“Sulla personalità caratteriale di Federico García Lorca: un avvicinamento astrologico”, saggio di Isabella Michela Affinito

A cura di ISABELLA MICHELA AFFINITO

Se si sfoglia a caso una crestomazia poetica di Federico García Lorca è inevitabile la visione di termini che vertono al concetto della “morte” e ciò risulta alquanto singolare, antitetico per una persona che come lui ebbe un’infanzia cosiddetta ‘dorata’ attorniato dal calore dei tre fratelli, Francisco, Conchita e Isabel, e dei due genitori nel contesto del solido benessere economico basato sulle proprietà terriere paterne.

Allora il motivo è da ricercarsi altrove e precisamente inseguendo le tracce della posizione del suo pianeta Plutone – il regnante dell’Oltretomba e degli inesplicabili enigmi sommersi, vieppiù dell’altra dimensione priva della materia corporea – al momento della sua nascita. Ebbene, si trovava nel Segno dei Gemelli in Casa Terza (corrispondente al settore della comunicazione, dei viaggi, dei fratelli e degli studi) in congiunzione col Sole, quindi, col risultato di un Io particolarmente rafforzato di magnetismo e altamente espansivo, inciso d’impenetrabilità.

Federico García Lorca nacque sotto il Segno d’Aria maschile dei Gemelli, con l’Ascendente nel Segno d’Acqua femminile dei Pesci: Aria+Acqua quale accostamento piacevole e d’inafferrabile comprensione, ancora tuttora per chi tentasse di voler includere il poeta spagnolo nel quadrante caratteriale specifico, dato che la personalità ‘diafana’ come la sua ha fruito e godrà ad oltranza dell’amabile sfuggevolezza riconducibile alle leggendarie nove Muse greche guidate dal dio Apollo.

Sì, García Lorca era indefinito e indefinibile, inafferrabile come l’elemento gassoso l’elemento liquido summenzionati, dall’individualità che non accettava ‘barriere’ o limiti perché voleva spaziare ovunque; tuttavia si sentiva ‘inseguito’ dal fantasma con la falce in mano talché in quello che più gli piaceva fare, ovvero scrivere insieme al suo spiccato istrionismo, c’era lui, Plutone, a tingere di nero e di rosso (i colori prediletti da Plutone) i suoi propositi e i suoi lavori letterari.

Nella sua Casa Terza vigeva il raggruppamento di Sole, Mercurio e Plutone, per cui non c’è da meravigliarsi della favorita sua riuscita (nonostante la breve esistenza e i tempi storici di travaglio nazionale in cui visse) nel campo delle lettere, dell’oratoria (frequentò corsi universitari di Lettere e Giurisprudenza senza però laurearsi) e della creazione del proprio personaggio-attore in giro per la Spagna perlopiù misconosciuta e ai margini della cultura, per diffondere quel teatro spagnolo così fortemente imbevuto di tradizioni, di forte senso dell’onore e di passioni oltremisura dove il liquido scarlatto (il sangue) faceva inesorabilmente da sfondo alla trama.

«[…] Il Mercurio-Gemelli, soprattutto, ascolta, e certi suoi interventi verbali un po’ precipitosi non dipendono dalla smania di sopraffare l’interlocutore, ma dall’eccessiva prontezza con cui ha afferrato ciò che l’interlocutore intende dire. Infine, è il suo gusto per il teatro che lo induce a volte ad assumersi il ruolo di prim’attore.» (Dal volume Lezioni di astrologia – La natura dei Segni di L. Morpurgo, I Manuali Longanesi & C. di Milano, Anno 1989, p. 85).

Comunque Egli possedeva determinazione, oltre all’imprendibilità, in quanto ebbe la Casa Prima (specchio rimandante i tratti salienti di ciò che si è veramente) tra il Segno dei Pesci e il Segno di Fuoco dell’Ariete, quest’ultimo così impulsivo e a tratti spericolato.

Un indizio riguardo alla sua tragica conclusione esistenziale (morte per fucilazione) potrebbe celarsi nel suo pianeta Marte (della guerra e della violenza) collocato proprio nel Segno dell’Ariete, che nell’ordinario è già governato da Marte, per cui si sono amplificate le forze marziali che sono state per lui micidiali. Avvalendosi dell’arte teatrale, versificatoria e quant’altro, lui abbracciò la causa dei più deboli come le persone di colore, i gitani, gli ultimi della società messi all’angolo dal diffuso razzismo che riscontrò soprattutto nel Nuovo Continente americano quando ne varcò la soglia durante il viaggio, di cui rimase negativamente impressionato per le insormontabili differenze col suo paese d’origine, dalla primavera 1929, l’anno del crollo di Wall Street inducente molte persone al suicidio, alla primavera 1930, mentre imperversavano le grandi migrazioni di folla che dal Vecchio Continente partiva sui vecchi bastimenti solcanti per settimane l’Oceano Atlantico in cerca di qualsiasi lavoro. Per l’occasione in cui visitò gli Stati Uniti, García Lorca compose diverse toccanti liriche tra cui “L’aurora”: «L’aurora di New York ha/ quattro colonne di fango/ e un uragano di negre colombe/ che guazzano nelle acque putride.// L’aurora di New York geme/ sulle immense scale/ cercando fra le lische/ tuberose di angoscia disegnata.// L’aurora viene e nessuno la riceve in bocca/ perché non c’è domani né speranza possibile./ A volte le monete in sciami furiosi/ trapassano e divorano bambini abbandonati. […] La luce è sepolta con catene e rumori/ in impudica sfida di scienza senza radici./ Nei sobborghi c’è gente che vacilla insonne/ appena uscita da un naufragio di sangue.» (Dal volume monografico n°5 Federico García Lorca – Poesie, Collana “La Grande Poesia” del Corriere della Sera, Supplemento al quotidiano del “Corriere della Sera”, RCS Quotidiani S.p.A. di Milano, 2004, pp. 259-261).

Con Venere nel Segno del Cancro in Casa Quinta Federico si distinse per una bellezza esteriore fuori della norma, genuinamente risaltata dal colore di pece della sua mossa e abbondante capigliatura, dal continuo bisogno di sentirsi amato e protetto, collezionando storie affettive una dopo l’altra anche non volendolo e soprattutto con la volontà di non soffrire troppo alla loro conclusione. Provava passività e un grande romanticismo nell’esprimere i propri sentimenti quasi avesse posseduto un delicato animo femminile, da cui probabile l’attrazione per lo stesso sesso. Pianse come un bambino smarrito mentre lo portavano per essere giustiziato.

Il suo Saturno in Casa Nona (del lontano e delle esplorazioni anche in terre straniere) corrispose alla stessa posizione, purtroppo, che ebbero Giulio Cesare, Abraham Lincoln, Mahatma Gandhi, ovvero illustri personaggi storici che vennero assassinati e così fu pure per lui, a soli trentotto anni da parte di una ‘squadraccia’ del nuovo regime dittatoriale di Francisco Franco (1892-1975) da poco instauratosi anche in Andalusia, la quale, dopo l’arresto del poeta, procedette alla fucilazione senza neanche una forma di processo.

Con Urano altrettanto in Casa Nona Federico si sentiva un vero anticonformista, innovatore di qualcosa che doveva ancora affacciarsi alla ribalta sociale non solo del suo territorio spagnolo e gli venne naturale porgere interesse sin dal principio alla corrente francese del Surrealismo del XX secolo, teorizzata dal medico-scrittore André Breton, ch’era intrecciata ai sogni, alla scrittura automatica, alla psicoanalisi, alle azioni dissociate dalla logica, ai desideri inconsci e alle allucinazioni, quest’ultime tipiche dei quadri del suo connazionale, Salvador Dalí, di cui fu amico fraterno.

«[…] Ispira inoltre la capacità di tagliare i ponti con il passato non soltanto ideologico, ma anche legato all’esperienza di vita del soggetto, pronto a balzare verso nuove situazioni operative o mentali senza curarsi di “quel che dirà la gente”, ossia senza curarsi delle mode e degli snobismi espressi dalla casa terza. Altrettanto disinvolto e cangiante l’atteggiamento in campo sociale.» (Dal volume Lezioni di astrologia – La natura delle Case di L. Morpurgo, I manuali Longanesi & C. di Milano, 1983, p. 211).

Infine osserviamo la Luna nel Segno di Terra del Capricorno (nel tema natale di García Lorca scarseggiano di molto gli influssi provenienti dall’elemento Terra, quindi Egli provava un tenue senso della materialità) e in Casa Decima (quella dell’emancipazione, del desiderio di lasciare la famiglia d’origine per soddisfare una personale sete d’ambizione), cosicché Federico fu alquanto ambizioso, fin da subito avvertente in sé di dover e voler scalare le fatidiche “montagne” pur di raggiungere la fama anelata specialmente in campo recitativo.

Il suo fu un «[…] Teatro esemplare e quindi popolare nel senso più alto del termine; regionale nella sua cornice, universale nella sostanza; barbaro nei miti e nelle passioni in esso scenificate, ma civilissimo in quanto prodotto genuino di poesia e culmine cosciente e coerente di una delle migliori esistenze poetiche del Novecento europeo.» (Dal volume n°5 Collana editoriale Le Muse – GedeaGrande Dizionario Critico di Arti visive, Letteratura, Musica e Teatro, Istituto Geografico De Agostini di Novara, 2004, pp. 284-285). 

Indubbiamente – la Luna in tema maschile rappresenta la figura materna – la madre, seconda moglie del padre, la maestra Vicenta Lorca Romero (1870-1959), deve avergli trasmesso molto di più dell’amore per la musica e le arti in genere, infondendogli la voglia di diventare qualcuno insieme ai valori del rispetto umano universale. È stata la stessa posizione lunare, in Casa Decima, della pittrice messicana Frida Kahlo (1907-1954), una delle ‘artiste-pioniere’ entrata a far parte a tutti gli effetti della nutrita storia dell’arte mondiale, anch’ella inserita nella corrente surrealista coi suoi quadri riproducenti a tappe la sua ‘spinosa’ autobiografia, tra differenti autoritratti e situazioni incresciose di salute.

«[…] È una madre-padrona, a volte inequivocabilmente dura, a volte invece posseduta da un autentico interesse affettivo per il figlio che tuttavia, e sia pure in buona fede, tende a dominare. In linea generale essa si presenta agli occhi della prole come una donna forte, dalla quale non si può prescindere. […] Per un uomo, privato della scenografia necessaria alla fase edipica, i problemi sono più gravi e rischiano di compromettere i rapporti con la donna in generale, contribuendo alla omosessualità.» (Dal volume Lezioni di astrologia – La natura dei Segni di L. Morpurgo, I Manuali Longanesi & C. di Milano, 1989, p. 293).

ISABELLA MICHELA AFFINITO

Fiuggi (FR), 02/03/2023

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N.E. 01/2023 – “Un alito di vento”, poesia di Giulia Maria Sidoti

Il vento è un fantasma, muove le cose

le tende soffiano gelide arie o

lambiscono con tiepide carezze,

l’anima si appresta,

fiori olezzano al respiro ed io lo sento

percepisco l’alito suo.

Tu? Sei tu che repente colpisci la porta

che sbatte violenta sull’uscio del cuore?

Sei tu che allunghi l’ombra dell’ortensia?

Del gatto che fugge rabbrividisci la coda

e piano posi i fogli sparsi in volo sul suolo?

Dimmi perché lo fai, vuoi ancora parlare?

Amico fantasma, ancora vuoi amare, nell’ombra?

La tua mente è nebbia autunnale al crepuscolo…

Sei solo un alito di vento.

*

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N.E. 01/2023 – “Alichino”, poesia di Lucio Zaniboni

Alichino, diavolo si, ma non mostruoso,

nero di color che tende al bronzo,

come le ali.

Non bello, ma un ‘fico’ direbbero le ragazze

che affannate corrono al concerto 

a  sollevare le braccia al cantautore.

Da poco Alichino è addetto 

ad attizzare le fiamme sui dannati

e con graffi a strappar loro altro dolore.

Un giorno gli appare un volto nuovo:

è Eleonora, perdutasi nel peccato

per amore.

Il cuore di Alichino ha un sobbalzo,

la mira trasognato:

capelli ramati che al baglior delle fiamme

hanno vividi riflessi,

occhi azzurri trasparenti al verde,

come il mare quando si alza in creste,

la bocca rossa a cuore ad attirare bacio…

Alichino sospira.

(l’amore non ha età  luogo confine)

Braciola, caposquadra del reparto,

si accorge di questo smarrimento

e sul momento non trova altro rimedio

che confinarlo alla guardiuola.

Non vedendo l’oggetto del suo ardore,

Alichino patisce pene d’inferno per amore.

Per questo amor che l’ha redento,

potrà trovare la pietà del Redentore?

*

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N.E. 01/02023 – “Nel giardino di Sophia”, poesia di Michela Zanarella

Ispirata alla raccolta di Sophia de Mello Breyner Andresen

Nel giardino di Sophia la notte si è spogliata

tra le memorie dell’edera e il passo taciturno dei muschi verdi

mentre i navigatori hanno deposto il loro destino in una barca

solo le stelle hanno visto dove va a finire l’infinito

c’è anche un poeta uguale agli odori dell’estate

e foglie cariche di febbre che non sanno del sonno

dicono un silenzio al mio udito

le quattro stagioni mi fissano ed è come se il tempo

fosse un eterno fiorire – cento primavere allo specchio.

*

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N.E. 01/2023 – “Le verità provvisorie” e “Illuminazione, sentire prima di capire”, due poesie di Rodolfo Vettorello

Le verità provvisorie

Mi faccio vanto

d’essere incostante

e credere in un “vero” provvisorio,

nella certezza come ipotesi 

per fare.

Un pragmatismo comportamentale

che vale per risolvere i quesiti

di un modo di coesistere usuale

di contrapposti miti.

La logica perfetta ha più eccezioni

di un libro di grammatica.

E’ illusione

pensarsi inamovibili e coerenti

come una roccia in mezzo alla corrente.

Vorrei potermi dire “sacerdote”

di un credo esistenziale innovativo,

di verità valevoli per gioco,

di un “vero”

che paia eterno ma che duri poco.

Il tempo necessario e non di più.

*

Illuminazione, sentire prima di capire

La vaga suggestione

di insolite sequenze di parole,

comunica, alle volte, un’emozione,

senza che sappia come.

La conoscenza transita per strade

ben poco frequentate;

si affida spesso solo ad intuizioni,

a strane relazioni tra le cose,

senza nessuna logica  o evidenza.

La spiegazione è sempre irrazionale

e, per viaggiare lungo altri binari,

ha avuto il nome di “illuminazione”.

S’apre la strada al senso del nonsenso,

all’anarchia di un ordine perverso,

all’illusione che la verità

trovi una casa solamente dove

si ferma la ragione.

Sentire venga prima di capire,

è un misticismo nuovo,

un credo esistenziale innovativo.

Io mi emoziono ancora

con le parole solite, in sequenza;

un brivido mi corre per la schiena

al suono della rima più normale,

al fascino segreto di assonanze,

alla magia del dire più banale.

*

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N.E. 01/2023 – “I libri. Lo specchio dell’io”, poesia di Bogdana Trivak

L’amore nello

Specchio per

Ricevere e

Dare l’amore

Come l’acqua di

Fiume che

Scorre lentamente

Imbevendo le

Chiome della

Salice piangente

Rispecchiate

Nell’acqua cristallina

Tutti i libri

In un unico libro

Lo specchio dell’io

Oppure il mare…

*

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N.E. 01/2023 – “Sorte di un poeta” e “Riflessi di malinconia”, due poesie di Claudio Tonini

Sorte Di Un Poeta

Oggi ho voglia di morire

ma la mia condanna

è vivere,

immerso nei cuori

dei lettori solitari

come un palombaro triste.

*

Riflessi Di Malinconia

L’alba si staglia

su questo libro sgualcito,

tra scrosci di nostalgia

e orizzonti incerti.

Madide sono le pagine

che in solitudine sfoglio,

intrise di emozioni

mi parlano commosse.

Raccontano i giorni

di un passato perduto,

di bellezze eclissate

innanzi a un futuro morto.

Ed ecco che sorge

il solenne destino

di un poeta

senza amore.

*

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N.E. 01/2023 – “Liberi”, poesia di Rita Stanzione

Quante ereavanti

al misero nostro essere spiccioli

i libri – echi di ruderi

nodi di voci

di ogni mondo possibile.

Vi entriamo abitiamo l’inchiostro

di un infinito presente

– è un bel confabulare

capace di scomporci

ricomporci

incrociate risplendenze

déjà-vu

in inscenate trascendenze

sull’asse teso

dalla parola principiante tra vero e

tinte sommerse che s’infiammano.

Disvelamenti a luce

da averne cura
creare archivi di bellezza

ché anche la polvere ch’è nata

dalla carta si intreccia al cielo.

Traccia l’eternità.

E quando li bandivano

proibivano, bruciavano

i libri – i liberi –

era solo paura

di ritrovarsi a specchio

brutti e schiacciati.

*

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N.E. 01/2023 – “Sere”, poesia di Antonio Spagnuolo

Smetti di ricercare primavere

che svaniscono nel rapido volgere di spalle:

una informe opacità l’antica disperazione

che vado scrivendo nell’incomprensione.

Il mio richiamo ha mutamenti nel buio

stanco di un’armonia che vibra

e polverizza questa mia vecchiaia.

Le nostre sere più non torneranno

perfezione che avviava all’infinito

*

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N.E. 01/2023 – “Tappeto di foglie”, poesia di Elso Simone Serpentini

Sullo spesso ramato tappeto di foglie

che il vento aduna e nessuno raccoglie,

lento il mio passo, vellutato, incede

in un crepitio che si sente e non si vede,

ed è musica dalle autunnali melodie,

che dolci strumenti da mani non mie

mossi e suonati lungo il sentiero arcano

vanno dispiegando in modo strano.

L’una sull’altra sovrapposte e messe,

le foglie s’affollano e fanno ressa,

la gamma dei colori è variopinta

ma in tutte regna una comune tinta

che rimanda dell’estate verdeggiante

soave ricordo all’attempato viandante.

*

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N.E. 01/2023 – “Libri”, poesia di Evaristo Seghetta Andreoli

Lascio i libri letti a metà

pagine scorse senza ricordo

senza rimorso

prive di paternità

consegnate all’ombra degli scaffali

e di quelle non lette nessun rimpianto

diari di vita altrove

giorni non vissuti

chiusi per sempre.

*

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N.E. 01/2023 – “Un libro”, poesia di Anna Santarelli

Immagine, estratto

di un percorso:

corpo e parola

appartenenti alla terra

palpito e pensiero

nella prova quotidiana

che si fa espressione

Tramite e contatto

offerta per l’altro

per chi si accosta

in ascolto si pone

e si lascia condurre

da altro discorso

Nel gioco di specchi

è la bellezza di un libro

nelle azioni di riflesso

In molteplici sfumature

di luce, in mille accenti

è il potere di un libro

*

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