“Per una strada”, silloge poetica di Emanuele Marcuccio, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Per una strada

di Emanuele Marcuccio

SBC Edizioni, Ravenna, 2009

ISBN: 978-88-6347-031-4

Prezzo: 12,00 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio


Anche se in una recensione solitamente non si fa, e ci si limita a criticare un testo, chiedo scusa a Emanuele Marcuccio per la lentezza con la quale ho letto il suo lavoro e per questa tardiva recensione, frutto della lettura attenta della sua silloge di poesie. Marcuccio è un poeta palermitano particolarmente attivo nel panorama letterario e che attualmente sta pubblicando presso Photocity Edizioni una raccolta di aforismi dal titolo Pensieri minimi e massime. Questa ultima raccolta, alla quale ho avuto la grande occasione di scrivere una postfazione, dedica molti aforismi alla letteratura e soprattutto alla poesia. Marcuccio è un poeta attento e delicato la cui sensibilità si evince dai suoi componimenti che rifuggono dai rigorismi della metrica per offrirsi, invece, al lettore nella sua purezza espressiva scevra da vincoli di restrizioni di ciascuna natura.
L’animo poetico di Marcuccio è ben delineato già dalla nota di prefazione che ha voluto inserire all’apertura del testo dove dice al lettore che il legame con la poesia è qualcosa di intimo e profondo che deve necessariamente essere affidato al contatto umano con carta e penna. In questa nostra era super tecnologica è sicuramente un elemento anacronistico che, però, evidenzia con forza quale sia il vero valore della poesia: l’espressione diretta, istantanea, di un qualcosa che deve essere colto al momento e che, per dirla in soldoni, non può aspettare l’accensione di un computer, per quanto veloce esso sia. Carpire l’attimo poetico è l’essenza stessa della poetica del Marcuccio.
Contrariamente al titolo della raccolta, Per una strada, la poesia di Marcuccio non sfugge, non si vanifica nel momento in cui terminiamo un componimento e ci imbattiamo a leggerne un altro, ma è quanto mai concreta e la sua fisicità è donata per lo più dall’attenzione che il poeta affida nei confronti delle sfere uditive e visive. Una poetica d’altri tempi, diremmo. In una attualità dove i poeti e gli pseudo-poeti si riempiono la bocca di paroloni, di termini stranieri, di nonsense e costruiscono spesso le loro poesie partendo dal cupo drammatismo o immergendosi a pieno nel mondo dell’erotico, non mancando a volte di insultare l’arte letteraria.
La poesia di Marcuccio parte da un chiaro pessimismo che nella prefazione lui stesso definisce “moderato” e di stampo leopardiano. Sono, infatti, molti i componimenti che condividono una visione amara, come in “L’inquinamento” o che, comunque, danno una visione a tinte fosche della realtà in cui viviamo: una colomba che ormai morta è diventata una sorta di tappeto stradale poiché in molti la calpestano, la trapassano, la annullano: “Vedi come tutti,/ su quei motorini maledetti,/ tutte le straziano,/ orrendamente sfigurate, percosse”. Dell’uccello in “Al mio caro pappagallino” si tratteggia la morte dell’animale e si vagheggia il suo probabile e cristiano volteggiare in cielo, beato. E’ evidente il sentimento cristiano che sorregge e che anima l’intera raccolta poetica, quel baluardo di difesa che lo stesso Marcuccio cita nella prefazione come motivo di un’esistenza addolcita.
Il famoso poeta recanatese ritorna in maniera lampante nelle liriche di Marcuccio che, magistralmente, rende omaggio al poeta del pessimismo cosmico. Come non intravedere un riferimento alla “donzelletta in sul calar del sol” del “Sabato del villaggio” in “Le mietitrici” di Marcuccio ma anche il verso “e come odo stormir” della poesia di Marcuccio “Il viandante” che riecheggia “L’infinito” di Leopardi. L’omaggio più grande al poeta de “La ginestra” è contenuto nella lirica “A Giacomo Leopardi” dove il poeta è ricordato come “flebil spirito [che] ancor risuona”, con l’esortazione a donare ai poeti contemporanei la sua ricchezza lirica fatta della trasposizione su carta di illusioni, speranze e gioie.
L’immaginario dei personaggi che Marcuccio tratteggia, in effetti, (mietitrici, viandanti, cacciatori..) è espressione di un mondo provinciale, di campagna, d’altri tempi, oggi un po’ perduto e che si conserva solo in pochi luoghi. E’ una lode alla vita di campagna, alla spensieratezza e all’esistenza a contatto diretto con la natura. Curioso il bestiario che Marcuccio sfoggia in “Gli animali” dove va paragonando vari comportamenti di alcune specie animali ad alcune caratteristiche dell’uomo, quasi a voler sottolineare come l’ascendenza umana sia in effetti di derivazione animale secondo un’interpretazione etologica che rifugge, invece, le teorie evoluzionistiche.
L’acume poetico di Marcuccio prende percorsi diversi: ci sono poesie a tematica sociale, come quelle che si riferiscono alla guerra o al ricordo per la tremenda strage di Capaci o alla guerra di Bosnia, altre nostalgiche che rievocano un mondo campagnolo ormai in declino, altre che rendono esplicito il legame poesia-arte-musica e altre ancora che danno prova della conoscenza letteraria del Marcuccio, sia quella classica che quella europea (Leopardi, Pirandello, Dante, Alfieri, Parsifal, Shakespeare, Seneca, Federico Garcia Lorca, la saga dei Nibelunghi) con un favoloso omaggio al padre de Il giorno della civetta, la cui scrittura è ricordata da Marcuccio con questi versi: “sfoghi la tua ansia/ nell’inventar storie vere,/ coperte d’una patina d’irreale,/ in cui traspare un dolore sommerso.” Da sottolineare che, il termine “inventar”, ci avverte Marcuccio in una nota, è usato proprio nel senso inteso da Sciascia, di ricercare, investigare.
Le numerose poesie che compongono questa raccolta scorrono via, velocemente, lasciando però una traccia viva e un senso di freschezza, come pensieri raccolti assieme che vanno e ritornano inesorabili come l’onda del mare si abbatte sulla battigia per poi ritirarsi e compiere questo movimento all’infinito.

Chi è l’autore?
Emanuele Marcuccio è nato a Palermo nel 1974 e lì vive. Ha pubblicato nel 2009 la prima silloge di poesia dal titolo Per una strada e sta attualmente pubblicando la sua prima raccolta di aforismi dal titolo Pensieri minimi e massime. Da vari anni lavora alla stesura di un poema drammatico ambientato in Islanda, un lavoro lungo e faticoso. Collabora a varie riviste di letteratura, tra cui Euterpe ed è direttore onorario della Vetrina delle Emozioni. E’ poeta, scrittore e commentatore e curatore editoriale presso la casa editrice Rupe Mutevole.

 a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE QUESTA RECENSIONE INTEGRALMENTE O IN FORMATO DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Emanuele Marcuccio, poeta palermitano, intervistato da Suroeste, rivista italo-venezuelana

Intervista internazionale (testo spagnolo a fronte) a Emanuele Marcuccio[1], la prima parte da pag. 116 a 123, del numero di aprile della web-magazine italo – venezuelana “Suroeste”, la seconda parte sarà online nel numero di maggio.


[1] EMANUELE MARCUCCIO è nato a Palermo nel 1974. Ha conseguito la maturità classica nel 1994. Coltiva dal 1990 con particolare dedizione il genere poetico; nel 2000 ventidue sue poesie sono apparse nel Volume antologico Spiragli 47 per l’Editrice Nuovi Autori di Milano. Varie poesie dell’autore sono apparse su Antologie poetiche e riviste nazionali e straniere e nel 2009 l’autore ha pubblicato la sua prima silloge di poesie intitolata Per una strada (SBC Edizioni) contenente la sua intera produzione poetica riguardante il periodo dal 1990 al 2006.

Dal giugno 2010 è collaboratore editoriale della casa editrice Rupe Mutevole dedicata alla scoperta di nuovi talenti; dall’ottobre 2011 è direttore onorario del blog di promozione culturale “Vetrina delle Emozioni”, curato dalla scrittrice e poetessa Gioia Lomasti e collaboratore della rivista online di letteratura Euterpe. Marcuccio ha scritto anche vari aforismi (di prossima pubblicazione nel Volume Pensieri minimi e massime), alcune poesie e pensieri ad argomento religioso, tuttora inediti e, negli ultimi tempi, ha curato una serie di interviste per “Vetrina delle Emozioni”. Sta terminando di scrivere un dramma epico in versi, ambientato in Islanda, a cui lavora fin dal 1990.

La poesia… nella sua real bellezza / Primavera (Dittico poetico di Monica Fantaci ed Emanuele Marcuccio)

La poesia… nella sua real bellezza

DI Monica Fantaci

Si schiude la verità

nel suo principio,

rinascita,

desìo,

incanti visti,

brillanti sfiorati,

vocalizzi di coristi,

di natura imbrattati,

canzoni dei musicanti

offerti dal creato,

allegri e andanti

nel sorriso soffiato,

si accresce,

si aggiorna,

fuoriesce,

ritorna

l’euforia,

la gaiezza,

la poesia

nella sua real bellezza.

© Monica Fantaci

 

 

Primavera

 DI Emanuele Marcuccio 

Olezzo di primavera,

fresca, aurata:

ascolto lo stormir di foglie

e il gentil chiacchiericcio

di uccelli festanti.

Canta la primavera,

nel pianto d’un bimbo

c’è la vita

e la silenziosa calma.

Canta la primavera

su per le fronde

e per gli arbusti accesi;

per i ponti e per le valli

s’innesta un ardore infinito,

ricco di luminosa calma.

 (5/10/1999)

© Emanuele Marcuccio

(Emanuele Marcuccio, Per una strada, p. 86, SBC Edizioni, 2009, pp. 100)

(Entrambe le poesie sono protette dai diritti d’autore. Pubblicate ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l’autorizzazione dei rispettivi Autori.

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Dolcemente i suoi capelli, poesia di Emanuele Marcuccio

Dolcemente i suoi capelli… (24/4/2006)

Poesia di EMANUELE MARCUCCIO

Contenuta nella silloge Per una strada (2009)

Dolcemente i suoi capelli inanellava,

e mi beava nel rimirar

il suo bel viso,

il suo sorriso,

che languente mi sfuggiva;

e cercavo d’immaginar

i suoi begl’occhi,

che all’anima profondi balenava

in un sussulto,

in un singulto,

che veloce dileguava.

Commento critico di LUCIANO DOMENIGHINI

Undici versi sostenuti da sei verbi all’imperfetto, con due coppie di quinari iterati in rima baciata ( 3 e 4, 9 e 10).

Anche qui il poeta, dopo il languido dodecasillabo iniziale, intesse, reiterandoli, una trama di quattro “incipit” (“e”, “il suo”, “in un”, “che”) , accoppiando però due di essi in eleganti distici di quinari in rima. Così crea un clima sospeso, seduttivo, ammaliante.

La lirica ha andamento subentrante, avvolgente e sfuggente a un tempo, e al secondo e al sesto verso si concede un’aura retrò con un arcaismo (“beava”) e due apocopi (“rimirar” e “immaginar”) che conferiscono alla composizione una stilizzata leggerezza. La breve composizione ha struttura metrica particolarmente raffinata. Sono undici versi a disposizione parasimmetrica (12, 9, 5, 5, 4, 4, 9, 5, 12, 5, 5, 8) in metro barbaro ad andamento anapestico. E’ proprio la metrica barbara a dare musica alla composizione che comunque prevede una figura cara al poeta, il verso anaforico, qui presente in due coppie di quinari in rima baciata ( vv.3/4 e 9/10). A dare cadenza, respiro e compiutezza concorre la triplice rima ai vv. 1, 8 e 11. Tutta la lirica è sostenuta da un ritmo assorto e palpitante e fa sue con naturalezza le tre incursioni “retrò” (altro vezzo, questo, tipico di Marcuccio), due infiniti elisi (rimirar, immaginar) e un arcaismo (beava). In conclusione: la rifinitura formale e la sicura musicalità rendono questa lirica assai pregevole. Un piccolo capolavoro.

Nota dell’autore: “Ispiratami guardando di sfuggita il viso di una ragazza che, dolcemente giocava con i suoi capelli, facendone anelli con le dita, alla fermata dell’autobus ed io ero sul bus.”

EMANUELE MARCUCCIO è nato a Palermo nel 1974. Ha iniziato la sua attività letteraria durante gli studi classici liceali. È del 2000 la sua prima pubblicazione, 22 liriche nel volume antologico Spiragli 47 (Editrice Nuovi Autori, Milano).  È del 2009 la sua prima pubblicazione esclusiva, Per una strada, composta da 109 titoli e pubblicata da SBC Edizioni. I 109 titoli di Per una strada spaziano in un ambito vasto, toccano varie corde e percorrono diversi generi, dall’intimistico, al celebrativo, alla poesia civile, indugiando con risultati particolarmente felici sulla poesia amorosa. Ne deriva comunque un’eterogeneità sia formale che contenutistica, tipica delle opere prime “retrospettive”, una varietà di toni e di stili che rende alquanto disuguale il livello poetico della raccolta. La poesia qui analizzata è tratta da questa silloge poetica.

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