“Miele” di Ian McEwan, recensione di Anna Maria Balzano

Miele
di Ian McEwan
Einaudi, Torino, 2012
ISBN: 978806214055
Pagine: 351
Costo: 20€
 
Recensione di Anna Maria Balzano

9788806214050“Miele”, l’ultimo romanzo di Ian McEwan, è un’opera complessa che offre molti spunti per una discussione sulla funzione dell’arte in generale e dell’arte in relazione alla politica e alla ragion di stato in particolare.

La protagonista, Serena, figlia di un Vescovo, educata secondo i saldi principi borghesi, costretta a trascurare la sua predilezione per le lettere e a laurearsi in Matematica a Cambridge, ottiene un incarico presso l’MI5 : siamo negli anni settanta, l’Inghilterra è in piena crisi energetica, il movimento indipendentista nord-irlandese è molto attivo, si sviluppa e si estende la guerra fredda culturale.

La missione consiste nel dover reclutare scrittori e intellettuali che possano fare propaganda a favore dell’occidente, contro il blocco sovietico.

McEwan cela, dietro la forma della spy-story, una pesante critica di ciò che può essere l’arte dello scrittore laddove sia strumentalizzata a fini politici.

Già in Espiazione avevamo assistito alla mistificazione artistica creata dalla protagonista Briony, che tradiva un giudizio negativo dell’autore sull’arte come finzione. Qui questo giudizio appare in tutta la sua evidenza, non solo nella trama principale, ma anche in quei racconti, che ci vengono riportati come creazione del personaggio di Tom Haley, che possono essere considerati dei brevi romanzi nel romanzo, secondo la migliore tradizione inglese.

In ognuno di questi racconti, il protagonista, che sia il gemello che si sostituisce al fratello parroco, o l’individuo che viene preso da passione per un manichino, o il marito che ama più appassionatamente la moglie dopo essere venuto a conoscenza della sua disonestà, è la menzogna a trionfare. Ciascuno di questi racconti diventa simbolo e metafora del romanzo in cui è inserito.

imagesCAJ5CI2JLa necessità dei Servizi Segreti di finanziare, senza svelare loro il vero fine dell’operazione definita Miele, autori perché scrivano opere che esaltino i valori del  mondo occidentale, in contrasto con quelli rappresentati dal comunismo sovietico, ripropone la distinzione tra intellettuale tradizionale e intellettuale organico. È ovvio che l’intellettuale che si mette al servizio del potere, di qualunque segno esso sia, diventa organico a quello stesso potere. In questo romanzo si accenna all’opera di Orwell, sia al suo “La fattoria degli animali”, sia a “1984”. Con lui se ne citano altri. La necessità di tenere nascosta la finalità dell’operazione, riscatta in un certo senso una parte del mondo artistico, che, se consapevole, non avrebbe messo la sua opera al servizio del potere politico.

L’accenno all’inganno è esplicito in alcune frasi  pronunciate dai protagonisti del romanzo: la creazione artistica vista come inganno è eredità della cultura puritana britannica, e risale al teatro elisabettiano.

Significativo è anche l’accenno esplicito a Mallarmé e alla sua teoria della “pagina bianca”, nelle parole di Haley.  Diceva Mallarmé : “L’opera poetica è miracolosa come la creazione, ma al termine d’una faticosa ascesa non v’è che il nulla, la pagina bianca, il silenzio.” Un sogno di purezza, questo, e di distacco dal mondo, negazione della mistificazione artistica, che McEwan sembra palesemente condividere.

ANNA MARIA BALZANO

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Anna Maria Balzano su “Flyte e Tallis” di Lorenzo Spurio

Flyte & Tallis
Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese
di LORENZO SPURIO
Photocity Edizioni, 2012
 
Recensione di ANNA MARIA BALZANO

copertina solo frontNon esito a definire veramente molto interessante questo saggio di Lorenzo Spurio su due grandi opere della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh. L’analisi di Spurio è dettagliata e puntuale: l’intento è dimostrare come questi romanzi, di autori così diversi per fede e ideali, abbiano invece molti punti in comune.  

Spurio mette subito l’accento sulla centralità della casa, come dimora familiare, nella quale e intorno alla quale si svolge la vita di due grandi famiglie.

Villa Tallis e Brideshead sono entrambe dimore fatiscenti, la cui decadenza strutturale diviene metafora della decadenza fisica e morale dei loro abitanti. Spurio poi sottolinea come in entrambi i romanzi assumano grande significato la presenza di una fontana, di fronte alla casa, e della biblioteca all’interno, luoghi nei quali e intorno ai quali si svolgono eventi importanti che inducono il lettore anche a considerazioni sull’arte.

Procedendo nell’attento esame dei testi, l’autore del saggio fa notare come la disparità sociale e il  contrasto di classe, diversi, ovviamente, da quelli dell’epoca vittoriana, siano presenti in entrambi i romanzi e ne costituiscano un punto  centrale. Se in McEwan ci si concentra di più sulla crisi della borghesia in Waugh si pone l’accento sulla decadenza e l’anacronismo dell’aristocrazia.

Ciò che accomuna più palesemente le due opere, dice Spurio, è certamente il tema della guerra e delle sue conseguenze: esso occupa grande spazio all’interno della narrazione.

Uno dei punti più interessanti di questo saggio consiste nell’aver individuato in due autori tanto dissimili per impostazione e fede religiosa, alcuni elementi che li avvicinano. Spurio esamina, a cominciare dal titolo dell’opera di McEwan, quegli indici che, in Espiazione, tradiscono l’insegnamento cattolico: e ciò nonostante il dichiarato ateismo dell’autore.

Né mi sembra di minore importanza aver rilevato come in entrambi i romanzi si continui una tradizione già solidamente radicata nella letteratura inglese, che vuole che la storia finisca là dove è incominciata, dando all’opera una struttura circolare. In questa prospettiva Spurio critica giustamente la versione cinematografica di Espiazione che vuole una fine in un luogo diverso da Villa Tallis.

In conclusione al saggio si sottolineano le citazioni e gli accenni ai grandi autori che si incontrano nel corso della lettura di queste opere: ciò è di aiuto anche per capire quali siano state le influenze e i riferimenti culturali dei due romanzieri.

La bella prefazione di Marzia Carocci e la traduzione di Spurio dell’articolo di Brian Finney alla fine del saggio, completano questo lavoro di grande interesse e utilità, non solo per gli studiosi del genere.

 

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Firenze, ieri pomeriggio letterario con la presentazione dei libri di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

Ieri ala Cabina Teatrale di Saverio Tommasi a Firenze (zona Rifredi) si è parlato di letteratura e scrittura presentando i libri “Flyte e Tallis.  Ritorno a Brideshead ed Espiazione. Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese”, un saggio di critica letteraria scritto da Lorenzo Spurio e “Un fiorentino a Sappada”, raccolta di racconti di Massimo Acciai.

Relatori della serata sono stati: Iuri Lombardi (poeta e scrittore), Sandra Carresi (poetessa, scrittrice e vice-presidente dell’Ass. Culturale TraccePerLaMeta), Rita Barbieri (docente di lingua cinese), Paolo Ragni (poeta e scrittore), Lorenzo Spurio (scrittore, critico-recensionista e direttore rivista Euterpe) e Massimo Acciai (poeta, scrittore e direttore rivista Segreti di Pulcinella).

 

Guarda il video della presentazione.

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e hanno condiviso questo pomeriggio letterario con noi.

Gli eventi da noi promossi a Firenze e provincia continuano secondo questo calendario:

LOCANDINA EVENTI GENNAIO-FEBBRAIO FI-page-001

“Flyte & Tallis”: il nuovo saggio di letteratura inglese di Lorenzo Spurio recensito da Rita Barbieri

FLYTE & TALLIS
Ritorno a Brideshead ed Espiazione
una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese
di LORENZO SPURIO
ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143
Costo: 10 €
 
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Recensione a cura di Rita Barbieri

 

copertina solo frontIl saggio di Lorenzo Spurio analizza, in maniera precisa e sintetica, due dei più importanti capolavori della letteratura inglese del ‘900: “Atonement” (Espiazione) di Ian McEwan e “Brideshead Revisited” ( Ritorno a Brideshead) di Evelyn Waugh.

Inizialmente l’autore affronta in maniera separata le due opere, dedicando loro una sezione ciascuno del suo libro. Per ogni romanzo traccia un riassunto puntuale e accurato, spendendosi anche in una descrizione mirata degli ambienti e dei personaggi principali. Si tratta delle fondamenta necessarie poi per affrontare, nelle parti successive del saggio, l’analisi più propriamente critica e letteraria.

Lorenzo Spurio ricerca nei due romanzi delle tematiche comuni (la religione, il senso di colpa e altri…) e spiega, inserendo anche citazioni letterarie in corso d’opera e informazioni biografiche sulla vita degli autori, analogie e differenze. Tutto questo è sostenuto da un solido impianto critico-bibliografico, come si può ben notare dalla bibliografia finale.

I temi scelti non sono casuali né semplicistici, quanto piuttosto temi articolati e complessi che vengono sciolti ed esposti in maniera chiara e comprensibile. Non si cade mai nell’errore di uniformare, appianare i due romanzi o di voler ritrovare obbligatoriamente delle linee e dei tratti comuni. Anzi, si dedica particolare attenzione alla descrizione delle differenze esistenti e si cerca di spiegarne le possibili motivazioni, sia attraverso un approfondimento sul contesto storico-sociale del momento, sia ricorrendo al vissuto dei due autori.

La terza parte del saggio riporta una traduzione a cura dell’autore di un articolo di un importante critico: Brian Finney, che fornisce un inquadramento globale e conclusivo alle osservazioni e alle analisi precedentemente delineate.

Completano l’opera i profili biografici dei due autori e la bibliografia.

Si tratta di un saggio estremamente accurato e curato, perfino negli apparati critici (quali note e rimandi bibliografici), completo e esaustivo dal punto di vista dei contenuti. Inoltre il linguaggio chiaro, non eccessivamente pieno di inutili tecnicismi e la relativa brevità dello scritto, lo rendono uno strumento di facile accesso e rapido utilizzo anche per coloro che non sono troppo abituati ad avere a che fare con testi di critica letteraria.

Per i più esperti invece, il libro offre interessanti spunti di riflessione e scorci nuovi, oltre a mettere a disposizione titoli e materiali di approfondimento per ricerche successive.

Si tratta dunque di un libro che permette, in maniera semplice ma non semplicistica, di addentrarsi nelle trame dense della letteratura inglese del ‘900, fornendo una possibile linea interpretativa e trasmettendo, allo stesso tempo, tutto il fascino misterioso, elegante e decadente dei due più importanti romanzi inglesi del tempo, attraverso la descrizione sentita dell’ambientazione, del plot e del mondo psicologico dei personaggi.

Rita Barbieri

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“Espiazione” di Ian McEwan, recensione di Anna Maria Balzano

Espiazione
Titolo originale: Atonement
di Ian McEwan
Trad, Einaudi, Torino, 2001
 
 
Recensione a cura di Anna Maria Balzano 

Espiazione è un romanzo-saggio o saggio-romanzo sulla funzione dell’arte e, nello specifico, della letteratura nella società contemporanea: un’idea geniale, a mio avviso, quella di creare una storia e dei personaggi, che possano esprimere concetti teorici altrimenti fruibili solo da studiosi o critici letterari.

La storia inizia in una vecchia casa di campagna1 , dove si trovano riuniti molti membri della famiglia Tallis ed alcuni amici. La protagonista appare subito essere Briony, adolescente ambiziosa con aspirazioni da scrittrice. L’opera “Le Disavventure di Arabella” da lei scritta per l’occasione non potrà essere rappresentata, come lei aveva programmato, a causa degli eventi drammatici che si verificheranno in quel luogo.

Ed è sul personaggio di Briony che si concentra l’attenzione dell’autore e, di conseguenza, del lettore. Ella appare subito come il simbolo, la personificazione dell’arte stessa nella sua forza mistificatrice. Il tema del rapporto finzione-realtà è fondamentale. Con la sua interpretazione dei fatti, con la sua descrizione della violenza subita nella notte nel parco intorno alla casa, dalla cugina Lola e con la sua identificazione dello stupratore nella persona di Robbie, Briony crea una realtà alternativa, offrendo alla madre, Emily, un ottimo motivo per allontanare definitivamente dalla sua casa quel giovane, figlio della domestica, mantenuto all’Università dalla generosità di suo marito e  innamorato di Cecilia.

Briony prende gradualmente coscienza del crimine da lei commesso, che fu la causa della condanna di Robbie al carcere da cui uscirà solo per arruolarsi e andare a combattere in Francia contro i tedeschi.

La seconda parte del romanzo si concentra sull’esperienza della guerra e segue le vicende di Robbie sul suolo francese dopo la sconfitta di Dunkerque. Questa parte assai realistica nella descrizione, assumerà più avanti un significato rilevante, sempre nella prospettiva della teorizzazione del romanzo secondo McEwan.

Ritroviamo Briony nella terza parte del racconto come infermiera volontaria preposta ad una serie di umilianti  incombenze, che assolve con stoica rassegnazione, come  fossero parte della meritata espiazione.

2È in questo periodo che Briony riceve una lettera da un editore che, pur non potendo pubblicare il racconto da lei inviatogli, le dichiara di avere molto apprezzato la sua opera. Il contenuto di questa lettera è assolutamente chiarificatore sulla teoria del romanzo dell’autore. Il riferimento esplicito al flusso di coscienza di Virginia Woolf, al cui stile d’altra parte si ispira McEwan, alla teoria bergsoniana del tempo, all’analisi degli stati d’animo dei personaggi, sono chiari riferimenti all’evoluzione della narrativa dai primi del Novecento. Nonostante il debito indiscusso verso queste rivoluzionarie innovazioni letterarie, l’autore sembra però aderire maggiormente ad un’impostazione più realistica e attinente ai fatti che non fantasiosa o troppo descrittiva. E qui si inserisce anche un giudizio negativo sugli artisti che si dilungano su temi politici che riguardano la guerra, che è “nemico giurato della creatività”.

L’ultimo capitolo del romanzo sconvolge la tecnica narrativa fin qui adoperata, in quanto da una descrizione impersonale affidata alla terza persona, in assenza di un narratore-personaggio, si passa ad una narrazione in prima persona: è Briony, divenuta scrittrice di successo, ormai giunta alla fine della sua vita,  che racconta come ritorna alla vecchia casa di campagna, trasformata in albergo, per festeggiare con quei membri della famiglia che sono rimasti e quelli che si sono aggiunti con le successive generazioni, il suo settantottesimo compleanno. Questa sarà l’occasione per mettere in scena a sorpresa le “Disavventure di Arabella”, interpretate dai più giovani discendenti della famiglia.

Due sono i punti rimarchevoli di quest’ultimo capitolo. Il primo riguarda l’affermazione di Briony di avere più volte cambiato la versione della sorte di Cecilia e Robbie. Nell’ultima stesura li ha voluti insieme riuniti e felici, mentre precedentemente aveva scelto una fine più tragica. In questo Briony, come artista, rivendica a sé il diritto, quasi divino, di poter decidere della vita e della morte dei suoi personaggi.

Il secondo riguarda la decisione di concludere la storia là dove era cominciata, nello stesso luogo, secondo una tradizione che spesso il romanzo inglese ha rispettato. Come a chiudere un cerchio. Del resto il cerchio è la figura perfetta.

 

ANNA MARIA BALZANO 

QUESTA RECENSIONE VIENE QUI PUBBLICATA DIETRO CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

Per ampliare l’analisi sul romanzo, consiglio il mio saggio “Flyte & Tallis”.

 

Cinzia Tianetti sul saggio di letteratura inglese “Flyte & Tallis” di Lorenzo Spurio

Flyte & Tallis

di Lorenzo Spurio

Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012

ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143

 

Recensione a cura di CINZIA TIANETTI

 

La prima parte del romanzo Espiazione ha un tempo dilatato, lungo, preparatorio, per ambientare il lettore, immergerlo nel cuore della vicenda che si realizzerà per tutto il libro; Lorenzo Spurio lo fa lasciando che, a briglie sciolte, la trama si racconti da sola, attraverso l’immediatezza della sua esposizione affinché il romanzo cavalchi le scene dove si immortalano le immagini del lettore per catturarne l’attenzione e lasciare che lentamente scivoli, anche colui che non ha letto i due libri, nel cuore delle vicende. In tal modo l’autore di questo saggio, Flyte & Tallis, dilata il tempo di una critica analitica per la via che percorre la presentazione dei due libri, in cui costruttore e costruzione del romanzo si aprono al lettore insieme alle dinamiche psicologiche, nel tormento di colpe, desideri imbrigliati, brutti ricordi; così come intuitivamente dovrebbe far presagire il titolo del primo capitolo del primo romanzo preso in esame: Villa Tallis, la guerra, Londra. Comincia così il saggio di Lorenzo Spurio dandoci anche l’architettura del libro: al succedersi dell’esposizione dei due romanzi ne consegue l’atto comparativo, nel profondo senso che li accomuna.

Villa Tallis, la guerra, Londra: la scena primaria (che s’apre nell’afosa estate del ’35), strettamente legata alla seconda funzione, emblema del catastrofismo psico-emozionale e degli eventi poi l’ultima tappa, così lontana nel tempo, in cui si chiudono i conti. Tutto è detto, chi parla è il linguaggio stesso, perché il linguaggio ha in potere l’uomo, l’essere che si mette in opera; così per gli autori così come per Lorenzo Spurio, dove il suo linguaggio è condizione in cui si manifestano senso, corrispondenze, analisi, associazioni, nella semplicità dell’esposizione.

Più sotto riporta, sapientemente, l’autore: «Briony aveva la sensazione di avercela fatta, di aver trionfato» (191), antefatto e conclusione di una vita, quella di Briony, se vero è che se da un angolo dello sguardo di Briony si muoverà il fatto che condizionerà a vari livelli e personali sentimenti i personaggi, e dall’altro nel coincidere di hybris e coscienza, innescando il meccanismo dell’azione vera e propria, prenderà forma il senso di colpa e la disperata ricerca di una catarsi personale e dei personaggi messi in opera nel romanzo (che accompagnerà l’ultimo atto della vita di Briony), è anche vero che dal velo dell’innocenza si intravedrà un complesso edipico spostato dal fantasma della madre malata e dell’inesistente padre, alla sorella e al suo amante, cresciuto all’interno della famiglia Tallis come un figlio. Briony, difatti, accusa Robbie come molestatore maniaco, ma, come fa giustamente e sottilmente notare Lorenzo Spurio, citando l’episodio, ella è presa da passione infantile per lui: […]«durante una delle azioni belliche, Robbie ripensa a un episodio successo a villa Tallis tanti anni prima. Ritorna con la mente a quando Briony si era volutamente gettata nel fiume per farsi salvare da lui». Cui prodest? Si potrebbe suggerire: “cui prodest scelus, is fecit”.

“Una motivazione troppo semplice ed effimera che non sembra poter essere la causa degli eventi tragici che poi seguiranno” sente l’obbligo di precisare Lorenzo Spurio, perché ben sa che i fili che muovo le azioni, passioni, pretese, rivendicazioni desideri, sono tanti e non tutti ben determinabili.

Dunque già dal titolo e del citato passaggio del libro riportato si delineano, a mio avviso, in prima battuta luoghi e “seme pulsante” del sapiente mosaico ricostruttivo dell’autore, nel quale si mette in evidenza altresì manie e passioni di una psicologia fautrice di un dramma, proiezione di un talento artistico bisognoso di dare senso alla propria vita da protagonista: «Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne semplicemente attori.. »(William Shakespeare Iacopo: atto II, scena VII).

“Il McEwan di Espiazione è un McEwan diverso, sebbene alcune delle tematiche centrali della sua intera produzione (l’infanzia, la storia, la difficoltà dell’amore) ritornino qui riproposte all’interno di un’interessante cornice storica, quella della seconda guerra mondiale” scrive Lorenzo Spurio. Peraltro che cosa vi può essere di più “Macabre” di questa cornice storica dai volti nuovi di mostri e perseguitati ovvero perversi, violenti, maniaci e vittime, traendo inquietudine e suspense da una realtà storica che non trova ancora oggi la sua verità, nel tormento collettivo di consce e inconsce colpe ed espiazioni (senza per questo intrappolare nessuno in etichette)?

È nella parola che realtà e verità si cercano, che realtà e verità non si trovano; probabilmente perché è già la parola stessa ad avere una singolare avversità per la comune universale, direi, sociale verità e che contemporaneamente coniuga un tempo singolare di realtà in cui si tradiscono intenzioni ed intenti, visioni intime, giochi di ruolo. È “Briony … ” scrive l’autore “[…] attraverso le sue parole e le sue intuizioni sbagliate, a regolare lo sviluppo degli eventi che concernono l’intera famiglia”. Sviluppo della parola, sviluppo degli eventi!    

«Più ci allontanavamo da Brideshead, più [Sebastian] sembrava liberarsi del suo malessere, quella segreta inquietudine e irritabilità da cui era stato preso» (50).

Aprendo al lettore la seconda parte del libro Spurio introduce il secondo romanzo, donando con immediatezza e da subito i primi elementi di corrispondenza tra i due libri, nonostante la profonda diversità di scrittura e la differente caratterizzazione delle due diverse storie.

Nelle pagine dedicate a Ritorno a Brideshead si percepisce, legata ad una serrata simbologia religiosa, l’inquietudine tra fede o meglio religiosità perbenista e colpa, tra religiosità e vizi, in una cornice decadente.

Affascinante è il parallelismo tra l’ateismo o dovremmo dire l’agnosticismo di Charles e la fede di Sebastian per l’ambiguità che alberga in entrambe le figure giovani non ancora nella piena maturità, che prende forma nel tormento, nel dubbio, e ancora, soprattutto, nella stretta tra il confronto con se stessi e il conformismo del mondo. E “questi due diversi mondi interpretativi” precisa Lorenzo Spurio “in relazione all’aldilà vengono continuamente in contatto, a scontrarsi nel corso dell’opera”. Nella forte impressione che ciò che si ha per nessuno dei personaggi di Ritorno a Brideshead sia bastevole si sviluppa la storia come se fuga ed estraniamento potessero rendere possibile la vita che ognuno di loro si è trovato a vivere. All’isolamento che non trova soluzione di continuità nel interrelazione e condivisione Lorenzo Spurio richiama al tema della conversione che conclude il romanzo. 

Nelle disegno di Spurio la parola, strumento d’analisi, lavora non per la verità o realtà ma, attraverso la voce dell’autore e i protagonisti del libro, per provare a tracciarne propositi, rappresentazioni, strutture di scritture nell’ancor più ambizioso proposito di un attento sguardo multiplo a due romanzi.

La scrittura scorrevole, serrata mai ridondante avvince fin dalle prime pagine. Le parole danzano nei giri di valzer degli eventi raccontati rivissuti ed interpretati.

L’analisi interpretativa è attenta, l’oculatezza dell’esposizione di Espiazione prima e Ritorno a Brideshead di Waugh dopo si concretizza in una comparazione che tesse relazioni precise e profondamente rivelatrici di quanto riesce a cogliere l’autore di questa critica, di quanto allo sguardo dell’autore di Flyte & Tallis il mosaico si compone.

Non restano che due romanzi e del bandolo di “realismo psicologico” che coinvolge il lettore.

 

24/11/2012

                                                                                                          Cinzia Tianetti

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“Flyte & Tallis” di Lorenzo Spurio, recensione di Emanuela Ferrari

Flyte & Tallis
di Lorenzo Spurio
Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012
ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143
Recensione di EMANUELA FERRARI 

Il nuovo lavoro elaborato da Lorenzo Spurio merita un‘analisi accurata per comprendere a fondo i significati e le modalità espressive che ne sono alla base.

Il testo intitolato Flyte & Tallis, con il sottotitolo Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese, si articola in più parti per ”proiettare” il lettore nella prospettiva narrativa dei due romanzi presi come riferimento da parte dell’autore, su cui poi si “fonda” la piattaforma interpretativa per possibili raccordi letterari e contenutistici.

Nello specifico, la prima parte dello scritto argomenta sulle vicende e personaggi legati al romanzo Espiazione di Ian McEwan, poi segue la trattazione dell’opera di Evelyn Waugh dal titolo Ritorno a Brideshead.

La seconda parte è incentrata sull’analisi semantico-narrativa delle parole conversione ed espiazione che si pongono come “metro” dialogante presente in entrambi i romanzi. Ci sono anche richiami alle rappresentazioni cinematografiche con rivisitazioni, a volte, discordanti rispetto alla traccia originaria.

Il saggio di Brian Finney si presenta come uno studio approfondito di Espiazione e “chiude” il lavoro di Spurio, il quale decide di fornire ai lettori anche un quadro bio-bibliografico dei due autori che hanno composto i romanzi su cui concentra la sua indagine. Questo modo di impostare il “corpo” del lavoro – a mio avviso – aiuta molto a penetrare nel “mondo” descritto dai due romanzieri e a focalizzare la simbologia che li domina, fornendo materiale anche per quella riflessione individuale e dal carattere soggettivo che induce a trovare spiegazioni nel modularsi del racconto. Lo sguardo insomma diventa più vigile su luoghi, descrizioni e personaggi per poter poi raccogliere quelle informazioni necessarie per farsi un’idea anche sull’autore del brano. Vorrei puntualizzare quest’ultimo aspetto partendo appunto dall’inizio, seguendo cioè l’impostazione adottata da Spurio. Andiamo con ordine… Nel paragrafo di apertura, intitolato Villa Tallis, la guerra, Londra, ci vengono presentati i personaggi che animano il romanzo Espiazione di McEwan. La famiglia Tallis è composta da cinque persone: Jack, un padre sempre assente che trascorre molto tempo a Londra per la sua carriera politica, Emily, la moglie perennemente ammalata di emicranie, e tre figli di nome Leon, Cecilia, conosciuta con il diminutivo Cee, e Briony di tredici anni, che si diletta a scrivere drammi. Quest’ultima sarà il personaggio chiave delle vicende familiari e la “penna” narrante di una storia parallela alla vita reale vissuta da chi la circonda.

La scena si amplia con l’arrivo dall’Irlanda dei cugini Quincey: due gemelli di nove anni, Pierrot e Jackson, e la sorella maggiore Lola. La scenografia si arricchisce con la presenza di un giovane “lontano” dallo status di questa famiglia altolocata. Lo scrittore McEwan inserisce appunto in questa cornice il figlio della domestica, Robbie Turner. Lo sfondo dove si ambienta tutto è, almeno nella parte iniziale, Villa Tallis, come alla fine della narrazione, quasi a “creare” un collegamento circolare, un rimando alle origini da cui tutto è dipeso, nonostante il trascorrere del tempo e la maturità raggiunta dai personaggi che abbiamo conosciuto nella fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Il “mondo” che si trova davanti il lettore è quello vissuto da un gruppo di adolescenti che si incontrano e passano del tempo insieme. In realtà, nella storia ci sono quattro eventi o svolte, che formulano una nuova prospettiva interpretativa: a) la scena della fontana che coinvolge Robbie e Cecilia, b) la lettera che Robbie consegna a Briony per Cee, c) la scena della biblioteca che coinvolge ancora i due giovani della prima scena, d) la violenza che subisce Lola. E’ importante rilevare che chi “vede” e “immagina” cosa sta accadendo è la scrittrice di atti per drammi, che è artefice delle liti tra i familiari per la “vicinanza” tra la sorella e Robbie. Quest’ultimo viene sempre visto con disprezzo, infatti finisce in prigione per una colpa, la violenza su Lola, che non ha commesso.

Inoltre, la guerra diventa un campo di prova per tutti, Robbie si arruola, Cecilia diventa infermiera… Poi un colpo di scena… nella parte finale del romanzo si apprende che “avevamo compreso” una storia che non era vera in quanto nata dalla mano di Briony, oramai scrittrice affermata, che aveva fatto rivivere la sorella e il suo amore per il figlio della domestica… in realtà entrambi erano morti da anni e, soprattutto, non si erano più incontrati dalle vicende legate a Villa Tallis!

In tale passaggio finale si comprende il valore della parola espiazione che dà il titolo al romanzo. Il tutto è iniziato perché Robbie, un giovane appartenente ad una classe sociale inferiore, ha “osato” troppo verso la famiglia che lo aveva ospitato insieme alla madre. La metafora significativa al riguardo è un richiamo alla differenza di classe sociale che “domina” tutta la narrazione, poi ”prende forma” la visione mono-direzionale della protagonista e artefice del dramma, Briony.

Nel romanzo, oltre ai personaggi che sembrano quasi “visibili” al lettore per la maestria descrittiva, emergono dei “sottotitoli” molto interessanti; mi riferisco ai “luoghi” che diventano il palcoscenico delle azioni narrate. Nello specifico, prendo a riferimento il giardino della villa, sterminato e guarnito da una fontana simile a quella del Bernini a Roma, e in un questo ambiente esterno si snodano due momenti: la prima e la quarta scena. Inoltre, all’interno della casa c’é la biblioteca, quindi un “luogo” interno in cui prosegue ciò che si è verificato all’esterno, ovvero l’ “avvicinamento” tra Cee e Robbie che “dovrebbe” continuare all’esterno di tale abitazione, quindi dovrebbe “essere parte” integrante della loro vita passionale…

Tutta la narrazione, di fatto, rievoca l’importanza delle parole, scritte o dette, sottolineandone sia l’aspetto positivo che, soprattutto, i contenuti dissonanti dal contesto reale. Le parole scritte di una lettera consegnata che non doveva arrivare, il libro che ha ispirato il contenuto della missiva, le parole che si mettono insieme per “creare” un dramma in atti, le parole che dovevano essere scritte per espiare una colpa commessa legata ad una falsa testimonianza ed ecco che… l’espiazione rimane “sospesa” tra le vite di coloro che avrebbero voluto, e soprattutto dovuto, vivere a loro modo senza intromissioni fanciullesche. Anche durante la guerra le parole “viaggiano” tra i protagonisti, le lettere comunicano un “sentire”, uno “stato d’animo”, come è accaduto durante la prigionia. La forza della parola, quale sinonimo di verità, sembra trovare una via di uscita nonostante le avversità.

La necessità di voler cambiare pagina, di lasciare alle spalle quanto è accaduto si rende palese nell’ultima parte del romanzo, quando Briony, oramai anziana ed affermata scrittrice, ritorna a Villa Tallis che, nel frattempo si è trasformata in un hotel. Il tempo trascorso si “rispecchia” nel cambiamento dei luoghi vissuti da bambina, ma forse Briony avrebbe dovuto “cogliere” già al tempo tanti cambiamenti abbandonando una visione miope degli eventi a cui fu particolarmente suggestionabile. Tutta l’opera è percorsa da due linee parallele che, essendo tali, non avranno mai un punto di incontro: la vita reale dei personaggi, legata a parole non scritte in quanto si tratta di un vissuto emozionale, e la vita rivista come scrittura parlante, come interpretazione solipsista espressa in un monologo che riempie le pagine di inchiostro “colorando” le vite di persone che non ci sono più da tempo.

Nel secondo romanzo, Ritorno a Brideshead – Le memorie sacre e profane del capitano Charles Ryder, c’è come sfondo iniziale la II guerra mondiale ed il protagonista è il trentanovenne Charles Ryder, che conduce il suo plotone in una dimora per essere adibita a caserma. Si tratta, in realtà, di una tenuta che egli aveva frequentato in passato, durante il periodo della sua magnificenza e sfarzo… Vi abitava un’aristocratica famiglia inglese, i Flyte, che il protagonista conobbe tramite Sebastian al college Hertford. Anche in questa residenza è presente un fontanone nell’ingresso esterno che si può “prestare” a varie interpretazioni simboliche, alcune delle quali marcatamente religiose: la necessità di “lavare” delle colpe, di avvicinarsi alla purezza, ma anche lo scorrere del tempo, l’armonia dell’ingegno umano con l’elemento naturale, quindi la sinergia tra creazione e creato quale connubio realizzabile, oltre ad una espressione estetica pura e completa – ed aggiungerei – quasi di inafferrabilità del tutto.

Proseguendo… si ravvisa una traccia di infantilismo anche in questo romanzo con la figura di Sebastian, un giovane molto bello che porta con sé l’orsetto Aloiso, ma – a mio parere – anche da parte della madre, Lady Teresa Marchmain, legata ad un mondo religioso che la “estranea” dalla quotidianità vissuta dalla sua famiglia.

I contatti tra il mondo ateo e quello religioso, ovvero tra Charles e Sebastian iniziano circa venti anni fa, durante il periodo di studio ad Oxford. Trascorrono insieme le vacanze, così l’amico conosce il resto della famiglia: Julia, la sorella dalla bellezza strabiliante proprio come Sebastian, il fratello maggiore Bridey, che prenderà il titolo di conte Brideshead, i genitori di Sebastian, Lord Alex Marchmain e Lady Teresa. Le vicende della famiglia però coinvolgeranno altre persone come Cara, una signora francese residente a Venezia con il ruolo di amante di Lord Alex, la tata Hawkins, Ned Ryder ovvero il padre di Charles ed altri ancora…

A questo punto è già possibile sottolineare delle similitudini con Espiazione: a) ci sono molti personaggi che ruotano intorno alla famiglia di Villa Tallis, come accade appunto per la tenuta a Brideshead, b) la narrazione ha il suo nucleo di partenza dalle amicizie e frequentazioni in età adolescenziale ed ancora una volta c) ci sono esponenti appartenenti a diverse classi sociali. Inoltre, si deve aggiungere la presenza di un elemento religioso che permane con insistenza nella vita dei personaggi di Brideshead, anzi è manifesto e quasi palpabile nell’aria, mentre nel romanzo di McEwan è un “ingrediente” che prende forma nel tempo per “soffermarsi” su Briony… Poi d) le due residenze, che fanno da sfondo ai due romanzi, assumeranno destinazioni diverse: rispettivamente un hotel e una caserma. Qui si può apostrofare una metafora: i luoghi nati per essere patrimonio esclusivo di un vivere familiare duraturo, quasi dinastico, si trasformano in sedi della temporaneità e della necessità del momento da parte di chi ne fa uso, si passa cioè dalla staticità di un mondo fragile alla dinamicità di una realtà che si “modula” davanti a ciò che trova…

Il tempo, altra metafora, porta comunque cambiamento e non sempre in senso positivo.

Non può mancare il senso della bellezza visibile negli arredi, nelle architetture che Charles, in quanto amante della pittura, non può non sottolineare. E qui si intrecciano altre possibili forme di raccordo con il romanzo precedente: Briony diventerà una scrittrice, mentre Charles un pittore di talento. Ed ancora il tema della differenza di classe è affrontato da entrambi gli autori e si personifica nel legame Cee-Robbie e nella frequentazione Charles-Julia, ricordando che sia Robbie che Charles studiano, di conseguenza migliorano il loro status. Forse, in questo passaggio è da sottintendere un’evoluzione dei costumi che rispecchia l’approssimarsi verso una nuova epoca, che inizia già ad assumere dimensione all’interno della famiglia di Sebastian attraverso la figura del padre che svolge una “nuova vita” amorosa a Venezia.

Nella parte centrale del libro Lorenzo Spurio dedica due sezioni rispettivamente al tema religioso e alle influenze letterarie che sono alla base dei due testi narrativi. Nello specifico, tracce di religiosità sono presenti nel titolo del romanzo Espiazione, mentre la famiglia Flyte ha profonde radici cattoliche, gli eventi si scandiscono in base a tali festività e la casa è piena di accessori e suppellettili religiosi, ma soprattutto è abitata da persone che fanno della religione l’unica regola di vita, come la madre di Sebastian, il fratello maggiore poi lo stesso Sabastian che, col passare del tempo e le varie vicissitudini, diventerà un predicatore per il mondo… E chi ha professato un fervente ateismo, come nel caso di Charles, come si comporta? Alla fine sembra quasi cedere a favore di una conversione…

Altro dettaglio in comune di notevole importanza – a mio avviso – è l’elemento bellico, che irrompe nella vita dei personaggi, si pone quasi come uno spartiacque tra la vita adolescenziale e quella matura.

Inoltre, è da notare che i due romanzi, così ben strutturati, sono stati presi come riferimento per serie televisive e cinematografiche tra il 2007-2008. Ritengo però che le trame narrate hanno un altro “sapore” se lette dalle pagine di un libro rispetto ad una trasposizione figurativa, sicuramente più immediata come impatto, ma meno interiorizzata dal pubblico. Sicuramente, come specifica Spurio, siamo di fronte a romanzi di grande valore nati da esperienze letterarie sofisticate, infatti, dalla biografia degli autori, risulta che McEwan studia letteratura inglese ed inizia a scrivere drammi, successivamente si dedica ai romanzi americani. Questa scelta segna una svolta significativa in cui esprime tutto il suo “carattere” avanguardista. Waugh è un importante scrittore del secolo passato, di lui ci rimangono numerosi articoli, saggi, romanzi, alcuni dei quali densi di quello spirito cristiano che diventa parte della sua vita a partire dal 1930.

In base a quanto evidenziato, risulta che tra le due opere prese a confronto nel lavoro di Spurio ci sia una coerenza quantitativa relativa appunto allo spazio dedicato alle loro rispettive trattazioni ed analisi, in realtà proseguendo nella lettura il giovane scrittore sembra – a mio parere – quasi fare una “scelta”, tende a prediligere o comunque a “proiettarsi” più nello stile narrativo di Espiazione rispetto a quello di Waugh. Un elemento dialogante di questa sua “partecipazione” credo di poterlo rintracciare dalla presenza del saggio di Brian Finney, dedicato in prevalenza alla figura di Briony, che si pone appunto come scelta letteraria dopo l’esegesi dei due lavori messi a confronto. Forse, questa “vicinanza” è da attribuire ad una passione per la letteratura inglese che accomuna McEwan e il giovane Spurio, ma non è tutto… Vorrei avanzare un’ipotesi, che ho maturato leggendo questo nuovo lavoro di ricerca letteraria. Credo ci sia un elemento “caratteriale” che si pone come chiave di raccordo tra i due autori (McEwan e Spurio) che identifico con il termine “escursionismo letterario” inteso come voglia di sperimentare, di provare a creare qualcosa di nuovo, di tentare in concreto altre strade sperimentando, essendo comunque entrambi impegnati su più fronti e, soprattutto, portati ad innovare. Questa “mia interpretazione” prende avvio anche dalla lettura del quadro biografico dello scrittore jesino da cui si evince una formazione in progress in ambito letterario attraverso la redazione di testi di vario genere.

 

 

Emanuela Ferrari

 

20-11-2012

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE E/O DI STRALCI.

 

Domani esce “Miele”, nuovo romanzo di Ian McEwan

a cura di LORENZO SPURIO

Esce domani in Italia presso Einaudi il nuovo libro di Ian McEwan, Sweeth Tooth, tradotto in Miele. Lo scrittore britannico, che è stato recentemente insignito del Jerusalem Prize e che è stato in Italia, a Pordenone,  per ritirare il Premio “La storia in un romanzo”, regala al lettore un “romanzo di idee”, come piacque a lui riferirsi a una nuova stagione della sua produzione narrativa a partire dal 1997, inaugurata con Enduring Love, tradotto in Italia con L’amore fatale, contenente la storia di un inguaribile erotomane.

McEwan, grande amico e collega di quel gruppo di scrittori affermatisi soprattutto a partire dagli anni ’80 tra cui Martin Amis, Salman Rushdie e Christopher Hitchens, è considerato uno dei maggiori scrittori al mondo e spesso ritenuto come papabile per il premio Nobel per la letteratura. Esordì alla fine degli anni ’70 con due raccolte di racconti, First Love, Last Rites (Primo amore, ultimi riti) e In Between the Sheets (Fra le lenzuola) con le quali presentava l’uomo contemporaneo alle prese con i danni della psiche con le sue nevrosi e manie non mancando di tratteggiare squarci di infanzia deviata e aberrazioni sessuali. Un esordio che gli valse il poco felice nickname di “Ian Macabre” dal quale, però, nel corso della sua lunga carriera è andato distanziandosi. Celeberrimo il romanzo Atonement (Espiazione) pubblicato nel 2001  e portato sulle scene da un fortunatissimo adattamento di Joe Wright. Con quell’opera McEwan è stato a ragione considerato e inserito nel filone della grande tradizione del romanzo inglese, da Jane Austen passando alle Bronte, sino a Dickens e Lawrence. Per un’analisi più approfondita sul romanzo, è consigliato il mio recente saggio dal titolo Flyte & Tallis. Cliccare qui per saperne di più.

Il nuovo romanzo, Miele, propone una detective story ambientata negli anni ’70. Non è la prima volta che l’autore inserisce le sue storie in una cornice storica precedente al nostro oggi: si ricordi ad esempio il clima pesantemente moralista e pieno di tabù degli anni ’60 in On Chesil Beach o la violenza della guerra fredda in Black Dogs (Cani neri). La protagonista del nuovo romanzo, Serena Frome, è una spia che durante la sua attività segreta si innamorerà dell’opera e poi della persona di un giovane scrittore, Tom Haley. Ci sono vari riferimenti biografici all’autore nell’opera a partire dal personaggio di Serena Frome basato, come l’autore stesso ha rivelato, su una sua vecchia ragazza, deceduta nel 2003. Nell’opera figura anche l’amico-collega Martin Amis ed è dedicata in apertura all’altro grande amico, Christopher Hitchens, recentemente scomparso per un tumore.

Niente depravazione se si pensa alle opere d’esordio dell’autore, dalle quali spesso ha preso distanza osservando che erano “lavori giovanili”, anche se pure in questo romanzo si parla abbondantemente di sesso, sessualità e relazioni. Questo aspetto costituisce un filo rosso nell’intera produzione dell’autore se si pensa ad esempio ai recenti romanzi Saturday (Sabato) dove il personaggio Henry Perowne, nonostante le varie vicissitudini di una singolare giornata di lavoro, riscopre la bellezza di fare l’amore con la moglie e in Solar dove il protagonista, il poco affidabile fisico Micheal Beard, non è altro che uno stanco collezionatore di esperienze amorose.

Ampia la critica giornalistica sul romanzo uscito in lingua inglese appena due mesi fa. C’è da augurarsi che in Italia abbia altrettanto successo. La storia, come è stato sottolineato da varie recensioni, interseca il genere spionistico con la storia d’amore, non mancando di mostrarsi al lettore particolarmente avvincente per la consueta e consolidata abitudine dell’autore di narrare facendoci entrare direttamente in scena.

a cura di LORENZO SPURIO

11/11/2012

“Flyte & Tallis” (saggio critico di letteratura inglese) di Lorenzo Spurio, recensito da Ilde Rampino

Flyte & Tallis

Ritorno a Brideshead ed Espiazione, una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese

di Lorenzo Spurio

prefazione di Marzia Carocci

Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012

ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143

 

La descrizione e l’analisi di due testi della letteratura inglese Espiazione e Ritorno a Brideshead trovano in questo saggio terreno fertile per una interessante e accurata disamina in cui l’autore entra con maestria all’interno del gioco letterario, creando una rete di rimandi letterari e una sapiente precisione storica in cui i romanzi trovano la loro collocazione. Il titolo del saggio fa riferimento allo status sociale agiato delle famiglie, attraverso il nome delle loro tenute signorili. I momenti della narrazione vengono scanditi attraverso particolari dei romanzi, analizzati dal punto di vista contenutistico. L’autore pone in evidenza in Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh il ruolo importante della famiglia e il tema fondamentale della disparità tra i ceti sociali da parte dei membri dell’aristocrazia inglese, protagonisti della vicenda e la decadenza della condizione sociale, attraverso l’analisi di scene significative. Fondamentale è il tema della religione e della conversione con i suoi continui riferimenti a simboli legati al mondo cattolico e alla particolare devozione da parte di alcuni personaggi, mentre viene rilevato che nell’altro romanzo Espiazione di Ian McEwan, la religione è pressoché assente. In questo secondo romanzo l’autore del saggio, con valido acume critico, osserva la presenza di una certa mescolanza di generi, trattandosi in realtà di un romanzo di formazione, con rimandi a personaggi realmente esistiti, mentre scaturisce tra le pagine un latente sentimento di autoconsapevolezza dei personaggi. Attraverso un’attenta lettura critica, Spurio analizza quest’interessante opera di Ian McEwan  – il cui titolo in inglese è Atonement–  rilevando un certo parallelismo e riferimenti all’ideologia modernista. L’attenzione alla costruzione narrativa gli permette di porre in evidenza tra l’altro la tecnica dell’anticipazione e la  polisemia di alcuni elementi. Interessante è la sua capacità di osservare la connessione tra arte e vita di uno dei personaggi di Espiazione e il particolare carattere di storie non legate alla narrativa classica realista.

 

ILDE RAMPINO

03/11/2012

 

Per acquistare l’opera, clicca qui:

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Il nuovo saggio di critica letteraria “Flyte & Tallis” di Lorenzo Spurio recensito da Sara Grosoli

“FLYTE & TALLIS. Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese”

di Lorenzo Spurio

Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012

 

Recensione di Sara Grosoli

 

  Una dimora patrizia nel cuore della verde Inghilterra, amori e dolori della giovane età ricordati nella saggezza dell’età matura, raffinati scenari e nobili passioni…Ma è tutto qui il segreto del successo di opere come “Espiazione” di Ian McEwan e “Ritorno a Brideshead” di Evelyn Waugh? La risposta, ça va sans dire, è negativa.

   Nel suo saggio critico “FLYTE & TALLIS. Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese” Lorenzo Spurio, giovane studioso e scrittore,  affronta con competenza un’analisi comparativa di questi celebri titoli della letteratura inglese contemporanea.

   Prestando grande attenzione agli aspetti testuali, Spurio ci induce a cogliere un nodo essenziale: anche se i testi narrativi di cui stiamo parlando sono divenuti nelle loro trasposizioni filmiche dei successi commerciali, non dobbiamo fare l’errore di considerarli puro materiale per l’intrattenimento. Non si tratta di frivolezze, qui si parla di guerra, di rimorso, di conversione spirituale! Nei personaggi della finzione romanzesca ritroviamo le nostre stesse debolezze di esseri umani che amano e falliscono per paura o per inesperienza. La guerra come distruttrice di un consolidato sistema di valori fa da cupo retroscena all’intreccio di relazioni personali e sociali affrescato con maestria sia dal caposcuola Waugh che dal ricettivo ed eclettico “erede” McEwan.

   L’indagine di Spurio evidenzia l’ampia quota di riferimenti letterari presenti nelle due opere, sottolineando la volontà degli autori di affiliare la propria creazione alla tradizione umanistica britannica.

   Completano il testo la prefazione di Marzia Carocci e un saggio critico, tradotto da Spurio, sull’analisi della funzione metanarrativa in “Espiazione” ad opera del professore della California State University Brian Finney  .

FLYTE & TALLIS” è lettura stimolante, un utile compendio per chi ha già letto questi romanzi e desidera avere maggiori informazioni sul percorso creativo dei loro autori e sul patrimonio letterario di cui sono eredi.

a cura di SARA GROSOLI

 

PER ACQUISTARE IL LIBRO, CLICCA QUI: http://ww2.photocity.it/Vetrina/DettaglioOpera.aspx?versione=19253&formato=8778

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Flyte & Tallis”, il nuovo saggio di critica letteraria di Lorenzo Spurio

Famiglia, religione e guerra. Un’analisi comparativa di due grandi romanzi inglesi a cura di Lorenzo Spurio

(COMUNICATO STAMPA)

 

Lorenzo Spurio non è nuovo a pubblicazioni che pongono al centro dell’interesse testi della letteratura inglese unanimamente riconosciuti come magistrali: in Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu Edizioni, 2011) analizzava la storia della povera Jane scritta da Charlotte Brontë in chiave comparativistica offrendo una serie eterogenea di vedute sulla storia che si sono raccolte nel corso del tempo per mezzo dei numerosi prequels, sequels e rivisitazioni. In La metafora del giardino in letteratura (Faligi Editore, 2011 – scritto con Massimo Acciai), l’autore rifletteva, invece, sull’immagine, sul topos e sulla metafora del giardino in una grande carrellata di testi della letteratura italiana e straniera. Con questa nuova pubblicazione, Flyte & Tallis, Spurio fornisce al lettore un ampio commento critico su due grandi romanzi della letteratura inglese: Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh ed Espiazione di Ian McEwan ponendo particolare attenzione a una gamma di tematiche che l’autore va ricercando e analizzando parallelamente tra i due romanzi.

Marzia Carocci nella sua prefazione osserva: “Lorenzo Spurio ripercorre fedelmente i vari passaggi dei due romanzi riuscendo a identificare il senso, le particolarità, i caratteri e i contorni dei personaggi e dei luoghi. Nella descrizione l’autore imprime il proprio pensiero senza mai evadere i concetti e le astrazioni che i due libri esprimono”.

L’autore fornisce, inoltre, un’adeguata spiegazione della trama dei due romanzi, una parte dedicata ai rimandi letterari ad altre opere, un apparato bio-bibliografico dei due autori e una traduzione di un saggio su Espiazione scritto da Brian Finney, docente universitario statunitense.

“Spurio quindi analizza, smembra, spiega e fa riferimenti ai fatti con una precisione che regala al lettore la sensazione di assistere in prima persona al “filmato” di parole che egli, attraverso una scrittura fluida e mai astrusa o complicata, riesce a esprimere”, annota la Carocci nella sua prefazione al libro.

 

  

SCHEDA DEL LIBRO

 

 

Titolo: Flyte & Tallis

Sottotitolo: Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese

Autore: Lorenzo Spurio

Prefazione: Marzia Carocci

Genere: Critica letteraria

Editore: Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012

ISBN: 978-88-6682-300-1

Numero di pagine: 143

Costo: 10 €

Link diretto per l’acquisto: http://ww2.photocity.it/Vetrina/DettaglioOpera.aspx?versione=19253&formato=8778