“La dolce Rua Sovera” di Anna Maria Boselli Santoni, un commento di Lorenzo Spurio

La dolce Rua Sovera
Anna Maria Boselli Santoni
Edizioni Pragmata, 2014
Pagine: 99
ISBN: 9788897792482
Costo: 12 €
 
 
Commento di Lorenzo Spurio

Copertina Dolce ruaUn romanzo che è anche e soprattutto un fine documento storico questo recente di Anna Maria Boselli Santoni che porta il titolo de La dolce Rua Sovera (Edizioni Pragmata, 2014). Sebbene ci sia una protagonista principale, che è Andreina (la ragazza che vediamo riportata nella copertina), il romanzo si offre al lettore volutamente privo di una preminenza nella descrizione dei caratteri (dei personaggi) in quanto ha proprio la volontà di dipingere una determinata fetta di società in un determinato luogo (che è quello di Leno, un paese della provincia di Brescia, ma in maniera più precisa una parte di questa città circoscrivibile attorno a Via Mazzini) in un determinato tempo storico (anni ’40-’60). Ecco per l’appunto perché si diceva che questo romanzo è un documento storico, fedele nella descrizione empatico-emotiva dei personaggi con i loro luoghi vissuti e sperimentati durante la loro età più bella, quella dell’infanzia e dell’adolescenza.

Con un espediente letterario stupefacente e ben congegnato per una narrazione di questo tipo, Anna Maria Boselli Santoni trasmette sulla carta uno spaccato del vissuto di Leno l’indomani della guerra dove non mancano i riferimenti al lavoro nei campi e alla ciclicità delle stagioni, all’animosità costituzionale tra ragazzini, alle preoccupazioni di varia natura delle famiglie, alla spietatezza della morte che spesso sopraggiunge veloce e in tenerissima età.

Un canto alla vita questo di Anna Maria Boselli Santoni condito con una profonda speziosità di nostalgia dei tanti ricordi che appartengono a un’età ormai lontana, ma non perduta perché inscindibili dal suo essere donna nel presente.

La tecnica di narrazioni multiple, di focalizzazioni che cambiano di continuo narratore e che permettono la produzione di una prosa polifonica, a più voci, fatta da più inclinazioni, sarebbe di certo piaciuta molto ai modernisti inglesi che pure la adottarono con compiacimento e abbondanza; ma la novità qui, nel libro di Anna Maria Boselli Santoni, sta nel fatto che non sono solo le persone a parlare, ma anche gli elementi fisicamente morti perché non viventi come le costruzioni architettoniche della città: cortili, piazze e vie quasi da ricordare la montagna rocciosa di Michael Ende in La storia infinita che parla in un’atmosfera avulsa dall’incomprensione e dal timore. Ed è così che la strada racconta se stessa, ciò che vede, sente e percepisce. Essa non origlia, perché non è ficcanasa, è semplicemente testimone onnipresente di un vissuto che si è avuto nella sua superfice. Anna Maria Boselli Santoni fa raccontare la sua storia d’infanzia a un mondo di carne (i vari personaggi che intervengono) e di pietra (le vie, le piazze) a testimonianza di quel legame indissolubile tra uomo e la sua terra.

Leggendo l’intero libro mi sono sentito un po’ un moscerino che svolazzando di qua e di là sulla Rua Sovera ho potuto avere una vista senza impedimenti e capire lo svolgimento delle attività di un’intera comunità. Ho osservato di continuo la via di cemento sotto di me, il principale palcoscenico di tutto, e ho goduto delle giornate assolate in cui la via era popolata di ragazzi a piedi scalzi sino ad ammalarmi di freddo nelle giornate nevose in cui andavano tutti imbacuccati.

Un romanzo sul tempo e sulla ciclicità di tutto.

Un’attestazione d’amore per la propria terra.

Un’indagine precisa e interessante su un’età che fu.

 

 Lorenzo Spurio

 

Jesi, 14.06.2014

“Forse là, dove danzano i girasoli” di Anna Maria Santoni Boselli , recensione di Lorenzo Spurio

Forse là, dove danzano i girasoli
di Anna Maria Santoni Boselli
Marco Serra Tarantola Editore, 2012
ISBN: 978-88-97107-81-1
Pagine: 170
Costo: 18 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

La morte non distingue le frontiere e falcia in ogni direzione alla cieca troppe vite e le abbandona (p. 93).

 

9788897107811Forse là, dove danzano i girasoli di Anna Maria Santoni  Boselli è un manifesto della nostalgia e una roccaforte del ricordo che, pur a distanza di molti anni, non annuncia a sbiadirsi o a logorarsi. E’ un romanzo familiare, ma è anche e soprattutto un romanzo storico, perché la scrittrice inserisce le vicende della sua famiglia –trattate in maniera cronachistica e documentale- all’interno della cornice più ampia della storia contemporanea italiana, di quel periodo della storia disprezzabile, sofferto e dal quale prendere le distanze, allontanando, però, sempre la minaccia dell’oblio.

Si parla della nascita di un amore tra due ragazzi inesperti della provincia lombarda, del loro veloce matrimonio e della creazione di una loro famiglia, ma la guerra irrompe improvvisa e sgretolerà ogni sogno: l’uomo verrà mandato in guerra, nella campagna di Russia, e da lì mai più ritornerà: non conoscerà mai sua figlia, né si ricongiungerà all’amore di sua moglie che, straziata dal dolore, dovrà farsi forza per il bene di sua figlia e andare avanti.

Il libro è inoltre arricchito da documenti dell’epoca, quali biglietti privati scambiati da Rico, al fronte, con sua moglie o una sua foto in abiti militari, l’unica immagine che la scrittrice ha di suo padre. Ma su ogni cosa viene evidenziato quanto il potere dei pochi, quanto le decisione prese prepotentemente per il bene del paese, come quella di andare in guerra, abbiano conseguenze deleterie e inimmaginabili in modeste famiglie che, dall’oggi al domani si vedono private dei cari. Speranza, prima, dolore poi. Questa è la canonica mappatura dei sentimenti di una famiglia che attende a casa il ritorno di un suo congiunto.

Rico non ritornerà più e di lui non si sapranno più notizie certe. Il dramma della guerra a volte porta anche a questo, e la natura, quasi beffardamente, sembra riappropriarsi dei suoi uomini e inghiottirli dentro di sé, evitando di lasciare tracce: “Enrico non scrive più, disperso nella steppa russa, sepolta di neve ghiacciata, nessuno saprà più nulla di lui. Disperso chissà dove, forse sepolto, là dove, al suo ventisettesimo compleanno, danzeranno i girasoli” (p. 103).

Ma non è la natura ad essere sadica, è l’uomo che imbarbarito nella sua coscienza e illusosi di poter sfidare tutto, anche se stesso e Dio, ha prodotto abomini senza prenderne coscienza.

E di questa storia raccontata semplicemente, ma nei minimi dettagli resta l’amaro in bocca, un senso di dolore che mai potrà essere placato, perché qualcuno ha abbandonato la veste di uomo mortale assumendosi prerogative supreme (quella di dar morte), privando una giovane nascitura dell’affetto paterno.

Quanto Anna Maria Santoni Boselli racconta è pregno di ricordi dolorosi e sensazioni contrastanti vissuti sulla sua pelle rievocando momenti tragici della storia del Paese: la dittatura vista dagli occhi della scrittrice come il “Duce [che] continua ad urlare” (p. 66) e quei tedeschi poi futuri alleati stigmatizzati come “crucchi”.

Ma queste pagine non sono solo di Anna Maria Santoni Boselli, sono di tutti.

Sono di tutte le famiglie italiane che hanno sofferto una perdita in quel gravoso momento e mi sento di dire che possono essere anche riferite a ciascun tipo di guerra, privazione di diritti umani e violenza che provochi dolore, mancanza di speranze e fine delle certezze. E nel capitoletto “Preghiera violenta”, anche la religione, come cura e sostentamento dell’uomo, ha abbandonato la giovane Palmira che oltre ai racconti delle sevizie e delle torture dei tedeschi fatti da Giovanni, deve sopportare il dolore della famiglia per la morte di due giovanissime sorelle a causa del tifo. C’è un Dio? E’ questa la domanda che la scrittrice si pone: “Perché non hai fulminato quei capi di popolo disgraziati, che hanno offeso e rovinano tante famiglie in tutta Europa? E dov’erano i tuoi rappresentanti sulla terra?” (p. 129) per poi passare a un linguaggio forte dal quale trasuda voglia di vendetta: “Maledetti quegli uomini, che hanno tanto ferito l’Umanità, siano maledetti, torturati, impiccati, sparati, sputacchiati, calpestati” Oh, Dio dove sei? Svegliati!! Ritornata! – No?… Dio è morto!-“ (p. 129).

Oltre  ogni dolore, la volontà di conoscere e di tramandare ai posteri affinché gli sbagli non vengano fatti una seconda volta, è potentissima: “Non conosceva la storia, ma sentiva spontaneamente che i fatti che accadono possono insegnare qualcosa a chi viene dopo, ma ci vuole umiltà e pazienza per ammetterlo!”(p. 121).

Lorenzo Spurio

(Scrittore, critico-recensionista)

Jesi, 12-03-2013

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