Ultimo incontro della rassegna letteraria “Cattivi dentro” a Moie il 6 maggio

Così esco dal mondo: alcuni suicidi letterari. Incontro a Moie con il critico Lorenzo Spurio

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Si terrà domenica 6 maggio alle 17:30 presso la Biblioteca “La Fornace” di Moie di Maiolati Spontini (AN) l’ultimo appuntamento del ciclo di eventi letterari “Cattivi dentro” nato attorno al recente volume saggistico di Lorenzo Spurio dal titolo “Cattivi dentro. Dominazione, violenza e deviazione in alcune opere scelte della letteratura straniera”. In esso Spurio si è occupato di vari autori tra cui William Golding, Joseph Conrad, Charles Bukowski, Christine Angot, Ian McEwan e vari altri. Con tale opera il critico letterario jesino è risultato vincitore del prestigioso Premio Letterario Casentino per la sezione saggistica inedita “Veniero Scarselli” e in seguito pubblicato per i tipi della Helicon di Arezzo.

L’intera rassegna, organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e con il patrocinio morale del Comune di Jesi e della Provincia di Ancona, dopo gli incontri dedicati all’infanzia e al bullismo, alla violenza sociale e alla devianza sessuale, volge al termine.

In questo ultimo incontro, parabola di chiusura di un percorso intessuto sui temi della violenza, del soggiogamento e della stortura in ambito familiare e sociale, Spurio proporrà un percorso dedicato ad alcuni casi letterari rilevanti per la tematica del suicidio.

Il critico proporrà un’analisi di alcune opere alle quali ha dedicato saggi, approfondimenti e studi che risultano interessanti, nelle loro dinamiche relazionali, in merito all’atto autolesionistico estremo. La trattazione, supportata da letture scelte di brani delle rispettive opere a cura della voce recitante, la nota performer recanatese Amneris Ulderigi, vedrà un’esposizione sulle opere teatrali “La casa de Bernarda Alba” di Federico Garcia Lorca (poeta e drammaturgo al quale Spurio è particolarmente legato e a cui ha dedicato studi e una plaquette poetica, “Tra gli aranci e la menta” pubblicata nel 2016 e risultata vincitrice in vari premi nazionali), “Il piccolo Eyolf” del drammaturgo norvegese Henrik Ibsen famoso per opere quali “Casa di bambola” e “Hedda Gabler” che mise sotto analisi l’universo corrotto e ipocrita della borghesia. Spurio arriverà alla trattazione del tema del suicidio ponendo attenzione anche a un romanzo che divenne anche film e ben presto fu un caso letterario, “Il giardino delle vergini suicide” del greco-statunitense Jeffrey Eugenides. Verranno proiettati anche alcuni estratti dell’opera filmica, per la regia di Sofia Coppola. Da suicidio letterario, vale a dire a tema di varie costruzioni fittizie, all’atto estremo di darsi la morte in alcuni celebri intellettuali. Si accennerà al caso della modernista Virginia Woolf che nel 1941, nell’amata casa di campagna a Rodmell, decise di darsi la morte, annegandosi nell’Ouse.

Ad accompagnare l’autore del saggio ci saranno il poeta, scrittore e filosofo senigalliese Valtero Curzi e la scrittrice Elena Coppari (Direttrice della Biblioteca Comunale “Sara Iommi” di Agugliano) che interverranno ad ampliare alcuni aspetti del tema di riferimento nell’ottica di una più ampia considerazione dell’estremo gesto.

 

La S.V. è invitata a partecipare.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5914963

 

 

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“La multiforme impalcatura del Male, tra realtà e letteratura”, saggio di Lorenzo Spurio

La multiforme impalcatura del Male, tra realtà e letteratura (*)

a cura di Lorenzo Spurio

Le poesie che compongono questo libro (Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni, a cura di L. Spurio e I.T. Kostka, The Writer, 2017) girano tutte, a loro modo e con stili diversi, attorno a tematiche che hanno un’incidenza sociale, vale a dire che hanno a che fare con questioni che interessano tutti. L’iniziativa nata e sviluppata assieme alla poetessa Izabella Teresa Kostka è stata quella di aver voluto parlare del Male, nelle varie forme e concettualizzazioni. Non solo rappresentato dalla violenza sessuale che oggi, un po’ per la spasmodica ricorrenza di casi esecrabili, un po’ per una serie di campagne di informazione più incisive, sembra monopolizzare la cronaca. Abbiamo, cioè, voluto creare un progetto che fosse il più possibile ampio e aperto a varie testimonianze e dimostrazioni di come il Male possa potenzialmente intaccare tutti, proprio come il bene che la società civile ci indica di perseguire per evitare, condannare e allontanarsi da ogni concreta offesa alla civiltà.

L’azione spregiudicata di persone che coscientemente inquinano un corso d’acqua con bitumi e altri prodotti residui dalle loro attività economiche è, a suo modo, una laida forma di violenza: una offesa nei confronti della natura che ci ospita, una maltrattamento contro gli altri umani che abitano la terra e, addirittura, un atto malevole e inquinante anche per la nostra stessa vita. Anche se un comportamento illegale come questo viene qui richiamato in maniera assai semplicistica, può servire, comunque, per riflettere due secondi su una sacrosanta verità, ossia che chi produce il Male lo fa sempre con consapevolezza nonché spesso con predeterminazione. Vale a dire che l’azione violenta o spregiudicata non è altro che l’acme di un progetto instabile già configurato nella mente che trova poi la sua applicazione concreta. Di sadismo, brutalità e menefreghismo si parla, ma anche di omertà e silenzio, di indifferenza e tacita approvazione di un delitto, di un abuso, di un caso di insubordinazione che non può in ogni modo essere accettato.

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La cover della antologia Non uccidere (The Writer, 2017) curata da L. Spurio e I.T. Kostka dove figura questo testo critico come prefazione.

Di tutto questo siamo puntualmente informati, avvisati, messi in guardia, tartassati e impauriti da quanto gli organi di informazione giornalmente ci somministrano notizie di episodi di disagio e marginalità, prevaricazione e sopruso, di inciviltà propriamente detta, di denigrazione ed emarginazione sociale. Rientrano in questo discorso, che è un infinito mare magnum di casi dove la violenza si mostra in maniera più esplicita, anche le sottomissioni e la sospensione dei diritti civili in tanti paesi del mondo. Vi sono, poi, una miriade di altre situazioni, svariate nelle dinamiche e nelle forme con le quali si manifestano, che rimangono nel silenzio, lontano dalla grancassa dell’informazione, volutamente tenute nell’ombra, lontane anni luce da un qualsiasi spiraglio che possa rompere il legame tremendo tra aguzzino e vittima. Storie domestiche che non vengono denunciate, popoli segregati con la forza, anziani che vivono nella più profonda indigenza, clochard che vengono derisi e arsi vivi, ragazzini che si gettano dal quarto piano perché sopraffatti dalle violenze verbali di maledetti coetanei che ne assuefanno la psiche semplicemente perché effeminato, di povere condizioni, grasso, o il miglior bersaglio da colpire, perché incapace di reagire.

Questa è la realtà. E la letteratura?

La letteratura, che è una delle tante proiezioni della realtà, con una buona dose di finzione frutto dell’ispirazione creativa e del genio di chi la produce, non è che l’attestazione concreta, in termini oggettivi, del vasto spettro del Male, della sua tentacolare diffusione, della sua ambiguità e polimorfismo, dell’incapacità spesso di individuarlo. Alcuni brevi cenni a opere possono servire, forse, ad ampliare una trattazione che è nevralgica nella nostra attualità e che deve essere percorsa affinché anche la letteratura, sia essa di finzione o di approfondimento, interagisca con queste forme endemiche e faccia sue le preoccupazioni di una società spesso distratta, incapace di comprendere il dramma prima che esso si manifesti in forma di tragedia, gravata da preoccupazioni economico-finanziarie pesanti che, non di rado, vengono a configurarsi anche come con-causa se non come motivo trainante dell’adozione di piani omicidiari, suicidiari, stragisti, volti all’annullamento di sé e degli altri.

Mi viene in mente, allora, la vicenda dei fratelli Tamar e Amnon descritta nella Bibbia in cui la giovane donna, Tamar, viene sedotta con la forza da Amnon con uno stratagemma infido riuscendo a violentarla. Il comune padre, il re David, non condanna l’accaduto né solidarizza con Tamar ma un ulteriore fratello, Assalonne, vendicherà la violenza subita dalla sorella uccidendo Amnon in una duello. L’episodio, ripreso anche dal poeta spagnolo Federico García Lorca che gli dedicò una poesia, è significativo del fatto che la violenza sessuale, addirittura dalle nervature incestuose come è questo il caso, sia connaturata nella storia dell’uomo, dalla notte dei tempi. Nel testo più importante per la religione cristiana sono contenuti molti altri esempi di prevaricazione dell’uomo, di violenza, di ignoranza sociale e di sperequazione tra i sessi.

Facendo un bel balzo in avanti nella letteratura contemporanea, tre sono i riferimenti che, a primo acchito mi sento di richiamare dove il tema della violenza si fa palese e preponderante da segnare in maniera ineluttabilmente tragica i destini delle persone coinvolte nelle tre narrazioni.

In Cuore di tenebra (1899) di Jospeh Conrad il confronto in terra d’Africa che si ha tra Marlowe e Kurtz, entrambi di origini inglesi, è sconvolgente. Marlowe rappresenta il bianco, l’esploratore coscienzioso che ha bisogno di intraprendere un viaggio per vedere e conoscere, saldo in un patrimonio di valori che si basano sulla giustizia e la libertà dell’uomo. Kurtz, invece, è rappresentante di un’altra parte d’Occidente, quella più crudele e insensibile, ovvero del conquistatore, del depredatore di spazi e persone. In quell’angolo di Africa si è autonominato capo e ha asservito quelle povere genti ai suoi voleri diventando un despota sanguinario. Conrad sottolinea, con una descrizione disgustosa e spietata, le cattive azioni protratte da Kurtz, la potenza di un Male che può intaccare l’uomo dotato di vanagloria e animato da spinte di superomismo, invincibilità e supremazia sul genere umano.

Ne Il signore delle mosche (1954) di William Golding si realizza qualcosa di simile: cambia l’ambientazione, che non è quella africana ma quella di un’imprecisata isola del Pacifico e cambiano le dinamiche relazionali. Non più il bianco colonizzatore, sprezzante razzista che schiavizza l’indigeno, ma una gruppo di adolescenti che devono cercare di coabitare sul piccolo spazio dove si trovano e provvedere autonomamente al cibo per sfamarsi, non essendovi adulti con loro. Lì, per cercare di darsi delle regole per la comune convivenza e per emulare il mondo degli adulti, danno vita a un sistema di auto-governo fondato su elementi democratici e plurali: la convocazione dell’Assemblea e la rotazione della conchiglia tra i suoi membri, a rappresentare una sfera decisionale nel gruppo che varia di volta in volta, appunto a rotazione. Il sistema, però, non funziona. Non perché siano bambini o perché non sia un buon sistema, semplicemente perché viene prima sospeso, poi decretato inefficace e, infine, asservito a una logica personalistica. S’instaura così, nel gruppo dei ragazzini, una sorta di dittatura retta da Jack Merridew che di tutta prima risulta essere ben seguita da un ampio gruppo di ragazzi che intravvedono nel capo carismatico i caratteri di forza, autorità e prestigio. Un’esigua componente di ragazzi osteggia la neonata soppressione dei diritti e fa gruppo a parte continuando a richiamare l’importanza della convocazione assembleare. La situazione sfugge di mano e la fazione autodichiaratasi l’unica fonte di governo commette sevizie, atti ignominiosi sino ad arrivare all’assassinio di Piggy, uno dei ragazzi. La democrazia è rotta per sempre, il Male, nella forma viscida della fascinazione per il potere, ha prodotto vittime a seguito della degenerazione di un piano politico che è impazzito e ha prevaricato il diritto alla libertà di espressione.

Infine propongo una riflessione su Il giardino delle Vergini suicide (1999) del greco-statunitense Jeffrey Eugenides, meglio noto per essere l’autore del romanzo Middlesex (2002). Esso contiene la vicenda familiare dei coniugi Lisbon con le loro cinque figlie adolescenti che vengono fatte crescere in un clima di stagnante asfissia, di claustrofilia indotta, per rispondere alle prescrizioni maniacali e repressive della madre e la subordinazione del padre nei confronti della madre che decreta la sua inefficacia nel rapporto con le figlie. Il narratore sottolinea con particolari enfasi dei semplici momenti di apertura della famiglia Lisbon verso il mondo di fuori marcando l’interesse su quanto per la madre, ed i coniugi in genere, sia difficile e insostenibile accettare che le figlie possano andare al ballo della scuola con un com- pagno, piuttosto che uscire e ritrovarsi con le proprie amiche. Nella severità di una casa dove l’imposizione materna sgretola sogni e fa ardere progetti, desideri nonché annichilire l’esistenza delle giovani matura, in quel mix pericoloso di noia, sofferenza e impossibilità di fuga, lo stratagemma per l’acquisizione della libertà. Ecco allora che si chiarisce in quale circostanza ha preso piede il suicidio della prima ragazza, descritto velocemente in apertura del romanzo, dipinta come adolescente “strana” quando in realtà era semplicemente l’asfittico contesto familiare a non farla respirare né a permetterle di espri- mersi. Se la ribellione di Adela nell’opera teatrale La casa di Bernarda Alba (1936) del summenzionato Federico García Lorca (diversi gli scenari, diverse le ambientazioni, è vero) era possibile sulla base di un temperamento istintivo e combattivo contro l’autorità della madre, qui per le quattro ragazze che mai diventeranno donne, non c’è scampo. L’appuntamento finale sarà per un banchetto amaro, quello di una festa della morte dove ciascuna ragazza opterà per la soluzione finale pensata come più diretta e infallibile, tutte particolarmente spiazzanti. La sequela di suicidi che si realizzano in contemporanea, di cui la città mai avrà completa comprensione, viene in un certo modo occultata dal trasferimento dei coniugi Lisbon, ormai drammaticamente soli, mentre la loro casa invecchia e viene riappropriata dalla natura.

Il Male qui si configura in uno stato di lanciante sofferenza e desolazione interiore, in uno spiazzamento totalizzante che provoca assenza di autostima, annullamento della propria identità, l’adozione di un’esistenza fatta di rituali e imposizioni, arsura d’emozione, carenza di ascolto, mancanza di condivisione, tacita soppressione delle esigenze personali. Ecco, allora, che la via suicidiaria sembra dare scampo a un dolore che è possibile espiare solo con un volo pericoloso, verso un baratro inconoscibile, gesto che fa rabbrividire ma che, forse, neppure abbiamo il diritto di condannare del tutto. Giovani che eterizzano la loro beltà e che pongono un profondo ricatto morale ai genitori, agli adulti, al mondo disattento, a chi crede che un bambino non ha motivo per essere infelice.

Lorenzo Spurio

Jesi, 19-01-2017

 

(*) Questo saggio è stato utilizzato come prefazione per il volume antologico AA.VV., Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni, The Writer Edizioni, 2017, curato da Lorenzo Spurio assieme a Izabella Teresa Kostka. 

“Munnu crudili” di E. Marcuccio con un commento di L. Bonanni

MUNNU CRUDILI[1]

POESIA IN PALERMITANO DI EMANUELE MARCUCCIO

Arrusbigghiati munnu,

arrusbigghiati ventu;

lu ventu si scatina,

lu ventu è tirannu

e dintr’i casi trasi.

Lu munnu è crudili

lu munnu è malignu

e scampu nun lassa:

purtusu ppi ricoviru

d’a povira genti.

17 novembre 2010

MONDO CRUDELE

TRADUZIONE IN ITALIANO A CURA DELL’AUTORE

Svegliati mondo,

svegliati vento;

il vento si scatena,

il vento è tiranno

ed entr’addentro le case.[1]

Il mondo è crudele,

il mondo è maligno

e scampo non lascia:

pertugio per rifugio

della povera gente.

17 novembre 2010

NOTE

[1] Con il verso “ed entr’addentro le case.” ho cercato di creare un corrispettivo sonoro del quinto verso della versione originale in siciliano, quel “e dintr’i casi trasi.” che, letteralmente si sarebbe dovuto tradurre con “e dentro le case entra” ma, se ne sarebbe perso un corrispettivo sonoro. Non ho voluto fare una semplice traduzione letterale, che è sempre un tradimento della versione originale. [N.d.A.]

[1] Entrambe le versioni sono pubblicate a pag. 25, nell’antologia di autori vari, La biblioteca d’oro. Poesie in siciliano, Unibook, 2011.

per_Munnu crudili_Grimshaw,_John_Atkinson_-_In_Peril_-_1879_1920

COMMENTO DI LUCIA BONANNI

Poesia molto concisa nella stesura, ma molto ampia nel significato. La parola chiave è “Ventu” (vento) che può essere inteso nella sua valenza plurima di figura retorica. Le anafore rafforzano molto il discorso, il verbo “arrusbigghiati” ripetuto nella sua forma di imperativo fa da introduzione esortativa e annunciativa al componimento; anche lʼarticolo “Lu” ripetuto in anafora per ben quattro volte rafforza lʼidea madre che ha dato vita alla lirica.

Lʼesortazione al mondo di svegliarsi sta a significare che è giunto il momento che il mondo inizi a guardarsi veramente intorno, che si dia finalmente una svegliata perché sono tanti e di diversa natura i mali che lo affliggono; il comando che non offre alternative, rivolto al vento è una specie di condanna per il mondo perché se non si deciderà a far cessare le brutture che lo investono, sarà il vento con la sua forza immane a portarlo lontano, avvolgendolo in un turbine di distruzione. Il vento è tiranno perché, girando per le strade, raccoglie tante brutture e, entrando dentro le case vi deposita sacchi di disagi. Questa personificazione del vento fa vedere di quante sofferenze sono investite le persone a causa di questo mondo tiranno che per la sua indole maligna obbliga alla sofferenza e non lascia scampo alcuno: ma il mondo con tutte le sue iniquità è soltanto un piccolo, minuscolo, microscopico nascondiglio dove può ripararsi la povera gente, la stessa povera gente che è costretta a subire la tirannide del mondo, esso stesso soggetto alla furia distruttrice del vento, assimilabile anche con la giustizia Divina.

Lucia Bonanni

San Piero a Sieve (FI), 27 settembre 2015

Anna Scarpetta su “Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio

NEOPLASIE CIVILI

Silloge poetica di  LORENZO SPURIO

 

Recensione di ANNA SCARPETTA (Poetessa e scrittrice)

 

             

Neoplasie civili di Lorenzo Spurio
Neoplasie civili di Lorenzo Spurio

 Neoplasie Civili di Lorenzo Spurio è il primo libro di poesie che ha incuriosito e continua a incuriosire non solo i critici ma anche il numeroso pubblico che  segue le costanti novità editoriali, fresche di stampa, del giovane scrittore e saggista.

               Il titolo di questa Silloge è incredibilmente mirato, abbastanza forte e preciso, per narrare, in versi, l’essenzialità di tutti quei malesseri oscuri di un mondo malato da troppi mali sociali, così profondi e gravi: taluni lasciati nella più completa indifferenza e degrado, altri, invece, rimasti come tracce di storia da ricordare. Tuttavia, sono sempre mali neoplastici, tra virgolette, del nostro pianeta. Invero, mali che deteriorano quei valori sani di una società costantemente offuscata  da troppe crudeli violenze, miste di terrori e soprusi così miserabili. Il libro è davvero profondo e risalta quei valori sociali che sembrano aver perso il giusto passo con la realtà, così come si può constatare in questa poesia, Polvere e Sangue: “ (…) Alla nuda  frontiera del mondo/ impavidi  cecchini sparavano, uccidendo soldati amici(…)”. pag. 35; o  ancora meglio specificato in questa lirica dal titolo Kalashnikov d’estate, in cui il poeta, con sottile stile sostanzioso, enuncia:”(…) Lì tra le torok di polvere e i chawaree di terra depressa/ morivano uomini./Un prepotente capotribù era saltato in aria/con figli, amici e sconosciuti/ poco lontano dal mercato (…)”.  pag. 24

               Invero, le liriche sono pregne di reali contenuti, inerenti ai mali che affliggono l’umanità dei nostri tempi che non appaiono mai così giusti e maturi abbastanza per guarire ogni crudele ferita inferta, quando ancora sanguina nella memoria della nostra storia, sia passata che presente. Mi piace, altresì, evidenziare taluni versi, assai forti, di Lorenzo inPolvere e sangue, in cui i mali sembrano raggiungere livelli impensabili, quando egli afferma: “Quelle pietre perfette/ assorbivano sangue, diventando tumori in metastasi. Un vecchio fumava/ stanco dell’oppio e mugugnava frasi d’odio. I bambini giocavano addolorati/fra le pozzanghere nere, senza fine. (…)” e di nuovo  ribattono i versi incalzanti, dicendo la verità: “(…) Non ho mai avuto tanto freddo;/ serravo i pugni con sovrumana forza/con la speranza di polverizzarmi (…)”. pag. 35

               La visione di questa poesia risulta perfetta come metafora, la bravura di Lorenzo Spurio riesce a descrivere la durezza delle pietre pregne di sangue, destinate nel tempo a divenire tumori in metastasi, proprio quando cala silenzioso il velo dell’indifferenza. Sicché, s’intuisce chiara la rassegnazione di un vecchio che fuma,  rimuginando, tra sé,  solo frasi di odio. Peraltro, mi risulta spontaneo citare altri versi significativi, in un dialogo, quasi intimo, ovvero, un lento interrogarsi continuo senza mai giungere a risposte giuste. In effetti l’autore si apre, dicendo in Colloquio: Ho guardato la terra  e le ho chiesto dove andasse/ usando un linguaggio di vergogna/ per ammazzare noiosi secondi” (…) pag. 52. Anche  la limpida e tenera lirica  A una madre, risulta inequivocabile quando recita: “(…) Le lacrime di un popolo scivolano copiose, per un momento; quelle di una madre/non trovano fine”. pag. 15

               Ebbene, tutto incentrato nel cuore malato del mondo, sin da subito, si rivela particolarmente interessante questo libro di poesie di Lorenzo Spurio. Mi piace aggiungere,è un modo assai singolare, di saper narrare, dialogando, con giusta misura, nelle succinte o aperte descrizioni di certune delicate tematiche. Invero, una silloge, di poesie così originali e impegnative, preparata in grande stile, che si presenta al pubblico, ben nutrita di particolari, mettendo in risalto, una molteplicità di eventi accaduti. In sintesi, i versi del poeta scandiscono con incisiva espressività un lento, continuo scorrere di accadimenti avvenuti, nel mondo, in una sequela  impressionante, davvero inquietante, in veste di delicati temi sociali, tutti avvolti da un alone inconfutabile di veridicità così intrigante. Poesie, peraltro, frutto di un costante lavoro assai minuzioso, che scorrono fluide come l’acqua di un fiume agli occhi di chi legge.

 

               In sintesi, l’ampia finestra, di questo libro, si apre generosa sul mondo per lasciare intravedere tanti minuziosi flash istantanei di quegli eventi, misti di orrende violenze, nonché, duri soprusi. Ma, tuttavia, evidenziano anche periodi di tanta tirannia e suicidi che abilmente  Lorenzo ha saputo catturare con la sua curiosità.  Difatti, i versi descrivono la brutale follia di uno scrittore francese, Dominique Venner, morto suicida il 21 Maggio del 2013 nella cattedrale di Parigi. Invero, anche in questo tragico avvenimento, i versi dell’autore risultano abbastanza incisivi in Notre-Dame De Paris: “(…) In cattedrale si suicida uno scrittore/per sdegnare il tormento/di gravosi e disoneste leggi/contro-natura, che spaccano la Sacra Famiglia (…)”. pag. 22.

              Dunque, accadimenti  importanti, che hanno comunque scosso il mondo per la tragica morte della principessa, Lady Diana. In realtà, nella lirica Verde per sempre, Lorenzo, inequivocabilmente, enuncia: “(…)Non era stata regina,/ ma principessa declassata di titoli, onori/e infangata da accuse e presunzioni” (…). pag. 20

               Leggendo con attenzione il libro, ebbene, non si può non lasciarsi coinvolgere da questi versi, marcati dalla durezza degli eventi che sembrano interrogarci con estrema inquietudine, in Non più favole, in cui Lorenzo dice chiaro: “Non era tempo per favole/e idiote freddure, quello./ Il sole riscaldava l’erba/l’aria e il cemento, ma non me” (…) pag. 34.  La minuziosa ricerca accurata, del poeta, va oltre alla visione di taluni tragici fatti, esaltando, in genuini versi, molte crudeltà consumate in paesi stranieri, come in Turchia, durante un clima di forte repressione nel giugno del 2013.

               I versi di Neoplasie civili, in concreto, raccontano dure verità, in una sequela  inaudita di squallori, misti di dolore e forte sofferenza di un popolo governato col pugno duro e autoritario, così come descrive Lorenzo Spurio in Non abbattete quegli alberi!: “Nelle strade tra polvere e odio/indignazione e difesa ecologica/la voglia di libertà/ stringeva alle mani/il verde futuro/ di una patria, affollata nelle preoccupazioni,/ massacrata nelle opposizioni,/ martoriata dalle aberrazioni,/ di un capo pur eletto/ ma non più amato.” (…) pag. 39.

               Infine, nella bella lirica: Alla piazza di sangue, Lorenzo risalta una speciale visione di un pubblico rumoroso che rimane affascinato dinanzi ad uno spettacolo di tori eroici nell’arena. Così gli estasiati versi immortalano certe scene abbastanza chiare:  “Un vecchio registrava affanni/e claudicante ricercava/ il suo posto all’ombra. |Holà! (…) Il clarino suonò dolciastro,/la folla estasiata si godeva quei terzi/nell’arena appiattita. |Aca toro! (…) Qualcuno avrebbe mangiato una coda/in una taverna della plaza./L’avrebbe condita con patate, come pregiatissime medaglie/di un bottino ritrovato. (…)”. pag.46/47

               In conclusione, la nuova poetica di Neoplasie civili s’impone con minuziosa accortezza e narra drammi umanitari sparsi nel mondo. La nuova silloge di poesie di Lorenzo Spurio sembra proprio  che c’inviti, in sintesi, a riflettere seriamente, con un bel suo pensiero, rivolto a tutti, indistintamente, ch’io racchiuderei così: “Benvenuti nel nostro mondo infernale, coi mali orrendi, coi suoi soprusi, coi suo contrasti accesi, coi risvolti di mille facce e sfaccettature, che ci tolgono il respiro. Tante sono state le vicissitudini che abbiano dovuto sopportare, con fatica, per dimenticare. Le abbiamo sopportate inermi, attoniti, fino a toglierci il piacere di una serenità che nessuno avrà mai più”. Ecco, mi piace concludere così questa doviziosa raccolta di liriche, così intensamente forti, vere. A mio dire, neppure un bravo reporter, in giro per il mondo con la sua macchina fotografica avrebbe potuto fotografare meglio tutto ciò che Lorenzo ci ha descritto, minuziosamente, in questi magnifici, reali, versi.

 

 

Novara, lì 26.04.2015                                                                        Anna Scarpetta