioni, immagini ed effetti che la parola è capace di evocare. Imperante il desiderio di un rifugio interiore che sfocia nella dolce catarsi della poesia. Non a caso nella silloge “Per una strada” ritroviamo spesso il verbo “inabissarsi”, il poeta vive ogni suo verso  esattamente come specchio interiore, visione del mondo e mondo essa stessa, secondo quel ritmo purificatorio che le ha impresso. La sua opera è immagine pura della sua stessa integrità  e fedeltà al momento creativo originale.

Profonda e costante la presenza divina la cui ispirazione è tracciato potente e luminoso dell’evoluzione artistica di Emanuele Marcuccio; un poeta-musico, la cui poesia ritengo possa egregiamente essere accompagnata dal suono di uno strumento musicale e magari cantata in un suggestivo teatro, come affascinante può considerarsi la lettura dei suoi versi.

 Susanna Polimanti 

Cupra Marittima (AP), 29 agosto 2013

“Monte Olympus”, poesia di Emanuele Marcuccio con commenti di Spurio, Castagnetta, Carocci, Domenighini, Pardini e Cassese

 MONTE OLYMPUS

POESIA DI EMANUELE MARCUCCIO

Ispirato dal vulcano “Olympus Mons”, il più grande rilievo del pianeta Marte e di tutto il sistema solare, con i suoi venticinquemila metri di altezza e i seicentomila di larghezza.

Marte
rosso pianeta
di sole abbacinato
 
 
monte
che ti slarghi
e in altezza
per miglia
e migliaia
di chilometri
 
 
solitario
fredda la cima
forse fuoco
ancora alberga
nei recessi

(9 giugno 2013)

Commento a cura di LUCIANO DOMENIGHINI

644px-Olympus_MonsComposizione in tre tempi con apertura in vocativo, dà il senso dell’avvicinamento, dell’approdo spaziale “Marte […] monte […] solitario”. Le prime due parti sono descrittive, topografiche, con effetto di ingrandimento visivo fino all’ingresso dell’immagine sul terzo tempo, meditativo, all’interno della mente del poeta, con lo straordinario risalto dato dall’avverbio “forse” alla fase speculativa, indagatrice, appropriante, del pensiero conoscente. Interessante è anche la costruzione sintattica e grammaticale del secondo momento, una valutazione dimensionale dove i due parametri geometrici (larghezza e altezza) sono sostenuti l’uno da una relativa “che ti slarghi” e l’altra da un quinario in complemento di limitazione “e in altezza” fortemente ellittico per finire con l’unità di misura tramite un neologismo gergale allitterante “per miglia e migliaia”: l’effetto complessivo è vago e mitico, iperbolico e amplificante.

In questa lirica Marcuccio perfeziona il suo metodo ellittico sottrattivo e, anche grazie a una sempre maggior sicurezza e distinzione delle scelte lessicali e al prosciugamento della punteggiatura, perviene a una forma netta, sbalzata, essenziale.

Malgrado la brevità e l’apparente semplicità, questa lirica segna un punto di maturazione importante nel cammino artistico del poeta palermitano.

LUCIANO DOMENIGHINI

Travagliato (BS), 12 giugno 2013

Commento a cura di ROSA CASSESE

La lirica “Monte Olympus” è non solo originale, ma ispirata da sensazioni reali, “assaporata” dalla visione di un Monte “di sole abbacinato”. Pur nella scientificità dell’argomento, si nota la voce “calda” del cuore del poeta-rosso-come il pianeta Marte, la maestosità della sua cima, in cui quasi s’intravede lo sguardo “proteso” verso l’altezza e, la fissità oculare quando è raggelata, inoltre la possibilità che, nei “recessi”, possa esserci ancora fuoco e, pertanto vita. Una poesia dall’ampio respiro e, dalla notevole capacità di poter, mediante pochi versi, renderci partecipi di tanta maestosità, con la maestria di un grande poeta come Marcuccio.

ROSA CASSESE

11 giugno 2013

Commento a cura di MARZIA CAROCCI

Poesia che va oltre l’immaginazione, poiché il soggetto è scrutabile solo attraverso il dubbio e il quesito dell’umano pensiero. Marte , pianeta solo ipotizzabile a livello dell’occhio, ma scrutabile nella genialità dell’indagare. Rosso di luce riflessa che ospita la grandezza di un promontorio naturale, vivo come vivo può essere il movimento vulcanico che esternamente è freddo come il marmo ma nella pancia la fiamma, l’ebollizione, il fermento vivo e rigoglioso della forza del fuoco.

Una poesia dove ogni singolo idioma , tassello, dopo tassello completa minuziosamente un grande movimento/spettacolo lontano dal nostro occhio attento, ma reale in un universo tutto da scoprire.

Emanuele Marcuccio, con questa sua composizione, ha colto l’invisibile rendendolo presente e traccia d’esistenza.

MARZIA CAROCCI

Firenze, 15 giugno 2013

Commento a cura di PIERANGELA CASTAGNETTA

“La rappresentazione di un pianeta infuocato descritto come un alto monte, il vulcano Olympus, per l’appunto, che si slarga all’apice per fare uscire, dalla fredda cima, il magma che ancora alberga nel suo interno. Interpreto la poesia del poeta Marcuccio come vedessi un dipinto e intravedo il bisogno di fare uscire fuori dalla sua anima quanto di infuocato e pur vero alberga dentro di sé. E’ la passione che risiede nel suo intimo e che necessita di venir fuori da una fredda apparenza che l’imprigiona.”

Pierangela Castagnetta, 14/6/2013

Commento a cura di Lorenzo Spurio

E’ stato lo stesso autore ad anticiparmi che questa poesia “spaziale”, una delle ultime scritte, tratta un tema particolare e, forse, poco conosciuto. La poetica asciutta ed essenziale che rifiuta la punteggiatura –Marcuccio mi ha rivelato di essere entrato ormai in una nuova “fase poetica” caratterizzata dal minimalismo- si sposa con la volontà di fotografare l’alta vetta presente sul pianeta rosso.

Il monte sembra acquisire vita propria quando il poeta affresca questa vista aerea ed osserva “ti slarghi”, come se il gigante di roccia avesse delle braccia e scansasse con una certa prepotenza che le deriva dalla sua supremazia tutto ciò che lo attornia. E’ chiaramente l’iperbole, la figura che più risalta dalla poesia “per miglia e migliaia di chilometri” usata, però, senza volontà di ingigantire le reali misure del rilievo montagnoso, ma come fedele rapporto geologico della sua altitudine.

Marte, da sempre noto come pianeta “rosso”, ritrova questo suo legame con il colore forte, carnale e violento nel termine che chiude la lirica, il “vulcano”, che richiama alla mente una forte immagine di vitalità, energia e manifestazione impavida del corso della natura.

Commento a cura di Nazario Pardini

I connotati indicativi di questa poesia si verticalizzano, consciamente, su una struttura metrico-simbolica di effetto contemplativo: rosso, abbacinato, slarghi, fuoco; e dominano, con un significante figurativo di labor limae, sul λέμμα[1] (lèmma)/solitario, che, citato una volta, anticipa il verso “fredda la cima”. E si sa che il fuoco è nel cuore delle cose. Nella pancia del cosmo. E si sa, anche, che il poeta è in continua tensione fra la coscienza dell’effimero e l’azzardo dell’oltre. Un azzardo che vorrebbe e bramerebbe realizzarsi in qualcosa di superlativo del sapore di cielo. Solitario. Forse solitario come ogni uomo che “sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole…”. E la solitudine fa parte della vicissitudine umana. Ed è motivo di stimolo, grande stimolo per la poesia. Segno che contraddistingue una stretta vicinanza fra il fatto di esistere ed uno stato interiore che coinvolge la filosofia del creato. Il tutto molecolare che non riesce a confondere l’unicità con gli insiemi. Climax, quindi, di grande impatto visivo ed emotivo; di un crescendo trascinante verso l’alto; e, volendo, verso un pianeta che non è più solamente quel corpo a noi, in parte, noto, ma, direi, verso un mondo che segna uno slancio, un abbrivio, un confondersi in stupefazioni a vincere l’ἀπορία[2] (aporía); a limitare l’entropia[3] e la corruzione dell’uomo/tempo; leggo qui il desiderio di svincolarsi, in qualche misura, dal terreno; di sublimarlo, questo terreno, nell’immaginifico, in uno stadio dove la realtà stessa si coniuga in aspirazione, in avventura. L’ordine morfosintattico di estrema sottrazione, la  geometria verbale, la ricerca speculativa, l’inconscio propedeutico all’atto creativo, cristallizzano una emozione, che, attraverso un percorso allusivo, si generalizza in una scalata dell’anima verso le vertigini dei fuochi eccelsi. Fuochi sempre da scoprire, però. Luminosità verso cui poter penetrare scrostando il ghiaccio che nasconde il nerbo e il mistero del nascere umani. Esistono quei fuochi. Nel nostro animo vivi: forse vogliono combaciarsi con la totalità per tornare alle origini. Una ricerca continua verso quella pancia che contiene la luce accecante di un Marte/Universo e della Poesia.

Nazario Pardini

(Poeta, scrittore, critico letterario)


[1] Dal greco λέμμα (lèmma), involucro; guscio; lessema di una parola.

[2] Dal greco ἀπορία (aporía), difficoltà; disagio; incertezza.

[3] Dal greco εντροπία (entropía), disordine.

PALERMO: Programma di eventi letterari per il secondo finesettimana di Giugno

La rivista di letteratura online Euterpe, il blog Intingendo d’inchiostro della poetessa palermitana Monica Fantaci e Blog Letteratura e Cultura di Lorenzo Spurio organizzano un ciclo di eventi letterari per il secondo fine settimana del mese di Giugno.

Gli eventi avverranno con la gentile collaborazione e organizzazione dell’università di Palermo, del Centro Caterina Lipari, dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta, dell’Associazione Culturale Caffè Letterario “Convivio” e si svolgeranno secondo il seguente programma

 

venerdi 14 giugno ore 16:00

Biblioteca dei Saperi, Facoltà di Lettere, Viale delle Scienze –edificio 12 – PALERMO

Reading poetico dal tema “Disagio psichico e sociale”

saranno presenti 32 poeti che leggeranno le loro composizioni a tema

parteciperanno utenti del C.S.M. di Caltagirone (PA) accompagnati da Gaetano Interlandi (Primario del Centro Salute Mentale di Caltagirone) e da Giusi Contrafatto (Presidente Ass. Culturale Caffè Letterario “Convivio”)

 

sabato 15 giugno ore 17:00

Palazzo Steri, Piazza Marina 61 – PALERMO

Presentazione del libro “La riva in mezzo al mare” della poetessa Monica Fantaci

Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe) e Salvuccio Barravecchia (poeta e scrittore)

Interverranno: Emanuele Marcuccio (poeta e aforista) e Pierangela Castagnetta (poetessa)

 

sabato 15 giugno ore 18:00

Palazzo Steri, Chiesa Sant’Antonio – PALERMO

Presentazione dell’antologia poetica “L’arte in versi” edizione 2012

opera antologica dell’omonimo concorso ideato da Monica Fantaci, Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe) e Monica Fantaci (poetessa, scrittrice e vice-direttrice rivista Euterpe)

 

domenica 16 giugno ore 17:30

Centro Caterina Lipari, Via Francesco Petrarca 26 – PALERMO

Presentazione dei libri “Per una strada” e “Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio

Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe) e Monica Fantaci (poetessa, scrittrice e vice-direttrice rivista Euterpe)

 

domenica 16 giugno ore 19:00

Centro Caterina Lipari, Via Francesco Petrarca 26 – PALERMO

Presentazione dell’antologia del I Concorso Letterario Internazionale Bilingue TraccePerLaMeta

Relatore: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, socio fondatore dell’Ass. TraccePerLaMeta)

Interverranno: Emanuele Marcuccio (poeta, aforista e membro di giuria nel concorso) e Monica Fantaci (poetessa e socia dell’Associazione)

 

 

Tutti gli eventi sono liberamente aperti al pubblico.

Con preghiera di diffusione questo programma di eventi.

 

Info:  lorenzo.spurio@alice.it – moni.fant@virgilio.it

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Reading poetico “Disagio psichico e sociale” a Palermo il 14 giugno 2013

Reading poetico

“Disagio psichico e sociale”

organizzato dalla rivista Euterpe

PALERMO

Venerdì 14 giugno, ore 16:00 

Saranno presenti i poeti/scrittori: Franca Alaimo, Anna Maria Bonfiglio, Alfonsina Campisano, Luigi Pio Carmina, Mariella Caruso, Francesco Paolo Catanzaro, Antonino Causi, Rossella Cerniglia, Palma Civello, Franco Concetta, Giusi Contrafatto, Valentina D’Agosta, Miriana Di Paola, Giovanni Dino, Monica Fantaci, Emanuele Insinna, Gaetano Interlandi, Serena Lao, Nicola Lo Bianco, Rosalia Lombardo, Francesca Luzzio, Emanuele Marcuccio, Vincenzo Nicolao, Maria Rita Orlando, Giuseppe Palermo, Guglielmo Peralta, Teresa Riccobono, Margherita Rimi, Michela Rinaudo La Mattina, Nicola Romano, Giovanni Sollima, Lorenzo Spurio.

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