Lucia Bonanni su “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio

LA CUCINA ARANCIONE di LORENZO SPURIO

Recensione di LUCIA BONANNI

 

cover_frontArancione: né rosso, né giallo.

Arancione: un miscuglio di rosso e di giallo

Rosso il colore della passione. Giallo il colore della follia.

I colori sono la manifestazione dell’energia e l’arcobaleno rappresenta sia il flusso di energia della terra sia quello del corpo umano. Nell’arcobaleno umano esistono colori fisici e chimici, equilibrio, cromatismo, mescolanza, fissazione, trasmissione.

Nella teoria sull’uso del colore Kandinskij dice che il colore può avere effetti sullo spettatore: un “effetto fisico”, basato su sensazioni momentanee, e un “aspetto psichico”, dovuto alla vibrazione che tocca le corde dell’interiorità. Sempre secondo il pittore, l’energia del giallo è prorompente, irrazionale e indica eccitazione mentre l’energia del rosso è consapevole e può essere incanalata.

A sua volta l’arancione esprime energia, movimento e più è vicino al giallo e più è superficiale.

Nella logica delle cinque W che riguardano la narrazione, nel who dei racconti di Spurio, oltre ai vari personaggi, può essere annoverato anche  il colore nelle sue allusive accezioni e simbologie e figure di significato: l’arancione della cucina, il nero dei capelli e dell’abbigliamento di Stella, l’ocra del cappotto della vecchia, il blu del desktop del computer, il carminio del rossetto, il bluette dei fili elettrici, quello del muro scrostato che l’autore lascia solo immaginare, il rosa acceso della casa al mare, il giallo della camicia dell’uomo di colore, il bouquet di fiori blu e gialli, quello dei vetri rotti della bottiglia, la tonalità “abbaiante” dei capelli e della carnagione del bambino…
Come afferma il personaggio principale del racconto “L’alfabeto numerico”,”La vita è un’espressione algebrica che può essere risolta in varie maniere”. Ma dico io!come si fa a vivere in una cucina arancione! In un ambiente dove, anche per gli arredi, non esiste altro colore, se non quello  enunciato e la gamba stecchita del tavolo non serve soltanto a sostenere il piano su cui si appoggia un vassoio con la zuccheriera e una tazzina da caffè, di color arancione, naturalmente!

Secondo J. Lacan l’inconscio è strutturato come un linguaggio; esso è una combinatoria di elementi discreti. La struttura di tale linguaggio emerge nelle funzioni dell’inconscio e, se manca un significante, allora il linguaggio divine espressione di trauma in quanto il linguaggio dell’inconscio si svolge su due assi: l’asse della sincronia che è quello della metafora, e l’asse della diacronia che è quello della metonimia. Esistono quindi vari registri: reale, simbolico, immaginario come esistono lo stadio dello specchio e quello simbolico.

“La cucina arancione” non è altro che un grande contenitore, uno scatolone in cui sono riposti tutti i disagi dell’affettività in relazione a comportamenti devianti, ansie, paranoie, allucinazioni, ossessioni, alienazioni, fissazioni, perversioni, manie, che i personaggi come le persone incontrano nel loro essere tali. Come afferma G. Bufalino, “Molti diventano personaggi perché non sanno essere persone” e i personaggi di Spurio sono persone reali e incarnano quella realtà che si dimostra la più abile dei nemici con i suoi attacchi inattesi e sorprendenti dove anche  “Il diavolo è un ottimista, se pensa di peggiorare gli uomini”.  

La sessualità è energia che si esprime sotto forma di pensiero, di movimento, di sentimento, di passione perché “C’è qualcosa di profondo e terribile nelle potenzialità della sessualità che costringe la società a tenerla separata dalle altre sfere in quanto sembra ed è puro gioco, ma scatena razioni che si svolgono sul registro del tutto e del nulla, della vita e della morte. Anche un semplice sguardo può mettere in moto desideri sfrenati, amore, odio, vendetta” ( F. Alberoni).

La women in dark, e forse avrebbe fatto meglio ad essere una women in red, “eccentrica, non particolarmente bella”, dallo sguardo smorto e le labbra tinte di carminio, se ne va in giro con un paio di scarpe così fuori tempo da risultare desuete anche nella vetrina di un punk o di un metallaro. E poi quel nome a richiamare brillantezza e fissità, persino affidabile ed attraente, una vera calamita come le sue forme arrotondate, si rivela un ossimoro col suo modo di essere. L’ingenuo avventore la crede la “Morte in persona” mentre al bancone del bar già chiede un “generoso rabbocco” non  solo di Jim Beam, il suo whisky preferito, insieme ad atteggiamenti ambigui e   parole frammentate.

“La fascinazione è sempre un invito e un rifiuto, in definitiva una sfida. Per questo (il personaggio) ha un effetto conturbante, inquietante, perché fa intravedere una modalità di esistenza beata” ( F. Alberoni). Ed anche quella volta la foga di Stella aveva avuto la meglio come pure il colore arancione. “È stata colpa dell’arancione della cucina”. Si scusò l’uomo, quando Stella gli disse che doveva andarsene da casa perché  come il suo primo marito “aveva superato i limiti della violenza”. Il poveretto, oltre alle sbronze,  le lasciò  i quadri, l’assegno di mantenimento, i soldi ricavati dalla vendita della casa, come risarcimento per quella carenza di stile e di gusto che l’aveva condotto alla violenza. Prese a fare il barbone e non fece alcun reclamo perché era certo che lei l’avrebbe denunciato per stupro. (dal racconto La cucina arancione).

La numerologia è una scienza esatta. Ogni numero ha un significato ben definito. E come il sette, somma del tre e del quattro, diviene tratto d’unione tra la Terra e il Cielo, il ventisei identificava una vecchia. Anche la smorfia napoletana parlava chiaro. Occorreva giocare subito quel numero a lotto! “… il coltello nella mano destra. Glielo infilai più volte nel petto. La lama entrò dentro come quando si taglia un formaggio molle”.  L’ossessione onirica si era trasformata in delitto, ma il protagonista del sogno piombò nel più cupo sconforto allorché si rese conto che si era soltanto illuso di averla uccisa e di essersi finalmente liberato di quegli incubi che lo  tormentavano. Quando si avvicinò al portone di casa ebbe soltanto il tempo di “vedere (la) moglie dietro la finestra che piangeva e singhiozzava.” (da racconto La vecchia col cappotto ocra).

“Crescendo e imparando a conoscere anche la famiglia di qualche sua amica, aveva capito che non erano le famiglie degli altri ad essere strane o preoccupanti, ma era la sua che non si uniformava alla Normalità. La povera Mariastella “allora cominciò a vergognarsi” e “saltuariamente le (sue) emicranie si presentavano con dei dolori lancinanti” e “pesante senso di vertigine. “Il grande armadio si stava spostando verso di lei, baldanzoso, con le ante aperte e ciondolanti per fagocitarla”. Ancora una volta vaneggiava e  sperimentava una “realtà distorta, irreale, frutto di un’alterazione psichica”.

A Michele non piaceva “sporcarsi le mani”. Lui  “era il dio del computer”. “All’aspetto non era brutto… era da escludere che avesse una relazione seria con una donna… e varie volte aveva preso delle  ferie abbastanza lunghe per andare in vacanza in sud America…”. “ Michele accese il computer e sorrise al bambino che si era seduto sulla poltrona per vedere la tv. Mentre era impegnato a diagnosticare il problema del computer, gettava sguardi interessati verso il bambino e… fu in grado di vederlo sotto un’altra prospettiva”Quando gli agenti suonarono alla porta per arrestarlo” pensò che “la gravità dell’episodio non stava in ciò che aveva commesso, ma nel suo dover  fare a meno del  pc”. Quando gli fu chiesto cosa avesse fatto al bambino,  rispose semplicemente che “doveva installare un software di base”. ( dal racconto Software di base).

E se nell’espressione poetica Spurio va dritto al cuore di chi legge, offrendo come sunto una forma didascalica come chiave di lettura del componimento, nell’espressione narrativa lo spiazza del tutto, lo disorienta e lo lascia persino dubbioso con i possibili significati di senso, lasciati all’ultima riga del racconto. Il metodo usato è sempre lo stesso: mostrare ciò che in effetti non è e sorprendere con ciò che in effetti è. Oppure disseminare indizi, ravvisabili anche negli stralci d’autore, tra cui I. McEwan, D. Campana, J. Josè Millás, C.M. Pemán, G. García Marquéz,   inseriti nella prima pagina del racconto,  per sorprendere e lasciare nel lettore anche un senso di incalzante smarrimento di fronte ad avvenimenti che talvolta destano stupore,  sdegno  e raccapriccio. “Quegli agenti erano stai una benedizione, tutto sommato”, “Ora la zia aveva una vita rovinata”, “L’indomani se ne andò a comparare un altro manichino”, “telefonai al sarto dicendogli di non dimezzare più gli altri indumenti”, Di sicuro anche lui è un fedele compagno di Alex Portnoy”.

Un libro di non facile lettura, quello di Spurio, considerando i dinamismi della personalità, il rapporto che essi hanno  in rapporto al modo con cui l’individuo si relaziona con il mondo, permettendo, se pur in forma narrativa,  un’analisi comparativa di casi clinici in cui si notano cambiamenti evidenti di comportamento rispetto ai così detti comportamenti “normali”.

Non c’è nulla di magico o di divinatorio nei racconti di Spurio. Solo realtà. Realtà cruda, realtà di personaggi che sono persone e come persone soffrono quel “male di vivere” che spesso sfocia in patologie conclamate, conflitti e devianze, del tutto avversi alla vita  e alla sua stessa natura.

Non c’è nulla di magico… solo un’approfondita conoscenza da parte dell’autore, non solo per quanto concerne i generi letterari, ma anche per quelle che sono le scuole psicologiche come la Gestalt ed altre per cui il testo “La cucina arancione”, oltre che letterario può essere considerato un vero e proprio saggio narrativo. 

Ad maiora

Lucia Bonanni

 

San Piero a Sieve, 10/11/14

A Firenze la premiazione della III edizione del Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi” (2014)

Sabato 15 novembre 2014 a Firenze presso la Sede Provinciale dell’Arci in Piazza de’ Ciompi 11 si è tenuta la serata di premiazione della terza edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” organizzato dalla Ass. Culturale Poetikanten in collaborazione con la rivista di letteratura “Euterpe” e Deliri Progressivi. L’iniziativa concorsuale è stata patrocinata dai Comuni di Roma, Brescia, Jesi (AN) e Dronero (CN). Durante la serata si è data lettura alle motivazioni che la Giuria ha stilato per la selezione delle opere vincitrici, menzionate e segnalate.

La Giuria presente era costituita da: Lorenzo Spurio (Presidente del Premio – Direttore della Rivista di lett. Euterpe, scrittore e critico lett.), Marzia Carocci (Presidente di Giuria, scrittrice, poetessa, recensionista), Michela Zanarella (poetessa, giornalista), Annamaria Pecoraro (Direttrice di Deliri Progressivi, poetessa e scrittrice), Iuri Lombardi (Presidente Ass. Poetikanten, poeta e scrittore), Salvuccio Barravecchia (poeta).

La Giuria era costituita inoltre da altri giurati che non sono intervenuti fisicamente durante la premiazione: Martino Ciano (Scrittore), Giorgia Catalano (poetessa, scrittrice), Ilaria Celestini (poetessa, scrittrice), Emanuele Marcuccio (poeta e aforista), Luciano Somma (poeta) e Monica Pasero (poetessa, scrittrice).

Ad allietare la serata sono stati i ballerini di tango Giuseppe e Cristina Salerno della Scuola Pasion de Tango di Firenze accompagnati dal poeta Luis Algado e dalla attrice Elisa Zuri.

I proventi derivanti dalla vendita dell’antologia, edita da Poetikanten Edizioni, saranno devoluti -come da bando del concorso- alla Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM).

Di seguito alcuni scatti della serata (per i quali ringraziamo la bravissima Deborah Larocca) e…. ci auguriamo di ritrovarci alla prossima edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”!

 

LA COMMISSIONE DI GIURIA

giuria7(Da sinistra Michela ZANARELLA, Annamaria PECORARO, Iuri LOMBARDI, Salvuccio BARRAVECCHIA. Marzia CAROCCI e Lorenzo SPURIO)

 

VINCITORI

 

MENZIONI D’ONORE

 

SEGNALATI DALLA GIURIA:

 

MOMENTO DANZANTE: Giuseppe e Cristina Salerno

tango2

 

“Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio. Commento di Gabriella Pison

Nota critica a Neoplasie Civili di Lorenzo Spurio

A CURA DI GABRIELLA PISON

 

Featured Image -- 7051Credo che gli uomini abbiano perso la capacità di sperare, di incrociare gli sguardi per guardarsi vicendevolmente negli occhi, per sentirsi meno soli, così nei versi di Lorenzo Spurio:

si aspettava una folata di fumo
come un segnale tribale
e intanto il mondo lottava
e la gente si dava la morte
in ogni angolo del pianeta

 

Come ne “Il fiore giallo” se gli uomini riuscissero a sintonizzarsi sulle emozioni degli altri, per farle proprie, per armonizzarsi con l’universo e sentirsi una scintilla nel microcosmo, godrebbero del privilegio di sentirsi parte di un tutto e non un elettrone sfuggito al alle casualità del fato:

 

Di colpo mi son chinato a terra
e al margine di un marciapiede
ho colto un fiore giallo
cresciuto lì, forse per sbaglio

 

e con timore sospetto che il Cielo sia vuoto di rassicuranti convinzioni, Spurio affida al capriccio del destino, tra disperazione e speranza, l’anelito ad una visione di trionfo del Bene:

 

Ho odorato ancora il fiore
accorgendomi che esalava tristezza
e bisogno d’amore

 

anche se profetizza l’impossibilità a vedere una luce in “Ridicolous Job Act”

o  quando con il comandante oceanico
rabbuiato per la sua colpa
accoltellava l’umanità di angoscia
con il traghetto-catafalco
ricorda il tragico ed evitabile naufragio al largo della Corea del Sud.

 

Il misurarsi con le tragedie delle quotidianità gli consente forse di esorcizzarne i tratti, pur conservando la drammatica consapevolezza di trovarsi di fronte a laceranti geometrie, crepuscolari deliri nella solitudine che annichilisce e che ricorda Primo Levi in Se questo è un uomo:” L’uomo, ogni singolo uomo, è solo. Nessuno lo può aiutare. I legami di sangue sono svaniti, le amicizie non sussistono. Dio, in un momento tale, non esiste. O è molto lontano”

Così il nostro poeta, in Neoplasie civili, riscopre la sconfitta dell’uomo inerme di fronte alla certezza della sopraffazione, come in

Quando nel mondo si spara,
Gea si occulta la vista
e corre ad occhi serrati
verso rovi e sterpi acuminati
per accecarsi

 

 Alla fine forse solo l’affermazione del  proprio io su tutto ciò che sta intorno, garantisce  la propria inviolabilità, in un gioco di apparenti contrasti, dove la fuga ritaglia lacerti di salvezza, sia un sogno o una speranza: la morte come avventura della ragione, certezza metafisica di chi comprende quanto tutto sia incerto:

 

Sconvolto correvo per le vie,
allungavo la falcata
e correvo
sempre più veloce,
correvo…
 
…la vita mi scorciò per sempre.
Ora son gl’altri
a cantar le mie pene.
Forse

 

Una freschezza adolescenziale nei versi di Spurio calibrati da una scelta originale delle parole e dei contesti, vibrati da una emozione che cerca di mascherarsi nella penombra di riferimenti nietzschiani, dove l’uomo si libera da ogni forma di trascendenza, arrendendosi al non senso oltre l’essere

 

Riflettei sulla storia
che raggruma cancrene
e che defluisce in sbocchi
e che mai riporta la vittoria

 

e l’avventura della ragione sembra proteggere l’assurdo del non voler alzare gli occhi al cielo per paura di dover credere

 

inghiottivo veloci preghiere
sconclusionate, sorte per caso
e affinché non prendessero il sopravvento,
m’aggiravo per la casa
bestemmiando un qualcuno

 

Ma si tratta di vivere e pensare con questo strazio: per Lorenzo che con l’acutezza della luce intellettuale sembra surrogarsi nel pensiero di Camus quando ipotizza che il senso delle cose sia  irrimediabilmente perduto e che  l’uomo sia solo con il proprio desiderio di comprensione è un attimo in cui si smarrisce, in cui le immagini si dissolvono una nell’altra, esiste la possibilità di dare un senso all’esistenza

 

La battaglia si vince solo intentandola.

 

anzichè

 

Il mondo, un luogo di transito in cui la voce del ribelle deve farsi corale, anche se non si attende risposte

 

Negli interstizi della realtà che continua a scorrere, si avverte il tormento, che va oltre la monade della materia, e che si spinge verso un regno dove qualcosa salva dal disfacimento e dalla finitezza umana, con impressa nell’adynaton la tensione verso l’elevazione dello spirito:

Cristo si stropicciava gli occhi
in un Golgota di cartapesta,

 

ma “In cattedrale si suicida uno scrittore”

per sdegnare il tormento
di gravosi e disoneste leggi
contro-natura, che spaccano
la Sacra Famiglia
e demoralizzano il tragicomico
della vita d’oggi
passando per la farsa
e riducendo tutto in burle

 

ispirandosi allo scrittore francese Dominique Venner, suicida in Notre Dame, che annotava disperato come per scuotere il mondo dalla la letargia siano necessari e vitali gesti capaci di scuotere le coscienze risvegliando la memoria delle nostre origini, Lorenzo Spurio entra nell’anima, nelle sue galassie, nelle sue tensioni profetiche e quella che appare una fuga dalla speranza si fa catarsi del marchio di Caino:

 

Lo sprezzante
caudillo
era stato messo in ginocchio
non da armi o minacce,
ma dall’inesorabile esistenza.
 

Così Lorenzo gioca la sua poetica tra dirompenze metonimiche, intonazioni solenni,  lucide e crude esegesi, con analisi abbaglianti come squarci di sole nel Kali yuga della ragione: illuminazione caravaggesca prestata alle parole.

 

Gabriella Pison

Trieste, 19/10/2014

A Firenze la premiazione del III Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”, sab. 15.11.2014

PREMIAZIONE III PREMIO NAZIONALE DI POESIA

“L’ARTE IN VERSI” – Edizione 2014

Sabato 15-11-2014, ore 17:30

FIRENZE

Sede provinciale ARCI – Piazza de’ Ciompi 11

Info:  arteinversi@gmail.com 

 

COMUNICATO STAMPA

Sabato 15 novembre ci ritroveremo a Firenze presso la Sede Provinciale dell’Arci sita in Piazza de’ Ciompi 11 per l’attesa premiazione del III Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” organizzato da Euterpe Rivista Di Letteratura, Deliri Progressivi e dalla Associazione Poetikanten onlus, quest’anno con il Patrocinio Morale dei Comuni di Roma, Brescia, Jesi (AN) e Dronero (CN).

Vincitori
Sezione A – Poesia in italiano
1° – Anna Barzaghi
2° – Luisa Bolleri
3° ex aequo – Lorenzo Poggi
3° ex aequo – Nunzio Buono

Sezione B – Poesia in dialetto
1° – Luciano Gentiletti
2° – Nino Pedone
3° ex aequo – Katia Debora Melis
3° ex aequo – Nicolina Ros

Premio alla carriera poetica
Sandra Carresi

Verranno conferiti inoltre medaglie e diplomi alle Menzioni d’Onore e ai Segnalati le cui poesie saranno pubblicate nella antologia del premio.
I proventi derivanti dalla antologia del Premio saranno donati alla Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM).

La giuria del Premio era composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Marzia Carocci (Presidente di Giuria),Salvuccio BarravecchiaMartino Ciano, Emanuele Marcuccio Somma Bis Luciano Ilaria CelestiniGiorgia Catalano Monica Pasero Annamaria Dulcinea Pecoraro Iuri LombardiMichela Zanarella Bis

 

locandina premiazione arte in versi3

“Deltaplano” di Michele Miano. Recensione di Lorenzo Spurio

Deltaplano
di Michele Miano
Introduzione di Davide Foschi
BastogiLibri, Roma, 2014
ISBN: 9788898457595
Pagine: 43
Costo: 8€
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 
 
 
Un oceano di silenzio è muro
di queste illusioni
cassa ridondante di echi ormai lontani. (14)
 

Se è vero che qua e là nella poetica di Miano si ravvisano immagini in qualche modo funeste, collegate a un cupo sentire il dolore e la morte, come avviene nella lirica “Primavera” in cui la nuova stagione che si caratterizza per la rinascita dell’ambiente è collegata a immagini dure quali i “morsi di gelo”, le “profonde solitudini” e il tagliente “filo di vento”, non è mai un dolore che deprime o che angoscia il Nostro né il lettore che ne sperimenta la lettura perché mitigato dall’esperienza e fautore della costruzione di immagini. Michele Miano è un maestro nel plasmare la materia; ed è così che l’infinità della volta celeste diventa un mare in cui le stelle finiscono per annegarsi, per perdersi, fluttuare un po’ difficilmente, prima di inabissarsi completamente in quel blu denso e fagocitante (“Verso sera”, p. 7)

Il vento nelle liriche del Nostro non è mai portatore di una forza distruttiva o di un soffiare imperterrito, ma piuttosto è un residuo di vento, una ventilazione languida come il “filo di vento” (8), “un alito di vento” (9), “l’aria tiepida” (9) che ne caratterizza la mitezza degli ambienti e descrive questo aerare come lieve, appena percettibile. Gli spazi vengono descritti sempre da chi li abita, ed ecco allora che si incontreranno colombi, farfalle, ma anche germogli che lentamente crescono, proprio come le strilla di un ragazzino che gioca.

L’impiego nel lessico di una dimensione dicotomica o ossimorica è prevalente nella scrittura di Miano dove, come già detto, troviamo primavere di dolore, o “amaro miele” (11) ed ancora la sonnolenza di un’esistenza vissuta (s)regolatamente (“in bilico sul baratro”, 13) alla quale segue una nuova alba, fonte di un rinnovato auspicio e motivo di compiacimento con la natura tutta.

Non c’è nelle liriche di Miano la criticità che ci si aspetterebbe in un autore erudito che osserva il mondo e lo descrive vagliato dalla sperimentazione di certi sentimenti; ne consegue che non è propriamente esatto parlare di ermetismo della sua poetica perché non vi ravvedo il pessimismo di fondo; le immagini, laddove sono gravate di un sentimento esistenziale che potrebbe essere improntato alla desolazione, finiscono invece per essere impiegate come da contro-canto allo sviluppo della lirica e delle suggestioni sulle quali essa si regge.

La temporalità degli eventi nella poesia di Miano sembra essere sospesa e pare che l’autore l’abbia volutamente tale poiché non ci si sofferma mai con precisione e si configura come una sospensione del tempo; il Nostro è convinto che quando il ricordo è vivido e quando il sentimento è eternante, allora le categorie temporali non esistono e c’è un interscambio continuo ed efficace tra passato e presente: “E il giorno è come la notte/ la notte è come il giorno” (15).

Nel volume c’è anche spazio per un Miano indignato che denuncia le ambiguità del presente, le storture della vita contemporanea dove il Natale, emblema di pace, condivisione e speranza, ha una doppia natura: felice e agiato per i “ricchi e i grassi” e indecente e una giornata sventurata come tante per i “poveri e [i] reietti” (10). Il poeta è anche espressione del tempo in cui vive del quale non manca di osservare una certa delusione nei confronti della disagiata condizione sociale del presente, tanto morale quanto economica (parla di “clienti insolventi”, 20; di “paese di morti di fame”, 24; di “[persone] aggrovigliat[e] nella lotta per il boccone quotidiano”, 25). Non è sufficiente –sembra dirci Miano sussurrando all’orecchio- perseguire alacremente solo i propri interessi personali e fondare una ideologia del sé quando il mondo è società, senso di comunità e bisogno di condivisione. E’ così che dedica dei versi anche a tutti coloro che per mille ragioni non hanno voce –vuoi perché silenziati o censurati, vuoi perché perseguitati, massacrati od uccisi-: “Per frantumare il silenzio/ è necessario il coro degli angeli,/ grido senza voce dei condannati,/ gemito dei non nati./ Filastrocche mai cantate dagli uomini” (22).

Nella mente dell’io lirico c’è vita in tutto e per queste ragioni è possibile percepire la voce anche delle cose, dell’immateriale e dell’astratto, laddove siamo capaci di costruire un saldo legame con l’atto esperenziale e l’epifania del sentimento e vivificare in questa maniera immagini (illusorie) ed emozioni (evanescenti); il poeta è in grado di cogliere il “mormorio delle cose e dei ricordi” (18).

E’ così che Miano afferra e viviseziona il “nervo delle cose” (17) e istituisce quel necessario patto con il concreto, con la vita di tutti i giorni, fatta di intervalli di pace e delusioni che lui consacra sinteticamente nell’ “armistizio con la realtà” (26). Armistizio che è possibile solo laddove si abbia reale coscienza del proprio stato e una confidenza con se stessi che renda capaci di osservare il mondo che ci circonda con giustizia e curiosità nelle sue tante disparità e degenerazioni. Solo in questo modo è possibile, allora, scoprirsi uomini e donne completi che posseggono la fioca fiamma di una lanterna per svelare il difficile “sillogismo dell’esistenza” (17).

Un libro che offre validi spunti di riflessione e di autoanalisi, assieme a un insegnamento profondo che arricchisce la coscienza e la denuda nei confronti del reale: “Questa strada senza sole/ afflitta di nubi, dal frastuono della sera” (31) che è la vita, è il percorso che ci è stato dato e che dobbiamo onorare a chi ci ha voluti nel mondo, in questo “tempo balordo” (35) dal quale l’autore spera si risolleverà.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 28.10.2014

“D’un trasognato dove” di Felice Serino. Recensione di Lorenzo Spurio

D’un trasognato dove – 100 poesie
di Felice Serino
Ass. Salotto Culturale Rosso Venexiano, 2014
Pagine: 124
Costo: 12€
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

 

Ha memoria il mare
Scatole nere sepolte nel cuore
Dove la storia
Ha sangue e una voce. (37)

 

D’un trasognato dove– 100 poesie scelte è la nuova densa raccolta poetica di Felice Serino, poeta nato a Pozzuoli nel 1941 che da molti anni vive a Torino.

L’autore mostra di aver compiuto una meticolosa operazione di cernita in questo “canzoniere dell’esistenza”, tante sono le liriche che ne fanno parte e tante le tematiche che Serino trasmette al cauto lettore. Il fatto che esse siano state raggruppate in filoni concettuali intermedi da una parte facilita al lettore la corretta comprensione delle stesse e dall’altra consente all’opera una struttura ulteriormente compatta e costruita organicamente. È così che questi microcosmi-contenitori delle liriche di Serino si concentrano attorno a questioni che hanno a cuore il rapporto con l’aldilà, il tema celeste, il senso dell’esistere, la potenzialità del sogno, l’inesprimibile pregnanza del tessuto semantico, l’impossibilità di dire (l’impermanenza) e si chiude con un nutrito apparato finale di poesie dedicate a personaggi più o meno famosi della nostra scena contemporanea dal quale partirò.

In questo apparato di dediche si concentra il fascino nutrito da Serino verso una serie di immagini-simbolo quali quello della luce e del sogno (nella lirica dedicata Elio Pecora), il tema della Bellezza (nella lirica a Papa Giovanni Paolo II), il risorgere (nella lirica dedicata a David Maria Turoldo) e lo specchio come proiezione e frantumazione dell’io (nella lirica dedicata a J. Luis Borges). Sono queste solo alcune delle liriche che compongono questo apparato finale poiché ve ne sono varie di chiaro interesse civile che affrontano disagi e tragedie dell’oggi quali i disastri per mare dei tanti immigrati che sperano di giungere in Italia, le precarie condizioni degli incarcerati o gravi casi di violenza in cui alcuni giovani hanno riportato la morte come Iqbal Masih, tessitore di tappeti portavoce dei diritti dei bambini lavoratori che venne ucciso nel 1995 all’età di 12 anni e del quale Serino apre la lirica in questo mondo: “come un bosco devastato/ intristirono la tua infanzia/ di pochi sogni” (107).

Nell’intera opera di Serino si nota una pedissequa attenzione nei confronti di isotopie, immagini costruite nelle loro archetipiche forme, che ricorrono, si susseguono, si presentano spesso perché necessarie; esse non sono solamente immagini che identificano o denotano qualcosa, ma simboli, metafore, mondi interpretativi altri: il sogno, la luce, il cielo, il Sole, tanto che permettono di considerare la poetica di Serino come celestiale proprio per il suo continuo rovello sull’aldilà, onirica perché fondata sull’elemento del sogno del quale si alimenta tanto da non poter dire spesso con certezza quale sia la linea di demarcazione tra realtà e finzione. Si penserebbe a questo punto che il tema del tempo possa essere altrettanto centrale in questa silloge di poesie dove, pure, si ravvisa un profondo animo cristiano, ma in realtà il concetto di tempo è ristrutturato da Serino in maniera meno pratica, in chiave esistenziale, come costruzione della mente umana che però risulta avere poca rilevanza nelle elucubrazione di una mente particolarmente attiva.

Il sogno, l’onirismo e il surrealismo (citato anche nel momento in cui viene nominato il pittore catalano Dalì) sono il nerbo fondamentale della silloge dove il trasognare ne identifica l’intero percorso di formazione e conoscenza. Non è un caso che in copertina si stagli un albero frondoso e, dietro di esso, uno scenario meravigliosamente pacificante di un cielo verde-azzurro tipico di una aurora boreale che fa sognare.

Dal punto di vista stilistico Serino predilige un’asciuttezza di fondo per le sue liriche (molte di esse sono molto stringate se teniamo presente il numero dei versi), dove il poeta evita l’adozione delle maiuscole anche quando queste dovrebbero essere impiegate ed ogni forma di punteggiatura, quasi a voler rendere in forma minimale il pensiero della mente proprio come gli è scaturito. Contemporaneamente il lessico impiegato è fortemente pregno di significati, spesso anche molteplice nelle definizioni, ed esso ha la caratteristica di mostrarsi evocativo, più che invocativo (anche se alcune liriche di invocazione sono presenti) o connotativo.

Sprazzi di ricordi salgono a galla (“in sogno sovente ritornano/ amari i momenti del vissuto”, 39) ma questi non hanno mai la forza di demoralizzare l’uomo o di affaticarne la sua esistenza poiché c’è sempre quella “comunione col sole” (47) che dà forza, garanzia e calore all’uomo che sempre ricerca risposte su sé, Dio e il mondo.

 

Lorenzo Spurio

Jesi, 28-10-2014

“Borghi, città e periferie: l’antologia poetica del dinamismo urbano”: come partecipare

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Scopo della antologia è selezionare e raccogliere un congruo numero di poesie di autori appartenenti alle varie realtà geografiche nazionali e internazionali in cui i testi siano incentrati, ispirati o abbiano degli elementi di rimando al mondo della vita cittadina, riferimenti all’universo delle nostre strade, piazze, giardini pubblici e alla ricchezza architettonica o, al contrario, all’indagine dei casi di disagio, rischio, condizioni di marginalità,…

Modalità di partecipazione

 

1. La partecipazione alla antologia è gratuita; coloro che verranno selezionati saranno tenuti ad acquistare un tot di copie a un prezzo fisso secondo le modalità di seguito elencate.

2. Ogni poeta potrà inviare un massimo di 4 poesie in formato Word (ciascuna poesia non dovrà superare i 30 versi di lunghezza) accompagnate da un proprio profilo bio-bibliografico di massimo 20 righe Times New Roman pt. 12 e un file contenente i propri dati personali (nome, cognome, indirizzo di residenza, numero di telefono, mail e l’autorizzazione contenuta al punto 3. del presente bando).

3. L’autorizzazione da includere nella scheda dei dati è la seguente:
“Dichiaro che i seguenti testi sono frutto del mio ingegno e che sono l’unico autore”.

4. I materiali dovranno essere inviati a mezzo posta elettronica a lorenzo.spurio@alice.it entro il 31 dicembre 2014.

5. L’antologia finale verrà pubblicata da Agemina Edizioni (Firenze) e presenterà un numero di autori non inferiore a 30. La curatela del progetto sarà dello scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio, al quale si rimanda per eventuali richieste di informazioni sull’iniziativa.

6. Gli autori che verranno selezionati per questo tipo di progetto verranno contattati a mezzo mail a Gennaio 2015 e agli stessi verrà richiesto di sottoscrivere un modulo di liberatoria per l’impegno all’acquisto della antologia: 3 copie dell’antologia a prezzo definitivo di 35 € (comprese le relative spese di spedizione del plico con sistema di spedizione raccomandato).

7. E’ richiesto di inviare materiale moralmente responsabile, ossia che non offenda la morale, la religione e che non sia portavoce di discriminazione di ciascun tipo.

8. L’antologia, essendo dotata di regolare codice identificativo ISBN, sarà messa sul mercato e diffusa anche attraverso i siti di vendita di libri.

9. A seconda della disponibilità dei vari autori antologizzati è in cantiere una presentazione del volume da farsi nella primavera del 2015.

Scarica il bando di partecipazione in formato pdf: https://drive.google.com/file/d/0BxDDJYZuD_i8Rm9PYnNNclVQdE0/view?usp=sharing

Evento FB

Info: lorenzo.spurio@alice.it

Giovanni Chiellino su “Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio

Lorenzo Spurio,  NEOPLASIE CIVILI

Edizioni Agemina FIRENZE  2014  € 10,00

 

Recensione di Giovanni Chiellino

 

cover front (1)Molti anni fa mi divertivo a scrivere Haiku e fra i tanti, alcuni pubblicati, uno recitava: “ Buca la neve /il fiore delle Alpi / e guarda il sole. 

Mi è venuto in mente leggendo i versi  di Lorenzo Spurio, un giovane poeta  che affronta il testo poetico guardando spesso con ironia o amaro sarcasmo la cruda realtà del vivere: “ Un camion betoniera m’occultò/ la vista verso il parco//  L’intonaco fradicio dalla recente pioggia / 

sembrava una spugna di sangue //gridai senza voce una qualche ballata/

dal ritornello enigmatico” (Giù la serranda) e chiudendo a volte, ma raramente, la composizione o restando nella consistenza di un realismo lucido e per questo razionale o abbandonandosi a una fuga nel sogno, a una speranza, a un’illusione di felicità o, spesso, a un realismo che supera i limiti della stessa realtà: “Le lacrime di un popolo/ scivolano copiose, per un momento;/ quelle di una madre/ non trovano fine.” (A una madre) per aprirsi a una intuizione di vita altra. Come il fiore delle alpi buca il gelido strato delle nevi per offrirsi al sole, Spurio attraversa la realtà del vivere per seguire una traiettoria di sogno, una proiezione nell’oltre , mentre è chiaro nei suoi versi il peso del reale, per cui la vita altra si coglie qua e là, s’intuisce  come una presenza di confronto: “ e quel cuore indomito,/ calamita a quello dei deboli/ non aveva perduto la carica” (Verde per sempre);  “I bambini rubavano il mare/ con gli occhi bagnati” (Piazza Tahrir)  e, a volte,  come una frustata di amara  ironia: “Alla fiera della vanità/ un viados comprava / caramelle alla fragola per suo figlio./ Io le presi al limone    (Verità talmente vere …)  o, ancora, come dura presa di coscienza che anche la bellezza e il profumo di un fiore possano nascondere un seme di tristezza: “Ho odorato ancora il fiore /accorgendomi che esalava tristezza/ e bisogno d’amore” (Il fiore giallo). Anche “un gatto senza coda/ (che) correva baldanzoso/zampettando felice” può aprire finestre di una trattenuta, o del tutto inconsapevole, malinconia.

Ed è un amaro rigurgito di sconforto e sofferenza osservare che: ”I bambini giocavano addolorati/ fra le pozzanghere nere/ senza fine”.

(Polvere e sangue) mentre il divino si piega sull’umana violenza incapace di redimerla per cui si abbandona al più umano dei sentimenti: il pianto “e Dio piangeva a fiumi,/genuflesso sui carboni ardenti.”.       (Ritornato sei !)  La grande sensibilità umana di Spurio si allarga e avvolge, in un abbraccio fraterno, i tanti profughi che affrontano le insidie del mare per fuggire da un mondo per loro inospitale.

Si emoziona il poeta a vedere “Polpastrelli dalle impronte/ slavate dal mare/ e stinti per sempre/ (che) affioravano ora qui, ora là” (Ora qui, ora là) o come ne (Il laido timoniere) , dove un maldestro e incosciente Capitano provocò per una errata manovra, il ribaltamento della nave e la morte di moltissimi giovani studenti in gita scolastica.

Da composizione a composizione, di verso in verso, l’autore snocciola pene e misfatti che sconvolgono l’umanità finché l’annoiata Atropo non decide di tagliare “senza pietà”  il filo della vita.

Si chiude, a questo punto, il canto amaro e realistico di Lorenzo Spurio che, avvalendosi di un linguaggio scarno ma sommamente efficace e di uno sguardo intellettivo penetrante e rivelatore del male nel cui Humus trovano nutrimento le radici di una umanità spesso disorientata e allo sbando, ci racconta dell’uomo e del suo viaggio.

Solo uno sguardo chiaro sull’esserci e un atto d’amore verso il “terreno” che ci sostiene e ci nutre, può rigenerarci.

“M’inginocchiai e baciai la terra / chiedendole scusa; /impastai terriccio e saliva/ e nel mentre dall’alto/ una pioggia acuminata/ m’infilzò dappertutto/ e mi rigenerò.” (Colloquio). Il poeta, e quindi la Poesia, riproduce in piccolo l’atto creativo di Dio.

 

Giovanni Chiellino

15-10-2014   

I Premio Letterario “Città di Fermo” – il bando di partecipazione

città di fermo_loghi

 

La Libera Associazione Culturale ARMONICA-MENTE di Fermo presieduta da Nunzia Luciani, con il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Fermo e del  Comune di Fermo, indice la Prima Edizione del Premio Letterario “Città di Fermo” regolamentato dal presente bando di concorso.

 

 

  1. Il Premio letterario è articolato in due sezioni:

Sezione A – Poesia a tema libero

Sezione B – Racconto a tema libero

Non verranno accettati testi in dialetto o in lingue diverse dall’italiano.

Il genere letterario dell’haiku non verrà considerato collocabile all’interno della sezione A.

Si potrà partecipare con poesie e racconti –sia editi che inediti- ma nel caso degli editi non dovranno aver conseguito un 1°, 2°, 3° premio in precedenti concorsi letterari.

 

  1. Per la sezione Poesia si potrà partecipare inviando un unico testo poetico munito di titolo, che non dovrà superare i 35 versi di lunghezza (senza conteggiare le spaziature tra strofe).

 

  1. Per la sezione Racconto si potrà partecipare inviando un unico testo narrativo munito di titolo che non dovrà superare le 4 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute spazi inclusi).

 

  1. Quale tassa di partecipazione è richiesto il pagamento di 10€ per partecipare ad un’unica sezione e 15€ per partecipare ad entrambe le sezioni. Il pagamento dovrà avvenire secondo una delle modalità descritte al punto 6 del presente bando.

 

  1. Il partecipante dovrà inviare il testo che propone al concorso in 6 copie cartacee, tutte rigorosamente anonime, assieme alla ricevuta del pagamento e la scheda contenente i propri dati personali per via cartacea entro la scadenza del 30 gennaio 2015 all’indirizzo del Presidente di Giuria, indicando quale indirizzo il seguente:

 

Premio Letterario “Città di Fermo”

c/o Dott. Lorenzo Spurio 

Via Toscana 3

60035 –  Jesi (AN)

 

  1. Il pagamento potrà avvenire con una delle seguenti modalità:

Postepay

Numero tessera: 4023 6006 6599 3632  

Intestata a Nunzia Luciani         –        CF: LCNNNZ54H48G920P

Causale:  I PREMIO LETT. “CITTÀ DI FERMO”

 

Bonifico bancario 

IBAN: IT24X0538769660000000553815

Intestato a Armonica-Mente     

Causale: I PREMIO LETT. “CITTÀ DI FERMO”

 

  1. Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.

 

  1. La Commissione di giuria è composta da esponenti del panorama culturale e letterario legato alla Regione Marche:

Sezione A – Poesia –

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Susanna Polimanti – Presidente del Premio

Lella De Marchi – Componente

Asmae Dachan – Componente

Renata Morresi – Componente

Cinzia Franceschelli – Componente

 

Sezione B – Racconto-

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Susanna Polimanti – Presidente del Premio

Marco Rotunno – Componente

Fabiano Del Papa – Componente

Cesare Catà – Componente

Luca Rachetta – Componente

 

Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

 

  1. Saranno premiati i primi tre poeti vincitori per ciascuna sezione. Il Premio consisterà in:

Primo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e 150€

Secondo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e 100€

Terzo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e libri.

La Giuria inoltre procederà ad attribuire Menzioni d’Onore e Segnalazioni a vario titolo quali ulteriori premi, a discrezione del giudizio della Giuria.

 

  1. La cerimonia di premiazione si terrà nelle Marche, a Fermo (in un luogo che verrà indicato con precisione in un secondo momento) in un fine settimana di Maggio 2015. A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.

 

  1. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, la targa/coppa e il diploma potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, mentre i premi in denaro non verranno consegnati e saranno incamerati dall’Associazione per future edizioni del Premio.

 

  1. Tutti i testi dei vincitori, dei selezionati e dei menzionati a vario titolo saranno pubblicati nel volume antologico che sarà dotato di regolare codice ISBN e che sarà presentato nel corso della premiazione.

 

  1. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando.

 

 

NUNZIA LUCIANI – Presidente Ass. Culturale ARMONICA-MENTE

SUSANNA POLIMANTI – Presidente del Premio

LORENZO SPURIO – Presidente di Giuria

 Scarica il bando in formato PDF

Evento FB 

Info: premiocittadifermo@gmail.com

                     

              

                                   Scheda di Partecipazione al Concorso

 

 

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura per posta entro il 30-01-2015.

 

 

Nome/Cognome _______________________________________________________________________________

Nato/a ______________________________________________ il _______________________________________

Residente in via ______________________________________Città______________________________________

Cap _______________________ Provincia _________________________Stato____________________________

Tel. ___________________________________Cell.___________________________________________________

E-mail ________________________________________Sito internet: _____________________________________

 

Partecipo alla sezione:

□ A –Poesia                                           □ B – Racconto

 

con il/i testo/i dal titolo/i__________________________________________________________________________

_____________________________________________________________________________________________

_____________________________________________________________________________________________

 

 

Data____________________________________ Firma __________________________________

 

 

 

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

 

 

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

 

 

 

 

Data_____________________________ Firma ____________________________

“Volo dell’anima – Poesie dell’ombra” di Augusta Tomassini, recensione di Lorenzo Spurio

VOLO NELL’ANIMA – POESIE DELL’OMBRA

DI AUGUSTA TOMASSINI

Commento di Lorenzo Spurio

 

 

downloadQuesta di Augusta Tomassini è una silloge poetica nata ed ispirata a una persona speciale per la Nostra, il marito scomparso che come lei riconosce all’interno del testo “ha saputo far volare la [sua] anima dall’ombra alla luce”.

Augusta è una donna impegnata attivamente nel sociale: ha parte attiva da varia anni all’interno della Commissione Pari Opportunità della Regione Marche e fa parte dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Pesaro.

Il libro è composto da una serie di liriche fortemente descrittive che rievocano il passato tra ricordi più o meno belli che la Nostra nutre e rivive ancora oggi al presente.

Le tematiche della silloge sono prevalentemente circoscrivibili attorno a due sfere concettuali:

  1. il contrasto tra il mondo di luce e il mondo di ombra
  2. la solitudine e il dolore per la perdita dell’amato

Tematiche che spesso finiscono per contaminarsi e congiungersi in quello che la Tomassini propone come un meticoloso percorso nel recupero della memoria. Alcune poesie celebrano e rendono immortali certi momenti vissuti dalla donna con grande partecipazione ed entusiasmo: la nascita di un figlio, le esortazioni a una nipote, bambina, ormai donna, a mantenersi sempre fedele alle leggi del proprio cuore,..

Quelle assenze assordanti, quei silenzi che fanno male, la desolazione e la solitudine che qua e là si respirano nella silloge sono in parte colmate da un grande fascino e amore verso la natura (numerose sono le descrizioni paesaggistiche, sia marine che campestri) con i suoi colori, rumori, gli abitanti della fauna e le varie espressioni vegetali. Augusta scrive: “Da tante cose belle/ sono circondata,/ la natura va amata” (92); in questa citazione ravvisiamo anche un monito ecologico. I colori, le tinte, la componente estetico-visuale degli elementi e degli ambienti è una caratteristica comune delle liriche di Augusta.

Vi sono liriche in cui la Nostra mostra difficoltà (è una difficoltà consapevole) nei confronti della distinzione tra un mondo reale e concreto nel quale è chiamata a vivere e uno illusorio, dominio del sogno e proiezione dell’inconscio. Mondi che si configurano distanti e in sé inconciliabili, forse, proprio perché dominati l’uno da una dimensione di ombra, l’altro di luce e dalla spensieratezza.

Augusta Tomassini ci parla di “ombre del silenzio” (55), di solitudini e di “pensieri [che] seguono percorsi sconosciuti,/ [che] imboccano vie deserte o affollate”, passando in rassegna ricordi indelebili nella mente come quello del ricordo della neve o di una giornata al mare, a quello del giorno del matrimonio o a quello meno felice della dipartita dell’amato.

C’è molta tristezza in queste liriche ma è una tristezza che non pesa, che non sfocia nella delusione né ammorba la nostra nella cupa depressione perché il dolore è vissuto e interpretato, contemplato e rimembrato, in un certo modo fronteggiato con forza, soprattutto in quelle liriche dove la nostra esalta la natura o colloquia con il suo amore.

Poesie d’amore, sul ricordo dell’amore e su un legame che si conserva contro spazio e tempo, contro le leggi della fisica, un sentimento puro che mai decresce e che anima la nostra ad andare avanti con la certezza che il colloquio intimo con l’altro sia non solo possibile ma fonte di protezione e custodia.

Riverberi, fasci di luce, bagliori, cromatismi accentuati o smorzati, ci insegna la Nostra, sono percepibili benissimo anche da chi, come Lei, non ha la facoltà di vedere il mondo che la circonda, poiché è nella profondità d’animo e nella ricchezza interiore e morale che la luce, come il sorgere e il calare del sole, può compiere i suoi intervalli di illuminazione e calore.

 

Lorenzo Spurio

 

Urbino, 08.10.2014

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