di Lorenzo Spurio
Poeti della lontananza è il titolo – felicissimo – che le critiche letterarie Sonia Caporossi e Antonella Pierangeli hanno scelto per un’antologia appena pubblicata dalla Marco Saya Edizioni. Titolo felice perché evocativo non solo il piglio acustico e originario della tradizione poetica occidentale, ma nello specifico perché riferito a un’alterità che tra le pagine si fa tema e metodo: principio agglutinante la lingua d’esilio dei poeti antologizzati, e vera e propria “festa della critica” a cui Sonia ed Antonella fanno approdare il lettore con le loro ricognizioni ermeneutiche. Sette i poeti che tra queste pagine si scambiano il testimone della lontananza, in quell’”atletica dell’esilio” forgiata dal fuoco vivo del dialetto, dal fuoco calmo del ricordo. Omar Ghiani, Domenico Ingenito, Francesco Terzago, Antonio Bux, Ianus Pravo, Michele Porsia, Alessandro De Francesco declinano così una eterogenea fenomenologia dell’assenza, espressa da esperienze scrittorie certo cangianti, sebbene accomunate da un compatto principio di distanza…
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La bellissima recensione dell’amica poetessa e scrittrice Valentina Meloni al mio libro di poesie “Neoplasie civili” (Agemina, Firenze). Buona lettura!
“Neoplasie civili” si presenta come un affresco moderno della sostanza civile contemporanea: “piccoli colpi di pennello di un impressionista”, come definisce Corrado Calabrò le immagini poetiche di Lorenzo Spurio, e un’attenzione al reale, precisa Iuri Lombardi nei risvolti di copertina, che fanno di queste poesie un “flash rapido, quasi fossero una fotografia, delle vicissitudini umane e del dolore”. Le pagine si tingono di tinte accese, colpi d’occhio e squarci quotidiani nitidi e sfrontati, sventolanti come panni tesi al sole. Non ci sono fingimenti, persino i vicoli vengono smascherati da una “ipocrita cucina casereccia”[1]; l’io poetico qui dichiara guerra ad ogni ipocrisia “L’inchiostro strillava indomito/ l’indomani del velato non detto”[2] e poiché “la battaglia si vince solo intentandola”[3] Spurio si arma di parola e sdegno e reagisce alla storia, alla cronaca, alle…
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LS: Lei ha all’attivo un vasto numero di sillogi poetiche e in tempi più recenti si è occupata anche della scrittura di poesie religiose. Da quale bisogno nasce la scrittura di una poesia confessionale e quale è la finalità?
AS: Sono lieta di questa domanda che mi viene posta, non senza aver considerato che effettivamente al mio attivo ho prodotto un vasto numero di sillogi poetiche; ciascuna con una tematica differente, l’una dall’altra. I titoli sono: Poesia, (esprimo in questa silloge la bellezza della poesia pura); Frantumi di Tempo, in cui affronto in chiave moderna la sottile precarietà del tempo nella vita esistenziale coi suoi dolori e le sue gioie); L’Altra dimensione della vita, (un’altra silloge in cui la poesia riesce a narrare, in breve, la dimensione di vita vissuta, ovvero, già trascorsa come scorcio di tempo-vissuto); Le voci della memoria, (una silloge in cui racchiudo le voci in un solo afflato, per descrivere meglio un nucleo di memoria rimasta fortemente legata ai ricordi e all’armonia di tante cose vissute e mai credute perdute; in versi ogni cosa descritta, a mio parere, sembra rimanere pura e intatta); Io sono soltanto un granello di sabbia, infine, (in questa silloge il mio intento è stato quello di ringraziare l’Iddio per il dono generoso della parola, profusa in versi, in abbondanza, credo). Difatti, Marzia Carocci, critico recensionista molto conosciuto, in una sua breve, ma significativa, recensione, ha affermato: “Nella poesia “Io sono soltanto un granello di sabbia”, Anna Scarpetta si inginocchia al cospetto del Padre ringraziandolo con umiltà di averle donato la capacità di esprimersi in poesia e avvalorando il fatto che anche un piccolo granello di sabbia in confronto alla vastità di un deserto, può avere un valore inestimabile” (…).
Ebbene, già da qui si può meglio intuire come la scrittura, di Poesie religiose, in maniera costante, sia al centro dei miei reali pensieri. Tuttavia, credo che la poesia nasca, principalmente, da un forte bisogno di aprirsi e scaricare ogni tensione o forte emozione. E’ vero, taluni elementi esenziali, fungono, peraltro, da motore trainante per un poeta o scrittore. Io credo, lo stesso si possa dire anche per gli attori o i registi di teatro. Quali siano le finalità, è chiaro, vanno arricchire un panorama di scrittura infinita, in chiave moderna. Se il lavoro prodotto poi saprà imporsi all’attenzione, sia della critica futura che del pubblico nuovo, ancora meglio. Ogni scrittura, penso, sia nel tempo destinata ad incontrare il suo magico momento fortunato, se piacerà, ovviamente, o se dirà cose nuove e interessanti.
LS: Secondo alcuni la poesia ha una funzione terapeutica; allevia i mali e i tormenti dell’uomo, cioè è una sorta di sofferta confessione con se stessi per cercare di individuare una consolazione o un miglioramento alle proprie condizioni. Per altri, invece, la poesia è inconcepibile se slegata dall’impegno civico, dalla sua vena sociale ossia non può mancare di partire dalla lucida osservazione del mondo per fornire poi un monito, un canto di denuncia o una attestazione di sdegno. Che cosa ne pensa Lei a riguardo? Quale delle due intenzionalità poetiche si sposa meglio al suo far poesia?
AS: La scrittura della poesia aiuta, in effetti, ad aprirsi meglio al mondo reale, vivendo o rievocando la propria sofferenza, i dolori, gli amori, le amicizie perdute e ritrovate. Aggiungerei, anche il caro ricordo dei paesaggi e luoghi, in cui si è vissuto, sono vivi spiragli di luce, cari al cuore e all’anima. Rievocarli, ogni tanto, credo, faccia bene. Tuttavia, la mia poesia, è orientata, in maniera costante, verso la lucida osservazione del mondo che muta notevolmente, coi suoi reali problemi e tante difficoltà sociali, ancora forti. Ebbene, non necessariamente, la poesia sia davvero in grado di tale funzione terapeutica, ovvero, che possa alleviare i mali o i dolori, compresi i tormenti dell’uomo. Sarebbe fin troppo bello, se fosse reale. A mio dire, solo il tempo possiede il vero antidoto cicatrizzante per questi eventi forti; se come supporto non vi è una fede interiore dominante, così speciale e provata, in concreto, non si superano certi eventi o perdite di persone care. Ne so qualcosa!
LS: Per interesse personale e per ascendenza familiare, Lei ha uno strettissimo rapporto con il mondo del teatro. Può rivelarci le motivazioni del suo grande amore verso il palcoscenico e la rappresentazione del testo?
AS: E’ vero, il teatro è sempre stato al centro del mio personale interesse, così forte, fin da ragazza. Un amore che il mio papà ha saputo trasmettermi grazie alla sua costante passione. Un amore che ho voluto approfondire, frequentando, alcuni anni, una Scuola di Recitazione a Napoli, studiando autori importanti: Soflocle (Antigone); Arold Pinter (Il Guardiano), Fernando Pessoa, Eduardo De Filippo (Natale in Casa Cupiello), Luigi Pirandello, e altri, di notevole fama.
LS: Come mai non si è mai cimentata nella scrittura di un testo Teatrale?
AS: Non è assolutamente vero che io non mi sia mai cimentata nella scrittura di un testo teatrale, ho scritto diversi testi teatrali. Alcuni sono andati smarriti durante il mio trasferimento da Napoli a Novara. Altri scritti, invece, li ho recuperati tra le mie numerose carte, anche se poi non sono riuscita a pubblicare in seguito, qualcuno, cosa non facile. Ma ciò non significhi che non ci sia davvero spazio, nel tempo, per decidere. Tuttavia, appena trasferita, a Milano residenza di lavoro, ho avuto la mia opportunità di conoscere persone appassionate di teatro. Insieme abbiamo condiviso un testo ambizioso, dal titolo “Una barchetta di carta sull’acqua” di Ciro Menale. Atto unico, liberamente tratto da Fernando Pessoa. Infatti, siamo riusciti insieme a mettere in scena, al Teatro Litta di Milano, un lavoro armonioso, con la Compagnia Teatrale: I passanti. In qualità di Aiuto Regista, per me fu davvero un’esperienza personale molto gratificante e nuova, davvero forte. Il lavoro fu presentato, il 10 Dicembre 1992, ebbe buoni consensi sia del pubblico che della critica.
LS: Sono innumerevoli le definizioni del concetto di cultura che sono state avanzate nel corso del tempo ed esse variano a seconda del periodo storico, della filosofia di influenza e dei propri convincimenti. In particolare colpisce una definizione del portoghese Fernando Pessoa che, lapalissianamente, sosteneva “Cultura non è leggere molto, né sapere molto: è conoscere molto”. Che cosa ne pensa al riguardo?
AS: Sì, esatto, le definizioni del concetto di cultura sono complesse. A mio dire, anche innumerevoli. Esse variano e spaziano nei loro contenuti e nelle dimensioni concettuali di chi li esterna; risentite, ovviamente, delle forti influenze dei propri convincimenti personali. La mia persuasa riflessione, però, è che la molta conoscenza debba necessariamente camminare assieme alla lettura. Dunque, leggere molto fa bene, nutre la mente e appaga l’animo. Io leggo tanto, e mi piace ancora leggere.
LS: Nel panorama culturale contemporaneo i concorsi letterari fioriscono come campi a primavera, molti di essi curano una edizione del premio e poi l’anno dopo scompare perché magari viene a mancare una concreta organizzazione dell’ente che lo istituiva o i fondi per poterlo tenere in piedi. Quale è il suo giudizio personale sui concorsi letterali?
AS: Ebbene, è pur sempre meglio, orientativamente, per un poeta o per uno scrittore misurarsi con gli altri, accettando un giudizio critico di una giuria che lo ha analizzato o valutato. Non può che essere un bene per il suo percorso iniziale o anche in seguito. A mio dire, occorrono, purtroppo, giudizi di esperti e di professionisti critici seri, se si vuole davvero porsi, umilmente, dinanzi a tale passione così intensa e seria. E, la crescita, può avvenire solo se esperti in giudizi critici sapranno valutare, i lavori, serenamente. Altre possibili strade, per chi scrive e produce lavori di buona scrittura, non ne conosco. E’ ovvio, poi, bisognerà scegliere bene determinate strade e i vari concorsi seri, per non inciampare in talune strade che davvero potrebbero rivelarsi false, senza un nulla di fatto, in concreto.
Tuttavia, credo, che i concorsi letterari siano fondamentali per chi intende, poi, proseguire e approfondire questo straordinario percorso culturale. In passato, ma ancora oggi, a dire il vero, mi sono sempre cimentata in concorsi seri e professionali, ancora esistenti, per fortuna. Io bado molto ai nomi dei giurati, ci tengo molto che siano conosciuti e professionisti. Forse, per questo il mio percorso culturale prosegue la sua corsa; oramai, da sola, in un panorama assai vasto, dove è facile perdersi e non sapere più dove andare o come proseguire.
Invero, grazie ai vari concorsi letterari rinomati ed efficienti, in effetti, sono stata, moltissime volte, premiata in Poesia e Narrativa.
LS: La letteratura in dialetto ha vissuto di alti e bassi nel corso della storia e la questione dell’importanza dell’espressione in dialetto negli ultimi decenni è stata avanzata e posta soprattutto da sociologi, demoetnoantropologi e cattedratici che si occupano di linguistica. Alcuni scrittori che hanno impiegato il dialetto (Trilussa, Belli) sono parte integrante della letteratura italiana e sbaglierebbero di grosso coloro che negassero tale realtà. Una delle motivazioni che viene portata dai dilettanti contemporanei o dagli amanti del dialetto in sua difesa è che il dialetto, in quanto lingua madre (si impara prima della lingua standardizzata dell’italiano) è più diretta ed efficace perché oltre a comunicare un messaggio è capace di trasmettere un’emozione, l’enfasi del parlante, il sentimento in maniera genuina. Che cosa ne pensa di ciò e del dialetto in generale? Ha mai scritto nulla in dialetto?
AS: Sì, il mio amore per il vernacolo è risaputo. In effetti scrivo in dialetto, mi piace parlare correttamente e scriverlo anche. Ho letto e leggo taluni autori famosi che hanno scritto in vernacolo: Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, De Curtis in arte Totò, Eduardo De Filippo, Giovanni De Caro, Renato De Falco ed altri. In futuro, credo, di voler realizzare un libro in vernacolo, su concetti ben definiti. E’ risaputo che il proprio dialetto, come quello di Trilussa e Belli siano stati dialetti di una grande cultura sociale e ambientale. Ma, parlando, del vernacolo, anch’esso, non di meno, possiede in realtà delle forti sfumature espressive; specie, nella pronuncia, con l’uso corrente di vocaboli e parole veraci, direi, straordinarie, che sanno trasmettere, sin da subito, intense emozioni, così belle, calorose, davvero, irripetibili nell’altra lingua, in italiano.
LS: Se le nominassi Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna e Antonia Pozzi, tre grandi poeti del secolo scorso, quale sceglierebbe e perché?
AS: Sono tre grandi autori, speciali, di straordinario interesse culturale. Essi hanno saputo coniugare al meglio i loro intensi percorsi di vita. La loro preziosa scrittura risalta fortemente, i vari contesti socio-politico, ma anche quelli ambientali, sia pure in maniera differente. Infatti, le loro opere letterarie hanno risentito di quel forte impulso espressivo dei vari periodi di vita vissuta; proprio come gli scrittori e i poeti contemporanei di questo secolo, impegnati a scrivere o a produrre nuovi lavori. A mio parere, li accomuna assieme il grande amore per l’arte: il giornalismo, la bella poesia, soprattutto. Tuttavia, la mia sottile preferenza mi dice che Pier Paolo Pasolini sia stato molto più incisivo e poliedrico nella varietà delle sue straordinarie opere letterarie lasciate, come: regista, poeta, scrittore e narratore. Egli, dunque, è stato un sagace interprete, dei tempi, in assoluto.
LS: Per ritornare alla poesia, quanto è importante il tema del paesaggio, del mondo naturale e popolare collegato al luogo delle proprie origini, secondo Lei nella poesia in generale? E nella sua poesia in particolare, la città di Napoli, con i suoi colori e le sue tradizioni, quanto compare o quanto è presente non vista, dietro ai suoi versi?
AS: Io posso ritenermi fortunata di avere le radici napoletane di una città, a dir poco, meravigliosa, così presente e viva nel mio cuore. E’, ormai, risaputo che Napoli è conosciuta ed è apprezzata in tutto il mondo per le sue bellezze naturali, per la sua bella, profonda cultura, così straordinaria; vanta un mito di numerosi artisti, bravi attori, ottimi poeti, e musicisti. I bei luoghi della mia città, in effetti, sono quasi sempre vivi, ossia, presente, nei versi e in diversi scritti. Non riuscirei mai a staccarmi dai luoghi che mi hanno visto crescere, con tante belle speranze e amore per l’arte, in particolare la poesia.
LS: Quali sono i progetti letterari che attualmente la vedono impegnata? Sta scrivendo un nuovo libro? Se si, può anticiparci qualcosa?
AS: Sì, esattamente, sono già pronta a presentarmi con un nuovo libro, di Poesie moderne, ci ho lavorato davvero tanto. Questa volta, mi sono immersa con tutta l’anima verso un viaggio straordinario, di terre assai lontane. Un viaggio che avevo, probabilmente, già dentro di me, e potrò finalmente realizzarlo. Infine, con le sillogi poetiche, vorrei prendermi una pausa di riflessione. Ho già in mente di occuparmi, finalmente, di cose nuove e diverse che avevo già scritto, ma le avevo poi accantonate nel tempo, non per pigrizia.
Anna Scarpetta
Novara, lì 21 Settembre 2014
Le foto sono di Pietro Carenza (Turi – BA)
Gentilissimo/a lettore/lettice,
siamo felici di comunicarLe dell’uscita del 13° numero della rivista di letteratura Euterpe.
Il numero a tema “Detti, dialetti e folklore locale” raccoglie poesie, racconti e recensioni selezionati dalla Redazione della rivista, oltre a varie segnalazioni di concorsi letterari.
Hanno collaborato a questo numero della rivista (in ordine alfabetico): AMOVILLI Sandra, BALDINI Cinzia, BALDINU Stefano, BRAVI Adrián, CALABRO’ Corrado, CAMPEGIANI Franco, CARMINA Luigi Pio, CAROCCI Marzia, CIANO Martino, CIARAPICA Giulia, CROCCHIANTI Claudia, CRUCITTI Angela, DEMI Cinzia, DI STEFANO BUSA’ Ninnj, GREGORINI Daniela, INGLIMA Emanuela, KARAKATSI Evdoxia, LANIA Cristina, LAO Serena, LOMBARDI Iuri, MARALDI Maurizio, MARCONI Fulvia, MARCUCCIO Emanuele, MAULO Gian Mario, MELIS Katia Debora, MELONI Valentina, MONTEIRO MARTINS Julio, PARDINI Nazario, PASTORE Franco, PECORARO Annamaria, PERLINI Lamberto, PISCOPO Ugo, RANIERI Alessia, SPURIO Lorenzo, STROPPIANA DALZINI Annamaria, TADDEI Enrico, TRIFUOGGI Franco, VARGIU Laura, ZANARELLA Michela.
Il nuovo numero può essere scaricato, letto e salvato in formato pdf cliccando qui.
Ricordiamo, inoltre, che il prossimo numero della rivista avrà come tema “Diritti mancati di questa società”.
I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 20 Novembre 2014.
Clicca qui per aprire il relativo evento creato in Facebook.
Grazie per l’attenzione e cordiali saluti
Lorenzo Spurio
Direttore Euterpe
Regolamento
1) La partecipazione al concorso è gratuita.
2) Sezione “A” Poesia. Sezione “B” Racconti. Sezione “C” Fotografia. Tutte le sezioni devono essere ispirate al tema proposto sopra.
3) Per partecipare, scaricare il modulo di iscrizione, compilarlo interamente, firmarlo, scannerizzare e inviarlo entro il 30 settembre 2014 a: premioletterarioga@hotmail.com con una poesia, un racconto (massimo 5 pagine WORD) o una fotografia (in formato JPG), editi o inediti, insieme ad un breve curriculum vitae.
4) Ogni candidato può partecipare a più sezioni.
5) Possono partecipare scrittori italiani e stranieri, residenti in Italia o all’estero, scrivendo in qualsiasi lingua.
6) Gli scritti o le immagini di contenuto offensivo od osceno verranno scartate a discrezione della giuria.
7) Il giudizio della giuria sarà inappellabile e insindacabile.
8) Saranno selezionati 10 partecipanti per ogni sezione.
9) I 30 autori selezionati saranno avvisati tramite e-mail prima del 15 ottobre 2014
10) Sarà stabilito il vincitore assoluto per ciascuna sezione.
11) Sarà pubblicato un libro in formato digitale dei 30 selezionati.
12) Gli autori selezionati cederanno i diritti in occasione della pubblicazione della loro opera e verranno opportunamente contattati per la firma del contratto di cessione.
13) La cerimonia di premiazione avrà luogo a Milano il 28 novembre, il luogo esatto verrà comunicato via e-mail a tutti selezionati.
14) I vincitori di ogni sezione riceveranno una scultura simbolo del premio e tutti i selezionati un attestato di merito.
15) I premi dovranno essere ritirati personalmente o da persona delegata.
16) Nessun rimborso per le spese di trasporto.
Giuria
POESÍA:
Roberto Malini (Presidente per la poesia italiana, inglese y francese)
Carmen Rivadeneira Bustos (Presidente per la poesia spagnola)
Ninnj di Stefano Busa, Michael Rothenberg, Maurizio Cucchi, Franco Loi, Davide Rondoni, Alessandro Quasimodo, Carmelo Consoli, Gianni Ianuale, Corrado Calabrò.
CUENTO:
Hafez Haidar (Presidente per il racconto italiano, inglese e francese)
Daniele Gallo (Vicepresidente per il racconto italiano, inglese e francese)
Arturo Santos Ditto (Presidente per il racconto spagnolo)
Sveva Casati Modignani, Gianni Vattimo, Giuseppe Benelli, Rodolfo Vettorello, Roberto Sarra.
FOTOGRAFÍA:
Nicolò Leotta (Presidente)
Karla Yoselyn Cobeñas (Vicepresidente)
Andrea Dynners, Chiara Maggioni, Enrique Sepulveda, Dario Picciau, Giorgio Magarò, Don Alessandro Vavassori.
Presidente del Premio Guaman Allende.
Presidente honorario Narcisa Soria Valencia.
Coordinatore Generale alla Cultura Prof. Hafez Haidar.
Comunicato stampa
TraccePerLaMeta Edizioni ha appena pubblicato La Lampada di Aladino. Annotazioni critiche su poeti contemporanei,[1] opera critico-antologica di Luciano Domenighini, poeta e critico letterario bresciano, e sotto la cura editoriale del poeta e aforista palermitano, Emanuele Marcuccio, ivi presente con sette titoli.
Luciano Domenighini nell’introduzione scrive: «[I]l poeta, come tutti gli artisti, ha un ruolo scenico, istrionico, un ruolo sociale di intrattenitore, inteso allo svago, al piacere di un pubblico proteiforme e giudicante, casualissimo e disimpegnatissimo. D’altra parte si vuole che al poeta sia concesso il lusso della sincerità nel manifestare la propria indole e i propri moti interiori. A me […] piace invece pensare che egli sia, oltre che glorificatore asservito o impudico teatrante di se stesso, anche libero custode della parola. La Lampada di Aladino si occup[a] di venti poeti italiani contemporanei, sconosciuti o emergenti, dilettanti o “professionisti”.
[…] Se la poesia, fatto salvo, volta per volta, il grado della sua caratura formale, è, in definitiva, un atto d’amore, anche la critica, pur tanto nell’arida pedanteria dei suoi schematismi analitici quanto, per contro, nella barbara e supponente arbitrarietà che così spesso si arroga, quando non divaga in digressioni vanesie e narcisistiche ma si rivolge esclusivamente all’oggetto artistico, la critica, dicevo, nel suo approccio conoscitivo, nel manifestarsi come volontà di comprensione, può essere anch’essa un atto d’amore.»
Nell’opera figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Giorgia Catalano, Marco Nuzzo, Giovanni Amato, Rosa Cassese, Lorenzo Spurio, Silvia Calzolari, Giuseppe Cristini, Sandra Carresi, Paola Surano, Maria Rita Massetti, Annamaria Pecoraro “Dulcinea”, Anna Maria Folchini Stabile, Anna Alessandrino, Michela Zanarella, Raffaella Amoruso, Anna Bonarrigo, Margherita Calì, Annamaria Stroppiana Dalzini, Matteo Cotugno, Luciano Domenighini.
Info: wrww.tracceperlameta.org – info@tracceperlameta.org
SCHEDA DEL LIBRO TITOLO: La Lampada di Aladino SOTTOTITOLO: Annotazioni critiche su poeti contemporanei AUTORE: Luciano Domenighini CURATORE: Emanuele Marcuccio PREFAZIONE: Francesco Martillotto EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni GENERE: Critica Letteraria PAGINE: 304 ISBN: 978-88-98643-22-6 COSTO: 13 € Link diretto alla vendita
Chi è Luciano Domenighini…
Luciano Domenighini (Malegno – BS, 1952). È poeta, critico letterario e critico musicale. Ottenuta la maturità classica si laurea in Medicina e inizia la professione medica quale medico di Medicina Generale, attività che svolge tutt’ora. Negli anni universitari collabora, per tre anni, con una radio locale a Parma in qualità di critico musicale per la musica operistica. Nel 2000, a Bologna, ottiene il primo riconoscimento letterario, una segnalazione a un premio di poesia. Nel 2003 vince il premio internazionale “Provincia di Trento” per la poesia “Canzone”. E nel 2004 al Vittoriale di Gardone Riviera gli viene assegnato il premio internazionale “Gabriele d’Annunzio” per la poesia “Esercizio di rima”. Sempre nel 2004 pubblica la sua prima raccolta di versi “Liriche esemplari”. Collabora nel frattempo saltuariamente con giornali locali come critico letterario. Nel 2004 ottiene il 4° posto al premio Nazionale di Poesia “Il graffito d’Oro”, riservato a Medici e Farmacisti letterati, con la poesia “Dalla spiaggia” e due anni dopo nel 2008, sempre al “Graffito d’oro”, vince il premio speciale della giuria con la poesia “Al figlio”. Ancora nel 2008 ottiene una segnalazione alla XXI edizione del premio Nazionale Città di Corciano con la poesia “Mottetto”. Nel 2010 redige un breve commento critico ad alcune poesie di giovani poeti siciliani fra cui quindici titoli della raccolta «Per una strada» di Emanuele Marcuccio. Ha scritto la prefazione al romanzo, Il dio sordo di Antonio Scotto Di Carlo, sua opera prima. Nel 2012 è stato membro di giuria del concorso letterario internazionale “TraccePerLaMeta”. Ha curato le prefazioni degli ultimi due libri di Emanuele Marcuccio. Ha in progetto un Volume di traduzioni di celebri poeti francesi, dall’Ottocento ad oggi.
[1] Il libro si chiuderà con un’appendice in cui Domenighini commenterà criticamente cinque poesie di celebri poeti della nostra letteratura: “A Zacinto” di Ugo Foscolo; “La Pentecoste” di Alessandro Manzoni; “La siepe” di Giovanni Pascoli; “Immagini del viaggio e della montagna”, “Il Canto della Tenebra” di Dino Campana.

I sacriféizi[1]Se mè ò studié S’a cnòss tótt al zità E ir a l’ò purtèda t’un cafè |
I sacrificiSe ho potuto studiare Se conosco tutte le città leri l’ho portata in un caffè |
Roma, mercoledì 4 giugno 2014
Associazione Culturale TRAleVOLTE
Piazza di Porta S. Giovanni 10
Performance alle ore 19
Apertura mostra sino alle 22
Siamo felici di comunicarLe dell’uscita dell’12° numero della rivista di letteratura Euterpe. Il numero a tema “La natura è in pericolo!” raccoglie poesie, racconti e recensioni selezionati dalla Redazione della rivista, oltre a varie segnalazioni di concorsi letterari.
Nella rivista sono presenti testi di Busca Gernetti Giorgina, Calabrò Corrado, Carmina Luigi Pio, Carresi Sandra, Celestini Ilaria, De Rosa Mario, Marcuccio Emanuele, Melis Katia Debora, Faggio Sunshine, Franchetto Daisy, Francucci Sara, Molinari Maurizio Alberto, Panella Giuseppe, Pardini Nazario, Serino Felice, Soddu Annalisa, Spurio Lorenzo, Stefanelli Patrizia, Vargiu Laura, Zanarella Michela.
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□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.
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