“Il silenzio della neve” di Giuseppe Filidoro: un romanzo antropologico. Recensione di Lorenzo Spurio

Il silenzio della neve
di Giuseppe Filidoro
Osanna Edizioni, 2013
Pagine: 275
ISBN: 97888881673469
Costo: 13€
 
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

 “Ogni uomo, anche il più buono e onesto, diventa tanto meno sensibile alle disgrazie altrui quanto più aumenta la distanza dal luogo dove è sentita la sofferenza” (100)

 

coverUn libro “parlato” questo di Giuseppe Filidoro dove lo scrittore utilizza il genere del romanzo, ma non disdegna nella sua perfetta padronanza scrittoria di eclatanti squarci lirici né di inserire storie nella storia come un’ardimentosa costruzione a matriosca. E in effetti la trama di questo libro è fatta dalle cose semplici, dai piccoli fatti che accadono quasi inavvertitamente e sempre uguali in un anonimo e desolato villaggio di paese. All’autore non interessa tracciare precise coordinate geografiche dove collocare l’intera storia, anche se al lettore con un minimo d’attenzione non farà difficoltà a capire che la storia è ambientata in quel sottobosco di vita popolana e popolaresca di una classe subalterna che si trova a vivere il passaggio tra prima-dopo, tra vecchio-nuovo, tra certezze e desiderio di espatrio per una maggiore realizzazione. Sono alcuni elementi che Filidoro dissemina qua e là nel libro a dirci che ci troviamo nel Meridione: si parla del vino Aglianico, un vino rosso che viene prodotto principalmente nella zona della Campania, Basilicata e Puglia ed anche il “lampascione” (una variante di cipollotto) è in effetti tipica di quelle zone mediterranee. A rafforzare l’idea che ci si possa trovare in territorio del sud Italia, è il continuo utilizzo dell’accrescitivo “assai” nel linguaggio comune dei tanti personaggi, posto in posizione finale, com’è appunto caratteristico di questa parlata locale, che per alcuni è una vera e propria lingua.

Proprio per l’intreccio intelligente di cui sopra nel quale Filidoro è come se prendesse il bandolo di più matasse e li mischiasse con il risultato di ottenere una massa amorfa di fili difficili da individuare all’occhio se non fosse dal loro diverso colore, questo libro ci immette direttamente in un mondo di provincia del dopoguerra dove si ritrovano molti degli elementi e delle inquietudini della gente di quel periodo: l’essere orfani perché si è perduto il padre in guerra, il non aver avuto mai notizie di proprio marito perché probabilmente deceduto in qualche missione di guerra come avviene alla vecchia Mezzavedova, la novità e il progresso visti sia attraverso nuove e salvifiche introduzioni quali quella della televisione, ma anche per mezzo del mito americano che a sua volta motiva la migrazione in una terra che agli occhi di rozzi provinciali non è altro che la terra promessa.

E’ un romanzo popolare, questo di Filidoro, ma a differenza della letteratura naturalista non si sofferma solo a dipingere il tessuto di una comunità nel suo ambiente, perché va anche ad approfondire che cosa succede nella mente dell’uomo e della collettività quando accade qualcosa d’inaspettato che si configura, quindi, come misterioso. Nel romanzo assistiamo, soprattutto nella seconda parte del libro, ad almeno due eventi che caricano la narrazione d’intrigo e che tengono incollato il lettore alla disperata ricerca della verità. Ma la verità, della quale parlano alcuni personaggi della narrazione, è sempre qualcosa di inafferrabile se non è possibile affidarsi su fatti certi, esperiti direttamente: “In assenza di prova contraria, il plausibile prende con forza il posto del vero, affermandosi senza possibilità di smentita” (225).

Filidoro dà voce a un’intera popolazione tracciandone le caratteristiche che determinano ciascun compaesano agli occhi degli altri con una tecnica denotativa d’impatto, che è quella del soprannome o del nomignolo, trasmettendo al lettore quali sono i veri motori di un mondo provinciale, campagnolo, che sembra essere addormentato e in attesa di qualcosa. La narrazione di Filidoro ricorda la prosa oculata e puntigliosa di Verga e nel riferimento alla migrazione dal sud verso al nord della quale si parla nelle prime pagine con la creazione dello stereotipo terroni/polentoni sembra di sentire Vittorini della Conversazione in Sicilia. E’ una narrazione questa del Nostro che affonda nel culto e nel richiamo della terra, nell’autenticità di legami familiari e religiosi che ancora si conservano in una dimensione corale che, proprio come richiama il titolo del romanzo, Il silenzio della neve, sembra rimanere in fase di latenza e, pur curiosa del mondo nuovo che si prospetta con il progresso o con il mito americano, rimane salda alle sue radici e ritualità. Perché in fondo questo è un romanzo che ha in sé una grande forza del parlato, di quel senso forte di comunità che si realizza attraverso azioni rituali, quasi ridondanti, quali la partita a carte al bar, la preghiera o la frequentazione in Chiesa, la passeggiata o lo spiare non visti dietro le ante delle persiane.

La comunità preserva se stessa e parla di se stessa, si anima, si costruisce e si difende: ne sono testimonianza le tante chiacchiere, supposizioni, dicerie, pregiudizi, voci di rione, attribuzione di nomignoli che si sommano a superstizioni, pensieri che non trovano verifica, idee, paure e continue ricerche di spiegazioni. Filidoro dà la voce a ciascun personaggio, come se si avvicinasse a lui con un microfono e lo lasciasse parlare, proprio perché debbono essere tutte le anime del paese a dire la loro, a costruire quel senso di coesione che solo nell’abbraccio corale della comunità è possibile.

Ed è per questo che il realizzarsi di due fatti eclatanti, da sempre estranei a quel mondo e sonnolento, vengono a significare incomprensione, inquietudine e un arrovellamento continuo degli autoctoni come in un romanzo di Thomas Hardy: l’arrivo di un uomo “misterioso” e l’uccisione di un certo Settedenari che poi, dopo indagine lente e inconcludenti, si scoprirà essere un caso di strozzinaggio locale. Ma in che misura poi un uomo può essere “misterioso”? Il mistero, il fascino misto a paura, è un qualcosa che viene da una nostra suggestione privata di fronte a qualcosa e non è una proprietà intrinseca della cosa stessa. Ed ecco che il nuovo, le introduzioni di ciò che normalmente non è stato fatto, un rituale che si rompe o che si sospende, viene anche ad avere forti connotati di carattere misterico. Si pensi a questo riguardo alla sapienza esoterica di Angelina Sapone che in effetti ha tutte le caratteristiche della vecchia megera profetica e conoscitrice dei destini altrui, una sorta di strega dal karma buono. Come in ogni tradizione che ha una buona origine nel mondo contadino del culto e del lavoro della terra, la religione si pone a metà strada tra devozione e confessione, appoggiandosi sulla stampella della ritualità, della sapienza occulta, della superstizione (si veda le “fatture” della Sapone) e alla credenza nel Male (che è pure di derivazione biblica) ma s-denaturalizzata e usata come motivo di tormento e condanna. Ed è in questo mondo che sembra essere in apnea, respirare solo nei momenti “pubblici” durante lo struscio, in chiesa o in seduta dal barbiere che si galleggia in una ritualità stanca che si perpetua quasi in maniera inconsapevole come motivo di recupero e di difesa di quella memoria contadina, di quel modo di fare e vivere le cose in maniera dicotomica: condivisa, partecipe e (sembrerebbe) entusiasta nei pochi e ripetuti momenti conviviali e dall’altra silenziosa, osservatrice, omertosa e indagatrice anche tra gli stessi compaesani. L’Appuntato, che sarà chiamato ad investigare sul delitto di Settedenari, è anche lui un uomo stanco, poco interessato e quasi indifferente e preferisce mettere in galera il primo che, anche con una schiacciante mancanza di prove, secondo lui potrebbe essere l’assassino. La sua figura produce una leggera reminiscenza nel cervello del lettore del celebre capitano Bellodi che ne Il giorno della civetta veniva chiamato a risolvere un caso intricato di mafia trovando incomprensione, freddezza e gente sempre pronta ad ostacolarlo nelle sue ricerche.

Questo di Filidoro è anche un libro ricco di pillole di saggezza, di riflessioni acute che, se sembrano rasentare l’ordinario, in realtà sono foriere di un pensiero ragionato, introspettivo, filosofico come quando il narratore, con estrema pacatezza e con un buonsenso d’altri tempi, osserva: “Ogni azione, dalla più piccola e insignificante a quella più laboriosa e complessa, un giorno, spesso del tutto imprevedibilmente, è compiuta per l’ultima volta, senza che ci sia la possibilità di fermare nella memoria l’istantanea di questo momento irripetibile, per poter un giorno farlo rivivere nel ricordo” (72).

La ritualità della gente di paese si sposa con la circolarità metereologica: assistiamo a un “caldo cocente del sole pomeridiano di fine luglio” (89) nei primi capitoli che poi nella parte terminale del romanzo lascia il posto a un freddo asciutto dominato dalla coltre candida della neve. Un romanzo popolare, dunque, ma anche un romanzo psicologico e antropologico, che mostra un’attenta disamina da parte dell’autore del legame stretto tra singolo e comunità in una dimensione di provincia che sembra arretrata e conservare i suoi antichi modelli degradati a obsoleti, ma dove l’autore indaga la fitta rete di rapporti tra i paesani, come in un prisma dalle infinite tinte cromatiche. Un romanzo sul silenzio che spesso si cerca e quasi mai si trova e che fa da intervallo tra un prima e un dopo, che esorcizza una pausa o una ricerca di tregua, un silenzio che si fa assordante e deprimente e che si uguaglia al sentimento di morte dove la materialità si dissolve in un fremito di sospensione e leggerezza che amplia il mistero e addolcisce il ricordo: “Il passaggio del vento impetuoso tra gli anfratti della valle sottostante era l’unico suono percepibile, mentre l’ovattato dominio della neve pacificava ogni altro rumore, fino ad avvolgere l’intero paese in un glaciale silenzio” (252).

 

 

Lorenzo Spurio

 

 

Jesi, 11.03.2013

XVII Edizione “Premio Nazionale di Poesia Mimesis”

Indetto da Associazione Culturale Teatrale

 LOGO MIMESIS 3

in collaborazione con

 Provincia di Latina

Comune di Itri – Ass. alla Cultura

Casa Editrice “ Rupe Mutevole”

 

 

Il concorso si articola in due sezioni:

 

A) Poesia inedita ( che non abbia mai avuto pubblicazione con codice ISBN)

B) Poesia edita

 

Si può partecipare con un massimo di tre liriche per ciascuna sezione, a tema libero.

 La giuria del Premio Mimesis composta da: Valentino Zeichen (Presidente), Nunzio Buono,  Sheiba Cantarano, Alessandro D’Agostini, Nazario Pardini, Abner Rossi, Lorenzo Spurio, Maria Grazia Vai, Vittorio Verducci

Selezionerà:

a) per la sezione A – poesia inedita, dodici finalisti tra i quali i tre vincitori

b) per la sezione B  – poesia edita, tre vincitori.

 Eventuali segnalazioni di merito sono a discrezione della giuria il cui giudizio è insindacabile.

 

Tutte le  liriche selezionate saranno pubblicate in un’antologia con codice ISBN edita dalla Casa Editrice “Rupe Mutevole” senza oneri per i poeti.

Sarà cura dell’Associazione avvisare per tempo i poeti finalisti e vincitori tramite mail e telefono.

I concorrenti autorizzano L’Associazione Mimesis, senza nulla a pretendere, a pubblicare le liriche sia nell’antologia del Premio che nel sito internet, pur mantenendone tutti i diritti.

La scadenza del bando è il 27 maggio 2014.

La serata di premiazione si terrà venerdì 22 agosto alle ore 21,00 nel Castello medievale del Comune di Itri (LT). Le liriche finaliste e vincitrici saranno recitate con il commento musicale di musicisti di grande rilievo, nel corso di uno spettacolo con la direzione artistica di Patrizia Stefanelli e con la partecipazione degli OAK & ALLCOCK.

Tutti i poeti presenti, saranno presentati al pubblico in una breve intervista.

 

 

Premi

sezione A

1° classificato: Contratto editoriale offerto dalla Casa Editrice “Rupe Mutevole” che prevede la pubblicazione di una silloge di max 60 poesie in 300 copie  a titolo totalmente gratuito. Targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

2° classificato: 200 euro, targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

3° classificato: Targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

sezione B

1° classificato: 500 € offerti dal Comune di Itri, targa, 10 copie dell’antologia e  pergamena con motivazione

 

2° classificato: 200 euro, 10 copie dell’antologia e  pergamena con motivazione

 

3° classificato: Targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

Una giuria di giornalisti ed editori assegnerà in estemporanea, durante la serata di premiazione, tra tutte le poesie in antologia, un ulteriore riconoscimento: Il “Premio speciale stampa”Trofeo I. P. LA C. insieme per la cultura  alla poesia di maggior impatto comunicativo.

 

Per i premi in danaro non sono previste deleghe.

Tutti i finalisti presenti riceveranno 5 copie dell’antologia e pergamena di merito

Le liriche dovranno essere inviate in formato word.doc  con carattere Times New Roman carattere 12, con l’indicazione della sezione alla quale partecipano, al seguente indirizzo e-mail: info@associazionemimesis.com.

Contestualmente all’invio delle liriche, in allegato a parte, ciascun autore dovrà specificare: il titolo delle opere inviate, il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, breve curriculum, dichiarazione della paternità dell’opera e l’attestazione dell’avvenuto pagamento della quota di partecipazione. L’autore dovrà autorizzare il trattamento dei dati personali secondo il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196.

Saranno avvisati tempestivamente, soltanto i 12 finalisti e i tre vincitori delle due sezioni. Altre notizie e classifiche saranno reperibili nel sito dell’associazione Mimesis.

 

In via eccezionale, per coloro che non potessero inviare on line, le liriche potranno essere spedite, in unica copia con dati per la segreteria in calce e breve biografia  all’indirizzo: Patrizia Stefanelli Contrada Campanaro 33- 04020 Itri (LT) . In tal caso farà fede il timbro postale.

La partecipazione al premio prevede una quota di iscrizione di 10 euro per ciascuna sezione  da inviare con le seguenti modalità:

– vaglia postale indirizzato a : Patrizia Stefanelli, Contrada Campanaro 33, 04020 Itri (LT)

– ricarica postepay al n.°4023600622162693 intestata a Nicola Maggiarra

– tramite Paypal all’indirizzo info@associazionemimesis.com

–  bonifico bancario verso: Associazione Culturale Teatrale Mimesis-Itri IBAN IT 04 N 01030 74000 000000658870 MPS filiale di Itri (LT)

– in contanti (esclusivamente per chi invia il cartaceo).

Ulteriori notizie su www.associazionemimesis.com e sulla pagina facebook di “Premio Nazionale Mimesis” di poesia

 Numeri telefonici di riferimento: 3397263226 (Presidente Associazione Mimesis – Prof. Nicola Maggiarra) -3475243092 (Vice Presidente di Mimesis – Dott.ssa Patrizia Stefanelli)

 

La segreteria del Premio

Lorenzo Spurio intervista l’iconoclasta Iuri Lombardi

INTERVISTA A IURI LOMBARDI

 

A cura di Lorenzo Spurio

 

Iuri Lombardi, poeta e scrittore fiorentino, è un personaggio eclettico e complesso che anima la cultura fiorentina e nazionale per mezzo di un gran numero di attività inerenti all’amore per la letteratura e non solo. Tra queste vanno enumerate numerose presentazioni di libri di esordienti e di artisti leggermente più affermati, presenze come giurato in concorsi letterari di poesia e narrativa e il suo incarico di Presidente dell’Associazione Culturale Poetikanten, un gruppo poetico-musicale che si dedica alla diffusione di poesia e canzoni impregnata sul tema della denuncia e dello sdegno sociale.

Ampia e variegata la produzione scritta di Iuri Lombardi tra numerose poesie (pubblicate su vari numeri della rivista Segreti di Pulcinella), romanzi, raccolte di racconti e saggi.

 

  

LS: La prima domanda è sempre la più difficile e intricata, ma serve anche per rompere un po’ il ghiaccio. Il quesito che ti pongo è quale valore ricopre oggigiorno la letteratura e quale, invece, funzione dovrebbe secondo te avere?

IL: Nel nostro presente storico purtroppo la letteratura, o meglio la letteratura di un certo tipo, che è quella che troviamo nei supermercati, in libreria, nei vari punti vendita; vale a dire la letteratura di produzione, ha un ruolo solo intrattenitivo nel senso più ampio del termine. Si tratta per la maggiore di operazioni commerciali per cui il libro, l’opera in sé, è solo un prodotto commerciabile, ma in esso non c’è uno spirito creativo vero; mancano a mio avviso di espressione, di sperimentazione, di studio: in poche parole di stile. Un autore, invece, che fa o dovrebbe fare letteratura necessita di avere una propria filosofia, una teoria del pensiero, aver sviluppato in linea ermeneutica un proprio senso di estetica. Senso critico, sperimentazione, studio, pensiero completamente assenti in un tipo di letteratura commerciale. Però in questo labirinto sconclusionato e assai approssimativo, per non dire scontato, vi sono autori che promuovono una letteratura autorevole, piena di significati, riconoscibile come stile, non anonima, lontana dai prototipi delle grandi produzioni. Questi autori fanno una vera operazione letteraria e danno, a mio avviso, un senso compiuto all’operare letterario. Vale a dire, in altre parole, cercano di aprire le coscienze, dare il significato al ruolo della letteratura che a livello europeo sta perdendo competitività e dignità.

La letteratura dovrebbe essere una denuncia continua, una messa in discussione sui valori che ci hanno tramandato. In poche parole: le lettere dovrebbero avere un ruolo di smantellamento, di decostruzione. Se un’opera non crea interrogazione, dubbi al lettore che senso ha? Se il lettore non ha le vertigini a leggere, non gli viene l’angoscia, non si scandalizza che senso ha la letteratura? Ecco, la letteratura deve generare dubbi e non certezze, non riposte. Lo scrittore, il poeta non è uno scienziato, un medico, un fisico; è per certi versi un operatore dell’occulto e deve denunciare: essere il portatore sano di dubbi, di ribellione. Insomma, l’opera letteraria, sia in prosa sia in versi, deve essere una summa di atti del non dicibile, del non confessabile e lo scrittore deve esserne l’apostolo. Il poeta quindi opera su di un piano empirico e non determinalistico come lo scienziato.    

  

Copia di DSC_0029LS: Stai per uscire con un nuovo progetto editoriale, un libricino dal titolo La Spogliazione che è un dramma in versi liberi. Puoi dirci come mai hai deciso di tentare la “via teatrale”?

IL: La via teatrale l’ho raggiunta per la smania di sperimentare sempre cose nuove per quanto concerne la scrittura. Sapermi misurare con forme diverse e simili è un tipo di operazione che mi interessa molto. Debbo, tuttavia, specificare che la scrittura teatrale da me proposta è però legata alla parola più che alla scena: è un’operetta, un dramma scritto da un poeta e non da un drammaturgo, e la cosa è pienamente diversa. Un’opera teatrale scritta da un addetto alle scene, da un commediografo, per intendersi, da un Becket di turno, è pensata per la scena, mentre io propongo una scrittura di stato, cioè non di scena, una sceneggiatura precostituita che sì può essere rappresentata, ma rende molto di più sul bianco e nero della pagina. D’altronde non è la prima volta che un poeta si cimenta a scrivere un dramma; in Italia lo fece Pasolini, poi Roversi, Silone, Testori, Luzi e tanti altri ma se uno legge quelle scritture si accorge che dietro vi è una logica di poesia e non drammaturgica. Mentre se uno legge Pirandello, De Filippo, Bene, si accorge che è un altro tipo di teatro: che è quello un teatro vero, non schematico, non imprigionato dalla parola. La stessa scelta di averlo scritto in versi piuttosto che in prosa è significativa ai fini dell’obbiettivo. Il mio fine è, infatti, quello di sperimentare la scrittura e lo faccio regolarmente con poesia, prosa, saggistica, adesso il teatro e poi come paroliere di testi per canzone che ho scritto in passato recente e che ogni tanto compongo, vivendo un modo di assentarsi per x tempo dalla letteratura e dalla forma di una letteratura tradizionale per poi tornare da essa più consapevole di prima. Tradire un ideale di forma, di contenuto, di sperimentazione implica al ritorno una chiarezza e una maturità senza pari.

  

LS: La Spogliazione propone una sorta di riscrittura iconoclasta delle vicende di San Giovanni Battista. La sua figura, riscritta e clamorosamente parodiata, risulta alla fine praticamente distorta. Perché per lo sviluppo del tuo libro hai deciso di partire proprio da un personaggio religioso?

Sei consapevole del fatto che questo potrebbe portarti delle accuse o aprire a delle polemiche?

IL: Partiamo dal presupposto che tutta la mia opera è per la maggiore iconoclasta. Credo che una certa iconoclastia, e per certi versi una certa blasfemia sia tipica del post-moderno e di ciò che è annesso a questo come essenza storica. Sulla scelta di San Giovanni Battista è perché da sempre sono affascinato da questa figura, trovandola tremendamente evocativa e suggestiva. Come sono attratto dalla figura di San Paolo, ad esempio.

Mentre per quanto concerne il discorso della parodia è dovuto ad un tentativo di decostruzione del mito, sia esso sacro o profano, per renderlo più umano, tangibile. Il decostruire, lo smantellare serve proprio a questo: rendere una figura in carne e d’ossa, renderla simile a te, al tuo prossimo. Consapevole di attirarmi addosso proteste, scandali, ecc. Ma credimi Lorenzo, il rischio ne vale la pena.

 

 LS: Nella tua letteratura ricorre con una grande frequenza il tema della sessualità che viene descritto in maniera diretta, senza particolare formalismi, e con il quale spesso vai ad indagare quelli che potremmo definire dei casi-limite, delle espressioni di sessualità che possono essere viste dalla gente come forme di non-conformismo o addirittura di frivola perversione. Quanto pensi sia importante affrescare la componente sessuale dei protagonisti dei quali narri?

IL: Il sesso non è da considerarsi l’atto in sé (banale tra l’altro), ma deve essere considerato parte del linguaggio. La realtà alla fine non esiste è solo una somma di rappresentazioni e di interpretazioni. La vita di un uomo, di noi tutti è irrimediabilmente compromessa dal linguaggio e da tutte le sue componenti: è da lì che nasce l’incomprensione umana, il dolore ontologico.

Il sesso poi è fondamentale, perché è l’atto – ma direi la somma algebrica del linguaggio- in cui si aggiungano pezzi di significanti e non di significati. Nel sesso si comunica non portando a termine il discorso: ecco perché mi interessa particolarmente. In esso, essendo apologia del linguaggio, vi è tutta l’espressione umana del reale, dello stato di cose; a partire dalla ripetizione dell’amplesso che ci ricorda di come la vita essendo somma di presenti, di interpretazioni e la realtà percezione quindi teatralità del nulla, del vuoto, avviene il miracolo dell’esistenza.

I miei personaggi, che sono gli eroi di tutti i giorni, l’uomo non considerato, non possono essere estraniati da questa forma o pezzo di vita; solo così diventano reali.

  

LS: Recentemente hai lavorato ad un saggio che si compone di una tua lucida analisi sullo stato attuale della letteratura (soprattutto italiana) e di una seconda parte dove dai spazio ad alcuni autori (poeti, scrittori, critici) contemporanei tuoi amici ponendo loro domande inerenti al loro percorso letterario. Come mai l’esigenza di scrivere un saggio sulla letteratura, per te che comunemente non ti consideri un critico letterario?

IL: In primo luogo, per smania di sperimentare cose nuove. In secondo luogo, perché sentivo l’esigenza di mettere per iscritto una teoria nuova per una nuova letteratura. Credo alla fine che la letteratura vera, quella sperimentale, non commerciabile, non vendibile, in gran parte sommersa vada saputa, conosciuta, affrontata senza sé e senza ma. In Italia, ecco poi la decisione di svolgere la seconda parte del saggio a colleghi e amici che hanno a che fare con le lettere e simili, purtroppo questo sommerso fa da padrone. Noi autori del post-moderno dobbiamo occuparci del sommerso, altrimenti ci si allinea al sistema si vende molto, ci si fa la villa al mare, in montagna e chi si è visto si è visto. Io non la penso così: credo invece in una nuova letteratura di denuncia, di messa in scena sulla carta di una nuova mitologia. Di una letteratura che parla dei nostri simili e non di principi dagli occhi azzurri e principesse sul pisello. Ecco la decisione che mi ha portato a scrivere questo saggio.

  

LS: Oltre al mondo del sesso con tutte le sue implicazioni, nella tua scrittura si fa spesso ricorso a un linguaggio di carattere religioso con frequenti utilizzo di parole quale ‘eresia’, ‘condanna’, ‘miracolo’, ‘risorgere’, etc. Non è un caso che un tuo recente racconto porti il titolo di Iuri dei Miracoli (Photocity Edizioni, 2012). Come mai l’utilizzo di una semantica legata al cattolicesimo quando invece il messaggio che mandi non ha nulla a che vedere con la liturgia e il credo?

IL: Ma perché, come sosteneva Benedetto Croce, non possiamo definirci non cristiani. In un paese come l’Italia anche un ateo è cristiano. Per quanto riguarda me, io sento la necessità di confrontarmi quotidianamente con il mito, sia esso religioso o laico. C’entra in tutto questo sempre un discorso legato alla decostruzione, ad un rinnovamento dei nostri valori, del nostro vivere.

Tu mi hai citato Iuri dei Miracoli, ma io direi anche La Camicia di Sardanapalo, uscito lo scorso autunno e che è un manifesto della decostruzione per eccesso. Si tratta di una raccolta di racconti affollata di poveri cristi che debbono, per una questione di sopravvivenza, misurarsi tutti i giorni con un’idea sacra di esistenza.

Infine, credo che non si possa estraniarci dalla religione, dal credo. Essa è parte integrante di una cultura, del nostro linguaggio.

  

Copertina La camicia di SardanapaloLS: Uno dei generi ai quali ricorri con maggior frequenza è il racconto breve che, come sappiamo, in Italia non ha mai goduto di grande fama a differenza dei paesi anglo-sassoni. Che cosa ha secondo te il racconto di peculiare e di importante che lo rende un genere affine, ma al contempo distante e indipendente dal romanzo?

IL: Il racconto è il genere letterario che prediligo in quanto lo trovo perfetto in sé: sintesi, linguaggio, stilismo nel racconto c’è tutto. E poi il racconto lo si può leggere ovunque, senza rubare tanto tempo al quotidiano.

In secondo luogo, quello che mi affascina di questo genere è il fatto che in Europa esso sia rimasto ai margini rispetto al romanzo: e per me tutto ciò che è emarginazione piace. Mettiamola così: è un modo per dare dignità ad una forma non considerata.

In Italia poi abbiamo avuti grandi maestri del racconto da Sciascia a Buzzati, da Calvino a Comisso, sino a Testori, Bianciardi, Pavese. É una questione di pensare la letteratura in un certo modo, di viverla in una certa maniera.

 

 LS: Una delle prerogative dell’artista post-moderno (sia esso scrittore, pittore o cantante) è la consapevolezza della necessità di uscire dal proprio individualismo –tendenza che ha dominato per troppo tempo nella letteratura- per costruire invece progetti collaborativi, di coesione e di interdipendenza anche tra le varie arti. Secondo te l’artista che si rinchiude nella sua torre d’avorio, scrivendo i suoi testi per inviarli ai concorsi e parteciparvi quando viene premiato, rifiutando invece di collaborare a riviste, collettivi, gruppi, presentazioni condivise, forum o quant’altro, è un modo accettabile di “far letteratura” o non ha senso? Perché?

IL: Oggi non esiste più la voce dell’artista. Esistono voci. Oggi l’artista, sia esso cantante, scrittore, poeta, vive in relazione ai laboratori, ad un collettivo di colleghi: compie un gioco di squadra. Ecco perché fondai i PoetiKanten un anno fa, l’associazione che ho a Firenze e della quale sono presidente. Proprio per questo. Oggi un artista deve essere interventista, in senso pacifico del termine, deve sapersi confrontare con la realtà, non vivere in una torre d’avorio, prendere confidenza con il suo presente, il suo tempo, ma soprattutto parlare con il tangibile, il concreto.

  

LS: Da bibliofilo e amante della letteratura, potresti dirci quali sono i tuoi autori preferiti e che cosa apprezzi di ciascuno di essi?

IL: Ho risposto molteplici volte a questa domanda. In primis, Ferdinn Cèline, poi Joyce, i veri capisaldi della letteratura occidentale, poi di seguito moltissimo gli ispano-americani, certi spagnoli, moltissimo la letteratura femminile francese del novecento.

  

LS: Quali sono i prossimi progetti che ti vedranno impegnato?

IL: Vorrei tornare al romanzo. Ne sento proprio l’esigenza. Ho un nuovo soggetto in testa da sviluppare, ma ci vorrà qualche tempo. Poi ovviamente continuare con la poesia, genere che amo e che vivo come esigenza per sopravvivere. E poi dedicarmi alla mia associazione, cercando di portare la cultura tra la gente, nei luoghi desueti, abbattere certe barriere. Ma la battaglia è lunga e la sfida è assai ardua. Ce la faranno i nostri eroi?

 

 

02-02-2014

I Premio Letterario Nazionale Bukowski

“I edizione Premio Letterario Nazionale Bukowski”

Inediti di ordinaria follia

sono aperte le iscrizioni – possono partecipare opere inedite (romanzo, racconto, poesia)

I testi devono avere come tema la “donna”

(Autrice e/o protagonista dell’elaborato)

 

 

 

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla prima edizione del “Premio Letterario Nazionale Bukowski”, organizzato da Associazione Culturale I soliti ignoti in collaborazione con Giovane Holden Edizioni di Viareggio (Lu).

imagesA vent’anni dalla scomparsa di Charles Bukowski, sicuramente uno dei casi letterari più sorprendenti degli ultimi anni, nasce il primo premio letterario intitolato al poeta, romanziere, scrittore di racconti americano.

Difficile stabilire in modo univoco quale sia l’originalità della sua opera, spiegare le motivazioni della fama quasi leggendaria di cui gode o il perché molte università gli abbiano dedicato corsi di letteratura americana contemporanea e di scrittura creativa. Fatto sta che il suo fascino ha sedotto anche gli accademici. Di certo, per addentrarsi nell’opera di Bukowski occorre svincolarsi dal pudore e sfidare il comune buon senso. Solo così è possibile lasciarsi alle spalle il frettoloso giudizio di scrittore che scrive solo di alcol e di sesso; è vero che i suoi temi sono questi in prevalenza ma è pur vero che rientrano in una dimensione più ampia. Bukowski trova insopportabile chi scrive in una sorta di codice magari curatissimo sul piano stilistico ma che rischia di essere destinato solo a pochi eletti, qualcosa cioè di molto lontano dalla vita reale e dalla sofferenza di cui essa trabocca. La scrittura deve appropriarsi del reale e dunque in questo senso Bacco e Venere non vanno intesi come divertimento folle quanto piuttosto come testimonianza di un profondo disagio esistenziale.

Obiettivo del premio, quindi, stimolare la produzione di testi che sappiano raccontare la “vita vera” fatta di sofferenza, di sospetti, di compromessi ma anche di gioia, di risate e di amore.

La decisione di scegliere per la prima edizione il tema della “donna” è da ascriversi alla volontà di esplorare il complesso universo femminile che tanta importanza ha rivestito nell’opera dello scrittore americano.

Il premio è rivolto a tutti i cittadini, italiani e non, che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data del 13/01/2014.

Si può partecipare con opere inedite (cioè mai pubblicate) scritte in lingua italiana.

Il Premio si articola in tre sezioni: romanzo inedito, racconto inedito, poesia inedita.

Gli elaborati – nel numero di due copie – devono essere consegnati a mano o inviati a mezzo posta prioritaria o per raccomandata entro il 30/04/2014 al seguente indirizzo: Segreteria Premio Bukowski – c/o Associazione Culturale I soliti ignoti – via Rosmini, 22 – 55049 Viareggio (Lucca).

Insieme all’elaborato deve essere allegata ricevuta di pagamento della quota di partecipazione (pari a 20,00 euro) e nota contenente le generalità complete (nome, cognome, indirizzo, e-mail, telefono, firma autografa). All’indirizzo info@premiobukowski.it va, invece, inviata copia digitale dell’opera (in formato Word).

La giuria selezionerà i finalisti e i vincitori, uno per sezione.

I vincitori di ciascuna sezione riceveranno in premio la pubblicazione del proprio elaborato da parte della casa editrice Giovane Holden Edizioni.

I finalisti riceveranno attestati di merito, libri e gadget durante la cerimonia di premiazione.

La proclamazione dei vincitori e la consegna dei premi avverrà il 2 agosto 2014 a Viareggio (Lu) presso Mad Gallery.

Il bando completo e i moduli di iscrizione sono scaricabili dal sito www.premiobukowski.it

 

Per informazioni:

 

Miranda Biondi

Mobile 3384207994

E-mail ufficiostampa@isolitignoti.it

“25 racconti per altrettanti gusti”: Paolo Ragni su “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio

Lorenzo Spurio,  La cucina arancione

25 racconti per altrettanti gusti

a cura di PAOLO RAGNI 

 

cover_frontMa guarda un po’! Questi racconti raccolti attorno alla Cucina Arancione stanno insieme tenuti da un filo sottile, quello che intercorre tra un regista e i suoi attori, o tra un allenatore e la sua squadra.

E’ vero, può sembrare una provocazione, e nemmeno delle più gradite in certi casi: potrebbe fare pensare che l’autore si nasconda così bene dietro ai suoi stili che magari non ne conosce nemmeno uno. O, per essere più preciso, che magari non si riconosce nemmeno in uno. Invece, fortunatamente, non è questo il caso, perché siamo difronte ad uno scrittore, a noi ben conosciuto, che intraprende varie strade sulle basi uno studio metodologico molto serio e puntuale.

Lorenzo Spurio chi è? E’ essenzialmente uno studioso, un ricercatore, un saggista, un operatore culturale. Ma della sua preparazione accademica noi apprezziamo subito, nella Cucina Arancione, la grande abilità di “switchare” da un registro all’altro, la furbizia nell’incatenare il lettore con incipit brucianti e conclusioni straordinarie, l’eleganza con cui le scene si preparano, si sviluppano, si concatenano l’una all’altra, in modo logico, consequenziale e talvolta perfino meccanico.

Le storie di Spurio sono storie essenzialmente di disagio, di difficoltà, di stramberie. Sono storie di persone che difficilmente riescono a scrivere la propria storia, sono storie di gente alla rinfusa, di bric-à-brac, di desolazioni e dolori, di inettitudini, di anime senza qualità. Si potrebbe tentare di trovare attenzione, carità, affetto verso i protagonisti delle stravaganti avventure quotidiane di Spurio. Ma non è così. Le storie si dipanano quasi sempre senza partecipazione alcuna da parte dell’autore. Non ama né disprezza i suoi personaggi, non li prende in giro, non prova affetto o derisione verso di loro. Solo in un caso (in una lunare fantascientifica storia che il lettore non avrà fatica a rintracciare nel libro) l’autore appare con una morale, con una idea che vuole esporre, con una partecipazione che spiega e dà un senso al tentativo patetico di raggiungere l’immortalità attraverso l’ibernazione.

Per il resto, quel che sorprende del libro è proprio la freddezza degna dei migliori naturalisti francesi, specie quando non si facevano prendere dai sentimenti e si lasciavano invece trascinare dal delirio di spiegare per forza una loro tesi, più o meno meccanicistica. In questo, senza dubbio Spurio è erede proprio dei naturalisti francesi (e loro assimilati). Si ha in lui il massimo del realismo e il massimo del delirio, così che capita come nei romanzi di Balzac in cui ci perdiamo volentieri tra i calcoli dei franchi, le rendite e le pigioni, oppure come quando Zola, in un vero e proprio delirio e furore ideologico, parla di Parigi come parlerebbe dell’altra faccia della luna, solo come luogo dove potere sperimentare scientificamente i propri assunti e verificare se la tesi è esattamente quella presente in nuce agli inizi del racconto.

Senz’altro, a volere analizzare cocciutamente il realismo e l’attenzione estrema ai dettagli di cui Spurio fa gran profusione può sorgere il dubbio se tutti i particolari sono realmente tutti strettamente necessari alla trama. Può sorgere il dubbio se il lettore, a un certo punto, sia più interessato allo svolgimento onirico e furioso della concatenazione degli eventi oppure se gli piaccia perdersi nelle descrizioni estremamente visive delle case, degli esterni, dei paesaggi che Spurio ama.

Spurio è autore essenzialmente visivo, che però evita i rischi cui ho appena accennato mediante una grande attenzione alle motivazioni psicologiche che muovono i personaggi. Non c’è dubbio che niente o quasi appare lasciato al caso. Molti dei racconti presentati in questa antologia viaggiano sul doppio binario della traccia che si dipana mediante molti eventi e della spiegazione del perché delle scelte dei personaggi.

Si tratta di uomini liberi? La domanda non è di poco conto. E la potremmo rivolgere ai 25 lettori dai differenti gusti che si saranno imbattuti in questo libro. Perché, eccetto rari casi, proprio i protagonisti principali sembrano mossi da un fato inesplicabile, da un destino, spesso avverso, o comunque da una fissazione originaria, da un peccato originario che li porta via, li trascina dove, in fondo, loro stessi desideravano di sprofondare. Forse “Fili elettrici bluette” e “Scettico” sono i testi più esemplari di queste fissazioni, magari neanche molto innocue, mediante la creazione di anime diverse, emarginate, ma più che altro di anime (si possono nutrire grossi dubbi sugli altri protagonisti, spesso macchine messe in moto da un terribile e spietato autore che non garantisce loro se non scarsa autonomia). Si tratta di persone che sono fuori dal contesto: come si vede, ad esempio in questa frase emblematica di una situazione esistenziale, più ancora che psichica: “Il più delle volte si trattava di cose sensate anche se, però, erano fuori contesto”. Oppure “nominò l’asino di Buridano, il cubo di Rubik e la psicologia della Gestalt”.

Ecco, questi riferimenti ammucchiati l’uno sull’altro fanno riflettere sul tipo di società del quale Spurio è, in qualche misura, portavoce. Siamo nella società post-moderna, ops!, liquida, dove tutto è sostituibile, la storia, la geografia, gli amori e i disamori, la vita e la morte, la lucidità e lo sballo. Realmente, una scrittura pure così lucida (ripeto lucida e onirica, perché il tono è spesso stravolto come nei tentativi deterministici dei realisti francesi) raggela per le implicazioni sociologiche e per l’attenzione forte al fenomeno dell’ossessione. Forse, “Sofware di base” è il miglior esempio di questo prendere una idea e portarla fino alle estreme conseguenze, come in “L’alfabeto numerico”. Anche l’”Ordigno inesploso” esprime con grande chiarezza come una fissazione (la perdita della propria identità) possa tramutarsi in uno stile di vita. Mi pare che una influenza sia identificabile nel nostro Buzzati, che sviluppava logicamente da un fatto pratico, concreto, tutta una sua teoria sconvolgendo gli eventi e facendo loro assumere, nella apparente logicità, una visionarietà diffusa, fuorviante ed enigmatica. Qui, forse, il tema della malattia è troppo forte perché l’elemento fantastico (pur se ridotto a mero schema logico come spesso in Buzzati, con le conseguenti estremizzazioni) riesca a prevalere.

Spurio è, anche, non dimentichiamolo, anche un saggista e gli slanci troppo acuti della fantasia sono tenuti saldamente a freno da una argomentazione stringente, da una attenzione ai processi del pensiero, per storti che siano, facendoli parere perfino logici. Si arriva ad una coerenza, dentro il singolo racconto in tutto il volume, tra le premesse e le conclusioni. Ed a questo si arriva senza nulla levare alla grandissima varietà di intrecci, alla differenziazione di stili, alla capacità di percorrere non solo tematiche ma generi differenti.

In definitiva, un libro accattivante, inquieto, che forse trova le sue parti migliori quando l’autore si lascia prendere dal fluire della storia e riesce a ironizzare sulle stravaganze altrui. Quando parte con incipit fulminanti così: “A un certo punto mi accorsi che stavo sognando in arabo (mi hanno schedato)”, oppure quando in “Al negozio cinese” dice “Infatti una banana sola non fa compagnia (…) ma un casco di banane sì”. Probabilmente queste perle sono indispensabili in un tessuto connettivo in cui pare di assistere ad un franare continuo di rocce dalla sommità di una montagna. Sono quella ricchezza gratuita e non esplicativa che impreziosisce la storia e tiene l’autore a debita distanza, come un nascosto burattinaio.

 

PAOLO RAGNI

20 gennaio 2014

 

Verbale di Giuria del II Concorso Letterario “Segreti di Pulcinella”

1

2° Concorso Letterario “Segreti di Pulcinella”

VERBALE DI GIURIA

 

 

Le Giurie della II edizione del Concorso Letterario Nazionale “Segreti di Pulcinella” così composte:

POESIA: Anna Laura Cittadino, Susanna Polimanti, Lorenzo Spurio, Sandra Carresi, Massimo Acciai, Iuri Lombardi, Ilaria Celestini, Rossana D’Angelo.

RACCONTO: Alessio De Luca, Luigi Pio Carmina, Lorenzo Spurio, Sandra Carresi, Susanna Polimanti, Charlotte Migliolo e Luisa Bolleri.

 

ANNUNCIANO

L’esito del Concorso organizzato dalla rivista “Segreti di Pulcinella” in collaborazione con l’Ass. Culturale Poetikanten.

 

 

Sezione 1 – Poesia

 

Vincitori:

1° premio – VALENTINA MELONI con “Il mio Kintsugi”

2° premio –  ANGELO CANINO con “A vecchia”

3° premio– EMANUELE INSINNA con “Il sorriso dei vecchi”

 

 

Segnalati:

ALFREDO GIGLIO con “Gabbiani”

ANGELO CANINO con “A cchilli tiampi”

ANNA BARZAGHI con “Fotografie”

ANNA BARZAGHI con “I graffi del tempo”

CIRO IMPERATO con “A mio padre morente”

FRANCO CALZOLARI con “Rimembranze”

LENIO VALLATI con “I vecchi”

MIRIANA DI PAOLA con “Luci sul molo”

RICCARDO MANZINI con “Lu viziu de la memoria”

RICCARDO MANZINI con “Un sacco de risate”

RICCARDO VECELLIO SEGATE con “Bambini soldato”

RICCARDO VECELLIO SEGATE con “Estratti di follia”

RITA CHINOTTI con “Piaceri stanchi”

ROSARIA MINOSA con “Il vecchio”

STEFANIA PARON con “Una zingara mi disse”

VALENTINA MELONI con “Sul limitare dell’estate”

Sezione 2 –  Racconto breve

  

Vincitori:

1° premio – ALESSIA MICHELON con “La crisalide spezzata”

2° premio – GIGLIOLA FRANCESCHI con “Un giorno a Reggio”

3° premio ex-aequo – NICOLINA ROS con “Scarpe rosse, tacco 15”

3° premio ex-aequo – FRANCESCA LAPPEZZATA con “Aspettando un segnale per iniziare a vivere”

 

 

Segnalati:

MARCO CANELLA con “La luce nei suoi occhi”

VALENTINA MELONI con “Prince, il cavallo che ride”

LUIGINO VADOR con “La prima meta”

ALFREDO GIGLIO con “Il riccio”

RENZO MALTONI con “La cabina del telefono”

LAURA MORAZZINI con “Cara amica”

MARIA TERESA BUCCIERI con “Dialogando con Platone”

TIZIANO CONSANI con “Cioccolatini e caramelle”

RICCARDO MANZINI con “Il 7 dicembre, il giorno prima dell’immacolata”

 

  

Premi

Come indicato dal bando di concorso al punto 11, “I premi consisteranno in targhe di metallo per i primi tre vincitori di ciascuna delle due sezioni. I primi vincitori assoluti delle due sezioni riceveranno, inoltre, 100€ e una copia gratuita dell’antologia del premio. Per i segnalati e altri partecipanti che otterranno delle menzioni si consegnerà un diploma e un libro”.

L’antologia conterrà la pubblicazione di tutti gli autori vincitori e segnalati.

Per i vincitori il testo sarà corredato da un commento critico della giuria e una loro nota bio-bibliografica.

La cerimonia di premiazione si terrà a Firenze al Casa-Museo di Dante in Via S. Margherita 1 sabato 5 aprile 2014 a partire dalle ore 17:00.

Evento FB della Premiazione

Si ricorda che tutti i vincitori e i segnalati sono chiamati a partecipare alla premiazione; qualora ciò non sarà possibile i premi (le targhe per i vincitori, i diplomi per i vincitori e i segnalati) potranno essere spediti a casa dietro pagamento dell’interessato delle relative spese di spedizione.

I premi in denaro, invece, dovranno essere ritirati personalmente il giorno della Premiazione, pena il decadimento.

A questa comunicazione ne seguirà un’altra con la locandina dell’evento.

Per coloro che intendono prenotare l’antologia del premio o acquistarla (prima copia 10€, a partire dalla seconda 9€), possono farlo inviando una mail a lorenzo.spurio@alice.it (indicando nell’oggetto “Antologia SDP”) e potranno poi ritirarla direttamente il giorno della premiazione.

 

 Lorenzo Spurio                                                                                          Marzia Carocci

Presidente del Premio                                                                            Presidente di Giuria

 

 Firenze, 21 gennaio 2014

 

  

Info:

www.segretidipulcinella.it    –    www.poetikanten.it

“Disagio & Letteratura” il 15 febbraio a Firenze con una conferenza, un reading e un incontro con gli esperti dei DCA

Cartolina d invito-page-001

Disagio e Letteratura

 

Scuola Eurocentres

Palazzo Guadagni – Piazza S. Spirito 9 – FIRENZE –

 15 febbraio 2014

 

Programma 

Ore 16:00 – Conferenza di Letteratura

vedi programma sotto

 Ore 17:15 – Pausa Caffè

 Ore 17:30 – Reading poetico (I parte)

Ore 18:30 – I Disturbi dei comportamenti alimentari (DCA):  parlano gli esperti

Dr. Lorenzo Franchi

Dr.ssa Barbara Mezzani

Dr.ssa Stefania Pallini

Ore 19:00 – Reading poetico (II parte)

Ore 19:40 – Chiusura dei lavori

Allegato 1 - Programma dell evento-page-002

Tutti siamo l’isola – Emergenza Sardegna: l’Ass. TraccePerLaMeta ha organizzato una antologia poetica a scopo umanitario

solidarieta2_Siamo rimasti tutti, come tutti, molto male per quanto è successo in Sardegna: un ennesimo “evento eccezionale” ha provocato nei giorni scorsi un’inondazione che è stata causa di lutti e danni materiali gravi. 

I primi sono irrimediabili e partecipiamo al dolore delle famiglie con tutto il rammarico comprensibile, ma per i secondi vorremmo poter portare il nostro piccolo contributo di aiuto e di sostegno a chi vive in una regione bellissima che accoglie generosamente molti di noi per le vacanze offrendo ospitalità in luoghi unici e suggestivi.

Per questo motivo, l’Associazione Culturale TraccePerLaMeta in collaborazione con la rivista di letteratura “Euterpe” ha deciso di mettere a disposizione le sue capacità e la sua arte, per dare vita a una raccolta di testi a sfondo sociale e civile il cui  ricavato di vendita sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana con causale “Emergenza Sardegna”.

 

La partecipazione a questa iniziativa è definita nelle modalità che seguono.

Ogni poeta potrà inviare una sua poesia di carattere sociale o civile, edita o inedita sulla quale detiene la proprietà intellettuale a ogni titolo.

La poesia non dovrà superare i 30 versi e non dovrà presentare elementi di offesa alla morale, alla religione o riferimenti che denigrino il bene comune e siano forme di discriminazione (razziale, sessuale, religiosa, politica, etc).

E’ richiesto all’autore che parteciperà di inviare la poesia indicando la propria città, a testimonianza della coralità di partecipazione.

Per partecipare è necessario inviare a info@tracceperlameta.org entro e non oltre il 7 dicembre 2013:

– la poesia

– la scheda dei dati compilata e firmata ( http://www.tracceperlameta.org/modulo_partecipazione-emergenza_sardegna.doc )

– l’attestazione del pagamento di 20€ .

 

Non è richiesto ai partecipanti alcuna tassa di lettura. La cifra di 20 € è  comprensiva del costo di stampa dell’antologia, della spedizione di una copia a casa e dell’offerta che raccoglieremo e invieremo alla CRI.

Qualora si desiderino più copie per farne omaggio e sostenere ulteriormente l’iniziativa, ogni copia in più costerà 15 €. Nessun altro costo di spedizione sarà aggiunto.

 

Il pagamento può essere fatto ricorrendo a queste modalità:

 

a) Bonifico bancario

IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176 08   –  BIC (SWIFT): BPPIITRRXXX

INTESTAZIONE: Associazione Culturale TraccePerLaMeta

CAUSALE: Antologia “Tutti siamo l’isola” – Emergenza Sardegna

 

b) Bollettino postale – C/C POSTALE: 001004217608

INTESTAZIONE: Associazione Culturale TraccePerLaMeta

CAUSALE: Antologia “Tutti siamo l’isola” – Emergenza Sardegna

 

c) Paypal postmaster@tracceperlameta.org

CAUSALE: Antologia “Tutti siamo l’isola” – Emergenza Sardegna

 

Ovviamente l’acquisto dell’antologia è possibile per chiunque, anche non Autore, interessato a sostenere questo impegno. Il prezzo sarà di 20€ per la prima copia acquistata, per le successive il costo sarà di 15 €.

 

La Associazione invierà regolare newsletter contenente  ogni aspetto economico dell’iniziativa provvedendo a documentare la cifra che, grazie alla vendita del libro, sarà devoluta alla CRI.

 

 

Anna Maria Folchini Stabile – Presidente Associazione TraccePerLaMeta

Lorenzo Spurio – Responsabile PR Ass. e Direttore rivista “Euterpe”

 

 

 Info:info@tracceperlameta.org

 Evento FB

Di seguito la ricevuta del versamento effettuato pari a 1.441 € al CC della CROCE ROSSA ITALIANA con Causale Emergenza Sardegna:

bonifico_CRI_bn

 

A Firenze poeti, scrittori e artisti da tutta Italia attorno a Marzia Carocci, per il suo decimo evento culturale

1208540_10201106940848187_497195828_n
La poetessa e scrittrice fiorentina MARZIA CAROCCI ha organizzato il decimo evento-incontro denominato “Autori e amici di Marzia Carocci” che raccoglierà il prossimo 16 novembre a Firenze poeti, scrittori, artisti e musicisti da tutta Italia.
La serata si svolgerà nell’Arena Cinecittà, Via Baccio da Montelupo a partire dalle ore 15:00
E sarà condotta dalla stessa Marzia Carocci assieme a Fabio Fratini (Bieffe Musica); al pianoforte ci sarà Stefano Dei (Presidente di Bieffe Musica).
Di seguito la lista dei poeti, scrittori, pittori, attori, musicisti e amanti dell’arte che interverranno, seguiti dal loro luogo di origine.
 
 
1.Valerio Vescovi Firenze
2. Gennaro Battiloro Sesto F.
3. Riccardo Vecellio Segate Peschiera del Garda (Verona)
4. Il Bottega (A.Biagini) Pisa
5. Massimo Acciai Firenze
6. Graziella Cappelli Empoli
7. Luisa Bolleri Empoli
8. Tea Cordovani Firenze
9. Lorenzo Spurio Iesi
10. Andrea Berti Firenze
11. Daniela Nutini Firenze
12. Alessandro Pesci Lastra a Signa
13. Serena Pesci Lastra a Signa
14. Alberto Lovisi S. Croce s.A
15. Patrizia Mattoni Sieci
16. Davide Rocco Colacrai Arezzo
17. Alberto Gamannossi Firenze
18. Emanuele Marcuccio Palermo
19. Catello Di Somma Piacenza
20. Andrea Marchetti Roma
21. Hazem Kamal Firenze
22. Anna Scarpetta Novara
23. Sante Peduzzi Firenze
24. Andrea Bagnai Firenze
25. Alfredo Betocchi Firenze
26. Umberto De Vita Firenze
27. Sandra Carresi Bagno a Ripoli
28. Iuri Lombardi Firenze
29. Isabella Grieco Firenze
30. Claudia Piccini Firenze
31. Carla Conti Prato
32. Laura Borghesi Rimini
33. Carla Meotti Firenze
34. Cecilia Rubini Firenze
35. Flora Gelli Firenze
36. Emiliano (grande) Buttaroni Calenzano
37. Laura Faucci Firenze
38. Fabio Fratini Sesto F
39. Lenio Vallati Sesto F
40. Andrea Aterini Firenze
41. Stefano Mancin Fornacette
42. Deborah Larocca
43. Francesco Moglia
44. Daniele Larocca
45. Rossella Nuti
46. Sara Fratini
47. Laura Ceccherini FI
48. Cherì De Rossi Firenze
49. Carla Meotti Firenze
50. Massimo Grilli Ancona
51. Grazia Finocchiaro Firenze
52. Maria Gilda Cozzolino Firenze
53. Alessandro Meschini Montecatini Terme
54. Patrizio Pacioni Roma
55. Vincente Stone Napoli
56. Silvia Cammarata Mestre
57. Alessandra Parrucchieri Firenze
58. Maria Piras Sassari
59. Paola Lepore Firenze
60. Rita Barbieri Firenze
61. Veronica Petinardi Novara
62Rosario Lupo Sesto F.no
63Antonio Sabatino Lastra a Signa
64Iolanda Conti
66 Nadia Boccacci
67 Giorgia Bascucci Rimini
 
 LINK ALL’EVENTO SU FB

 

Reading poetico “Disagio psichico e sociale” a Palermo il 14 giugno 2013

Reading poetico

“Disagio psichico e sociale”

organizzato dalla rivista Euterpe

PALERMO

Venerdì 14 giugno, ore 16:00 

Saranno presenti i poeti/scrittori: Franca Alaimo, Anna Maria Bonfiglio, Alfonsina Campisano, Luigi Pio Carmina, Mariella Caruso, Francesco Paolo Catanzaro, Antonino Causi, Rossella Cerniglia, Palma Civello, Franco Concetta, Giusi Contrafatto, Valentina D’Agosta, Miriana Di Paola, Giovanni Dino, Monica Fantaci, Emanuele Insinna, Gaetano Interlandi, Serena Lao, Nicola Lo Bianco, Rosalia Lombardo, Francesca Luzzio, Emanuele Marcuccio, Vincenzo Nicolao, Maria Rita Orlando, Giuseppe Palermo, Guglielmo Peralta, Teresa Riccobono, Margherita Rimi, Michela Rinaudo La Mattina, Nicola Romano, Giovanni Sollima, Lorenzo Spurio.

locandina-palermo-reading-page-001

Matteo Montieri intervista la poetessa Ninnj Di Stefano Busà

SU SUGGERIMENTO DI GIOIA LOMASTI SIAMO LIETI DI INTERVISTARE LA SCRITTRICE Ninnj Di Stefano Busà

poetessa, critico, saggista e giornalista. Ha iniziato a scrivere poesia in giovanissima età. Aveva 13 anni quando propose una raccolta di poesie a Salvatore Quasimodo suo corregionale e amico di famiglia, che si entusiasmò al punto di volerla premiare con una sua prefazione, se da lì a poco non fosse deceduto. La sua poesia seguì un diverso corso di eventi. Negli anni successivi fu poi apprezzata da altre personalità della Letteratura, seguirono gli autorevoli Carlo Bo, Mario Sansoni, G. Bàrberi Squarotti, Attilio Bertolucci, Antonio Piromalli, G. Manacorda, E. Sanguineti. Con il loro favorevole parere critico, l’autrice pubblicava le prime timide opere e risultava vincitrice di alcuni premi prestigiosi. Iniziava la sua vera attività con raccolte significative vinte in premi letterari rilevanti che ne mostrarono il talento. Incassava recensioni, prefazioni e scritti di Alberto Frattini, Giuseppe Benelli, Fulvio Tomizza, Geno Pampaloni, Walter Mauro, Emerico Giachery, Marco Forti, Francesco D’Episcopo, Plinio Perilli, Giovanni Raboni, Roberto Carifi e di altre qualificate personalità del mondo letterario che a vario titolo le hanno dedicato prefazioni, saggi critici, monografie. Molti l’hanno paragonata ad Alda Merini, taluni critici vi hanno riscontrato affinità con Montale. Arrivano premi come il “Libero De Libero”, (Fondi) con Le lune oltre il cancello prefazione di Bàrberi Squarotti, o come il premio editoriale “Agemina” con l’opera: Abitare la polvere prefata da A. G. Brunelli, e poi ancora L’attimo che conta prefata da Vittorio Vettori, Quella dolcezza inquieta prefata da Vittoriano Esposito che vince il Premio Atheste della Regione Veneta nel ’98. Poi anni di fervido silenzio ai quali seguono in accelerazione libri come L’Arto-fantasma, prefata da Giovanni Raboni (Premio Maestrale, Sestri, (2005); Tra l’onda e la risacca, prefata da Marco Forti (2007) pluripremiata; Quella luce che tocca il mondo (2010) con prefazione di Emerico Giachery, (Premio Tulliola 2011); Il sogno e la sua infinitezza prefata da Walter Mauro (2012) e ancora: Eros e la nudità con saggi introduttivi di Walter Mauro, Plinio Perilli, Arturo Scwarz. Ha pubblicato ventidue raccolte di poesia. Ha collaborato a varie testate giornalistiche qualificate con studi critici, articoli di attualità, di politica e letteratura.

La scrittrice si occupa anche di Estetica, Critica letteraria e Storia delle Poetiche, oltre che di Letteratura e di Scienza dell’Alimentazione. La sua vasta opera è raccolta in saggi, studi critici e articoli di varia natura. In saggistica ha pubblicato: L’Estetica crociana e i problemi dell’Arte (1986) che ha vinto rispettivamente i Premi: La Magra (Sp); il Premio G. Parise di Bolzano e il Premio Nuove Lettere dell’istituto italiano di Cultura di Napoli.

Molte opere dell’antichità iniziavano con un invocazione ad una Musa, lei ha curato cinque antologie della collana “Poeti e Muse”, cosa può ispirare un poeta, o un artista in generale, e più in particolare è esistito nel corso della sua carriera qualcosa o qualcuno che l’ha ispirata profondamente?

L’ispirazione viene dal di dentro, leggere, confrontarsi coi grandi scrittori, assimilare le loro opere con vivo e tenace interesse può essere di sostegno e di grande preparazione per il genere letterario. È necessario un entroterra culturale che nutra alle basi il sostrato emergente, una forma di vita entro la stessa vita, si presenta come il filo di Arianna per dipanare l’ispirazione, far proprio un certo sistema autonomo che io definisco come “vasi comunicanti” per entrare in contatto con la propria ispirazione, uscire dal labirinto delle forme che si accavallano per delineare immagini e contenuti ben definiti dalla caotica espressione-sperimentazione della propria interiorità, che non deve essere compromessa da nessuna configurazione preminente, ma solo dal “segno” poetico, ammesso che vi sia e sia forte. Ho curato diverse antologie poetiche di vari autori per la collana “Poeti e Muse”. In ogni poeta ho riscontrato autonomie di linguaggio e stili che li contraddistinguono, credo che la vera Poesia ha bisogno di spazi esclusivamente privati, nessuno può influenzare un poeta in modo tale da sostituirsi alla sua anima o alla sua ispirazione. Molti autori letti e studiati mi sono piaciuti, alcuni li ho amati e ne sono stata fervida ammiratrice, ho letto tanta poesia francese, inglese e americana, ma sono rimasta sempre me stessa, pur cercando differenziazioni, variazioni comprensibili nella ricerca di novità del linguaggio. Ogni tempo della propria sperimentazione si annuncia diverso per ciascun autore, in progress e sempre diversificati sono stati tutti i libri che ho scritto.

Sempre parlando delle sue opere c’è un intenzione di trasmettere qualcosa al lettore o sono state delle opere che rispecchiavano un determinato momento del suo animo?

Ogni scritto lascia sempre dietro di sé un messaggio, magari inconscio, e in esso va colta la sostanza esistenziale che lo rappresenti.

Tra le tante attribuzioni che si fanno al poeta c’è appunto quella di trasmettere emozioni, ma è sempre sincero e coerente il poeta o si può parlare di bifrontismo, secondo cui a volte la poesia diventa un sogno e vive una realtà ben diversa da quella cantata nei suoi versi?

Il poeta non si pone mai, quando scrive, un procedimento -in interiore-   su cui inserire le proprie emozioni, lo fa a caso, o perlomeno, ricerca le prospettive che più gli si addicono. Non è bifrontismo, ma voglia di aprirsi alla conoscenza, uscendo dall’isolamento e dal labirintismo dell’io per congiungersi all’etos, al nostos, alimentando forme di linguaggio che, di volta in volta, appaiono diverse e variegate, per finire alla più completa libertà di espressione che lo rappresenti. Il sogno c’è, ma vive una realtà “altra”, da quella cantata nei propri versi, oserei dire che <sogno e mito> vi fanno da sfondo, ma ogni poeta attraverso il suo percorso individuale ne propone una configurazione di tracciati differenti.

Un argomento di attualità della politica nazione è quello dei “saggi”, uomini che hanno specifiche capacità, e colui che parla di emozioni che ruolo può avere nella società?

La letteratura isola dai loschi intrichi della politica, per fortuna, la saggezza della poesia è racchiusa nelle emozioni, suggestioni, o nelle variabili segrete dell’io più interiorizzato, non nella mercificazione e nello scambio “utile” di ogni politicizzazione

Occupandosi di storia della poetica è arrivata ad avere una immagine unitaria di essa? pensa di essere arrivata ad una conclusione, quando ripensa al corso storico di quest’arte c’è qualcosa che la fa ragionare?

Mi sono occupata, come docente, per moltissimi anni di Storia delle Poetiche in corsi universitari. L’arte non ripete se stessa, né istruisce il karma che viene visitato di volta in volta da un tempo e da un luogo a se stanti. Ogni Poetica vive il suo momento storico, cerca prospettive di linguaggio mai esaustive, mai concluse, ma sempre alimentatate da stilemi in evoluzione, da linguaggi in formazione: le forme poetiche sono l’espressione di talenti sempre diversi nei confronti delle epoche storiche. Ogni individuo è testimonianza della sua storia individuale, ma anche della parola scritta che ne attraversa tutto il confronto storico e umano.

Nella sua vita ha incontrato molte personalità, ma in particolare fu Salvatore Quasimodo ad incoraggiarla all’attività poetica, come avvenne l’incontro?

Era amico di mio padre, le famiglie si frequentavano e in uno degli incontri mio padre estrasse un piccolo foglietto che teneva sempre in tasca, e glielo lesse. Restò favorevolmente colpito e gli chiese lui stesso di dargliene in lettura altri testi. Da lì, partì il suo incoraggiamento che purtroppo non ebbe sviluppi, in quanto lo stesso anno morì.

Tra le sue ultime composizioni poetiche si evincono titoli come:  “La traiettoria del vento” “ Il sogno e la sua infinitezza” “Eros e la nudità” a cosa si riferiscono i titoli delle sue opere? come nascono?

Essi sono il concentrato, l’essenza di ciò che nel libro voglio rappresentare, in genere trascrivo diversi titoli che meglio stiano ad indicare l’embrione o la forma desiderata da indicare nel testo. E un po’ come il nome da dare al nascituro, Il titolo è importante, rappresenta il biglietto da visita per il lettore. Io elaboro molto ogni testo, perché vedo nel titolo l’immagine iniziatoria della sua genesi.

Ci parli dei suoi progetti futuri

Ho da poco portato alla luce con la collaborazione di Antonio Spagnuolo L’Evoluzione delle forme poetiche (Kairos Edizioni) un grosso tomo di circa 800 pp della migliore produzione poetica di fine millennio. Si tratta di un archivio storico di grande impegno e ricchezza di contenuti che immagino passerà alla Storia della Letteratura. Sta per uscire un altro libro per i tipi dell’Editore Ursini: La distanza è sempre la stessa.

La ringraziamo molto per il tempo dedicatoci.

 

 

A cura di Matteo Montieri

 

Franco Campegiani intervista la poetessa Ninnj Di Stefano Busà

IL RUOLO DELLA POESIA NELLA SOCIETA’ ODIERNA

Intervista alla scrittrice-poetessa Ninnj Di Stefano Busà

a cura di Franco Campegiani

D. Lei è una poetessa notevolmente affermata, come giudica l’impoeticità dei tempi attuali? Si sta forse realizzando la funesta previsione della morte dell’arte, o al contrario la poesia è un bisogno insopprimibile dell’animo umano e la sua assenza nell’arido mondo telematico non fa che evidenziarne per contrasto l’indispensabile valore?

R. La poesia non sarà mai obsoleta, possiede quel fascino strano, tra il magico e l’esoterico che fa la differenza, la distanzia dalle altre espressioni umane. Comunicare con la poesia è un evento irripetibile, quasi soprannaturale, l’incipit lo suggerisce un Ente superiore sconosciuto, il resto lo scrive il poeta con la sua umanità, la sua sensibilità, analizzando e scrutando quel suo mondo interiore fatto di deterrente stratiforme, che accompagna questa sorta di messaggio sulle ali del vento, lo fa vibrare, lo trasferisce agli altri come “dono” intermediario tra sé e l’ignoto, tra il sé egoistico e insincero e la voce dell’umanità che ascolta, che interloquisce attraverso la lingua del poeta ad un incanto primordiale di cui nessuno sa dare spiegazione. Sarebbe come dire che il messaggio della Poesia proviene dal profondo, dall’incognita genetica di un destino umano che non è stato creato per deludere la forma, ma per creare armonia e bellezza  -tra le forme stesse-. Perciò non resterà mai ai margini di un processo culturale in evoluzione se si vuole continuare a istruire il concetto di progresso intellettuale, umano e storico dell’umanità. Dico sempre che : finché ci sarà un poeta sulla terra, la poesia vivrà e verrà diffusa nel cuore e nella mente come suprema bellezza del creato, supremo elogio dello spirito contro la materia.

D. Purtroppo, alla superficialità telematica si aggiunge la sciattezza del linguaggio televisivo, contribuendo al totale degrado della comunicazione. Come considera l’innesto del linguaggio letterario in quello mediatico, in particolare l’inserimento di momenti poetici all’interno dei programmi televisivi? È meglio porre a contatto o tenere separati i due linguaggi, che interagiscono e sono tra di loro alternativi?

imagesCAZWROO7R. Se è vero che in Italia esistono, secondo sondaggi Data-Media,  dai 13 milioni ai 15 milioni di scrittori di poesia (o pseudo tali), è anche vero che come minimo si dovrebbero prevedere 60 milioni di lettori (per pareggiare quei famosi 4 lettori di manzoniana memoria). Ma nessuno di noi poeti immagina di avere quattro lettori, a dire il vero, è già tanto, se ci legge anche uno solo. Riguardo l’introduzione di programmi poetici così estemporanei e rarefatti nei format televisivi è un pessimo esempio di cultura, questo sta a significare che l’ascolto dei programmi culturali è sottovalutato e disatteso. In Italia non c’è la cultura lirica, (che è l’essenza della Cultura con la C maiuscola, il suo antefattto, l’humus), non c’è preparazione a capire la Poesia e a renderne partecipe il pubblico, si ritiene (a priori, e a torto) che la cosa non interessi nessuno. Perciò la espongono in ore inconsuete, a notte fonda, o quando non hanno di meglio da proporre. Se qualche dirigente RAI la propone è perché ne è sensibilizzato individualmente, non perchè ritiene abbia “audience”. La cosa sorprende, perché a interessarsi di poesia sono parecchie migliaia di autori, e con un apparato editorialistico da indotto, che lascia intravvedere un mercato gonfio di lauti guadagni da parte di Editori, ma si ritiene (e ripeto a torto) che la Poesia interessi solo un pubblico d’elite, lasciando intendere che c’è una grande massa di utenza che non gradisce e non capisce. Non è affatto così, ma l’emarginazione coatta dei canali mediatici monopolizzati da soubrettine, veline, passaparoline e dirigenti-mercanti senza eccessiva cultura ci hanno  ormai abituati a livelli di arretratezza tali da essere considerati cavernicoli.

D. Come percepisce il pubblico la poesia? La sente vicina, o piuttosto come la voce di una classe elitaria, lontana dalla realtà e dalla vita popolare?

R. La poesia tra il pubblico medio è bene accolta, perché non vi può essere nel genere umano chi non la sappia apprezzare. La poesia è parte dell’esistente di ognuno, la parte più nobile e subliminale della storia spirituale, la più vicina a Dio, la più dotata di bellezza e di fascino, perché sa parlare al cuore e alle menti, sa dare un’accelerazione al vuoto che incombe, alla solitudine che attanaglia, al male che pervasivamente affrontiamo nel quotidiano. La poesia lenisce, rende il progetto d vita più intenso, più ricco, più accettabile dal lato intellettivo e umano.

D. Si può dire dunque che il ruolo della poesia sia di scoprire la vita più intima? Quale impatto può avere tale scoperta nell’odierno assetto sociale?    

R. I tempi che viviamo non sono i più favorevoli alla poesia, non ci orientano verso episodi di luce e di conciliazione interiori. Sono portatori d’inquietudine, di malcontento, di disagio sociale e morale. Il tessuto umano è lacerato da troppe incongruenze, inadeguatezze, assenze, distrazioni, corruzioni. Ognuno vive il suo malessere come qualcosa di ineluttabile, quasi con rassegnazione e passività. Bisognerebbe amarsi di più, invece. Amare ciò che di bello ci circonda, anche la Poesia ad esempio, perché ci porta un minimo di conforto e di compensazione che gratifica il nostro stato d’animo così martoriato e in perenne afflizione. La poesia equivale alle note alte di un violino,  come la musica non può essere ignorata, perché tocca le corde sensibili dell’io, che ci fanno partecipi della cosmogonia, della vastità del nostro essere “cellula” dell’infinito, esuli temporanei in una terra che non ci appartiene. Il ruolo della Poesia dunque è di primaria importanza perché interagisce con un extraterreno, con un ultramaterico che è la condizione -sine qua non- della nostra essenza, della nostra esistenza.

D. Secondo lei, il mondo giovanile è interessato alla poesia, oppure insegue sogni di potere e di successo immediato, ammaliato da prospettive di guadagno facile? Cosa amano di più i giovani, l’Essere o l’Apparire?  

R. Tocca un ganglo scoperto della società di oggi. Una società fatta a immagine di celluloide, di interessi spiccioli, di principi valoriali depauperati e miopi, da bisogni interiori quasi primordiali, caratterizzati da finalità predatorie, mal si addice alla poesia. Per fortuna, i giovani non sono tutti così. Mi capita spesso, durante i vari incontri nelle Scuole di ogni ordine e grado, alle quali vengo chiamata per introdurre il tema poetico, di trovare giovani molto interessati alla Poesia, qualcuno di essi addirittura dotato di talento e pronto per dare il meglio di sé, certo con un po’ di tirocinio e di buone letture. Il bisogno di Poesia è inversamente proporzionale alla necessità del guadagno. Vi sarà sempre chi preferirà il vile denaro ad una bella poesia, ma in ogni modo il mondo delle scuole è salvo, i nostri ragazzi sono migliori di quanto loro stessi sanno. Non sono marci dentro, vi è in loro la coscienza di un futuro migliore, il desiderio forte del cambiamento che li ispira e li proietta all’alba di un giorno che verrà e non sarà di spregevole pecunia, ma di meravigliose armonie sulla terra dei padri. Non è perduta in loro la speranza. Non spegniamo la luce nei loro occhi, sottovalutando i loro immensi patrimoni intellettivi, esortiamoli e incoraggiamoli a sviluppare forze positive, interessi intellettuali e propositi umani più degni.

D. Si nasce o si diventa poeti? La poesia è il frutto della crescita intellettuale o è una qualità dell’anima che prescinde in un certo senso dalla cultura?

R. La poesia è altro persino da se stessa. La poesia non la crea l’intelletto a tavolino, a freddo, attraverso il cerebralismo tout court, non la crea l’intellettualità astratta e aliena dal sentimento, è parte integrante di un patrimonio, intellettivo, sì,  che definirei <percettivo> perché accoglie su di sé le maggiori, le più intense e ricche suggestioni, le più alte e meno abiette virtù dello spirito. Vi è una parte dell’intelletto, detta: “Area di Broca” (dal suo scopritore) che è deputata al linguaggio. Ragione questa che la mette al riparo da scempi di natura estranea alla poesia stessa, che è armonia, sinergia con i fattori interni all’essere, che sono la fonte dell’ispirazione “perfettibile”. In poche parole, lo spessore intellettuale vi è coinvolto, ma in minima parte, per il resto è un occhio vigile sul mondo, una finestra aperta nel nostro immaginario, nel panorama delle nostre indagini interiori che qualifica e rende unica e irripetibile la buona Poesia. Si può nascere poeti, ma si può scoprire di esserlo in più tarda età, bisogna solo essere dotati e sensibilizzati al poiein, cioè al fare in poesia. Bisogna riscoprire il valore dell’anima, l’eccellenza di una virtù al di fuori dalla mediocrità e del banale, per allargare gli orizzonti visibili della celebrazione dell’essere umano e del ruolo della Poesia.    

La ringrazio, Professoressa, a nome mio personale e dei lettori de “I fiori del male”.

                                                                                                          Franco Campegiani

 

 QUESTA INTERVISTA VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELLA POETESSA NINNJ DI STEFANO BUSA’.

LA RIPRODUZIONE E/O DIFFUSIONE DELLA STESSA E’ VIETATA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELLA POETESSA.

Un sito WordPress.com.

Su ↑