“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione di Paolo Ragni

Ritorno ad Ancona ed altre storie
di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi
Lettere Animate Editore, 2012
Recensione di PAOLO RAGNI

 
Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, qualche decennio di differenza tra i due, un centinaio di chilometri, tre racconti scritti insieme. Già questo incuriosisce.
Gli autori in che modo hanno collaborato? Si distinguono le parti di uno e dell’altra? Personalmente avremmo dovuto leggere tutto quel che hanno fatto singolarmente, prima di adesso, per sapere meglio chi ha fatto che cosa. Ma non ci pare che tale argomento, in astratto importante, abbia poi tanta rilevanza in riferimento ad un libro in cui i tre testi sembrano scritti realmente da una sola mano, in cui il tono è sorprendentemente omogeneo e in cui, casomai, si può intravedere solo una certa prevalenza di una componente femminile. Del resto, quando si gustano le opere scritte a più mani, ci viene sempre da pensare a Masolino ed a Masaccio, e a come ancor oggi la critica ragioni e discuta sull’apporto e dell’uno e sull’apporto dell’altro…
Ha scritto di più Sandra? No so, certo la sensibilità è più femminile, visto anche il ruolo importante che assumono i personaggi femminili: ma non si tratta di una narrativa in cui il genere acquista tanta importanza, e del resto l’immedesimazione degli autori nei personaggi e nelle storie sembra avere raggiunto un grande risultato in termini di coesione. Chiunque scrive, del resto, deve sapersi immedesimarsi nei personaggi, qualunque ne sia il sesso o l’età: chi non ha scritto almeno un racconto rovesciando pezzi di sé in ruoli e situazioni assai differenti? Magari poi scopriamo che l’interazione tra Spurio e Carresi è stata tale da superare la nostra immaginazione: come Eco che, parlando del Nome della rosa, osservò che originali erano le parti attribuite dalla critica ad Eco, e di Eco erano inserti creduti originali.
Si tratta di tre storie senz’altro quotidiane, delicate, storie prevalentemente di amore, di amori. Il tema non stanca mai, vista la bravura degli autori nel condurre le storie, anche quando in realtà non pare succedere niente che rovesci la vita dei protagonisti. In genere gli eventi sembrano destinati ad essere risucchiati nel vortice della vita quotidiana: così capita, ad esempio, proprio nel Ritorno ad Ancona, dove la circolarità di una storia estiva non permette che la straordinarietà dell’accaduto riesca a produrre Storia, come se gli incontri non fossero fondanti, ma mere increspature, belle, ma che non scavano.
Non sempre però è così. Ci sono eventi che riescono a cambiare i rapporti umani, c’è una eredità -lasciata da un padre colpevolmente distratto- che poi, in modo sapientemente verosimile, riesce a rimettere insieme pezzi di una storia cancellata o mai saputa. Ci sono tentativi lodevoli di fare qualche cosa di buono, tipo un’adozione, e poi scopriamo il fallimento di un matrimonio, il crollo della fiducia nella persona amata, ci troviamo davanti alla morte e non siamo mai pronti a sufficienza per accettarla. Quello che alla fine prevale è forse proprio questo sentimento di accondiscendenza, di accettazione, come se i protagonisti si sforzassero di ricavare sempre qualcosa di buono dalle loro storie. I personaggi, in realtà, sia che ci sia un lieto evento sia no, in fondo comprendono il senso di quel che accade. Forse la vita non può cambiare, il nostro modo di vederla lì. Il messaggio che rimane, che ci è rimasto, è che vale la pena impegnarci e conoscere situazioni e persone, anche se non sempre queste ci cambiano nel profondo: a qualcosa, misteriosamente, la vita con le sue giravolte serve, qualcosa ci insegna, non siamo più esattamente quelli di prima.
I temi trattati sono tratti da storie molto vicine a noi, di personaggi come noi, che mangiano come noi, ascoltano le canzoni come noi, si muovono etc.. L’attenzione alle piccole cose, al dettaglio, è senz’altro uno dei punti forti della narrazione, perché rende visibile ogni piccolo gesto al lettore, rende abbordabile il personaggio che si incontra, proprio come se lo conoscessimo o ne avessimo l’opportunità, come capita, ad esempio, coi colleghi di lavoro, che magari non sono amici ma buoni conoscenti.
Quello che si potrebbe osservare, come punto debole, è forse che proprio la grande attenzione al dettaglio e il procedere analitico, cronologicamente scansionato e concatenato, talvolta può levare
un po’ di fantasia: il procedere è disseminato di tracce assai circostanziate, sembra quasi di sapere tutto dei protagonisti perché l’analisi psicologica è sempre particolarmente approfondita. Sfugge invece, talvolta, la motivazione più profonda, quella che ti fa credere di non essere solo conoscente ma realmente amico dei personaggi, può saltare quella adesione emotiva, quella sospensione dell’incredulità che può rendere credibile l’incredibile. Qui è tutto realmente credibile, verosimile e ben spiegato, forse appena troppo spiegato. A noi piacerebbe una narrazione meno psicologica e assai più fatta, ad esempio, di dialoghi e di gesti che parlino da sé. Un po’ troppo si vuole dare la spiegazione di un comportamento, mediante una disamina dei perché che, alla fine, ottiene l’effetto di non lasciare molto margine di interpretazione al lettore. La chiarezza psicologica ad ogni costo toglie la sorpresa e non fa lavorare il lettore. Noi crediamo che il libro lo debbano fare in due, scrittore e lettore. Qui in tre (dato che gli scrittori sono due!).
Ecco, se ci fosse permesso dare un suggerimento, sarebbe proprio quello di insistere sulla visività dei personaggi, in maniera più dichiaratamente teatrale, che dia loro una vita propria anche senza le spiegazioni autoriali. Probabilmente questo bel libro non può in alcun modo prestarsi a questo tipo di intervento, perché così è nato e non è modificabile a tal punto senza rischiare di subirne uno snaturamento. E’ solo un invito a liberarsi un po’ dall’io narrante e far vivere con più libertà i protagonisti, che non sono oggetti o strumenti di racconti a tesi, né tanto meno uomini e donne misteriosi i cui gesti debbano essere spiegati: se sono come noi, tanto vale levare loro i binari e lasciarli muovere come meglio piaccia a loro stessi. Forse le storie si arricchiranno in termini di maggiore vivacità ed anche la lingua, molto piana e corrente, potrebbe avere quel surplus di ricchezza di cui alle volte si può sentire il bisogno.

PAOLO RAGNI

05/09/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Premio Letterario di Poesia “Mario Borgioli”

CIRCOLO MCL DARIO DEL BENE

Via Pisana 592/bis – 50142 Firenze – Tel. 055/7323657

 

In memoria di Don Mario Borgioli, il Circolo “MCL  Dario Del Bene” indice

Il Concorso Nazionale di Poesia  “Mario Borgioli”

Organizzato da Marzia Carocci /poetessa e critico recensionista.

Edizione 2012

 

BANDO DI PARTECIPAZIONE:

 

1. Il concorso prevede un’unica sezione di partecipazione, la poesia. All’interno della sezione si distinguono due categorie:

Poesia in lingua italiana tema libero SEZ A

Poesia in lingua italiana  sul tema della solidarietà  SEZ B

2. La partecipazione al concorso è di euro dieci da inviare  sul conto  IBAN IT10W0842502800000030558498 o all’interno della busta insieme agli elaborati(raccomandata)

3. Saranno accettati testi editi o inediti, non superiori ai 30 versi.

4. Ogni autore può partecipare presentando un massimo di due testi poetici  a sezione

Ogni poesia deve essere mandata in 6 copie di cui solo una con TUTTI i dati anagrafici e un numero telefonico

Inviare gli elaborati a :

Marzia Carocci Via Luca Signorelli 6/2   50142  Firenze

Assieme alle poesie inserire Nome e Cognome , indirizzo e numero telefonico e sez a cui si partecipa.  

ATTESTAZIONE DELLA PATERNITA’ DEL TESTO CHE SI PRESENTA, copiando in calce questa attestazione: Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.

AUTORIZZAZIONE AL TRATTAMENTO DEI DATI, copiando in calce questa attestazione: Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modificazioni.

5. Non verranno accettate poesie che presentano elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

La giuria è composta da:

Giuseppina Abbate Avvocato/poetessa

Marzia Carocci critico recensionista letterario/poetessa

Fabio Fratini /critico

Alessandro Pesci /poeta

Lorenzo Spurio /critico recensionista  -scrittore /fondatore della rivista “Euterpe”

Pina Vicario -Direttrice della casa editrice AGEMINA/ poetessa scrittrice

Il Bando avrà termine il 6 Dicembre 2012.

La premiazione avverrà il 10 febbraio presso lo stesso circolo nella Sala della Comunità “Don Mario Borgioli” in via Baccio Da Montelupo 41 , altra entrata da Via Pisana 592/bis Firenze  con inizio alle ore 15:00 .

Seguirà buffet

 

            Marzia Carocci  organizzatrice e presidente di Giuria.

 

            Massimo Berti  Presidente del MCL “Dario Del Bene”

“Graffio d’alba” di Lenio Vallati, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Graffio d’alba

di Lenio Vallati

Bastogi Editrice Italiana, 2011

con prefazione di Lia Bronzi

con postfazione di Marzia Carocci

ISBN: 978-88-6273-373-1 

Costo: 14,00 Euro

 

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Ho avuto il piacere di conoscere di persona Lenio Vallati solo negli ultimi mesi. E’ un poeta e scrittore di Sesto Fiorentino che ha all’attivo varie pubblicazioni, oltre a numerosissime attestazioni di merito e premi in vari concorsi letterari nazionali. Ho avuto la fortuna di leggere la sua ultima “fatica”, un romanzo breve dal titolo Graffio d’alba, ambientato nella sua città d’origine, Sesto Fiorentino. Devo osservare che è difficile dire qualcosa su questo romanzo evitando di svelare troppo al lettore. E’ sicuramente una lettura avvincente, un romanzo che va letto e sul quale va riflettuto molto. La storia contenuta, incentrata su un “cambio d’identità” e che sembrerebbe essere di derivazione pirandelliana, sviluppa, invece, una drammatica ma pertinente analisi della società a noi contemporanea. La narrazione, infatti,  parte dal desiderio di un uomo frustrato che, pur avendo ereditato una fiorente industria dal padre, si trova in miseria dopo essere fallito sia da un punto di vista professionale che personale. Questa rovina è di certo motivata – come lo stesso Vallati riferisce in più punti del romanzo – alle difficoltà odierne del mercato economico: recessione, aumento del prezzo del petrolio, concorrenza spietata e la massiccia avanzata del mercato cinese. Capiamo leggendo, però, che alla perdita dell’azienda e della sua ricchezza hanno contribuito anche lo scarso spessore del personaggio principale, la sua mancanza di autorevolezza nel gestire gli affari – a differenza di suo padre- o, detta in parole semplici, la mancanza di stoffa nel sapersi destreggiare con la sua attività. Il personaggio, infatti, ha preferito evitare atteggiamenti spregiudicati e discriminatori all’interno della fabbrica, evitando licenziamenti o misure restrittive con il desiderio di salvare l’intera classe dei dipendenti. Una decisione che, però, finisce per essere sprovveduta anche se motivata da un animo buono e filantropico. L’azienda fallisce, la vergogna e il disonore del’ex dirigente è tanta che preferisce partire da quella città e andarsene per sempre, lasciando anche la propria famiglia alla quale non dà indicazioni su dove sia andato e perché abbia fatto un gesto come quello. Questo mi fa pensare alle vicende del salumiere Franco Giacobetti, alias Renato Pozzetto, nel film “Mollo tutto” che ad un certo punto della sua vita – stanco del lavoro e della famiglia in cui ognuno pensa a se stesso – lascia lavoro e famiglia, senza dar spiegazioni a nessuno. Nel romanzo di Vallati il personaggio principale, un ex industriale, è attento a costruire la sua nuova identità di barbone. E’ un vagabondo, però, atipico: non denigra il suo stato – che si è scelto autonomamente – ma lo vive con autenticità; è un barbone dall’animo sensibile che ama pensare, riconsiderare le cose, socializzare e darsi all’altro. Inizia così per lui una nuova vita, a Sesto Fiorentino, prima periferia del capoluogo toscano, dove vivrà come barbone, per le strade e in cerca di coperte nei cassonetti. In questa dimensione di indigenza e precarietà, però, riuscirà a riscoprire la bellezza della vita, l’importanza del tempo e addirittura a bearsi della natura come una sorta di San Francesco che da ricco figlio di mercanti di stoffe vende i suoi averi per vivere in povertà, dimensione nella quale riesce a riscoprire Dio e se stesso.

Il libro è carico di un’aspra critica sociale nei confronti della società a noi contemporanea dominata dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dalle tragedie degli imprenditori che a causa della chiusura delle loro fabbriche decidono di suicidarsi. Vallati dà una soluzione diversa e quanto mai al limite per esistenze che si trovano dall’oggi al domani private di tutto. Non riesco, invece, a comprendere completamente il comportamento che il personaggio ha nei confronti della sua famiglia: la abbandona come si abbandonerebbe un cane anche se poi nel corso del tempo ha modo di ripensare ad essa e rimpiangerla. Perché un uomo fallito, senza lavoro ma con una bella famiglia decide di abbandonarla e starsene da solo? La trovo questa una scelta poco felice; sarebbe, forse, stato di gran lunga migliore che tutta la famiglia diventassero dei barboni vaganti per la città senza necessariamente che la moglie e il figlio – oltre a sentire il disagio economico – sentissero anche quello affettivo dovuto alla privazione del coniuge/padre.

Trovo ad esempio abbastanza facile e intuitivo cercare una causa nell’abbandono della famiglia nel film di Pozzetto sopra citato che, invece, non riesco a trovare in questo romanzo di Vallati. La decisione di fuga e di abbandono, ai miei occhi si configura come un gesto d’impeto motivato da un chiaro egoismo e –se vogliamo- pura sconsideratezza. E’ chiaro poi – e la storia ne dà testimonianza – che non è il fuggire da un qualcosa la chiave di volta della risoluzione di un problema.

Ma il messaggio di Vallati, sostenuto da un linguaggio chiaramente poetico, vuole essere – credo- positivo e speranzoso: l’uomo non è un “animale sociale” ma un’esistenza che si caratterizza di cultura; è per questo che il suo personaggio – pur essendo un barbone e vivendo un’esistenza indigente –  ama la lettura e in maniera particolare la poesia. All’uomo –ricco o povero che sia- è dato di pensare, amare e costruire un qualcosa. L’identità in tutto questo, è qualcosa di illusorio e insignificante: non siamo semplicemente i figli dei nostri genitori o i cittadini del nostro paese natale, ma siamo chi vogliamo, possiamo essere miliardari ma fare la vita da barboni, possiamo essere ricchi materialmente ma sterili d’animo. All’uomo sta cercare il proprio percorso più congeniale o cambiare strada per modificarsi, ricrearsi, riadattarsi o semplicemente “rinascere”. Il romanzo di Vallati è una fine rappresentazione di come una metamorfosi sociale può avvenire nella nostra contemporaneità.

 

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

 

Concorso Letterario Rivista “Segreti di Pulcinella”

in occasione dei festeggiamenti per i 10 anni dell’attività della rivista

organizza il

Concorso Letterario Rivista “Segreti di Pulcinella”

 

..festeggia i dieci anni della Rivista con noi!!!

 La rivista “Segreti di Pulcinella” è nata a Firenze nel 2003 per volere di Massimo Acciai e Francesco Felici. Si è sempre occupata delle varie branche della cultura: letteratura, saggistica, musica, pittura, filosofia ed ha sempre accolto a braccia aperte nuovi collaboratori, sparsi in tutta Italia e all’estero. Nel corso degli anni l’organigramma della redazione si è andato ampliando; sono state numerose le collaborazioni e le partecipazioni a questo progetto culturale. Sulla rivista hanno, inoltre, scritto penne famose quali Massimiliano Chiamenti, Mariella Bettarini, Federica Bosco, Monia B. Balsamello ed altri.

BANDO DI PARTECIPAZIONE

 

-1- Il concorso è aperto a tutti gli scrittori italiani e stranieri, purché presentino opere in lingua italiana. Composizioni in dialetto non verranno prese in considerazione.

-2- Il concorso è a tema libero e completamente gratuito.

-3- Il concorso si articola in tre sezioni:

SEZIONE A – POESIA: un solo testo, massimo 30 versi

SEZIONE B – RACCONTO BREVE: un solo testo, massimo 3 cartelle

SEZIONE C – SAGGISTICA: un solo testo, massimo 3 cartelle

 -4- Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di alcun tipo.

-5- Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati esonerando la rivista “Segreti di Pulcinella” da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Gli autori devono dichiarare di possedere a pieno i diritti sull’opera che presentano.

-6- Per partecipare al presente concorso, ciascun autore dovrà inviare le proprie opere e la scheda di partecipazione in formato digitale (in Word) compilate e scannerizzate all’indirizzo di posta elettronica segretidipulcinella@hotmail.it entro la data del 20 Gennaio 2013.

-7- Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

-8- La Commissione di lettura e valutazione dei testi è composta da una Giuria della quale fanno parte Massimo Acciai (direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, poeta e scrittore), Lorenzo Spurio (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore, critico letterario e direttore della rivista “Euterpe”), Alessandro Rizzo (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore e direttore della rivista “Le voci dell’Agorà” ), Iuri Lombardi (poeta, scrittore e redattore della rivista “Segreti di Pulcinella”), Annamaria Pecoraro (poetessa e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), Rossana D’Angelo (poetessa, scrittrice e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella), Ivana Orlando (poetessa, collaboratrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), Adriana Gloria Marigo (poetessa), Cristina Vascon (poetessa),  Maria Lenti (poetessa, scrittrice, critico), Sara Rota (poetessa, recensionista).

Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

-9- Il concorso è finalizzato alla pubblicazione di un’opera antologica che verrà pubblicata con codice ISBN per celebrare i dieci anni d’attività della rivista. Nell’antologia verranno pubblicati i testi dei primi tre vincitori di ciascuna sezione e di quelli di alcuni autori segnalati. L’antologia, inoltre, conterrà dei testi apparsi sulla rivista “Segreti di Pulcinella” durante questi dieci anni, per tracciare un po’ la storia della stessa e sottolineare le varie collaborazioni con la rivista tra cui testi degli organizzatori stessi del Concorso.

-10- E’ prevista una cerimonia di premiazione del concorso nella quale si festeggeranno i dieci anni d’attività della rivista. La cerimonia si terrà a Firenze in data e luogo da stabilirsi. Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato per ciascuna sezione. A giudizio della commissione giudicante, potranno essere segnalati anche altri autori. Al primo vincitore di ciascuna sezione verrà dato il diploma e una copia gratuita dell’Antologia. Ai secondi e terzi vincitori verrà dato il diploma e a tutti gli autori segnalati verrà dato diploma di segnalazione.

-11- L’Antologia potrà essere acquistata il giorno della premiazione – nella quantità richiesta- dietro ordinazione fatta alla segreteria della rivista oppure potrà essere acquistata online (i siti e i link per raggiungere il libro verranno poi forniti).

-12- Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

-13- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano la rivista “Segreti di Pulcinella” a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

-14- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

Per richiedere il bando in formato pdf comprensivo della scheda di iscrizione al concorso, scrivi qui:  segretidipulcinella@hotmail.it

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Santina Russo

 “ RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Recensione di Santina Russo

“Ritorno ad Ancona e altre storie” è una raccolta costituita da tre racconti, tre storie diverse, protagonisti diversi accomunati da sentimenti di insicurezza, di emozioni spesso travolgenti e inspiegabili, a volte illusorie ma, non per questo, prive di valore.  Storie di  uomini e donne comuni che rappresentano l’universalità degli eventi quotidiani e abituali che possono capitare a chiunque, portando il lettore ad immedesimarsi in maniera del tutto naturale nei personaggi delle storie che legge.

Le storie sono intercalate in contesti narrativi e descrittivi caratterizzati da un’accuratissima attenzione al dettaglio, al particolare. Sono dettagliatamente e accuratamente descritti non solo le ambientazioni geografiche ma anche, e soprattutto, le analisi introspettivi dei personaggi, il travaglio delle loro emozioni spesso soffocate, altre volte vissute pienamente, ora con timore e titubanza, ora con ardore e impulsività.

Nel primo racconto “Telefonate anonime” i protagonisti sono figure femminili, una giovane donna e sua madre, ed è quasi impossibile per una donna non riconoscersi in almeno una di queste donne o delle situazioni che vivono in questo racconto.

La narrazione inizia con un accento noir, un alone di mistero avvolge la giovane protagonista Giada, preoccupata dalla ricezione continua e scandita da un preciso ritmo temporale, di telefonate anonime. Dopo una serie di eventi che, per certi aspetti, possano sviare il lettore portandolo a ipotizzare conclusioni azzardate sul mistero delle telefonate, la soluzione dell’enigma si rivela del tutto inaspettata e inusuale. Dietro la cornetta non c’era, come di solito si pensa, qualcuno che cercava di colpire, di spaventare, di fare del male ma una persona colpita e spaventata a sua volta, che cercava il bene.

Nella storia intervengono anche diverse figure maschili, alquanto controverse. Uomini legati alle due donne protagoniste da un rapporto ambiguo, come quello di Giada con il brillante avvocato del quale al primo sguardo s’invaghisce; da un rapporto svanito molto tempo fa e improvvisamente riemerso in forme del tutto inattese, come quello dei genitori di Giada e infine, da un rapporto nato quasi per una forzatura del destino che pone Giada di fronte a Jacopo.

Il secondo racconto “Ritorno ad Ancona” vede come protagonista Rebecca, una donna matura ma ancora piacente, che sfugge alle pene vissute a causa del divorzio, cercando un po’ di pace e di relax a Ischia.  In una cornice pittoresca descritta con l’ormai tipica ricercatezza e cura del particolare, l’incontro con il dottor Vincenzo Pistola avviene in maniera del tutto casuale, come capita spesso in vacanza di imbattersi in persone nuove.  Dall’incontro alla passione travolgente passa ben poco, Rebecca inspiegabilmente si concede ad un uomo quasi sconosciuto che la intriga e la conquista per la sua gentilezza e pacatezza. Il rapporto si fa profondo, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, all’attrazione fisica si aggiunge ben presto la consapevolezza di un sentimento che va al di là del piacere. Il ritorno ad Ancona, dopo la breve ma intensa vacanza, costituisce per Rebecca un ritorno alla realtà, un ritorno alla quotidianità. Rebecca ha vissuto un duplice viaggio, uno fisico che l’ha portata prima ad Ischia e poi ad Ancona, dove ha fatto ritorno ed uno sentimentale che dal naufragio del divorzio con il marito l’ha portata ad esplorare nuovi orizzonti. Sarà, quest’ultimo, un viaggio senza ritorno?

Il terzo racconto “Un cammino difficile” porta un titolo alquanto emblematico. E’, fra tutti, il racconto più sofferto, a tratti anche commovente. Protagonisti anche qui uomini e donne comuni, con i loro difetti e i loro pregi. Alberto ed Eva s’innamorano, si sposano quasi subito e il forte desiderio di famiglia li porta ad adottare due bambini di origine russa. Ben presto, però, Alberto va via da casa, soffocato dalle nuove responsabilità di padre, lascia Eva e i bambini, sentiti più come un peso che come un dono.  In questo racconto affascina molto l’introspezione psicologia di Eva, una donna che ama di un amore incondizionato e smisurato. Eva è l’amore, la tenacia, la maturità; Alberto è l’egoismo, la frivolezza, l’immaturità.

Gli autori, non a caso, hanno scelto il titolo del secondo racconto per intitolare tutta la raccolta: “Ritorno ad Ancona”. In effetti, tutte le storie alludono in qualche modo al viaggio, in ciascuna storia i protagonisti affrontano un viaggio, non solo fisico ma soprattutto sentimentale. Viaggia molto Giada per lavoro da Firenze a Roma, il viaggio la porta a fare nuove conoscenze, ma sarà soprattutto un viaggio a ritroso nel tempo a sconvolgere la sua quotidianità, un viaggio in un passato che le è del tutto ignoto.

Viaggia Rebecca, per la sua vacanza ad Ischia. Viaggiano Alberto ed Eva, insieme, quando si recano in Russia per incontrare i bambini che adotteranno come loro figli, ma il “cammino difficile” è quello svolto da Eva che da sola si fa carico delle proprie responsabilità per crescere, educare ed amare i suoi figli, ed è quello svolto da Alberto quando lotta contro la sua malattia.

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

a cura di SANTINA RUSSO

http://www.santinarusso.com/Ritornoancona612.htm

Marisa Paredes e Fabrizio Giufini, recital a due voci

giovedì 14 giugno, ore 21.00


Recital a due voci
MARISA PAREDES e FABRIZIO GIFUNI

LA NOCHE ESPAÑOLA

Da Cervantes a Borges, da Lope de Vega a Marías, da Lorca a Vila-Matas,
testi, poesie, scritti e pensieri: i viaggi italiani di scrittori in lingua spagnola

Voce narrante Ernesto Ferrero
Regia Volker 
Schlöndorff

Ingresso: intero € 8 ridotto € 5
Prevendite presso Cinema Teatro ODEON, Circuito Box Office

Uno dei momenti più importanti del Festival degli scrittori, che si terrà a Firenze dal 13 al 15 giugno, è la serata dedicata alla letteratura in lingua spagnola, dal barocco ai giorni nostri, che vede sul palco dell’Odeon due protagonisti eccezionali, Marisa Paredes e Fabrizio Gifuni. Il recital, costruito come un lungo dialogo fra testi e poesie, ci mostra un’Italia vista dagli scrittori: dalla Roma picaresca di Delicado e Quevedo agli aforismi di Cervantes, in un racconto che tocca le più importanti città del nostro paese, dallo stile barocco di Álvarez de Toledo alla comicità ambientata in terra siciliana di Lope de Vega, dalle parole poetiche di Alberti e Lorca alla narrativa di Valle Inclán, per arrivare alle riflessioni letterarie più vicine nel tempo di Borges, Marías e all’inedito omaggio ad Antonio Tabucchi di Vila-Matas, dal titolo Me llamo Tabucchi, como todo el mundo. ParedesGifuni e Schlöndorffin un unico evento dunque il fascino dell’attrice prediletta di Almodóvar, lo straordinario interprete di Aldo Moro, e il regista del Tamburo di latta, Palma d’Oro al 32° Festival di Cannes.

Alcuni ospiti del Festival: Emmanuel Carrère, Jenny Erpenbeck, Damon Galgut, Jón Kalman Stefánsson, Enrique Vila-Matas, Bruno Berni, Michael Ondaatje, Roberto Bertinetti, Andrea Bajani, Elena Stancanelli, Chiara Valerio, Stefania Scateni, Roberto Andò, Alessandro Zaccuri, Vanni Santoni, Elisabetta Rasy, Gianluigi Ricuperati, Kiran Desai, Ernesto Ferrero, Alberto Manguel, Björn Larsson, Andrea Landolfi, Alberto Castelvecchi e Claudia Zonghetti.

La noche española è l’unico incontro del Festival con biglietto d’ingresso, gli altri incontri sono a ingresso libero.

Ufficio stampa:
Davis & Franceschini  +39 055 2347273 –  davis.franceschini@dada.it – www.davisefranceschini.it
http://www.facebook.com/pages/Festival-degli-Scrittori-Premio-von-Rezzori/130543643690351

Presentazione di “Ritorno ad Ancona e altre storie”, qualche scatto

Presentazione del libro “Ritorno ad Ancona e altre storie”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

che si è tenuta alla Biblioteca Villa Bandini di FIRENZE

il 23 maggio scorso

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Durante la presentazione sono intervenuti Francesca Chiavacci (presidente dell’ARCI di Firenze), Massimo Acciai (poeta, scrittore, direttore rivista Segreti di Pulcinella), Anna Maria Folchini-Satbile (poetessa, scrittrice) e Lenio Vallati (poeta, scrittore).

Di seguito il video della presentazione:

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Emanuela Ferrari

Ritorno ad Ancona e altre storie

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

Recensione a cura di Emanuela Ferrari

Il libro scritto da Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, dal titolo Ritorno ad Ancona e altre storie, raccoglie tre storie che, pur narrando vicende diverse, hanno un filo conduttore comune, ovvero si “muovono” sul terreno dei sentimenti, più precisamente partono da un punto di riferimento iniziale: la famiglia che si crea, che si ha per poi arrivare a situazioni diverse rispetto al punto di partenza. Tutto ciò che accade prende spunto da questo micro-cosmo, o micro-mondo, che ci portiamo appresso anche quando sembra averci abbandonato. Dal genio creativo dei due autori “nascono” tre racconti molto avvincenti, assai ricchi di particolari descrittivi su luoghi, persone, stati d’animo, riflessioni introspettive che portano il lettore a sfogliare le pagine con voracità.

Tre storie intense, vissute, emozionanti dove le protagoniste indiscusse sono tre donne: Giada (33 anni), Rebecca (55 anni), Eva (circa 40 anni) che mi sento di definire tre “pilastri” in quanto prendono in pugno la situazione e cercano di gestirla al meglio dimostrando una forza vitale, una energia inaspettata che le induce ad andare avanti. Questo tratto è comune alle tre donne, che appartengono a generazioni diverse e vivono emozioni differenti e con vissuti molto lontani che possiamo ricollegare al modo di essere delle donne italiane: tenaci, forti, presenti, super-impegnate e soprattutto umane, aperte all’altro, disponibili all’ascolto del mondo che le circonda. Infatti, Giada decide di “accogliere” il fratello Jacopo di cui non conosceva l’esistenza, Eva mantiene un dialogo aperto con l’ex-marito, Alberto, anche quando la mette in difficoltà per allontanarla con i bambini dalla casa che questi voleva dividere con la sua compagna. Poi Rebecca, pur avendo conosciuto Vincenzo, mantiene il ricordo e la “presenza” del marito nella casa ad Ancona.

Tanto ancora si potrebbe “dire” su questo libro nato dall’abile penna di due scrittori dell’Italia centrale, luogo in cui ambientano la vita dei loro personaggi: Firenze, Fiesole, Ancona, Roma, San Casciano. L’abilità descrittiva dei colori, dei profumi, delle abitazioni rivela una profonda conoscenza del territorio e, soprattutto, la volontà di far risaltare gli aspetti più caratterizzanti: in Telefonate Anonime “le colline toscane, ombrate da verdi e tozzi ulivi”, mentre trapela un legame sincero con il nostro paese nella seguente frase, che conclude la prima pagina del racconto: “il cibo italiano, da molti declamato come il più buono al mondo”. Ed ancora Roma, dove Giada deve svolgere il suo servizio per la boutique di moda, è dipinta tra le righe come un posto rumoroso e frenetico, ma a cui si arriva in ogni modo, parafrasando il proverbio “tutte le strade portano a Roma”. Inoltre, i collegamenti tra le vie denotano una conoscenza – oserei affermare – diretta del percorso citato: via della Traspontina, che conduce a San Pietro, Campo dei Fiori…

In Ritorno ad Ancona sono molto belle le descrizioni colorate della flora, che adorna il balconcino dell’albergo ad Ischia, e la zona di Forio con i Giardini Poseidon ricchi di piante di ogni tipo e “guarniti” da magnolie profumate che sembrano emanare il loro avvolgente effluvio dalle pagine, mentre Ancona come si presenta al lettore? Appare silenziosa con un sole dorato che si rispecchia nel mare Adriatico…

Infine, in Un cammino difficile, ritorna una attenzione particolare alla Toscana, precisamente a Prato dove il paesaggio, ma soprattutto l’architettura ha perso ogni sembianza italiana assumendo sempre più connotati cinesi. In questa precisazione è possibile “percepire” una nota di rammarico da parte degli autori. Poi Viareggio quale luogo ideale per le vacanze estive, mentre Fiesole descritta così: “isola verde sulle colline fiorentine, fuori dal caos e ventilate”.

A questo punto credo che, per “assaporare” tutti gli ingredienti che sono stati maestralmente amalgamati insieme da Lorenzo e Sandra, non rimanga che immergersi nella lettura del loro lavoro per scoprire un mondo che “vediamo” tutti i giorni, forse anche con un certo distacco, ma che ci impone di riflettere sul valore delle persone e sui loro sentimenti.

Ringrazio i due autori  per aver prodotto un testo così ricco di contenuti per le nostre menti.

A CURA DI EMANUELA FERRARI

28/03/2012

QUESTO TESTO E’ UN ESTRATTO DELLA RECENSIONE SCRITTA DA EMANUELA FERRARI.

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