Luciano Domenighini su “Tra gli aranci e la menta” di Lorenzo Spurio

Tra gli aranci e la menta.
Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca  di Lorenzo Spurio
Commento critico di Luciano Domenighini
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                              Il volume

Undici titoli (di cui uno,”Nella magnolia”, anche tradotto in spagnolo da Elisabetta Bagli) a raccontare la vita e la morte di Garcia Lorca, via crucis, elegia, epitaffio, epicedio.

In una lingua lussureggiante, naturalistica, piena di colore e di luce, e insieme erudita, disseminata di ricercatezze lessicali e di inedite soluzioni retoriche ad estendere ed arricchire l’ambito simbolico, Spurio dipinge questo polittico multicolore, intesse i ricami
di questa porpora riprendendo e citando  lo stesso Lorca, a celebrare il poeta, l’uomo, il martire civile.
Il risultato letterario è ragguardevole, sia per i pregi sopra menzionati, sia per la capacità di coniugare e fondere il proprio modus poetico, manifestamente espressionista, con i riverberi del tragico e spregiudicato lirismo proprio della poesia del genio granadino.
Lorca è immenso, incalcolabile. Fantasioso e ridondante, è una macchina inesauribile di invenzioni verbali, nel suo simbolismo ostinato, nel suo surrealismo acrobatico eppure fortemente naturalistico, nel suo inesausto vitalismo, acquatico e terrestre, astrale e floreale, tragico e festoso.
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Lorenzo Spurio

Spurio con la sua lingua poetica aspra e perentoria ma altrettanto incline all’ideazione simbolica, in qualche modo ne echeggia le valenze più crude, ne riproduce i connotati più scabrosi.

I versi impiegati sono di varia lunghezza, con predilezione per l’alessandrino, ma non è la cadenza a intrigare il poeta marchigiano quanto piuttosto la consequenzialità della trama sintattica, il fascino della raffinatezza verbale quando non il gusto per il neologismo, il varo del tropo inedito, elaborato, spiazzante.
Di taglio accademico e come rivendicando un’anima aristocratica, questo linguaggio poetico ha qualcosa di orfico, di iniziatico, non solo per la citata ricercatezza verbale ma anche e soprattutto pere la sua natura bifronte, ossimorica e, di conseguenza, sibillina, tutta giocata sui contrasti e sugli imprevisti accostamenti.
In definitiva la breve raccolta di “Tra gli aranci e la menta”, omaggio e tributo a Garcia Lorca,  rappresenta di fatto un’originale riproposta letteraria,  una rilettura alquanto stimolante della poetica del grande poeta andaluso.
Luciano Domenighini
luglio 2016.

“A Giovanna d’Arco” poesia di E. Marcuccio con un commento di L. Domenighini

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Nota:

[1] La costruzione “a gli” non è un refuso ma una mia scelta ponderata, per creare un suono più lento, più pensoso, più meditativo; il “corretto” grammaticalmente “agli” sarebbe stato troppo brusco. [N.d.A.]

 

14 giugno 2015

Emanuele Marcuccio

Commento critico a cura di Luciano Domenighini

Giovanna D'Arco, opera di Ingres

Giovanna D’Arco, opera di Ingres

Torna al genere agiografico, celebrativo, già frequentato specie agli esordi Emanuele Marcuccio con questa “A Giovanna d’Arco”. Ma lo fa secondo il suo nuovo modulo poetico fortemente sottrattivo, asciutto e frammentario, basato su una ristretta selezione verbale che apre ampi varchi ellittici. Ne risulta una sorta di frammento epigrafico dove il residuo verbale non è il risultato casuale dell’oltraggioso trascorrere del tempo ma è il frutto di una ponderata scelta dell’autore in una sorta di distillazione, di decantazione del verso, di selezione, ispirata e meditata, di quei sintagmi e di quelle parole “chiave” per rappresentare il soggetto poetico. Il dettato intermittente così ottenuto, dopo una prima strofa di terzina ad andamento discendente (di 5, 4, 3 sillabe) assomma tre strofe monoverso di cui la prima è un neologismo di associazione (“donnadono”) e la terza, a mo’ di firma, è il nome della protagonista. Come detto la residuale essenzialità dell’esposto alimenta, tra una strofa e l’altra, larghe pause ellittiche dense di prospettive narrative e ciò avviene perché i concetti esplicitati sono specificanti e consequenziali. L’insieme configura i caratteri del personaggio, eroina a un tempo guerriera e martire. È proprio la vigorosa valenza narrativa del “non detto”, sottaciuto più che sottinteso, il pregio saliente di questa composizione, ermetica eppure nitida ed eloquente, singolare per originalità e audacia sperimentalistica.

Luciano Domenighini

Travagliato (BS), 25-30 luglio 2015

[1] La costruzione “a gli” non è un refuso ma una mia scelta ponderata, per creare un suono più lento, più pensoso, più meditativo; il “corretto” grammaticalmente “agli” sarebbe stato troppo brusco. [N.d.A.]

“Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio letta e commentata da Francesca Luzzio

“Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio (2015)

Recensione di Francesca Luzzio

Dipthycha 2_original_front_cover_900DIPTHYCHA 2 è un’antologia che s’inserisce in un progetto originale che trova la sua matrice nella volontà di dare concretezza espressiva ad una poetica chiaramente enunciata nel “Manifesto dell’Empatismo”. Esso attribuisce alla poesia una funzione terapeutica e socializzante sia perché è fautrice di una comunicazione emotiva ed empatica, proposta “con la forma verbale più profonda mai creata dall’uomo”, sia perché esprime anche una morale ed un’etica fondata su sani principi umani e cristiani. Dire di no alla guerra, al razzismo, alla violenza in un’epoca in cui l’uomo vive lontano da ogni principio morale, chiuso in un egotismo sfrenato, che trova solo nel potere e nel denaro la sua gratificazione, è sicuramente la nota più rilevante ed importante del manifesto. Dal punto di vista più strettamente estetico, il manifesto afferma che solo “uno sguardo pieno di meraviglia” porta  all’ispirazione e quindi ad una creazione poetica che non sia “puro artificio, ma piacere “per gli occhi e per l’anima”. L’atteggiamento meravigliato del poeta ripropone Pascoli e la poetica del fanciullino, ma fa ricordare anche G. B. Vico che considera la poesia come tipica espressione dell’uomo primitivo che prima sente “senza avvertire” poi avverte “con animo perturbato e commosso” la realtà che lo circonda (Scienza nuova, LIII Degnità). Rilevate alcune importanti componenti culturali che stanno alla base dell’intuizionismo dei poeti empatici, ci si chiede come i versi che in tale poetica trovano matrice possano essere anche piacere per gli occhi. Lo sguardo meravigliato del poeta è foriero di poesia che reca piacere all’anima, all’immaginazione , non agli occhi, tranne che questi ultimi non ne siano metonimia e sicuramente lo sono: occhi per immaginazione, concreto per astratto. Tale rilevazione è opportuno effettuarla perché il piacere visivo esige proprio un ricorso a quell’artificio esplicitamente ripudiato, insomma implicherebbe, ad esempio, un ritorno alla “poesia visiva” tipica dei calligrammi di Apollinaire o di Marinetti.

Sebbene novecentesca, tipica delle avanguardie, l’idea del manifesto, quale strumento di aggregazione ideologico-estetica, è molto apprezzata perché, di fronte all’individualismo e alla solitudine, esorbitanti anche in ambito letterario, risponde al bisogno di condivisione e di aggregazione, a prescindere dal fatto che essa sia telematica o reale e il sottotitolo dell’antologia, Dipthycha 2, “Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…” evidenzia l’importanza del comunicare a prescindere dallo strumento che ce ne consente la realizzazione. Così i diptycha, le tavolette cerate dell’epoca romana, assurgono al ruolo di metafora simbolica della comunicazione virtuale che se nella prima antologia era “anche” strumento d’ispirazione, adesso lo è “sempre” e ciò rileva l’importanza che viene attribuita a tale tipo di corrispondenza poiché consente comunque l’esternazione empatica di pensieri, emozioni e sentimenti suscitati da temi e problemi in cui la vita ci coinvolge.

La realizzazione di questa seconda antologia conferma il successo del progetto e rappresenta la concretizzazione cartacea della possibilità comunicativa che il virtuale ha concesso. Così Emanuele Marcuccio “condivide” con Silvia Calzolari l’entusiasmo per tale forma d’interazione, con Ilaria Celestini, il dolore per la violenza e gli abusi che si esercitano sulle donne, con Grazia Finocchiaro il perdersi rapito nel mare, con Ciro Imperato l’angoscia del terremoto in Abruzzo e così via…

Ovviamente Marcuccio e gli autori con cui si corrisponde, pur trattando lo stesso tema, lo propongono assecondando il proprio stile e il proprio nucleo ispirativo, così siamo di fronte ad un poliedrico dipanarsi di emozioni e di modalità espressive.

In tale “corrispondenza d’amorosi sensi” per ripetere lo stesso sintagma foscoliano, adoperato da E. Marcuccio, è chiaro che questi da interlocutore protagonista che si confronta e comunica con altri poeti comprimari, fa sì che l’antologia acquisti quell’originalità strutturale che la rende gradita a qualsiasi lettore che non può non sentire sollecitate la sua curiositas e la sua emotività di fronte alla “dittica” proposizione tematica.

Appare fuori luogo soffermarsi sulla specificità dei singoli autori e delle singole poesie, sia perché splendidamente presi in considerazione da Luciano Domenighini, sia perché esula dalla intenzione interpretativa del progetto e del manifesto, che è all’origine del presente articolo.

Francesca Luzzio

Palermo, 20 luglio 2015

“Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio a favore dell’Ass. Ital. Sclerosi Multipla (AISM)

Dipthycha 2_original_front_cover_900Il progetto letterario ideato e curato dal poeta palermitano Emanuele Marcuccio, Dipthycha 2, pubblicato da TraccePerLaMeta Edizioni si è distinto per aver donato, secondo le volontà dello stesso Marcuccio, il ricavato ad AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla. L’accredito a FISM (la fondazione che si occupa di raccogliere le donazioni inviate ad AISM) è stato di 250 € come si può vedere dal documento di ricevuta allegato.

L’autore, in un suo comunicato diffuso a mezzo mail e sui suoi blog, invita gentilmente a diffonderne la notizia, onde incentivare gli ordini del libro e poter così avviarne una ristampa, essendo le copie esaurite da qualche mese, cosicché per la seconda edizione si possa procedere a una donazione più consistente. Il libro può essere ordinato agevolmente presso lo store della casa editrice che spedisce anche in contrassegno o presso altri store on-line, oppure presso la propria libreria di fiducia essendo dotato di regolare codice ISBN a tredici cifre: 9788898643257.

Hanno partecipato a questo volume critico-antologico di poesia gli autori Silvia Calzolari, Ilaria Celestini, Ciro Imperato, Grazia Finocchiaro, Rosalba Di Vona, Donatella Calzari, Aldo Occhipinti, Marzia Carocci, Lorenzo Spurio, Francesco Arena, Maria Rita Massetti, Giorgia Catalano, Giusy Tolomeo, Grazia Tagliente, Rosa Cassese, Daniela Ferraro, Antonino Natale, Anna Alessandrino, Teocleziano Degli Ugonotti.

Su questo stesso blog si possono leggere varie recensioni ed interventi critici su quest’opera; basterà scrivere “Dipthycha” nella barra di ricerca.

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La II edizione del Concorso “Gli autori dell’anno” bandito da Radio Italia1: il bando

RADIO ITALIA UNO E  L’Associazione Culturale “IL CLUB DEI CENTO APS”

Sezione “Gianna Baltaro” di Torino, Con il Patrocinio della Città di Torino e della Circoscrizione 5

bandiscono la II Edizione del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “GLI AUTORI DELL’ANNO”

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Questo Concorso letterario nazionale, dedicato alla Poesia e alla Narrativa, è rivolto esclusivamente ad autrici ed autori che, negli ultimi cinque anni (2010-2015), sono stati proclamati tra i primi tre classificati, o hanno conseguito Menzioni e Segnalazioni in eventi letterari nazionali ed internazionali.

Detto Concorso non ha fini di lucro. Si propone di dare risalto e pregio alle migliori opere di autrici ed autori già riconosciuti in altre manifestazioni culturali, per sottolinearne maggiormente il loro valore.

Sono previste n. 4 Sezioni Adulti a carattere nazionale:

POESIA:

CATEGORIA A: Poesia a TEMA LIBERO        (Autrici)

CATEGORIA B:  Poesia a TEMA LIBERO         (Autori)

NARRATIVA:

CATEGORIA C:  Racconto breve a TEMA LIBERO (Autrici)

CATEGORIA D: Racconto breve a TEMA LIBERO (Autori)

REGOLAMENTO

 Art. 1 – La lunghezza dei componimenti lirici à libera. Ogni autore delle categorie A e B potrà partecipare al Concorso con liriche per le quali sia possibile certificare l’avvenuta classificazione in precedenti eventi.

Art. 2 – La lunghezza dei componimenti narrativi è libera. Ogni autore delle categorie C e D potrà partecipare al Concorso con racconti per i quali sia possibile certificare l’avvenuta classificazione in precedenti eventi.

Art. 3 – Possono essere inviati un massimo di n. 3 componimenti per ogni categoria.

Art. 4 –Per ogni poesia o racconto inviati e certificati, è richiesto un contributo di 15 Euro; per n. 3 componimenti è previsto, invece, un contributo di 30 Euro.

Il versamento relativo alle quote d’iscrizione dovrà essere effettuato tramite bonifico bancario intestato a:

    CLUB DEI CENTO APS – corso Laghi 276 – 10051  Avigliana (To)

                            Banca Sella – Agenzia di Alpignano

IBAN IT28 P03268 30040 052565805300

Causale: “Concorso Nazionale ‘Gli Autori Dell’Anno’ – 2° Edizione” e sezione a cui si partecipa.

Art. 5 – Gli elaborati andranno inviati come allegato, in un file unico, senza generalità, al seguente indirizzo di posta elettronica: gliautoridellanno2015@hotmail.com; inviare, inoltre, un allegato contenente le scansioni degli attestati e, nel corpo della mail, indicare:

–        Dati anagrafici dell’autrice/autore

–        Indirizzo

–        Recapito telefonico

–        Indirizzo di posta elettronica

–        Titoli degli elaborati presentati

–        Copia o scansione del bonifico bancario

–        Breve presentazione artistica (max 12 righe)

Art. 6 – Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre la data del 10 SETTEMBRE 2015 (farà fede la data di invio della mail).

Art. 7 – La Giuria è composta da:

Ninnj Di Stefano Busà (poetessa, scrittrice, critico letterario, saggista e giornalista)

Nazario Pardini      (poeta, critico letterario, docente in letteratura italiana)

Luciano Domenighini  (poeta, critico letterario)

Emanuele Marcuccio   (poeta, aforista, critico letterario)

Mario Barbero                (scrittore, giornalista)

Il giudizio della Giuria è insindacabile ed inappellabile.

Art. 8 – La Premiazione avverrà a Torino in data 15 novembre 2015, presso il Teatro “Principessa Isabella” di via Verolengo n. 212, a partire dalle ore 15.00.

Art. 9 – La partecipazione al Concorso costituisce espressa autorizzazione ad una eventuale pubblicazione e non dà diritto ad alcun compenso per gli autori, in quanto i diritti degli scritti proposti rimangono di loro proprietà.

Art. 10 – Ai vincitori del Concorso, verranno comunicati esito, data e luogo della Premiazione,  durante la quale saranno letti racconti e liriche premiati; l’evento sarà diffuso anche sui social network e sarà creata una pagina Facebook dedicata al Concorso, sulla quale compariranno i nomi dei finalisti e le foto/video della Premiazione.

PREMI

Categoria A, B, C e D

TARGA oppure COPPA + Attestato al 1° classificato

TARGA oppure COPPA + Attestato al 2° classificato

TARGA oppure COPPA + Attestato al 3° classificato

Le liriche ed i racconti dei soli primi classificati di tutte e quattro le categorie saranno letti durante la trasmissione culturale: “L’ISOLA CHE NON C’E'”, condotta da Giorgia Catalano e Giorgio Milanese su RADIO ITALIA UNO sulle frequenze in FM per tutto il Piemonte (per Torino e provincia 101.250 o 103.150) ed in streaming dal sito: www.radioitaliauno.org

Art. 11 – I vincitori che non potranno ritirare personalmente il premio assegnato potranno avvalersi di un delegato o, su richiesta, potranno riceverlo al proprio domicilio facendosi carico delle spese di spedizione – (i premi non richiesti non saranno spediti).

Art. 12   – Gli organizzatori potranno apportare, al presente regolamento, le opportune modifiche per il buon esito della manifestazione.

Art. 13 – I dati personali saranno trattati in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003.

Per ogni altra informazione non contenuta nel presente bando, rivolgersi a:

Giorgio Milanese (Presidente del: “Club Dei Cento APS”):

cell. 340 6815460 – e-mail: milanese_giorgio@yahoo.it

Giorgia Catalano (Fiduciaria sez. “Gianna Baltaro” di Torino):

e-mail: radioitaliaunolisolachenonce@yahoo.it –  acquario26@hotmail.it

Anna Mustico (Responsabile RADIO ITALIA UNO)

Tel. 011 210706 – e-mail: radio_italia1@libero.it

“Petite Anthologie”: la raccolta di lirici francesi tradotti da Luciano Domenighini

Esce “Petite Anthologie”, piccola antologia di poeti classici francesi, tradotti dal poeta Luciano Domenighini 

Esce nella collana “Collana Arancione – Antologie” di TraccePer LaMeta Edizioni: «Petite Anthologie. Piccola Antologia di poesia francese: Da Villon a Jammes», sotto la cura editoriale del poeta e aforista Emanuele Marcuccio. Nel Volume, con testo a fronte in lingua originale, il critico letterario e poeta Luciano Domenighini, sceglie e traduce poeti classici della letteratura francese tra Quattrocento e inizio Novecento: François Villon, Marceline Desbordes-Valmore, Charles Baudelaire, Stéphane Mallarmé, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Jules Laforgue, Francis Jammes, Guillaume Apollinaire.

142petiteanthologie900L’opera si aprirà con una prefazione a cura del prof. Mario Pietro Zani e si chiuderà con una postfazione a cura dello scrittore Giordano Tedoldi. Chiuderà il libro una quarta di copertina con una nota critica a cura del poeta, scrittore e critico letterario Aldo Occhipinti.

Leggere la parola “antologia” sulla copertina di un libro, riporta immediatamente, per necessità lessicale ma anche per la consuetudine di ciò che abbiamo appreso sin dai banchi di scuola, all’immagine fredda e meccanica di una “raccolta di passi scelti di uno o più scrittori confezionata per scopi didattici”. Più forte è l’associazione quando, poi, riconosciamo all’istante i nomi degli autori, perché celeberrimi esponenti di una forte e consolidata tradizione letteraria. In realtà, quando la selezione dei testi di una “antologia” è frutto non di esigenze didattico-divulgative bensì del gusto e del percorso estetico, culturale e immaginativo del curatore, la parola “antologia” si carica di una valenza ben diversa.

Vieppiù, quando, oltre ad esserne il curatore critico, del “florilegio” di testi lo studioso è anche il traduttore – originale, appassionato e attento – il libro si carica di un valore del tutto diverso da quello solitamente attribuito alla parola “antologia”: non è più un semplice e sterile “raccoglitore”, bensì un’opera d’arte autonoma e compiuta in ogni aspetto. È il caso della presente Petite Anthologie, dove Luciano Domenighini dà la sua personalissima «testimonianza di una lettura disorganica e quasi casuale, dislocata e disseminata in un lungo arco di tempo di vita e sedimentata nella memoria come un frammentario bagaglio culturale specifico».

Villon, Desbordes-Valmore, Baudelaire, Mallarmé, Verlaine, Rimbaud, Laforgue, Jammes, Apollinaire, fulgidissimi testimoni della produzione poetica in lingua francese tra Quattrocento e Novecento, sono i maestri accolti nel volume. In appendice, poi, si aggiunge un nome che, tra tanti “puro sangue” così indiscussi e rappresentativi, può sembrare un “intrus”: è quello dell’abruzzese Gabriele d’Annunzio. Il camaleontico artista italiano, in realtà, avendo contribuito – prima, durante e dopo il suo soggiorno in Francia – alla storia letteraria d’Oltralpe con opere poetiche, narrative e teatrali vergate in francese, può e deve a buon diritto collocarsi all’interno della Répubblique littéraire française della Belle Époque. È così che, a chiusura di questa squisita Petite Anthologie, possiamo leggere – sapientemente tradotti – tre dei dodici Sonnets Cisalpins, opera quasi del tutto sconosciuta in Italia, che ha sancito l’avvio dell’esperienza letteraria in francese del d’Annunzio. (Aldo Occhipinti)

 

Luciano Domenighini (Malegno – BS, 1952) dopo il liceo classico si laurea in Medicina lavorando come medico, professione che svolge tuttora.  Come letterato ha ottenuto alcuni riconoscimenti in premi letterari nazionali di poesia. Nel 2004 pubblica la silloge poetica Liriche Esemplari. Inoltre ha svolto saltuariamente in varie sedi l’attività di critico per la musica operistica e di critico letterario. In questa veste si è occupato di alcuni poeti italiani contemporanei raccolti nell’antologia critica, La Lampada di Aladino (TraccePerLaMeta Edizioni, 2014). Fra questi si è soffermato in particolare sull’opera poetica del siciliano Emanuele Marcuccio, che Domenighini, in varie sedi, ha commentato quasi integralmente approfondendone la lettura critica e individuandone il ruolo nel panorama letterario nazionale contemporaneo. (Risvolto di quarta)

TITOLO: Petite Anthologie

SOTTOTITOLO: Piccola Antologia di poesia francese: Da Villon a Jammes

AUTORE-TRADUTTORE: Luciano Domenighini

CURATORE: Emanuele Marcuccio

PREFAZIONE: Mario Pietro Zani

POSTFAZIONE: Giordano Tedoldi

EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni

PAGINE: 182

ISBN: 978-88-98643-35-6

COSTO: 12 €

“Dipthycha”: il curioso e poliedrico progetto antologico di Emanuele Marcuccio

Dipthycha: Progetto poetico di dittici a due voci

Il 26 marzo 2013 il poeta e aforista, Emanuele Marcuccio, ha dato l’avvio al progetto di un Volume antologico di dittici poetici a due voci[1], «Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…»

Con questa non solita antologia, da lui ideata e che lo vede anche autore di ventuno poesie dei dittici poetici, insieme ad altri amici autori, per un totale di quarantadue liriche, non si è voluto scendere in nessun agone poetico, in nessuna gara. L’intento è l’amore per la poesia, nei suoi diversi stili ed espressioni, la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta.

Dipthycha, termine derivato dall’originale latino diptycha (-orum), con contaminazione in chiave moderna e riadattamento del dittico, la tavoletta cerata in uso presso gli antichi Romani per scrivervi con lo stilo, in chiave poetica. Come sottotitolo «Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…», parafrasando i versi finali della sua poesia “Telepresenza”, ispiratrice del primo dittico poetico intercorso con l’amica poetessa, Silvia Calzolari, nel maggio 2010. L’idea di questi dittici è nata su internet e davanti a un PC.

 

L’Antologia è stata pubblicata il 10 settembre 2013 con Photocity Edizioni.

Marcuccio, Emanuele; AA.VV., Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…, Pozzuoli (NA), Photocity Edizioni, 2013, pp. 90.

ISBN: 978-88-6682-474-9

 

Dipthycha e Dipthycha 2

Il 22 luglio 2014 Marcuccio avvia il progetto di un secondo Volume, con la collaborazione del critico letterario e poeta, Luciano Domenighini, che redige le note critiche su ventinove dei trentatré dittici a due voci presenti. Marcuccio questa volta è presente con trenta poesie.

Scrive quest’ultimo in un suo aforisma del 2014: «Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci?

Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.»

 

L’Antologia è stata pubblicata il 7 gennaio 2015 con TraccePerLameta Edizioni.

Marcuccio, Emanuele; AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, TraccePerLaMeta Edizioni, 2015, pp. 184.

ISBN: 978-88-98643-25-7

 

 

Progetto a cura di Emanuele Marcuccio

Introduzione: Emanuele Marcuccio

Prefazione I Vol: Cinzia Tianetti

Prefazione II Vol. e note critiche: Luciano Domenighini

Postfazione I Vol: Alessio Patti

Postfazione II Vol: Antonio Spagnuolo

Co-curatori I Vol: Gioia Lomasti e Francesco Arena

Original Cover Book I Vol: Emanuele Marcuccio

Editing Cover Images I Vol: Francesco Arena

Editing Cover Images II Vol: Laura e Stefano Dalzini

www.facebook.com/Dipthycha

 

 Gli Autori presenti nei rispettivi due Voll.

 

Emanuele Marcuccio

Silvia Calzolari

Donatella Calzari

Giorgia Catalano

Maria Rita Massetti

Raffaella Amoruso

Monica Fantaci

Rosa Cassese

Rosalba Di Vona

Lorenzo Spurio

Giovanna Nives Sinigaglia

Michela Tarquini

Francesco Arena

Ilaria Celestini

Ciro Imperato

Grazia Finocchiaro

Aldo Occhipinti

Marzia Carocci

Giusy Tolomeo

Grazia Tagliente

Daniela Ferraro

Antonino Natale

Anna Alessandrino

Teocleziano Degli Ugonotti

 

D’accordo con tutti gli autori presenti, l’intero ricavato delle vendite dei volumi è devoluto a AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Si procede però per via privata alla devoluzione dell’intero ricavato delle vendite, non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all’interno del libro.

Contiamo sulla vostra collaborazione. Questi i link attraverso i quali potrete effettuare l’acquisto.

 

©Dipthycha 2, TraccePerLaMeta Edizioni, 2015

ISBN: 9788898643257

tracceperlameta.org
libreriauniversitaria.it
webster.it
ibs.it
unilibro.it

 

 

©Dipthycha, Photocity Edizioni, 2013

ISBN: 9788866824749

tracceperlameta.org
photocity.it
libreriauniversitaria.it

unilibro.it
ibs.it
amazon.it

 

 

L’8 dicembre 2014, dopo aver dato il “Visto, si stampi!” per Dipthycha 2, Marcuccio avvia il progetto di un terzo Volume, sempre con la collaborazione critica di Luciano Domenighini. Dipthycha 3. Classica Litteraria Dipthycha: Questo terzo Volume accosterà voci in dittici dal tema simile, di poeti che hanno fatto la storia della letteratura. Un progetto ambizioso e certamente non di facile realizzazione, ci vorrà almeno un anno o anche più.

Come prima proposta, si accosterà Catullo a Foscolo: con traduzione dal latino di Luciano Domenighini, il Carme 101 di Catullo con “In morte del fratello Giovanni” di Foscolo, sono entrambi due omaggi funebri al proprio fratello. Il secondo, i due autoritratti: Alfieri-Foscolo. Un terzo, “Come le foglie”, che il critico ha già tradotto per Dipthycha 2, di Mimnermo, con “Soldati” di Ungaretti. Nel quarto si accosterà Virgilio a Pascoli. E poi si vedrà.

Tutti saranno seguiti da una nota critica di Luciano Domenighini.

 

 

[1] Dittico poetico a due voci, una composizione di due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica. Nell’agosto 2014 la composizione del dittico poetico a due voci, ideata da Marcuccio nel 2010, è stata accolta in seno al neo-nato movimento poetico-culturale dell’Empatismo, quale forma poetica di elezione.

Nazario Pardini su “Dipthycha 2”, volume poetico-antologico curato da Emanuele Marcuccio

Emanuele Marcuccio e AA. VV., Dipthycha 2[1]

TraccePerLaMeta Edizioni, Sesto Calende (VA), 2015, pp. 184

ISBN: 978-88-98643-25-7

  

Nota critica a cura di Nazario Pardini

  

Dipthycha 2_original_front_cover_900Opera interessante, polimorfica, parenetica, e plurale, questa, curata da Emanuele Marcuccio, che assembla vari Autori nell’intento di “rivalutare la poesia, come forma di comunicazione emotiva ed empatica per eccellenza e come forma verbale più profonda mai creata dall’uomo” (Manifesto dell’Empatismo). Condotta con tattica esplorativa, e con vèrve innovativa, riesce a sorprendere per la simbiotica dualità dei testi e per gli allunghi critici di valida soluzione autoptica di Luciano Domenighini, il quale afferma: “ho cercato, commentando, di privilegiare gli aspetti perifrastico ed ermeneutico rispetto a quello più strettamente analitico”. Vere explications du texte quelle del critico, e per affondi di acribia intuitiva e per inarcature d’energia perlustrativa, con cui riesce a sottolineare i giochi lessico-semantici e stilistici, puntualizzandone la natura estetica e filologica: un chiaro esempio di stesura recensiva; di come si deve condurre l’esegesi di una pièce, senza perdersi in vaghe e rocambolesche locuzioni, o in pleonastiche avventure linguistiche, stando coi piedi per terra e con l’occhio attento alla parola, ai suoi meccanismi, agli intrecci allusivi, e ai valori morfosintattici. Un manuale di accorgimenti tecnici, di applicazioni figurative, e di importanti significanti metrici. Il tutto garantito dalla inossidabile vis creativa di un poeta, quale Emanuele Marcuccio, che, facendo da primo attore in questa antologia, affianca, alternativamente, una sua poesia a quella di ogni Autore della raccolta: “Due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza epatica” (da nota pp. 11 del testo). Il tutto per illustrare la poetica di un manifesto che riunisce attorno a sé diverse voci, esemplificandone i parenetici intenti propositivi con un titolo di per sé emblematico: “Manifesto dell’Empatismo”, che fa da prodromico ingresso al libro. Citarne quello che secondo me è l’articolo più attinente allo spirito generale dei fondatori è, di sicuro, fondamentale per percepire la pienezza paradigmatica dell’opera: “Noi vogliamo che tra i poeti empatisti e tutti i poeti e artisti in genere, ci sia rispetto e stima reciproca, senza nessuna presunzione di possedere la verità. Eleggiamo il dittico poetico a due voci[2] e il pluricanto[3], come forme per eccellenza di empatia poetica e come forme di poesia empatista per antonomasia”. Senza trascurare naturalmente tutti gli altri punti del programma che ne caratterizzano la grande valenza, considerando che il canto è soprattutto generosità emotiva, e ricerca verbale. Opera, quindi, di una plurivocità accattivante, i cui duetti canori fanno da controcanto a un tema di urgente resa artistica: quello di saper tradurre le nostre contaminazioni soggettive in cospirazioni universali; in slanci verso l’oltre, dacché l’arte è qualcosa di più dell’umano; sì, ne vuole tenere di conto, ma per farne un trampolino di lancio verso l’inarrivabile: è così che mantiene quel senso del mistero che la rende unica. Ciò che si percepisce dalle molteplici composizioni di Marcuccio, il quale, attraverso le sue espressioni si fa chiara esemplificazione del nerbo di quei dettami. Forza emotiva, ricerca semantica e sonora, contenuti che non tradiscono lo slancio romantico verso l’oltre, assenza di contaminazioni epigonistiche o pleonastiche. Un fluire semplice il suo che trae dalla vita e dai suoi perché i motivi della poesia. Tutte le questioni che hanno a che vedere col tempo, il luogo, il sogno, l’essere, l’esistere, e le inquietudini della nostra permanenza terrena. Interrogativi e insoddisfazioni esistenziali di memoria leopardiana, si è detto; ma io credo abbrivi e cospirazioni intime che chiedono slanci oltre quegli orizzonti che demarcano il nostro vivere. E che, al fin fine, tanto sono legati all’amor vitae di cui si nutre la poetica del Nostro. Molto ci sarebbe anche da dire sugli altri poeti di questa particolare Antologia. Della loro forza emotiva, del loro stile maturo e ricco di figure allegoriche; della loro metaforicità; e soprattutto della grande padronanza metrica che sa intonarsi con vigoria significante al denominatore comune delle pièces: “[E]mozionare con i nostri versi, pur rimanendo fedeli ognuno al personale modo di fare poesia.”[4]

Ne consigliamo la lettura a tutti coloro che ci seguono, dacché credo faccia loro piacere leggere una molteplicità di stili confluenti nel fiume chiaro dell’arte del dire e del sentire; come penso non sia disdicevole proporre una esemplificativa e indicativa pagina di questo innovativo testo:

 

  

ETERNITÀ

  

Ho vissuto tante eternità

nell’assoluta pienezza

di un attimo.

Ti ho cercato nel vento

e nell’acqua.

Ti ho trovato

e ti ho perso.

Con la morte e la vita

usavo lo stesso linguaggio

perché nelle note del tempo

arrivassi a me.

 

3 agosto 2003

Giusy Tolomeo

 

 

ETERNITÀ[5]

  

Oltre quel fumo,

oltre quella porta,

oltre il mare immenso,

oltre l’orizzonte sconfinato,

oltre le piogge di mezz’agosto

c’è una luce che io voglio attraversare,

c’è una soglia che io voglio varcare

in questa pioggia del mio vegetare,

in questo mare del mio non vivere.

 

10 marzo 2009

 

Emanuele Marcuccio

 

 

 Nota critica di Luciano Domenighini

 «In quattro strofe, tutte al passato, la prima e l’ultima meditative e le due centrali narrative, rivelatrici e brucianti nel succedersi di tre passati prossimi (“Ti ho cercato […] ti ho trovato/ e ti ho perso”), “Eternità” di Giusy Tolomeo è una poesia d’amore, è anche la narrazione di un amore, ma soprattutto parla del rapporto fra amore e tempo: un teorema, il cui enunciato è tutto nella prima strofa (“Ho vissuto tante eternità/ nell’assoluta pienezza/ di un attimo”) per dire che un istante di vero amore vale tutto il tempo di mille anni e molto più ancora, per dimostrare che l’amore può dare scacco al tempo.

Questa riflessione ha per la poetessa un valore immenso, il valore soggiogante di una rivelazione e conta per sé sola, assai più della cronaca quotidiana di una storia amorosa, del suo svolgersi e del suo esito stesso. Nella strofa finale, commovente, struggente, la poetessa, con afflato squisitamente romantico, allinea e omologa vita e morte, ponendole dinanzi al sentimento che solo può arricchire l’una e disperdere l’orrore dell’altra.

Di tutt’altro tono e ambito psicologico-concettuale si presenta lʼ “Eternità” di Emanuele Marcuccio, lirica metaforico-intimistica, spiccatamente esistenziale, di estrazione leopardiana, che ha per argomento il dolore per il tedio del non essere, il rincrescimento per il tempo della vita che trascorre invano. Marcuccio si dimostra abile nel disporre con ordine e simmetria non solo i suoi versi ma anche le figure simboliche. La composizione, di nove versi, presenta tre cellule iterative subentranti (vv. 1-5 “oltre”, 6-7 “c’è”, 8-9 “in questa/o”) ma il nucleo significativo portante è contenuto nella corrispondenza fra i vv. 3 e 5 e il distico ai vv. finali 8 e 9 realizzante un chiasmo “ritardato”, a distanza, nel quale, di fatto, si sdoppia il dettato poetico: allora abbiamo l’ “immenso mio non vivere” e il “mezz’agosto del mio vegetare”.» (p. 90)

 

 Nazario Pardini

 

Arena Metato (PI), 2 febbraio 2015

[1] Come da accordi, il ricavo delle vendite spettante agli autori partecipanti andrà a AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, così come si è già fatto con il ricavo di «Dipthycha» (Photocity Edizioni, 2013). [N.d.R.]

[2] Composizione poetica ideata dal degno poeta empatista, Emanuele Marcuccio, nel 2010. Due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica. (Nota 2 al testo “Manifesto dell’Empatismo” in Emanuele Marcuccio e AA.VV., Dipthycha 2, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, p. 11.) [N.d.R.]

[3] Composizione poetica ideata dalla fondatrice del nostro Movimento, Giusy Tolomeo. Una poesia composta da uno o più versi di poesie di vari poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, seguendo uno stesso tema in una sorta di corrispondenza empatica. (Nota 3 in ibidem, p. 12.) [N.d.R.]

[4] Da “Manifesto dell’Empatismo”, IX capoverso in ibidem.) [N.d.R.]

[5] Già edita in Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, p. 17. [N.d.R.]

Marcuccio, Spurio, Carocci, Calzolari, Celestini, … nella raccolta poetica “Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio

Comunicato Stampa

Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci?

Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.

 

Emanuele Marcuccio

 

Dipthycha 2_cover_frontTraccePerLaMeta Edizioni ha pubblicato Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…,[1] opera critico-antologica su progetto e cura editoriale del poeta palermitano Emanuele Marcuccio, ivi presente con trenta titoli e con le note critiche del poeta e critico letterario bresciano, Luciano Domenighini. Impreziosisce l’opera una postfazione a cura del noto poeta Antonio Spagnuolo.

Scrive Marcuccio nell’introduzione: «È trascorso poco più di un anno dalla pubblicazione della non solita Antologia poetica, Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…, ed eccomi a presentarvi un secondo Volume, Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…

Dipthycha, termine derivato dall’originale latino diptycha (-orum), con contaminazione in chiave moderna e riadattamento del dittico, la tavoletta cerata in uso presso gli antichi Romani per scrivervi con lo stilo, in chiave poetica.

Un’Antologia critica, da me ideata e curata, innovativa nel suo genere, in cui ogni dittico poetico è seguito da una nota critica di Luciano Domenighini.

[…] Il progetto di Dipthycha 2 è nato quasi per caso, mai avrei pensato a dei commenti critici su dei dittici poetici a due voci; […] questo tipo particolare di dittico, da me ideato nel 2010 (grazie al primo intercorso con l’amica poetessa Silvia Calzolari), è davvero qualcosa di nuovo. Trattasi di una composizione di due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.

[…] Infine, una parola sulla foto di copertina che ho scelto. Essa ritrae una fanciulla magnificamente agghindata, che tiene con la mano sinistra un dittico e con la destra lo stilo alle labbra, un particolare del famoso affresco pompeiano del I sec. d.C., la cosiddetta Scriba o Saffo, conservato presso il Museo archeologico Nazionale di Napoli. Ritengo sia questa una meravigliosa sintesi immaginifica del presente lavoro, dallo stilo alle labbra si intuisce studio e dal dittico in mano scrittura: dunque, critica e dittici poetici, mutatis mutandis

Luciano Domenighini nella prefazione scrive: «[…] In questo libro commento ventisei dittici, in cui diciotto autori diversi si confrontano con testi poetici di Emanuele Marcuccio.

Compaiono poi tre dittici particolari: nel primo un testo di Marcuccio è accostato a un frammento del lirico greco Mimnermo da Colofone; nel secondo, su proposta di Marcuccio, si confrontano le liriche di due poetesse contemporanee, Maria Rita Massetti e Giusy Tolomeo; nel terzo, infine, il confronto è fra due maestri della poesia italiana, Carducci e Pascoli, dove il fattore di affinità riscontrato è la capacità di comprendere e descrivere la natura compenetrandosi in essa. Il magistero linguistico e compositivo dei due grandi poeti dimostra una volta di più che la qualità della forma letteraria è il fattore principe di traduzione, evidenziazione e di tutela dell’afflato ispirativo.»

Scrive Antonio Spagnuolo nella postfazione: «[P]regevoli ricami sono tutti gli accostamenti che Marcuccio riesce a costruire poesia dopo poesia, da Silvia Calzolari, con omaggio indelebile a Giacomo Leopardi, diversi per stile ma accomunati dall’eco di Recanati, a Ilaria Celestini, nel limpido e affettuoso dettato, a Ciro Imperato, nel vigoroso impeto civile, a Grazia Finocchiaro, nelle segrete emozioni della memoria, a Rosalba Di Vona, vivificante nel tratto intimistico, a Donatella Calzari, nella limpida espressività emotiva, ad Aldo Occhipinti, dalla suggestiva strofa cosmica, a Maria Rita Massetti, dall’ampio respiro corale, a […] Grazia Tagliente, negli occasionali frammenti di rime e nella ricca sequenza di metafore, a […] Anna Alessandrino, fra il tempo inteso come sequenza e il sogno come elemento verginale, a Lorenzo Spurio, con la sua imprevedibile incisione musicale.

[…] Febbrile e singolare modernità di accostamenti, offerta dalla capacità immaginativa del palermitano, poeta dal multiforme profilo e dalla instancabile volontà di sperimentazione.

Infine, scrive Francesco Martillotto nella quarta di copertina: «[…] In quest’antologia critica i temi che accomunano i dittici sono svariati: da quelli sociali e civili ai sentimenti, da quelli in cui si contemplano natura e creato a quelli pertinenti la sfera intimistico-riflessivo-filosofica. Viene indagata in queste corrispondenze, con moduli espressivo-linguistici eterogenei e personali, la memoria culturale e collettiva nel suo complesso, partendo da topoi comuni (intesi con Curtius come “unità tematiche” che hanno attraversato e unificato la letteratura occidentale), andando al di là di “distanze” e “tempo” e creando, come scrive Emanuele Marcuccio, “stupore e meraviglia”.»

In questa non solita opera critico-antologica sono presenti poesie di Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Ilaria Celestini, Ciro Imperato, Grazia Finocchiaro, Rosalba Di Vona, Donatella Calzari, Aldo Occhipinti, Marzia Carocci, Lorenzo Spurio, Francesco Arena, Maria Rita Massetti, Giorgia Catalano, Giusy Tolomeo, Grazia Tagliente, Rosa Cassese, Daniela Ferraro, Antonino Natale, Anna Alessandrino, Teocleziano Degli Ugonotti.

 

 

Info:

marcuccioemanuele@gmail.com

www.facebook.com/Dipthycha

www.tracceperlameta.org

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

 

TITOLO: Dipthycha 2

SOTTOTITOLO: Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…

AUTORE: Emanuele Marcuccio e AA.VV.

CURATORE: Emanuele Marcuccio

PREFAZIONE E NOTE CRITICHE: Luciano Domenighini

POSTFAZIONE: Antonio Spagnuolo

NOTA CRITICA DI QUARTA: Francesco Martillotto

EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni

GENERE: Critica Letteraria

PAGINE: 184

ISBN: 978-88-98643-25-7

COSTO: 12 €

Link diretto alla vendita

 

 

[1] D’accordo con tutti gli autori presenti nell’antologia, si procederà per via privata alla devoluzione dell’intero ricavato delle vendite a AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all’interno del libro, così come si è già fatto con il primo volume, Dipthycha (Photocity Edizioni, 2013).

“Il laido timoniere (Sewol infilzato)” di L. Spurio e “Il marinaio” di E. Marcuccio in un dittico poetico con commenti critici

PREMESSA DI EMANUELE MARCUCCIO
Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico (a due voci)?
Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.
 Palermo, 24 agosto 2014
 
 
IL LAIDO TIMONIERE[1]
(Sewol infilzato)[2]
 DI LORENZO SPURIO
 
L’avventata decisione di solco
imprevedibile avvento di derelizione portò
nei mari avulsi da umana presenza
e regno dei flutti e scoramenti.
 
L’istruzione zuppa d’acqua,
incinta di un sale pungente
sdoganò la ratio
e l’oceano si mangiò se stesso.
 
Il fetido navigatore chinò il piglio.
Mi domandai se quei capelli fossero tinti.
Strozzai un bicchier d’acqua
e mi commossi.
 
Il comandante oceanico
rabbuiato per la sua colpa
accoltellava l’umanità di angoscia
con il traghetto-catafalco
esacerbando ferite profonde
fino all’osso.
 
20 aprile 2014
Lorenzo Spurio
 
 
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Foto di Alessandro Santo

 
IL MARINAIO
DI EMANUELE MARCUCCIO 
 
svelto per lʼaere
sereno profonde
 
il marinaio
spiega le vele
e parte
per il viaggio
 
cavalca il baleno
e tempesta lo coglie
 
sbattuto dall’onde
in mare precipita
e naufrago a riva
di nuovo riparte
per il viaggio
il marinaio
 
13 aprile 2014
 
Emanuele Marcuccio
 
 
 
 
Commento critico di Luciano Domenighini su  “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
Con i tempi verbali tutti al passato, (le tre quartine al passato remoto e la sestina all’imperfetto), come del resto è caratteristica della sua oratio poetica, anche qui Spurio è un nunzio, un messaggero, un narratore di eventi. Nelle prime due strofe, dal linguaggio ermetico, quasi surreale, il racconto in due momenti della catastrofe. Nella terza strofa il poeta prima sferza il suo insulto per il capitano colpevole e poi libera la propria commozione, lo sgomento e la pietà per tante vittime giovani e innocenti.
Le sestina conclusiva, immaginaria e scenica a due personaggi  (il comandante reo e codardo da un lato e l’umanità intera, offesa e indignata dall’altro) traduce e ritrae in una sanguinosa metafora surreale, una colpa e un peccato che non hanno remissione, inemendabili e infamanti.
La lirica è vigorosa e lascia senza fiato come un pugno nello stomaco; con indubbia efficacia, coagula e rappresenta l’immediata risposta emozionale a un tragico accadimento di cronaca e il patimento che ne consegue.
Il suo particolare linguaggio, irregolare e tumultuoso, oscillante fra algide astrazioni (“decisione di solco”, “derelizione”, “istruzione zuppa d’acqua”, “sdoganò la ratio”), macchinose perifrasi (“mari avulsi da umana presenza”), aspri anacoluti (“Strozzai un bicchier d’acqua”), oltraggiosi epiteti (“fetido navigatore”) e cruenti fendenti espressionistici (“accoltellava l’umanità d’angoscia”, “ferite profonde fino all’osso”) val bene a raffigurare la congerie emotiva scatenata dalla notizia dolorosa e direi che, proprio questo dettato pluriforme e questo andamento intermittente, pur configurando una forma eterogenea e frammentaria, rappresentano, se non la forma esatta, almeno una forma alquanto congeniale a rappresentare in poesia occasioni ispirative come questa, dove l’ordine e la compostezza dell’eloquio vengono sovvertiti dal devastante impatto emotivo che l’abominevole crudezza dell’evento infligge alla sensibilità del poeta.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 22 aprile 2014
  

Commento critico di Luciano Domenighini su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
Formata da quattordici versi divisi in distico, quartina, distico e sestina finale, presenta in chiusura di verso per ben sette volte la lettera “e” (vocale debole, di colore ibrido): “aere” (v. 1°),”profonde” (2°), “vele” (4°), “parte” (5°),”coglie” (8°), “onde” (9°), “riparte” (12°).
Si riconoscono anche due coppie di “desinenze di parola”  (“-onde” e “-parte”) come due volte sono ripetute le parole “marinaio” e “viaggio”.
Questa disposizione timbrico-semantica dà alla composizione un senso di costante mobilità, di provvisorietà, come è la sorte dell’uomo di mare, senso accentuato dalla struttura circolare che coinvolge anche il titolo, identico all’ultimo verso.
Apprezzabile il chiasmo rinvenibile al distico che costituisce la terza strofa.
Priva di punteggiatura e di maiuscole la lirica appare fluida e scorrevole e, se si esclude la fattura sintetica e ellittica dei primi due versi, la sintassi delle rimanenti strofe è limpida e piana.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 8 maggio 2014
  
 
Commento critico di Emanuele Marcuccio su “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
  Una composizione di diciotto versi, disposti in quattro strofe dal periodare scarno e secco ma gravido di profondi significati.
Lorenzo Spurio ci offre un’istantanea di questa tragedia del mare, sicuramente commosso dalle immagini che la documentavano (“Strozzai un bicchier d’acqua/ e mi commossi”).
Il secondo verso è tronco e, il suono scuro della vocale “o” accentata, ben sottolinea e ci introduce nell’atmosfera di questa ode civile, invettiva sdegnata contro il laido timoniere (“sdoganò la ratio // […] accoltellava l’umanità di angoscia”).
Degna di nota la costruzione in polisindeto dell’ultimo verso della prima quartina (“e regno dei flutti e scoramenti.”), che svolge la funzione di dilatazione dell’atmosfera marina.
All’ultimo verso della seconda quartina compaiono parole cariche di simbolismo, “e l’oceano si mangiò se stesso.”, di rimando al fatto che siamo composti principalmente di acqua, e al feto che si sviluppa nel liquido amniotico, quel simile elemento che è stato culla, diviene adesso tomba in quel “traghetto-catafalco” della sestina finale.
 Emanuele Marcuccio
 Palermo, 21 aprile 2014
 
 
Commento critico di Lorenzo Spurio su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
 Lirica “marittima” questa nuova di Emanuele Marcuccio nella quale non ci è difficile scorgere l’animo mesto e a tratti crepuscolare che ha abbondantemente caratterizzato e con esiti impareggiabili soprattutto la prima fase poetica dell’autore, quella localizzabile principalmente nella silloge d’esordio, Per una strada, dove non mancavano attestazioni di dolore e pietrificazioni d’animo dinanzi alla durezza della morte e l’inesplicabilità del fato.
Con un linguaggio meno asciutto delle ultime prove poetiche, Marcuccio ci catapulta in una burrascosa scena di mare dove un povero marinaio si trova minacciato e poi tradito dal mare sul quale ha eretto la sua vita. La comunione che esiste tra il marinaio e il mare è una simbiosi ferrea, forse difficile da comprendere da chi è avulso alla vita e alla pratica di mare. Si pensi ad esempio all’amore-tormento per il mare del capitano Achab nel romanzo Moby Dick. Si ravvisa un rimando, che potrebbe essere un voluto cameo letterario, al celebre poemetto romantico di S.T. Coleridge dove assistiamo all’inabissamento di una nave dopo l’azione nefanda e inspiegabile del marinaio che uccide un albatros, simbolo di bonaccia e fortuna nella navigazione.
Sprofondiamo qui nella poesia di Marcuccio, nelle acque profonde e torbide di un mare che (apparentemente) dà la morte e non concede la salvezza. Acque frenetiche che, come dotate di tentacolari propaggini, afferrano l’inerme marinaio trascinandolo sempre più in basso, nei recessi di quel mondo acquifero dove l’esistenza per l’uomo è impossibile perché in condizioni quasi di anaerobiosi.
E così alla spensieratezza di una giornata qualsiasi nella quale l’uomo si appresta nel suo lavoro di “lupo di mare” descritta da Marcuccio con questi versi: “il marinaio/ spiega le vele/ e parte/ per il viaggio” ecco poi che giunge l’inatteso in una manifestazione sfavorevole e impedente ai suoi voleri (“tempesta lo coglie”) che lo ostacolerà, lo fiaccherà e alla fine lo metterà di fronte forse all’inutilità di ogni suo tentativo di salvezza (“sbattuto dall’onde/ in mare precipita”).
Non è dato sapere al lettore se il marinaio effettivamente si salverà anche se è possibile crederlo dato che Marcuccio chiude la lirica con il marinaio che riparte per sue nuove avventure (“e naufrago a riva/ di nuovo riparte”). Penso sia questa l’interpretazione più lecita e anche ovvia che si possa fare, ma se il critico vuole intendere che in quelle acque in cui il marinaio è precipitato è poi deceduto (senza dirlo) è possibile credere allora che quel nuovo viaggio con il quale “riparte” non sia che l’ultimo percorso, orami non più materiale ma metafisico, che traghetterà l’uomo alla vita eterna.
Una poesia che funge da metafora della caduta dell’uomo e che passa attraverso il compimento della colpa, il peccato e l’espiazione per giungere poi a una nuova vita come una sorta di resurrezione in cui quell’acqua “difficile” non ne è altro che il mezzo primigenio che permette la risorgenza e battezza l’uomo a nuova e più consacrata vita.
Un Mayday taciuto e inabissato nelle acque del mare dove il marinaio, saldo delle sue esperienze, sembra salvarsi con la propria unica volontà e forza.
 Lorenzo Spurio
 Jesi (AN), 22 aprile 2014
 
 
 
[1] Lorenzo Spurio, Neoplasie civili, Edizioni Agemina, 2014.
[2] La poesia è ispirata al tragico episodio di cronaca accaduto nell’aprile del 2014 nelle acque dell’Oceano Pacifico, al largo dalla Corea del Sud dove una nave con 475 persone, prevalentemente ragazzi in gita scolastica, azzardò una manovra sconsiderata. Come esito, la nave si ribaltò e si contarono moltissimi morti (la gran parte dispersi), mentre il capitano, reo anche di aver abbandonato la nave prima di mettere in salvo i passeggeri, si salvò. [N.d.A.]

La voce di ventuno poeti sotto lente critica in “La Lampada di Aladino”, opera critico-antologica del poeta e critico letterario, Luciano Domenighini

Comunicato stampa

 10588670_10204421577366649_831852198_nTraccePerLaMeta Edizioni ha appena pubblicato La Lampada di Aladino. Annotazioni critiche su poeti contemporanei,[1] opera critico-antologica di Luciano Domenighini, poeta e critico letterario bresciano, e sotto la cura editoriale del poeta e aforista palermitano, Emanuele Marcuccio, ivi presente con sette titoli.

Luciano Domenighini nell’introduzione scrive: «[I]l poeta, come tutti gli artisti, ha un ruolo scenico, istrionico, un ruolo sociale di intrattenitore, inteso allo svago, al piacere di un pubblico proteiforme e giudicante, casualissimo e disimpegnatissimo. D’altra parte si vuole che al poeta sia concesso il lusso della sincerità nel manifestare la propria indole e i propri moti interiori. A me […] piace invece pensare che egli sia, oltre che glorificatore asservito o impudico teatrante di se stesso, anche libero custode della parola. La Lampada di Aladino si occup[a] di venti poeti italiani contemporanei, sconosciuti o emergenti, dilettanti o “professionisti”.

[…] Se la poesia, fatto salvo, volta per volta, il grado della sua caratura formale, è, in definitiva, un atto d’amore, anche la critica, pur tanto nell’arida pedanteria dei suoi schematismi analitici quanto, per contro, nella barbara e supponente arbitrarietà che così spesso si arroga, quando non divaga in digressioni vanesie e narcisistiche ma si rivolge esclusivamente all’oggetto artistico, la critica, dicevo, nel suo approccio conoscitivo, nel manifestarsi come volontà di comprensione, può essere anch’essa un atto d’amore.»

Nell’opera figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Giorgia Catalano, Marco Nuzzo, Giovanni Amato, Rosa Cassese, Lorenzo Spurio, Silvia Calzolari, Giuseppe Cristini, Sandra Carresi, Paola Surano, Maria Rita Massetti, Annamaria Pecoraro “Dulcinea”, Anna Maria Folchini Stabile, Anna Alessandrino, Michela Zanarella, Raffaella Amoruso, Anna Bonarrigo, Margherita Calì, Annamaria Stroppiana Dalzini, Matteo Cotugno, Luciano Domenighini.

  

Info:  wrww.tracceperlameta.org – info@tracceperlameta.org 

 
SCHEDA DEL LIBRO
 
TITOLO: La Lampada di Aladino
SOTTOTITOLO: Annotazioni critiche su poeti contemporanei
AUTORE: Luciano Domenighini
CURATORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Francesco Martillotto
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
GENERE: Critica Letteraria
PAGINE: 304
ISBN: 978-88-98643-22-6
COSTO: 13 €
Link diretto alla vendita

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Chi è Luciano Domenighini…

 Luciano Domenighini (Malegno – BS, 1952). È poeta, critico letterario e critico musicale. Ottenuta la maturità classica si laurea in Medicina e inizia la professione medica quale medico di Medicina Generale, attività che svolge tutt’ora. Negli anni universitari collabora, per tre anni, con una radio locale a Parma in qualità di critico musicale per la musica operistica.  Nel 2000, a Bologna, ottiene il primo riconoscimento letterario, una segnalazione a un premio di poesia. Nel 2003 vince il premio internazionale “Provincia di Trento” per la poesia “Canzone”. E nel 2004 al Vittoriale di Gardone Riviera gli viene assegnato il premio internazionale “Gabriele d’Annunzio” per la poesia “Esercizio di rima”. Sempre nel 2004 pubblica la sua prima raccolta di versi “Liriche esemplari”. Collabora nel frattempo saltuariamente con giornali locali come critico letterario. Nel 2004 ottiene il 4° posto al premio Nazionale di Poesia “Il graffito d’Oro”, riservato a Medici e Farmacisti letterati, con la poesia “Dalla spiaggia” e due anni dopo nel 2008, sempre al “Graffito d’oro”, vince il premio speciale della giuria con la poesia “Al figlio”. Ancora nel 2008 ottiene una segnalazione alla XXI edizione del premio Nazionale Città di Corciano con la poesia “Mottetto”. Nel 2010 redige un breve commento critico ad alcune poesie di giovani poeti siciliani fra cui quindici titoli della raccolta «Per una strada» di Emanuele Marcuccio. Ha scritto la prefazione al romanzo, Il dio sordo di Antonio Scotto Di Carlo, sua opera prima. Nel 2012 è stato membro di giuria del concorso letterario internazionale “TraccePerLaMeta”. Ha curato le prefazioni degli ultimi due libri di Emanuele Marcuccio. Ha in progetto un Volume di traduzioni di celebri poeti francesi, dall’Ottocento ad oggi.

[1] Il libro si chiuderà con un’appendice in cui Domenighini commenterà criticamente cinque poesie di celebri poeti della nostra letteratura: “A Zacinto” di Ugo Foscolo; “La Pentecoste” di Alessandro Manzoni; “La siepe” di Giovanni Pascoli; “Immagini del viaggio e della montagna”, “Il Canto della Tenebra” di Dino Campana.