“Voce senza parole: la poesia silenziosa di Pierluigi Cappello”, a cura di Stefano Bardi

A cura di Stefano Bardi  

Voglio parlare di un autore di rilievo del Friuli Venezia Giulia ovvero Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 1967- Cassacco, 2017) di cui nel 1998 uscì la raccolta La misura dell’erba. Opera che mostra i temi del rapporto fra l’immobilità spirituale e il cammino esistenziale e del grave disagio del poeta nel rapportarsi e seriamente con il mondo. Problema, questo, che sarà fronteggiato attraverso uno sguardo remissivo, inerme, insensibile, che mostra gli elementi naturali, come componenti materiali privi ormai di un’anima.

Questo libro è diviso in tre sezioni: Il settimo cielo, Arie e La misura dell’erba. Un primo sottotema riguarda la vita, intesa come un foglio sul quale non c’è l’ombra di noi stessi, ma tanti doppioni di noi medesimi che nascono e vivono per cacciarsi fra di loro.

Un secondo sottotema è quello de giardini intesi come degli immensi Campi Elisi in cui ritroviamo noi medesimi, le luminosità da noi credute scomparse e dove risorgiamo a nuova Vita nel segno della luce, della gioia, della compassione e dell’amore ancestrale.

Un terzo sotto-tema dai toni intimi, in cui legge il suo corpo da disabile bloccato come un sasso e che lo costringe a vivere oscuri inverni da lui, superati attraverso il dolce vento estivo che riesce a spezzare i dolori e liberare la sua anima.

Dopo quest’opera esce la raccolta Amôrs (1999), in dialetto friulano; essa è divisa in due sezioni: Il me donzel e Amôrs. Si tratta di un’opera dove la parola ci conduce in realtà animate da sbandamenti, evasioni e sogni racchiusi in universi dove la parola è l’ombra del quotidiano patimento. In particolar modo, il friulano qui usato è inteso come una lingua che lo colloca nel passato (puerizia) o nella contemporaneità (globalizzazione) per trovare un inedito dialogatore con cui parlare, all’interno della sua misera esistenza fatta di dolore psichico, fisico e spirituale. Opera in cui ritornano gli elementi naturali e in special modo, la notte e il vento. La prima è vista come l’unica e vera pace spirituale, poiché fortemente brilla nel suo animo con le stelle senza far rumore e perché ci accompagna durante la nostra quiete esistenziale, senza impostare nessuna scadenza alla nostra Vita. Il vento, invece, è visto come un oscuro soffio, che, decompone la sua esistenza con una dolce melodia dallo scheletrico viso e dalle mani simili a irriconoscibili Campi Elisi.

covercappello.jpgIl 2004 è l’anno della raccolta Dittico. Poesie in italiano e in friulano 1999-2003 divisa in due sezioni: Inniò e Ritornare. Un’opera in cui il friulano è alla ricerca della sua terra, qui riletta in toni intimi, e concepita come un universo popolato da ombre antropologico-secolari. La sua è una lingua senza finzioni, ombre, lacrime e maschere per rapportarsi con l’inedito dialogatore. Qui si evidenzia anche il sogno, inteso come una strada da percorrere nel più totale silenzio e dove l’unica luce visibile è l’oscurità della notte.

Uno sguardo va anche alle opere più recenti: del 2010 è la raccolta Mandate a dire all’imperatore divisa in quattro sezioni: I vostri nomi, Dedica a chi sa, Restare e La strada della sete. Opera che mostra poesie sulle tenebre lessematiche, sulle solitudini socio-esistenziali, sulle amicali ombre defunte e infine, liriche sul viaggio concepito come sapienza, unione cosmico-ancestrale e delizia.

Una prima tematica riguarda la reminiscenza della puerizia nel paesino di Chiusaforte, da lui concepito come il trampolino di lancio nella Vita e come il luogo, dove le intime voci ormai defunte risuonano fraternamente nella sua testa. Voci che sono immaginate come delle energie racchiuse in un luogo elisiaco e ben protetto, dal gelido e graffiante vento dell’aldilà. Una Morte che è vista come una nuova Vita in grado di mutare ogni cosa che tocca e di donare nuova voce a coloro che risorgono nel suo nome.

Una seconda tematica riguarda la parola, dal poeta concepita come uno strumento in grado di diffondere nel mondo un dolce ozio e attraverso il quale riusciamo a ritrovare noi medesimi. Un’ultima tematica riguarda il ricordo del padre e dei suoi amici, da Cappello rimembrati come angeli custodi, come presenze eternamente vive nei suoi occhi, portatori di sogni e ombre che incutono timore, reverenza e rispetto. Tutte le opere di cui ho sin qui parlato sono state raccolte nel 2013 nell’antologia Azzurro elementare. Poesie 1992-2010 del 2013.

L’ultima fase poetica di Cappello è contenuta, invece, nel volume edito nel 2016, Stato di quiete. Poesie 2010-2016 del 2016. Si ritorna a parlare dell’immobilità fisica che costrinse il poeta a vivere fino alla fine dei suoi giorni, su una sedia a rotelle. Tale staticità non è più vista con rabbia e dolore, ma come una strada per sconfiggere le tenebre esistenziali, come un strumento per rimembrare la sua umile puerizia e come una. Immobilità, la sua, che è paragonata alle immagini fotografiche, a immagini che fissano per l’eternità i nostri sonni, le nostre emozioni. Immobilità, infine, che è paragonata alla pace esistenziale, ovvero alla Vita vissuta e consumata nelle più profonde e inaccessibili viscere del Mondo.     

STEFANO BARDI

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Ricordando Pier Luigi Cappello. A Pesaro l’evento in memoria del dolce friulano

Mercoledì 31 gennaio alle ore 18:30 presso i Musei Civici di Pesaro (Via V. Toschi Mosca 29) si terrà un incontro per ricordare il poeta friulano Pierluigi Cappello recentemente scomparso. L’iniziativa, presentata dalla poetessa pesarese Laura Corraducci vedrà la presenza del  critico Alessandro Fo e di Mario Turello.  L’evento, dal titolo “Parole Povere: ricordando Pierluigi Cappello”, è organizzato dall’Assessorato alla Bellezza del Comune di Pesaro. Sarà un buon momento di alta poesia per ricordare una delle penne più incisive della poesia dei Nostri ultimi giorni. 

Pierluigi Cappello (1967-2017) è stato autore di poesia, in italiano e in dialetto friulano, e di prose. Tra le sue opere maggiori “Le nebbie” (1994), “La misura dell’erba” (1998), “Assetto di volo” (2006). Nel 2010 uscì una prima ricompilazione della sua produzione poetica in “Azzurro elementare. Poesie 1992-2010” edito da Bur.

Evento FB

27067292_1581051118649140_415613915904759381_n.jpg