“Monica è musica”, acrostico di Monica Fantaci con un commento di Lorenzo Spurio

Monica è musica

(Acrostico)

 di MONICA FANTACI

 

Mano che si muove

organza di gesti

nuovi sempre

inizio di brindisi d’amore

casereccio e antico

al profumo di olio che

 è al momento

maneggiato vicino

ulivi ricchi di un caldo

sapore siciliano

insediato e apprezzato da

culture diverse

amanti del paesaggio.

 

Palermo 25 agosto 2012

Monica Fantaci

Commento a cura di LORENZO SPURIO

Monica Fantaci, giovanissima poetessa palermitana, ha sempre espresso con le sue liriche una simbiosi di poesia e musica donando al lettore immagini armoniose, colorate e molto positive. In questo acrostico la poetessa si scopre agli occhi dell’attento lettore, come Musa incantatrice, emblema di Musica. Vari elementi in questo testo trasmettono l’ambientazione tipicamente quotidiana del suo poetare “brindisi d’amore/casareccio”, per sottolineare forse che è proprio nella semplicità, nei costumi e nella tradizione che si preservano ancor meglio i grandi valori, come l’amicizia appunto. Il brindisi è tradizionalmente un momento conviviale d’allegria, ma anche di affetto dato e ricambiato. L’impostazione modernista, la fascinazione per la cultura popolare e per la terra natia (“sapore siciliano”) è ben evidente in questa lirica che è sorretta, appunto, dalle lettere iniziali di ciascun verso che, presi tutti assieme, rendono il titolo della poesia: “Monica è musica”. E’ una poesia colorata e profumata, ricca e variegata, ma anche solidale, ottimistica e fraterna. Finché ci saranno persone con un animo talmente prelibato da scrivere poesie come questa e lettori attenti, critici ma costruttivamente, il compito della Cultura verrà portato a termine poiché le “culture diverse” non debbono essere pretesto per motivi di scontro, violenza, vendetta o recriminazione storica, ma solamente una realtà unanimamente riconosciuta come ricchezza.

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE I TESTI QUI PRESENTI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DEI RISPETTIVI AUTORI.

“Un continuo principio”, poesia di Monica Fantaci, con un commento di Lorenzo Spurio

Un continuo principio

di MONICA FANTACI

 

 

La musica attraversa il tempo
e lo ferma nell’amore
in un’eterna simbiosi
di palpiti di scale
e ritmi cardiaci
mossi dalle arterie
di un vino buono
bevuto vicino
agli stessi rampicanti di uva
che lo hanno generato.

Palermo, 23 agosto 2012

Monica Fantaci

 

 

Commento a cura di Lorenzo Spurio

 

La palermitana Monica Fantaci, com’è nella sua poetica asciutta e tipicamente descrittiva, ci consegna con “Un continuo principio” dei versi che sono da leggere tutti d’un fiato per non perdere il senso di vigore –e insieme di freschezza- che li caratterizzano.

La musica e la poesia sono ambiti della cultura umana, espressioni artistiche e manifestazioni del genio umano che la poetessa spesso utilizza contemporaneamente nelle sue liriche perché in fondo la poesia non è altro che una musica leggera che ci accompagna e che lambisce i nostri sentimenti, come pure la musica è una lirica pregna di drammatismo, emozioni e tant’altro.

Questa lirica – della quale si potrebbe sottolineare la componente “elettrica”, quasi futurista in quei “palpiti di scale/ e ritmi cardiaci/ mossi dalle arterie” – è senz’atro espressione di un dinamismo sempre presente, di una meccanicità che si rinnova in maniera continuativa, senza per questo denotare semplicità, banalità o ridondanza.

Il senso della Vita sta proprio nelle piccole cose che troppo spesso gli occhi umani –sempre mossi dalle grandi filosofie/morali utilitaristiche dell’oggi- non vedono. I tralci di uva, fini, rigogliosi, arricciati e protesi ad aggrapparsi ad un qualcosa per poter meglio sostenersi e dar vita all’irrobustimento della pianta, ne sono un chiaro esempio.

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O PUBBLICARE IL TESTO DELLA POESIA E IL COMMENTO SENZA IL PERMESSO DEI RISPETTIVI AUTORI. IL TESTO DELLA POESIA VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

“Pensieri minimi e massime”, collezione di aforismi del palermitano Emanuele Marcuccio. Recensione a cura di Marzia Carocci.

Pensieri minimi e massime
di Emanuele Marcuccio
PhotoCity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 47
ISBN: 978-88-6682-240-0
Genere: Saggistica/Aforismi
Prefazione, a cura di Luciano Domenighini
Postfazione, a cura di Lorenzo Spurio
Curatrice d’opera: Gioia Lomasti
Cover: Francesco Arena
Prezzo: 7,60 €
 
Recensione a cura di Marzia Carocci

 

L’aforisma è l’immediatezza di un pensiero, di uno stato d’animo, di una constatazione che porta alla riflessione immediata  portando il lettore al senso compiuto di un’osservazione ricca di essenza. Emanuele Marcuccio, nella sua introduzione alla poesia, sottolinea proprio quanto sia importante questa forma letteraria che è la creazione di un’anima attenta, e da quanto tempo  la forma lirica abbia attirato l’uomo per bisogno di esternare e di celebrare le proprie interiorità.

Egli farà riferimento anche alle varie epoche e ai tanti poeti che ci hanno preceduto, al loro modo di esprimersi con quel desiderio di comunicare attraverso questa forma letteraria.

Gli aforismi di questo poeta ci portano in un caleidoscopio di riflessi, perlopiù rivolti all’importanza della poesia, attraverso le considerazioni che questa forma letteraria impone con musicalità, sentimento e stile, ma ci saranno annotazioni sul dolore, sull’amore, sulla felicità, sulla morte: “Solo al momento della morte, questo nostro orologio sconnesso della vita darà l’ora esatta”.

Il poeta, in questo contenitore di emozioni, sembra a volte meditare nella ricerca continua di quesiti  a volte  senza risposte, altre con ferma certezza.

L’autore si sofferma su cosa sia il poeta, la poesia, l’espressione lirica, il valore dell’amore, la negazione dell’offesa, l’importanza dell’incipit come padrone dell’apertura poetica che si chiude con l’explicit nella chiusa del verso emozionando il lettore .

“Il poeta modella le parole, le forma e le trasforma, le trasla nel significato e le trasfonde nel significante”.

Marcuccio appunta come in un diario tutte quelle constatazioni, annotazioni che lui concretizza  in massime per sottolineare quei pensieri che egli sente di esprimere.

“La felicità dura il tempo di un istante e, attimi di felicità si perdono nella nebbia del tempo”.

Il protagonista principale di questo viaggio, resta comunque la poesia, regina indiscussa di emozione e sentimento e il senso di questa, che Emanuele Marcuccio, esalta  attraverso la parola.

Un itinerario dove l’autore contrassegna con un numero i vari aforismi come per catalogare in “regole” quelle osservazioni ben delineate e portate in superficie per esaltare ed elogiare una delle forme letterarie più eccelse; attimi di riflessioni che allargano il campo  ad ampi ragionamenti su un argomento interessante: perché la poesia è presente fino a circa un millennio prima di Cristo, come giustamente annota nell’introduzione Marcuccio? Perché il bisogno di celebrare le proprie emozioni? Come si interpreta la poesia?

In questo libro di “Pensieri minimi e massime”, troverete vari spunti interessanti.

 

 

a cura di Marzia Carocci

21 luglio 2012

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA QUI SU QUESTO SPAZIO DIETRO GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE DEL LIBRO E DELL’AUTRICE DELLA RECENSIONE. 

“Il bambino musicista”, racconto di Monica Fantaci

IL BAMBINO MUSICISTA

di MONICA FANTACI 

 

Una mattina d’estate il signor Genius comprò una chitarra per regalarla al figlio Alberto.

Il bambino vedendo lo strumento musicale rimase contento e decise di telefonare a tutti i suoi compagni ed amici.
La mattina seguente Alberto uscì insieme alla mamma e portò con se la chitarra.
Mentre la signora Genius parlava con il commesso di un negozio d’abbigliamento, il bambino iniziò a suonare talmente bene che un signore che stava pagando alla cassa lo notò e si avvicinò per ammirarlo: era il signor Planet, un produttore che era arrivato nella cittadina tre giorni prima per trascorrere qualche giorno di vacanza.
Dopo l’esibizione di Alberto:

-Ti piacerebbe diventare famoso e suonare in un palco con tante persone che ti guardano e ascoltano la tua musica? – chiese il signor Planet al piccolo.

– Certo che mi piacerebbe! A me piace suonare, mi diverte! – rispose Alberto.

– Allora è fatta! Tra dieci giorni ci vediamo a Milano nei pressi del Duomo dove io ho la casa di produzione.

– Va bene, non aspetto altro!- disse Alberto con gli occhi spalancati e un sorriso abbagliante.

La madre si avvicina ed Alberto le presenta il produttore:

– E’ un piacere conoscerla signora. Suo figlio è un bravissimo musicista! – disse il signor Planet stringendo la mano alla signora Genius.

– Ho capito che lei ha preso a cuore mio figlio e sarò contenta se un giorno Alberto potrà diventare un musicista affermato – disse la signora Genius.

– Allora ci vediamo tra dieci giorni a Milano. Ecco il mio biglietto da visita. Arrivederci! ¾ disse il produttore, uscendo dal negozio.

– A presto! – dissero in coro madre e figlio.

Dopo dieci giorni esatti Alberto Genius, con il consenso di entrambi i genitori, firmò il contratto che lo fece diventare un chitarrista conosciuto in tutto il mondo.

 

DI Monica Fantaci

 

QUESTO RACCONTO VIENE PUBBLICATO SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

Intervista a Mario Fiori a cura di Max Dakota

 Gioia Lomasti mi trasmette questa intervista al cantautore Mario Fiori “Suonatore Faber” fatta da Mak Dakota, permettendomi di pubblicarla e divulgarla:

-Quando hai scoperto di avere qualità artistiche?

Mah, in realtà sono gli altri ad attribuirmi tali qualità, diciamo che fin dalla prima adolescenza coltivai la passione di mettere parole in rima e poi giocare con esse. La grande svolta arrivò in seguito quando alle rime cominciai ad unire quei quattro accordi di chitarra come accompagnamento, quello fu il momento in cui realizzai che la canzone era la forma d’espressione che più mi si addiceva, per essere più pratici il mio primo brano fu scritto a dodici anni.

-C’è stato qualche motivo importante che ti ha mosso in questa direzione?


Sicuramente la voglia di dire, sono un inguaribile logorroico ed egocentrico, tutte qualità che servono a chi decide di intraprendere questa strada. Francesco Guccini in una sua canzone disse “…che sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte”  quindi amo combattere l’ignoranza raccontando quel poco che so sul mondo e sulla vita non sono un professore anzi tutt’altro, sono dell’idea che un libro, un dipinto, una poesia o una canzone possano insegnare molto di più di un vecchio signore in camicia e cravatta seduto dietro una cattedra.
-Secondo te, che significato ha la musica?
La musica è il linguaggio più antico e universale del mondo, la musica è un filo di seta che unisce tutte le persone che in quel momento ascoltano quelle note, poi la musica sa accompagnare ogni nostro stato d’animo è camaleontica, cioè basta sposta una “terza ” di un semitono avanti o indietro per ottenere un accordo dalle sonorità allegre o totalmente tristi, la musica è come dicevo prima anche un grandissimo mezzo d’informazione tantissime sono le iniziative che hanno visto artisti musicali donare le proprie note per fini lodevoli, io non credo che la musica possa cambiare questo mondo, credo piuttosto che la musica possa smuovere le coscienze di chi può cambiarlo. Poi in termini molto più personali ed egoistici posso semplicemente dire che per me la musica è la mia vita.
-Immaginando di descrivere la tua arte in parole semplici, comprensibili a tutti, come la definiresti?

Amichevole, Familiare…
Quando ho tempo, minimo due volte al giorno prendo la chitarra e suono… canzoni mie cover… suono di tutto perché ne sento il bisogno,così come sento il bisogno di mettermi le cuffie e ascoltare musica minimo 5 volte al giorno. Fino ad ora il mio pubblico è composto da amici genitori e il mio gatto ma se un giorno avrò il piacere di vedere molti più visi davanti a me il mio rapporto con loro non cambierebbe, alla fine solo qua semplicemente a raccontare storie, con un ipotetico camino acceso e del buon vino rosso.
-Qualcuno pensa che fare il mestiere di artista sia una strada da “fannulloni”che non porta a nulla, secondo te?
Di fannulloni nel nostro paese ce ne sono tanti,il problema è che prendono migliaia di euro al mese per dormire in comode poltrone nei palazzi del centro di Roma. A parte gli scherzi, la vita di un artista non è semplice, sei spesso lontano da casa e dai tuoi cari ma alla fine questo passa quasi in secondo piano se comunque c’è la passione.  Ogni tanto penso che un poeta un cantautore ecc vendono parole e nulla più, quindi mi sembrerebbe quasi di rubare, ma poi ripenso a tutte le volte che le frasi alcuni grandissimi artisti mi hanno dato la forza di uscire da momenti neri e li capisco che i soldi per l’arte son soldi benedetti.
-Le conoscenze in questo campo sono indispensabili per emergere? 

Purtroppo si, la meritocrazia in questo paese ormai è svanita. Io sono nato nel 1990 quindi tardi, ma negli anni 70 a Roma c’èra il folk studio dal quale poi sono usciti artisti del calibro di Venditti De Gregori, Rino Gaetano ecc. Il folk studio riservava uno o due giorni a settimana all’ascolto dei nuovi artisti cosa che oggi non avviene più. Il problema è dovuto anche ai tantissimi “talent show” che spopolano in giro, prima il cantante cantautore ecc non era quasi considerato un mestiere serio, quindi solamente chi lo sentiva dentro provava a farlo. Oggi ci provano tutti quelli che vogliono avere visibilità, a loro non importa se le canzoni vengono scritte da altri o addirittura se cantano in playback. Purtroppo qui non si parla quasi più di arte ma di mercato. C’è tantissima offerta e la domanda è solo di un certo tipo e di conseguenza chi ha grandi qualità ma poca commerciabilità viene tagliato fuori. Mentre chi ha il simbolo del dollaro al posto delle pupille tramite conoscenze va a fare un mestiere che non è il suo, rubando all’artista il posto di lavoro.
-E’ cambiato qualcosa nel tuo mondo, interiormente?
E’ cambiato moltissimo, sono successe molte cose in questi mesi che mi hanno trattenuto nel fondo di un mare nero come il petrolio. Vivo una situazione molto difficile, la mia malattia, quella dei miei,il fatto di rischiare la casa, ma la botta più brutta che ho avuto è stata la morte di nonna. Ho vissuto con le per 18 anni circa, ed è stata la persona che sempre e comunque ha creduto in me. Sono diventato un po’ più forte forse, ma ho anche capito di quanto possa fare schifo a volte quella bestia che chiamiamo uomo… ho provato sulla mia pelle la pura cattiveria di un signore di 60 anni che si divertiva a farmi star male… è stata una cosa terrificante… li ho capito di quanto possano far schifo alcune persone.
-Che genere di pubblico ti segue?
Un pubblico di amici. Un pubblico che comunque si rispecchia nelle mie idee e nelle mie rime che con me sorride e piange, spero con le mie canzoni di esser “la voce di nessuno” ovvero di tutte quelle persone che non hanno la forza di urlare e farsi sentire, una sola cosa è certa, non sto con il più forte, sto con chi soffre con chi piange con chi però nonostante i momenti brutti sa imbracciare una chitarra e lasciarsi andare ad una canzone per citare Faber potrei dire che sto con tutta la gente che viaggia “In direzione Ostinata e Contraria”.
-Hai un esempio artistico che apprezzi maggiormente?
Assolutamente si. Ognuno di noi ha dei genitori, ovvero coloro che tramite rapporto sessuale lo hanno messo al mondo ma essere genitori non equivale a essere padri e madri. Io dico sempre che i miei genitori mi hanno dato la bicicletta, ma non mi hanno mai detto ne come pedalare ne che strada seguire, ecco per queste indicazioni ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada tre persone in particolare, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber e Francesco Guccini. Tre persone simili ma allo stesso tempo differenti. Tre poeti che con le loro parole fuori dal tempo sono riusciti a darmi tanto. Io non ringrazio loro tre per avermi fatto diventare il cantautore che sono oggi li ringrazio invece per aver creato il carattere dell’uomo che sono.
-Faresti della tua arte una professione?
E’ il mio sogno. Come detto prima io amo stare su un palco, amo parlare, ma in questa vita oltre gli ideali ci vuole il pane. Vorrei davvero farlo per mestiere perché credo sia il mestiere più bello del mondo. Non voglio far successo, o meglio voglio fare il mio di successo. Vorrei poter guadagnare quel che mi basta per crearmi una famiglia, e far star bene anche la mia. Comprarmi una casa che sia tutta mia, se un giorno sarò riuscito a raggiungere questi obiettivi potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.
-Qual è la migliore qualità in un artista?
Sicuramente L’umiltà. L’artista deve essere umile e non sentirsi mai superiore a colui che osserva la propria arte. Non deve mai sentirsi arrivato,deve sempre cercare un punto più alto deve saper ascoltare, perché spesso il pubblico ha richieste che vanno soddisfatte, ma credo che un artista per definirsi tale debba saper sognare, poi lo dite a me che sono un anarchico… io sono 21 anni che sogno un mondo migliore.
Ti ringrazio Mario per questa intervista.
A cura di Max Dakota
Editing Gioia Lomasti

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After the Sun, Intervista ad Angela Grillo

INTERVISTA AD ANGELA GRILLO
AUTRICE DI AFTER THE SUN
LAMPI DI STAMPA, MILANO, 2011
INTERVISTA A CURA DI LORENZO SPURIO

LS: Qual è stata l’idea dalla quale è nato il romanzo? Qual è stata la genesi?
AG: L’idea di questo libro nasce sulla scia del mio grande interesse per i libri sin da quando ero bambina, ricordo di aver letto il mio primo libro, Piccole Donne, in terza elementare. La passione per la scrittura è cominciata verso i 20 anni. Mio padre e mia madre mi hanno sempre incoraggiata a scrivere ma ho avuto altre priorità nelle diverse fasi della mia vita. Quando mio padre è mancato ho sentito che glielo dovevo e ho pensato di accontentarlo. Mi sono ritagliata degli spazi nella frenetica attività lavorativa e sono riuscita a portare a termine questo lavoro.

LS: Il titolo del romanzo, After the Sun, nel corso della narrazione non viene mai spiegato esplicitamente cosicché siamo noi lettori a dover interpretarlo come vogliamo. L’interpretazione più ovvia si rifà alle prime pagine del libro in cui la protagonista vede un ragazzo seduto sul treno di fronte a lei fotografare il sole e, guardandola, ne rimane affascinata. Il ‘dopo’ a cui il titolo fa riferimento dunque potrebbe essere a ciò che si sviluppa tra la protagonista e il ragazzo dopo quel momento d’incontro, quel pivotal moment? Potresti spiegare il titolo?
AG: Certo, il “dopo” a cui il titolo in inglese fa riferimento è un fil rouge che si ripresenta più volte durante il racconto, per esempio dopo aver visto l’alba la protagonista, Stella, incontra un ragazzo e s’innamora, oppure dopo essere stata ingaggiata dalla “Sun” (la sua casa discografica) incontra la persona che rivestirà un ruolo importantissimo per la sua carriera e per la sua vita. E poi… non sveliamo troppo sul resto della storia. Chi lo leggerà tutto fino in fondo… capirà!

LS: A molti lettori piacciono romanzi come il tuo, romantico, giovanile, mentre altri diciamo che aborrono narrazioni di questo tipo. Perché, secondo te, a molte persone non piacciono narrazioni di questo tipo? Quali sono i motivi? Secondo il tuo parere un romanzo di Moccia è da considerare inferiore a un romanzo ad esempio di Saviano?
AG: Non bisogna essere né prevenuti né presuntuosi. Bisogna leggere tutto, informarsi, anche sui generi che non ci appartengono. Solo dopo aver letto entrambi i generi si può dare una preferenza. Due opere possono essere diverse nel genere ma entrambe importanti per quello che comunicano, per le sensazioni che ci ha trasmesso l’autore e per mille altre ragioni. Io rispetto il lavoro di tutti, non considero inferiore il lavoro di nessuno e non giudico chi legge uno o l’altro tipo, ma preferisco, per quanto mi riguarda, il romanzo d’amore. Chi compra questo genere di libri è perché ha bisogno di storie romantiche, divertenti, frizzanti. Forse nel mondo in cui viviamo manca proprio l’amore. Le emozioni, in questa società iperattiva, sono passate in secondo piano. C’è carenza di semplicità, di sentimenti, di affetti. Bisogna rilassarsi e scegliere letture che parlano d’amore, storie che semplicemente emozionano e, perché no, che fanno sognare.

LS: Quanto di autobiografico c’è nel romanzo? La protagonista della storia ha qualcosa in comune con te?
AG: Questa è una domanda ricorrente! No, non è autobiografico. E’ una storia inventata. Io e Stella abbiamo in comune due cose, la prima è l’amore per il mondo della musica e la seconda è caratteriale, siamo entrambi tenaci, caparbie e abbiamo ogni giorno la forza per andare avanti anche se, a volte, troviamo degli ostacoli sulla nostra strada. Come Stella credo che bisogna avere il coraggio di sognare e lottare per i propri desideri, sempre. C’è una bellissima frase di Goethe che vorrei citare: “Qualunque cosa tu possa fare, qualunque cosa tu possa sognare, comincia.”

LS: Nel romanzo la proposta di lavoro che viene fatta a Stella le cambia completamente la vita. Passa da cameriera e da universitaria che ha abbandonato gli studi a cantante che incide canzoni. Il cambio è notevole e velocissimo, sembra quasi che lei accetti la nuova occupazione senza pensarci troppo, come se fosse una macchina facilmente suggestionabile. Come insegna la realtà la fama e le manie di grandezza sono sempre negative perché pur garantendo esibizionismo e successo dall’altra, in campo privato, si configura come un grande impedimento. La vita privata e la privacy per un personaggio pubblico è spesso difficile da proteggere e le due sfere, privato e pubblico, si mescolano provocando disagi. Cosa ne pensi di questo? Avevi in mente questa polarità quando scrivevi la storia? Che cosa ne pensi di questo tema nella realtà?
AG: Sì, durante la stesura del testo avevo previsto questa polarità, questo contrasto nella mente della protagonista dibattuta tra voglia di aver successo e paura. D’altronde quasi tutti nella realtà vivono la polarità. Quasi tutti conducono la propria vita ma vorrebbero viverne un’altra o trovarsi in altre situazioni. E visto che mi piace descrivere la realtà, scrutare le persone e i fatti che accadono ogni giorno, ho pensato di inserire anche questo fattore.

LS: Ad un certo punto Stella, la protagonista, chiarisce qual è la ragione per la quale ha abbandonato gli studi universitari. Non si tratta di poca voglia di studiare ma di un fatto destabilizzante ossia di un suo professore che ha cercato di violentarla e che l’ha minacciata di fargliela pagare. Dall’altra parte lei non va a denunciare il professore-pervertito e questo fatto corrisponde specularmente con quanto avviene nella realtà dove spesso il violato non è in grado di denunciare la violenza subita dal violatore. E’ pertanto un’immagine quanto mai realistica. Quanto consideri pericolosi e dannosi i ricatti di qualsiasi tipo nella nostra società?
AG: Nel romanzo ho cercato, appunto, di aprire una finestra, seppur piccola, su quanto accade nella nostra realtà. La violenza e i ricatti che ha subito Stella sono ormai all’ordine del giorno in tutti i settori. Ci sono persone che non hanno il coraggio di denunciare e altre che, per fortuna, lo fanno. Le molestie sessuali sono ricatti. Mai scendere a compromessi con chi ricatta. La violenza, in generale, non può trovare una giustificazione e va punita.

LS: L’episodio del ferimento di Stella durante un concerto, per altro narrato in maniera molto fugace e chiarito poi mediante lo stalking di un ammiratore fanatico, non ti sembra essere una forzatura in questo romanzo? Perché hai voluto inserirlo?
AG: Il libro è stato scritto per un pubblico attento ai fatti di tutti i giorni. Oltre ai sentimenti e alla voglia di farcela della protagonista, si parla di violenza, di morte e di stalking questo nuovo tipo di molestia di cui si è parlato molto e se ne parlerà ancora. Non volevo appesantire più di tanto la storia con questo reato. La protagonista partecipa ad un Festival musicale, si esibisce e… bang! Le sparano. Così come capitano le disgrazie nella vita vera.
LS: Verso il finale il lettore viene quasi destabilizzato quando si scopre chi è lo stalker che ha cercato di uccidere Stella. Si tratta di un personaggio che il lettore conosce già ma che, sicuramente, non pensava all’altezza di queste azioni. Come mai hai voluto inserire questa thriller story all’interno del romanzo?
AG: E’ un colpo di scena che ha spiazzato un po’, ma andava fatto. Ho scelto questo personaggio perché provavo per lui una forte antipatia e io, mettendomi nei panni del lettore, ho pensato che andava punito per quello che aveva fatto e gli ho procurato questa “particina” dello stalker. Chi leggerà il libro capirà il perché.

LS: Solo con l’attentato a Stella e la malattia tumorale di sua zia la protagonista decide di cambiar vita considerando il suo lavoro troppo pericoloso e spossante. Parallelamente si rende conto di quanto è stata stupida a lasciarsi trasportare dal successo e ad allontanarsi dai suoi amici e dalla zia. Credi che nella vita reale succeda qualcosa di analogo? E’ necessario che accada qualcosa di brutto e di destabilizzante per permettere all’uomo di riscoprire sentimenti e relazioni umane un tempo per lui importanti?
AG: No, non è necessario che accada qualcosa di brutto per farci aprire gli occhi sulla realtà, per riscoprire i veri sentimenti, i valori. A volte basta un esame di coscienza, un momento di riflessione per decidere di stravolgere la propria vita, sacrificarsi e aiutare chi ha bisogno, magari in India o in Africa o magari nel più vicino ricovero per senzatetto o anche solo per una persona cara, un familiare che ha bisogno.

LS: Stai scrivendo un nuovo libro? Hai progetti in cantiere? Se sì, potresti anticiparci qualcosa?
AG: Sì, ho due progetti che vorrei realizzare. Il primo è un romanzo storico al quale tengo molto, è la vera storia di due ragazzi nel Medioevo, due giovani innamorati che, seppur di un’epoca diversa dalla nostra, si ritrovano ad affrontare tanti e svariati problemi, proprio come i ragazzi di oggi. Il secondo progetto è… il seguito di After the Sun! Eh sì, me lo chiedono in tanti via mail (angelagrillomail@gmail.com) e sulla mia pagina Facebook (http://tinyurl.com/3llzucg ). Penso proprio che dovrò inventarmi ancora qualche avventura per Stella. Questo è molto bello! Vuol dire che Stella, con il suo carisma, la voglia di vivere ma anche con tutti i suoi problemi e i suoi difetti, ha conquistato i lettori che si sono immedesimati in lei e si sono emozionati con questa bella storia che è divertente e fa riflettere dalla prima all’ultima pagina!
Ringrazio Angela Grillo per avermi concesso questa intervista.

 

 
LORENZO SPURIO
17 Luglio 2011


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Un baile dominicano, el merengue

La música dominicana inicialmente se conformó mediante la fusión de influencias de España y África, a las que siguieron las de otros países, como Francia y Haití. De España obtuvieron los instrumentos de cuerda, y los adptaron a su medio y a las posibilidades de este país: la guitarra y el tiple. De África con los esclavos de raza negra llegó la tambora, que junto con  el güiro y el acordeón, completan el ritmo del merengue. La danza popular de la República Dominicana se consiguió mediante la fusión de la plena, que son canciones de trabajo de origen africano, y la décima, que es una canción española de estrofas de 10 versos del siglo XVII. La  danza que se corresponde con este tipo de música es el merengue que tiene un poco de ritmos europeos junto con afroamericanos.

El merengue de la República Dominicana  tiene su origen alrededor de 1844 y es uno de los bailes más populares de esta zona. Tiene dos partes: la primera, con líneas cantadas sobre patrones de acordes variables y la segunda que es una sección más rápida.

El merengue se baila en parejas de dos personas y en República Dominicana todos lo saben bailar (jovenes y mayores) y es bailado en muchísimas ocasiones de fiesta pero también en el ámbito domestico, en bares y discotecas. Todos los países tropicales tienen sus bailes y sus música, por ejemplo en Haití están otros tipos de bailes.

Normalmente en el baile del merengue domenicano no hay reglas cerca de la vestimenta que hay que poner pero en algunas fiestas o eventos puedes tener un particular tipo de traje.

Merengue no es el único baile de República Dominicana, son cultivados también otros estilos como la bachata y la salsa. Hoy en día hay un grupo de bachata que ha puesto el país muy alto, se llama Aventura.


FABIOLA TAVERAS ALCANTARA

Santo Domingo, 10-03-2011


Traduzione in italiano dell’articolo.

La musica dominicana inizialmente si costituì mediante la fusione di influenze spagnole e dell’Africa, alle quali seguirono quelle di altri paesi come la Francia e Haiti. Dalla musica spagnola si ripresero gli strumenti musicali a corda (chitarra e tiple) che vennero adottati e impiegati a seconda delle possibilità di questo paese. Dall’Africa degli schiavi neri venne ripreso l’uso del tamburo che assieme al guiro e alla fisarmonica completarono il panorama della musica dominicana del merengue.

La danza popolare della Repubblica Dominicana nacque grazie alla fusione della plena (un genere musicale folkloristico di Porto Rico influenzato dalla musica africana e spagnola che si basa sulle percussioni di panderetas e del guiro), canzoni di lavoro di origine africana, e la decima, una canzone spagnola di dieci versi del secolo XVII. La danza che corrisponde a questo tipo di musica è il merengue che somma dei ritmi europei a dei ritmi afro-americani-

Il merengue della Repubblica Dominicana ha la sua origine attorno al 1844. E’ il ballo più popolare di tutto il paese.

Si compone di due parti, la prima costituita da frasi cantate su accordi musicali variabili e la seconda che si caratterizza per l’andamento più rapido.

Il merengue si balla in coppia e nella Repubblica Dominicana tutti lo sanno ballare (giovani, anziani) ed è ballato in moltissime occasioni di festa ma anche all’interno dell’ambito domestico, nei bar e nelle discoteche. Tutti i paesi tropicali hanno i propri balli e la propria musica, ad esempio nel vicino Haiti ci sono degli altri tipi di balli.

Normalmente nel ballo del merengue dominicano non ci sono regole per quanto concerne il vestiario dei ballerini ma in alcune feste ed eventi può essere previsto un particolar indumento da indossare durante la danza.

Il merengue non è l’unico ballo della Repubblica Dominicana, sono coltivati anche altri stili come la baciata e la salsa. Oggigiorno, gli Aventura, un gruppo di baciata, sta avendo un grande successo nel paese.


FABIOLA TAVERAS ALCANTARA

Santo Domingo, 10-03-2011

Tradotto da LORENZO SPURIO

Jesi, 13-03-2011

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