N.E. 02/2024 – “Novalis: tra filosofia, magia e spiritualità”, saggio di Riccardo Renzi

Il presente saggio vuole concentrare la sua indagine su uno dei più grandi poeti della storia letteraria in lingua tedesca, che ha rivoluzionato la poesia e ha generato un nuovo sentire della poesia stessa, dal quale derivò una totalmente nuova corrente letteraria: il romanticismo.

Novalis, alla nascita Georg Philip Fredrich von Hardenber barone di von Hardenberg[1], fu colui che più di ogni altro autore romantico dettò un prima e un dopo all’interno del movimento letterario. Nacque nel 1972, secondo degli undici figli di Auguste Bernhardine Freifrau von Hardenberg, nata von Bölzig, (1749-1818) e Heinrich Ulrich Erasmus Freiherr von Hardenberg (1738-1814). Dopo aver frequentato il ginnasio luterano a Eisleben, si iscrisse nel 1790, come studente di giurisprudenza, all’Università di Jena. Lì il suo vecchio tutore personale Carl Christian Erhard Schmid (1762-1812)[2], che nel frattempo era divenuto professore di filosofia e uno dei maggiori rappresentanti del kantismo a Jena, lo presentò a Friedrich Schiller[3]. Tale conoscenza permeò profondamente il giovane poeta, infatti risulta impossibile comprendere a fondo la poetica di Novalis senza conoscere la filosofia di Schiller, che a sua volta è permeata da quella di Johann Gottlieb Fichte[4].

Novalis

Se volessimo tener il senso proprio, quello ficcante, filosofico e teologico, e non meramente letterario del termine “romanticismo”[5], dovremmo sostenere per onestà intellettuale che esiste un unico romanticismo: Novalis. L’unico vero testo romantico, intriso in ogni sua sillaba di tutta la filosofia del romanticismo, sono gli Inni alla notte[6]. Si può sostenere fermamente che Novalis sia l’unico autore romantico per un semplicissimo motivo, in lui i motivi teorici della Romantik nascono, si sviluppato e raggiungono l’apax di tutto il movimento. Il romanticismo, senza troppa audacia, possiamo sostenere che nasca e muoia con Novalis. Tutta la poetica di Novalis si basa sull’opera la Dottrina della scienza di Fichte, che gli fu introdotta dall’amico Schiller. Il romanticismo è per prima cosa una questione di magia e la prima formula magica è quella costituita dall’io fichtiano. Il primo mago del movimento fu proprio Fichte, l’anima di Jena, che il poeta studiò e commentò a più riprese. Tale lato magico in Novalis si mischia ad un profondo cristianesimo protestante imbevuto di misticismo.

Passo dall’altra parte

ed ogni pena

diventa un pugno

di voluttà


Ancora un poco

e sarò libero

giacerò ebbro

in grembo all’amore.

Vita infinita

fluttua in me potente,

dall’alto guardo

laggiù verso di te.

Su quel tumulo

Il tuo fulgore si spegne

un’ombra reca

la fresca corona.

Oh suggimi, amato,

con forza in te,

ché assopirmi possa

ed amare.

Sento della morte

il flutto giovanile,

il balsamo ed etere

trasmuta il mio sangue

vivo di giorno

con fede e fervore,

di notte muoio

nel sacro ardore[7].

La poesia di Novalis si caratterizza per una miscela sempre volta al vitalismo di vita e morte, nella quale funge da elemento di equilibrio, quasi come la bilancia della giustizia, l’amore. Quest’ultimo è l’elemento basilare della concezione vitalistica del creato.

Ti vedo in mille immagini,

Maria, amabilmente figurata,

ma nessuna può rappresentarti

quale la mia anima ti ha veduta.


So solo che il tumulo del mondo

da allora mi è svanito come un sogno,

e un cielo d’indicibile dolcezza

mi sarà nell’animo per sempre[8].

Ecco il misticismo della poetica di Novalis si mischia con un profondo credo cristiano.

Le fonti dell’immaginario novalisiano possono essere rintracciate in numerose tradizioni letterarie e religiose: si va dalle opere dei mistici tedeschi, tra tutti Meister Eckhart e Jakob Bohme, alla lirica romantica e cimiteriale di Edward Yoing, passando per Shakespeare, Schlegel, Herder, Schiller, Fichte e Goethe.

Novalis è un autore immenso, fondatore del romanticismo, al quale però nelle antologie scolastiche di mezz’Europa ancora si continua a concedere poco spazio.

Quando in ore di tormentosa angoscia

il nostro cuore quasi si arrende,

quando sopraffatto dal male

il nostro intimo è roso dall’ansia

pensiamo ai nostri fedeli amati,

come miseria e cure li opprimano;

nubi limitano la nostra vista,

raggio di speranza non le passa:


Allora Dio si china su di noi,

il suo amore ci si avvicina,

allora desideriamo quell’altrove

in cui un angelo è accanto a noi,

reca il calice della vita giovane,

ci mormora conforto e coraggio;

e non invano allora imploriamo

pace per i nostri cari[9].

In Novalis il male incombe sempre dietro l’angolo, l’uomo è perseguitato costantemente da esso, che spesso all’ansia si accompagna. Il male non colpisce mai il singolo uomo, ma ingloba tutto il suo universo, i suoi affetti e i suoi cari. Le uniche figure salvifiche in un mondo luciferino sono Dio e la Madonna. La concezione luciferina di Novalis spesso si mischia a magia e occultismo. Qui troviamo un evidente richiamo al Graal, «calice della vita giovane»[10], nella concezione dei trovatori provenzali[11]. È proprio in questo periodo che in Germania si radicalizzerà il mito del Graal.  

In Novalis anche l’immaginazione e l’immaginifico permeano profondamente il suo poetare. L’immaginazione di Novalis è quella intesa fichteanamente, dove finito e infinito si compenetrano. Essa produce magicamente una sintesi finzionale, rappresentativa, indugiando nel conflitto, oscillando tra gli estremi e cogliendone sempre un sunto. Essa è l’unica a vedere realmente l’unità originale della coscienza, cioè l’Io. Novalis fu tutto questo: magia, occultismo, profondo credo e innovazione filosofica. Novalis fu il romanticismo.


[1] Per la biografia di Novalis si veda: G. Fontana, Novalis, Venezia, Marsilio, 2008.[2] Carl Christian Erhard Schmidt è uno dei primi divulgatori della filosofia kantiana.Nel 1778 si immatricola a Jena, dove studia teologia e poi anche filosofia (con Johann August Heinrich Ulrich, un filosofo molto interessato alla filosofia kantiana). Nel 1781 è precettore presso la casa del padre di Friedrich von Hardenberg, in arte Novalis. Nel 1782 è Hausmeister a Schauberg e nel 1784 ottiene l’abilitazione (Magister) anche in filosofia, titolo grazie al quale può insegnare all’università di Jena. Nel 1785 tiene per primo lezioni sulla Kritik der reinen Vernunft. Proprio come ausilio per i suoi studenti nel 1786, pubblica un commentario di questa opera cui aggiunge un breve glossario, che, ampliato, costituirà il dizionario kantiano. Dal 1785 collabora con Christian Gottfried Schütz alla «Allgemeine Literatur-Zeitung» una rivista pubblicata a Jena che contribuì fortemente a diffondere il pensiero di Kant. A Jena è in contatto con molti esponenti del romanticismo, ma anche con Schiller e Goethe. Nel 1787 è nominato vicario e ordinato sacerdote a Wenigenjena, paese in cui suo padre è parroco dal 1777. Il 22 febbraio 1790 celebra le nozze tra Friedrich Schiller e Charlotte von Lengfeld. Nel 1791 è, a trent’anni, professore di logica e metafisica a Gießen. Nel 1793 torna a Jena sempre come professore di filosofia e, nel 1798, diventa professore anche di teologia.

[3] Per la biografia di Schiller si veda B. Von Wiese, Friedrich Schiller, Stuttgart, Metzler, 1959.

[4] Johann Gottlieb Fichte (Rammenau, 19 maggio 1762 – Berlino, 27 gennaio 1814) è stato un filosofo tedesco, continuatore del pensiero di Kant e iniziatore dell’idealismo tedesco. Le sue opere più famose sono la Dottrina della scienza, e i Discorsi alla nazione tedesca, nei quali sosteneva la superiorità culturale del popolo tedesco incitandolo a combattere contro Napoleone.

[5] M. Freschi, Mito e utopia nel Romanticismo tedesco, in Atti del Seminario Internazionale sul Romanticismo tedesco, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1984.

[6] Novalis, Inni alla notte, Canti spirituali, Traduzione a cura di Susanna Muti, Milano, Feltrinelli, 2012.

[7] Novalis, Inni alla, cit., pp. 71-72.

[8] Novalis, Inni alla, cit., p. 147.

[9] Ivi, p. 141.

[10] Novalis, Inni alla, cit., p. 141.

[11] Durante i secoli centrali del Basso Medioevo (1100–1230), il trovatore (o trovadore o trobadore – al femminile trovatrice o trovatora o trovadora – in occitano trobador pronuncia occitana: era un compositore ed esecutore di poesia lirica occitana (ovvero di testi poetici e melodie) che utilizzava la lingua d’oc, parlata, in differenti varietà regionali, in quasi tutta la Francia a sud della Loira. I trovatori non utilizzavano il latino, lingua degli ecclesiastici, ma usavano nella scrittura l’occitano. Indubbiamente, l’innovazione di scrivere in volgare fu operata per la prima volta proprio dai trovatori, supposizione, questa, da inserire nell’ambiente di fervore indipendentistico locale e nazionalistico (vedi età dei Comuni, nascita delle Università, eresie e autarchie cristiane).


Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autore ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.

Un nuovo genere poetico: la corto-poesia-italiana, ipseità dell’Io. Manifesto di Matranga/Barracato

I poeti siciliani Dorothea Matranga e Antonio Barracato hanno lanciato l’originale e interessante iniziativa, nel contesto del mondo poetico e delle sue varie forme espressive, di un nuovo possibile genere identificato in alcuni caratteri distintivi dei quali hanno fornito caratteristiche, tanto in termini di impostazione ideologica che strutturale e formale. Tale nuova forma, definita la Corto-Poesia-Italiana “Ipseità dell’Io”, nasce in un clima di felice condivisione artistica e di grande sintonia umana tra i due, aspetti che – viene da augurarsi – possano contaminare il panorama odierno della poesia, in senso buono.

DOROTHEA MATRANGA, poetessa, saggista, scrittrice e critico letterario, svolge con perizia e professionalità il delicato ruolo di trait d’union tra la cultura popolare e l’elevato Istituto di Studi per l’Arte e la Letteratura. Vive a Bagheria. Lo studio per quasi mezzo secolo della Letteratura Italiana l´ha condotta a pubblicare il romanzo “Funnyman ovvero il Venditore di sogni” (2014).  Ha conquistato molti premi in campo nazionale, sia per la poesia che per la saggistica, di cui molti primi premi. I suoi saggi si trovano in numerose pubblicazioni. Accademica di Sicilia, Accademica del Convivio, Accademica dell’Accademia Regionale dei Poeti Siciliani “Federico II” e Accademica Benemerito dell’ASCU, Accademia Siciliana Cultura Umanistica. Ha ottenuto il Diploma Honoris Causa in Arte e Cultura dell’Istituto Superiore di Lettere-Arti-Scienze del Mediterraneo 2019. Ha ricevuto il Premio internazionale Universo Donna per la Letteratura XIX edizione. Collabora come critico letterario per diverse riviste culturali come “Il Convivio” e “CulturElite”. 

ANTONIO BARRACATO, cefaludese di nascita, laureato con lode in Arti Visive e discipline dello spettacolo presso l’Accademia delle Belle Arti, scrive poesie sin dall’adolescenza (sia in vernacolo che in lingua italiana). È ideatore e direttore del gruppo “I Narratura” di Cefalù; opera per la valorizzazione e la diffusione della cultura e delle tradizioni popolari siciliane. A suo attivo sono diverse pubblicazioni di poesie e due romanzi. Ha organizzato diversi reading a Cefalù e nel circondario, nonché numerose edizioni di concorsi letterari a livello nazionale e internazionale. Una sua brillante iniziativa è stata quella di portare la poesia nelle carceri, con la manifestazione “La poesia dentro”, coinvolgendo i detenuti, sia di Termini Imerese e dell’Ucciardone di Palermo. Autore di numerosi testi di canzoni, otto delle quali fanno parte del cd “Questa terra non ha eroi” (2018). Una delle esperienze che hanno arricchito il suo curriculum è stata quella di raccontare, nel 2017, attraverso la sua poesia “Lo sbarco di Ruggero”, nella trasmissione “Viaggio nell’Italia del giro” di Edoardo Camurri andata in onda su RAI2 nazionale. Gli sono stati conferiti quattro premi alla carriera e oltre trecento premi in concorsi letterari a livello nazionale e internazionale.

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A continuazione il testo stilato da entrambi i fondatori di questo genere che dettano i principi-cardine della nuova tendenza e le peculiarità distintive che lo connotano. 

“Il nuovo genere si presenta come espressione di una Poesia che trae la sua ragion d’essere dalla formula del filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976) che critica “l’Io penso” Kantiano che per lui non definisce l’Ipseità dell’Io, in quanto l’Io non è semplicemente “Io penso” ma “Io penso qualcosa”. Questo qualcosa rimanda in definitiva a un essere-nel mondo, che è indispensabile per la stessa determinazione dell’Io. L’identità dell’Io quindi è “Io-sono-in-un-mondo. Il termine deriva dall’unione del termine latino Ipse (sé stesso) e Ità che deriva dal principio filosofico che afferma l’identità dell’essere individuale con sé stesso, detto soprattutto di esseri dotati di coscienza. Un genere letterario poetico breve, di identità del tutto italiana, un prodotto esclusivo made in Italy. Non è un Aforisma, che pur nel suo carattere breve, ricercato, riassume il risultato di considerazioni, osservazioni ed esperienze d’alto valore culturale ed estetico, che spaziano in una varietà di campi e temi costituendo un puro concentrato di vera essenza filosofica. Vuole identificarsi come un genere letterario poetico breve, di tre versi che indichino l’espressione genuina della realtà. Parte dalla soggettività dell’Io e analizza i legami con la filosofia per esplicare nella concreta attuazione di sé la realtà originaria della vita. Un genere letterario che vuole risalire alla scienza delle origini e ha per oggetto il conoscere la vita, affonda le radici nella psicologia per teorizzare la soggettività. La scienza delle origini che trae la sua essenza nell’origine vitale di Io- mondo. Nel senso che l’Io esiste se esiste il mondo. Un sentire profondamente la vita in consonanza con essa. L’esigenza di creare questo nuovo genere poetico letterario nasce dalla considerazione che siamo avviati verso la povertà del deserto umano e vi persistiamo invece di conoscere le cose osservandole e comprendendole. Una intuizione che è anche l’intuire di Haidegger, un intuirsi originario per riscoprire i veri valori della vita autentica per restaurarli e innestarli soprattutto nelle nuove generazioni che non hanno dei capisaldi di riferimento. L’ipseità riguarda anche l’affettività nei riguardi delle cose. Non è una semplice presenza dell’Io nel mondo, bensì un prendersi “cura” di esso, un agire rivolto al futuro, al mondo al fine di modellarlo e progettarlo. Ecco in tal senso la connotazione e l’esigenza di questo esordio letterario che si manifesta nel denunciare i difetti del mondo, nell’esaltazione del sentirsi Io-mondo, nell’afflizione per la condizione umana, nel tentativo di cambiare le cose o almeno tentare di riuscire a cambiarle per un progetto di cambiamento che è anche libertà di estrinsecare le proprie idee e attuarle mettendole in pratica con il generale contributo dei poeti che vorranno seguirci in questo nuovo percorso. I canoni della Corto-Poesia-Italiana sono: 1) La Corto- Poesia deve riportare un titolo 2) Deve essere di tre versi 3) Deve avere un contenuto socialmente utile a produrre un cambiamento nel cuore dell’uomo denunciando il malessere di quest’epoca che definiamo moderna ma è priva di sostanza etico-morale 4) L’ultimo verso non potrà superare le dieci sillabe”.                             

*

Solidarietà                                                            

Un povero mendicante                                  

su una panchina                                             

passa inosservato al mondo.                                      

*

Sete di verità  

Triste osservo la fame

di vuote parole              

tra la fiumana senza volto

*

Solitudine

Vivo la solitudine del mondo

sento il vento avverso, sulla mia

pelle odora il tuo dolore.

 

Riferimenti

Il testo virgolettato, opera degli autori Dorothea Matranga e Antonio Barracato, così come alcuni esempi pratici di questa nuova forma poetica a conclusione del testo, vengono pubblicati su questo spazio dietro il consenso esplicito da parte degli autori, con la finalità di una maggiore conoscenza e diffusione di questo manifesto programmatico della nuova tendenza letteraria.

 

A continuazione si riporta il testo integrale dell´omonimo Movimento fondato da Antonio Barracato e Dorothea Matranga diffuso online e sulle pagine Social il 12 dicembre 2019:

Il Movimento Culturale Corto-Poesia-Italiana “Ipseità Dell’Io” nasce e trae fondamento dal Genere Letterario già, ben avviato da qualche tempo, nella Regione Sicilia, in particolare nelle due città di Cefalù e Bagheria in provincia di Palermo, dove lavorano e collaborano i due fondatori del Nuovo  Genere Letterario Poetico Breve , la “Corto-Poesia-Italiana Ipseità dell’Io” Barracato Antonio di Cefalù, poeta e scrittore, e Matranga Dorotea di Bagheria, anch’essa poetessa e scrittrice. Il nuovo Movimento Culturale s’innesta bene come movimento d’Avanguardia, come un fenomeno di rottura con il pensiero, ormai dilagante, tra gli uomini sulla ineluttabilità di un cambiamento, a favore di una ricostruzione di valori originari, che possa restaurare soprattutto le idee, per far sì che, ognuno partendo dal proprio Io, possa non solo ridare l’identità a sé stesso, da qui la scelta di utilizzare il termine Ipseità coniato da Martin Heidegger, ma anche ridare l’identità a tutto il mondo per la creazione della Pace Universale, concetto in cui oggi non crede più nessuno che possa essere realizzato. L’idea, che possa essere raggiunta tra i popoli la Pace Universale, nasce in contrapposizione alle guerre, agli scontri tra i popoli, che per tutti sono inevitabili, e che inevitabile è anche l’estinzione del genere umano, perché le armi diventeranno sempre più sofisticate e capaci di distruggere il mondo conosciuto. Come Movimento Culturale trae la sua ragion d’essere dalla necessità di far circolare le buone Idee in tutto il mondo, idee che nascono dalla consapevolezza che l’uomo non può riconquistare la propria identità se prima non lo avrà fatto il mondo intero. Ecco l’esigenza di un cambiamento radicale, e di un fenomeno di rottura con le idee che attualmente circolano sulla impossibilità di ritrovare noi stessi, in un mondo in cui vale la pena ancora di vivere. Una ricostruzione che è anche ambientale, che prevede il rispetto della natura dell’uomo, ma anche il rispetto della natura. Una natura in generale che è anche il rispetto della natura cosmica. Un cambiamento di una “cosa” rispetto ad un’altra, inclusi pensieri e cose astratte. Tale Movimento Culturale ha il suo punto di forza nel Manifesto già pubblicato nel contesto del mondo poetico, dove sono state delineate le caratteristiche del Nuovo Genere-Letterario-Poetico-Breve, la CORTO-POESIA-ITALIANA- IPSEITA’ DELL’IO tanto in termini di impostazione ideologica, che strutturale e formale. Un nuovo genere letterario poetico breve, che possa nella sua brevità contenere profonde riflessioni sul genere umano, sulla sua condotta nel mondo, che contiene anche la critica a certi comportamenti sullo di stile di vita, che a volte oggi non è consono a una identità di uomo in quanto tale, un comportamento per niente educativo soprattutto per le nuove generazioni. Un Movimento soprattutto sociologico, con una connotazione prettamente sociale che abbraccia molte problematiche e comprende anche la Difesa dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e la denuncia di fatti e misfatti. Un cambiamento che coinvolgerà l’uomo nella sua interezza, come Uomo Mondo. Un Movimento che sarà portato all’attenzione della sfera pubblica per esigere non solo l’auto-affermazione dell’identità individuale ma quella collettiva, nell’interesse totalitario per la difesa dei cittadini soprattutto anche dei più svantaggiati e dei minori indifesi, e del patrimonio naturale e intellettuale. Tale movimento culturale potrà comprendere tutti i campi dell’arte che vogliano unirsi a tale nobile compito. Come affermava il sociologo Francesco Alberoni, il movimento rappresenta un gruppo allo “statu nascenti”, uno stato soprattutto che mette in campo idee che possano restaurare la bellezza nel mondo.

 

A gennaio 2020 viene data diffusione della notizia di imminente pubblicazione, con la casa editrice Billeci Edizioni di Borgetto (PA), del volume Corto-Poesia Italiana contenente opere di Antonio Barracato e Dorothea Matranga, con prefazione del sottoscritto. A continuazione la copertina del volume.

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