L’antologia dei poeti marchigiani a Palazzo dei Convegni
domenica 15 maggio
Lo scrittore e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, dopo anni di intenso lavoro di ricerca e studio ha pubblicato nei mesi scorsi, per i tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, una antologia in due volumi sulla poesia marchigiana.
In Convivio in versi, Spurio ha raccolto le esperienze poetiche di un gran numero di intellettuali che, nati o vissuti a stretto contatto con la Regione, hanno prodotto una significativa attività poetica e letteraria. L’opera, che ha ottenuto i Patrocini Morali dei maggiori comuni della Regione e dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, prende in esame esponenti dell’intera Regione nati a partire dal 1850 sino ad oggi. Nella nota introduttiva il curatore chiarifica l’intento di una operazione editoriale di questo tipo, ben sintetizzato dal sottotitolo stesso dell’opera che recita Mappatura democratica della poesia marchigiana.
Dopo gli incontri che si sono svolti a Porto Recanati, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto, Fermo,… domenica 15 maggio alle ore 17:30 l’opera verrà presentata a Jesi presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni.
La serata di presentazione sarà condotta dal critico letterario e giornalista prof. Vincenzo Prediletto, con un intervento di Stefano Bardi (collaboratore della rivista di letteratura “Euterpe”) sul poeta chiaravallese Massimo Ferretti. Nel corso dell’evento si terrà un recital poetico del poeta dialettale jesino Marco Bordini e del poeta dialettale senigalliese Franco Patonico. Ad impreziosire la serata saranno gli interventi musicali a cura della Scuola “G.B. Pergolesi” di Jesi con Tommaso Scarponi al violino e Riccardo Bongiovanni alla chitarra classica.
I poeti antologizzati nell’opera daranno lettura ai loro componimenti.
Lorenzo Spurio (Jesi, 1985) si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), Le acque depresse (2016) e Tra gli aranci e la menta (2016) dedicato a Federico Garcia Lorca nella triste ricorrenza degli ottanta anni dalla sua morte. Ha curato varie antologie tra cui Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe di Jesi, Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”.
I poeti marchigiani nel volume curato da Lorenzo Spurio
A Fermo approda il Convivio in versi domenica 8 maggio
Lo scrittore e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, dopo anni di intenso lavoro di ricerca e studio ha pubblicato nei mesi scorsi, per i tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, una antologia in due volumi sulla poesia marchigiana.
In Convivio in versi, Spurio ha raccolto le esperienze poetiche di un gran numero di intellettuali che, nati o vissuti a stretto contatto con la Regione, hanno prodotto una significativa attività poetica e letteraria. L’opera, che ha ottenuto i Patrocini Morali dei maggiori comuni della Regione e dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, prende in esame esponenti dell’intera Regione nati a partire dal 1850 sino ad oggi. Nella nota introduttiva il curatore chiarifica l’intento di una operazione editoriale di questo tipo, ben sintetizzato dal sottotitolo stesso dell’opera che recita Mappatura democratica della poesia marchigiana.
Dopo gli incontri che si sono svolti a Porto Recanati, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto,…domenica 8 maggio alle 18:00 a Fermo nella nuova sede dell’Associazione Culturale Armonica-Mente (Piazza del Popolo 50) verrà presentata l’opera.
La serata di presentazione sarà condotta dallo scrittore Marco Rotunno, con un intervento di Susanna Polimanti (scrittrice, recensionista). I poeti antologizzati nell’opera daranno lettura ai loro componimenti.
La S.V. è invitata a partecipare.
PROSSIMI APPUNTAMENTI DI PRESENTAZIONE DELL’OPERA:
dom. 15 Maggio 2016 – JESI – Palazzo dei Convengi
ven. 27 Maggio 2016 – PESARO – Alexander Museum Hotel
dom. 10 Settembre 2016 – FABRIANO – Sala del Gonfalone
Notizia del curatore
Lorenzo Spurio (Jesi, 1985) si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), Le acque depresse (2016) e Tra gli aranci e la menta (2016) dedicato a Federico Garcia Lorca nella triste ricorrenza degli ottanta anni dalla sua morte. Ha curato varie antologie tra cui Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe di Jesi, Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”.
Due scatti della serata
Da sinistra: Susanna Polimanti, Lorenzo Spurio, Marco Rotunno
In un dittico a due voci il poeta si apre al prossimo, anch’egli poeta, scegliendo che ai suoi versi facciano eco quelli di un altro poeta che trova in qualche modo affine, in cui individua corrispondenze sonore o emozionali, affinità elettive, corrispondenze di significanti.
Emanuele Marcuccio
COMUNICATO STAMPA
PoetiKanten Edizioni ha pubblicato Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…[1], nuova opera antologica su progetto e cura editoriale del poeta palermitano Emanuele Marcuccio, ivi presente con venti liriche. Impreziosiscono l’opera una prefazione a cura del poeta e critico letterario Michele Miano e un saggio di postfazione a cura del poeta, scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio.
Scrive Marcuccio nella nota di introduzione: «Dopo poco più di un anno dalla pubblicazione di Dipthycha 2, il fortunato progetto poetico, “Dipthycha”, ideato e avviato nel 2013, giunge al suo terzo volume: Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…
Sì, è l’affinità elettiva poetica, la telepresenza attraverso un PC, la “corrispondenza d’amorosi sensi”, riprendendo la celebre espressione foscoliana, che poi cito in “Telepresenza”, in dittico a due voci con “Vita parallela” di Silvia Calzolari e che costituisce il manifesto poetico di tutto il progetto; non a caso ogni volume è aperto da questo dittico, “corrispondenza d’umano sentire” per il tramite di un computer, “quel foglio di vetro impazzito”, che sempre e comunque “c’ispira”. È questa corrispondenza il motore, il fulcro di questi particolari dittici, tra le diverse voci di due poeti, i quali non cercano di imitarsi a vicenda, ma rimangono fedeli, ognuno al proprio modo di poetare. Ciononostante, il tema comune alle due poesie (punto di partenza per l’individuazione di un possibile dittico), unito alla corrispondenza sonora o emozionale, di significanza, come se le due liriche volessero instaurare una sorta di dialogo o, empaticamente, continuare in qualche modo il poetare della poesia divenuta “compagna”, fanno sì che si instauri una “dittica” corrispondenza/comunicazione, anche se in toni diversi, anche se in tempi diversi, dando così vita a un dittico a due voci.
[…] E lasciatemi spendere una parola sullʼimmagine che ho scelto per la copertina. Essa riproduce unʼopera di Vincenzo Foppa (1427 circa – 1515): Il Fanciullo che legge Cicerone o Cicerone, fanciullo, che legge, affresco staccato dal Banco Mediceo a Milano e custodito alla Wallace Collection di Londra. Lʼimmagine, davvero suggestiva, mi piace immaginarla con la seconda versione del titolo: Cicerone, fanciullo, che legge. Il pensiero corre subito alla meraviglia fanciulla che ci porta alla poesia, con il richiamo imprescindibile ai classici.»
Michele Miano nella prefazione scrive: «I vari autori antologizzati, ognuno con il proprio linguaggio, ognuno con le proprie tematiche sono accomunati da un’unica tensione, quell’affinità elettiva poetica già delineata nella lirica “Telepresenza” di Emanuele Marcuccio in dittico a due voci con “Vita parallela” di Silvia Calzolari e che costituisce il manifesto poetico di tutto il progetto. Un progetto innovativo e che coinvolge i vari autori selezionati e antologizzati nei tre volumi curati da Emanuele Marcuccio, poeta e aforista di grande sensibilità. Marcuccio […] sa bene che la poesia è un valore imperituro e della poesia ne ha fatto la sua missione nella vita. In un panorama odierno, popolato da falsi miti e finti profeti, il [suo] progetto editoriale assume una connotazione di autentica e genuina “sfida” letteraria in mezzo a una realtà editoriale, mercificata, desolata e frammentaria. […] I singoli poeti di questo terzo volume dialogano tra di loro e i temi trattati sono molteplici: dall’amore per la natura che sembra essere uno dei temi predominanti alle riflessioni esistenziali, al “sentimento del tempo” di ungarettiana memoria ad atteggiamenti più lirici e meditativi sul senso della vita. E non mancano liriche ispirate alle opere di d’Annunzio, Montale e Palazzeschi. […] Il tutto amalgamato sapientemente da Marcuccio in un grande e ideale abbraccio fraterno nei confronti dell’umanità intera.»
Scrive Lorenzo Spurio nel saggio di postfazione: «Nessun dittico contenuto nei tre volumi è il frutto di una decisione preventiva, vale a dire nessun dittico è nato in maniera forzosa e richiesta, per i poeti, di elaborare una poesia che presentasse un determinato tema. È stato Marcuccio, ed è questo uno dei punti di forza del lavoro, leggendo poesie degli autori in rete, in sillogi personali, in antologie, a scovare di volta in volta possibili analogie, comunanze, parallelismi, elementi di rimando, concetti affini, punti rimarchevoli di contatto da permettere un accostamento di liriche di autori diversi.
Nessun poeta in dittico, infatti, ha mai scelto l’autore con il quale avrebbe costruito il dittico poetico né a partire da una sua poesia alla quale, magari, era molto legato, ha intimato un altro poeta a scrivere qualcosa di simile. Il tutto, infatti, la scelta sapientissima ed oculata, la costruzione del dittico dopo un’analisi attenta delle componenti delle liriche e il loro potere evocativo, è stato compito di Marcuccio. Curatore che, proprio come un incantato pigmalione, è andato a scavare le trame più dense dei vari componimenti lirici, sezionandoli, assaporandoli, vivificandoli con l’ampiezza della sua capacità, completamente originale ed invidiabile, di saperli rapportare ad un altro.
L’operazione svolta da Marcuccio, democratica e ampia, si inserisce in un procedimento letterario assai onesto e del quale è doveroso parlare dove la poesia cessa di essere manifestazione dell’animo del singolo, rappresentazione -sdolcinata o meno- di un vissuto personale, per interagire in maniera vibrante con altre poesie, costituendo un dialogico ricco e foriero di nuove essenze. La poesia da personale diventa fatto collettivo: gli autori in dittico sembrano quasi tenersi leggiadramente per mano, scanzonati, ed avanzare su un prato in maniera spensierata per poi unirsi agli altri in un girotondo, che poi è il girotondo dellʼAnima.»
In questa non solita opera antologica sono presenti poesie di Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Giovanna Nives Sinigaglia, Grazia Finocchiaro, Daniela Ferraro, Rosalba Di Vona, Giusy Tolomeo, Maria Rita Massetti, Antonella Monti, Luigi Pio Carmina, Lucia Bonanni, Maria Chiarello, Francesco Paolo Catanzaro, Ciro Imperato, Teocleziano Degli Ugonotti, Grazia Tagliente, Giorgia Catalano, Lorenzo Spurio, Maria Palumbo, Francesca Luzzio, Giorgio Milanese, Aldo Occhipinti.
SCHEDA DEL LIBRO
TITOLO: Dipthycha 3
SOTTOTITOLO: Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…
[1] D’accordo con tutti gli autori presenti in antologia, si procederà alla devoluzione dell’intero ricavato vendite ad AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), così come si è già fatto con i precedenti due volumi: Dipthycha (Photocity Edizioni, 2013); Dipthycha 2 (TraccePerLaMeta Edizioni, 2015).
Convivio in versi approda alla Biblioteca La Fornace di Moie
MOIE DI MAIOLATI SPONTINI (AN)
COMUNICATO STAMPA
Lo scrittore e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, dopo anni di intenso lavoro di ricerca e studio ha pubblicato nei mesi scorsi, per i tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, una antologia in due volumi sulla poesia marchigiana.
In Convivio in versi, Spurio ha raccolto le esperienze poetiche di un gran numero di intellettuali che, nati o vissuti a stretto contatto con la Regione, hanno prodotto una significativa attività poetica e letteraria. L’opera, che ha ottenuto i Patrocini Morali dei maggiori comuni della Regione e dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, prende in esame esponenti dell’intera Regione nati a partire dal 1850 sino ad oggi. Nella nota introduttiva il curatore chiarifica l’intento di una operazione editoriale di questo tipo, ben sintetizzato dal sottotitolo stesso dell’opera che recita Mappatura democratica della poesia marchigiana.
Dopo gli incontri che si sono svolti a Porto Recanati, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto, venerdì 29 aprile alle ore 21 l’opera verrà presentata alla Biblioteca La Fornace di Moie di Maiolati Spontini (AN).
La serata di presentazione sarà condotta dal professore e poeta Antonio Cerquarelli, con un intervento di Stefano Bardi (collaboratore della rivista di letteratura “Euterpe”) e del poeta locale Aldo Calderigi che darà lettura a suoi testi poetici. Nell’occasione verrà proiettato un video in memoria della poetessa Novella Torregiani Grilli di Porto Recanati deceduta lo scorso anno.
Durante l’evento sarà possibile acquistare il volume.
La Commissione di Giuria della 2° Edizione del Premio Letterario “Città di Fermo” così composta: Lorenzo Spurio, Susanna Polimanti, Michela Zanarella, Stefania Pasquali, Cinzia Franceschelli, Marco Rotunno, Filippo Massacci, Luana Trapè, Mons. Mario Lusek, Anna Scarpetta, Riccardo Manzini e presieduta da Lorenzo Spurio dopo attenta operazione di lettura e valutazione dei materiali pervenuti per le quattro sezioni di riferimento, di seguito indicate, ha stilato regolare verbale contenente la classifica finale del premio.
A continuazione si forniscono, inoltre, importanti indicazioni circa l’invio dei propri testi in digitale, il ritiro dei premi e la serata di premiazione.
Sezione A – Poesia
Vincitori
1° Premio – MARIA RITA MASSETTI (San Benedetto del Tronto – AP) con la poesia “Sentimi, ascolta”
2° Premio – RITA STANZIONE (Roccapiemonte – SA) con la poesia “Un bianco d’Africa e di polvere”
3° Premio – GIANNI BALERCIA (Ancona) con la poesia “I ricordi di bambino”
Premio Speciale del Presidente di Giuria
MARIA TERESA INFANTE (S. Severo – FG) con la poesia “Senz’alba (Mai nato)”
Premio Speciale del Presidente del Premio
VALERIA ANDRENACCI (Monte San Pietrangeli – FM) con la poesia “Torneranno a suonare”
Menzioni d’Onore
MARIA CHIARA QUARTU (Garbagnate Milanese – MI) con la poesia “Piccolo faro”
EMANUELE GAGLIARDI (Roma) con la poesia “Sotto l’ombrello”
ENZO BACCA (Larino – CB) con la poesia “Oltre i sassi la cattedrale d’ulivi”
MASSIMO VITO MASSA (Bari) con la poesia “Ti chiamano Shamira”
MANUELA MAGI (Tolentino – MC) con la poesia “Le nostre stagioni”
RITA MUSCARDIN (Savona) con la poesia “Il canto dell’abbandono”
DANIELA GREGORINI (Ponte Sasso di Fano – PU) con la poesia “Madre del tempo”
Menzione d’Onore Junior
DANIELE LEONARDO ANDRENACCI (Porto San Giorgio – FM) con la poesia “Il mare a mezzanotte”
Segnalazioni
TIZIANA MONARI (Prato) con la poesia “Jamila e sua madre”
PAOLA CARMIGNANI (Altopascio – LU) con la poesia “Senza far rumore”
ANTONELLA PROIETTI (Roma) con la poesia “Il mio amore è barca tranquilla”
MASSIMO FABRIZI (Monte Roberto – AN) con la poesia “Aylan”
RODOLFO VETTORELLO (Milano) con la poesia “So cose che ignoravo di sapere”
Sezione B – Poesia religiosa
Vincitori
1° Premio – LUCA GIACOMETTI (Falconara M.ma – AN) con la poesia “Una preghiera”
2° Premio – ROBERTO RAGAZZI (Trecenta – RO) con “Infinita preghiera”
3° Premio – ALESSANDRO CORSI (Livorno) con la poesia “Straniero”
Premio Speciale Chiesa Cattolica
GIANNI PALAZZESI (Appignano – MC) con la poesia “Ho cercato Dio”
Menzioni d’Onore
ANNAMARIA PECORARO (Reggello – FI) con la poesia “Sono solo un uomo”
ANTONIO AFFINITO (Ferentino – FR) con la poesia “31 Giugno”
ALFONZETTI MARIO (Ladispoli – RM) con la poesia “Preghiera alla SS. Trinità”
GAETANO CATALANI (Ardore – RC) con la poesia “Era pioggia d’amore”
Sezione C – Poesia in dialetto
Vincitori
1° Premio – ATTILIO ROSSI (Carmagnola – TO) con la poesia “Quand ch’-i sareu pì nen”
2° Premio – EMANUELE ZAMBETTA (Bari) con la poesia “Asselùte trìdece anne”
3° Premio – GAETANO CATALANI (Ardore – RC) con la poesia “Cinnari”
Menzioni d’Onore
ERICA GAZZOLDI (Manerbio – BS) con la poesia “I mé pensér”
ANGELO GALLO (Roma) con la poesia “Er equilibrista tra li palazzi”
ELISABETTA FREDDI (Senigallia – AN) con la poesia “’L sciugh d. la vita”
GUIDO DE PAOLIS (San Vito Romano – RM) con la poesia “L’urdema fenestra”
SERGIO CAMELLINI (Modena) con la poesia “La nostra purzioun ed mand”
Segnalazione
FRANCO PONSEGGI (Bagnacavallo – RA) con la poesia “Migrantes”
Sezione D – Racconto breve
Vincitori
1° Premio – NATALIA LENZI (Quarrata – PT) con il racconto “Il cielo sopra la strada”
2° Premio – MARIA TERESA MONTANARO (Canelli – AT) con il racconto “Maledetta follia”
3° Premio – ELENA COPPARI (Agugliano – AN) con il racconto “Era il 1948”
Premio Speciale del Presidente di Giuria
MAURIZIO MINNUCCI (Porto San Giorgio – FM) con il racconto “La cioccolata”
Premio Speciale del Presidente del Premio
MARCO SQUARCIA (Amandola – FM) con il racconto “Due penne, un padre, un figlio”
Menzioni d’Onore
GIOVANNI GALEONE (Mesagne – BR) con il racconto “Una fredda serata”
LAURO ZANCHI (Crema) con il racconto “Lettera dal fronte”
VLADIMIRO LECCA (Roma) con il racconto “Il sapore aspro delle melecotogne a Saint Denis”
MANOLA FREDIANI (Livorno) con il racconto “Un giorno qualunque”
MARCO PICCIONI (Cerveteri – RM) con il racconto “Cuore di neve”
Menzione d’Onore Junior
FEDERICA TOMASIELLO (Guardia Sanframondi – BN) con il racconto “Stranieri fratelli, stranieri fra noi”
Segnalazioni
NAZZARENO CAPORALI (Milano) con il racconto “Jeta e Pietro”
BIANCA CHILOVI (Milano) con il racconto “L’ultimo partigiano”
PIERANGELO COLOMBO (Casatenovo – LC) con il racconto “Ricordi fugaci”
GIULIANA MONTORSI (Roma) con il racconto “Alda”
FRANCO PATONICO (Senigallia – AN) con il racconto “Gli uomini non cambiano”
Consistenza dei Premi
Come indicato dal bando di partecipazione al concorso i Premi consisteranno in:
Vincitori – Sez. A, C, D 1° Premio: Targa, diploma con motivazione della Giuria e 150€
Vincitori – Sez. B 1° Premio: Targa, diploma con motivazione della Giuria, oggetto a motivo religioso
Vincitori 2° Premio: Targa, diploma con motivazione della Giuria e libri
Vincitori 3° Premio: Targa, diploma con motivazione della Giuria
Premi speciali: Targa e diploma con motivazione della Giuria
Menzioni d’Onore: Coppa e diploma
Segnalazioni: Diploma
Pubblicazione in antologia
Tutti i testi dei Vincitori, dei Menzionati e dei Segnalati verranno pubblicati in antologia. Gli autori sono tenuti ad inviare il loro testo con il quale sono risultati vincitori in formato Word alla mail premiocittadifermo@gmail.com entro e non oltre il 2 maggio 2016.
I testi inviati in digitale dovranno essere identici a quelli inviati in cartaceo e non dovranno pertanto riportare cambiamenti, correzioni od aggiunte.
Il presente messaggio non verrà reiterato a mezzo mail o telefonico ed è dunque ultimo e perentorio.
L’antologia del concorso sarà disponibile alla vendita il giorno della Premiazione. I proventi verranno donati alla Associazione “Il Ponte Onlus” di Fermo che si occupa di volontariato e nella fattispecie “opera per combattere il disagio sociale e la povertà, cercando di dare una risposta ai bisogni essenziali delle persone e delle famiglie”.
Ritiro dei Premi
Come indicato al punto 12 del bando di partecipazione i vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, la targa/coppa e il diploma potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, mentre i premi in denaro non verranno consegnati e saranno incamerati dagli enti organizzatori per future edizioni del Premio.
Stessa cosa è da intendersi per coloro che hanno ottenuto una Menzione d’Onore, una segnalazione o un Premio Speciale.
La premiazione si terrà domenica 29 maggio 2016 a partire dalle ore 17:30 a FERMO presso l’Auditorium San Martino (Via Giacomo Leopardi 4).
È richiesto di confermare la propria presenza entro il 22 maggio p.v., per permettere una più attenta organizzazione dell’evento e delle eventuali tempistiche.
Per ogni altra richiesta di informazioni inerente alla Premiazione, si rimanda ai contatti mail presenti al termine del verbale.
Domenica 24 Aprile all’Auditorium Marini di Falconara Marittima (AN) lo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio presenterà l’ultimo libro di poesie del poeta anconetano Mauro Cesaretti dal titolo “Se è Poesia, lo sarà per sempre”.
Nell’occasione Spurio parlerà e presenterà al pubblico anche la sua opera antologica in due volumi sulla poesia marchigiana (dove Cesaretti è inserito) che sta portando in giro per le Marche in varie presentazioni.
Interverranno i poeti Umberto Emili, Laura Margherita Volante, Elvio Angeletti e Massimo Grilli (antologizzati nell’opera “Convivio in versi”) che daranno lettura ad alcune loro poesie.
La serata, organizzata dalla Libreria Tomo d’Oro con il Patrocinio del Comune di Falconara Marittima sarà impreziosita dall’intervento musicale del quartetto dell’Istituto Musicale Marini e da una performance di danza di Luca Marchetti.
Dopo la presentazione dello scorso 6 aprile a San Benedetto del Tronto svoltasi presso la Sala della Poesia di Palazzo Bice Piacentini, il critico letterario Lorenzo Spurio ritorna nella provincia ascolana per presentare la sua monumentale opera antologica sulla poesia marchigiana, “Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana”. L’opera, edita in due volumi dall’editore fiorentino PoetiKanten Edizioni, contempla in maniera organica e ben documentata nei profili biografici dei vari poeti una grande quantità di espressioni poetiche che hanno contraddistinto la Regione e non solo. Spurio in questa ampia operazione volta a creare una “mappatura democratica” ha inserito un totale di circa 300 poeti con altrettanti testi poetici scelti a testimonianza di quanto l’unica regione “al plurale” sia ricca e variegata non solo negli squarci paesaggistici ma anche nel canto d’intimità col verso, nella Poesia.
L’opera verrà presentata sabato 16 aprile a partire dalle ore 18:00 presso la Sala Conferenze della Libreria Rinascita (Piazza Roma 7) ad ASCOLI PICENO. Presenterà l’autore e l’opera la scrittrice e recensionista Susanna Polimanti e a seguire si avrà un intervento del poeta locale Guido Nardinocchi vertente sulla poesia ascolana.
I poeti antologizzati in sala declameranno le loro poesie.
L’entrata è libera. La S.V. è invitata a partecipare.
I prossimi incontri nei quali il curatore parlerà e presenterà l’opera già organizzati si terranno secondo il seguente calendario: 24 Aprile 2016 ore – Auditorium Marini a Falconara Marittima(AN) all’interno della presentazione del libro di poesie di Mauro Cesaretti; 29 Aprile 2016 ore 21:00 Biblioteca “La Fornace” EffeMme di Moie di Maiolati Spontini (AN); 8 Maggio 2016 ore 18:00 a Fermo (location da definire); 15 Maggio 2016 ore 17:30 Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni a Jesi (AN); 27 Maggio 2016 all’Alexander Museum a Pesaro.
A San Benedetto la presentazione dell’antologia curata da Lorenzo Spurio
Lo scrittore e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, dopo due anni e mezzo di intenso e serrato lavoro di ricerca e studio ha pubblicato per i tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze una antologia sulla poesia marchigiana in due volumi.
In Convivio in versi, Spurio ha raccolto le esperienze poetiche di un gran numero di intellettuali che, nati o vissuti a stretto contatto con la Regione, hanno prodotto una significativa attività poetica e letteraria. L’opera, che ha ottenuto i Patrocini Morali dei maggiori comuni della Regione e dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, prende in esame esponenti dell’intera Regione nati a partire dal 1850 sino ad oggi. Nella nota introduttiva il curatore chiarifica l’intento di una operazione editoriale di questo tipo, ben sintetizzato dal sottotitolo stesso dell’opera che recita Mappatura democratica della poesia marchigiana.
Dopo gli incontri che si sono svolti a Sassoferrato, Marzocca e Porto Recanati, domenica 3 Aprile a partire dalle ore 18 presso la Sala della Poesia di Palazzo Piacentini a San Benedetto Alta (Via del Consolato 14) si terrà la presentazione dell’opera.
La serata di presentazione sarà condotta dalla poetessa e scrittrice Stefania Pasquali che presenterà il volume e l’autore con un intervento della scrittrice Susanna Polimanti. La serata sarà allietata dagli intermezzi musicali di Silvia Talamonti (chitarra classica) e Alice Di Monte (violino).
A seguire si terranno le letture di testi poetici dall’antologia da parte dei poeti presenti all’evento e, nell’occasione, si potrà acquistare il volume.
La poetica di Michela Tombi, poetessa pesarese che negli ultimi anni ha ottenuto vari riconoscimenti in premi letterari, si caratterizza per la soavità dei contenuti e la descrizione attenta del suo mondo personale e ambientale. Il linguaggio, sempre sostenuto da introspezioni molto profonde, sembra manifestare una certa allergia nei confronti delle forme retoriche che spesso, banalmente e smodatamente, vengono impiegate in poesia con lo scopo unico di impressionare il lettore o di sviarlo da una più diretta interpretazione.
Nelle poesie di Michela Tombi non c’è niente di ermetico né di ostico, tutto è felicemente trasposto sulla carta con una forma semplice in grado di raggiungere tutti, con un’esattezza descrittiva che si sposa a un’efficace restituzione di immagini. Sebbene siano presenti in alcune liriche versi che reiterano la parte introduttiva, non siamo dinanzi a delle vere e proprie anafore, piuttosto –sembrerebbe- all’esplicitazione di un ragionamento che la Nostra va facendo, man mano, a voce alta, rendendoci partecipi delle sue disquisizioni e pensieri.
La prima plaquette pubblicata si trova sotto il titolo di Dedica al mistero (2013) ed è ben evidente da questo titolo quanto la Nostra, oltre ad essere particolarmente affezionata –come si vedrà- al mondo naturale, sia legata anche al mondo della filosofia, dell’elucubrazione, della religione ossia a tutte quelle brache dello Scibile che non hanno direttamente prova concreta di applicazione. In maniera particolare è necessario osservare che tutte e tre le sillogi poetiche si aprono con varie citazioni poste in esergo, in apertura al testo, che la Nostra deve aver selezionato con particolare cura sentendosi molto riconosciuta in tali definizioni sul senso dell’esistenza, sulla complessità umana, sul valore della natura. Ho sempre riconosciuto in chi cita una persona concreta e riconoscente che fa a meno di dar sfoggio delle sue conoscenze e studi per impiegare, invece, passi ed estratti particolarmente rilevanti per il suo percorso, necessari per arginare un discorso che si intende fare, come mezzo accessorio e collaterale per poter introdursi in una data piega dell’esistenza. La Nostra cita esponenti del mondo filosofico molto distanti da noi: Erasmo da Rotterdam, Epicuro, Talete di Mileto, Platone, Aristotele, Plutarco e letterati quali Oscar Wilde e il poeta del Dolce Stil Novo, Guido Guinizzelli.
Le tre sillogi poetiche della poetessa Michela Tombi, oggetto di analisi del presente saggio
La prima silloge si apre con una poesia dal titolo “La mia follia” dove la pazzia che la Nostra –mi pare di capire- intende come libera genialità, creatività senza limiti (e non in termini patologici) viene esaltata quale ingrediente necessario di un’esistenza spensierata e amorevole che la porta a dire: “La follia è la mia maestra”[2]. Concetto distillato nella citazione che, nel secondo volume dal titolo Lo scrigno dell’anima (2014), è contenuto nella chiosa di Erasmo da Rotterdam che così riporta: “Le idee migliori non vengono dalla ragione ma da una lucida, visionaria follia”. Si capisce, allora, quanta importanza Michela Tombi riconosca non solo alla libertà di immaginazione ma all’esigenza che l’uomo senta su di sé di farsi artefice di qualcosa: “Senza creare/ non ha senso esistere”.[3]
È possibile riscontrare varie immagini e tematiche di ampio respiro che pervadono trasversalmente gli interessi della Nostra ravvisabili in una poetica efficace e schietta, libera da orpelli, votata all’essenzialità delle esperienze senza liturgie semantiche né arcani linguistici. Una delle costanti è la presenza delle forme antinomiche, quelle che più generalmente potremmo definire ‘contrasti’ od ‘opposti’. Si tratta di tutte quelle figure che, poste in risalto ed accomunate in versi contigui, la Nostra impiega per sottolineare la doppiezza e la multiformità dell’esistenza. Nella poesia “Contraddizioni”, il cui titolo esplica già molto bene questa tendenza all’impiego di una semantica manichea, la Nostra esprime la totalità dell’animo umano nella figura di un sorriso e delle lacrime, testimoni di gioia e dolori. Altri contrasti di cui la Nostra si serve nelle sue divagazioni liriche sono quelle tra entità angelica-diavolo che possiamo semplificare in Dio-Satana, maschio-femmina, vita-morte, padre-madre, occhi-cuore, terra-cielo, acqua-fuoco, inverno-primavera in due liriche messe a specchio tra “la fine di un ciclo”[4] e la “dolce stagione”,…
Di particolare suggestione la lirica “Verde emozione” nella quale la Nostra ci parla dello spazio verde della sua città al quale sono legati momenti felici e dove spesso si ritrova a proteggersi e a colloquiare col suo animo. “Credo che ognuno debba avere il proprio bosco”[5] dice la Nostra e ci fa venire in mente il giardino segreto del celebre romanzo di F.H. Burnett, luogo di spensieratezza e pacificazione dove la bambina ritorna e si sente libera e felice. Del mondo dell’infanzia la Nostra richiama, nella poesia “Le tue violette”, una propensione ludico-disincantata del suo essere affine alla genuinità e incontaminazione del pensiero tipica dei ragazzini: “Quel fanciullino che tanto Pascoli cantò,/ in me è ancora e sempre vivo”.[6]
La seconda silloge presenta varie liriche dedicate a persone care alla Nostra, i genitori, i nipoti, la sorella, etc. nonché dei componimenti dove ancor meglio, rispetto al precedente libro, si riscontra una profonda spiritualità che si unisce a una poetica viscerale e delicata, dai toni colorati che mostra un fervido incanto verso la natura alla quale appartiene, pacata ed intelligente, in cui la Nostra è in grado di osservare il mondo con gli occhi dell’amore e della speranza. “L’altalena della vita”[7] può essere percorsa in maniera lenta od impetuosa, a strattoni o in maniera più regolare. Soprattutto, deve esser condivisa con qualcuno.
Il sentimento del paesaggio tipico nei poeti marchigiani più radicati alla terra è ben presente e si delinea per mezzo di alcune liriche che descrivono egregiamente e in maniera assai impressionistica paesaggi, ambienti, la natura incontaminata del Pesarese e della zona del Montefeltro caratterizzata dai “fiabeschi paesaggi”[8]. Dai promontori alle valli che degradano verso la costa caratterizzate dal corso dei fiumi di cui le Marche sono percorse secondo una conformazione a “pettine”. Dal “Monte delle Cesane” leggiamo dei “pini, […] le ginestre, belle/ altere come regine,/ lucenti come stelle”[9] mentre ne “Il mio mare” la sua città costiera diviene il punto privilegiato di un rapporto verso un’alterità difficilmente percettibile che si staglia indisturbata “verso l’orizzonte infinito”.[10]
In questa intimità appassionata della Nostra col mezzo naturale non possiamo non notare l’importanza affidata al silenzio percepito come elemento necessario non solo per la contemplazione e una sana riflessione sul proprio microcosmo e macrocosmo, ma soprattutto quale condizione di tregua dal mondo rumoroso e indistinto di fuori: “Il mondo ha disprezzato il silenzio/ anche per questo la nostra esistenza/ non ha più un vero senso”.[11] Tutto accade oggigiorno nella frenesia impellente, nella foga comunicativa, nell’abuso della comunicazione, nel fastidio e nel rumore dissacrante che non consentono il sano colloquio e raffronto, la giusta percezione dell’altro. “Sì,/ perché nel silenzio soltanto,/ i segreti nascono e fioriscono,/ e portano sempre/ nuova ricchezza e respiro/ ai nostri pensieri”.[12] Ed ecco, allora, che il silenzio diviene quel tempo-spazio sospeso, privato e salvifico, per l’allontanamento dal tran tran consuetudinario, dal mondo di fuori e riscoprire sé stessi e ritrovare la pace dell’anima: “Avevo bisogno di silenzio,/ la collina è stata fatale”[13] con la consapevolezza che la natura silente e immota è partecipe alla nostra presenza in essa, imperscrutata ma costante: “I fiori ascoltano i tuoi silenzi”.[14]
L’autrice, Michela Tombi
Nell’ultima raccolta, Con gli occhi della luna (2015), sembra scorgere una dedica sottaciuta unica delle varie liriche che parlano delle e alle donne. La lirica d’apertura, “L’arpa” ci parla, infatti, dell’ “incanto poetico di Saffo,/ la devozione di Penelope,/ la saggezza di Ipazia,/ la forza di Cleopatra,/ il coraggio di Giovanna d’Arco,/ la passione di Artemisia”[15] associando a sei celebri donne della mitologia e della storia (l’unico personaggio storico citato è Giovanna d’Arco) altrettante virtù e caratterizzazioni del gentil sesso quali, appunto, l’ardore della passione e la sublimazione poetica. La stessa presenza della luna, citata nel titolo, è ulteriore collegamento alla sfera femminile, alla simbologia mitica della Grande Madre dove i cicli lunari e i cicli femminili si manifestano con una tendenza analoga.
Importanti e ricorrenti i moniti sociali della Nostra che da una parte attestano una civiltà imbarbarita, automatizzata e dal sentimento annichilito e dall’altra intimano a una maggiore solidarietà, attenzione, connivenza sociale e interesse verso l’altro. La presa di coscienza non di rado è abbastanza scoraggiante, la Nostra non cela la perplessità verso una società che, alla tumultuosa rincorsa al soddisfacimento di ogni genere di egoismi, ha perso di vista i valori autentici e basilari alla difesa del bene comune: “Il più grande, radicato mito del nostro tempo/ temo sia il vuoto/ e l’apparenza che lo anticipa/ come una veste regale”.[16] Di grande impatto questi versi dove la vuotezza, la mancanza di moralità e la depravazione che dilagano si presentano in alta foggia, impreziosite da un abito di sfarzo che illusoriamente alletta e richiama, ma svia e depista finendo per fagocitare chi, privo di baluardi e punti di fermezza, è in balia di meccanismi annichilenti e mendaci.
In “Spreco” la Nostra si rivolge in maniera mesta ai “nostri fratelli del mondo”[17] mentre nella poesia scritta nell’occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, dopo un sintetico panegirico sulla grandezza fisica e culturale del Belpaese, non manca di mostrare fastidio per la mancata coesione e collaborazione delle genti che lo abitano, serrando il componimento con un anticlimax discendente di delusione e dolente scoramento. Sensazione fastidiosa che si amplifica ancor più nella dolorosa presa di coscienza di un mondo sociale distante e disattento, pericoloso e incapace di ascoltare: “L’umanità senza coscienza/ della propria anima/ mi spaventa”.[18]
Ancora uno scatto dell’autrice dei tre libri, la poetessa pesarese Michela Tombi
L’animo speranzoso della Nostra è accentuato, però, in quelle liriche in cui l’edenicità della natura non è inquinata dalla presenza indecorosa e malevola dell’uomo come in “Certezza” dove la Nostra si appiglia con virulenza a una celebre chiosa di dostoevskijiana memoria: “La bellezza salverà il mondo!”[19] Alla natura amica, alla sua presenza costante, con la quale non di rado la Nostra agogna a un vero e proprio discioglimento panteistico, Michela Tombi intravede una possibile traccia di effettiva apertura e di percorribile speranza: “Madre natura, alberi,/ è bello vivere con voi/ sotto lo stesso cielo”.[20] Da culla protettiva a spazio d’evasione, la natura incontaminata è quell’ambiente che va preservato ed ascoltato, nei suoi tanti silenzi, annullando dalla propria testa i ritmi incalzanti e le cacofonie stancanti dei giorni l’uno uguale all’altro: “Il fiore sboccia/ nonostante tutto./ Nonostante la guerra, la violenza./ […]/ Per un momento/ dimentico le miserie umane,/ il loro spaventoso lezzo”.[21]
Non tutti sono così disposti a trovare del tempo per osservare un fiore che sboccia e stupirsene. A farsi trascinare da un processo naturale che ha in sé tanta magia e poesia al contempo. La Nostra, che ha sposato la pacificante idea che la “Poesia è vita vera, vissuta”[22], come una silfide contemporanea ama perdersi in quella natura che, seppur poco distante dalla città, è in grado di farla star bene, rinvigorire i pensieri, rinforzare ogni volta di più quel patto segreto con la terra.
Il concorso di poesia “Città di Porto Recanati”, fondato e organizzato per quasi trent’anni da Renato Pigliacampo, poeta, scrittore e professore sordo, è uno dei più longevi d’Italia e interessanti delle Marche. Negli anni ha raccolto testi poetici di elevato valore civile, incentrati sulle difficoltà sociali, sulla disuguaglianza, sulla denuncia delle ingiustizie e sul riscatto degli emarginati. Oggi il premio continua, nonostante la scomparsa del fondatore, la missione di dare voce in forma poetica alle problematiche sociali.
BANDO DEL CONCORSO
1 – Ogni poeta partecipante può inviare una sola poesia.
Il tema è libero, tuttavia l’organizzazione consiglia di trattare tematiche relative alle problematiche sociali, alle disuguaglianze, alla disabilità, alla povertà, alla solitudine degli anziani, all’odissea dei migranti e dei profughi, ecc., tematiche per le quali fu istituito il Premio quasi trent’anni fa.
La poesia non deve superare i 35 versi, può anche essere stata edita, ma non vincitrice del primo premio in altri concorsi.
2 – La Giuria del concorso sceglierà dieci poesie vincitrici.
I primi tre classificati riceveranno premi in denaro, così ripartiti: 1° Classificato 500,00 € e Pergamena; 2° Classificato 300,00 € e Pergamena; 3° Classificato 200,00 € e Pergamena. I poeti classificati dal 4° al 10° posto riceveranno una Targa.
La Giuria assegnerà il Premio Speciale Renato Pigliacampo 2016 ad una poesia che sarà particolarmente vicina alla vita e ai contenuti lirici del fondatore del concorso, quali la disabilità sensoriale o la battaglia per i diritti degli handicappati.
Infine, la Giuria si riserva la facoltà di riconoscere premi speciali o di incoraggiamento.
3 – La Giuria è composta dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio (Presidente) e da Susanna Polimanti (scrittrice, recensionista), Rosanna Di Iorio (poetessa) e Rita Muscardin (poetessa). Oltre a stilare la graduatoria dei dieci poeti vincitori, la Giuria scriverà e renderà pubbliche le motivazioni relative ai primi tre premi del Concorso e al premio ‘Renato Pigliacampo’. Il Verbale delle decisioni della Giuria, con l’elenco di tutti i premiati/segnalati, sarà inviato via e-mail a tutti i poeti partecipanti.
4 – Ogni poeta partecipante dovrà inviare la propria poesia esclusivamente per posta elettronica all’indirizzo e-mail: poesia.portorecanati@gmail.com La poesia dovrà essere inviata entro il 25 luglio 2016.
Il poeta dovrà inviare un’unica e-mail con tre documenti allegati (word o pdf):
testo della poesia senza riferimenti alla propria identità;
testo della poesia con i propri dati personali (nome cognome, indirizzo domicilio, e-mail, telefono) e con dichiarazione di autenticità (“Dichiaro di essere l’unico autore della poesia”);
ricevuta di versamento della quota di partecipazione di 20 €.
5 – La quota di partecipazione al concorso è di 20 € e può essere versata con con una delle seguenti modalità:
versamento su PostePay n. 5333 1710 2372 6843 intestata a Marco Pigliacampo, Codice fiscale PGLMRC75E07E958C. Il versamento si può fare dagli Uffici Postali e dai tabaccai abilitati.
bonifico bancario su conto IBAN IT29J 07601 05138 276234476237 intestato a Marco Pigliacampo.
La quota è necessaria per la copertura del monte-premi e delle spese di organizzazione.
6 – La cerimonia di premiazione con il recital delle poesie premiate/segnalate si terrà a Porto Recanati, un sabato pomeriggio del mese di settembre 2016. Tutti i poeti partecipanti al concorso saranno informati per tempo, via e-mail, e invitati all’evento.
L’evento culturale sarà pubblicizzato sulle televisioni e i quotidiani regionali, sulle riviste nazionali specializzate e i siti web di poesia, sul sito www.ilsalottodegliartisti.it
L’organizzazione potrebbe decidere, in base al numero di partecipanti, di pubblicare un libro di raccolta delle poesie, eventualmente presentato il giorno della cerimonia.
Cosa resta è il titolo della recente silloge di Enrico Marià edita per i tipi di puntoacapo editrice. Il potenziale lettore si introduce nel percorso costituito dalle varie liriche del libro con un rovello iniziale: quella condizione di residualità, di scarto a cui il titolo vuole riferirsi.
La poetica di Enrico Marià, livida al punto tale da sprofondare nei toni meno lucidi, rifiuta la dimensione melensa e retorica del mondo per arginare i dilemmi e le problematiche del vivere mediante un linguaggio estremamente vivido e incalzante, con l’impiego di una sintassi spesso a-poetica e più in linea a un raccontare in prosa, alla cronaca propriamente detta.
Nella libertà del verso che Marià adotta è svincolato, così, dal tracciare sulla carta –quasi come un estemporaneo taccuino di un’esistenza travagliata- momenti di angoscia e depressione, vedute ciniche dinanzi a un mondo dove la miseria e la debolezza sembrano far da padroni.
L’universo del disagio esistenziale ben riconducibile al cancrenoso fenomeno della droga si ravvisa in un gran numero di componimenti, quasi una catena di episodi cruciali che hanno significato delle vere e proprie discese a baratri più o meno fondi, più o meno privi della luce del giorno.
La citazione in esergo di Vittorio Sereni ben traccia il tragitto che Marià intende farci fare con la restituzione di fotogrammi di momenti di delirio e di asfissia della ragione, in momenti di vita vissuti tra un incalzante abbandono sociale e una frenetica, ripiegata fuga da sé stessi. L’impossibilità della definizione spazio-temporale dell’uomo, la sua indicibile fisicità, la scivolosa immanenza nel Creato sono, per dirla alla Sereni, una condizione di impossibilità che, in quanto tale, grava ancor più sull’uomo provocando o incrementando un fiaccante senso di imperscutabilità, inettitudine e di impermanenza.
Il linguaggio, come si è già detto, è assai istintivo e iconico, fotografico e dolente, a trasmettere le scene di una domesticità che non si vive nel calore di una famiglia o nella rassicurante compagnia di persone amiche, piuttosto è l’assordante e inclemente periferia, quale spazio di per sé difficilmente mappabile e vivibile e dove lo scempio, la sregolatezza, la devianza si compiono e prolificano.
La sensazione più forte che si prova dinanzi a tale opera di Marià – che, pure è attento in una nota finale al libro nell’asserire: “l’empatia nei confronti di un forte e universale sentire declinato in fatti appartenenti ad uno spaccato di mondo che ho visto, respirato, toccato, conosciuto” – è quella di sentirci continuamente in balia di un vento freddo che ci scompiglia i capelli, ci infastidisce e non ci dà tregua. Non è tanto il freddo a pungere e a rappresentare l’elemento di fastidio maggiore, piuttosto è lo stesso sommovimento dell’aria che, puntualmente, ci fa barcollare, distogliere le attenzioni, che ci obbliga a ricevere gli influssi di queste ondate impetuose.
Enrico Marià, l’autore del libro
Nelle liriche di Marià troviamo quasi sempre la vita fronteggiata alla morte, le due vengono spesso citate in antitesi, altre volte l’una contiene l’altra in maniera infingarda e totalizzante come quando asserisce “la morte è l’unica vita/ che io conosca” (15).
Il messaggio che sembra provenire da simili lapidari versi, mai idilliaco e nemmanco speranzoso, incrementa ancor più quel senso di tormento dell’io lirico che sperimenta una condizione di anomalia esistenziale, automatismo, nichilismo e vero e proprio vittimismo indotto.
Perplessità e una vaghezza ampia di sentimenti coinvolgono l’io lirico nei confronti del genitore paterno, figura a tratti assente a tratti descritta come odiosa, a rappresentare un continuo duello psicologico tra negazione e desiderio di riconoscimento.
Marià, come un arcano premonitore, avverte la vita morente e passata che si vive al presente, ne dà manifestazione, l’attesta, vi riflette, conscio che la morte non sia un episodio ultimo che riguarda la dimensione celeste, ma un qualcosa di abituale che riguarda chi, proprio come ciò di cui lui scrive, ha un percorso accidentato, che svia verso la perdizione, che fa difficoltà a immettersi in un cammino meno problematico. La morte sta nell’errore che si compie senza avvedersene, sembra dirci il Nostro così come la violenza non è l’adozione di un comportamento irruento e manesco, istintivo dinanzi a sé stessi o al mondo, ma è esso stesso una via salvifica (pur nel paradosso) per risparmiarsi ulteriori tribolazioni. Non va dimenticato che la poesia è sempre qualcosa di molto personale e che diventa difficile poter dare un giudizio critico, obiettivo e pacato, dinanzi alla lettura di un testo che contiene in sé un percorso esistenziale, morale ed educativo che ha una sua genesi e sviluppo. Dinanzi alla dicotomia incalzate di morte-vita, di disperazione ineluttabile e di tranquillità il Nostro sembra focalizzato maggiormente a concettualizzare il complesso che fa riferimento a un inabissamento delle possibilità sebbene non manca di gettare un disperato SOS che, in mezzo a tanto deperimento morale e dissipazione esistenziale, va sicuramente colto: “Mi piacerebbe scegliere la vita” (34).
Tra rincorse verso illusori paradisi artificiali, abusi di droghe e difficili riscatti, indigenza e ripiegamento su sé stesso, il Nostro lancia il suo disperato e pure indefesso “grido della carne” (55) scoraggiato da una verità pesante come un macigno che innalza “la morte [a] unico riparo” (57) dando sfoggio a un inesauribile spirito apollineo che incalza con nettezza ogni tentativo di riparazione, rivincita e di sana resilienza.
Per accentuare il tono di asprezza e la netta composizione di spiriti di morte, Marià impiega un linguaggio preso in prestito alla politica parlando di “dittatura della vita” (62) e di “fascismo della bellezza” (67) costruendo definizione quanto mai ricche e dense nelle loro possibili accezioni nell’analisi esegetica.
L’abbiamo già detto, quella di Marià è una poetica ventosa. Non fumosa, vacua, leggera né sospesa. È il prodotto di un sommovimento impetuoso che coinvolge l’io lirico, una sorta di fenomeno shock dove l’onda d’urto, ancor meglio che da un punto di vista contenutistico, è data da quel verso secco e tagliente, insindacabile e imperituro, di una asciuttezza seriosa ed intemperante. Non il vento luziano, nemmanco quello verde di García Lorca, ma refoli che ostacolano ma al contempo instillano coscienza.
IL RICAVATO DALLA VENDITA VERRA’ DONATO ALLO IOM (ISTITUTO ONCOLOGICO MARCHIGIANO)
L’Associazione Culturale “Euterpe” di Jesi (AN) raccoglie poesie e racconti sul tema dell’amore e dell’integrazione (l’amore al tempo dell’integrazione) per creare un’antologia, i cui ricavi saranno devoluti in beneficenza allo IOM (Istituto Oncologico Marchigiano). Possono partecipare autori di tutta Italia, inviando un racconto sul tema di massimo 36.000 battute spazi inclusi o una poesia di massimo 40 versi, da spedire entro il 31 Marzo 2016 all’indirizzo e-mail stedevigna@gmail.com.
REGOLAMENTO 1 – Ogni autore che voglia partecipare all’antologia dovrà inviare un’email a stedevigna@gmail.com entro e non oltre il 31 marzo, indicando se vuole inserire un componimento poetico o letterario (unico limite: 40 versi per i componimenti poetici, 36.000 battute per i racconti);
2 – Gli organizzatori potranno scartare, a loro insindacabile giudizio, lavori che non siano consoni al tema o che violino palesemente diritti di terzi o che non siano accettabili dalla morale comune;
3 – Sarà cura degli organizzatori elaborare l’editing e rispedire le bozze ai rispettivi autori per l’approvazione delle correzioni (fase che verrà realizzata nel mese di aprile). A ogni autore verrà richiesta la liberatoria alla pubblicazione.
4 – La realizzazione dell’antologia sarà fatta nella massima economia (autopubblicazione o casa editrice interessata a pubblicare l’opera), in modo da devolvere i profitti all’Istituto Oncologico Marchigiano. Agli autori sarà chiesto un contributo una tantum di € 15,00 in cambio di una copia dell’antologia (la prima; le ulteriori copie saranno acquistate da chi vuole a prezzo autore da definirsi).
5 – La pubblicazione dell’opera è prevista in Maggio, e gli organizzatori si impegneranno entro Giugno a presentare la stessa durante un evento con la partecipazione degli autori e dei rappresentanti dello IOM. In seguito gli organizzatori promuoveranno tutte quelle iniziative atte a diffondre il libro, per poter rigirare i ricavi all’Associazione beneficiaria.
6 – Per qualsiasi dubbio o domanda ci si può rivolgere a Stefano Vignaroli o a Lorenzo Spurio.