Lorenzo Spurio intervista la poetessa albanese Irma Kurti

Intervista a Irma Kurti

A cura di Lorenzo Spurio 

L.S.: In quale città/zona dell’Albania sei nata e vissuta? Puoi raccontarci qualche episodio della tua infanzia?

I.K.:  Sono nata a Tirana ma ho passato l’infanzia a Elbasan, una città situata nella zona centrale del paese. I ricordi dell’infanzia, anche se priva di tanti giochi e gioie, sono sempre coperti da un velo di nostalgia. Ricordo gli attimi in cui salivo sul palcoscenico a cantare, le domeniche quando le donne pulivano il cortile e la polvere copriva tutto, anche i nostri pensieri, le passeggiate nella via principale costeggiata dagli alberi vicino ai marciapiedi. Provo ancora una specie di ansia quando mi vengono in mente le corse che facevamo per rifugiarci nel tunnel sotterraneo davanti al palazzo per proteggerci “dall’attacco nemico”. Erano simulazioni che venivano fatte per simulare un’eventuale invasione: momenti difficili che incutevano angoscia e paura. Sentivamo la sirena dell’allarme a qualsiasi ora della notte. Ci alzavamo di fretta, i nostri genitori ci preparavano, ci vestivano come delle bambole. Eravamo addormentati e terrorizzati, ma non c’era tempo di fare domande perché dovevamo scendere velocemente. Il volume della sirena era forte ed era minacciosa, come se appartenesse a un’altra epoca. Sento ancora oggi il velocizzarsi dei battiti cardiaci di quella bambina spaventata che ero, che fissava con occhi spalancati scene reali e irreali al tempo stesso, che la circondavano.

L.S.: Che ricordo hai del tuo paese?

I.K.: Ricordi vividi e altri sfocati. Non dimentico ore e giorni interi passati al buio per la mancanza dell’energia elettrica. Il festeggiamento del Capodanno al freddo, sotto la tenue luce della candela, il terrore di vedere per strada persone armate con kalashnikov che sparavano all’impazzata, le notti passate in bianco a causa dagli spari che mi uccidevano la serenità, la preoccupazione e la tristezza negli occhi dei miei genitori mentre invecchiavo anch’io con loro.

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Irma Kurti

L.S.: Come era la vita durante la dittatura comunista di Hoxha?

I.K.: Una vita non vissuta direttamente, in prima linea, ma dettata dagli altri che ti infondevano perfino i pensieri. Eravamo soltanto degli automi in un sistema che ci aveva rubato l’anima. Giorni colmi di demagogia. L’arte e la letteratura erano completamente politicizzate. Nei festival, per esempio, c’era l’obbligo di presentare canzoni dedicate al partito del lavoro e al suo leader. Ciò succedeva anche con le opere poetiche. Qualche anno fa ho trovato un block notes con delle poesie scritte per un pubblico infantile durante gli anni 1986-1990. In un verso c’era scritto: “Quando ci chiama la patria/siamo tutti i suoi soldati”. E in un altro: “Ogni giorno cresciamo felici/sotto il sole del Partito”.

L.S.: Quali restrizioni e negazioni hai sofferto principalmente?

I.K.: Ho fatto la scuola media superiore a Tirana perché nella città natale non c’era la scuola delle lingue straniere. Il primo anno ho vissuto al convitto, ma ho dovuto abbandonarlo perché le condizioni sanitarie erano scarse: non c’era acqua calda e la qualità del cibo era scadente. Mi ha ospitato mio zio. Dormivo poco, mi svegliavo alle tre o alle quattro di notte dalle voci della gente in coda per comprare latte, uova e yoghurt. A volte chiacchieravano semplicemente, altre discutevano a chi toccava per primo il turno. Quelle voci le sento ancora. Nella camera dove studiavo e mi svegliavo senza più riuscire a dormire, si è plasmato il mio carattere. Da ragazza vivace, alla quale piaceva scherzare, imitare amici o insegnanti davanti alla classe, che prendeva l’iniziativa, recitava e cantava sul palcoscenico, sono diventata timida, riservata e malinconica.

L.S.: Quando e perché sei giunta in Italia?

I.K.: Sono arrivata in Italia nel 2006. La procedura per ricevere il permesso di soggiorno sarebbe terminata l’anno dopo. In quel periodo a mia madre, che nel frattempo soggiornava a Bergamo, venne diagnosticata una malattia grave e così decisi di raggiungerla per starle vicino.

L.S.: Quali sono le immagini che più ti legano al tuo paese natale?

I.K.: L’immagine più cara è il nostro piccolo appartamento a Tirana. Lì respirano i ricordi e i sogni di quando eravamo una famiglia. Non c’erano luce, acqua, riscaldamento, ma avevamo l’uno e l’altra e quel grande affetto che ci aiutava a sopravvivere nelle situazioni difficili. Penso a quell’appartamento come a un essere umano. Quando piove, nevica o in un giorno normale il mio pensiero corre lì: “Si bagneranno i vetri, il balcone cadrà a pezzi dalla nostra mancanza?”. 

al-areaL.S.: Quali spazi (mare, collina, etc.) hanno contraddistinto la tua infanzia/adolescenza e quale ricordo hai di essi?

I.K.:  Un palazzo a forma di L mi suscita sempre una nostalgia indescrivibile.  Lì, nell’angolo, dove si incontravano le due ali della L, si trovava il mio appartamento. Dietro l’edificio si estendeva un parco immenso dove giocavamo o passeggiavo con i miei. A volte provo il desiderio irrefrenabile di andare e bussare in tutte le porte dei vicini, ma temo l’assenza di quelli che non troverò: persone care che non potrò mai più riabbracciare, perché se ne sono andate per sempre. Non avevo giocattoli, non avevo una camera tutta mia, non avevamo televisore e quando l’abbiamo comprato guardavamo un solo canale; abbiamo vissuto con poche cose, con tante carenze, ma tenevamo le porte spalancate nel vero senso della parola. Entravamo senza bussare a casa dei vicini. Quella sensazione di farne parte di una grande famiglia non l’ho più provata e credo che non la proverò mai più nella vita.

L.S.: Torneresti a vivere in Albania?

I.K.: No.  Solo le situazioni della vita dovessero riportarmi lì per qualche ragione.

L.S.: L’Albania di oggi è un paese vivibile? Che futuro intravedi?

I.K.: Conosco emigrati che sono tornati o che vogliono tornare al loro paese d’origine. Conosco italiani che amano l’Albania e hanno programmato di andare a vivere lì. Tante cose sono cambiate, ma altre sono ferme o si trascinano com’erano. Anche se sono passati ventisette anni dall’apertura delle frontiere, l’economia non si è sviluppata granché, c’è tanta povertà e il sogno di tante persone resta ancora quello di emigrare. Intravedo un’Albania invasa dai turisti, a ragione delle sue bellezze naturali e genuine ma anche per l’ospitalità e la cordialità della gente.

L.S.: Cosa c’è, nell’anima del popolo albanese, nel suo modo di fare, nel suo atteggiamento che ti manca e che non c’è nel popolo italiano?

I.K.: In Albania non esistono gli orari e, di conseguenza, neanche l’ansia perché si è in ritardo. La gente sta seduta per ore davanti a una tazza di caffè, il tempo non ha il valore che gli diamo in Italia e i giorni non sono così frenetici.

L.S.: Quando scrivesti la prima poesia e perché? Ricordi di quale testo si tratta?

I.K.: Avevo dieci anni quando scrissi la prima poesia. Quel giorno semplicemente “mi sono espressa” diversamente. La poesia era dentro di me. Mio papà faceva il medico ma era un amante della letteratura ed è stato lui a svegliare e coltivare in me la passione per la scrittura. Si trattava di una poesia dedicata ai bambini felici, come noi pensavamo di essere.

Gj. Senza patriaL.S.: Quando iniziasti a scrivere poesie e poi a pubblicarle, nel tuo paese natale, come vennero accolte?

I.K.: Le prime poesie vennero pubblicate sulla rivista “Pionieri” e ciò era già considerato un successo. Negli anni dell’adolescenza e dell’università iniziai a scrivere i testi musicali che vennero poi accolti molto bene: premiati dalla critica, ma soprattutto dalle persone semplici che tuttora conoscono a memoria tutti i miei versi, forse anche meglio di me.

L.S.: Quali sono i poeti della tradizione classica che preferisci? Perché?

I.K.: Sono cresciuta con i poeti russi: Aleksander Puskin, Sergej Esenin, Vladimir Majakovskij e altri come Adam Mickiewicz, Heinrich Heine, Mihai Eminiescu. Li ho adorati. Anche adesso mi vengono in mente i loro componimenti. I poeti letti durante l’adolescenza non si dimenticano mai perché sono legati a quel periodo in cui la vita ti sembra magica e piena di infinite possibilità. Ammiro anche le poesie di Pablo Neruda, Nazim Hikmet, Raymond Carver e Herman Hesse perché rispecchiamo il mio stato d’animo e quella malinconia che m’insegue.

L.S.: Come consideri lo stato della letteratura e della poesia albanese contemporanea? Vi sono intellettuali di spicco? Parlaci di alcuni poeti e scrittori del tuo paese che hai letto e/o conosciuto.

I.K.: La letteratura di oggi è un vero caos. Ci sono migliaia di persone che scrivono, non esiste la critica professionale e tutti si credono scrittori e poeti; questa forma è divenuta una specie di nebbia che spesso copre il valore delle opere qualitative. Le opere di Ismail Kadare, Dritero Agolli, Fatos Arapi, Fatos Kongoli sono tradotte anche in altre lingue e rimangono all’apice della classifica.

L.S.: Sei in contatto, qui in Italia, con poeti albanesi che continuano a vivere lì?

I.K.: No. Ci sono dei poeti che conosco di nome che mi contattano per avere più che altro informazioni riguardo la pubblicazione di un loro libro in italiano, ma … niente di più.

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Irma Kurti

L.S.: Alcuni poeti stranieri che sono emigrati in Italia hanno deciso di continuare a esprimersi solo nella propria lingua d’origine e scrivono e pubblicano nel loro idioma, non sentendo necessità di essere tradotti in italiano. Che cosa ne pensi di questa cosa?

I.K.: Scrivono solo in madrelingua perché si sentono più sicuri. Ma spesso non hanno altra scelta: non è facile tradurre le proprie opere in italiano o trovare qualcuno che lo può fare per te; tutto ciò ha un costo.

L.S.: Per quali ragioni, invece, tu hai deciso di pubblicare anche in italiano?

I.K.: Scrivere solo in madrelingua per me era un’esistenza a metà. Non mi sentivo integra. Avevo una marea di sensazioni e di sentimenti da condividere con la gente del paese che mi ha ospitato.

L.S.: Nel caso delle poesie che compongono l’ultimo libro “Senza patria” (Kimerik, 2016) queste sono nate direttamente in italiano o prima in albanese e le hai tradotte?

I.K.: Le bozze delle poesie nascono sempre in lingua albanese. Più volte mi capita di pubblicare per primo il libro in italiano. È successo così anche con la raccolta di poesie Senza patria. Ho tradotto le bozze preliminari in italiano e poi ho iniziato a elaborare le poesie. Il libro in albanese è stato pubblicato nel corso di quest’anno. Ho dovuto tradurlo dall’italiano perché le poesie erano ormai realizzate. Un po’ complicato, no?

L.S.: Ti avvali di traduttori professionisti oppure preferisci, pur con qualche aiuto e supporto, dedicarti tu alla traduzione delle tue poesie?

I.K.: Non ho trovato nessuno che mi potesse aiutare con la traduzione del primo libro, Tra le due rive. Sono stata obbligata a farlo da sola. Continuo a tradurre le mie opere; ora ho più dimestichezza con la lingua e non mi sembra così difficile come nei primi anni.

L.S.: Che cosa rappresenta per te la poesia?

I.K.: Voglio citare il poeta e il filosofo libanese Khalil Gibran: “La poesia è il salvagente/cui mi aggrappo/ quando tutto sembra svanire”. Ed è così anche per me.

L.S.: Quando, invece, ricorri alla narrativa?

I.K.: La narrativa è un’esigenza che sorge quando la poesia non basta.

 L.S.: Se dovessi descrivere l’Albania con tre parole quali useresti?

I.K.: L’Albania è ostaggio dei politici senza scrupoli e di un popolo inerme che guarda come spettatore lo spettacolo vergognoso di interessi e avidità che si ripete continuamente.

L.S.: E l’Italia, invece?

I.K.: L’Italia, paese di rara bellezza, ha bisogno di una classe politica onesta e di persone che lo amino di più.  

 

Bergamo, 3 Settembre 2017

 

Questa intervista è stata precedentemente pubblicata sulla rivista di letteratura “Euterpe”, n° 25, Novembre 2017.

La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.

 

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Susanna Polimanti su “Le voci della memoria” di Anna Scarpetta

Le voci della memoria di Anna Scarpetta è una silloge del 2011 editaIsmecalibri (Bologna) per la collana Omero Serie Oro. Leggendola con estrema attenzione, ho percepito la sensazione di essere direttamente a confronto con la poetessa, mentre i suoi versi scorrono in una poesia dialogata di un’immediata universalità del “sentire”, in ogni parola un suo personale messaggio. La poetessa svela al lettore un partecipe senso di pietà, in un linguaggio condiviso che attraversa il tempo e diviene artefice brillante di un’eredità memorabile, tradotta attraverso valenze di voci che “conoscono l’arte del narrare” le sole connaturate nella memoria del cuore, scevra da qualsiasi menzogna. Fantasia e immaginazione s’intrecciano con la realtà effettiva, creando la parte creativa di una poetica che s’incontra nell’esperienza di un itervitae, plasmato dalla risolutezza, dalla sensibilità e dalla grande umanità della poetessa. Anna Scarpetta utilizza “Lo scalpello del pensiero” per rivolgersi alla poesia, che è sua amica e confidente, ad essa affida la propria filosofia di vita, “Ci vorrebbe un’altra vita/per capire cos’è la vita [.]/ Me lo dico spesso con sincerità [.]” A ogni visualizzazione di vissuto si associano evidenze antiche e universali dei sensi, veri elementi trainanti per condurci dentro tematiche di spessore, il lessico impiegato fa scattare inevitabilmente un’attenta riflessione, richiama e riattiva un ricordo.

Lo stile della silloge è svolto con ritmo vivace, cattura la curiosità e l’impegno del lettore, scuote dal torpore ogni animo, risvegliando con rinnovata vitalità ogni coscienza sopita. Le strofe composte di versi lunghi, si susseguono per la maggior parte in terzine e quartine in un “parlato” che cela una forza prodigiosa di effetti dal più teso e fervido, al più dolce e sofferente. Persino le figure retoriche, che siano esse allusive, reiterate o termini anaforici, vengono elegantemente inserite a dar maggiore risalto, rendendo il verso più incisivo. La poesia di Anna Scarpetta coinvolge e sottintende una complessità intellettuale, è pervasa di una particolare carica religiosa e carismatica, segnata dall’alternarsi di voci in un coro di profonda e disperata consapevolezza nonché di una fiduciosa attesa di un mondo migliore. L’abbinamento degli aggettivi qualificativi precisa il pensiero, lo rende più efficace, esprime sfumature rilevanti ed evidenzia un dato interiore, che si esplica in pura potenza fonosimbolica.

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(Nella foto Anna Scarpetta e Susanna Polimanti in una recente premiazione di un concorso,
nel Maggio 2014, nelle quali erano entrambe nella Commissione di Giuria)

In una ricerca spasmodica del significato del dolore e del perché della sofferenza, il richiamo della memoria si snoda in una sequenza di espressioni dalle quali si avverte uno strappo con ciò che è consueto, con ciò che la poetessa ama e ha amato “Nostalgia, stringimi forte e portami via/in un mondo che tu sola sai di vera magia [.] Sfoglia adagio le pagine più belle di questa vita/e leggi di me, ancora divertita, ogni cara emozione

Sensazioni, stati d’animo, serendipità, persone vicine e lontane, luoghi e considerazioni sociali, il tutto visto con gli occhi curiosi di una donna che “Sulle ginocchia del tempo” ritorna ragazzina attenta verso quegli affetti e quei luoghi della sua infanzia che mai ha dimenticato, pur vivendo ormai lontana e con alle spalle un percorso consolidato.

Invocazione ed evocazione a un tempo, una poetica particolarmenteequilibrata, educativa, morale e civile nonché personale e introspettiva a tal punto, da rievocare la poetica del vero manzoniana.

In ogni sua poesia si evince una tenace solidarietà per la sofferenza degli uomini tutti, per i perdenti consapevoli e inconsapevoli, tra loro per primi i bambini “erranti nel mondo” ai quali lei rivolge dei versi ricchi di pathos e di intensa umanità in assoluta condivisione, nonostante “l’indifferenza del tempo” ove le solitudini dell’infanzia si trascinano nell’esistenza, disponendosi a un confronto più drammatico con la realtà. I sentimenti evocano il ricordo del passato e sottolineano, vigorosamente, le incertezze del futuro.

Straordinaria e intensa la poesia che Anna Scarpetta dedica al suo Angelo Custode con il quale intrattiene un dialogo più aperto e cordiale, soffuso di umana pietà, rimanendo però fedele al suo rigore, al suo stile di religiosa e pacata contemplazione.

La memoria del cuore è per la poetessa un dono, lei ci ricorda che “Il tempo è di Dio”, il suo cammino è lento e segreto, dalla terminologia utilizzata percepiamo l’assoluta impotenza di fronte a una più matura consapevolezza del proprio valore individuale e collettivo.

Le voci della memoria, una silloge colma di versi che si traducono in un grido di amore, stimolano a essere sempre sé stessi, a ritrovare le proprie origini e ravvivarne le radici. Sento di dover rivolgere ad Anna Scarpetta un degno plauso per essere riuscita a farci rivivere quei valori autentici che rendono gloriosa e benefica la nostra presenza in quello “strano luogo” che è il mondo, con la viva speranza di poterlo ancora osservare “con gli occhi curiosi della vita “.

SUSANNA POLIMANTI

Cupra Marittima, 27 settembre 2014

Anna Scarpetta: quando la poesia è testimonianza. Commento di Anna Maria Folchini-Stabile

Commento alle poesie di Anna Scarpetta

poesie contenute in “L’Universo degli Angeli” – Sentieri di Anime e Sogni – a cura di G. Ianuale per Accademia Internazionale Vesuviana – Marigliano (NA) – 2012

Commento critico a cura di Anna Maria Folchini-Stabile, poetessa

 

 

“L’Universo degli Angeli” è l’antologia curata da Gianni Ianuale e pubblicata nel mese di luglio 2012  dall’Accademia Internazionale Vesuviana per raccogliere le liriche dei poeti che si sono ritrovati attorno all’ideale morale che “poetare significa muoversi e operare nell’armonia cosmica in cui l’essere e il bene puntualmente coincidono” (dalla premessa di Bernardo Silvestri, pag. 6).

Tra gli Artisti selezionati figura la poetessa Anna Scarpetta che presenta le sue liriche intitolate:

– Porto in giro per il mondo

– Alzati anima

– Forse gli Angeli

– Ho salito i gradini del mondo

– Vivere per non morire

 Questi cinque componimenti sono il proclama di ideali e linee guida di una vita dedicata a difendere  l’identità, i principi e i valori che rendono l’individuo persona unica e irripetibile; la poesia è il veicolo, il modo per comunicare al mondo la propria visione della vita che ha radici profonde nella memoria, nella famiglia, nelle tradizioni e negli affetti che legano alla propria terra.

La poetessa che ha ben conscio il suo ruolo di guida, non può non confrontarsi con la vita e con gli altri e non può, quindi, non cantare le risorse collettive, il coraggio di vivere, la ripresa dell’Uomo che ha ideali e mete importanti da raggiungere:

   “Destati, anima, dal frastuono fragoroso

    Che stordisce solamente e nulla dice” …

(da Alzati anima, pag. 371)

 

E non può esservi certezza di perseguire il fine destinato, senza la sicurezza interiore di una Guida superiore (“Forse gli Angeli”, pag. 372) di cui la poetessa ha piena coscienza, tanto che può dire:

 

   “Ho salito, con grande affanno, i gradini del mondo

     Rasentando i pericoli, passando lenta nel mezzo…

   … Con la mente imbevuta di forti pulsioni…

   … Con grande magia…

( da “Ho salito i gradini del mondo”, pag.373)

 

Ardore, affanno, salita…non un cammino semplice, non una strada pianeggiante, perché l’esistenza di ogni essere umano è cosparsa di prove, di difficoltà che temprano, fortificano e confermano, a consapevolezza e maturità raggiunte, che il dolore è parte del vivere.

La scelta è univoca: “Vivere per non morire” (pag. 374).

La vita, secondo la poetessa Anna Scarpetta, è una prova di coraggio, perciò va vissuta coraggiosamente, superando le quasi continue prove iniziatiche e guardando sempre al domani, perché il nuovo giorno è resurrezione e, se la sofferenza ci abbatte, la speranza ci accompagna.

 

Come sempre, anche in queste sue forti liriche, la poetessa esprime i suoi profondi pensieri in modo lineare, chiaro, universale e se vede se stessa come metro del tutto, riconosce nella sua esperienza tutta l’Umanità che le cammina a fianco e proprio per questo sa riconoscerla, abbracciarla e comprenderla.

 

 

Chi è l’autrice?

ANNA SCARPETTA è nata a Pozzuoli nel 1948, formatasi culturalmente a Napoli dove ha anche frequentato la Scuola di recitazione e spettacolo, è erede della grande famiglia che molto ha contribuito alla storia Artistica Napoletana e Italiana.

Poetessa ben nota ai circoli culturali e letterari Napoletani, ha poi vissuto a Milano e risiede attualmente a Novara.

Si ė sempre dedicata alla poesia, alla narrativa e alla saggistica collaborando con numerose riviste culturali. 

Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ed è membro “Vitae et honoris causae”  del Centro divulgazione rete e Poesia.

Tra le sue opere pubblicate ricordiamo:

– Poesia (ed. Gabrielli, 1985)

– Frantumi di tempo (ed. Lo Faro, 1991)

– L’altra dimensione della vita (ed. Libroitaliano Word, 2004)

– Le voci della memoria ( ed. ismecalibri, 2011)

Molte sue poesie sono raccolte in numerose antologie.

 

 Anna Maria Folchini Stabile

 

Angera, 24 agosto 2012

 

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE. E’ VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE QUESTO TESTO IN FORMA INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Le voci della memoria” di Anna Scarpetta, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Le voci della memoria

di Anna Scarpetta

Ismeca Libri, Bologna, 2012

ISBN: 978-88-8810-039-3

Prezzo: 12 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

La caratteristica principale di questa silloge di poesie di Anna Scarpetta, celebre poetessa di origini napoletane, sta nel fatto che l’origine della gran parte delle sue liriche si collochi nel ricordo del passato, di alcuni momenti comuni e rituali che appartenevano a una sua età passata. Questo ricordo, palpabile pagina dopo pagina, a tratti trasfonde una sensibilità nostalgica e quasi crepuscolare, altre volte, invece, è il motivo d’indagine sociale del presente. La prima poesia raccolta nella silloge, “Le voci della memoria”, quella che dà il nome all’intero libro, ci inserisce subito in questa dimensione: il ricordo è forte e sempre vivo “ad ogni stagione, ogni amaro inverno, sempre” (p. 9). Il ricordo, sembra suggerire la poetessa, ci appartiene sempre, anche quando non ne siamo consapevoli ed è la somma di tutti i ricordi, di quelle pietre preziose, che danno senso al nostro esistere.

“Io sono qui” si configura come una sorta di preghiera laica nella quale Anna Scarpetta sottolinea l’importanza del hic et nunc: sono qui ora, penso, rifletto, mi faccio domande, considero il nulla, vaglio il mistero, sempre consapevole di quella cosa che ogni secondi si autodistrugge, il tempo. E’ questa una presenza costante nelle poesie di Anna Scarpetta: il tempo presiede ed osserva tutto, invisibile e a volte impercettibile e, come la morte –che poi è la fine del tempo-, è un’entità che ci rende umani e tutti uguali: “così tu, alla fine, tempo/ sei uguale per tutti dovunque” (p. 11).

Le liriche della poetessa ci consegnano una poesia vivida e riflessiva, solo a tratti filosofica, di semplice lettura, frutto di un’attenta e continua analisi dell’inconscio di una donna ricca dentro, consapevole del trascorso del tempo e che ha fatto e fa tesoro dei momenti passati, per imprimerli sulla carta. E’ un tentativo, questo, di affrescare la vita anche se – come sostiene lei stessa- “ci vorrebbe un’altra vita/ per capire cos’è la vita” (p. 12).

Anna Scarpetta è una donna che non rifugge il passato, né che ci ha litigato, ma che ci dialoga, lo interroga e lo richiama quasi che esso fosse lì, personificato, davanti ai suoi occhi. E’ un passato fatto di gioie e dolori, come quello di ognuno di noi ma che in più punti appare come una grande mamma che accoglie, riscalda, protegge con la sua “calda memoria” (p. 14).

Un interessante omaggio e lode al nostro paese è contenuto in “Italia bella patria” dove si fa riferimento alla grandezza del popolo italiano e dei suoi uomini illustri. Il canto dell’inno è –forse- il momento in cui l’Italia si riscopre fiera della sua italianità; per la Scarpetta l’Italia è “bella e sospirosa” (p. 18), segno forse che c’è qualcosa negli italiani che provoca disinteresse, tormento, affanno e credo non sia errato leggere in questa caratterizzazione un riferimento alla presente crisi economica, causa di tanti disagi sociali. E’ infatti forte il tema sociale in “Soffrono i bambini del mondo”, un canto accorato dai toni cupi e mesti che parla di bambini orfani, soli, non amati, abbandonati, affamati, che la poetessa affida nelle mani della Madre: “avvolgi e consola” (p. 21). Nella figura della Madre va vista la Vergine, la nostra madre celeste ma anche la Madre Terra, la divinità precristiana che si identificava con la Terra e ogni manifestazione attiva nella natura.

Scorrendo da una poesia all’altra la poetessa mantiene un dialogo continuo con il dio Chronos “con il suo sguardo regale di marmo” (p. 23)

La Scarpetta è una donna che dà tutto alla poesia e che, al tempo stesso, da essa riceve tutto. La poesia è fonte di conoscenza del mondo e di noi stessi, dà senso alle cose ma sa anche “lenire in silenzio e quietare il dolore/ di chi si accusa con colpa e patisce” (p. 24).

Nella bellissima poesia “Chi siamo noi” la poetessa risponde che siamo dei sognatori, dei lavoratori, delle anime sensibili. Siamo ammassi di memorie, eredi del passato, viaggiatori.

In “Verranno tempi migliori” si respira, forse, l’atmosfera più ottimista e speranzosa dell’intera silloge: la poetessa intravede tempi più felici e prosperi per tutti che saranno capaci di soprassedere alle logiche materialistiche e personalistiche dell’oggi (narcisismo, consumismo) attraverso la fede, unica vera arma di salvezza. In “Il tempo  è di Dio”, Anna Scarpetta ci ricorda che il tempo non è nostro ma che “è innanzitutto di Dio” (p. 32) e che ci è dato sotto forma di un regalo. C’è l’implicito avvertimento a non sprecarlo, a dargli il giusto valore e a utilizzarlo bene. Rallentamenti, ellissi, retrospezioni, acceleramenti sono segni dell’utilizzo umano del tempo mentre il Signore ce lo ha affidato come una materia bianca, compatta e unica.

La poetessa è talmente coraggiosa di prevedere anche uno scenario futuro che la riguarderà nella poesia “Quando vacillerà la mia memoria”: quando la memoria verrà meno – e con essa tutti i vari ricordi- allora non sarò niente ed avrò perso tutto; in un’altra poesia osserva “voglio ricordare tutto, senza azzerare mai nulla”.

Degna di nota la poesia che Anna Scarpetta dedica ad Anna Frank, la povera ragazza olandese nascostasi con la sua famiglia nell’appartamento di Prinsengracht  ad Amsterdam per vari mesi prima di essere scoperta e mandata in un lager. Con un ricco complesso aggettivale, la Scarpetta ripercorre i vari momenti dell’esistenza della ragazza, dalla giovinezza spensierata e felice mai avuta che, in altri contesti, le avrebbe di sicuro consentito di sviluppare una vita di soddisfazioni e di gioie terrene.

Grazie ad Anna Scarpetta per questo bellissimo percorso che ci fa fare. La sua scrittura ha un leggero andamento narrativo, quasi che il verso le stia un po’ stretto per raccontarsi. E’, infatti, una donna che ha tanto da narrare e da donare – tramite la scrittura – agli altri.

Chi è l’autrice?

Anna Scarpetta è nata nel 1948 a Pozzuoli (Na). Si è poi diplomata Perito ragioniere a Napoli, dove ha vissuto molti anni e dove ha studiato presso la Scuola di recitazione e spettacolo di Napoli. Ha lavorato a Milano presso la Rete Ferroviaria Italiana ed attualmente risiede a Novara. Si è sempre dedicata alla poesia, narrativa e saggistica. Ha collaborato con numerose e prestigiose riviste culturali, è stata presidente onorario per la Città di Napoli del MOPEITA (Movimento per la diffusione della poesia in Italia), è membro Honoris Causa a Vitae del Centro divulgazione Arte e Poesia; ha ottenuto numerosi riconoscimenti e prestigiosi premi in molti concorsi letterari. E’ presente in numerose Antologie di poesia contemporanea e ha già pubblicato Poesia (liriche, Ed. Gabrieli, 1985), Frantumi di tempo (poesie, Ed. Lo Faro, 1991), L’altra dimensione della vita (poesie, Ed. Libroitaliano World, 2004).

 

A cura di Lorenzo Spurio

 E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMA INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.