Gli horror spagnoli lasciano (molto) a desiderare: Buried-Sepolto (2010)

Il film Buried (Buried – Sepolto, 2010) del regista spagnolo Rodrigo Cortés presenta il tema del seppellimento prematuro, ampiamente trattato nel cinema e in letteratura, un vero e proprio leitmotiv del filone gotico e thriller.

Nei primi due minuti del film lo schermo è completamente nero quasi che lo spettatore sia portato a pensare che il dvd si sia inceppato e ci sia qualcosa che non vada. Poi, sempre rimanendo completamente nero, cominciano a sentirsi dei rumori, dei respiri e dei colpi di tosse. A un certo punto viene acceso un accendino e comprendiamo che c’è un uomo rinchiuso in una bara.

L’uomo è Paul Conroy, autotrasportatore americano che è stato sequestrato da un gruppo di ribelli in Iraq. I ribelli hanno probabilmente ucciso i suoi amici autotrasportatori e lui è stato messo sepolto in una cassa. In un primo momento siamo portati a pensare che si trattino di ribelli e fondamentalisti islamici ma viene poi chiarito che sono semplicemente morti di fame che tramite la richiesta di riscatto pensano di potersi arricchire.

Per tutta la durata del film il protagonista, Paul Conroy, si trova richiuso in una bara di legno sotterrata nel deserto. Ha a disposizione solo tre oggetti nella cassa che si riveleranno importanti: un cellulare, sebbene non sia il suo, una penna e un accendino. Nel film non c’è azione e assistiamo a varie scene in cui Paul, disteso orizzontalmente e incassato, cerca di fare di tutto per salvarsi. Con l’accendino fa luce e permette a noi spettatori di vedere che cosa succede all’interno della cassa. Con il telefono riesce a mettersi in contatto con la famiglia, col governo e lì riceve le richieste del suo ricattatore. Con la penna appunta sul legno i vari numeri di telefono che le agenzie e il governo gli dicono di chiamare.

Il sequestratore telefona a Paul chiedendo un riscatto di cinquecento milioni di dollari entro un tempo di scadenza che gli fornisce e più volte si mette in contatto audio per mezzo del telefono minacciando la morte di vari membri della sua famiglia.

Lentamente la batteria del cellulare si scarica proprio mentre la cassa comincia a imbarcare la sabbia del deserto soprastante. La localizzazione della cassa nel deserto iracheno è difficoltosa per gli enti americani i quali non sembrano interessati ad aprire una trattativa con i sequestratori.

La ditta per la quale Paul lavora gli comunica che non può aiutarlo e che non è un loro dovere. Le speranze di potersi salvare sono azzerate.

La sabbia continua a filtrare fa le fessure delle varie strisce di legno che formano la cassa e lentamente ricoprono il corpo di Paul, riducendo al tempo stesso la quantità di ossigeno disponibile. Intanto il sequestratore continua a minacciarlo dicendogli di tagliarsi delle dita della mano e di filmare il tutto ed inviare il video al sequestratore, altrimenti farà del male alla sua famiglia.

Infine una telefonata di Brenner, un uomo del dipartimento di stato, gli comunica che lo hanno localizzato e che stanno per arrivare. La sabbia ha quasi occupato l’intera cassa. Tra la faccia e la cassa rimangono pochi centimetri di vuoto. Gli americani gli dicono che sono arrivati che stanno per scavare ma, una volta arrivati sul presunto posto, capiscono di essere giunti sul posto sbagliato, sul luogo in cui Brenner aveva salvato precedentemente un uomo dalla stessa sorte. Resosi conto dell’errore, al telefono Bremer gli dice con tono accorato «Mi dispiace Paul, mi dispiace Paul». La cassa si riempie di sabbia. Tutto si fa nero, come all’inizio e il film finisce.

Il film è chiaramente irreale, inverosimile se non addirittura surreale, per vari motivi che cercherò di analizzare. In primo luogo è tecnicamente impossibile che un accendino duri per una durata di novanta minuti, ossia la durata stessa del film. L’ossigeno contenuto nell’aria che si trova nella cassa, alla stessa maniera, non può essere sufficiente a Paul per un tempo pari a un’ora e mezza. A questo riguardo va inoltre tenuto presente che il fuoco della fiamma dell’accendino contribuisce a sperperare il contributo di ossigeno nell’aria. In terzo luogo i tre elementi, accendino, penna e cellulare, gli unici oggetti grazie ai quale la storia può svilupparsi sembrano essere messi nella cassa in maniera forzata ed illogica. Sono un espediente per sviluppare la storia ma sono al tempo stesso una chiara forzatura.

Altro elemento sul quale riflettere è il fatto che il cellulare ha campo anche trovandosi in un ristretto luogo chiuso, coperto e sottoterra. Anche questa sembra essere una chiara incongruenza.

Il tema del seppellimento prematuro è un tema che è stato ampiamente trattato non solo nel cinema ma anche in letteratura. Bisognerà ricordare il famoso racconto “The Premature Burial” dello scrittore americano noir Edgard Allan Poe. Il motivo è stato ampiamente usato all’interno della letteratura gotica, spesso in connessione al tema della catalessi. Lo scrittore americano era ossessionato dal tema che lo mise in scena in numerosi suoi racconti. La paura di essere sepolti vivi, la tafofobia, era una delle sue principali ossessioni.

Nel cinema un altro seppellimento prematuro in una cassa di legno è quello presente in The Vanishing[1] (The Vanishing – Scomparsa, regia di George Sluizer, paese: Usa, anno: 1993) dove pazzo di nome Barney Cousins decide di sperimentare fino a dove può spingere il suo coraggio. Rapisce una ragazza e la seppellisce viva in una cassa. Il fidanzato della ragazza, una volta che è riuscito a ritrovare il mitomane lo implora di dirgli che ne è stato della sua ragazza. Barney gli dice che per saperlo c’è solo un modo: lasciarsi fare tutto quello che ha fatto alla ragazza. Alla fine Jeff accetta e Barney lo droga, lo addormenta e infine lo rinchiude vivo in una cassa seppellendola nella terra. Alla fine, grazie alla nuova ragazza di Jeff, quest’ultimo riuscirà a salvarsi, a uccidere Barney e a trovare il corpo sepolto e ormai senza vita della prima fidanzata.

Seppure il tema del seppellimento prematuro sia trattato pressoché in maniera analoga, la trama del film è molto più elaborata, sostenuta e accattivante. Non punta sullo shock o sulle immagini inquietanti del sepolto vivo ma piuttosto è capace di mantenere una costante suspance tipica del thriller americano.

A mio modesto parere Buried è un film troppo semplice, con evidenti contraddizioni, che predilige le scelte facili, dove non accade molto e dove ci si aspetta sempre qualcosa che non arriva mai. Per chi fosse interessato a vedere un buon seppellimento prematuro posso consigliare il film The Vanishing (1993) che ha una strutturazione e una storia molto più avvincente.

LORENZO SPURIO
08-03-2011

[1] Il film The Vanishing (1993) è tratto dalla romanzo breve The Vanishing (titolo originale: Het Gouden Eì, 1984) di Tim Krabbé. Dal romanzo è stato tratto un precedente film dal titolo The Vanishing, regia di George Sluizer, paese: Usa, anno: 1988.

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