Al via le celebrazioni per il centenario della nascita dello scrittore campano Michele Prisco

Ricorrono cento anni dalla nascita di Michele Prisco, uno degli autori più rappresentativi della narrativa italiana del secondo Novecento, nonché vincitore del Premio Strega 1966 con il romanzo Una spirale di nebbia. Per questo speciale compleanno il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MIBACT) ha istituito, con decreto del ministro Franceschini (D.M. 556 del 28/11/2019), un Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario, presieduto da Carlo Vecce, al fine di approfondire gli aspetti meno conosciuti della figura umana e artistica dello scrittore napoletano, «in cui il realismo della tradizione ottocentesca italiana si sposa allo spirito contemporaneo dello stile e dei personaggi».

Il calendario delle manifestazioni celebrative, d’intesa con il Centro Studi Michele Prisco, prevede l’apertura mercoledì 18 novembre 2020 a Napoli con il convegno inaugurale “Michele Prisco tra radici e memoria”, organizzato dall’Università “L’Orientale”, alla presenza delle figlie Annella e Caterina.

In programma, a partire dalle ore 9:30, i saluti istituzionali di Rosanna RomanoRoberto TottoliElda Morlicchio, Maria Laudando Caterina Prisco. La prima sessione del convegno, introdotta dal presidente del Comitato Carlo Vecce, si apre con le relazioni di Antonio SacconePaola Villani e Guido Cappelli. Ermanno Corsi presiede la seconda sessione, che prevede gli interventi di Patricia Bianchi, Laura CannavacciuoMargherita De Blasi Francesco D’Episcopo.

Nel pomeriggio dalle ore 15:30, dopo i saluti di Annella Prisco, si susseguono altre due sessioni, presiedute da Nino Daniele: vi partecipano Mariolina Rascaglia,Donatella Trotta, Francesca Nencioni, Annalisa Carbone, Silvia Zoppi Garampi, Alessia Pirro, Giuliana Adamo e Gianni Maffei.

In anteprima alle ore 16:30 la presentazione del documentario “Michele Prisco: il signore del romanzo”, per la regia di Giorgio Tabanelli.

In osservanza delle disposizioni vigenti, la partecipazione al convegno avverrà in diretta streaming sulla piattaforma ZOOM.

Lo scrittore napoletano
Michele Prisco

Gli eventi celebrativi in onore dello scrittore oplontino proseguiranno a dicembre a Roma, con la giornata di studio “Michele Prisco tra giornalismo e critica”, nella sede della Società Dante Alighieri (piazza Firenze 27).

Un altro appuntamento commemorativo si svolgerà ad aprile 2021 a Milano, città alla quale Prisco era legato non solo da affetti familiari, ma anche perché era la sede della casa editrice Rizzoli, cui restò fedele per tutta la vita per la sua produzione di scrittore: l’Università Cattolica del Sacro Cuore si è resa disponibile ad ospitare un convegno di studi su Michele Prisco nella sua dimensione europea.

Ai tre momenti di studio di Napoli, Roma e Milano, seguiranno altre importanti iniziative a Urbino, a Teramo, a Mercato San Severino (SA), sede di una biblioteca dedicata allo scrittore, e in altri luoghi da definire.

INFO

Segreteria organizzativa

dott.ssa Laura Cannavacciuolo – convegnoprisco2020@gmail.com

Centro Studi Michele Prisco

Via Stazio 8 – 80123 NAPOLI

Tel. 081 714 1739 centrostudiprisco@libero.it

Sito: www.centrostudimicheleprisco.com

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Al via il 2° Congresso internazionale della EuroMed University: Pasolini e Galdós a confronto

Articolo di Lorenzo Spurio

Dopo il grande successo incassato l’anno scorso per il Congresso Annuale della EMUI_EuroMed University dedicato ai rapporti tra Pier Paolo Pasolini e Rafael Alberti, quest’anno il Presidente della detta istituzione culturale internazionale, il professore Román Reyes, ha recentemente dato a conoscere il tema e i contenuti dell’edizione congressuale di quest’anno.

Il titolo di questo Festival letterario sarà “Pasolini e la Realtà dei Diseredati” con l’indicazione esplicita, nel sottotitolo, di “Galdós, 100 anni dopo” – Le persone come materia prima e ultima del lavoro artistico. Così, partendo dalla figura controversa e pluritematica di Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali del Secolo scorso del quale si sono recentemente celebrati i quarantacinque anni dalla sua tragica morte, si andrà ad analizzare rapporti, legami, confluenze, echi, possibili letture, parallele o comparative, tra l’intellettuale romano e un altro esponente letterario di primo piano, di origine spagnola, questa vola il romanziere e drammaturgo Benito Pérez Galdós (1843-1920). Lo scrittore canario, noto per l’opera Doña perfecta (1876) e per una fitta composizione di “Episodios nacionales”, è considerato, a ragione, assieme a Pío Baroja (1872-1956) e ad Azorín (1873-1967), uno dei fondatori del romanzo moderno spagnolo.

A causa delle limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria in atto quest’anno l’intero congresso internazionale, al quale partecipano e collaborano importanti istituzioni culturali quali il Centro Studi e Ricerche “Pier Paolo Pasolini” di Casarsa della Delizia (PN) e il Dipartimento di Diritto della Universidad Complutense di Madrid, si terrà in forma virtuale, nella modalità “a distanza” nelle giornate 23-25 novembre. Come è possibile leggere dal sito ufficiale, infatti, “L’EMUI metterà a sua disposizione, o alla sua portata, tutti i mezzi affinché questa azione prioritaria si svolga in formato virtuale, fornendo al format le tecniche più adeguate affinché l’impatto raggiunga il livello da noi proposto”. A figurare nel comitato tecnico-scientifico di questo congresso sono il prof. Antonio Giménez-Merino (Università di Barcellona, Vicepresidente EMUI), Paloma Criado (Direttrice dell’Ufficio EMUI – Presidenza) e i consulenti istituzionali Enzo Lavagnini (Direttore CSRPPP) e Román Reyes (Direttore CSRPPP).

Come accaduto nel precedente congresso, esso si mostra ricchissimo di interventi e contenuti. In “Galdós, Pasolini e la realtà dei diseredati” nella giornata del 23 novembre vedrà gli interventi della cattedratica di Etica presso l’Università di Salamanca, la professoressa M. Teresa López de Vieja che parlerà di “Pandemia e mutazione antropologica. Pasolini: Scritti corsari e Lettere luterane”;  il prof. Román Reyes (Direttore EMUI) terrà un discorso su “Galdós – Pasolini: due sguardi, due viaggio. Viaje a Italia (1888) e La lunga strada di sabbia (1959)”; Roberto Chiesi, della Cineteca di Bologna, parlerà di “Pasolini e l’ultimo degli uomini: la maledizione di Accattone (1961)” mentre il prof. Antonio Giménez Merino dell’Università di Barcellona terrà un discorso dal titolo “Il punto di vista del diseredato come progetto letterario e morale”.

Il secondo giorno del congresso, il 24 novembre, vedrà gli interventi del giornalista e saggista Dario Pontuale dal titolo “Gadda e Pasolini: due non romani a confronto”; del critico letterario e poeta Lorenzo Spurio dal titolo Los condenados di Benito Pérez Galdós, dell’onore e del riscatto”; della scrittrice e giornalista Simona Zecchi con l’intervento “Pasolini: il movente che lo ha condotto alla morte” e a conclusione della giornata si terrà un reading poetico coordinato dalle poetesse Michela Zanarella ed Elisabetta Bagli.

Reading che proseguirà nella terza giornata, il 25 novembre, e al quale seguiranno gli interventi della prof.ssa Isabel Jimeno dell’Università degli Studi di Genova con il contributo “Galdós nell’opera e nella voce di María Zambrano” e della prof.ssa Carmen Márquez-Montes dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria con il discorso critico su “Le donne della scena galdosiana: protagoniste e attrici”.

La chiusura della tre giorni di incontri dovrebbe (la notizia deve essere ancora confermata) spettare all’eminente cattedratico, nonché Direttore del Cervantes e docente dell’Università di Granada, il prof. Luis García Montero che interverrà su “La influencia de Galdós y Pasolini en la literatura social posterior”.

Per poter prendere visione del programma completo e di tutte le indicazioni che diano notizia o accesso alle dirette e interventi dei relatori, si rimanda al sito ufficiale: http://pierpaolopasolini.net/2020/index.html

“Tutti i racconti” di Javier Marías, recensione di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

“Accettati” o “accettabili” secondo l’autore, comunque splendidi e indispensabili per comprendere l’universo narrativo di Javier Marías, vengono opportunamente riuniti in volume Tutti i racconti (Einaudi 2020) pubblicati nelle due precedenti raccolte, Mentre le donne dormono (2000, 1ª ed.1990) e Quand’ero mortale (1996) che riflettono, integrano ed arricchiscono, nella forma breve, i motivi ispiratori della sua produzione romanzesca da Domani nella battaglia pensa a me a Berta Isla: contrariamente a quanto ritenuto da alcuni critici, un percorso creativo coerente e unitario (pur con esiti meno riusciti), non crediamo articolabile in due fasi, la prima delle quali – sino a Un cuore così bianco – più letterariamente felice. Fra tutti i temi trasversali della perdita/ricerca di un’identità mai definita né definibile nel caleidoscopico disgregarsi di una realtà illusoria e multiforme (si finisce, come nel bellissimo “Una notte d’amore”[1], con il costruirsi esistenze fittizie[2] per il timore di venire uccisi dai propri sentimenti se si ammettesse di viverli. “E per attenuare le cose più intense e passionali far come se accadessero ad un altro. Che è poi il modo migliore di osservarle”. Se poi “l’altro” è un morto…), dell’ambiguità gnoseologica che, inevitabilmente, si traduce in ambivalenza narrativa (“le storie accolte nel tempo non si devono cambiare, anche se si sono ficcate senza spiegazioni nel loro giorno”[3]: per Marías la mancanza di risposte sul piano esistenziale finisce con il costituirsi nella storia narrata, “è” la storia), infine dell’eros e di un fantasma femminile declinati nei loro minimi, più sfumati particolari. E se l’amore è speranza, ardore, oscenità, gioco, finzione, scambio di ruoli, nevrosi, paranoia, rapporto fra sconosciuti, stanca routine quotidiana e fantasia morbosa, opportunismo, devozione, calcolo, ricatto, rassegnazione, tradimento e (quasi) mai fedeltà – perché, in fondo, “è sufficiente credere che la vita di qualcuno dipenda dalla nostra per non negargliela, per non sentirci liberi  di andar via in qualunque momento, per quanto si possa essere stanchi e delusi”[4] e quella che manca è forse proprio la dimensione “normale” (semplicistica?) di un legame che viva semplicemente di sincera empatia – la donna, assai più dell’uomo, è l’emblema/universo in cui tale dimensione prende corpo. Vanitosa, paziente, crudele, sprezzante, infantile, cinica, sbadata o riflessiva, colta e appariscente o anonima, vendicativa sino alla violenza, insieme ironica e taciturna, tranquillizzante e inafferrabile, spesso sola (in attesa, delusa, insoddisfatta, ingannata…ampia la gamma della solitudine femminile), la Lei di questi racconti è “di una grazia irreale, quindi ideale, senza asprezze, distesa, quieta, priva di gesti, liscia, esuberante, non lattea ma cremosa, che non invita al tatto come se minacciasse di sciogliersi” ma ha anche “ciglia di bambola antica o dense e pelle scura per natura, per piscina o per spiaggia”[5].

Suggestioni che trovano naturale, originale espressione attraverso elementi canonici ed esemplari di un approccio narrativo assolutamente “europeo”, il sosia/gemello – Lord Rendall vede, o crede di vedere, se stesso nella presenza maschile che vive accanto a sua moglie in una allucinata alterazione/cancellazione del tempo al confine tra vita reale, illusoria o, forse, decisa da un incomprensibile destino e il detestabile Javier Gualta si scopre duplicato in un alter ego perfetto, finendo vittima di una spirale schizofrenica di degradazione e follia[6] – e il topos dello sguardo. Guardiamo per (tentare di) comprendere o solo vagamente recepire l’intellegibilità dei fenomeni, “in fondo sappiamo come sono fatti gli altri perché li vediamo, anche se nessuno sa vederli gli sguardi”[7] così, come del resto sin dai libri d’esordio, quasi in ogni intreccio qualcuno – affacciato ad un balcone/veranda, davanti ad un portone (spesso di notte), sfacciatamente o di soppiatto, ad occhio nudo, per mezzo di un Binocolo rotto o di un telecamera (“Mentre tutte le donne dormono”) – osserva qualcosa o qualcun altro: per adorazione, per sottrarre le apparenze alla loro fragile precarietà, per illudersi e non illudere, contemplare la bellezza e magari la morte – propria…altrui – quando, repentina e imprevedibile, sconvolge con la sua casualità equilibri, progetti, certezze, promesse[8]. E se Malanimo si risolve nel sorprendente omaggio ad un “Signor Presley” inquieto, ingenuo, sfruttato, ricattato con l’amicizia e le squallide ragioni di uno star system drogato dai dollari (lui “affabile e talentuoso come nessuno”), lo scrittore si conferma assai abile nel toccare le corde del genere fantasy/esoterico – in Le dimissioni di Santiesteban, Non più amori e nell’esemplare Quand’ero mortale[9] protagonista “in assenza” è un fantasma il quale sa amare e ingannare gli altri ma non se stesso, condannato com’è, in un “non tempo” che proustianamente si perpetua con ogni dettaglio, a ricordare e conoscere impulsi, sensazioni, intenzioni della propria vita prima non percepibili, a provare l’orrore di una piena “coscienza” anche della sua tragica conclusione – e del “poliziesco o d’intrigo”[10]: successivo di un solo anno (1995) a Domani nella battaglia pensa a me, l’intrigante “Sangue di lancia” lo riprende nell’incipit enigmatico e, per i meccanismi del delitto (apparentemente) irrisolto solo per un protagonista ignaro e raggirato da un sistema giudiziario kafkianamente “anonimo, ubiquo, molteplice, tragico”[11], anticipa clamorosamente il plot di Berta Isla.

Sul piano strettamente formale la prosa di Marías risulta complessa e articolata, con il ricorso insistito ad una marcata ipotassi, ad incidentali parentetiche equivalenti per importanza alla “frase ospite” e funzionali all’approfondimento psicologico del personaggio (che avviene di frequente attraverso la descrizione minuziosa del vestiario e dei capelli), ad un lessico sontuoso e analitico, ad una aggettivazione ricchissima – spesso addirittura quadruplicata – e mentre risultano inaspettatamente molto più rari – rispetto ai romanzi – gli amati richiami shakespeariani[12], brillante e personalissima risulta la costruzione della struttura narratologica, grazie soprattutto al ricorrere frequente del “finale aperto e/o mancato”, una delle peculiarità del suo stile su cui vale la pena, in conclusione, di soffermarsi. Di fatto il dato essenziale della trama – inteso come scioglimento di un’attesa creata ad arte per l’evento risolutore/chiarificatore della vicenda – non si svela quasi mai nella conclusione del racconto e l’epifania viene differita ad un ipotetico scenario/spazio extra-testuale che spetta alla complicità del lettore supporre e, se vorrà, addirittura “scrivere”, dopo che l’intreccio ha esaurito l’analisi dell’intera gamma di sensazioni emotive dei personaggi di fronte all’evento stesso, vero scopo della scrittura. Questo coincide per lo più con un accadimento di natura violenta come un omicidio, di volta in volta immaginato, pensato, desiderato, forse già avvenuto (“Il medico di notte”), che probabilmente avverrà – magari perché annunciato (“Un immenso favore” e “Caduto in disgrazia”) – o, clamorosamente, sta avvenendo senza che si conoscano la vittima e i motivi della sua eliminazione (“Domenica di carne”), ma l’effetto risulta sorprendente quando la sfera è quella affettiva/erotica, come in “Viaggio di nozze” e “Meno scrupoli”. Un vero narratore è tale anche – forse soprattutto – quando sceglie di non narrare…l’iceberg di Hemingway insegna.

Marco Camerini


[1] Tra virgolette alte i titoli dei racconti citati.

[2] Va ricordato che uno degli spunti centrali di Berta Isla è proprio quello della “vita parallela”.

[3] Sangue di lancia, p.217.

[4] Caduto in disgrazia, p.319.

[5] Passim da tutti i racconti.

[6] Il racconto, uno dei migliori dell’intera raccolta – deve molto, ci pare, all’Uomo duplicato di Saramago, oltre che, evidentemente, al Sosia di Dostoevskij.

[7] Un senso di cameratismo, p.292 e segg.

[8] Molto frequente in Marías il macrotema della morte: provocata, accidentale, violenta, naturale, mai più di tanto temuta, spesso avvolta nell’incertezza e nel mistero.

[9] Per il “morto che parla di sé” cfr. anche “l’accettabile” Vita e morte di Marcelino Hurriaga. Rimanda, invece, allo Schnitzler del Diario di Redegonda lo schema del “defunto protagonista”, come a molti dei suoi racconti (non solo il più noto, Doppio sogno) la dialettica veglia/sogno.

[10] Questa la definizione dell’autore stesso nella prefazione da lui curata, p.XV.

[11] Lo specchio del martire, p.335 e segg.

[12] Solo tre nei trenta racconti: Otello, Amleto e (il più ampio) Il mercante di Venezia in Tutto male torna, p. 164.

L’autore della recensione ha acconsentito e autorizzato alla pubblicazione del testo su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. Si rappresenta, inoltre, che la diffusione del presente testo su altri spazi, in forma integrale o parziale, non è consentita senza il consenso scritto da parte dell’autore.

“In te ho nascosto un lago”, la nuova raccolta poetica del fermano Marco Fortuna

Segnalazione di Lorenzo Spurio (*)

La poesia di Marco Fortuna – poeta fermano classe 1974 – è esistenza, contemplazione della natura, diluizione del dolore, nostalgia e rinnovamento, aspirazione a un nuovo umanesimo. Con essa ci pare di poter dire e rivelare che la parola si è fatta immagine difatti i versi del poeta marchigiano, confluendo nella narrazione del sentimento universale, diventano socialità e rappresentazione dell’uomo, nei cui dolori, gioie e illusioni, da sempre, si scopre la totalità della vita. In una sua dichiarazione lo stesso autore ha avuto modo di asserire che “Nella poesia ci emozioniamo per qualcosa che capita a noi stessi e non, di riflesso, per qualcosa che capita ad altri. E’ una delle cose preziose che servono per farci “sentire” che siamo ancora vivi”.

Marco Fortuna è nato e vive nelle Marche a Fermo. Il suo amore per la poesia è iniziato tra i banchi di scuola e si è rinnovato sempre con intensità. Ha iniziato a scrivere poesie nel 2000 e ancora oggi è impegnato in questo tipo di scrittura in una ricerca costante che considera una sorta di “viaggio nel cuore dell’uomo”. Ha pubblicato Non lasciarmi (Albatros, 2011, poesia), Senza una traccia (autopubblicazione, 2012, poesia), Dimmi le parole (Italic, 2017, poesia), In te ho nascosto un lago (LietoColle, 2019, poesia) e La strada del ritorno – favole d’amore e di perdono (La Rondine, 2019, libro di favole illustrate). Una sua poesia figura nel volume antologico e saggistico La giovane poesia marchigiana (Santelli, 2019) di Lorenzo Spurio.

I suoi interessi letterari nel tempo hanno spaziato in ambito teatrale con la stesura della pièce teatrale Le parole possono cambiare il mondo, messa in scena per la prima volta dalla compagnia teatrale i Lo.co.s. nel 2016 al Teatro Nuovo di Capodarco di Fermo. Prossimamente verrà presentato, in tour per l’Italia, un nuovo spettacolo teatrale dal titolo L’amore non basta, incentrato sulle contemporanee forme di solitudine. Importanti le collaborazioni con musicisti di fama nazionale e internazionale come il M° Fabrizio De Rossi Re, il M° Roberta Silvestrini, il M° Paolo Quilichini, il M° Davide Martelli e il M° Antonio Ferdinando De Stefano che ha musicato una sua poesia per uno spettacolo teatrale andato in scena a Bruxelles. Con il musicista Fabio De Sanctis ha musicato alcune delle sue poesie interpretate dall’attore e poeta Sergio Soldani.

Ogni poeta eleva la nostalgia come suo elemento centrale. Forse sì, ma in Fortuna, questa meditazione sul passato e sul ritorno possibile, senza essere troppo drammatizzata, si riempie di particolari (dico proprio di particolari fisici, di cose, di modi delle materie) così bene elencati, confessati, acquisiti e infine immessi nel tessuto del testo, da conferire all’opera un tenore di originalità. Non un canto funebre sul mondo, ma poesia rivitalizzante il mondo. Il mondo poetico di In te ho nascosto un lago è un mondo non perduto; è solo il mondo della conoscenza dell’azione affettiva. A continuazione uno dei trenta componimenti che è possibile trovare nel libro:

Ecco la casa di terra dove bambini

scaldano davanti al fuoco

le gambe scarne

e sfogliano il granturco

nell’odore di fango e paglia.

Poche le parole che cadono dalla bocca

e poi il fuoco si spegne

la notte si raffredda.

Le finestre spoglie,

senza vetri,

guardano il campo

dove una lepre fulminea passa.

Sulle canne dello stagno

la libellula dorme quieta.

(*) La presente segnalazione è basata sui contenuti del comunicato stampa ricevuto in data 03-11-2020 dall’editore, riformulato e modificato dal sottoscritto in maniera originale. E’ vietata la riproduzione del testo senza il permesso da parte dell’autore come pure la pubblicazione e diffusione della poesia del poeta Marco Fortuna senza il permesso scritto da parte dell’autore. Il gestore del blog è sollevato da qualsivoglia disputa o problematica voglia nascere a seguito della diffusione di parti o del testo integrale su altri spazi e formati non autorizzati.

Annella Prisco esce con il romanzo “Specchio a tre ante”

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il prossimo 29 ottobre per i tipi di Guida Editori di Napoli uscirà il nuovo libro della scrittrice partenopea Annella Prisco dal titolo “Specchio a tre ante”. Un volume che – come segnala il comunicato stampa ufficiale – risulta “avvincente, con un intreccio narrativo solido e personaggi ben caratterizzati”.

La trama ci racconta della storia personale di Ada, personaggio principale di questo racconto ben riuscito caratterizzato da tratti d’intimità e delicatezza. Si tratta del suo intricato percorso che ce la svela nel frastagliato viaggio emozionale e di crescita durante il quale riaffiorano episodi cruciali della sua esistenza. L’impiego di forme verbali differenti permette di realizzare la concatenazione di eventi e di situarla adeguatamente nei vari strati della coscienza della protagonista in un colloquio continuo nel quale, lentamente, vengono alla luce sensazioni nonché fatti che hanno contraddistinto il suo universo privato. Ed è così che con sapienza i piani temporali interagiscono tra loro, si penetrano e si riflettono nel creare una descrizione oculata anche della dimensione topografica e paesaggistica dove la protagonista si muove: dalla Capitale a Firenze sino alla regione del Cilento. Pare che al lettore – viene detto ancora nel comunicato – sia confacente e istintiva la capacità – non così abituale – di sentirsi amico della donna e di accompagnarla nel flusso dei suoi ricordi.

La postfazione, a cura di Isabella Bossi Fedrigotti, sottolinea come la Prisco «mette al centro della sua narrazione, non solo come sfondo ma anche come attiva partecipe dell’azione, una vecchia casa di famiglia. […] Ada approda qui come chi è in fuga da una quotidiana infelicità: per mettere ordine nei suoi pensieri, per trovare riparo e quiete dell’anima». L’immersione che si produce all’interno delle trame di questa vicenda è tale che il lettore è pervaso da un desiderio di conoscere il seguito della vicenda in maniera insaziabile.

Annella Prisco, scrittrice, donna immersa nella cultura e nell’arte a trecentosessanta gradi, è anche critico letterario e vice presidente del noto Centro Studi “Michele Prisco” intitolato alla memoria dell’augusto padre, autore di vari romanzi di successo, nonché vincitore del Premio Strega nel 1966 con Una spirale di nebbia. Quest’anno si celebra il centenario del suo illustre genitore che verrà ricordato in una serie di eventi condotti, alla regia, da uno specifico Comitato Nazionale.

Un commento a caldo della stessa autrice sul nuovo libro ci sembra molto opportuna e importante: «Certamente questo nuovo romanzo è per me una grande scommessa… – ravvisa Annella Prisco – forse in qualche momento oscurata dal dubbio di pubblicarlo in una stagione così complicata per tutti, ma la lettura può essere anche catartica soprattutto nei momenti più bui, per immergersi nelle pagine di un intreccio che fa respirare atmosfere intense e coinvolgenti… ma, ovviamente, affido ai lettori l’ultima parola!», sostiene.

Il volume – che si caratterizza anche per un pregevole dipinto ad acquarello opera di Vincenzo Stinga in copertina – verrà presentato prossimamente in varie città italiane, emergenza sanitaria permettendo.

Ufficio stampa / contatti

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“Deserti emozionali” di Cèline Dupont, recensione di Vittorio Sartarelli

Recensione di Vittorio Sartarelli

Certo scrivere una recensione per un libro di poesie non è come scriverla per un libro di narrativa ed è per questo che ci sentiamo un po’ in difficoltà, non solo a esprimere un giudizio obiettivo ma anche a capire profondamente cosa l’autore, in questo caso la poetessa, voglia dire o comunicare al lettore. La “Poesia” nel suo più alto e sostanziale senso del termine è la capacità di esprimere un contenuto di idee e sentimenti in modo atto a commuovere, a suscitare emozioni, a eccitare la fantasia. Una volta, nella sua forma più aulica e classica, la poesia era rigidamente legata a principi secondo i quali il modo di esprimersi liricamente, era un’arte e una tecnica di espressioni in versi, cioè in parole disposte secondo un ritmo ottenuto seguendo determinate regole metriche e rispettando le rime. Oggi la poesia si è affrancata da tutte le regole preesistenti rimanendo essenzialmente un’opera di pura espressione artistica, libera da canoni e da vincoli di tecnica metrica e ritmica.

Le Liriche di Céline Dupont sono molto complesse ed articolate alcune sibilline e non facili da comprendere, in ogni caso, poiché la poesia è anche uno specchio dell’anima, da queste liriche si può intuire che l’autrice ha vissuto un periodo della sua vita sicuramente felice ma che, poi, questo periodo si è interrotto quasi bruscamente, lasciandola in una prostrazione profonda. Le sue composizione poetiche sono tutte permeate da un ermetismo a volte anche enigmatico, con accorati sensi di frustrazione, per quello che poteva essere e non è stato, con intime nostalgie e profondi rimpianti, per lo stato attuale dei suoi pensieri che tendono ad una liberazione catartica da questa afflizione dell’anima per la constatazione di una realtà purtroppo immutabile. Questo bisogno di purificazione interiore la porta ad astrarsi, per raggiungere uno stato metafisico e quindi irreale che le permetta di dimenticare e comunque di non pensare al tempo andato il cui ricordo la tormenta, facendola somigliare ad una pazza che, in un delirio di follia, pronuncia frasi sconnesse e senza senso, dire e non dire pensare e non pensare, essere in sensi o farsi trasportare da una insana pazzia che la trasporti in un’altra dimensione. Ecco, perché nessuno, ascoltandola può comprendere appieno la sua sofferenza psichica e il suo stato d’animo di profondo sconforto che, talvolta, la fa rifugiare in un nichilismo estremo. Le composizioni poetiche di questa autrice sono indubbiamente originali, contro corrente e fuori dagli schemi lirici usuali, però sono vibranti con  essenze ed assonanze forti che rimangono impresse e suscitano emozioni, in ogni modo, riteniamo che la lirica di Céline si trovi attualmente in un periodo di transizione e che in futuro evolverà  verso orizzonti più rosei, liberandosi dalla oppressione di questo stato di pessimismo depressivo che non può essere eterno, alla fine, una maturità acquisita e il tempo, che con il suo trascorrere aggiusta sempre tutto, riporterà quest’anima in pena verso una dimensione migliore facendole raggiungere serenità e pace interiore.

VITTORIO SARTARELLI

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Ricordo di Anna Elisa De Gregorio

A cura di Lorenzo Spurio

Ieri sera, ad Ancona, dove viveva dal 1959, è venuta a mancare la poetessa Anna Elisa De Gregorio. La notizia è rincorsa con velocità raccogliendo numerosi messaggi di vivo dispiacere e commozione nelle pagine virtuali di Facebook dove il cordoglio e il ricordo positivo della donna hanno imperversato, oltre che sulla sua pagina personale, in quelle di gruppi di poesia, collettivi e ambienti che, nel corso degli anni, l’avevano vista partecipe.

Personalmente l’ho incontrata un’unica volta, alcuni anni fa a Jesi, dove era intervenuta, in qualità di pubblico ascoltante a un incontro di poesia. Ne avevo apprezzato la modestia e la riservatezza che, in un breve scambio di battute, l’aveva contraddistinta, particolarmente coinvolta e attenta dalla presentazione di un volume che ci apprestavamo a condurre. Era stata anche assidua frequentatrice, negli ultimi anni, del Concorso Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati” – Premio Speciale “Renato Pigliacampo”, la cui giuria era da me presieduta, dove aveva riportato alcuni riconoscimenti, tanto nella XXIX edizione, nel 2018, che in quella successiva rispettivamente con le poesie “Che fanno i vecchi tutto il giorno”, vincitrice del 6° premio (XXIX edizione) e “La leggerezza dei vecchi”, vincitrice di una segnalazione (XXX edizione), che probabilmente vennero in seguito raccolte in quella che è da considerarsi l’ultima sua opera, L’ombra e il davanzale, edita da Seri Editore nel 2019. Purtroppo non aveva potuto presenziare a entrambe le cerimonie di premiazione ma aveva dimostrato sempre particolare attenzione alla manifestazione non mancando di rivelarsi entusiasta delle sue varie affermazioni, felice di sapere che la sua opera in qualche modo “arrivava” ed era oggetto di doverose analisi di valutazione.

La poetessa Anna Elisa De Gregorio

Di premi, in fondo, Anna Elisa De Gregorio ne ha meritoriamente vinti molti e lo testimonia anche la recente attribuzione del primo premio del noto Premio Ischitella “Pietro Giannone”, quello che è considerato – assieme al Giuseppe Malattia della Vallata di Barcis e pochi altri – uno dei più importanti nel nostro Paese per la poesia dialettale, alla sua diciassettesima edizione[1] con l’opera in dialetto anconetano La giungla de cartó (a seguirla sul podio Francesco Indrigo e Paolo Steffan rispettivamente al secondo e terzo posto).

Di questa sua vena dialettale, che ha contraddistinto prevalentemente l’ultima produzione della Nostra e della quale un significativo numero di testi in dialetto anconetano sono stati riproposti nell’antologia Poeti neodialettali marchigiani (Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche n°263, Ancona, 2018) a cura di Fabio Maria Serpilli e Jacopo Curi, riporto i versi di una lirica pregna di vissuto dove l’elemento del tempo che passa, col suo carico di ricordi indelebili nella mente, viene visto nel processo di decadimento e rimaneggiamento necessario della casa: «C’è na casa rimasta vòta/ ndó la luce/ c’entra solo pe sbajo,/ che mantiene sustanza/ de fumo su pi muri/ de cucina/ e te sei sciguro / d’oprì la porta e de truvà/ l stesso udore de ieri,/ e ncora l zegno/ sbianchito della cristalleria./ Na matina nvece/ trovi i muratori/ che carégiane i sechi,/ l’ombra de te/ ch’eri fiola fugita/ (da per loro i ricordi/ dó se tàca?),/ cu le scarpe/ sopro j asi de legno/ e l’umido/ de la calcina nòva/ che scancela tuto» (poesia “L’udore de le ombre”).

Tra i vari messaggi in ricordo della donna vorrei riportare quello puntuale e commosso del poeta e scrittore Alessandro Fo che così ha scritto: «Sera del 24 settembre 2020. Se n’è andata in silenzio poche ore fa Anna Elisa De Gregorio, poetessa di grande finezza, persona delicata, dolce, autenticamente e profondamente umana in questi tempi di tanto diffusa durezza di cuore. Ne piango la scomparsa con tutta l’anima. Senza di lei il mondo è senz’altro peggiore. Ma resta la sua poesia, semplice, diretta, disarmante nella sua dolente vicinanza ai nodi più intimi di ogni singola vita, con escursioni dall’umorismo brillante alla più calda pietas per le creature ferite (in sostanza, tutte le creature o quasi). Ultimamente prediligeva la forma breve dell’haiku, in cui la sua finezza d’osservazione trovava la migliore occasione per sfolgorare in subitanee, mirabili accensioni. Basterebbe ricordare la serie sui ventagli in Le rondini di Manet […] Prima dell’estate mi raccomandava di avere cura del suo ultimo splendido libretto, L’ombra del davanzale: mi ero limitato a segnalarlo su Facebook […] Lo scorso agosto ci siamo scritti, brevemente, sull’amicizia, e mi ha inviato sul tema un suo bellissimo inedito, che poi concordammo di intitolare “Una lunga amicizia”: “Gettano gli ami/ fianco a fianco ogni autunno./ Si allarma il mare”. […] Arrivederci Anna Elisa, e il più forte, commosso, affettuoso abbraccio, con il più convinto e partecipe omaggio alla tua parola poetica»[2].

Anna Elisa De Gregorio era nata a Siena da genitori campani nel 1942. Ha abitato nel capoluogo dorico dal 1959, dove ha lavorato presso una agenzia di marketing. Per la poesia ha pubblicato Le Rondini di Manet (Polistampa, Firenze, 2010, con prefazione di Alessandro Fo), vincitore del Premio Pisa nel 2010 come opera prima; Premio “Contini Bonacossi” nel 2011 come opera prima; Dopo tanto esilio (Raffaelli Editori, Rimini, 2012, con prefazione di Davide Rondoni), risultato nella cinquina finalista del premio Gradiva di New York nel 2013; vincitore del primo premio Borgo di Alberona nel 2014; Corde de tempo (DARS, Udine, 2013), plaquette in dialetto anconetano; Un punto di Biacca (La Vita Felice, Milano, 2016, con una nota di Francesco Scarabicchi), risultato nella terna del premio Metauro nel 2016; finalista al premio “Guido Gozzano” nel 2016 e L’ombra e il davanzale (Seri Editore, Macerata, 2019, con prefazione di Maria Grazia Calandrone), composto da testi poetici e haiku, arricchiti da tredici illustrazioni di Francesco Pirro e La giungla de cartó (Cofine, Roma, 2020), in dialetto anconetano, vincitore del Premio “Ischitella-Pietro Giannone”. Le sue opere poetiche sono presenti in svariati volumi antologici; ha pubblicato anche articoli su varie riviste letterarie, blog e siti di settore tra i quali «Poesia», «Caffè Michelangiolo», «Le Voci della Luna», «Clandestino», «Atelier», «L’Immaginazione», «Periferie», «Nostro Lunedì», «Poesia 2.0», «Versante Ripido», «Fili di Aquilone»).


[1] Il Premio è organizzato dal Comune di Ischitella (FG), in collaborazione con l’Associazione “Periferie”. La Commissione di Giuria si compone di Franzo Grande Stevens e Dante Della Terza (Presidenti onorari), Rino Caputo (Università Roma Tor Vergata; Presidente), Anna Maria Curci (poetessa, Redazione “Periferie”), Manuel Cohen (poeta e critico letterario), Vincenzo Luciani (poeta), Giuseppe Massara (Università Roma La Sapienza), Cosma Siani (Università Roma Tor Vergata) e Marcello Teodonio (Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli).

[2] Estratto del ricordo di Alessandro Fo tratto dal suo post caricato in data 24/09/2020 sulla pagina Facebook.

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Alcune poesie del romano Simone Consorti

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Simone Consorti (Roma, 1973), insegna in un liceo. Ha esordito con L’uomo che scrive sull’acqua ‘aiuto’ (Baldini e Castoldi, 1999; Euroclub 2000, Premio Linus). Ha pubblicato i romanzi Sterile come il tuo amore (Besa, 2008), In fuga dalla scuola e verso il mondo (Hacca, 2009), A tempo di sesso (Besa, 2012), Da questa parte della morte (Besa, 2015), Otello ti presento Ofelia (L’erudita, 2018), La pioggia a Cracovia (Ensemble, 2019), oltre che diverse raccolte di poesia, tra cui Nell’antro del misantropo (L’arcolaio, 2014) e Le ore del terrore (L’arcolaio, 2018). La sua piéce Berlino kaputt mundi è andata in scena al Teatro Agorà di Roma nel marzo del 2018. Si occupa di street photography; ha tenuto mostre personali in Italia e partecipato a collettive in Russia.     

Simone Consorti

Pessoa

L’imprevisto era previsto per le quattro

Io sarei arrivato in ritardo in anticipo

e tu in anticipo in ritardo

Io sarei tornato

a riprendermi una mia impronta

e tu a recuperare una tua orma

Io avrei avuto un’intuizione

magari un presagio

e tu

un deja vu

E’ tutta la vita che ci presentiamo

là dove non ci siamo

Che ci presentiamo

anche se ci conosciamo

“Piacere Fernando Pessoa”

L’imprevisto era previsto per le quattro

ma per uno sciagurato contrattempo

si è dovuto rimandarlo

*

Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto

Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto

e a chi me lo chiede

dico occupato

Dico sto aspettando

dico lei verrà tra poco

non so quando

D’altronde non c’è fila per sedere

perché nessuno vuole mettersi vicino

a chi sta aspettando qualcun altro

Ho lasciato un posto vuoto qui accanto

ma intanto pure il mio si sta svuotando

*

I tuoi occhi mi stanno lasciando

I tuoi occhi mi stanno lasciando

ma non il tuo sguardo

Non so più il colore preciso

né il taglio

ma continuo a sentirmeli addosso

ogni volta che sbaglio

Ogni volta che mi perdo il portafoglio

ogni volta che riempio

un nostro specchio o un foglio

ogni volta che non sono all’altezza

perché la tua mancanza

mi dimezza

I tuoi occhi mi stanno lasciando

ma non il tuo sguardo

*

La mia metà ha passato la frontiera

La mia metà ha passato la frontiera

e dice che mi aspetta    

senza fretta

L’altra mia metà è ancora qua

vittima di solitudine e di moltitudine

Basterebbe un passo

indietro o in avanti

per essere uno

uno tra tanti

La mia metà ha passato la frontiera

in una notte d’inverno

di un giorno di primavera

L’altra mia metà si è fatta in tre

per ritrovarsi

ma ora deve sia seguirsi

che aspettarsi

La riproduzione del presente testo e dei brani poetici riportati (dietro consenso dell’autore), sia in forma di stralcio che integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dei relativi autori.

All’hotel dei Duchi di Spoleto è andato in scena il Premio “Il Poeta Ebbro”, importante incontro culturale firmato Anna Manna

Nella sontuosa cornice dell’Hotel dei Duchi a Spoleto, sabato 29 agosto 2020, alle ore 16:30, si è svolta la cerimonia premiativa del celebre Premio Letterario “Il Poeta Ebbro”, fondato dalla nota poetessa e scrittrice romana Anna Manna. Giunto alla sua terza edizione, il Premio ha brillato per i contenuti e i messaggi veicolati dai prestigiosi personaggi che hanno preso parte, sia in qualità di vincitori-premiati che di membri della Commissione di Giuria.

La conduzione, vivace ma misurata come nell’anima connaturata della versatile fondatrice, ha permesso il piacevole svolgimento della serata dell’importante concorso nazionale che, tra i motivi di pregio che vanno risaltati, va sicuramente citato il forte messaggio volto al dialogo e al confronto culturale.

Il Premio, che avrà la sua conclusione nell’edizione autunnale a Roma, ha puntato soprattutto sulla nuova sezione letteraria che ha portato a Spoleto nomi prestigiosi. La Giuria della nuova sezione letteraria vedeva una composizione di intellettuali aquilani: il poeta, scrittore e giornalista Mario Narducci, nel suo ruolo di Presidente di Giuria, Liliana Biondi, scrittrice e donna di cultura di grande spessore e significative iniziative culturali che trattano la figura femminile nel mondo dell’espressione letteraria, Goffredo Palmerini, scrittore e giornalista noto a livello internazionale e la poetessa Clara Di Stefano.

Mario Narducci ha salutato all’Hotel dei Duchi le scelte della Giuria attraverso premiati di grande significato e di rilevanza nel mondo della cultura. Personaggio dell’anno è stata proclamata la studiosa, giornalista e sociologa Tiziana Grassi che ha donato ai presenti un discorso di grande impatto, sulla scia dei suoi studi e delle sue pubblicazioni che mirano all’analisi dei fenomeni migratori in una visione mai faziosa, al di sopra di ogni strumentalizzazione. Discorso di pace, invito alla consapevolezza e alla maturità nell’analisi dei fenomeni sociali.

Momento centrale dell’evento è stato l’intervento dell’Ambasciatore S.E. Gaetano Cortese al quale è stato conferito il Premio Speciale per la Cultura con la seguente motivazione: “Per essere fondatore e curatore, dal 2000 ad oggi, della Collana di libri dell’Editore Carlo Colombo dedicata alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero”.

Al Prof. Giuseppe Nicolò Brancato, invece, è andato l’ambito riconoscimento denominato Premio Leonardo, conferito per il suo libro sulle favole di Leonardo, vero gioiello di cultura, che testimoniano il suo grande e pregevole impegno di epigrafista.

La sezione poesia ha visto come composizione: Eugenia Serafini (Presidente), Anna Manna, Sandro Costanzi e Alessandro Clementi; ha deliberato di assegnare Premi Speciali fuori concorso agli artisti che negli anni si sono ispirati, o hanno dedicato le loro opere, alle poesie d’amore della poetessa Anna Manna, fondatrice del Premio “Il Poeta ebbro”. Le poesie cui sono state ispirate le opere artistiche sono pubblicate nel volume Ebbrezze d’amore, dolcezze e furori, di Anna Manna, Nemapress Edizioni, 2019. 

A Spoleto è stata premiata Giovanna Gubbiotti per il suo quadro “Partire da Roma”, ispirato da una delle poesie di Anna Manna dedicate a Roma. Un riconoscimento speciale è andato alla pittrice Eugenia Serafini, per una sua espressione pittorica legata alla città di Spoleto: ha dipinto la pergamene della poesia di Anna Manna “A Spoleto l’Oceano” che, lo scorso anno, alla Galleria Poli d’Arte, è stata consegnata ufficialmente alla direttrice amministrativa del Festival Maria Teresa Bettarini.

Ancora, a Roberta Bizzarri è andato il Premio “Dall’Umbria con amore”. Questa nuova sezione intende portare a visibilità internazionale un artista del territorio che ha conservato caratteristiche espressive di tradizioni antiche. Roberta Bizzarri, pittrice umbra di notevole talento, conserva e propone catatteristiche espressive della tradizione umbra.

Il premiato per la sezione fotografia è stato Mario Giannini, che ha firmato la copertina del libro di Anna Manna Ebbrezze d’amore dolcezze e furori.

IN FOTO : Goffredo Palmerini, Liliana Biondi, Nicolò Giuseppe Brancato,Anna Manna , Eugenia Serafini, Mario Narducci (Foto di Mario Giannini)

Sull’importante incontro letterario che si è tenuto nella città umbra risultano importanti e rivelatrici alcune considerazioni, a caldo, dell’anima di questa manifestazione, la poliedrica e attivissima Anna Manna che, oltre a ringraziare i vari intervenuti, ha osservato che “dopo tanta distanza da abbracci, sorrisi, strette di mano, progetti e speranze… ritrovare il calore e l’applauso è stato commovente. […] Da troppo tempo eravamo digiuni di poesia dal vivo. Con grazia, nostalgia, ironia, la tenerezza ci ha preso per mano e ci ha donato di nuovo l’ebrezza”.

Il presente testo è stato adattato e implementato dal sottoscritto, curatore di Blog Letteratura e Cultura, in data 02/09/2020 a partire dal comunicato stampa ufficiale a firma di Alessandro Clementi, Responsabile della comunicazione del Premio “Il Poeta Ebbro”.

Concorso di Poesia “E’ un brusio la vita” – omaggio a Pier Paolo Pasolini

BANDO DI PARTECIPAZIONE

EMUI EuroMed University in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche Pier Paolo Pasolini (Roma- Madrid), Le Ragunanze e l’Associazione Euterpe organizza il concorso di poesia “E’ un brusio la vita”.

Art. 1 – La partecipazione è gratuita.

Art. 2 – È possibile partecipare con una raccolta di poesie inedite a tema libero (min. 10 – max. 40). Sono gradite poesie di impegno civile, con riferimento alle opere di Pier Paolo Pasolini.

Articolo 3 – Per partecipare al concorso è necessario inviare alla mail international@emui.eu la propria opera poetica in formato Word indicando nel corpo della stessa nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza completo (Via, città, cap.), telefono fisso e cellulare, indirizzo mail e le seguenti dichiarazioni:

  • Dichiaro di essere l’unico autore delle opere e di detenere i diritti a ogni titolo.
  • Acconsento il trattamento dei miei dati personali secondo la normativa vigente nel nostro Paese (D. Lgs 196/2003 e GDPR)

Articolo 5 – I materiali dovranno essere inviati entro e non oltre il 30-11-2020

Art.6 – Le opere verranno lette e giudicate da una Commissione composta da personalità del mondo della cultura nazionali e internazionali.

Art. 7 – Il primo classificato si aggiudicherà la pubblicazione della raccolta in formato ebook nella collana ‘Poesia sotto forma di dubbio’ con EuroMed Editions (fornito di codice ISBN) e sarà inserito nel sito della piattaforma interuniversitaria www.emui.eu. Inoltre riceverà una copia dell’antologia di autori vari ‘Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate. A quarant’anni dalla sua morte’, a cura di Michela Zanarella e Lorenzo Spurio, PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino (FI), 2016, volume organizzato dalla Ass. Le Ragunanze di Roma e dalla Rivista di letteratura “Euterpe” con il Patrocinio Morale del Comune di Roma e del Centro Studi “Pier Paolo Pasolini” di Casarsa della Delizia (PN). Gli altri autori premiati riceveranno attestato di merito e video lettura di una delle poesie incluse nella raccolta.

Art. 8 – Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte della Segreteria che li utilizzerà per fini inerenti al concorso in oggetto.

Per maggiori informazioni scrivere a: international@emui.eu e consultare il sito www.emui.eu

“Eppure ancora i nespoli. Dissertazioni sullo haiku” di Antonio Sacco – Recensione di Lorenzo Spurio

In data 04/08/2020 sulla testata online “Culturelite” diretta dal prof. Tommaso Romano è stata pubblicata la lunga recensione di Lorenzo Spurio al nuovo libro del poeta e haijin campano Antonio Sacco, Eppure ancora i nespoli. Dissertazioni sullo haiku (Nulla die Edizioni, Piazza Armerina, 2020) di cui a continuazione un estratto.

Sacco2020OKISBNLa nuova opera letteraria del poeta, articolista e soprattutto haijin Antonio Sacco (nato a Vallo della Lucania, nel Salernitano, nel 1984, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento), uscita da pochi giorni per le Edizioni Nulla Die di Piazza Armerina (Enna), porta come titolo Eppure ancora i nespoli. In copertina, sul fondo di un cielo chiaro che trasmette l’idea di pulizia, sospensione ma anche di tranquillità emotiva e universale, si staglia una pianta di nespole in fiore. La conformazione dell’apparato floreale, nel suo candore e voluttuosità nell’aria, ci fa immaginare con facilità, un’atmosfera dolce e speziata che non verrà mai meno nel corso della lettura del volume.
Antonio Sacco, che ha dato alle luce in precedenza un altro volume, ovvero In ogni uomo un haiku (Arduino Sacco Editore, Roma, 2015) giunge ora, con questa nuova produzione, ad affrontare l’universo della poesia orientale haiku (ma non solo) da una molteplicità di punti di vista. Si tratta senz’altro di questo approccio diversificato e prospettico nei confronti del genere haiku (ma, dovremmo dire, di una sensibilità empatica ed olistica, influenzata di certo dalla filosofia orientale) uno dei punti di forza di questo libro agile e curioso, importante e pregno di nozioni.
Nella nostra contemporaneità di haijin se ne contano a decine, al punto tale che sono nati – in ritardo, certo, rispetto all’universo anglofono ma non per questo meno importanti – anche nel nostro Paese vari “contenitori”, vale a dire di situazioni dove l’haiku viene richiesto, pubblicato, diffuso e fruito. Riviste di settore, ma soprattutto blog specifici sull’argomento o con determinate rubriche che ne consentono un oggetto di trattamento e discussione privilegiata, finanche competizioni letterarie che non possono più far finta che lo haiku non rappresenti una sfaccettatura, una componente importante della poesia contemporanea di qualsivoglia letteratura europea.
Antonio Sacco fa di più: non è solo un haijin, vale a dire un produttore di haiku, ma è anche un attento studioso del genere, delle sue forme, manifestazioni, influenze e ambienti nei quali prende piede e si sviluppa. Lo ha studiato, e continua a studiarlo, di certo per approfondire meglio la sua ricerca ma anche – ed è notevole osservarlo – per renderlo maggiormente comprensibile e fruibile anche agli altri. È di appena pochi giorni fa un suo interessante articolo[1] che, con l’adozione di una logica privativa (atta a descrivere ciò che è un haiku a partire da ciò che non fa un haiku) fornisce nozioni in maniera semplice e persuasiva, alla portata di tutti, rendendo il genere haiku da “troppo lontano” e a noi estraneo, come spesso viene percepito, a qualcosa di ordinario.

Per leggere l’intera recensione cliccare qui

 

Segnalazione di “Quei dannati sedici nodi” di Fabien C. Droscor

Quei dannati sedici nodi_CoverTra il noir di introspezione e il pop anni ’70 e ’80, il nuovo romanzo di Fabien C. Droscor vi porterà nella spettacolare isola del Giglio, al largo delle coste toscane, tra le sue leggende, le calette nascoste e le sue tradizioni.

Centonovantacinque chili possono tuffarsi da una nave nel Tirreno senza conseguenze? Bruno Leonetti non sarà più lo stesso. Uscito dall’ospedale il tecnico della Peach decide improvvisamente di stabilirsi sull’Isola del Giglio da dove era salpato, ma la scelta desta sospetti fra i familiari e non solo. L’incidente ha smosso verità che renderanno inevitabile l’intervento dell’Arma, anche se in una modalità “inusuale”. L’investigazione passerà attraverso un dipinto di Simone Martini, una sigla anni ’70 ed un verso dell’Orlando Furioso. Impossibile placare la rabbia durante l’inchiesta perché la tragedia del 2016 non sarebbe mai accaduta se non fosse stato per “quei dannati sedici nodi”.

 
Francesco Bordi vive nella scrittura ormai da tempo. Prima un master in editoria ed una Laurea in Lingue Orientali impreziosita dalla permanenza a Parigi durante la tesi, poi il lavoro in diverse case editrici e gli scritti da ghost-writer: sono queste le basi del suo cammino artistico. Responsabile del sito Culturalismi.com, autore di mini-racconti con lo pseudonimo di Tasto Nero sulla pagina Facebook Il Pianoforte Letterario, è stato editore autonomo per circa tre anni. Quei dannati sedici nodi è il suo secondo romanzo, il seguito ideale del libro d’esordio Non è tutta colpa del pipistrello pubblicato nel 2016 e all’origine dei personaggi a cui ha dato vita dal momento in cui ha scelto l’anagramma del suo nome e cognome, Fabien C. Droscor.  Un sequel strutturato in modo da poter essere letto anche da chi non ha mai incontrato le vicende del primo libro.

 

Ufficio stampa

Elisabetta Bartucca

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