N.E. 01/2023 – Alternanza lirica tra “vita” e “silenzio”: “Brezza ai margini” di José Russotti. Recensione di Angelo Maugeri

“Brezza ai margini” costituisce una sorta d’inventario dei momenti di maggior rilievo vissuti dall’Autore durante l’erranza “per i quotidiani incroci”, o il peregrinare “per riflessi di specchi / e scarti di memorie”. Il tutto, sperimentato da una marginalità esistenziale il cui sollievo è dato dallo spirare di un dolce vento: la brezza vitale che origina il canto della poesia, qui adombrato dall’“attesa del canto melodioso dell’usignolo”, come recita la poesia che inaugura la silloge fungendo da plausibile dichiarazione d’intenti.

Tutta la raccolta appare segnata da un’intensa attività memoriale divisa fra “brama di vita” e “cenere da inumare”, per il cui tramite l’Autore esprime i sentimenti suoi più profondi: lusinghe e disinganni, illusioni e delusioni, coraggio e paura, oltre al desiderio di un sereno ritorno all’amato paese d’origine della famiglia: “Se un dì verrete a Malvagna/” – scrive il Poeta – “a parlarmi del ciliegio sfiorito / o dei miei figli cresciuti in fretta, / non dite di me e del neo sulla guancia”. Ma soprattutto esprime ciò che sembra attraversare, più o meno scopertamente, l’intera silloge: i sentimenti di morte e di amore.

Infatti, a censire le parole ricorrenti nelle ventiquattro poesie della raccolta, ce n’è una che accompagna come un basso ostinato l’accorata musicalità dei versi ed è la parola “morte”. Di essa si dice che è “dura”, “amara e ingannatrice”, “stupida”, che “ha la sagoma scura dei tank”, che “è un gelido varco interno”.

Essa, tuttavia, non costituisce la soluzione definitiva, poiché le si contrappone, in funzione dialettica, la parola “vita” – già presente nella sezione introduttiva “Amare è vita” – che ne annuncia l’intenso sviluppo lirico, ritenendo lo stesso momento estremo come il “punto d’inizio o d’origine / di una seconda vita”.

L’alternanza lirica avviene fra la “vita” e il “silenzio. Ossia fra la vita e la morte, ossia ancora fra l’amore e quel silenzio che suggella “il vuoto degli assenti”. “Angoli bui nel silenzio”, del resto, è il titolo riassuntivo della seconda parte della silloge.

L’amore è precipua ragione di vita. Il Poeta ne sperimenta la realtà sulla propria carne nel consapevole dissidio fra amore e disamore, e così ne scrive: “Se dovessi frugare nel vano / del tuo ventre acceso / o nella finzione del tuo volto / che non tratteggia più stupore / avrò ancora la disperata voglia / di lambire la tua pelle? // E se non fosse più amore / ma tarantole infette / proverai con le tue esili dita / ad aprirmi il cuore?”.

Il Poeta si affida alla memoria con una precisa disposizione d’animo: “Come a voler frugare nei vicoli / carichi di remoti silenzi, provo / a scavare con le unghie dei piedi / tracce del mio passato”. Ne consegue che la ricerca di tali “tracce” comporti una totale immersione nelle pieghe del “tempo”, quel “Tempo” con la T maiuscola che “ha i colori dell’iride”, variamente aperto alla bellezza del mondo, che però si presenta come “l’inganno della vita”. Ricordi, dunque, elaborati lungo un percorso temporale – “l’osso duro che rimpingua il dolore” – che li rende vivi, dolorosamente vivi come una ferita mai rimarginata, cui può dare qualche lenimento l’invenzione (leopardiana?) di “brandelli di lusinghe”.

La poesia è nutrimento dell’anima. Ma è anche medicina, farmaco dell’anima. C’è tanta angoscia in questi versi: angoscia davanti all’imponderabile, all’inimmaginabile, al mistero dell’essere qui e ora (eloquente l’esergo heideggeriano). Si veda quanto e come agiscono nel tessuto lirico le parole “fiele” e “veleno”, tanto che per l’Autore la poesia non sembra porsi come medicina dell’anima ma come veleno. Sappiamo che la parola farmaco deriva dal greco antico e può significare sia «medicina» che «veleno». Contro ogni apparenza, tuttavia, per Russotti la poesia non è solo “veleno”, ma è anche “nutrimento”: linfa necessaria a sostenere il fardello dell’esistenza.

Lo spirito elegiaco che aleggia in queste liriche dà senso e significato al pianto e al rimpianto che intridono la storia personale dell’Autore costretto a scendere umanamente a patti con il dolore. Pur negli abbandoni, pur nei silenzi degli assenti, il percorso poetico di Russotti finisce per dare spazio a una consapevole riconciliazione con la vita: “Nel madrigale triste della sera / commuterò il ciclo dell’argilla e della corolla, / commuterò lo sterco in rimpianto / e come per incanto / sorgerà il sole del mattino”. Le immagini dell’io lirico, elaborate con sorprendenti divaricazioni di senso, ne offrono la logica riposta, la riflessione vitalistica propria dell’uomo in perenne dissenso con la morte.

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Questo testo viene pubblicato su questo dominio (www.blogletteratura.com) all’interno della sezione dedicata relativa alla rivista “Nuova Euterpe” a seguito della selezione della Redazione, con l’autorizzazione dell’Autore/Autrice, proprietario/a e senza nulla avere a pretendere da quest’ultimo/a all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ vietato riprodurre il presente testo in formato integrale o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’Autore. La citazione è consentita e, quale riferimento bibliografico, oltre a riportare nome e cognome dell’Autore/Autrice, titolo integrale del brano, si dovrà far seguire il riferimento «Nuova Euterpe» n°01/2023, unitamente al link dove l’opera si trova.

N.E. 01/2023 – “L’essenza dell’essere: pensiero, anima e ragione”. Recensione a “Lockarmi e curarmi con te” di Zairo Ferrante. A cura di Maria Pellino

Nuovo capolavoro del poeta e medico radiologo Zairo Ferrante “Lockarmi” e curarmi con te, finito di pubblicare nel febbraio del 2002. La genialità di questo testo sta nella franchezza dei contenuti e nell’autenticità intellettuale del poeta che contraddistingue il suo agire pratico e ispirato ai più  alti valori morali.

La ricostruzione dell’essere attraverso la sublimità dei versi e la maestria della parola in racconto, questo intento ritroviamo nel libro di Zairo Ferrante, una vera e propria giostra di pensieri, una profonda riflessione sulla vita che traccia la nudità del sé tramite un’espressività concisa, delicata e infrangibile.

La narrazione esalta la duplice natura dell’autore di poeta e medico  che mai stride, ma rende compenetrante ogni lato, valorizzandone la sostanza senza mai essere antitesi.

Si nota un’arte poetica dal taglio intimista, filosofico, che si apre a un pensiero quasi ascetico dell’essere, dove la meditazione si riversa sul fare silente dell’amore universale.

Versi schietti, immediati, dalla verità impellente sussurrata senza orpelli, vividi di emozioni che si sentono vibrare, parole di una comunicazione in cui quasi a intermittenza la ragione diviene intercapedine tra le vie del sentimento umano su un terreno di rinascita. L’umanità è intreccio di sofferenza e speranza. In  ciò la poesia di Zairo si eleva al sublime, poeta smarrito nell’essenza dell’io che si ritrova nella propria luce.  

Si assapora la sua anima prima ancora di inoltrarsi in profondità. Un percorso dove si ritrovano i tasselli del sé  tra  gli abissi di questa umanità balorda che scaccia via la verità e si nasconde dietro le apparenze. Il cuore  è  passione e rispetto e il silenzio se ne prende cura. Un responso che si innesta dolcemente tra il respiro della vita e il sentire dell’anima.

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N.E. 01/2023 – “La ragione della polvere” di Luca Pizzolitto: l’estrema fragilità del vivere. Recensione di Laura Vargiu

“E il naufragio ci colse nel sonno,/ nella quiete di un mattino d’aprile/ l’illusione di dividere l’azzurro in tanti,/ piccolissimi pezzi da conservare/ nello spazio sacro del sogno.”

È una raccolta poetica di pregio e raro fascino quella intitolata La ragione della polvere, uscita nel novembre del 2020 con la casa editrice peQuod di Ancona.

L’autore, il torinese Luca Pizzolitto, classe 1980, si dedica alla poesia da una ventina d’anni e ha all’attivo importanti premi letterari (tra i vari, il Premio Internazionale Città di Latina, 2019) e pubblicazioni nel settore. La sua è una scrittura fortemente incisiva che, già a una prima lettura, non può non lasciare traccia nella sensibilità del lettore.

“La cenere cadrà/ sui nostri giorni stanchi,/ il mio corpo troverà/ finalmente riposo./ Nel giaciglio disfatto/ di una parola mai nata,/ irrimediabile.”

Quelle della silloge in questione si rivelano pagine particolarmente intense, suddivise in cinque sezioni, nelle quali si riflette un io poetico consapevole che la vita “è questa cosa atroce e fragile” e “tutto ciò che vive soffre”; in essa, il tempo, che “scivola nel tempo”, fluisce facendosi spesso silenzio inquieto e disperato, nonché intima sofferenza. Nemmeno la luce dell’alba finisce per recare con sé autentica quiete all’anima.

Il mondo ritratto dal poeta, dunque, si rivela pregno di dolore, sebbene alcuni passi trasmettano un senso di pace ineguagliabile (“[…] Due monaci cantano/ il Magnificat:/ nel mio corpo, con dolcezza,/ scende la sera.”; “[…] La quiete di un istante,/ nell’accadere del nulla.”), mentre l’esistenza assume il sapore dell’esilio in quello che viene definito lo “sterminato silenzio di Dio”. Di quest’ultimo si respira di continuo l’assenza, il vuoto lacerante che pare ricordare all’uomo la propria condizione di estrema fragilità dove anche l’amore è intriso d’addii e parole amare.

“[…] Ti scrivo queste poche righe,/ ti scrivo mentre ancora abito/ la parte oscura del cuore,/ il desiderio incontenibile/ di essere amato.”

La dimensione del ricordo s’adorna di una nostalgia a tratti rabbiosa; nel suo spazio, tuttavia, si cerca e trova comunque rifugio. In fin dei conti, la vita stessa resta “un voltarsi, inconsapevoli,/ verso i volti amati, le cose perse,/ gli istanti di luce,/ i piccoli, brevi istanti felici.”

Attraverso immagini immediate e un linguaggio potente e suggestivo pur nella sua semplicità, la penna dell’autore si muove con assoluta maestria tra luce e ombra, stagioni e abissi dell’anima, all’incessante ricerca del senso del nostro umano vivere, sempre così difficile da trovare (e accettare), prima che la polvere, nella quale si tramutano a poco a poco i giorni, ricopra oggetti, corpi, sentimenti.

“[…] Ho osservato inerme il morire,/ l’inesorabile farsi polvere/ e svanire di tutte le cose.”

La ragione della polvere è un emozionante e coinvolgente viaggio in versi nelle profondità del sé talvolta sconosciute, mentre passato e presente si intrecciano e, forse, confondono. Senza dubbio, un’opera di notevole maturità poetica tanto per la forma quanto per il contenuto.

Curatore della collana di poesia portosepolto per conto della peQuod dalla fine del 2021, Luca Pizzolitto ha pubblicato con la medesima casa editrice anconetana, sempre all’interno della collana Rive, anche la successiva raccolta Crocevia dei cammini (2022). Il suo blog personale è www.lucapizzolitto.blogspot.com

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N.E. 01/2023 – Recensione a “Solchi nel bianco” di Franco Manescalchi. A cura di Anna Vincitorio

Le origini, per lui, sacralità e ricerca. Il caro nonno, “le nozze d’oro” che il tempo non ha scalfito. Quattro amici vicino e i calici di vino levati. Un semplice messaggio partito dal cuore che non invecchia e irradia gioia. Il legame forte di Franco con la madre che cuciva “le camicie a quadri…: a piede svelto su la pedivella”.

La madre che cantava cucendo. La madre che ha trasmesso in Franco, poesia. Il suo amore per ogni forma di bellezza: “la cupola grande del Brunelleschi/ ed ascolta/ un richiamo nel cuore/ Una volta per sempre figlio, figlio…”. Culto per la bellezza. Una bellezza umana di memorie di artisti, “volti amari, frustati dalla sferza/ della vita, quasi cancellati…”. Gioia, dolore, primavere all’inizio della vita e poi inverni, compagni del tramonto. Importante vivificare i ricordi e ritornare “alla siepe dell’orto/ come al mare/ più grande. Sotto la pioggia/ più non sorbisco il vino/ nel fervere del tino/ ora che conto gli anni alla rovescia…”. I ricordi sono vivi e caldi perché permeati d’amore. Un amore che abbraccia l’infinito. La casa antica che non c’è più, ma vive; il padre sotto il portico a riposare; la mamma a cucire accanto al fuoco; il vitellino – trampolante – nella stalla, il suo cane, il pane che la sua mamma faceva e le “castagne” che scoppiano sulle braci. In anni ormai lontani, per strada si vendevan “le bruciate” in sacchettini e il semellaio davanti alle scuole che gridava: semeli, semeli…

Semplici realtà che scaldavano il cuore in un tempo semplice dove ci sentivamo signori “con tre bricie e un dito di vinsanto”.

Una poesia che, parlando di cose semplici, sconfina in un infinito dove il parlare diviene sacro. “…Verso sera…tu ti fermasti lungo il viottolo/ affaticato/ avevi sete/ ti diedi l’acqua della mia mezzina/ che sapeva di pozzo/ Mi mettesti una mano sulla spalla/ come per dire grazie… Ed io/ divenni cristiano/ guardandoti negli occhi”. Intorno al mondo di Franco odore di cielo e di terra. A Franco piace ritornare al caminetto antico dove mette due legni a “fialoccare”. Non c’è nessuno intorno e lo assale, nostalgia. Sente i suoi anni di uomo solitario; solo, ma con il sentirsi sempre accanto i suoi perduti e mani tese verso quel fuoco.

Ha gli occhi volti alla natura: tra nebbie pallide e lontane “dietro una foglia il panorama appare”; l’Arno che scorre e all’orizzonte “le case mute di pietra cemento” e un vento triste sulla sera riporta il poeta alla realtà del suo scontento. Cosa può consolarlo? “la punta fiorita di un pennello/ apre un mondo che vivo s’indovina/ In una iridescenza di acquarello,….” e rivive il ricordo della donna amata, “quasi una bambina,/ mentre cogli i papaveri a mannello”.

Il mondo giovane di Franco è ammantato di fiori “come specchi”, di anemoni, fiori del vento e poi, le foglie d’autunno con la loro bellezza crepuscolare: “Voi siete la memoria dei fiori dell’estate”.

Ancora, vasi di fiori di campo e “distese di rosolaci (che)/ Insanguinavano i campi di grano/ giallo, non ancora brunito/ sgorgavano dalla terra profonda/ come sangue, a onda/ su campi di grano infinito”.

Franco Maescalchi

Le serene solitudini di Franco sono popolate di piccioni che “nella campagna si erano involati,/ ora sono con me, sulla poltrona,/ che qui in anni lontani sono nati./ Nacquero dal dolore: fu un gran volo/ perché mio padre se ne era andato/ lasciandomi nel giorno un po’ più solo…: ora che son tornati ai davanzali/ insieme a loro devo fare i conti/ E vorrei dirgli: spiegherete le ali/ quando la neve scenderà dai monti/ e nel candore blu dell’universo/ avrete scritto voi l’ultimo verso”.

Quando vado a trovare Franco, lo trovo col volto sorridente; il sole illumina il balcone e i suoi amici piccioni. La loro tenera giocosità, il loro volo lieve e il loro tubare, consolano Franco della tristezza del mondo. Tenera questa simbiosi tra Franco e gli uccelli: “Ne sottotetti dove hanno dimora/ oltre la mia terrazza e nella notte/ Mi sembra tutto un lieve pigolare/ come quello remoto, delle stelle/ E forse, mentre dormo un batter d’ali”.

Caro Franco che vivi nel tuo mondo di ricordi e di colori allietato dal volo dei tuoi amici piccioni. La tua solitudine trova compagnia in questi volatili che ti sono grati “per due semi da beccare”. Il tuo amico, detto il bianco, che ti guarda “con gli occhini rosso smalto”. Vola via, ma il suo esserci stato, diviene presenza, simbiosi. Franco vola con lui per poi ritornare “ed in studio, chiuso, resto”.

Ancora amore per Franco: il mare. L’attesa prima delle vacanze. Il grande respiro del “mar da cui tutto viene e tutto torna”. Il mare va ascoltato in silenzio…

Il bellissimo silenzio di Franco che si traduce in versi che, con parole chiare, aprono infiniti spazi all’amore.

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N.E. 01/2023 – “Il poeta e la poesia (Ai ragazzi del Liceo Classico “Galileo Galilei” di Firenze). Articolo di Nazario Pardini

Vedete, ragazzi, i poeti sono una specie umana particolare. Sono continuamente in volo, verso dove neppure loro lo sanno. Simili agli albatri baudelairiani non si trovano a loro agio sulle terra ferma, brancolano, zoppicano, vanno a tentoni; non stanno in equilibrio. Sì, sono nati per volare verso un’isola lontana, che nemmeno la si vede col cannocchiale. E intraprendono viaggi su zattere fragili e precarie, avventurandosi su rotte di difficile navigazione. Si impigliano in secche, sbattono su scogli irti e aguzzi, trovano bonacce, venti che scompigliano le vele; e spesso, con quello che resta dell’imbarcazione, mirano all’isola dei loro   appagamenti. Il fatto sta che non vedono fari, non scorgono stelle, e, continuando nel buio degli abissi, cadono in depressione, nel malum vitae, nello spleen, rendendosi conto dell’impossibilità di ultimare il loro percorso; dell’improbabilità  dell’impresa. D’altronde il viaggio è un po’ nelle corde degli umani. Quanta letteratura è stata spesa sul tema. Non mi metto qui a parlare di Omero, Virgilio, Dante, Baudelaire (O mort, vieux capitaine, il est temps! levons l’ancre!) o dello stesso vostro conterraneo Mario Luzi. Forse perché l’uomo in generale ambisce a qualcosa di più; a superare i limiti della sua precarietà, della sua incompletezza, del suo essere mortale fra i mortali. Ed allunga lo sguardo verso orizzonti impossibili per la sua miopia; ne deriva un pascaliano conflitto tra rien e tout, cosicché la sua posizione fra la caducità del terreno e l’infinitezza a cui ambisce crea in lui una inquietudine perenne che è anche il focus del canto. Questa è un po’ la poesia, la sua anima: sentimento, memoriale, fuga dall’essere, immersione nella vita, rivisitazione del vissuto, cristallizzazione delle immagini, osservazione, descrizione, simbolismo, armonia; e parola. Quest’ultima è ciò che determina la potenza del poièin, cercando con tutti i mezzi a disposizione di rendersi effettiva, significante, concreta: si spezza, si arrotonda, si sfuma, si contrae, si metaforizza, per unirsi in iuncturae assemblanti; per rendere visivo e corposo il messaggio dell’anima. L’arte ha sempre avuto bisogno di qualcosa di più della semplice parola; di andare al di là della canonica morfosintassi con voli etimo-fonici o sinestetici-allusivi. Tante sono le vertigini emotive accumulatesi e altrettante quelle figurative determinate da paesaggi naturistici che hanno inciso sul vivere. Quante volte, voi stessi, avete vissuto una storia sentimentale, un incontro, una simpatia, che, lì per lì, non hanno avuto un grande prosieguo. Col passare del tempo ritornano a mente quei momenti; rinnovati e adornati da un sentire storicizzatosi riappaiono con tutto il loro potere emozionale: poco hanno a che vedere con la realtà; tutto si è ingentilito, spiritualizzato; tutto si è fatto materiale per la poesia dopo un riposo fertile in un animo caldo ed ospitale, in un animo polivalente, sensibile e plurale; persino un avvenimento scolastico, pur di poco conto e trascurabile,  o uno sguardo di un’amica vicina di banco, si traducono  in qualcosa di più del semplice fatto reale; assumono connotati idealizzati, trasferiti nel mondo del trascorso. E tutto apparirà dolce, amabile, nostalgico, perdendo ogni smussatura negativa, ogni insignificanza nel pianeta delle ricordanze. Il compito della lingua è quello di dare corpo agli input emotivi, a quei risvolti ontologici che sentono l’urgente bisogno di tornare a vivere o in musica o in poesia o in pittura… È ciò che succede ogni giorno a voi giovani provando a concretizzare i vostri stati d’animo in messaggi telematici, in commenti scritti, in fotografie, in disegni… Avvicinarsi alla poesia vuol dire amare, vedere, osservare, descrivere, sentire; vuol dire dare armonia e senso alla nostra vita, ai nostri incontri, ai nostri patemi; vuol dire conoscere, imparare, e saper tradurre le nostre conoscenze in qualcosa che superi il personale per rendersi patrimonio di tutti. Comunque l’educazione al verso comporta una grande apertura spirituale. E quando leggiamo delle composizioni vicine ai nostri stati d’animo, proviamo sensazioni indicibili. Noi stessi diventiamo poeti, apriamo le braccia al cielo, gridiamo il nostro amore o la nostra deficienza umana; e il mare o la campagna che abitualmente cadevano sotto i nostri occhi assumono colori e significati sublimi. Ed è in quelle configurazioni visive che noi ci ritroviamo: nei ritmi leggeri delle onde sulla battigia, nei fremiti canori dei rami verdeggianti, negli abbandoni decadenti dei tramonti stanchi o negli orizzonti vasti ed infiniti.

E qui non voglio parlarvi del rapporto fra poesia e società, fra poesia e comportamenti; né del richiamo alla spiritualità che può avere sui giovani nel sottrarli ai pericoli del materialismo invadente, ai vizi di un sistema in balia dei disvalori… Voglio dirvi, invece, più concretamente, del mondo della scuola; delle programmazioni, del rapporto pesia-obiettivi trasversali, dell’importanza della pluralità del “poema”  nel perseguire certe mete didattiche, dove la conoscenza della prosodia, della metrica e soprattutto del dizionario risulta veramente atta a soddisfare certe finalità contemplate in una organizzazione preventiva. Di solito gli insegnanti inseriscono come obiettivi trasversali il potenziamento della comprensione; del lessico, delle capacità di osservazione e di descrizione…

Il poeta toscano Nazario Pardini

La poesia è lo strumento più adatto per conseguire tali traguardi, dacché richiede, come prima cosa, l’approfondimento delle conoscenze verbali, dei legami metaforici e significanti degli etimi, delle congiunture lessicali, per dare armonia e corpo agli intimi travagli; alle potenzialità creative. Per non dire della ricerca che la poesia stessa presuppone per ottenere tali risultati, visto che la comprensione è direttamente proporzionale al bagaglio linguistico personale. Saranno, poi, la fantasia, l’osservazione della natura, l’amore per l’amore, il gioco dei sentimenti a pretendere una preparazione più consona. Ma sia chiaro che ogni contenuto è buono per essere tradotto in arte, ammesso che sia filtrato dall’anima in stato di grazia ispirativa. La realtà di per sé non è sufficiente; è arida, senza apporto intimo: diceva un mio vecchio professore (grande poeta e scrittore): “Immagazzina, fai rifornimento, accumula, prima o poi qualche immagine tornerà a galla per essere impiegata. Fare i poeti non è cosa facile pur essendolo dentro di noi in più occasioni”.

Un sentito grazie per la vostra ospitalità.

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N.E. 01/2023 – “Nuove tendenze estetiche. La “poetry kitchen”. Che cos’è?”. Articolo di Giorgio Linguaglossa

Scrive il filosofo Slavoj Žižek:

«Non è che falliamo perché non riusciamo a incontrare l’oggetto, piuttosto l’oggetto stesso è la traccia di un certo fallimento.

Per questo Freud ha avanzato l’ipotesi della pulsione di morte – il nome giusto per questo eccesso di negatività. E il mio intero lavoro è ossessionato da questo: da una lettura reciproca della nozione freudiana di Todestrieb e di quella negatività auto negativa tematizzata dagli idealisti tedeschi. Insomma, questa nozione di auto-negatività relativa, così come è stata regolata da Kant fino a Hegel, filosoficamente ha lo stesso significato della nozione freudiana di Todestrieb, pulsione di morte – questa è la mia prospettiva fondamentale. Ovvero, la nozione freudiana di pulsione di morte non è una categoria biologica ma ha una dignità filosofica.

Cercando di spiegare il funzionamento della psiche umana in termini di principio di piacere, di principio di realtà e così via, Freud si rese conto via via sempre più della presenza di un elemento disfunzionale radicale, di una distruttività radicale e di un eccesso di negatività, che non possono essere spiegate.»1

La «struttura tragica» di Maria Rosaria Madonna (Stige. Tutte le poesie 1990-2002, Progetto Cultura pp. 150 € 12) ha bisogno dell’oggetto. È solo sull’oggetto che può costruire la struttura simbolica della sua poiesis. Per far questo Madonna è costretta a tenere in piedi, in qualche modo, la struttura trascendentale soggetto-oggetto, la struttura tragica. L’Imperatrice Teodora sa bene che sta parlando ai posteri e vuole auto assolversi dinanzi ai posteri visti come gli oggetti del futuro; analogamente i «barbari» che stanno arrivando sono un «oggetto» identificabile, bene identificato, sono un simbolo trascendentale ma ancora storico. E così il «peccato», la «lussuria», i «diavoli» etc. sono tutti oggetti ben determinati, precisi. È la civiltà dell’umanesimo che si nutre della dualità soggetto-oggetto, anzi, è fondata sulla dualità soggetto-oggetto. Con il crollo dell’umanesimo la poesia di Madonna si staglia con auto evidenza assoluta come l’ultimo monolite di quella civiltà. La pulsione di morte che attraversa la struttura simbolica della poesia di Madonna è una categoria dell’umanesimo.

Non sono completamente d’accordo con la tesi di Slavoj Žižek per il quale la nozione freudiana di pulsione di morte può essere utilizzata egualmente anche per una civiltà del post-umanesimo del capitalismo globale, anzi, sono propenso ad ipotizzare che la pulsione di morte svanisce nella «merce», cioè nel «valore di scambio». La nuova civiltà dell’epoca della tecnica o cibernetica sembra aver fagocitato la pulsione di morte, annullandola nella «merce». Il feticismo della merce conterrebbe al suo interno la pulsione di morte rimossa, se non addirittura cancellata. Questo è l’aspetto inquietante delle società post-democratiche, che il capitalismo è esso stesso il prodotto della tecnica e causa esso stesso della tecnica.

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N.E. 01/2023 – “Annamaria Ferramosca, poeta del primigenio presente”. Articolo di Francesca Innocenzi

Nata a Tricase, in Salento, residente a Roma da molti anni, Annamaria Ferramosca è un’autrice di grande rilievo nel panorama poetico contemporaneo; a ragione di ciò, la commissione di giuria del Premio letterario da me presieduto, Paesaggio Interiore, ha deciso di conferirle il premio alla carriera.

Ferramosca ha lavorato come biologa docente e ricercatrice, ricoprendo al contempo l’incarico di cultrice di Letteratura Italiana per alcuni anni presso l’Università Roma Tre. Ha all’attivo collaborazioni e contributi creativi e critici con varie riviste nazionali e internazionali e in rete con noti siti italiani di poesia. È stata ideatrice e per molti anni curatrice della rubrica Poesia Condivisa nel portale poesia2punto0. È ambasciatrice per Italia e Puglia di Poetry Sound Library, mappa sonora mondiale delle voci poetiche.

Ha pubblicato undici libri di poesia, tra cui il recente Per segni accesi, Giuliano Ladolfi Editore, Premio Voci Città di Roma, selezionato al Premio Camaiore, finalista al Premio Lorenzo Montano; Curve di livello, Marsilio, Premio Astrolabio, finalista al Premio Camaiore; Other Signs, OtherCircles—Selected Poems1990-2008, libro antologico di percorso edito per Chelsea Editions di New York nella collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti (traduzioni di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti), Premio Città di Cattolica; Andare per salti, Premio Speciale ”Una vita in Poesia”al Lorenzo Montano, rosa del Premio Elio Pagliarani, finalista al Premio Guido Gozzano; Ciclica, La Vita Felice;Paso Doble, Empiria, volume bilingue di poesie a quattro mani, coautrice la poetessa irlandese Anamaría Crowe Serrano, che ha tradotto anche la raccolta Porte/Doors, Edizioni del Leone, Premio Internazionale Forum-Den Haag.

Sua è la cura della versione poetica italiana del libro antologico del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D-Poesie 2003-2013, CFR, che ha ricevuto il Premio Accademia di Romania per la traduzione.

È presente con testi poetici, recensioni e saggi critici alla sua scrittura in numerosi volumi collettanei, antologie e riviste italiane e straniere. Sue poesie, presenti nei più noti siti di poesia italiani, sono state anche tradotte, oltre che in inglese (Anamaria Crowe Serrano, Riccardo Duranti), in greco (Evanghelia Polimou), rumeno (Eliza Macadan), spagnolo (Antonio Nazzaro), turco (Mesut Senol), arabo (Sayed Gouda).

La poesia di Annamaria Ferramosca, che ha ottenuto attenzione e riconoscimenti a livello internazionale, canta per sprazzi e visioni le radici ancestrali del divenire collettivo; segue a ritroso il cammino verso l’essenza, che annulla le differenze e le divisioni tra gli uomini, così spesso disorientati dalla solitudine, dall’indifferenza, dalla violenza del mondo; adotta un linguaggio archetipico e nel contempo attuale, legato ad un sapere onnicomprensivo, dal mito alla scienza e alla tecnica. Il verso si snoda in un tempo atemporale, il dopo-prima del suono primigenio, denso, onomatopeico, pre-parola. E la lingua dei primordi, fono originario che ha il potere di unire tutte le forme di vita in un armonico cerchio, è proprio la poesia.

In particolare, con la sua ultima raccolta, Per segni accesi (Giuliano Ladolfi editore 2021), Ferramosca si distingue per un’ulteriore prova poetica estremamente densa di significati, richiami, messaggi. Come evidenzia Maria Grazia Calandrone nella prefazione, l’autrice percepisce la sottile «comunione terrestre di vivi e morti e altre forme viventi».

La suddivisione dell’opera in tre sezioni (le origini l’andare, i lumi i cerchi, per segni accesi) propone un progressivo climax verso un vertice che è esso stesso ponte, con il punto mediano che delinea la figura del cerchio: simbolo di un’unità e un’armonia esistenti come memoria ed auspicio. La «misura del cerchio» è quella volontà di coesione e di condivisione che sola può impedire l’inabissamento dell’umanità. L’univerbazione «fogliepietreanimali» esprime questa profonda unione tra gli esseri, composti della stessa sostanza, in una lettura del reale che scende fino agli enti microscopici (atomi, molecole), fondando l’indivisibilità tra spirito e materia.

Per sprazzi e visioni, l’io lirico canta l’ancestralità del divenire collettivo; segue a ritroso il cammino verso l’essenza, che annulla le differenze, le divisioni, le discordie, la sopraffazione da parte del più forte: «ibridi siamo e solo per amore/ ibridi camminiamo accanto per millenni/ lasciando a terra ibridi uccisi/ ibridi schiavi ibridi annientati/ il senso è oscuro o uno scuro/ disegno governa/ tutte le cadute le polveri/ i lumi le ricostruzioni». La ricerca intorno all’arché è condotta anche attraverso la terminologia delle scienze, nell’ottica di un sapere onnicomprensivo, che spazia dal mito alla tecnica.

Ritrovare l’origine significa nutrire una memoria di condivisione tra umani; e la poesia è lingua dei primordi, artefice e testimone del connubio tra le forme di vita. Affiorano così ricordi di un’età dell’oro, di una edenica armonia che permeava il tutto, prima che si edificassero muri divisori; reminiscenze dell’infanzia del mondo, dove il gioco è pienezza di senso; echi di un paesaggio mediterraneo come spazio mitico, fonte di inesausta narrazione: come nei racconti di Sheerazade, la parola-logos è in rapporto con la vita e con la morte. Si aprono a squarci bagliori di vissuto personale e immaginifici voli nel dopo. A livello globale si prefigura un futuro/passato in cui la deriva tecnologica cederà il posto al suono primigenio, denso e onomatopeico, alla pre-parola: «e noi/ presi alla sprovvista/senza nemmeno un ultimo selfie/ tornati nel deserto  disorientati/ da babel imbarbariti/di nuovo a balbettare/ in smozzicate sillabe/    bar bar bar».

Non mancano amari scorci di un’umanità disorientata dalle nebbie della solitudine, dell’indifferenza, dalla perdita del verbo originario. La distruzione che colpisce inesorabile flora e fauna – si vedano i versi di vita da riscrivere – è emblema di un male pervasivo, di una deflagrante disarmonia. Del resto, la condizione umana è perennemente precaria e in subbuglio; la transumanza, la migrazione le sono intrinseche: «noi, veri migranti/verso l’abisso». Non possiamo esimerci dall’abitare l’incerto, di vivere l’incontro come enigma. Il cambiamento ci accompagna silenzioso nelle cellule. E il ciclo di morte/rinascita, in quanto destino della specie e del pianeta, coinvolge la materia tutta. L’immagine di copertina, realizzata da Cristina Bove, che raffigura un biancore di vela svettante in una marina notturna, rinvia efficacemente all’idea di moto nel tempo e nello spazio, all’incessante divenire che si fa promessa per il domani: «verrà l’oceano/verranno le sue vele/ saremo nuovi per nuovi continenti».

Cosa sono, dunque, quei segni accesi che baluginano dal titolo, avvio, veicolo ed acme del percorso? Essi provengono da epoche molto lontane, dagli albori dell’umanità; sono la via per la rinascita, per collegare la fine all’inizio; sono musica, nella riproduzione di tempi, ritmi e suoni, a modulare la parola che vivifica l’esistere, qui e ovunque, ora e sempre, affratellando l’uomo all’uomo e all’universo.

Selezione di testi

da Per segni accesi, Giuliano Ladolfi Editore, 2021

piega verso settentrione il cammino

un capriccio obliquo della luce

segue la pelle bruna    la scolora

azzurrisce occhi    fa chiari i capelli

larga piove bellezza sulla terra

e ci fa ibridi lungo i meridiani

ibridi siamo e solo per amore

ibridi camminiamo accanto per millenni

lasciando a terra ibridi uccisi

ibridi schiavi ibridi annientati

il senso è oscuro o uno scuro

disegno governa

tutte le cadute le polveri

i lumi le ricostruzioni

(finché il sole irradia si ripetono

incontro disincontro

i segni sulla sabbia    indecifrabili)

*

fare tabula rasa dei pensieri

affidarsi al buio

con la sicurezza dei ciechi

sostare ad ogni angolo della notte

afferrare i lumi al baluginare dell’alba

sulla bocca delle sorgenti

nel luccichio delle nascite

verrà l’oceano

verranno le sue vele

saremo nuovi per nuovi continenti

*

è l’alba    sulle onde arrivano

dal mare di mezzo

non barche ma    cesti di gelsomini d’africa

culle intrecciate con erbe di savana

lasciate andare alla deriva

– verrà salvezza dalle acque –

a navigare verso un luccichio di nevi

a nord l’approdo dove

una lupa bianca forse sarà pronta

ad allattare nati non suoi

nord che saprà ancora riconoscere

il respiro caldo delle origini

memoria del cerchio a piedi nudi

era prossimità    danza battente

all’unisono con il ritmo del cuore

*

salvataggio da babel

ascolta ora    questa voce

in mp3 recorded   devi ricordare

come alter voci   a milioni   per il dopo

potrai salvarle? – per il dopo – dico

il dopo del grande sisma   il grande

regolatore   quando

il dio economico sarà crollato

caduto in pezzi pure il dio robotico

torcendosi in sordi borborigmi

                           bor bor bor

e noi

presi alla sprovvista

senza nemmeno un ultimo selfie

tornati nel deserto   disorientati

da babel imbarbariti

di nuovo a balbettare

in smozzicate sillabe

               bar bar bar

*

un marzo silenzioso con

lance spuntate

non fa più la guardia alla mia veglia

sul balcone la tortora nel nido

insieme a me attende il buio    forse

anche lei inseguendo un ricordo

che si fa segno quando

cicale neonate spuntavano pallide da terra

veloci abbrunavano alla luce

e già con furia finivano sapendo

la brevità del canto

il mio allenarmi per il grande volo

è sostare su vecchie foto in bianconero

rivedermi in quel semisorriso

tra tutti quei cari scomparsi

che mi tendono le braccia    m’invitano

salgo    mi metto comoda sui cirri

sotto il capo un cuscino

di foglie di limone    all’uso greco

il volo è leggero    silenzioso

senza vuoti d’aria    senza direzione

l’orizzonte ha cancelli ossidati   cigolano

per poesie rugginose ancora da rivedere

password dimenticate

ho lasciato

tutte le chiavi appese dove sapete

i libri ordinati negli scaffali

fieri    ben stretti

ricordate    vorrebbero di tanto in tanto respirare

esigono    come tutti

di avere incontri    essere aperti

(non solo spolverati)

*

Questo testo viene pubblicato su questo dominio (www.blogletteratura.com) all’interno della sezione dedicata relativa alla rivista “Nuova Euterpe” a seguito della selezione della Redazione, con l’autorizzazione dell’Autore/Autrice, proprietario/a e senza nulla avere a pretendere da quest’ultimo/a all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ vietato riprodurre il presente testo in formato integrale o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’Autore. La citazione è consentita e, quale riferimento bibliografico, oltre a riportare nome e cognome dell’Autore/Autrice, titolo integrale del brano, si dovrà far seguire il riferimento «Nuova Euterpe» n°01/2023, unitamente al link dove l’opera si trova.

V Concorso Lett. Naz.le “Città di Chieti”: il nuovo bando di partecipazione

Regolamento

Il Premio Città di Chieti, giunto alla sua V° Edizione, è libero, autonomo, indipendente e riconosce pari dignità a tutti i partecipanti, garantendo la totale imparzialità di giudizio. Quest’anno il premio si propone anche di promuovere la cultura della donazione degli organi che riguarda milioni di trapiantati avvalendosi anche della mobilitazione di istituzioni pubbliche e private tra cui alcune aziende ospedaliere e dell’apporto di volontari presenti, dove ciò sia possibile, per mantenere vivo il ricordo di persone generose che hanno dato a molti la possibilità di una nuova vita. Tale volontariato fa riferimento ad una associazione denominata “Girotondo di anime”

Organizzato dalla poetessa teatina Rosanna Di Iorio con il Patrocinio del Comune di Chieti, della Provincia di Chieti e della Regione Abruzzo con la collaborazione esterna (partnership) dell’Associazione denominata in questo contesto “Girotondo di anime” e degli Sponsor  “Autotrasporti Falzetti” di Matelica, è regolamentato dal presente bando.

Art. 1 – Sezioni

Possono partecipare cittadini italiani o stranieri maggiorenni con testi rigorosamente in lingua italiana e in vernacolo, residenti in territorio nazionale.

Le sezioni di partecipazione sono:

Sezione A – Poesia inedita o edita a tema libero

Sezione A1  – Poesia in vernacolo inedita o edita con traduzione

B  – Racconto inedito o edito a tema libero

C – Fiaba

Art. 2 – Esclusione

Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori e pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, irrispettosi contro la morale comune e che incitino alla violenza di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici e politici.

Art. 3Requisiti

Sezione A – Il partecipante prende parte al concorso con un testo poetico in lingua di lunghezza non superiore ai 35 versi ciascuno senza conteggiare il titolo. Ogni componimento dovrà essere provvisto di titolo e dovrà essere anonimo.

Sez. A1 – Il partecipante prende parte al concorso con un testo in vernacolo di lunghezza non superiore ai 35 versi ciascuno senza conteggiare il titolo. Ogni componimento dovrà essere provvisto di titolo e dovrà essere anonimo.

Sezione B – Il partecipante prende parte al concorso con un unico racconto di lunghezza non superiore le 5 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute). Il racconto dovrà essere provvisto di titolo, dovrà rispettare i limiti di lunghezza e dovrà essere anonimo.

Sez. C Fiaba – Il partecipante prende parte al concorso con un’unica  opera di lunghezza non superiore le 5 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute). Il racconto dovrà essere provvisto di titolo, dovrà rispettare i limiti di lunghezza e dovrà essere anonimo.

Art. 4Contributo di partecipazione per spese organizzative:

* € 10,00 prima poesia, € 5,00 per la successiva, massimo 2 poesie      

* € 10,00 poesia in vernacolo, € 5 per la successiva, massimo 2 poesie                                                        

* € 10,00 per un racconto

* € 10,00 per una fiaba

È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo la relativa quota. Tale contributo potrà essere effettuato tramite bonifico su postpay Evolution IBAN: IT27W3608105138261042261053, intestato a Roccioletti Osvaldo, causale: contributo spese organizzative V Edizione “Premio Città di Chieti. Indicare la Sezione.

Art. 5

La Giuria, il cui giudizio è inappellabile, provvederà ad esaminare gli elaborati pervenuti nei termini stabiliti e conformi al regolamento designando i vincitori e avrà facoltà di assegnare riconoscimenti speciali.  
I soli concorrenti premiati saranno contattati dalla segreteria del concorso.

Art. 6

La partecipazione al concorso implica l’accettazione delle norme del presente regolamento.

Gli eventuali plagi esimono gli organizzatori da qualsiasi responsabilità.

Art. 7Scadenza e invio

Per la corretta partecipazione, si dovrà inviare il materiale entro e non oltre la data di scadenza fissata al 31 Dicembre 2023, al seguente indirizzo: premio.cittadichieti@libero.it intestato a Dott. Di Paolo Valerio. Indicare la Sezione. Si prega di inviare le opere in tempo utile.

Le poesie e i racconti dovranno essere anonimi e in formato pdf, redatte con carattere Times New Roman corpo 12 ciascuno, ognuno su un file distinto.

– La scheda di partecipazione appositamente compilata in ogni sua parte (o un equivalente)

– La ricevuta di versamento allegata alle opere inviate contemporaneamente.

È richiesto ai vincitori e a tutti quelli che lo desiderano di partecipare alla cerimonia di premiazione. In caso di impossibilità ad intervenire potranno delegare una persona di fiducia che dovrà darne comunicazione al Presidente due settimane prima della premiazione. I premi potranno essere spediti a domicilio ai rispettivi vincitori, dietro richiesta esplicita e comunque a loro spese. Quelli in denaro verranno spediti solo se i suddetti vincitori non potranno presenziare alla cerimonia per un valido motivo. I vincitori e i menzionati saranno informati dei risultati conseguiti, in tempo utile per poter partecipare all’evento.

Art. 8Commissione di Giuria

Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) (Poeta, saggista, critico letterario)

Valerio Di Paolo (Presidente del Premio)
Lucia Bonanni (Poetessa e critico letterario) 
Patrizia Stefanelli (Poetessa, Scrittrice, regista teatrale, critico letterario)
Carmelo Consoli (Poeta, scrittore, critico letterario, saggista)

Anna Maria Fusco (Docente lettere classiche, Scrittrice e Attrice)

Gianfranco Di Domizi (Poeta, scrittore)

Gabriele Andreani ( Scrittore Saggista, Commissario di Polizia di Stato)

Rosanna Di Iorio Presidente Onorario (senza diritto di voto)

Osvaldo Roccioletti Segretario del Premio

Il giudizio della Giuria è definitivo ed insindacabile.

Art. 9 – Premi

I premi, per ciascuna sezione, saranno così ripartiti:

1° Premio € 400, targa e diploma con motivazione

2° Premio € 300 targa e diploma con motivazione

3° Premio € 200  targa e diploma con motivazione

Menzioni d’Onore (quarti premi) e Menzioni Speciali (quinti premi) per altre posizioni in classifica, verranno discrezionalmente attribuite dalla Giuria così come Premi Speciali e saranno consegnati esclusivamente durante la cerimonia di premiazione agli autori premiati o ai loro delegati.  A sua discrezione la Giuria potrà provvedere all’attribuzione di ulteriori premi per opere ritenute meritevoli d’encomio. Saranno declamate, il giorno della premiazione, soltanto le poesie classificate dal 1°al 10° posto e i Premi Speciali degli autori presenti in sala e saranno invitati al ritiro dei premi, soltanto gli autori segnalati che avranno confermato la loro presenza in sala. Per i racconti, saranno letti alcuni passi tratti da quelli premiati. Agli scrittori e poeti presenti saranno offerti prodotti alimentari. Non sono previste spedizioni successive.

Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per determinate opere, il Presidente del Premio può decidere di non attribuire alcuni premi.

PREMI SPECIALI A PERSONALITÀ DEL MONDO LETTERARIO E STRAORDINARIE.

Fuori concorso verranno assegnati i Premi Speciali “Alla Memoria” “Alla Cultura” “Alla Carriera”  a insigni poeti e persone del nostro Paese e della nostra città:

Alla memoria: Paolo Sangiovanni

Alla Carriera: Umberto Vicaretti

Alla Solidarietà e Umiltà: Luca Fortunato

Tali decisioni sono state assunte e anticipate con deliberazione del Consiglio Direttivo del Premio città di Chieti.

Art. 10Premiazione

La premiazione si terrà a Chieti entro il mese di Aprile 2024 in data e luogo da destinarsi.

Art. 11 Privacy

Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzatore per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso e altre finalità culturali afferenti. La partecipazione al Premio implica l’incondizionata accettazione di tutte le clausole del presente Regolamento comprensivo di 11 (undici) articoli che potrà, in caso di necessità ed al solo giudizio dell’organizzatore, subire qualche variazione. Nel quale caso a tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Di Paolo Valerio – Presidente del Premio

Rosanna Di Iorio – Curatrice del Premio

Osvaldo Roccioletti – Segretario del Premio

INFO:

Mail: valdipaolo@tiscali.it – premio.cittadichieti@libero.it – Cell. 3494417152

Roccioletti Osvaldo Cell.3356983492-

Le aziende ospedaliere, i volontari, le istituzioni pubbliche e private potranno essere presenti ove possibile, per dare uno stimolo atto ad approfondire e sostenere la cultura della Donazione degli Organi attraverso l’associazione denominata in questo contesto “Girotondo di anime”. Ringraziamo in anticipo per il loro estenuante lavoro e considerazione e auspicabile intervento. Il presidio ospedaliero di Chieti, Clinica Nefrologica, in nome del Direttore dott. Mario Bonomini, dott. Lorenzo Di Liberato, dott. Vittorio Sirolli, dott.ssa Maria Pia Monaco, dott. Uwe Brummer, dott. Roberto Di Vito e di tutti i collaboratori e infermieri che con il loro estenuante lavoro si adoperano ogni giorno per i pazienti, facendoli sentire a casa propria, metterà in palio una targa definita “Girotondo di anime”.

N.B.

LUCA FORTUNATO, responsabile della Capanna di Betlemme di Chieti, perché “la sua vita è una gioiosa condivisione dei sentimenti dell’umiltà e della povertà,

PAOLO SANGIOVANNI  Si è occupato anche di poesia dialettale, saggistica e teatro.

Di lui hanno scritto: Nelle sue poesie c’è una visione smagata della vita personale e privata propria di tutti, affidata ad un bonario endecasillabo, talvolta aggiustato con esperta noncuranza. Il filtro dell’autoironia fa sì che questo parlare a un Tu che è di volta in volta se stesso, l’amata, un amico, un figlio ci riguardi La vita diventa “letteratura”, si fa racconto il quale coltiva con sobrietà i sentimenti che formano la memoria di ciascuno, e il disincanto in qualche punto è insidiato con bell’effetto lirico dalla malinconia.

UMBERTO VICARETTI È nato a Luco dei Marsi, in provincia dell’Aquila, nel 1943, e vive a Roma. Ha pubblicato le raccolte di poesia: La Terra irraggiungibile (Ibiskos, 2006, prefazione di Vittoriano Esposito), Inventario di settembre (Blu di Prussia, 2014, prefazione di Nazario Pardini e postfazione di Pasquale Balestriere), Inchiostri digitali – Contemporaneità (con altri quattro autori, Blu di Prussia, 2016). È presente in numerose antologie e in opere di storia della letteratura, tra cui: La poesia etico-civile in Italia (Bastogi, 1997), La poesia centro-meridionale e insulare (Bastogi, 1999), La poesia “onesta” (Bastogi, 2006), L’evoluzione delle forme poetiche (Kairòs Edizioni, 2013). Laureatosi in Filosofia con Guido Calogero presso l’Università La Sapienza di Roma, è stato prima docente, poi dirigente scolastico. Dall’Università Pontificia Salesiana è stato insignito della Laurea Apollinaris Poetica.

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Sezione o Sezioni di Partecipazione: □ A □ a1 B □ C (barrare)

NOME: 

COGNOME

RESIDENTE A 

INDIRIZZO 

CITTÀ  C.A.P  PROV

TEL  Cell.  E Mail

XII Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”: pubblicato il bando di partecipazione (scadenza 31/12/2023)

BANDO DI PARTECIPAZIONE

Art. 1 – Requisiti

Si può partecipare al premio sia con opere edite che inedite. Qualora l’opera sia edita è necessario indicare nella scheda di partecipazione il riferimento bibliografico completo dell’opera dove è precedentemente apparsa (titolo opera, casa editrice, luogo e anno di pubblicazione).

Art. 2 – Minorenni

I minorenni partecipano a titolo gratuito. Per i concorrenti minorenni si richiede l’autorizzazione scritta da parte di tutti e due i genitori, o da chi ne detiene la responsabilità genitoriale.

Art. 3 – Sezioni

Il Premio è articolato in otto sezioni identificate dalle lettere dell’alfabeto. Il partecipante può prendere parte a una o più di esse.

SEZIONE A – POESIA IN ITALIANO

Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua italiana a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo e gli spazi bianchi). Ciascuna poesia dovrà essere inserita in un file separato.

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTO

Si partecipa con un massimo di tre poesie in dialetto a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo e gli spazi bianchi). Si deve necessariamente indicare il riferimento al tipo di dialetto o alla zona nel quale è parlato e presentare, in allegato, la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore. Ciascuna poesia dovrà essere inserita in un file separato.

SEZIONE C – POESIA RELIGIOSA

Si partecipa con un massimo di tre poesie a tema religioso in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo e gli spazi bianchi). Ciascuna poesia dovrà essere inserita in un file separato.

SEZIONE D – POESIA D’AMORE

Si partecipa con un massimo di tre poesie a tema amoroso – liberamente inteso – in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo e gli spazi bianchi). Ciascuna poesia dovrà essere inserita in un file separato.

SEZIONE E – LIBRO EDITO

Si partecipa con un solo libro di poesia in italiano pubblicato con una casa editrice. Il partecipante deve inviare unicamente la copia digitale del volume in formato PDF, sia dell’interno che della copertina.

SEZIONE F – HAIKU

Si partecipa con un massimo di tre haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana in forma anonima. Ciascun haiku dovrà essere inserito in un file separato.

SEZIONE G – VIDEO POESIA

Si partecipa con una video poesia che dovrà essere inviata unicamente con una delle due modalità:

1) caricandola su YouTube e fornendo nella mail il link del video. In questo caso l’utente non deve apportare modifiche al video né cambi di URL per tutta la durata di svolgimento del premio, pena la squalifica;

2) allegando il video (soli formati contemplati: .avi, .mp4, .wmv) mediante WeTransfer.

Non dovranno essere mandati video nei quali siano impiegate canzoni, basi e altri materiali che siano tutelati/iscritti alla SIAE. Nella scheda di partecipazione l’Autore deve dichiarare di avere utilizzato per la produzione del video materiali propri o di dominio pubblico o, laddove siano opere di terzi, di aver ottenuto le necessarie liberatorie per l’utilizzo, sollevando Euterpe APS da qualsivoglia responsabilità.

SEZIONE H – CRITICA LETTERARIA

Si partecipa con una testo critico (v. specifica sotto) su un’opera poetica classica o contemporanea della letteratura italiana o straniera (comprensiva su autori esordienti) in forma anonima. L’opera potrà focalizzarsi sull’analisi di una singola poesia o di più testi, di una silloge, di un libro o più, o dell’intera produzione poetica di un dato autore. Afferiscono alla definizione di “testo critico” questi generi: recensione, saggio breve, analisi dell’opera, approfondimento, articolo, prefazione e postfazione. Tale testo non dovrà superare le 10.000 battute complessive (spazi compresi), senza conteggiare il titolo, le eventuali note a piè di pagina e la bibliografia (consigliata) con una tolleranza del 10% sul numero di battute. Nei soli casi della prefazione e della postfazione il testo dovrà riportare il nome dell’autore unitamente al titolo del libro, autore del medesimo, casa editrice e anno.

Art. 4 – Casi di esclusione

È fatto divieto di partecipare, pena l’esclusione, ai soci fondatori, ai soci onorari, ai Consiglieri (in carica o passati) di Euterpe APS e ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio. Saranno escluse tutte le opere che presentino elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici, partitici e politici.

Articolo 5 – Contributo di partecipazione

Per prendere parte al Premio è richiesto un contributo di € 15,00 a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo.

Bollettino postale – CC n°1032645697

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi

Causale: XII Premio di Poesia “L’arte in versi” – nome e cognome del partecipante

Bonifico – IBAN: IT31H0760102600001032645697 – BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi

Causale: XII Premio di Poesia “L’arte in versi” – nome e cognome del partecipante

Paypal – ass.culturale.euterpe@gmail.com

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi

Causale: XII Premio di Poesia “L’arte in versi” – nome e cognome del partecipante

Art. 6 – Scadenza e modalità d’invio

La scadenza d’invio dei materiali (opere, scheda d’iscrizione compilata e ricevuta del contributo versato) è fissata al 31 dicembre 2023. I materiali dovranno pervenire in forma digitale (per le opere singole esclusivamente in formato .doc / .docx; per i libri editi in formato .pdf) alla mail premiodipoesialarteinversi@gmail.com indicando come oggetto “XII Premio di Poesia “L’arte in versi”.

Art. 7 – Commissione di Giuria

La Commissione di Giuria, presieduta da Michela Zanarella, è composta da Stefano Baldinu, Fabia Binci, Lucia Cupertino, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Graziella Enna, Zairo Ferrante, Rosa Elisa Giangoia, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Simone Magli, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Antonio Sacco, Rita Stanzione e Laura Vargiu.

Art. 8 – Premi

Per ciascuna sezione saranno assegnati premi da podio (1°, 2° e 3° premio) rappresentati da targa personalizzata, diploma e motivazione della Giuria e alcune menzioni d’onore rappresentate da targa/trofeo e diploma. Verranno altresì assegnati alcuni Premi Speciali: il Premio del Presidente di Giuria, il Premio della Critica, il “Trofeo Euterpe”, il Premio “Picus Poeticum” (assegnato alla migliore opera di un autore marchigiano), il Premio “Donne e Poesia” (donato dal Movimento Internazionale “Donne e Poesia” di Bari e assegnato alla migliore opera a tema la donna) e il Premio “Vittoriano Esposito” (donato dal Centro Culturale “Vittoriano Esposito” di Avezzano (AQ) e assegnato alla migliore opera di critica letteraria). Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi numericamente congrua o qualitativamente significativa per una sezione, la Giuria, a sua unica discrezione, si riserva di non attribuire determinati premi.  Tutte le opere premiate verranno pubblicate nell’antologia del Premio, disponibile gratuitamente il giorno della premiazione. Fuori concorso verranno assegnati i Premi Speciali “Alla Memoria”, “Alla Cultura” e “Alla Carriera” a insigni poeti del nostro Paese. Non si accetteranno candidature in tal senso.

Art. 9 – Pubblicità, trasparenza e comunicazione

Per gli obblighi di pubblicità e trasparenza il presente bando di partecipazione, così come il verbale di Giuria, vengono pubblicati e diffusi sul sito ufficiale di Euterpe APS (www.associazioneeuterpe.com) e sulla relativa pagina Facebook. Qualsivoglia richiesta inerente al Premio dovrà essere presentata unicamente in forma scritta adoperando la mail: premiodipoesialarteinversi@gmail.com

Art. 10 – Premiazione

La cerimonia di premiazione si terrà nelle Marche in un fine settimana entro il mese di luglio 2024. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia per ritirare il premio. Qualora non possano intervenire hanno facoltà di inviare un delegato. Non sarà possibile delegare membri della Giuria e familiari diretti degli stessi. Un delegato non potrà avere più di due deleghe da altrettanti autori vincitori assenti. Non verranno considerate le deleghe annunciate in via informale ma unicamente a mezzo mail. I premi non ritirati personalmente né per delega potranno essere spediti a domicilio (sul solo territorio nazionale) mediante Corriere TNT/Fedex, previo pagamento delle relative spese di spedizione a carico dell’interessato. In nessuna maniera si spedirà in contrassegno.

Art. 11 – Privacy

Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte di Euterpe APS che li utilizzerà per i fini inerenti al concorso in oggetto e per iniziative culturali e letterarie analoghe organizzate dalla stessa.

Lorenzo Spurio – Presidente del Premio

Michela Zanarella – Presidente di Giuria

Stefano Vignaroli – Presidente Euterpe APS

SEGRETERIA DEL PREMIO: Mail: premiodipoesialarteinversi@gmail.com

XII PREMIO NAZIONALE DI POESIA “L’ARTE IN VERSI” – 2023/2024

La scheda si compone di 2 pagine. È fondamentale che sia compilata in ogni spazio, pena l’esclusione.

Nome/Cognome _________________________________________________________________

Nato/a a ____________________________________________ il__________________________

Residente in via _________________________________________________________________

Città _____________________________ Cap ___________________Provincia______________

Tel. ______________________________________ E-mail _______________________________

Partecipo alla/e sezione/i:

□ A – Poesia in italiano 

□ B – Poesia in dialetto (specificare dialetto: _________________________________________________)

□ C – Poesia religiosa

□ D – Poesia D’amore

□ E – Libro edito

□ F – Haiku

□ G – Video poesia

□ H – Critica Letteraria

AVVERTENZE IMPORTANTI

Per le sezioni A, B, C, D, F, G, H indicare il titolo delle opere, specificando vicino se sono EDITE o INEDITE e, nel caso di EDITE, dove sono precedentemente comparse.

Per la sezioni E specificare il titolo del libro, casa editrice e anno.

Per la sezione F essendo gli haiku privi di titolo, si dovrà indicare “Haiku 1”, “Haiku 2”, “Haiku 3”

Per la sezione G specificare il titolo della video poesia e di eventuali nomi di regista, musiche e voce recitante. Musiche, canzoni, brani usati non devono essere iscritti/tutelati dalla SIAE.

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Data___________________________________ Firma ___________________________________

L’autore è iscritto/ tutelato dalla SIAE?                                Sì                  No I testi presentati al concorso sono depositati alla SIAE?      Sì                  No Se Sì indicare quali testi ________________________________________________________________________________  ______________________________________________________________________________________

DICHIARAZIONE DA SOTTOSCRIVERE

(PER I PARTECIPANTI DI TUTTE LE SEZIONI)

□  Dichiaro che le opere NON presentano in nessuna forma elementi che possano rimandare a una lettura, interpretazione, collegamento e/o richiamo a impostazioni ideologiche di tipo razziste, xenofobe, denigratorie, pornografiche, blasfeme, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio o alla differenza e all’emarginazione, nonché di tipo politico, partitico o di ogni altra impostazione e fazione che possa richiamare un clima di violenza, lotta, incomprensione, intolleranza e insubordinazione.

□ Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno.

□ Autorizzo EUTERPE APS di Jesi (AN) a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica del Premio, qualora risultassi premiato, senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro. L’opera antologica è un volume a tiratura limitata, non in commercio e privo di codice ISBN.

□ Autorizzo EUTERPE APS di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) allo scopo del concorso in oggetto e per future iniziative culturali indette dalla medesima.

Data__________________________________ Firma ___________________________________

DICHIARAZIONE DA COMPILARE

(SOLO PER I PARTECIPANTI ALLA SEZ. G – VIDEO POESIA)

□   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di non aver fatto uso di brani, musiche, canzoni, melodie iscritte/tutelate dalla SIAE nella mia video poesia.

□   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di aver fatto uso, nell’elaborazione della video poesia di immagini/video/suoni e altri materiali di mia proprietà o di dominio pubblico o, laddove abbia usufruito di materiali di terzi, di aver provveduto a richiedere e aver ottenuto la relativa liberatoria degli autori per l’autorizzazione a usarli nell’elaborazione del video, sollevando l’Organizzazione da qualsiasi disputa possa nascere.

Data_______________________________            Firma ___________________________________

Riconoscimento alla memoria per il poeta veronese Arnaldo Ederle (1936-2019)

Ad alcuni anni di distanza dalla sua dipartita, avvenuta nel 2019, viene ricordata la figura dell’insigne poeta, saggista e traduttore Arnaldo Ederle di Verona. L’evento commemorativo si terrà il 14 maggio nelle Marche.

La produzione letteraria di Arnaldo Ederle esordì nel 1965 con Le pietre pelose ben osservate alla quale nel corso del tempo seguirono numerosi altri libri: Vocativi e querele (1981; 2012), Partitura (1981), Intermittenze (1981), Il fiore d’Ofelia (1984), La chiesa di Santa Anastasia (1992), Contrechant (1993), Paradiso (1994), Cognizioni affettive (2001), Arcipelaghi (2002), Sostanze (2004), Varianti di una guarigione (2005), 10 Divagazioni sul corpo umano (2008), Stravagante è il tempo (2009), Negrura (2012), Poemetti per Negrura (2013), Burlesque (2014), Il deserto di Usèg (2014), Le magnifiche donne di Glencourt (2014), Poemetti e racconti in versi (2016), I giganti e gli uomini (2017). Attivo anche in campo narrativo con la pubblicazione dei romanzi Sandwich (2010) e La fiammata (2019) e in campo saggistico con La luce dei cristalli. Scritti critici (2008).

Il riconoscimento “Alla memoria”, che verrà consegnato ai familiari del Poeta, si terrà, su iniziativa e per volere dell’Associazione Culturale Euterpe APS di Jesi (AN).  Il Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto dal poeta e critico letterario marchigiano Lorenzo Spurio, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, ha infatti deciso di attribuire l’importante riconoscimento alla figura di Ederle, rinomato poeta che per vari anni ha insegnato Fonologia delle lingue romanze presso l’Istituto di Glottologia dell’Università di Padova in Verona, esegeta raffinato e apprezzato traduttore.

La cerimonia si terrà presso l’Auditorium San Rocco di Senigallia (Ancona) domenica 14 maggio alla presenza della Commissione di Giuria del Premio, presieduta dalla poetessa e giornalista Michela Zanarella e membri del panorama culturale e letterario contemporaneo.

Fine intellettuale, Ederle dedicò particolare attenzione al mondo della traduzione con la cura di varie opere tradotte nel nostro Paese tra cui Cani (1966) di Lucien Guillot, Un amore al telefono (1971) di Elisabeth Nerval, Quattro quartetti (1983) di John Clare, Ombre italiane (1988) di Vernon Lee e Amanti assassinati da una pernice: racconti, dialoghi, conferenze (1993) di Federico García Lorca. Sulla sua produzione letteraria (meritoria di vari riconoscimenti tra cui il Premio “Alessio”, il Premio “Metauro” e il Premio “Dessì”) hanno scritto Giovanni Raboni, Paolo Ruffilli, Renzo Piccoli, Gian Mario Lucini e altri.

Uno scatto della premiazione della precedente edizione del Premio tenutasi al S. Rocco di Senigallia a maggio 2022.

A patrocinare l’iniziativa, oltre agli enti amministrativi locali della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche, della Provincia di Ancona, dei Comuni di Ancona, Jesi e Senigallia, dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, data la prestigiosa figura di Ederle, di chiaro interesse e vanto veronese e veneto, sono stati attribuiti i patrocini morali della Regione Veneto, della Provincia di Verona e del Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università degli Studi di Verona.

Durante la premiazione il poeta Arnaldo Ederle verrà ricordato mediante la lettura di alcune poesie scelte; il Presidente del Premio Lorenzo Spurio darà lettura alla motivazione critica del conferimento. Verrà altresì diffusa l’antologia in volume contenente tutte le opere premiate in questa edizione del Premio all’interno della quale una significativa parte sarà dedicata ad Ederle e riporterà la sua biografia letteraria, un’ampia scelta di testi e la motivazione del conferimento.

Una delle volontà degli organizzatori di questo Premio che viene bandito annualmente da Euterpe APS e che quest’anno ha visto giungere circa 1700 opere nelle 13 sezioni in cui era possibile partecipare, è quella di segnalare alla comunità letteraria e non solo, ponendo in rilievo e con opportuni approfondimenti e studi, la figura di importanti esponenti della poesia contemporanea italiana che purtroppo sono venuti a mancare. Precedenti premi alla Memoria sono stati conferiti, tra gli altri, alla poetessa messinese Maria Costa, alla calabrese Giusi Verbaro Cipollina, ai marchigiani Gina Mario Maulo e Novella Torregiani e, l’anno scorso, al giovane irpino Domenico Carrara e al toscano Veniero Scarselli.

L’importante iniziativa si avvale della collaborazione di varie associazioni ed enti culturali: le Associazioni “Le Ragunanze” di Roma, “L’Oceano nell’anima” di Bari, ASAS di Messina, “Il Faro” di Cologna Spiaggia, “Africa Solidarietà” di Arcore, il Club Unesco di Cerignola, unitamente alla Consulta Giovanile di Bonorva, al Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, al Centro Culturale “Vittoriano Esposito” di Avezzano, Ivvi Editore, Wiki-Poesia, la rivista “Il Graffio” e all’importante Movimento Internazionale “Donne e Poesia” di Bari presieduto dalla prof.ssa Anna Santoliquido.

INFO:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

“Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per F.G. Lorca” di Lorenzo Spurio. Recensione di Isabella Michela Affinito

Recensione di ISABELLA MICHELA AFFINITO

«[…] Lungo una strada va/ la morte incoronata/ di fiori d’arancio appassiti./ Canta e canta/ una canzone/ sulla chitarra bianca,/ e canta, canta, canta.// Sulle torri gialle/ tacciono le campane.// Il vento con la polvere/ compone prore d’argento.» (Dalla poesia Clamore di Federico García Lorca, tratta dal libro monografico n°5 Federico García Lorca – POESIE, Collana “La Grande Poesia – Corriere della Sera”, Edizione speciale per il Corriere della Sera, RCS Quotidiani S.p.A. di Milano, Anno 2004, pag.49).

L’omaggio poetico che il saggista scrittore critico letterario della provincia di Ancona, Lorenzo Spurio, ha voluto dedicare a uno dei più importanti personaggi della letteratura spagnola del primo Novecento, Federico García Lorca (1898-1936), assomiglia alla magistrale e temeraria entrata dell’abile surfista nella galleria d’acqua provvisoria dell’onda ‘perfetta’, fino a percorrerla tutta prima del suo rovescio sulla superficie marina.

Gli aranci sono in riferimento alle terre calde che li producono, terre assolate dove gli inverni sono miti come la nostra Italia del Sud, le regioni mediterranee, piuttosto che la Spagna dove sul finire dell’Ottocento nacque, nei pressi di Granada in Andalusia (zona della Spagna meridionale) colui che divenne il poeta e non solo, Federico García Lorca, della vita con tutte le sue inquietudini soprattutto imbevuta di pianto e di sangue, di paesaggi coi suoi fiori frutti e plurimi colori, di giustizia mancata e di surrealismo che s’andava affermando in quegli anni del secolo moderno – lo scrittore andaluso fu amico fraterno dell’artista catalano inquieto e stravagante surrealista, Salvador Dalì, a cui destinò la sua prosa poetica titolata Ode a Salvador Dalí.

La menta perché probabilmente in mezzo a tanta inclemente arsura di terre infuocate dai raggi solari, essa come erba aromatica rappresenta la freschezza dei luoghi umidi dove nasce e così la figura eroica-letteraria dello stesso Lorca si staglia dal gruppo dell’oltre la decina di liriche che il poeta Lorenzo Spurio ha composto per Egli, morto prematuramente all’età di trentotto anni e che fece parte della memorabile “Generazione del ‘27” all’indomani dell’instaurazione del regima franchista contro la Repubblica dando il via alla guerra civile durata fino all’aprile 1939; cosicché il 19 agosto 1936 venne crudelmente fucilato il poeta Lorca dai sostenitori del dittatore Generale Francisco Franco (solo dopo la morte di quest’ultimo nel 1975 finalmente la produzione letteraria di García Lorca ha potuto meritare la divulgazione e il mondiale riconoscimento) a qualche chilometro da Granada, allacciandosi idealmente al celebre dipinto del precedente artista spagnolo ritrattista della famiglia reale di Carlo V, Francisco Goya, del 1814 titolato Fucilazioni del 3 maggio.

Dicevamo della rassomiglianza con l’immagine del provetto surfista perché i versi di Lorenzo Spurio diffondono un equilibrio perfetto in sintonia con quelli di Federico García Lorca: nel versificare la territorialità, gli ambienti caldi andalusi di Lorca il poeta delle Marche s’è unito all’universale respiro letterario ardente lorchiano fatto di attimi stillanti musicalità, dramma, simbolismo, surrealismo, ermetismo, passione lacerante e lacerata da improvvisi colpi di scena tra cui, fra i tanti, la morte per ferimento alle cinque della sera durante l’esibizione tipica spagnola, la corrida, dell’altro suo carissimo amico torero Ignacio Sánchez Mejías, a cui dedicò una lunghissima struggente poesia (1935), divisa in quattro parti, carica di valori correlati alla vita stessa fatta di dolore e di lotte.

Così ha composto il poeta Spurio in relazione a quell’episodio: «[…] Nelle tribolazioni invereconde e nella polvere/ paraventi di luna che fugge alla notte/ incunaboli di dolore in tabernacoli di pianto/ il fluido rosso fondamento di sacrificio.// Nelle cuevas gitane l’umidore sembrò placarsi;/ quella sera la luna non si presentò/ talmente impaurita preferì nascondersi/ ma alle cinque, tu, dov’eri? » (Dalla poesia La luna si nasconde, pagg.18-19).

Per comprendere appieno i testi poetici della silloge in questione dell’autore iesino, bisogna prima conoscere la breve eppure complessa esistenza del poeta Federico García Lorca, che crebbe in una famiglia dove non c’erano problemi economici dato che il padre era un ricco possidente terriero e la madre, seconda moglie, era insegnante ma di salute cagionevole per cui il piccolo Federico venne allattato dalla moglie del responsabile di un’azienda agricola, che aveva il compito di controllare i subalterni, e forse soprattutto per questo il poeta da adulto divenne il propugnatore del concetto d’uguaglianza tra gli uomini: dai gitani ai negri, agli ebrei, alla gente più umile…

La madre lasciò l’insegnamento per dedicarsi con cura all’educazione del figlio, trasmettendogli l’amore per la musica (il pianoforte) e stimolandogli una grande sensibilità, anche perché Federico García Lorca nacque sotto il Segno zodiacale d’Aria dei Gemelli, il 5 giugno 1898 a Fuente Vaqueros, votato alla parola, ai viaggi, alla curiosità, al protagonismo con già una platea interiore pronta ad applaudirlo, all’amicizia, alla novità sotto tutti i punti di vista.

La corrente surrealista, in ambito artistico e letterario, si fece largo dopo il primo decennio del Novecento in Francia, a proposito del poeta scrittore critico d’arte, Guillaume Apollinaire (1880-1918), che usò per primo il termine sur-réalisme e man mano entrarono a farne parte le teorie inerenti l’inconscio grazie specialmente alla psicoanalisi di Sigmund Freud, l’immaginazione liberata dalla ragione, la casualità, il sogno e in Spagna uno dei più importanti pittori surrealisti fu, appunto, Salvador Dalí, ammiratore sin dall’epoca universitaria di Lorca, il quale prima si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza poi passò a quella di Lettere, insieme al regista Luis Buñuel e un’altra importante amicizia di García Lorca fu quella col poeta cileno Pablo Neruda, più giovane di lui di sei anni e che visse fino al 1973, conosciuto a Buenos Aires e rivisto a Madrid nell’ultimo paio d’anni della sua breve esistenza.

Federico García Lorca fece anche molto teatro – andò in giro per i villaggi sperduti della Spagna con la compagnia teatrale ambulante La Barraca – scrivendo opere ispirate agli usi e costumi della sua Spagna fortemente legata alle tradizioni punzonate dalla condizione di subalternità della donna, le tragedie familiari dovute anche alla difesa dell’onore, le promesse da mantenere, l’amore contrastato e la morte sempre in agguato, che poi negli ultimi tempi evolse in una drammaturgia difficile da rappresentare perché assorbito dal mulinello surrealista.

«[…] La mia dimora è l’ambiente, l’anziano ulivo,/ l’oliva e la screpolata corteccia, la radice/ magnifica e atroce e la foglia a forma di lancia:/ cercatemi là, non lontano dal limoneto nauseante/ dove sosto ad abbeverarmi del nettare acido/ per tornare a vagare nei dintorni confusi/ e abitare smanioso ogni luogo del campo. » (Dalla poesia Non lontano dal limoneto, pagg.49-51).

Isabella Michela Affinito

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L’Autrice del presente testo ha autorizzato alla pubblicazione delle recensione su questo spazio senza nulla a pretendere all’atto della pubblicazione né in seguito.

“Bella come sei. Pentagrammi di donna”, l’evento di Euterpe APS sabato 11 marzo al Centro Pergoli di Falconara M.

Sabato 11 marzo a partire dalle 17:30 presso il Centro “P. Pergoli” di Falconara Marittima (AN) si terrà l’evento “Bella come sei. Pentagrammi di donna” organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe APS di Jesi. L’iniziativa, inserita all’interno del fitto programma di iniziative del Comune di Falconara Marittima per celebrare la Giornata Mondiale della Donna, vedrà al suo interno la performance “Le lucenti demiurghe” a cura di Morena Oro e Lucia Nardi, in arte LuNa.

L’iniziativa, fortemente voluta dalla maestra e scrittrice chiaravallese Alessandra Montali – Consigliera di Euterpe APS – vedrà la presentazione delle opere letterarie di tre autrici del nostro territorio, rispettivamente “Cuor di rubino” (Arpeggio Libero, 2021) di Maria Sabina Coluccia, “Ventinove settembre” (Le Mezzelane, 2018) di Maria Anna Mastrodonato, “Parole silenzi echi ritorni” (Ventura, 2019) di Velia Balducci. Le prime due opere sono romanzi mentre quello di Balducci una raccolta di poesie.

Lo scrittore Stefano Vignaroli presenterà le autrici e rivolgerà loro qualche domanda mentre la lettrice Valeria Cupis interpreterà alcuni brani scelti dai libri. La poetessa dialettale Marinella Cimarelli intratterrà il pubblico con una divertente scenetta nel vernacolo jesino.

In questo connubio di interventi e di arti ci sarà anche l’esposizione di alcune opere pittoriche legate al tema della donna, di Manuela Testaferri e Angela Giovagnoli.

Ad arricchire il nutrito evento sarà la presenza di alcuni alunni dell’ISS “Podesti Calzecchi-Onesti”, guidati dalla docente Matilde Giordani, che proporranno laboratori e l’apprezzato musicista il Maestro Massimo Agostinelli che eseguirà selezionati brani alla chitarra.

Sarà possibile godere di un aperitivo “a tema” al costo di 7€, previa prenotazione al nr. 339-3292732 (chiamare dopo le ore 18).

Info:

www.associazioneeuetepe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

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