“La metafora del giardino in letteratura”, testo di critica letteraria di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, recensione a cura di Marzia Carocci

“La metafora del giardino in letteratura”
di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai
prefazione a cura di Paolo Ragni
Faligi Editore, 2011
Genere: Saggistica/Critica letteraria
ISBN: 978-88-574-1703-5
Costo: 20 €
 
Recensione a cura di Marzia Carocci
 

Come definire questo libro?

Un itinerario fra i giardini nelle varie epoche, attraverso visioni  di scrittori diversi?

Un atlante istruttivo e dettagliato d’analisi e concentrati di scrupolose notizie?

Un incanto attraverso tante meravigliose menti che hanno descritto luoghi fatati, paurosi, curiosi, tetri, allegri, bui o pieni di luce?

Questo libro è tutto questo.

Un volume, scritto da due giovani e preparati autori; Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, che passo dopo passo, attraverso i loro modi di vedere, ci regalano le loro impressioni in una sorta di commenti ben elaborati ed estremamente delineati da un ottica attenta e critica,  riuscendo a creare veri e propri saggi sull’argomento, saggi che arricchiscono la curiosità nel lettore, proponendo alcune pagine di  testi letterari scritti da autori di opere fantasy e altri testi  scritti da autori di contenuti classici.

Autori come Lewis Carroll, C.S. Lewis, Borges, Dino Buzzati, Anton Cechov ecc..

Sarà un viaggio attraverso i giardini in decadenza, giardini poveri di alberi, di fiori e di verde, giardini sfarzosi e incredibilmente vasti, giardini sterili e di cemento, giardini rigogliosi e prosperi.

Di ogni giardino, ne verrà data visione  attraverso alcuni  passi tratti da romanzi, opere e poesie e analizzata in maniera encomiabile da Spurio e Acciai che identificheranno con precisione e accuratezza,   il simbolismo, l’essenza, il periodo storico, di queste aree verdi dove da sempre sono luogo di amori, nascondigli, estasi, o cupi anfratti, tetre boscaglie o confini per alcuni.

Una lettura che appassiona, che coinvolge e che regala il piacere di saperne di più, perché la metafora del giardino non è altro che la simbiosi fra l’uomo e la natura, la materia e lo spirito, giardini dove, come nell’uomo, si nasconde un dualismo fatto di bene e male, di gioia e peccato.

Vi saranno le descrizioni sugli stili dei vari giardini a secondo delle località e del periodo storico, e quindi riferimenti ai giardini barocchi, inglesi, rinascimentali e non mancheranno  le descrizioni ai giardini paradisiaci come il giardino dell’Eden che nella sua bellezza, nasconde il mistero e  la paura.

Il giardino, che attraverso gli occhi degli autori è sicuramente sinonimo di vita, di germoglio, di percorso, dove a volte vi sono fiori, altre volte recinti, altre ancora fontane; giardini come metafore alla vita e alla sua emozionalità, vite aride come giardini cementati, vite felici come i giardini rigogliosi, esistenze misteriose come i giardini fantastici, bui come l’angoscia, aridi come la solitudine.

Simbolismi e similitudini, in un girotondo di continua morte/vita come lo è la vita di una pianta/fiore o la speranza della vita stessa dopo la morte terrena.

Il giardino emblema di un luogo caro, cercato, costruito e desiderato fin  dall’antichità  come scelta dell’uomo nella funzione di oasi di qualcosa oltre la materia, un luogo dove sognare e sperare, ma anche piangere e chiudersi in solitudine.

Un libro che può dare mille risposte, a secondo di cosa un lettore cerca: conoscenza?, curiosità?, riflessione?.

Senza dubbio Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, ci aprono una finestra nella visione totale di un pensiero e a tante considerazioni che , forse, senza questo libro, non ci avrebbero  neppure sfiorato!.

 

Marzia Carocci

 

Firenze, 11 Luglio 2012

QUESTA RECENSIONE E’ STATA PUBBLICATA IN ANTEPRIMA SUL SITO OUBLIETTE MAGAZINE E VIENE QUI RIPUBBLICATA E RIPROPOSTA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE E/O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi” – verbale finale della giuria

I° CONCORSO NAZIONALE  DI POESIA “L’ARTE IN VERSI”

Edizione 2012

 Organizzato da

Blog Letteratura e Cultura

Rivista Segreti di Pulcinella

Rivista Euterpe

Blog Intingendo d’Inchiostro

20 Giugno 2012

 

La Commissione di Giuria del detto concorso, composta da Lorenzo Spurio, (curatore Blog Letteratura e Cultura, Direttore Rivista Euterpe, scrittore e critico letterario), Massimo Acciai (Direttore Rivista Segreti di Pulcinella, scrittore e poeta), Monica Fantaci (curatrice Blog Intingendo d’Inchiostro, vice direttrice della Rivista Euterpe, poetessa), Sara Rota (poetessa, recensionista), Emanuele Marcuccio (poeta e Curatore Editoriale di Rupe Mutevole Edizioni), Marzia Carocci (poetessa e critico-recensionista), Patrizia Poli (scrittrice, recensionista e curatrice di Laboratorio di Narrativa), Martino Ciano (scrittore), Annamaria Pecoraro (redattrice di Segreti di Pulcinella e Euterpe, poetessa), Iuri Lombardi (redattore di Segreti di Pulcinella e Euterpe, poeta e scrittore), Luciano Somma (poeta, autore di canzoni e critico d’arte)

 

 RENDE NOTO

 Tramite questo verbale, il giudizio finale di valutazione del concorso. Si ricorda che non esiste una graduatoria di merito e che per la pubblicazione dell’opera antologica del concorso abbiamo ritenuto segnalare i suddetti autori con le loro opere.

 

Poesia in lingua italiana

 

– Esiste in qualche luogo di ANNA ALESSANDRINO

– Non farò molto rumore di ELISABETTA AUDINO

– Lo scacco dei “lumi” di NADIA BERTOLANI

– Parole mi tengono legata di NICOLETTA BIELLO

– Il male di LUISA BOLLERI

– Il poeta e l’ingegnere di CRISTIAN BONOMI

– Pensieri di luce di COSIMO BOZZOTTA

– In salita di GIANNI CALAMASSI

– Creatura della notte di ADELE CAMPAGNA

– Fiori di campo di AURORA CANTINI

– Erano venuti dall’est di EMANUELA DI CAPRIO

– Alla finestra di ANNA MARIA FOLCHINI-STABILE

– Dalle foglie un sussurro di vita di ANDREA GATTI

– Rosa di sera di MASSIMO GRILLI

– Il mio Occidente di MAURIZIO LANDINI

– Stalle di legno di FAUSTO GIOVANNI LONGO

– Corri bambino di ANNA MARIA OBANON

– Siamo l’ultima stella della notte di FABRIZIO SANI

– Lezioni quarrantine di ROUSLAN SENKEEV

– Lunghissima attesa di GASPARE SERRA

– Ossari di RITA STANZIONE

– Melanconia di ELISABETTA TARDI

– Date a me di LENIO VALLATI

 

Poesia in dialetto

 

 

– Stidda d’amuri di ANNA BELLAMACINA

– ‘Ndo ce l’hai la coscienza? di PATRIZIA CHINI

– Gente pobura di GAVINO DETTORI

– Quando mai spiccia tuttu di FAUSTO GIOVANNI LONGO

 

Non ci sarà nessuna premiazione.

I segnalati e tutti gli altri partecipanti potranno acquistare l’opera antologica – nella quantità che vorranno – attraverso Internet. Tutte le indicazioni in tal senso verranno inviate a ciascun partecipante in tempi brevi.

Come previsto da bando di concorso, si ricorda che: “Eventuali proventi derivanti dalla vendita del volume antologico saranno regolarmente documentati e diffusi attraverso gli spazi in nostro possesso e saranno, comunque, destinati a finanziare future attività artistico-letterarie sempre all’interno dell’obiettivo principale della promozione culturale”.

Ogni autore segnalato verrà, inoltre, contattato personalmente per sottoscrivere la Liberatoria di pubblicazione.

 

Grazie per aver partecipato al Nostro concorso, al quale speriamo seguirà una nuova edizione.

 

Lorenzo Spurio, Presidente del Premio

Marzia Carocci, Presidente di Giuria

 

 

per info: blogletteratura@virgilio.it

“Graffio d’alba” di Lenio Vallati, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Graffio d’alba

di Lenio Vallati

Bastogi Editrice Italiana, 2011

con prefazione di Lia Bronzi

con postfazione di Marzia Carocci

ISBN: 978-88-6273-373-1 

Costo: 14,00 Euro

 

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Ho avuto il piacere di conoscere di persona Lenio Vallati solo negli ultimi mesi. E’ un poeta e scrittore di Sesto Fiorentino che ha all’attivo varie pubblicazioni, oltre a numerosissime attestazioni di merito e premi in vari concorsi letterari nazionali. Ho avuto la fortuna di leggere la sua ultima “fatica”, un romanzo breve dal titolo Graffio d’alba, ambientato nella sua città d’origine, Sesto Fiorentino. Devo osservare che è difficile dire qualcosa su questo romanzo evitando di svelare troppo al lettore. E’ sicuramente una lettura avvincente, un romanzo che va letto e sul quale va riflettuto molto. La storia contenuta, incentrata su un “cambio d’identità” e che sembrerebbe essere di derivazione pirandelliana, sviluppa, invece, una drammatica ma pertinente analisi della società a noi contemporanea. La narrazione, infatti,  parte dal desiderio di un uomo frustrato che, pur avendo ereditato una fiorente industria dal padre, si trova in miseria dopo essere fallito sia da un punto di vista professionale che personale. Questa rovina è di certo motivata – come lo stesso Vallati riferisce in più punti del romanzo – alle difficoltà odierne del mercato economico: recessione, aumento del prezzo del petrolio, concorrenza spietata e la massiccia avanzata del mercato cinese. Capiamo leggendo, però, che alla perdita dell’azienda e della sua ricchezza hanno contribuito anche lo scarso spessore del personaggio principale, la sua mancanza di autorevolezza nel gestire gli affari – a differenza di suo padre- o, detta in parole semplici, la mancanza di stoffa nel sapersi destreggiare con la sua attività. Il personaggio, infatti, ha preferito evitare atteggiamenti spregiudicati e discriminatori all’interno della fabbrica, evitando licenziamenti o misure restrittive con il desiderio di salvare l’intera classe dei dipendenti. Una decisione che, però, finisce per essere sprovveduta anche se motivata da un animo buono e filantropico. L’azienda fallisce, la vergogna e il disonore del’ex dirigente è tanta che preferisce partire da quella città e andarsene per sempre, lasciando anche la propria famiglia alla quale non dà indicazioni su dove sia andato e perché abbia fatto un gesto come quello. Questo mi fa pensare alle vicende del salumiere Franco Giacobetti, alias Renato Pozzetto, nel film “Mollo tutto” che ad un certo punto della sua vita – stanco del lavoro e della famiglia in cui ognuno pensa a se stesso – lascia lavoro e famiglia, senza dar spiegazioni a nessuno. Nel romanzo di Vallati il personaggio principale, un ex industriale, è attento a costruire la sua nuova identità di barbone. E’ un vagabondo, però, atipico: non denigra il suo stato – che si è scelto autonomamente – ma lo vive con autenticità; è un barbone dall’animo sensibile che ama pensare, riconsiderare le cose, socializzare e darsi all’altro. Inizia così per lui una nuova vita, a Sesto Fiorentino, prima periferia del capoluogo toscano, dove vivrà come barbone, per le strade e in cerca di coperte nei cassonetti. In questa dimensione di indigenza e precarietà, però, riuscirà a riscoprire la bellezza della vita, l’importanza del tempo e addirittura a bearsi della natura come una sorta di San Francesco che da ricco figlio di mercanti di stoffe vende i suoi averi per vivere in povertà, dimensione nella quale riesce a riscoprire Dio e se stesso.

Il libro è carico di un’aspra critica sociale nei confronti della società a noi contemporanea dominata dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dalle tragedie degli imprenditori che a causa della chiusura delle loro fabbriche decidono di suicidarsi. Vallati dà una soluzione diversa e quanto mai al limite per esistenze che si trovano dall’oggi al domani private di tutto. Non riesco, invece, a comprendere completamente il comportamento che il personaggio ha nei confronti della sua famiglia: la abbandona come si abbandonerebbe un cane anche se poi nel corso del tempo ha modo di ripensare ad essa e rimpiangerla. Perché un uomo fallito, senza lavoro ma con una bella famiglia decide di abbandonarla e starsene da solo? La trovo questa una scelta poco felice; sarebbe, forse, stato di gran lunga migliore che tutta la famiglia diventassero dei barboni vaganti per la città senza necessariamente che la moglie e il figlio – oltre a sentire il disagio economico – sentissero anche quello affettivo dovuto alla privazione del coniuge/padre.

Trovo ad esempio abbastanza facile e intuitivo cercare una causa nell’abbandono della famiglia nel film di Pozzetto sopra citato che, invece, non riesco a trovare in questo romanzo di Vallati. La decisione di fuga e di abbandono, ai miei occhi si configura come un gesto d’impeto motivato da un chiaro egoismo e –se vogliamo- pura sconsideratezza. E’ chiaro poi – e la storia ne dà testimonianza – che non è il fuggire da un qualcosa la chiave di volta della risoluzione di un problema.

Ma il messaggio di Vallati, sostenuto da un linguaggio chiaramente poetico, vuole essere – credo- positivo e speranzoso: l’uomo non è un “animale sociale” ma un’esistenza che si caratterizza di cultura; è per questo che il suo personaggio – pur essendo un barbone e vivendo un’esistenza indigente –  ama la lettura e in maniera particolare la poesia. All’uomo –ricco o povero che sia- è dato di pensare, amare e costruire un qualcosa. L’identità in tutto questo, è qualcosa di illusorio e insignificante: non siamo semplicemente i figli dei nostri genitori o i cittadini del nostro paese natale, ma siamo chi vogliamo, possiamo essere miliardari ma fare la vita da barboni, possiamo essere ricchi materialmente ma sterili d’animo. All’uomo sta cercare il proprio percorso più congeniale o cambiare strada per modificarsi, ricrearsi, riadattarsi o semplicemente “rinascere”. Il romanzo di Vallati è una fine rappresentazione di come una metamorfosi sociale può avvenire nella nostra contemporaneità.

 

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

 

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Santina Russo

 “ RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Recensione di Santina Russo

“Ritorno ad Ancona e altre storie” è una raccolta costituita da tre racconti, tre storie diverse, protagonisti diversi accomunati da sentimenti di insicurezza, di emozioni spesso travolgenti e inspiegabili, a volte illusorie ma, non per questo, prive di valore.  Storie di  uomini e donne comuni che rappresentano l’universalità degli eventi quotidiani e abituali che possono capitare a chiunque, portando il lettore ad immedesimarsi in maniera del tutto naturale nei personaggi delle storie che legge.

Le storie sono intercalate in contesti narrativi e descrittivi caratterizzati da un’accuratissima attenzione al dettaglio, al particolare. Sono dettagliatamente e accuratamente descritti non solo le ambientazioni geografiche ma anche, e soprattutto, le analisi introspettivi dei personaggi, il travaglio delle loro emozioni spesso soffocate, altre volte vissute pienamente, ora con timore e titubanza, ora con ardore e impulsività.

Nel primo racconto “Telefonate anonime” i protagonisti sono figure femminili, una giovane donna e sua madre, ed è quasi impossibile per una donna non riconoscersi in almeno una di queste donne o delle situazioni che vivono in questo racconto.

La narrazione inizia con un accento noir, un alone di mistero avvolge la giovane protagonista Giada, preoccupata dalla ricezione continua e scandita da un preciso ritmo temporale, di telefonate anonime. Dopo una serie di eventi che, per certi aspetti, possano sviare il lettore portandolo a ipotizzare conclusioni azzardate sul mistero delle telefonate, la soluzione dell’enigma si rivela del tutto inaspettata e inusuale. Dietro la cornetta non c’era, come di solito si pensa, qualcuno che cercava di colpire, di spaventare, di fare del male ma una persona colpita e spaventata a sua volta, che cercava il bene.

Nella storia intervengono anche diverse figure maschili, alquanto controverse. Uomini legati alle due donne protagoniste da un rapporto ambiguo, come quello di Giada con il brillante avvocato del quale al primo sguardo s’invaghisce; da un rapporto svanito molto tempo fa e improvvisamente riemerso in forme del tutto inattese, come quello dei genitori di Giada e infine, da un rapporto nato quasi per una forzatura del destino che pone Giada di fronte a Jacopo.

Il secondo racconto “Ritorno ad Ancona” vede come protagonista Rebecca, una donna matura ma ancora piacente, che sfugge alle pene vissute a causa del divorzio, cercando un po’ di pace e di relax a Ischia.  In una cornice pittoresca descritta con l’ormai tipica ricercatezza e cura del particolare, l’incontro con il dottor Vincenzo Pistola avviene in maniera del tutto casuale, come capita spesso in vacanza di imbattersi in persone nuove.  Dall’incontro alla passione travolgente passa ben poco, Rebecca inspiegabilmente si concede ad un uomo quasi sconosciuto che la intriga e la conquista per la sua gentilezza e pacatezza. Il rapporto si fa profondo, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, all’attrazione fisica si aggiunge ben presto la consapevolezza di un sentimento che va al di là del piacere. Il ritorno ad Ancona, dopo la breve ma intensa vacanza, costituisce per Rebecca un ritorno alla realtà, un ritorno alla quotidianità. Rebecca ha vissuto un duplice viaggio, uno fisico che l’ha portata prima ad Ischia e poi ad Ancona, dove ha fatto ritorno ed uno sentimentale che dal naufragio del divorzio con il marito l’ha portata ad esplorare nuovi orizzonti. Sarà, quest’ultimo, un viaggio senza ritorno?

Il terzo racconto “Un cammino difficile” porta un titolo alquanto emblematico. E’, fra tutti, il racconto più sofferto, a tratti anche commovente. Protagonisti anche qui uomini e donne comuni, con i loro difetti e i loro pregi. Alberto ed Eva s’innamorano, si sposano quasi subito e il forte desiderio di famiglia li porta ad adottare due bambini di origine russa. Ben presto, però, Alberto va via da casa, soffocato dalle nuove responsabilità di padre, lascia Eva e i bambini, sentiti più come un peso che come un dono.  In questo racconto affascina molto l’introspezione psicologia di Eva, una donna che ama di un amore incondizionato e smisurato. Eva è l’amore, la tenacia, la maturità; Alberto è l’egoismo, la frivolezza, l’immaturità.

Gli autori, non a caso, hanno scelto il titolo del secondo racconto per intitolare tutta la raccolta: “Ritorno ad Ancona”. In effetti, tutte le storie alludono in qualche modo al viaggio, in ciascuna storia i protagonisti affrontano un viaggio, non solo fisico ma soprattutto sentimentale. Viaggia molto Giada per lavoro da Firenze a Roma, il viaggio la porta a fare nuove conoscenze, ma sarà soprattutto un viaggio a ritroso nel tempo a sconvolgere la sua quotidianità, un viaggio in un passato che le è del tutto ignoto.

Viaggia Rebecca, per la sua vacanza ad Ischia. Viaggiano Alberto ed Eva, insieme, quando si recano in Russia per incontrare i bambini che adotteranno come loro figli, ma il “cammino difficile” è quello svolto da Eva che da sola si fa carico delle proprie responsabilità per crescere, educare ed amare i suoi figli, ed è quello svolto da Alberto quando lotta contro la sua malattia.

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

a cura di SANTINA RUSSO

http://www.santinarusso.com/Ritornoancona612.htm

“Graffio d’alba” di Lenio Vallati, recensione a cura di Sandra Carresi

Graffio d’alba

di Lenio Vallati

con prefazione di Lia Bronzi

e postfazione di Marzia Carocci

Bastogi Editore, 2011

ISBN: 978-88-6273-373-1

Recensione a cura di SANDRA CARRESI

Ho letto questo libro, anzi (l’ho bevuto) in poche ore.

Una scrittura semplice e avvincente. Un racconto moderno di questo periodo storico in cui il dio quattrino domina la scena e spesso i risultati della catastrofe economica si risolve con il suicidio o la fuga da tutto e tutti, compresa la propria famiglia.

In questo caso l’autore ha scelto la fuga, dai propri cari, dal proprio quotidiano almeno di nascita, agiato, dalle responsabilità, per andare a vivere la vita da- barbone-

Eppure, la dignità dell’Uomo è sempre presente e non solo. I sentimenti fanno parte del bagaglio dell’uomo che ha fatto questa scelta, le sofferenze quotidiane sono gratificate dallo sguardo sulla natura, sugli animali, sulle persone che incontra e nelle quali instaura un rapporto di stima e di amicizia. Anche la cura modesta per il proprio corpo non viene mai meno, barbone, ma, dignitoso.

Nel cuore e nella mente sono sempre costanti le presenze della moglie e dell’unico figlio, eppure, il protagonista, continua a percorrere la propria strada, senza mai tornare indietro.

Non mancano i disagi del freddo invernale o del caldo torrido estivo a Sesto Fiorentino, ma, l’intelligenza e gli incontri con barboni suoi simili, o la così detta – gente normale- aiutano il protagonista nelle salite di questa strada scelta e ponderata come dagli acquazzoni che i sentimenti propri portano a graffiare il cuore.

Eppure anche in questa vita, umile, e ricca solo  di disagi, il protagonista, riesce a vedere un cielo ancora azzurro e forse anche a sognare.

L’educazione, l’intelligenza, l’amore e anche la poesia, sono l’unico pane che non è mai venuto meno al protagonista.

Grazie Lenio, ogni lettura, ha il suo arricchimento.

Con stima.

Recensione a cura di SANDRA CARRESI

RECENSIONE PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

I Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

BLOG LETTERATURA E CULTURA

RIVISTA EUTERPE

RIVISTA SEGRETI DI PULCINELLA

BLOG INTINGENDO D’INCHIOSTRO

LETTERE ANIMATE EDIZIONI

Organizzano il

I Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

Edizione 2012

BANDO DI PARTECIPAZIONE:

1. Il concorso prevede un’unica sezione di partecipazione, la poesia. All’interno della  sezione si distinguono due categorie:

  1. Poesia in lingua italiana
  2. Poesia in dialetto (accompagnata, però, da relativa traduzione in italiano)

2. Il tema del concorso, al quale ci si deve attenere, è “Filosofie, credenze e sistemi di pensiero”.

3. La partecipazione al concorso è gratuita.

4. Saranno accettati testi editi o inediti, non superiori ai 30 versi.

5. Ogni autore può partecipare presentando un massimo di due testi poetici con l’accortezza di inviare su file diversi ogni poesia. E’ possibile partecipare a entrambe le categorie di cui al punto 1 del presente bando.

6. Assieme al file contenente la poesia va allegato, pena squalifica dal concorso, un file contenente i seguenti dati informativi:

NOME E COGNOME

LUOGO E DATA DI NASCITA
INDIRIZZO DI RESIDENZA
E-MAIL DI CONTATTO
NUMERI DI TELEFONO FISSO E/O CELLULARE
TITOLO DEL TESTO

SEZIONE A CUI SI PARTECIPIA (vedi punto 1 del presente bando)

ATTESTAZIONE DELLA PATERNITA’ DEL TESTO CHE SI PRESENTA, copiando in calce questa attestazione: Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.

AUTORIZZAZIONE AL TRATTAMENTO DEI DATI, copiando in calce questa attestazione: Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modificazioni.
7. Non verranno accettate poesie che presentano elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

8. Non saranno accettate poesie da parte di parenti (fino al secondo grado) dei membri della commissione.

9. Eventuali poesie presentate che sono plagi o furbeschi “copia e incolla” non saranno pubblicate se la giuria se ne renderà conto e, comunque, la responsabilità della paternità dell’opera ricade sugli autori e non sugli organizzatori del concorso, secondo quanto stabilito dal punto 6 del presente bando.

10.L’invio dei materiali avverrà solamente via posta elettronica e gli elaborati dovranno pervenire in formato Word (.doc) o Adobe (.pdf) entro e non oltre il 15 Maggio 2012 all’indirizzo: blogletteratura@virgilio.it specificando nell’oggetto “I CONCORSO L’ARTE IN VERSI”.

11.I testi devono essere completi di tutte le informazioni richieste. La mancanza di qualche elemento richiesto significherà l’esclusione dal concorso. Ogni richiesta di informazione deve essere rivolta esclusivamente allo stesso indirizzo mail.

12. La commissione del concorso è composta da:

Lorenzo Spurio, critico, curatore Blog Letteratura e Cultura e Direttore Rivista Euterpe

Massimo Acciai, poeta e Direttore Rivista Segreti di Pulcinella

Monica Fantaci, poetessa, curatrice Blog Intingendo d’Inchiostro

Francesca Fiorletta, critico e redattrice di Le reti di Dedalus

Emanuele Marcuccio, poeta e curatore editoriale di Lettere Animate Edizioni

Marzia Carocci, poetessa e critico letterario recensionista

Patrizia Poli, scrittrice, recensionista e curatrice di Laboratorio di Narrativa

Martino Ciano, scrittore

Annamaria Pecoraro, poetessa, redattrice di Segreti di Pulcinella e Euterpe

Iuri Lombardi, scrittore e redattore di Segreti di Pulcinella e Euterpe

Luciano Somma, poeta, autore di canzoni e critico d’arte

13. La commissione selezionerà le migliori venti poesie. (Ulteriori testi considerati meritevoli potranno essere selezionati ma non più di venticinque in totale).

14. La commissione giudicatrice si occuperà di diffondere i nominativi dei selezionati e vincitori al concorso nel tempo di un mese dalla data di scadenza dello stesso tramite i rispettivi siti, blog, riviste i cui indirizzi sono riportati in calce a questo documento. Tutti i  partecipanti, inoltre, riceveranno una mail in cui verranno informati dell’esito del concorso.

15. Le poesie degli autori selezionati verranno pubblicate in un’opera unica a cura delle Lettere Animate Edizioni, diretta da Roberto Incagnoli, nella collana “Insieme” curata da Antonella Ronzulli. Il volume, a cui verrà assegnato regolare codice ISBN, verrà pubblicato entro sei mesi dalla data di consegna del file e reso disponibile all’acquisto mediante librerie tradizionali e online.

16. Gli organizzatori del concorso letterario potranno, inoltre, organizzare una giornata d’incontro con i partecipanti e i vincitori del concorso nella quale verrà presentata l’opera antologica del premio. In tal caso, tutti i partecipanti saranno previamente contattati con debito preavviso.

17. Eventuali proventi derivanti dalla vendita del volume antologico saranno regolarmente documentati e diffusi attraverso gli spazi in nostro possesso e saranno, comunque, destinati a finanziare future attività artistico-letterarie sempre all’interno dell’obiettivo principale della promozione culturale.

18. La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.

20/01/2012

 

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