“Dasior” debutta in poesia. Sabato 24 novembre a Senigallia la presentazione del libro di Simona Riccialdelli, “La mia essenza”

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Articolo di Lorenzo Spurio

Soltanto adesso posso vivere l’adesso,

non mi resta tempo per pensare a che fare;

farlo e non farlo, tutto assurdo!

Sabato 24 novembre alle ore 18 a Senigallia (AN) presso la suggestiva ambientazione dell’Auditorium San Rocco (Piazza Garibaldi n°1) si terrà la presentazione al pubblico del libro di poesie di Simona Riccialdelli (in arte “Dasior”) dal titolo evocativo, “La mia essenza”, edito dalla casa editrice Bertoni di Perugia.

È ben evidente che il legame della Riccialdelli con la poesia sia veramente sentito e ben radicato e ce ne rendiamo conto sin dalla breve nota che ha posto in apertura al volume: “Incantevole questo percorso artistico per gioco, dove tutto prende forma come per magia e dove viaggio senza ritorno. Mi sento al meglio soltanto qui, nell’espressione di ciò che ha sempre vissuto in me, nel giocare con le lettere, per comporre atti di vita”.

L’evento, patrocinato dal Comune di Senigallia e dal Circolo di Iniziativa Culturale – Rivista “Sestante”, vedrà l’intervento del romanziere e critico letterario locale Luca Rachetta mentre le letture saranno eseguite dall’attore Mauro Pierfederici. Gli intermezzi musicali saranno a cura della flautista Elena Solai. Rachetta, nella sua prefazione ha osservato che “dai versi della Riccialdelli sprigiona un deciso invito ad aprirsi al mondo e agli altri  […], unica via per poter vivere appieno la semplicità e la positiva spensieratezza, percorrendo così il cammino lineare verso l’amore e la felicità”.

L’evento sarà presentato e condotto dal poeta, critico letterario e curatore editoriale Bruno Mohorovich che, nella nota di postfazione al volume, così parla della poesia nella Riccialdelli: “[essa] trov[a] la sua ragione d’esistere. Una vita la sua, attraversata dalla sofferenza che trova compimento in una ricercata e sopraggiunta fede; una fede vissuta, quella che aiuta nei momenti difficili, l’antidoto alla sofferenza, […], la chiave che apre la porta non verso una vita diversa, ma… la Vita”.

 

L’autrice

46485551_458548217882675_6732369749105180672_nSimona Riccialdelli è nata a Senigallia (AN) nel 1963. Ha trascorso parte della sua infanzia ad Arezzo, frequentandovi gli anni scolastici elementari, assorbendo l’atmosfera di questa città. Ritornata a Senigallia nel 1 974 dove ha proseguito gli studi. Pittrice (numerose le sue presenze in collettive sul territorio locale) e poetessa, da sempre ama scrivere. È stata premiata al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia nel 2017. Recentemente alcune sue poesie sono apparse nell’antologia “Marche. Omaggio in versi” (Bertoni, Perugia, 2018) a cura di Bruno Mohorovich ed Elisa Piana.

 

È severamente vietato riprodurre in qualsiasi maniera, sia in forma integrale che di stralci, il presente articolo senza il permesso da parte dell’autore.

I Premio Letterario “Città di Fermo” – il bando di partecipazione

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La Libera Associazione Culturale ARMONICA-MENTE di Fermo presieduta da Nunzia Luciani, con il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Fermo e del  Comune di Fermo, indice la Prima Edizione del Premio Letterario “Città di Fermo” regolamentato dal presente bando di concorso.

 

 

  1. Il Premio letterario è articolato in due sezioni:

Sezione A – Poesia a tema libero

Sezione B – Racconto a tema libero

Non verranno accettati testi in dialetto o in lingue diverse dall’italiano.

Il genere letterario dell’haiku non verrà considerato collocabile all’interno della sezione A.

Si potrà partecipare con poesie e racconti –sia editi che inediti- ma nel caso degli editi non dovranno aver conseguito un 1°, 2°, 3° premio in precedenti concorsi letterari.

 

  1. Per la sezione Poesia si potrà partecipare inviando un unico testo poetico munito di titolo, che non dovrà superare i 35 versi di lunghezza (senza conteggiare le spaziature tra strofe).

 

  1. Per la sezione Racconto si potrà partecipare inviando un unico testo narrativo munito di titolo che non dovrà superare le 4 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute spazi inclusi).

 

  1. Quale tassa di partecipazione è richiesto il pagamento di 10€ per partecipare ad un’unica sezione e 15€ per partecipare ad entrambe le sezioni. Il pagamento dovrà avvenire secondo una delle modalità descritte al punto 6 del presente bando.

 

  1. Il partecipante dovrà inviare il testo che propone al concorso in 6 copie cartacee, tutte rigorosamente anonime, assieme alla ricevuta del pagamento e la scheda contenente i propri dati personali per via cartacea entro la scadenza del 30 gennaio 2015 all’indirizzo del Presidente di Giuria, indicando quale indirizzo il seguente:

 

Premio Letterario “Città di Fermo”

c/o Dott. Lorenzo Spurio 

Via Toscana 3

60035 –  Jesi (AN)

 

  1. Il pagamento potrà avvenire con una delle seguenti modalità:

Postepay

Numero tessera: 4023 6006 6599 3632  

Intestata a Nunzia Luciani         –        CF: LCNNNZ54H48G920P

Causale:  I PREMIO LETT. “CITTÀ DI FERMO”

 

Bonifico bancario 

IBAN: IT24X0538769660000000553815

Intestato a Armonica-Mente     

Causale: I PREMIO LETT. “CITTÀ DI FERMO”

 

  1. Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.

 

  1. La Commissione di giuria è composta da esponenti del panorama culturale e letterario legato alla Regione Marche:

Sezione A – Poesia –

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Susanna Polimanti – Presidente del Premio

Lella De Marchi – Componente

Asmae Dachan – Componente

Renata Morresi – Componente

Cinzia Franceschelli – Componente

 

Sezione B – Racconto-

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Susanna Polimanti – Presidente del Premio

Marco Rotunno – Componente

Fabiano Del Papa – Componente

Cesare Catà – Componente

Luca Rachetta – Componente

 

Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

 

  1. Saranno premiati i primi tre poeti vincitori per ciascuna sezione. Il Premio consisterà in:

Primo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e 150€

Secondo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e 100€

Terzo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e libri.

La Giuria inoltre procederà ad attribuire Menzioni d’Onore e Segnalazioni a vario titolo quali ulteriori premi, a discrezione del giudizio della Giuria.

 

  1. La cerimonia di premiazione si terrà nelle Marche, a Fermo (in un luogo che verrà indicato con precisione in un secondo momento) in un fine settimana di Maggio 2015. A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.

 

  1. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, la targa/coppa e il diploma potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, mentre i premi in denaro non verranno consegnati e saranno incamerati dall’Associazione per future edizioni del Premio.

 

  1. Tutti i testi dei vincitori, dei selezionati e dei menzionati a vario titolo saranno pubblicati nel volume antologico che sarà dotato di regolare codice ISBN e che sarà presentato nel corso della premiazione.

 

  1. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando.

 

 

NUNZIA LUCIANI – Presidente Ass. Culturale ARMONICA-MENTE

SUSANNA POLIMANTI – Presidente del Premio

LORENZO SPURIO – Presidente di Giuria

 Scarica il bando in formato PDF

Evento FB 

Info: premiocittadifermo@gmail.com

                     

              

                                   Scheda di Partecipazione al Concorso

 

 

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura per posta entro il 30-01-2015.

 

 

Nome/Cognome _______________________________________________________________________________

Nato/a ______________________________________________ il _______________________________________

Residente in via ______________________________________Città______________________________________

Cap _______________________ Provincia _________________________Stato____________________________

Tel. ___________________________________Cell.___________________________________________________

E-mail ________________________________________Sito internet: _____________________________________

 

Partecipo alla sezione:

□ A –Poesia                                           □ B – Racconto

 

con il/i testo/i dal titolo/i__________________________________________________________________________

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Data____________________________________ Firma __________________________________

 

 

 

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

 

 

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

 

 

 

 

Data_____________________________ Firma ____________________________

A Senigallia la presentazione di “Come Bovary” di Cinzia Piccoli

 VENERDI 3 MAGGIO  2013

 

ORE 17.00

 

BIBLIOTECA COMUNALE ANTONELLIANA

 SENIGALLIA

 

PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DI CINZIA PICCOLI

 

COME BOVARY

 

INCONTRO CON L’AUTORE

  LUCA RACHETTA, SCRITTORE E CRITICO LETTERARIO,

PRESENTA E INTERVISTA L’AUTORE

 

coverVenerdì 03 maggio, alle ore 17.00, presso la Biblioteca Antonelliana di Senigallia, si terrà la presentazione del libro “Come Bovary” di Cinzia Piccoli edito da Pequod.

L’incontro sarà condotto dal noto autore senigallliese Luca Rachetta che curerà l’intervista all’autrice.

Il romanzo, le cui recensioni sono state pubblicate dai quotidiani  Resto del Carlino e Il Messaggero, è già stato presentato a Pesaro con l’introduzione della’Assessore alla Provincia di Pesaro e Urbino Davide Rossi presso la libreria Il Catalogo di Giovanni Trengia.

Presentazione di “Le oscure presenze” di Luca Rachetta

Domenica 7 aprile 2013, alle ore 18.30, presso la Libreria Iobook di Senigallia in Via F.lli Bandiera n.33, si terrà la presentazione dell’ultimo libro di Luca Rachetta dal titolo Le oscure presenze, pubblicato per i tipi della Edizioni Creativa.

Cop_Oscure_presenze_per_webLuca Rachetta, che ha già dato alle stampe il saggio Vitaliano Brancati. La realtà svelata, le raccolte di racconti Dove sbiadisce il sentiero e La teoria dell’elastico, il racconto lungo La torre di Silvano,  i romanzi La guerra degli Scipioni e La setta dei giovani vecchi e l’ebook La missione di San Silvestro, propone questa volta il romanzo Le oscure presenze, già presentato al Pisa Book Festival del novembre scorso, alla fiera del libro di Roma “Più libri più liberi” nel mese di dicembre  e presso la Biblioteca Comunale Antonelliana di Senigallia all’inizio del 2013. Le oscure presenze, secondo il critico Gian Paolo Grattarola,  “è il nuovo romanzo breve di uno dei più interessanti autori di quella nuova generazione di narratori contemporanei che stanno riportando, in questi anni, l’attenzione del lettore sui preziosismi della buona scrittura, senza per questo distoglierlo dal coinvolgimento della trama. Le oscure presenze, come già i libri precedenti di Luca Rachetta, ha il merito di saper coniugare con intelligenza la riflessione sulla realtà sociale – mai dichiarata, ma indotta dai comportamenti e dai discorsi dei suoi personaggi – con toni ironici e grotteschi che nulla tolgono alla serietà dei temi trattati. “

L’incontro  sarà condotto da Gian Paolo Grattarola, che curerà l’intervista all’Autore, mentre a Mauro Pierfederici sarà affidata la lettura di alcuni passi dell’opera. In conclusione Luca Rachetta accoglierà gli eventuali commenti e risponderà alle domande del pubblico.

Luca Rachetta parte da Senigallia con il nuovo romanzo “Le oscure presenze”

NZOGiovedì 24 Gennaio alle ore 17,30 lo scrittore senigalliese Luca Rachetta ha presentato il suo nuovo romanzo, “Le oscure presenze” edito recentemente da Edizioni Creativa. L’evento si è tenuto nella Sala Conferenze della Biblioteca Antonelliana di Senigallia. Ha introdotto la presentazione Mauro Pierfederici che pure ha letto degli estratti dal libro mentre Fabrizio Chiappetti ha condotto l’intervista all’autore.

Nel libro di Luca Rachetta il protagonista, Andrea Bardi, assume i tratti dell’uomo contemporaneo, in bilico tra sogno e pragmatismo, alle prese con dubbi, paure, sensi di colpa e allo stesso tempo animato da uno slancio vitale inestinguibile, che lo porta a misurarsi con le oscure presenze che lo circondano e lo inquietano per conquistarsi così la sua piccola oasi di serenità.

L’autore si è mostrato contento e disponibile di accogliere le domande da parte dei partecipanti e di autografare copie del suo nuovo libro.

Chi è l’autore?

Luca Rachetta, ha pubbliato il saggio “Vitaliano Brancati. La realtà svelata”, le raccolte di racconti “Dove sbiadisce il sentiero” e “La teoria dell’elastico”, il racconto lungo “La torre di Silvano”,  i romanzi “La guerra degli Scipioni” e “La setta dei giovani vecchi” e l’ebook “La missione di San Silvestro”.

Sito internet dell’autore: www.lucarachetta.it

Lo scrittore marchigiano Luca Rachetta presenta il nuovo libro “Le oscure presenze”

Giovedì 24 gennaio 2013, alle ore 17.30, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Antonelliana di Senigallia, si terrà, nell’ambito della rassegna “Sognalibro”, la presentazione dell’ultimo libro di Luca Rachetta dal titolo Le oscure presenze, pubblicato per i tipi della Edizioni Creativa.

Luca Rachetta, che ha già dato alle stampe il saggio Vitaliano Brancati. La realtà svelata, le raccolte di racconti Dove sbiadisce il sentiero e La teoria dell’elastico, il racconto lungo La torre di Silvano,  i romanzi La guerra degli Scipioni e La setta dei giovani vecchi e l’ebook La missione di San Silvestro, propone questa volta il romanzo Le oscure presenze, già presentato in anteprima al Pisa Book Festival del novembre scorso e alla fiera del libro di Roma “Più libri più liberi”, svoltasi nel mese di dicembre. Nel libro di Luca Rachetta il protagonista, Andrea Bardi, assume i tratti dell’uomo contemporaneo, in bilico tra sogno e pragmatismo, alle prese con dubbi, paure, sensi di colpa e allo stesso tempo animato da uno slancio vitale inestinguibile, che lo porta a misurarsi con le oscure presenze che lo circondano e lo inquietano per conquistarsi così la sua piccola oasi di serenità.

La serata sarà condotta da Fabrizio Chiappetti, che curerà l’intervista all’Autore, mentre a Mauro Pierfederici sarà affidata la lettura di alcuni passi dell’opera. In conclusione Luca Rachetta accoglierà gli eventuali commenti e risponderà alle domande del pubblico. 

 

Rachetta locandina

 

 

Luca Rachetta torna con “Le oscure presenze”

Le oscure presenze
di Luca Rachetta
Edizioni Creativa, 2012
ISBN:9788896824580
Costo: 13€

deskSinossi:  Andrea Bardi, amante delle belle lettere che una sorta di paterno ricatto ha reso imprenditore del chinotto, è assediato dai fantasmi: il rammarico di non aver potuto seguire il percorso di vita a lui più congeniale, la paura di perdere la moglie Donatella, con la quale sente venir meno l’intesa e la comunione di interessi di un tempo, il dubbio di non essere all’altezza delle responsabilità connesse al proprio ruolo professionale. Fino a quando non ci si mette anche un fantasma vero a complicargli la vita e ad arricchire quel ricco campionario di oscure presenze contro le quali dovrà combattere per conquistarsi la sua piccola oasi di serenità…

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Leggi le mie recensioni ai romanzi precedenti dell’autore:

– La setta dei giovani vecchi

– La guerra degli Scipioni 

“La setta dei giovani vecchi” di Luca Rachetta, recensione di Lorenzo Spurio

La setta dei giovani vecchi

di Luca Rachetta

con prefazione di  Gian Paolo Grattarola

Edizioni Creativa, 2011

ISBN: 987-88-96824-28-3

Costo: 11,00 Euro

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Con La setta dei giovani vecchi, Luca Rachetta propone una nuova attenta indagine della psicologia dell’uomo narrando di preoccupazioni, sogni, manie, perversioni e veri e propri comportamenti ossessivi che, pur avendo spesso una connotazione comica, non mancano di essere un vivido specchio della realtà quotidiana nella quale viviamo. Giovanni Eufemi, il personaggio principale, è un docente in una scuola secondaria, un tipo meticoloso, ponderato e riflessivo. Anche nel romanzo precedente, La guerra degli Scipioni, simpatico quadretto familiare inquadrato sull’analisi della vita di tre fratelli tanto diversi e al tempo stesso tanto strambi, Rachetta aveva consegnato a uno dei suoi personaggi principali la professione di educatore scolastico forse influenzato direttamente dalla sua attività lavorativa. Il mondo della scuola, dell’istruzione e della difficoltà d’inserimento nelle liste di insegnamento a tempo indeterminato è una realtà che Rachetta affronta con questo romanzo, mettendo in luce un chiaro riferimento alla crisi economica e lavorativa dei nostri tempi. Curioso l’episodio dello slittamento delle nomine dei nuovi professori che Rachetta narra nel romanzo, descritto come fosse un ammutinamento o, addirittura, una rivoluzione con tanto di incendio, quartier generale, contestazioni e forze dell’ordine che intervengono a sanare il conflitto (pagg. 29-30).

La narrazione si basa sull’utilizzo di un linguaggio preciso, a volte quasi ricercato tanto da far pensare che sia antiquato, quasi da romanzo storico o d’altri tempi; in realtà la narrazione è fruibile a chiunque, è fluida e ben organizzata e la divisione in capitoli che lo stesso autore ci fornisce ci consente di seguire un determinato percorso progressivo nella lettura.

Così come in La guerra degli Scipioni Rachetta tratteggiava tra i vari personaggi lo psicopatico, il tipo apparentemente sano capace, però, di gesti preoccupanti e folli, anche in La setta dei giovani vecchi ritroviamo personalità ambigue, tormentate, scisse che più che caratterizzarsi per il fare, si delineano attraverso la loro attività meditativa, onirica che, in quanto irrazionale, è incontrollabile; è il caso dell’ingegner Rovelli che ha costruito attorno a numeri, quantità, segnali di buon auspicio o di malaugurio un suo mondo che per il lettore, e per lo stesso Giovanni Eufemi, è strampalato e surreale. Rachetta, infatti, sembra sondare attraverso i suoi personaggi le psicologie, spiegare i comportamenti bizzarri in modo del tutto singolare, lo stesso paesino dove si svolgono i fatti, Castel Chimerico, individua nel toponimo un mondo sospeso tra reale e fantastico, tra qualcosa di materiale e fisico (il castello) e qualcosa di fumoso e fantastico (di chimerico, appunto).

Ma il punto di partenza dell’intera narrazione è facilmente individuabile nel titolo del romanzo. Chi è giovane e chi è vecchio? Dove termina la gioventù e dove inizia la vecchiaia? Un uomo di quarantacinque anni è vecchio o può considerarsi, eludendo l’età, ugualmente giovane? La questione, affrontata di continuo nel corso del romanzo, è posta da subito nell’incipit per veicolare, forse, il lettore da subito a intraprendere considerazioni di un certo tipo: «Giovanni Eufemi, residente nella cittadina di Castel Chimerico, era arrivato alla rispettabile età di quarantadue anni senza avere ben chiaro in testa un concetto basilare: la differenza tra gioventù e la vecchiaia» (pag. 7).

Nel romanzo è, inoltre, insita una silente lotta contro le gerarchie e i sistemi basati sull’autarchia generazionale, tanto in politica, quanto nell’istruzione e nella cultura che rendono di fatto difficile e osteggiato l’inserimento delle nuove generazioni in tali campi. E così Francesco Cinghialetti, amico di Giovanni Eufemi, cerca di introdursi nel ristrettissimo ambito dell’amministrazione comunale definito da Rachetta «oligarchia gerontocratica» (pag. 47) con l’idea di portare una ventata nuova e di mostrarsi garante di fette più giovani della popolazione ma il suo inserimento viene di continuo osteggiato dai vecchi “padroni” che, di fatto, tengono ben salda la propria poltrona sotto il loro sedere.

Una storia piacevole, ben costruita, senza grandi colpi di scena com’è nello stile di Rachetta che affronta, però, tematiche importanti e quanto mai attuali: la precarietà nel mondo della scuola, l’attaccamento ossessivo e prepotente delle vecchie generazioni nelle varie attività, la fama da quattro soldi di contro alla meritocrazia.

Lorenzo Spurio

 16-01-2012

 Qui troverete l’intervista a Luca Rachetta e sul suo romanzo precedente, La guerra degli Sciopioni, fatta da me il 10-07-2011: https://blogletteratura.wordpress.com/2011/07/16/la-guerra-degli-scipioni-intervista-a-luca-rachetta/

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA PUBBLICAZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Presentazione del romanzo di Luca Rachetta, “La setta dei giovani vecchi”

COMUNICATO STAMPA

DAL COMUNE DI SENIGALLIA (ANCONA)


Venerdì 9 dicembre 2011

alle ore 21.15

presso la Saladel Trono del Palazzo Ducale di Senigallia

si terrà, con il patrocinio della locale amministrazione, la presentazione dell’ultimo libro di Luca Rachetta dal titolo La setta dei giovani vecchi, pubblicato per i tipi della Edizioni Creativa.

Luca Rachetta, che ha già dato alle stampe il saggio Vitaliano Brancati. La realtà svelata, le raccolte di racconti Dove sbiadisce il sentiero e La teoria dell’elastico, il racconto lungo La torre di Silvano,  il romanzo La guerra degli Scipioni e l’ebook La missione di San Silvestro, propone questa volta il romanzo La setta dei giovani vecchi, a proposito del quale il critico e prefatore del volume Gian Paolo Grattarola ha scritto: “La setta dei giovani vecchi è la storia di un’epoca e dei suoi riflessi sulle aspirazioni di avanzamento nella professione come nella carriera politica, sui desideri di riconoscimento al merito come alla dignità dei sentimenti, nutriti da un gruppo di quarantenni frustrati. Uomini gonfi di sogni e di solitudine, disperati e imprevedibili. Un libro in cui Luca Rachetta conserva l’ironia caricaturale e l’umorismo di sempre, ma dove contenutisticamente il dettato passa da una divertita situazione osservata alla denuncia di una condizione profondamente sofferta.”

L’incontro, sostenuto da Edizioni Creativa-Dissensi Edizioni e dall’Associazione Culturale “Semi Neri”, si aprirà con l’intervento di Gian Paolo Grattarola, cui seguirà l’intervista all’Autore condotta da Fabrizio Chiappetti. A Mauro Pierfederici sarà invece affidata la lettura di alcuni passi dell’opera, accompagnata nell’occasione dall’arpa di Lucia Galli, che interpreterà motivi della tradizione popolare celtica. In conclusione Luca Rachetta accoglierà gli eventuali commenti e risponderà alle domande del pubblico. 

La guerra degli Scipioni, Intervista a Luca Rachetta

INTERVISTA A LUCA RACHETTA

Autore di La Guerra degli Scipioni

L’Autore Libri, Firenze, 2009

Intervista a cura di Lorenzo Spurio

LS: Qual è stata la genesi di questo romanzo? Qual è stata l’idea iniziale da cui è partito tutto?

LR: La guerra degli Scipioni è il risultato dell’unione di tre racconti lunghi che avevo concepito per un’ipotetica raccolta ispirata alle quattro stagioni. Oltre al racconto sull’inverno, La missione di San Silvestro (pubblicato nel 2010 come e-book), disponevo di tre tracce su cui costruire la storia autunnale (il professore che riprende la scuola e vive l’autunno della propria vita), quella primaverile (il buffo personaggio che attende la rinascita della società) e quella  estiva (l’esplosione dei sensi che ritroviamo, all’interno del romanzo, nel sogno di Paolo Scipioni). L’idea è stata quella di convogliare le tematiche dei tre racconti in un solo testo, per poi amalgamare il tutto in modo coerente. E per amalgamare in modo coerente spunti apparentemente così diversi ho fatto del personaggio più complesso, il professore, il filo conduttore del testo, modellando gli altri due personaggi in modo da farli somigliare a due versioni amplificate ed esagerate  del protagonista, Giovanni Scipioni: se questi dunque ha problemi familiari e nel rapporto con gli altri, Paolo e Antonio riprendono rispettivamente questi due ordini di problemi, che Giovanni riesce a tenere a bada, seppur a fatica, ma che in loro esplodono fin quasi a travolgerli.

LS: Pur non conoscendoti so che sei un professore della scuola secondaria. Il protagonista della storia è proprio un professore e possiamo immaginare che alcune caratteristiche di Giovanni Scipioni in realtà ti appartengono. Quanto c’è di autobiografico nel tuo romanzo?

LR: Molto, anche se Giovanni Scipioni, rispetto al precedente Silvano Rupestro (protagonista de La torre di Silvano), è un personaggio meno scopertamente autobiografico, a dispetto della comune professione: l’età difatti non corrisponde, così come lo stato civile e la composizione della famiglia. Eppure chi mi conosce bene ha ritrovato tanto del sottoscritto nel professor Scipioni, forse anche di più che nei personaggi che hanno caratterizzato la mia produzione precedente. Penso che il caro Giovanni  cerchi, come il suo autore, quel qualcosa in più che non è sempre dato scorgere all’orizzonte, ma che pochi idealisti si affannano comunque a cercare: un pizzico di senso che dia più sapore alla vita. E poi Giovanni Scipioni ha coscienza di quanto sia difficile agire in campo scolastico oggi come oggi, non solo perché talvolta è la stessa istituzione scolastica a non mettere gli insegnanti nelle migliori condizioni per operare (classi troppo numerose, risorse finanziarie inadeguate, poca convinzione nel tutelare la dignità e la professionalità dei docenti e altro ancora), ma anche perché, se la società è sempre più complessa, labirintica e priva di valori, una volta che essa fa irruzione nelle aule sotto forma di alunni o di genitori, tutti col loro gravoso fardello di problemi, chi si trova dietro la cattedra viene chiamato a compiere un’impresa di contenimento e di educazione di proporzioni assolutamente titaniche, dunque di assai incerta realizzazione. Anche questi convincimenti “sospetto” di averli regalati io, al buon Giovanni.

 LS: Nella copertina del tuo libro figura il ritratto del pittore francese Manet. Perché lo hai scelto? Ha qualche nesso con la storia che racconti?

LR: In realtà non ho scelto io la copertina, bensì il settore grafico della casa editrice. Non mi è stato chiesto nessun suggerimento in merito alla scelta dell’immagine, perciò non posso rispondere alla tua domanda. Posso comunque dirti che il soggetto mi piace, come mi sono piaciute le copertine dei libri precedenti, La teoria dell’elastico e La torre di Silvano, perché amo la pittura contemporanea e l’abbinamento della stessa coi miei testi mi lusinga e mi offre molti spunti di riflessione. Gli stessi che mi auguro possano nascere in colui che osservi la copertina del libro prima o dopo la lettura. Per il prossimo romanzo, invece, la nuova casa editrice mi ha chiesto un parere riguardo alla scelta dell’immagine da promuovere a copertina del volume. Ma per adesso non mi azzardo ad anticipare alcunché, perché i lavori sono ancora in corso.

 LS: Dal romanzo fuoriescono dei personaggi particolarmente singolari ma ben tratteggiati che non sono per nulla stereotipati, in maniera particolare il misantropo Antonio e il sentimentale Paolo. Perché hai deciso di caratterizzare ciascun personaggio in maniera così marcata con le loro convinzioni ed ossessioni?

LR: Credo che sia una peculiarità del mio stile di scrittura caratterizzare i personaggi mettendone in risalto tic, manie, ossessioni, vale a dire gli aspetti della loro indole che li dominano e che debordano al di fuori di essi fino a investire gli altri e a condizionarne i rapporti sociali instaurati nella vita di tutti i giorni.  E siccome lo stile è diretta emanazione della sensibilità di chi scrive, sarei portato a ricondurre questa mia propensione a un certo mio modo di vedere e di vivere la vita, che mi fa sentire molto vicino a quegli autori di inclinazione umoristica (Brancati, Pirandello, Palazzeschi, Gogol) assai attenti a scomporre la realtà e a descriverla cogliendo particolari che sfuggono ai più, nei quali però risiede spesso l’essenza di un’umana vicenda.

LS: In più punti del romanzo, soprattutto per bocca del personaggio di Antonio, fuoriescono delle idee completamente condivisibili riguardo la politica attuale e la nostra società. La figura del pazzo, come dimostra Shakespeare o anche il menestrello tuttofare del Medioevo, si identifica sempre con colui che parla senza freni ma che nella sua follia rivela sempre una qualche verità. Quanto il problema della meritocrazia, espresso da Antonio Scipioni, è secondo te importante nella nostra società?

LR: Certo, Antonio Scipioni è eccessivo nel giudicare impietosamente il prossimo e finisce così con lo scivolare in una forma di misantropia che lo rinchiude in un mondo tutto suo, organizzato secondo un criterio manicheo che fa di lui il bene assoluto e degli altri il male incarnato. Tuttavia mi piace pensare che Antonio Scipioni, nella sua ossessione maniacale, dimostri comunque sprazzi di lucidità nel sentire che nel mondo c’è qualcosa che non va, qualcuno che approfitta della propria posizione e rimane per di più impunito. Sì, direi proprio che prima di bollare Antonio come folle “tout court”, bisognerebbe pensarci un attimo, come quando ci si trova davanti a certi “folli” pirandelliani o a quella galleria di inetti e di buffi che la letteratura umoristica, a me molto cara, ospita nelle proprie pagine. La meritocrazia? In Italia, e forse non solo da noi, non si fa che parlare di caste di privilegiati, di clientele elettorali, di raccomandazioni, di baronie universitarie, di concorsi truccati, di perfetti incompetenti “parcheggiati” in posti di pubblica responsabilità. Se Antonio è pazzo, ciò conferma appieno il sospetto che il pazzo, in fin dei conti, è colui che dice la verità.

LS: Nella tua scheda biografica ho potuto leggere che ti sei molto occupato dell’analisi critico-letteraria di un famoso autore siciliano che in passato è stato forse un po’ eclissato da grandi altri siciliani quali Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini e Sciascia. C’è qualche riferimento a Brancati nel tuo romanzo?

LR: In realtà nessun riferimento diretto e voluto, se non quel debito implicito e inconsapevole che deriva dal fatto che qualunque scrittore, prima di divenire tale, è stato un lettore attento e vorace che si è cibato delle opere di scrittori preesistenti, le quali, ingerite e assimilate, hanno poi finito con l’alimentarne l’immaginario e lo stile. Non saprei dunque dirti quanto di Brancati possa essere scorto nella mia scrittura, ma posso senz’altro dirti che un omaggio non troppo criptico al grande autore di Pachino l’ho comunque fatto. Don Giovanni in Sicilia, Bell’Antonio e Paolo il Caldo: ecco da dove provengono i nomi dei tre protagonisti de La guerra degli Scipioni.

LS: A quali autori italiani ti ispiri o ti senti più vicino nella tua scrittura?

LR: La lettura di Pirandello, Brancati, Palazzeschi, Landolfi ha probabilmente alimentato il mio spirito critico, per sua natura orientato in una precisa direzione, quella di chi ama denunciare ipocrisie, storture sociali e l’incapacità, prima ancora che di dialogare, di ascoltare l’altro. Questo perché, quando si scrive, anche se si finisce col presentare la propria personalità e col raccontare la propria esperienza, non ci si limita a questo, a mio modo di vedere. Nelle proprie pagine finiscono anche la personalità, l’esperienza e l’abilità stilistica di qualcun altro, in genere mai conosciuto di persona, ma assai frequentato con la lettura. Una sorta di sensibilità gemella o in ogni caso assai prossima alla tua, ritrovata in una persona magari assai lontana da te dal punto di vista geografico o cronologico.  

LS: Ci sono una serie di scene in cui Antonio Scipioni in virtù del suo ligio dovere nei confronti del lavoro cerca di far valere presentandosi prima dal sindaco, poi scrivendo al presidente della Repubblica, recandosi poi da un vescovo e pensando anche di rivolgersi a un prefetto. Da cosa nasce questo desiderio del protagonista di appellarsi a forme di potere sempre più alte e quasi irraggiungibili a un comune mortale?

LR: Nella sua lucida follia Antonio coglie il senso e la ragion d’essere delle istituzioni: organizzare la vita dei cittadini in modo efficace e nel pieno rispetto dei diritti di tutti, tutelando il merito e scoraggiando i comportamenti scorretti. Le autorità che tenta di avvicinare senza successo non dovrebbero dunque essere così distanti e irraggiungibili, proprio a ben considerare la funzione che esse devono esercitare. Pur partendo da presupposti errati e pur sbagliando le modalità di approccio, come ho già avuto modo di dire rispondendo a una domanda precedente,  Antonio coglie una fondamentale verità, consistente nel fatto che talvolta mancano davvero i punti di riferimento cui inoltrare una richiesta di giustizia, ovvero una richiesta di chiarimento riguardo ai valori su cui, almeno in teoria, dovrebbe reggersi la nostra società.

LS: Il personaggio di Giovanni Scipioni finisce per assorbire tutti i problemi dei suoi fratelli senza che nessuno lo aiuti ad affrontare i suoi. Giovanni non è forse sotto questo punto di vista un personaggio troppo buono, disponibile, solidale verso gli altri e poco attento a se stesso?

LR: Forse è vero, perché Giovanni ricopre a tutti gli effetti il ruolo di capofamiglia, che porta assai spesso a trascurare la propria persona a favore della salute fisica e psichica dei propri congiunti. D’altro canto in una storia che ha come protagonisti tre personaggi alla ricerca dell’autenticità, quindi, se vogliamo, di una forma di equilibrio, seppur precario, da contrapporre al divenire e alla mancanza di punti di riferimento,  è proprio la famiglia che può rappresentare la base su cui fondare un’esistenza più stabile e piena. Giovanni Scipioni ne ha una che sta attraversando una fase di incomprensioni e di divisioni, ma che è intenzionato a difendere a tutti i costi: per questo Paolo, in grave difficoltà nel tentativo di fondarne una propria con la moglie Eleonora, e Antonio, privo di un suo personale focolare, gravitano attorno a Giovanni, quasi che volessero essere risucchiati nella sfera familiare retta da questo imperfetto e vacillante pater familias contemporaneo, per essere da lui accuditi e confortati. Forse perché Giovanni è l’unico che possiede la ricetta per costruire qualcosa e tenerla in piedi in mezzo ai marosi della vita.

LS: Stai lavorando a qualche nuova narrazione? Hai dei progetti in cantiere?

LR: A settembre uscirà, per i tipi della Edizioni Creativa,  La setta dei giovani vecchi, il mio nuovo romanzo. Di cosa parla La setta dei giovani vecchi? Beh, nella cittadina di Castel Chimerico vive il quarantaduenne Giovanni Eufemi, precario nella professione, in politica e in amore. Insegnante con contratto a tempo determinato, membro del partito di maggioranza relativa in seno al consiglio comunale senza però un effettivo peso politico all’interno dello stesso, eterno fidanzato della quarantenne Eleonora: su Giovanni Eufemi pare che gravi una maledizione che lo condanna all’incompiutezza, che il nostro protagonista attribuisce allo Stato, ai compagni di partito e, in definitiva, alla vita in genere, le cui trame sembrano essere state ordite da pupari attempati impegnati a boicottare i più giovani. Una sorta di gerontocrazia imperante tiene infatti lontano dai posti di maggiore responsabilità e soddisfazione coloro che insidiano l’ordine costituito, ai quali si appioppa l’appellativo di “giovani” anche oltre i quarant’anni per convincerli ad attendere, ad avere pazienza, nell’attesa di completare un iter di formazione che a Giovanni sembra tuttavia infinito e, in fin dei conti, insensato. I suoi più cari amici, tutti coetanei, non è che se la passino meglio, essendo alle prese con una condizione di instabilità esistenziale complicata da un forte scoraggiamento, venato in aggiunta di vittimismo e di malcelata rassegnazione. Il protagonista e i suoi amici, gravati dal peso insostenibile di un inesorabile fallimento, giungeranno infine a un punto di non ritorno… Alla “setta dei giovani vecchi”, ossimorica e mostruosa creazione della nostra società, non rimarrà così che riunirsi per l’ultima volta, per l’ultima, terribile “cospirazione” di protesta contro la società stessa. O forse contro la natura umana…

Ringrazio Luca Rachetta per avermi concesso questa breve intervista.

LORENZO SPURIO

 10 Luglio 2011

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