“Poesia e Resistenza nel Myanmar Post-golpe Militare” nel contesto di Parma Capitale Italiana della cultura 2020-21

In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020-21 è stata organizzata, grazie all’instancabile lavoro della Sen. Abertina Soliani e del Direttivo dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli, una serie di iniziative dedicate alla situazione in Myanmar oggi, dopo il colpo di stato del 1 febbraio.

Il legame tra Parma, Aung San Suu Kyi e il suo popolo cresce ogni giorno e si rafforza ancora di più con questa iniziativa di carattere internazionale. Il programma è osservabile cliccando qui.

In particolare, per gli interessati di poesia, si segnala che giovedì 18 novembre, Stefano Rozzoni e Federico de Ponti, membri dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli, terranno un intervento intitolato “Poesia e Resistenza nel Myanmar Post-golpe Militare”. Attraverso l’analisi di alcuni testi dei poeti contemporanei K Za Win e Khet Thi si prenderà in esame il legame tra poesia e Resistenza in Myanmar a seguito del golpe militare del 1 febbraio 2021 tracciando un filo rosso che ricerchi analogie tra la Resistenza italiana e quella del paese asiatico. L’intervento, che fa seguito alla camminata organizzata dagli studenti del Liceo sui luoghi della resistenza parmigiana, vuole porsi come occasione di riflessione sul valore della democrazia attraverso un approccio testuale.

I Premio “Gandhi d’Italia – Sulle orme di Danilo Dolci”: il verbale di Giuria

PREMESSA

Il Premio di Poesia “Gandhi d’Italia – Sulle orme di Danilo Dolci” è stato bandito nel mese di ottobre 2020 con l’autorizzazione della famiglia Dolci nella figura del figlio, dott. Amico Dolci, ed è organizzato in collaborazione dalle Associazioni Culturali “Le Ragunanze” di Roma, “Euterpe” di Jesi, “CentroInsieme Onlus” di Napoli, “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (MB) e dal Progetto “Anima Psiche” di Monte San Giovanni Campano (FR)[1] con il Patrocinio Morale del Comune di Palermo e della Città Metropolitana di Palermo.  

Il Premio, regolamentato dal bando di partecipazione costituito da nr. 10 articoli disposti in due pagine, ha visto scadenza di partecipazione lo scorso 28 febbraio.

TENUTO CONTO

  • Che sono pervenute alla Segreteria del Premio nr. 501 partecipazioni di cui nr. 37 non ammesse al concorso perché non in linea con i dettami del bando o perché pervenute oltre la data di scadenza ivi indicata, si comunica che hanno preso parte alla competizione letteraria nr. 464 opere.
  • Che la Commissione di Giuria era così stabilita: Michela Zanarella (Presidente), Antonino Causi, Laura Vargiu, Annalena Cimino, Zairo Ferrante, Alessio Silo, Vincenzo Monfregola, Cheikh Tidiane Gaye e Fabio Strinati.
  • Che la presidente di giuria, dott.ssa Michela Zanarella, ha seguito ogni fase di gestione del Premio coordinando la Commissione di Giuria, pur non esprimendo le proprie valutazioni, limitandosi a deliberare sulle opere risultate vincitrici e a redigere le relative motivazioni di conferimento.

VIENE REDATTO IL SEGUENTE VERBALE che consta di nr. 3 pagine

1° Premio – “Come sagitte intinte nel dolore”

di VITTORIO DI RUOCCO di Pontecagnano Faiano (SA)

2° Premio – “Veleni sulla città”

di DONATELLA NARDIN di Venezia

3° Premio – “Il volontario”

di CLAUDIA RUSCITTI di Montesilvano (PE)

*

Premio Speciale della Giuria – “Il sogno di Danilo”

di PIETRO CATALANO di Roma

Premio Speciale della Critica – “A Danilo Dolci”

di ANTONELLO DI CARLO di Reggio Emilia

*

Menzione d’Onore – “Effluvio di primavera”

di FLAVIA SCEBBA di Foligno (PG)

Menzione d’Onore – “Ai confini del crepuscolo”

di TIZIANA MONARI di Prato

Menzione d’Onore – “Per Antonio Megalizzi”

di ANGELA LONARDO di Avellino

Menzione d’Onore – “Onuri a Danilo Dolci”

di ANTONIO BARRACATO di Cefalù (PA)

Menzione d’Onore – “Infanzia tradita”

di EMILIO DE ROMA di Pietradefusi (AV)

Menzione d’Onore – “Una speranza”

di SERGIO BORGHI di Zola Predosa (BO)

Menzione d’Onore – “Ma non è stato inutile”

di LAURA GIORGI di Grosseto

Menzione d’Onore – “Deposito bagagli (RSA – La mattanza)”

di MARCO PEZZINI di San Giuliano Milanese (MI)

Come stabilito dal bando di partecipazione si rappresenta che i Premi saranno così costituiti: Premi da podio e Premi Speciali: Targa personalizzata, diploma e motivazione della Giuria; Menzione d’Onore: Diploma

ANTOLOGIA

Tutte le opere vincitrici verranno pubblicate in un volume antologico accompagnate dalla biografia dell’autore.

Nell’antologia potranno essere pubblicate, a insindacabile giudizio degli organizzatori, anche altre opere partecipanti al Premio che, pur non essendo risultando premiate, possono contribuire a conoscere, ricordare e approfondire la figura di Danilo Dolci, a cui il Premio è ispirato e dedicato.

Nel volume verranno, altresì, pubblicati materiali divulgativi atti a conoscere e approfondire la figura di Danilo Dolci e alcuni saggi e studi critici di approfondimento sulla sua opera.

Gli autori delle opere premiate o selezionate dall’organizzazione in virtù del loro legame alla figura di Danilo Dolci verranno contattati privatamente per le informazioni specifiche e per l’invio del modulo di liberatoria per la pubblicazione.

PREMIAZIONE E INVIO PREMI

Stante l’attuale situazione di emergenza sanitaria relativa alla pandemia in atto e, in linea con l’art. 8 del bando di partecipazione, viene deciso sin d’ora che la cerimonia di premiazione non avrà luogo in presenza.

I premi verranno spediti a domicilio a carico dell’organizzazione entro il 20 giugno 2021.

02/04/2021

         

Lorenzo Spurio  – Presidente del Premio

Michela Zanarella – Presidente di Giuria

Organizzatori:

Lorenzo Spurio – Presidente Ass.ne Euterpe di Jesi

Michela Zanarella – Presidente Ass.ne Le Ragunanze di Roma

Cheikh Tidiane Gaye – Presidente Ass.ne Africa Solidarietà Onlus di Arcore

Vincenzo Monfregola – Presidente Ass.ne CentroInsieme Onlus di Napoli

Alessio Silo – Responsabile Progetto Anima Psiche di Monte San Giovanni Campano

INFO:

premiodipoesia.danilodolci@gmail.com

Pagina Facebook del Premio


[1] Nuova denominazione dell’allora progetto “Capire per Capirsi” come indicato nel bando di partecipazione, secondo le indicazioni del Responsabile e referente Dott. Alessio Silo.

Zairo Ferrante, padre del movimento del dinanimismo fondato nel 2009

Articolo di Lorenzo Spurio

Il neologismo dinanimismo, creazione del poeta e medico campano Zairo Ferrante, viene definito come un «movimento poetico-artistico il cui nome rappresenta la crasi delle parole dinamismo e anima»; esso è nato ufficialmente nel 2009 a Ferrara con la redazione di Ferrante e la pubblicazione del I Manifesto.

Scopo del movimento – giovane, ma che ha celebrato già i dieci anni di vita – è quello di promuovere poesia ed altri generi letterari che abbiano come contenuti, forme e potenzialità quelle di contrapporsi in maniera chiara e sentita alle dilaganti banalità e superficialità dei nostri tempi. La Poesia, in particolare, viene intesa come mezzo d’eccellenza quale ambito di unione e ricongiungimento con l’intima essenza dell’uomo; il dinanimismo è a sua volta centro propulsore e motrice del pensiero, ben lontano da un mero esercizio stilistico delle ristrette nicchie di letterati e accademici.

In tale visione muta anche il ruolo dell’artista: non è colui che guarda le cose, si diletta e intrattiene, cerca lo svago facile ma è colui che, con uno spirito di responsabilità e tramite il proprio lavoro, riesce ad attuare una rivoluzione dell’anima, generando idee e opinioni. Pilastro portante di questa innovativa “filosofia” è un approccio aperto che tende alla congettura, vale a dire l’arte – così intesa – non intende “dare risposte”, semmai contribuire a generare interrogativi, a far sorgere dubbi; in una parola: permettere all’uomo di riflettere e domandarsi.

Nell’anno successivo alla sua fondazione, il 2010, arriva la prima vera e completa ufficializzazione di questo movimento per mezzo di un articolo vergato dallo scrittore futurista Roberto Guerra, pubblicato su «Controcultura – Le guide di Supereva», nel quale si legge: «Una nuova specifica poetica e letteratura […] ovvero il Dinanimisno, come divenire dell’Anima nell’era del computer. […] Ferrante, amplificando e soprattutto sperimentando nella parola e nelle elaborazioni teoriche, l’Anima non come compensazione, ma come X-factor creativo e fondamentale sottostante lo stesso spirito scientifico e le sue infinite potenzialità finanche post-umane, ha azzerato ogni querelle umanista obsoleta: dice sì al mondo nel suo divenire, senza perdere più tempo con troppi No da gamberi! In tale amplificazione Ferrante e il suo gruppo ormai, decine e decine di dinanimisti on-line, ha codificato e rilanciato le intuizioni stesse strettamente letterarie di Futuguerra, Donegà, Tuzet e altri, soprattutto al passo proprio con gli orizzonti desiderati, alti e celebri dello stesso Enzensberger, lo stesso Barthes e in Italia – tra non molti – del solito forever young Paolo Ruffilli, oltre a Campa e ai già citati Spatola, Barilli, Zanzotto e lo stesso giovane geniale Saccoccio. La parola al termine della scrittura, o dopo il suo grado zero, infine, si riconnette finalmente e consapevolmente nel Dinanimismo letterario all’archetipo: da dove viene anche il Futurismo e da dove si è moltiplicato ed espanso. Ferrante e i dinanimisti non a caso con riferimenti espliciti a certa psicanalisi futuribile (paradosso di paradosso) di Jung, Marie Louis Von Franz, James Hillman, riscoprono certa matrice postromantica della parola futurista, a suo tempo sorprendentemente intuita da un certo Francesco Flora, dai net-futuristi stessi, in altra articolazione più globale totale, con riferimento a Bergson. […] Ecco il Dinanimismo, brevettato dallo scrittore Zairo Ferrante, come primo logo ufficiale (e virtuale, ovvio, incanto e dis-incanto i futuristi o futuribili contemporanei!) di certa nuova specifica letteratura o poetica neofuturista o futuribile nascente»[1].

Vediamo da più vicino, ricorrendo ai vari manifesti del movimento (tutti pubblicati sul sito ufficiale) alcune delle principali caratteristiche:

  • Poesia come forma di dinamismo dell’anima: poesia innata e istintiva, terapia del “normale”, capace di smuovere le coscienze;
  • Linguaggio: affine, concorde, congruo al sentire; percezione non mediata dell’anima;
  • Impegno: contro la banalità e la superficialità;
  • Destinatari del movimento: tutti, indistintamente. Coloro che amano la poesia (o la odiano), coloro che la praticano e coloro che la denigrano non sapendo cosa sia né ponendosi il problema.

Non sono mancate, nel corso del tempo, segnalazioni al movimento, analisi, commenti e recensioni, che ne hanno ampliato la conoscenza e la diffusione. Tra di esse si segnalano gli articoli “Il dinamismo decolla in Italia. Zairo Ferrante e il gruppo dinamista” segnalato dal sito «Il Dialogo.org» dove si legge: «la creatività dinanimista [è] sintetizzabile nell’ambizioso ma urgente e fondamentale tentativo di elaborare una poetica dell’Anima e in certo senso postromantica alla luce del web e della nuove tecnologie, nuovi vettori, simultaneamente d’avanguardia ma piacevolmente leggeri, verso il futuribile venuto alla luce nella rapidissima mutazione del duemila in progress e divenire»[2]; “Poesia: Zairo Ferrante nel nuovo numero di ‘Isola Nera’” pubblicato sulla rivista internazionale omonima di Giovanna Mulas dove si legge: «Ferrante nel 2010 ha amplificato, raffinato ulteriormente il proprio percorso poetico, sorta di umanismo dell’era digitale, un neoromanticismo quasi minimal per certa cifra dei versi. Testi a volte molto lirici e quasi neoarcadici, peraltro filtrati, marchiati quasi da impronte o significanti di ritmica implosiva, consapevolmente levigati, raffreddati, scuola Paolo Ruffilli docet; non nella parola, ma proprio nella “musica”, nella microarchitettura della scrittura in senso globale. È trasparente, consapevole, programmata quasi, la poetica dinanimista: la dimensione affettiva, cardiaca, pulsionale, l’Anima dopo certa psicologia (da Fornari a Jung e seguaci), capace, missione ardua nel sortilegio del web (specularmente in certa poesia nazionale reificata e arroccata quasi in nicchie autistiche…), di parlare, vivere gli anni duemila»[3]; “Zairo Ferrante e il dinanimismo sul noto blog di poesia di Rai News curato da Luigia Sorrentino dove nel 2013 sono stati riportati, oltre a una breve biografia dell’autore, degli estratti del I Manifesto del Dinanimismo[4]; “Zairo Ferrante, la poesia dinanimista apparso sul giornale online «Ferrara Italia» nel 2015 dove è possibile leggere: «Il Dinanimismo, l’Anima nell’era del web e delle nuove tecnologie, rilette con sguardi neoromantici e letterari. La parola dopo la scrittura terminale, Barilli, al di là del grado zero, Barthes e Lacan stessi, riconnessi, oltre certo – altrove – cerebralismo o psicologismo, alla dimensione archetipale cara magari a Jung, Hillman e seguaci. Un’avanguardia leggera e nuovamente tecnica e umanistica, la poetica nascente dinanimista e di Ferrante, attraversante…anche la cifra del Futurismo, echi specifici dello stesso classico Flora, la scienza romantica di Bergson. […] Tale new romanticuplodato esita, ancor più programmatico, nel volume megamix tra poesia, manifesti dinanimisti e saggistica. […] In tale esplorazione letteraria, Ferrante traccia una navigazione potente, solida e in progress, confermata anche criticamente da prestigiosi rilanci in certa stessa variabile dinanimista sociale neoumanistica»[5].

Zairo Ferrante,
fondatore del movimento

Va adeguatamente affrontato il movimento del dinanimismo anche per mezzo della sua fluente e ricca attività mediante iniziative e progetti che ci consentono di apprezzarlo con uno sguardo di vivo interesse e curiosità. Quale movimento esso risulta essere attivo, in prevalenza, nel mondo virtuale del web attraverso il blog ufficiale[6] nato nel 2009 che funge anche da “archivio” dei vari manifesti prodotti. In questi primi dieci anni di attività il movimento ha collaborato con le principali avanguardie letterarie e artistiche – come lo stesso Ferrante ci tiene a sottolineare – e le sue attività sono seguite da oltre settanta autori, tra italiani che esteri, che con la loro presenza e adeguamento ai paradigmi del movimento, hanno deciso entusiasticamente di aderirvi e farne parte. Assieme ai manifesti di cui si è accennato meritano particolare attenzione anche le pubblicazioni del movimento: Dinanimismo 2009-2019, 10 anni d’avanguardia poetico-artistica, antologia poetico-letteraria a cura di Zairo Ferrante e Roberto Guerra (Ed. Libri Asino Rosso, 2019); Il Mulo Dinanimista, rivista poetica in due edizioni straordinarie edita nel 2011 e nel 2012 con direttore editoriale, dott.ssa Roberta Murroni e coordinatore poetico-letterario Zairo Ferrante[7]; La poesia come voce dell’anima ovvero l’Anima in personal (e-book), antologia consultabile gratuitamente curata da Zairo Ferrante nel 2010 per le Futurist Edition – Edizioni Futuriste Sperimentali; Dinamismo (Movimento Poetico-Rivoluzionario delle Anime) ovvero connettivismo poetico (e-book), Manifesto consultabile gratuitamente, sempre per le Futurist Editions.

Zairo Ferrante è nato in provincia di Salerno nel 1983. Medico radiologo, poeta e scrittore, vive a Ferrara. Nel 2009 ha fondato il movimento del dinanimismo scrivendo il relativo manifesto. Ha pubblicato i libri: D’amore, di sogni e di altre follie (este edition, 2009), I bisbigli di un’anima muta (CSA, 2011), Come polvere di cassetti – Mentre gli Angeli danzano per l’universo (David and Matthaus / ArteMuse, 2015), Itaca, Penelope e i maiali – Piccola Odissea contemporanea di sogno, di amori e di barbarie (Il Foglio, 2019). Sue poesie sono presenti in varie antologie e sono state tradotte in varie lingue straniere tra cui inglese, spagnolo, francese e cinese. Tra i premi letterari vinti vanno ricordati il 1° posto al Premio Letterario “Leandro Polverini” di Anzio per la sezione poesia sperimentale (2015) e per la sezione poesia cosmica (2018).

Pagine ufficiali del movimento

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[1] http://guide.supereva.it/controcultura/interventi/2009/12/dinanimismo-e-neofuturismoletterario

[2] http://guide.supereva.it/ferrara/interventi/2010/06/il-dinanimismo-decolla-in-italia

[3] http://guide.supereva.it/ferrara/interventi/2010/12/poesia-zairo-ferrante-nel-nuovo-numerodi-isola-nera

[4] http://poesia.blog.rainews24.it/2013/08/28/la-vostra-voce-zairo-ferrante/

[5] https://www.ferraraitalia.it/zairo-ferrante-la-poesia-dinanimista-34745.html

[6] https://ebookdinanimismo.myblog.it/

[7] https://ilmulodinanimista.wordpress.com

I Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” – Sulle orme di Danilo Dolci (1924-1997), scrittore e attivista dei diritti civili

Sulle orme di Danilo Dolci Con l’autorizzazione della famiglia Dolci, nella figura del figlio dott. Amico Dolci, viene bandito il Primo Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” dedicato alla poliedrica figura intellettuale di DANILO DOLCI (1924-1997) poeta, scrittore, educatore e sociologo, attivista non violento noto, appunto, come il “Gandhi italiano”. Dolci, oltre alla sua attività educativa, operò nella lotta alla mafia; nel 1957 in Russia il suo impegno per la lotta non violenta venne riconosciuto con il celebre “Premio Lenin per la pace” (che accettò, pur dichiarando di non essere comunista). Nello stesso anno, con il saggio Inchiesta a Palermo, ottenne il prestigioso Premio Viareggio. Numerosi altri furono, negli anni, i riconoscimenti a lui tributati. Immensa la sua produzione letteraria, tra le maggiori opere vanno ricordate Banditi a Partinico (1956), Spreco. Documenti e inchieste su alcuni aspetti dello spreco nella Sicilia occidentale (1960), Verso un mondo nuovo (1964), Non esiste il silenzio (1974), La comunicazione di massa non esiste (1987), Se gli occhi fioriscono. 1968-1996 (1997) e Una rivoluzione nonviolenta (2007).Il premio viene organizzato in collaborazione dalle Associazioni Culturali “Le Ragunanze” di Roma, “Euterpe” di Jesi (AN), “CentroInsieme Onlus” di Napoli, “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (MB) e dal Progetto “Capire per capirsi” di Monte San Giovanni Campano (FR).

La partecipazione al concorso è regolamentata dalle norme contenute nel presente bando.

Articolo 1 – La partecipazione al premio è gratuita.

Articolo 2 – È possibile partecipare con una sola opera poetica (in italiano o in dialetto) inedita a tema libero che non superi la lunghezza di 40 versi. Pur essendo il tema libero, saranno particolarmente gradite opere dal carattere civile e dell’impegno, aventi quali temi o rimandi aspetti dell’impegno culturale di Danilo Dolci.

Articolo 3 – L’opera inviata non dovrà aver ottenuto un precedente premio da podio all’atto di chiusura del bando, ovvero alla data di scadenza di partecipazione.

Articolo 4 – È richiesto di inviare in un’unica mail avente per oggetto “Primo Premio di Poesia Gandhi d’Italia” la propria opera poetica in formato Word e un file a parte, sempre in formato Word, contenente i seguenti dati:- nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza completo (Via, città, cap.), telefono fisso e cellulare, indirizzo mail e queste attestazioni:- Dichiaro di essere l’unico autore della poesia e di detenere i diritti a ogni titolo.- Acconsento il trattamento dei miei dati personali secondo la normativa vigente nel nostro Paese (D. Lgs 196/2003 e GDPR) alla Segreteria del Primo Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” e a tutte le Associazioni Culturali che organizzano e patrocinano l’iniziativa.

Articolo 5 – Le proprie opere, corredate dei materiali richieste, vanno inviate entro e non oltre il 28 febbraio 2021 alla mail premiodipoesia.danilodolci@gmail.com

Art. 6 – Tutti i materiali pervenuti verranno letti da una Commissione di giuria composta da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti e recensionisti, membri del panorama letterario e culturale italiano, i cui nominativi verranno rivelati in sede di premiazione.

Art. 7 – Verranno proclamati un primo, un secondo e terzo vincitore che otterranno una targa personalizzata e la motivazione della Giuria. Ulteriori premi, quali menzioni d’onore, segnalazioni o premi d’incoraggiamento, potranno essere attribuiti ad altre opere, qualora la Giuria ne manifesti la volontà. La stessa Giuria, ottenuto il parere favorevole dei referenti del progetto, ha la facoltà di attribuire premi speciali. Trattandosi di un premio a partecipazione gratuita, ciascun Associazione ed ente che collabora all’organizzazione s’impegna alla messa in palio di almeno un premio nel corso della manifestazione.

Articolo 8 – La cerimonia di premiazione si terrà in un luogo e in data da destinarsi, tenendo presente l’evolversi della situazione di emergenza sanitaria dettata dal Coronavirus in atto e, laddove non sarà possibile tenerla fisicamente, i premi verranno spediti a domicilio.

Articolo 9 – Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte della Segreteria del Primo Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” e di tutte le Associazioni Culturali/enti che organizzano e patrocinano l’iniziativa.

Articolo 10 – Il bando di concorso è costituito da nr. 10 (dieci) articoli compreso il presente disposti su nr. 2 (due) pagine. La partecipazione al concorso implica l’accettazione tacita e incondizionata di tutti gli articoli che lo compongono.

Gli Organizzatori

MCHELA ZANARELLA

VINCENZO MONFREGOLA

LORENZO SPURIO

ALESSIO SILO

CHEIKH TIDIANE GAYE

INFO:

Mail: premiodipoesia.danilodolci@gmail.com

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“Ragnatele cremisi” di Claudia Piccinno, recensione di Lorenzo Spurio

Claudia Piccinno, Ragnatele cremisi, Il cuscino di stelle edizioni, Pereto, 2017.

Recensione di Lorenzo Spurio 

 

Una delle caratteristiche che denotano la poesia di Claudia Piccinno, assieme allo spiccato interesse verso il sociale, è l’anamnesi del mondo circostante che fuoriesce da uno piglio descrittivo attento e da un’osservazione partecipata, premurosa verso le forme, le dinamiche e i rapporti che legano l’essere in quanto tale al vasto contenitore di cui è parte, il popolo.

Il punto d’analisi è quello di una donna matura dotata di prodigalità e fiducia verso il bene e forte di credenze, punte di diamante che svolgono, per mezzo dell’opera poetica, anche una curiosa funziona pedagogica o comunque di monito alla riflessione. Nella poesia “Al davanzale di Dio”, sorretta da un rapporto ben più materico di quanto si possa intendere con la divinità, la Nostra così scrive: “Esitante e guardinga/ nell’incedere randagio/ solco i mari della memoria”. Basterebbero questi pochi versi, dalla struttura lineare e dall’adozione di una sintassi semplice e al contempo ricca di significati, per rendere in maniera concreta il procedimento visivo e attuativo della poetessa: come vede e come si comporta o, in sintesi, chi è. Mi sento di dire, proprio per questo motivo, che, al di là dei rimandi a vicende di cronaca o della buia attualità che riguardano noi tutti, nelle sue poesie fuoriesce distintamente, al di là dell’empatia col narrato, la vera inclinazione emotiva, sensoriale, affettiva, di una donna che non ha a cuore il semplice bene personale, l’effimero o il ristretto mondo che la concerne, ma l’universo tutto.

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La poetessa Claudia Piccinno

L’incedere non è sempre retto e privo di falle, ma è di varia natura, a seconda delle realtà con le quali viene a confidenza; il deambulare apparentemente vago od ondivago non si ascrive a un randagismo conoscitivo, vale a dire di sbandamento o di perdita di consapevolezza, piuttosto sembra essere l’unica andatura realmente possibile, in uno scenario sì complesso e vorticoso di vicende collettive che non solo chiamano all’enunciazione ma necessitano una vera condanna.

Tra le varie liriche, spesso dal ridotto numero di versi, sfilano immagini di un passato felice che si ricorda con piacevolezza nonché momenti amorosi e di condivisione, resi sempre mediante la scelta di un lessico comune e un ricorso oculato a immagini-simbolo che possono avere una plurima lettura.

L’esperienza sensoriale umana è tracciata da Claudia Piccinno in modo puntuale a rendere molte sfumature e derivazioni dell’amore, del tormento, del dolore per la perdita di qualcuno, non celando neppure la realtà della debolezza umana o la persistenza di episodi di violenza e dell’abuso (“Non aveva peso/ il suo corpo”) con una singolare fascinazione a sprazzi per l’elemento cromatico che ritorna nelle sue tonalità e negli scontri o sbalzi cromatici.

AAA CECERE LIBRO.jpgVarie poesie hanno come retroterra ispirativo quello del conflitto armato, momento di cruciale violenza tra razze e popoli capace di rompere anche l’ordine naturale: “tra morte e distruzione/ di un giorno che non nasce”. Dinanzi all’obbrobrio della crudeltà umana il cielo è come se non volesse comparire, impossibilitato a farlo, per non dar luce a quel palcoscenico di morte. Il sipario sulla strage ha da restare chiuso, privo di luci della ribalta, lontano da presenze e minacce, ma ciò è pura utopia e l’inciviltà dilaga nelle immagini apocalittiche dei “resti scomposti” dei bambini siriani così come negli occhi neri delle giovani spose-bambine, ormai divenuti inani e inespressivi “schegge d’ebano”.

L’inquietudine si affievolisce e, dunque, come scrive la nostra, “trova pace” solo mediante un’azione decisa e consapevole, “senza se e senza ma” dacché, per usare altri versi particolarmente significativi, “il coraggio si sperimenta”. Rarità nei costumi di oggi dove è più facile mostrare l’intenzione al coraggio che è patina di una vigliaccheria senza pari.

Una poesia dai toni agrodolci, sicuramente molto riflessiva, che non conosce la scontatezza delle immagini che pullulano in tanta poesia d’oggi dove la ricercatezza espressiva, anche dinanzi a materie non sempre lievi, risulta rimarchevole al punto da invitare lo stesso lettore a carpire o a domandarsi più argutamente sui velati significati dei testi, qualora essi non siano palesemente fruibili. Identità e coscienza collettiva, memoria e ricerca di sé, confessione e radiografia sentimentale consegnano al lettore avido di circospezioni poematiche e contenuti consistenti, un volume che non ha nulla di bellettristico e che s’iscrive a pieno nei fasti della poesia contemporanea che s’interroga e sa comunicare anche quando non dice: “Linfa nuova/ porta il mattino/ e rimescola le ansie/ dell’insonnia”.

Lorenzo Spurio

Jesi, 01-06-2017

Trittico poetico Bonanni-Spurio-Marcuccio sulla strage di Nizza

Il presente “trittico poetico” -naturale evoluzione del dittico a due voci perfezionato da Emanuele Marcucio- attorno al tema della strage di Nizza si compone delle poesie “Sulla Promenade des Anglais” di Lucia Bonanni, “L’ultimo battito” di Lorenzo Spurio e “Nice” di Emanuele Marcuccio. 

strage di Nizza_un sandalo rotto, con finti diamanti

SULLA PROMENADE DES ANGLAIS
DI LUCIA BONANNI

Iridescente

il suono delle parole

libertà-fraternità-uguaglianza

che nella sera si fonde

in giochi di polvere esplosiva

specchiati sulla battigia

edulcorata dalla festa.

Non sono insorti

i cittadini che annullano frontiere

sul lungomare illuminato

la Bastiglia, la prigione-fortezza,

è già stata presa in un martedì 14 di luglio

la carestia annullata e la miseria sconfitta.

Ma la violenza è cancrena inesorabile

e la verità che impatta gli occhi

ha vettori simili a punte acuminate

per reiterate stragi di innocenti.

Il mare vomita lo scempio.

La schiuma urla e si addensa.

Le stelle e le onde

hanno il volto distorto

da smorfie di dolore.

Sull’asfalto bagnato

insieme ad una nuvola di zucchero filato

è rimasto un sandalino rosa.

Dal giornale al teatro

dal museo alla Promenade des Anglais

il tricolore francese

è listato a lutto e la pietra scagliata

più non dà animo alla rivoluzione della Pace.

Il blu della bandiera si fa cielo

e il bianco è strada di campagna

invasa da primule rosse e silenzi senza peso.

Nizza-tanti-bambini-vittime-della-strage

 

L’ULTIMO BATTITO
DI LORENZO SPURIO 

A chi darà la mano

la bambola nuova

acquistata ieri l’altro?

È appena diventata orfana.

L’invertebrata bambola

sfregiata dal secco asfalto

i capelli smossi da fiati:

ma non è vento.

Ogni corpo falciato è

piombato d’aria fradicia

a terra ancorato, greve

in pose turbolente.

Il fantoccio amico

non accetta il lutto

del pargolo padrone.

Lambisce il minuto indice,

gli sussurra una nenia,

gli strizza l’occhio:

anche il cuore di plastica

ha cessato il battito.

(Liquefatta la passeggiata inglese

In una pozione di odio fluido.)

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La Nike di Samotracia, conservata al Museo del Louvre a Parigi

 

NICE[2]
DI EMANUELE MARCUCCIO

e il carro d’acciaio

armato dalla furia

mieteva

in quella via

di una città

e l’azzurro

la costa

e sangue

e il suo nome

ricorda vittoria

Commento a “Nizza” di Emanuele Marcuccio –  a cura di Lucia Bonanni

Il verbo “mietere” è proprio del grano e dei cereali maturi. La mietitura richiama l’azione del tagliare a mano, fa vedere la fatica e l’impegno nel lavoro dei campi e il beneficio che ne deriva. Ma nella propria estensione lessicale il verbo “mietere” può indicare anche l’azione di una forza distruttrice quale può essere la furia della guerra oppure quella di eventi catastrofici.

Nel componimento “Nice” l’autore colloca il verbo “mietere” in un verso isolato dall’inarcatura proprio dopo la parola “furia”, personificazione della violenza qui attuata non da un carro agricolo, destinato al carico di mannelli del grano, ma da un carro d’acciaio, armato per distruggere.

La prima terzina introduce un’immagine di guerra, una desolazione aspra, consumata su un fronte dove non ci sono schieramenti opposti a fronteggiarsi col fuoco delle armi, ma persone inermi e del tutto ignare del pericolo incombente su quella costa lambita dalle onde.

[E] l’azzurro/ la costa/ e sangue” è questa strofa la chiave di volta dell’intero componimento, una terzina di analisi e sintesi, orchestrata su accostamenti cromatici e orientamento spazio-temporale dove sembra esistere una voce fuori scena a narrare il disastro degli eventi che sembrano essere rappresentati su un palcoscenico dove gli attori recitano, seguendo un canovaccio usuale. “[E] l’azzurro”, archetipo del cielo, è immenso, si flette e si fonde nell’elemento liquido e in quello aeriforme; “e sangue”, elemento vitale che vortica e fluisce, inzuppa il selciato mentre l’emoglobina si spezza in molecole perse nel vuoto di una sera riverberata dai fuochi d’artificio.

L’azzurro del cielo e quello del mare, il rosso del sangue, il bianco della costa che si fa sudario di pianto, formano il mosaico di una bandiera, costretta a patire ancora e di nuovo un lutto atroce.

«[E] il suo nome/ ricorda vittoria»: la denominazione di quella città è “Nice”, appellativo che deriva dal ben noto termine greco “Nike”col significato di “Vittoria”, un risultato conseguito non dopo una battaglia bensì in una contesa determinata a vincere le forze del male e conferire foglie di alloro a quel bene spesso usurpato alle umane genti.

Sono versi sintetici, essenziali, concreti, quasi scarni, sobri, ma non eterei e sfuggenti, quelli che scrive Marcuccio che in rappresentazioni di forte impatto visivo ed emozionale e con un lessico ben curato e ben misurato nella forma espressiva e di significato, pongono il lettore dinanzi ad un groviglio di sensazioni che occorre esaminare attraverso l’amore per la parola in un rapporto dialogico col Mondo affinché la bellezza cardine delle parole “libertà”, “fraternità” e “uguaglianza” sia sempre invitta nel percorso etico e sociale di ciascun Uomo.

 

 

NOTA:

I tre testi poetici vengono pubblicati su questo spazio per gentile concessione dei rispettivi autori e con la loro autorizzazione.

Le immagini presenti su questo post hanno fini esclusivamente culturali e non commerciali.

 

[1] Una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.

[2] Scritta in memoria della strage di Nizza del 14 luglio 2016, in cui persero la vita 84 persone di varie nazionalità, tra cui 10 bambini.

Per il titolo ho preferito utilizzare la lezione francese del nome della città, perché etimologicamente più vicina al greco antico “νίκη” (nike), “vittoria”. [N.d.A.]