Selezione di poesie per l’antologia civile “Non uccidere” a cura di L. Spurio e I.T. Kostka

ANTOLOGIA TEMATICA

NON UCCIDERE

CAINO ED ABELE DEI NOSTRI GIORNI

Selezione di materiali

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Si selezionano poesie di impronta civile per una antologia tematica dal titolo “Non uccidere. Caino ed Abele dei nostri giorni” che sarà pubblicata da The Writer Edizioni nei primi mesi del 2017.

L’intenzione è quella di proporre, mediante una serie di liriche selezionate dai curatori Izabella Teresa Kostka e Lorenzo Spurio, un percorso concreto all’interno di difficili dinamiche sociali che caratterizzano la nostra contemporaneità dove la violenza, l’indifferenza e l’abuso verso le minoranze sembrano dominare in modo ancor più marcato da come ci viene dato di conoscere mediante la stampa.

Questa antologia parlerà di ciò che di nefasto ed imprevedibile accade nel mondo, di quelle notizie terribili che giungono alle nostre orecchie e che ci fanno star male anche se non vissute direttamente. Il volume darà voce al tormento e alla sfiducia, ma anche all’indignazione e ai moniti di ribellione, farà parlare gli animi di persone che non accettano le ingiustizie che dominano in un mondo gravato dalla corruzione, dal materialismo, dalla facile convenienza. Canti di denuncia, brani di disprezzo e voglia di verità, brani impegnati o semplici riflessioni dettate dal clima di allarmismo e sfiducia nel quale l’uomo purtroppo in questi tempi è piombato.

A seguire le indicazioni tecnico-logistiche per poter prendere parte al progetto antologico:

Tematica:

Si prediligeranno tutti quei componimenti che lasceranno parlare l’uomo stanco di episodi di violenza e discriminazione, casi di violenza domestica, stupri, femminicidi, incesto, pedofilia, abuso psicologico e fisico, bullismo, episodi di xenofobia, omofobia, fanatismo, violazioni dei diritti, tirannie, sistemi corrotti e antidemocratici, nonché si riferiscano a una azione malvagia dell’uomo contro i suoi simili: guerre, scontri civili, lotte di autodeterminazione, segregazioni, discriminazioni razziali, religiose, etc., stragi, terrorismo, minaccia nucleare, insensibilità e disprezzo nei confronti dei propri simili, degli animali e degli ecosistemi.

In base alle varie tematiche i curatori provvederanno ad istituire sezioni interne dedicandole a ciascun argomento/tema trattato.

Non verranno accettate poesie che presentino elementi razzisti o di incitamento all’odio, alla discriminazione e alla violenza, aspetti denigratori, offensivi, blasfemi, pornografici o politici.

Elaborati:

Ciascun poeta può inviare un massimo di tre poesie inedite in lingua italiana. Non verranno prese in considerazione poesie in lingue straniere o in dialetto, seppur accompagnate da relativa traduzione in italiano. Ciascun testo dovrà essere scritto e salvato in formato Word e dovrà avere una lunghezza massima di 30 versi (senza conteggiare gli spazi tra strofe, né il titolo). È gradito, in apertura a mo’ di dedica o in nota a piè di pagina, un accenno diretto al fatto storico/di cronaca al quale ci si riferisce con la lirica o da quale episodio è stata evocata. La nota dovrà essere breve e avere una lunghezza di non più di due righe.

Assieme alle tre poesie è richiesto l’invio della propria nota biobibliografica, in un altro file Word, che dovrà essere scritta in terza persona ed avere una lunghezza non eccedente le 15 righe.

Fotografie:

Si selezionano altresì immagini (fotografie) che richiamino o siano collegate ad una delle tematiche di cui sopra, affinché i curatori provvedano a scegliere tra quelle che perverranno l’immagine di copertina del volume. Ciascun autore può inviare un massimo di tre proposte. Le foto dovranno pervenire alla mail di cui sotto in formato .jpeg. Se di grande dimensioni potranno essere inviate mediante sistema di condivisione We Transfer e ciascuna dovrà avere l’indicazione del suo titolo.

Scadenza:

Gli elaborati dovranno pervenire alla mail proartem@yahoo.com   entro e non oltre il 10 dicembre 2016.

Selezione:

I curatori del progetto antologico, Izabella Teresa Kostka e Lorenzo Spurio, leggeranno tutti i materiali pervenuti e provvederanno a selezionare quelli che a loro discrezione e giudizio riterranno più pertinenti e di buona qualità. Entreranno nel volume un massimo di 40 poeti che potranno essere presenti –a seconda della selezione- con un unico testo, due poesie o tutte e tre.

I curatori provvederanno ad informare dell’avvenuta selezione entro il 10 gennaio 2017 mediante comunicato diffuso sui Social ed inviato a mezza mail a tutti i partecipanti.

La selezione operata dai curatori è insindacabile e non verranno fornite motivazioni circa l’esclusione al progetto di determinati testi od autori.

Pubblicazione:

Ogni autore selezionato si impegna, con successivo modulo-liberatoria che verrà poi inviato, all’acquisto minimo di 2 (DUE) copie della antologia al prezzo di 20€ (VENTI EURO) comprensivo di spese di spedizione mediante piego di libro ordinario. Il pagamento dovrà essere fatto verso The Writer Edizioni i cui riferimenti verranno forniti in un secondo momento.

Beneficenza:

Scopo dell’iniziativa è quello di sostenere economicamente con questo progetto una realtà di emarginazione, dando vicinanza e supporto anche materiale nei confronti di un ente che si occupa della difesa delle donne

I curatori del volume, d’accordo con The Writer Edizioni, hanno deciso che i ricavi derivanti dalla iniziativa antologica detratti le spese di stampa e i costi tecnici editoriali verranno destinati totalmente all’Associazione contro la violenza sulle donne “Pronto Donna” di Arezzo (www.prontodonna.it).  I curatori provvederanno a dare notizia dell’avvenuto versamento effettuato da The Writer con tale iniziativa antologica mediante i loro canali.

Presentazione:

L’antologia verrà presentata al pubblico in alcuni eventi in varie parti d’Italia durante il 2017 secondo un calendario di date e di eventi che verrà poi indicato per tempo e divulgato affinché i poeti partecipanti alla iniziativa possano intervenire per dar lettura ai propri componimenti.

Norme importanti:

I partecipanti inviando propri componimenti dichiarano automaticamente che le poesie/fotografie sono frutto del proprio unico ingegno e che ne detengono i diritti ad ogni titolo. Dichiarano altresì –per la sezione poesia- che esse sono inedite, dunque non pubblicate in altri volumi cartacei –personali o collettivi- dotati di codici ISBN. Qualora tali indicazioni non saranno rispettate, la responsabilità ricadrà direttamente su di loro.

Informazioni:

Per ciascun tipo di richiesta o di informazione, gli autori possono scrivere alla mail proartem@yahoo.com che verrà letta da entrambi i curatori o scrivere in Facebook nella pagina relativa all’evento, raggiungibile a questo link:

 

I curatori

Izabella Teresa Kostka

Lorenzo Spurio

Premio Letterario “Città di Fermo” – III edizione

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III PREMIO LETTERARIO “CITTÀ DI FERMO”

La Libera Associazione Culturale ARMONICA-MENTE di Fermo presieduta da Nunzia Luciani, con il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Fermo e del Comune di Fermo e con le collaborazioni dell’Ufficio Nazionale CEI per la pastorale, il tempo libero, turismo e sport e dell’Associazione Culturale GueCi di Rende (CS), indice la III Edizione del Premio Letterario “Città di Fermo”.

  

Regolamento del concorso

  

  1. Il premio letterario è aperto a tutti gli autori italiani senza limiti di età ed è articolato nelle seguenti sezioni:

Sezione A – Poesia in lingua italiana a tema libero

Sezione B – Poesia religiosa in lingua italiana

Sezione C – Poesia in dialetto (con relativa traduzione in italiano)

Sezione D – Lettera aperta a tema libero

 *I testi presentati alla data di partecipazione al concorso possono essere editi e inediti ma non dovranno aver conseguito un 1°, 2°, 3° premio in precedenti concorsi letterari, pena l’esclusione dal concorso degli elaborati*

  1. Per le sezioni Poesia (A, B, C) si potrà partecipare inviando un unico testo poetico munito di titolo, che non dovrà superare i 30 versi di lunghezza (senza conteggiare il titolo e le spaziature tra strofe).
  1. Per la sezione D – Lettera aperta a tema libero, si potrà partecipare inviando un unico testo munito di titolo che non dovrà superare le 3 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute spazi inclusi). Il testo della lettera va inteso quale espressione delle proprie emozioni o del proprio pensiero, può essere autobiografico o di qualsivoglia contenuto e rivolto verso qualsivoglia destinatario.
  1. Per la partecipazione al premio è richiesto un contributo per spese organizzative da inviare secondo le modalità descritte al punto 6 del presente bando:

– 10 € per partecipare ad un’unica sezione

– 15 € per partecipare a due sezioni

– 20 € per partecipare a tre sezioni

– 30 € per partecipare a tutte le sezioni

  1. Il partecipante dovrà inviare il testo che propone al concorso in 6 copie cartacee, tutte rigorosamente anonime, assieme alla ricevuta del versamento e la scheda contenente i propri dati personali entro la scadenza del 20 dicembre 2016 all’indirizzo della Segreteria dell’Associazione Armonica-Mente:

 

 Premio Letterario “Città di Fermo”

c/o Maria Teresa Silenzi

Via Panfili 148

63822- Porto S. Giorgio (FM)

Le opere che giungeranno oltre tale termine non saranno tenute in considerazione e, in ogni caso, farà fede la data del timbro postale.

INOLTRE una copia del proprio elaborato va inviato anche via mail a: premiocittadifermo@gmail.com   (esclusivamente in formato word).

  1. Il contributo per spese organizzative potrà essere inviato con una delle seguenti modalità:

Postepay – Numero tessera: 4023 6006 6599 3632  

Intestata a Nunzia Luciani   –  CF: LCNNNZ54H48G920P

Causale: III PREMIO LETTERARIO “CITTÀ DI FERMO”

Bonifico bancario – IBAN: IT24X0538769660000000553815

Intestato a Armonica-Mente     

Causale: III PREMIO LETTERARIO “CITTÀ DI FERMO”

In via alternativa sarà possibile inviare contanti, ben occultati nel plico assieme agli altri materiali richiesti. Alla ricezione dei materiali verrà inviata una mail di conferma alla mail indicata nella scheda dei dati di partecipazione al premio.

  1. Non vengono accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.
  1. La Commissione di giuria è composta da esponenti del panorama culturale e letterario, regionale e nazionale.

 Sez. A: Susanna Polimanti, Lorenzo Spurio, Cinzia Franceschelli, Nuccia Martire, Michela Zanarella, Anna Laura Cittadino.

Sez. B: Mons. Mario Lusek, Susanna Polimanti, Stefania Pasquali, Michela Zanarella.

Sez. C: Susanna Polimanti, Michela Zanarella, Cinzia Franceschelli, Stefania Pasquali.

Sez. D: Susanna Polimanti, Lorenzo Spurio, Anna Laura Cittadino, Nuccia Martire, Cinzia Franceschelli.

Il giudizio della giuria che esaminerà le opere pervenute al concorso e decreterà i vincitori è insindacabile e inappellabile.

I Premi saranno stabiliti come di seguito indicato:

Sezioni A, C, D – 1° premio: targa, diploma con motivazione della giuria e 150 Euro.

2° premio: targa, diploma con motivazione della giuria e libri, 3° premio: targa e diploma con motivazione della giuria

Sezione B – 1° premio: targa, diploma con motivazione della giuria e articolo religioso;

2° premio: targa, diploma con motivazione della giuria e libro, 3° premio: targa e diploma con motivazione della giuria

La Giuria si riserva di decretare Menzioni e Premi Speciali a proprio insindacabile giudizio oltre alle targhe quali: Premio Speciale Associazione Culturale GueCi di Rende(CS) per la sezione A Poesia in lingua italiana e Premio Speciale CEI per la sezione B Poesia religiosa.

  1. I premiati saranno contattati a mezzo mail e telefonico ai riferimenti che gli stessi avranno fornito al momento della partecipazione nella relativa scheda con i dati personali.
  1. La cerimonia di premiazione si terrà a Fermo (in un luogo che verrà indicato con precisione in un secondo momento) in un fine settimana del mese di Aprile 2016. A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.
  1. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, il premio (targa e/o diploma) potrà essere spedito a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, fatta eccezione dei premi in denaro che, se non ritirati personalmente, verranno incamerati dall’Associazione per future edizioni del Premio.
  1. Tutti i testi dei vincitori, di eventuali menzionati e premi speciali saranno pubblicati nel volume antologico che sarà presentato nel corso della premiazione.
  1. L’Associazione Armonica-Mente destinerà in beneficienza parte dei proventi derivanti dalla vendita delle antologie a propria discrezione, a realtà bisognose di aiuto nel territorio del Fermano.
  1. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando

 

             Nunzia Luciani                                                                    Susanna Polimanti                                                                                

            Presidente del Premio                                                                        Presidente di Giuria

    Presidente Ass. Armonica-Mente                                                        

 

Per qualunque informazione rivolgersi all’indirizzo mail: premiocittadifermo@gmail.com

 

 

Scheda di Partecipazione al Concorso

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura per posta entro il 20 dicembre 2016

 

Nome/Cognome ___________________________________________________

Nato/a _________________________ il _______________________________

Residente in via ____________________________________________________

Città_____________________________ Cap ___________ Prov. ____________

Tel. ____________________________Cell._____________________________

E-mail __________________________Sito __________________________

Partecipo alla/e sezione/i (indicare vicino il titolo del testo proposto):

□ A –Poesia in italiano a tema libero _____________________________________

□ B –Poesia in italiano a tema religioso ____________________________________

□ C –Poesia in dialetto _________________________________________________________________

□ D –Lettera aperta a tema libero ________________________________________

 

Data_________________________ Firma _____________________________

 

 

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

 

 Data___________________________ Firma _________________________________

 

 

Verbale di Giuria XVII edizione Concorso di Poesia “Città di Porto Recanati” (2016)

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XXVII CONCORSO  INTERNAZIONALE DI POESIA 
«CITTÀ DI PORTO RECANATI»
 Premio Speciale “Renato Pigliacampo”
Verbale di Giuria 

La Commissione di Giuria della XXVII edizione del Concorso Internazionale di Poesia «Città di Porto Recanati», composta da Lorenzo Spurio (Presidente), Susanna Polimanti, Rosanna Di Iorio e Rita Muscardin, dopo attenta operazione di lettura e valutazione delle 104 opere presentate a concorso, ha stabilito la graduatoria finale dei vincitori e dei premiati a vario titolo. Sono stati quindi individuati tre vincitori assoluti, sette premiati e ulteriori otto riconoscimenti.

Inoltre, per ricordare degnamente il prof. Renato Pigliacampo, poeta e scrittore, fondatore del premio di poesia, si è conferito il “Premio Speciale Renato Pigliacampo” a un partecipante che si è particolarmente distinto con la sua poesia per tematiche, aspetti, elementi o rimandi all’opera e alla vita di Renato Pigliacampo. Contestualmente, vengono consegnati Diplomi Speciali “In memoria di Renato Pigliacampo” per opere poetiche significative su tematiche relative all’universo della sordità, delle minoranze sensoriali o dell’impegno civico.

Vincitori assoluti

(Ricevono targa e premio in denaro: 1° premio: 500 ; 2° premio: 300 ; 3° premio: 200 )

1° Premio: VINCENZO MONFREGOLA di Napoli con la poesia “Quando il tempo non conosce le differenze”

2° Premio: TRISTANO TAMARO di Trieste con la poesia “Un profugo d’Istria”

3° Premio: ATTILIO ROSSI di Carmagnola (TO) con la poesia “Il dono del sentire”

 

 Premiati con targa

4° Premio: MARA PENSO di Mestre (VE) con la poesia “Droga, famelica belva”

5° Premio: DEANNA MANNAIOLI di Marsciano (PG) con la poesia “Linfa nuova”

6° Premio: EGIZIA MALATESTA di Massa con la poesia “Stazione Centrale (sera d’Inverno)”

7° Premio: LORELLA CECCHINI di Noale (VE) con la poesia “Senzatetto”

8° Premio: LORETTA STEFONI di Civitanova Marche (MC) con la poesia “Il vento tra le ciglia”

9° Premio: STEFANO BALDINU di San Pietro in Casale (BO) con la poesia “Quotidiane acrobazie (pensieri di un padre separato)”

10° Premio: MARIA LUISA D’AMICO di Falconara Marittima (AN) con la poesia “Ti ho pensata”

 

Riconoscimenti con attestato
  • MARIA ANTONIETTA D’ONOFRIO di Pisticci (MT) con la poesia “Fuori”
  • CESARINA CASTIGNANI PIAZZA di Monte San Vito (AN) con la poesia “Vespro”
  • ROBERTO BORGHETTI di Ancona con la poesia “Non lasci mai impronte”
  • ELISABETTA FREDDI di Senigallia (AN) con la poesia “Oltraggio”
  • PAOLO BORSONI di Ancona con la poesia “L’amore che ha verso di te qualcuno”
  • CRISTINA BIOLCATI di Ponte San Nicolò (PD) con la poesia “Invisibili”
  • RITA GIOVANNA CAVICCHI di Castiglione dei Pepoli (BO) con la poesia “Questione di percezione”
  • PALMA CIVELLO di Palermo con la poesia “Diversamente simili”

 

Premio Speciale “Renato Pigliacampo” –  Premiato con targa

 ROSANNA GIOVANDITTO di Pescara con la poesia “Sola col mio silenzio”

 

Diplomi Speciali In memoria di Renato Pigliacampo

 

  • SELVAGGIA CECARINI di Civitanova Marche (MC) con la poesia “Al valore civile di Renato Pigliacampo”
  • RITA BOSCO di Chieri (TO) con la poesia “Il mio grande silenzio”
  • FABIANO BRACCINI di Milano con la poesia “Quando la solitudine…”
  • ANTONELLA VARA di Palermo con la poesia “Povero mondo”
  • ELVIO ANGELETTI di Senigallia (AN) con la poesia “Il cane e l’amico”
  • MARCELLO COACCI di Prato con la poesia “Sono pronto”

 

Tutti i vincitori e i premiati a vario titolo sono invitati a partecipare alla Cerimonia di Premiazione che si terrà sabato 17 settembre 2016 a partire dalle ore 17:30 nella Sala Biagetti della Biblioteca Comunale (Castello Svevo) a Porto Recanati (Piazza Fratelli Brancondi).

Si evidenzia che i premi in denaro saranno consegnati solamente in presenza del vincitore o eventuale delegato e non saranno inviati a mezzo posta in un secondo momento. La delega dovrà pervenire a mezzo e-mail prima dell’evento di premiazione.

Gli altri premi (targhe e attestati), qualora non vengano ritirati il giorno della premiazione, saranno spediti a mezzo posta solamente dopo pagamento delle relative spese di spedizione.

Si richiede, pertanto, una comunicazione di conferma sulla presenza alla cerimonia da parte del premiato o di eventuale delegato, che dovrà pervenire a mezzo e-mail entro il 12 settembre p.v. al Presidente di Giuria e al Segretario del Premio agli indirizzi e-mail lorenzo.spurio@alice.it e poesia.portorecanati@gmail.com

 

 

  Lorenzo Spurio                                          Marco Pigliacampo

Presidente di Giuria                                        Segretario del Premio

 

Porto Recanati (MC), 25 Agosto 2016locandina-portorecanati-page0001

Domenica 21 agosto a Marotta con la poesia civile

LA POESIA CIVILE A MAROTTA
DOMENICA 21 AGOSTO SI PARLA DELLA ANTOLOGIA “RISVEGLI”

Domenica 21 agosto alle ore 21:15 a Marotta (PU) nello spazio del Parcheggio di Villa Valentina si terrà un evento poetico destinato a parlare di poesia di impegno civile. L’evento, organizzato dalle Associazioni Chiaro-Scuro e dal Circolo Culturale Marotta, sarà aperto con i saluti di entrambe le presidenti, rispettivamente Ketty Perrone ed Ersilia Riccardi. Il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, curatore del volume antologico Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2015) introdurrà la serata che vedrà poi l’intervento del prof. Raffaele Taddeo, prefatore del medesimo volume. A seguire letture poetiche dei poeti Elvio Angeletti, Anna Maria Berni, Ivana Biagetti, Rossana Di Iorio, Elisabetta Freddi, Daniela Gregorini, Rossana Guerra, Michele Miano, Gianni Palazzesi, Franco Patonico, Fiorina Piergigli, Maria Pia Silvestrini, Marco Squarcia e Lorenzo Spurio. 

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Dal “Resto del Carlino” del 20-08-2016

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Da sx: Lorenzo Spurio, Elvio Angeletti, Raffaele Taddeo, Ersilia Riccardi, Maria Pia Silvestrini, Fiorina Piergigli, Elisabetta Freddi, Anna Maria Berni, Daniela Gregorini

 

“La fontana incantata” di Emilio Rega, prefazione di Lorenzo Spurio

Emilio Rega, La fontana incantata, Eracle, 2016.
Prefazione di Lorenzo Spurio 

Ad Ortigia, il bel centro storico della città di Siracusa, si trova la celebre Fonte Aretusa, un ampio bacino d’acqua di forma tondeggiante fruibile al visitatore da una posizione privilegiata, quasi “aerea”, di stupefacente presa sul turista per la maestosità della vasca e la straordinarietà della sua posizione, non molto distante dal mare che sembra in qualche modo essere un contenitore più ampio. Emilio Rega nella presentazione del suo nuovo libro attesta chiaramente che il titolo, nel quale leggiamo di una “Fontana incantata”, ha a che vedere proprio con Aretusa che, secondo la tradizione mitologica, venne trasformata in fonte da Artemide per sottrarla alle pressioni di Alfeo che l’avrebbe spiata nuda e della quale era profondamente invaghito.

downloadLa “fontana incantata” a suo modo sembra richiamare anche qualche ambientazione tipica delle saghe per l’infanzia dei fratelli Grimm o, più in generale, a un oggetto che si fa luogo, che identifica una determinata sequenza di vicende; l’accezione di “incantata” ravvisa da subito la straordinarietà della fonte nonché la sua capacità di rappresentare un emblema iper-carico di significati tanto da venire a rappresentare un simbolo. Per mantenere questo tipo di lettura si potrebbe dire, senza forzare di troppo quella che è una propedeutica ermeneusi del nuovo testo di Emilio Rega, che le tante poesie che compongono la silloge non sono altro che spruzzi d’acqua, gocce più o meno pesanti o suadenti a rappresentare la complessità dell’universo.

Rega in questo nuovo libro utilizza forme diverse: dalla lode al canto, dalla preghiera all’elegia e ancora dal componimento d’amore a quello contemplativo senza mai disdegnare lo sviluppo di pensieri di matrice più chiaramente religiosa, filosofica, morale ed etico-civile. Con essi, anche i registri cambiano: notiamo l’io lirico che si mimetizza nel pensiero, ma anche il poeta che fa autocritica e prende le distanze da vezzosità insultanti l’arte poetica e ancora ammonisce mal-comportamenti. La propensione del Nostro, nei momenti in cui abbandona l’approccio più empatico col testo, è quella di prendere una posizione netta nei confronti di accadimenti, mode e convinzioni generalizzate.

Con una scrittura assai concreta e ben delineata, facilmente concepibile anche per chi poco mastica di poesia, Rega ci accompagna nei meandri di un vissuto particolare: il suo. Accanto ai componimenti d’amore nutrite sono le immagini che rievocano un passato più o meno distante con una pacificazione tale da non avvertire neppure strascichi di melanconia. Netti e fortemente visuali le poesie in memoria dei genitori che vengono ricordati con una levità assai profonda e al contempo carica di una passione nevralgica.

Il tempo inclemente fa capolino spesso in varie liriche, soprattutto della primissima parte della raccolta, mai visto come un nemico da demonizzare o un mostro che (ci) trasforma ma come presenza ineluttabile, una sorta di compagno terreno di tutte le nostre vicende da quando nasciamo. In Rega è fortemente radicata la concezione di un tempus fugit che non è in sé pericoloso né da condannare, ma che va percepito per quel che è: uno spazio bianco da costruire personalmente giorno dopo giorno.

In varie altre liriche scopriamo un Rega meno intimo e più direttamente legato al senso di comunità. All’intero di questo filone che potremmo definire etico-sociale, sono interessanti due componenti. Da una parte l’ampio discorso che il Nostro fa sul senso della poesia e il ruolo del poeta oggi a partire da divagazioni diverse ma tutte gravate da un pensiero ossessivo di fondo: il poeta d’oggi è spesso vanitoso. D’altra parte il Nostro, con la sua connaturata capacità di sintesi e fascino della brevità comunicativa che fa di lui un grande aforista, non manca di evocare gravi casi di problematicità quali, appunto, la fame e le epidemie sofferte da una grande quantità di bambini in varie parti del mondo.

Leggendo le poesie di Rega si solidarizza con lui in maniera convinta quando parla del divismo e della smodata esuberanza dell’intellettuale d’oggi che ha fatto della sua arte merce e che utilizza la sua poetica in conviviali momenti d’incontro dove è l’immagine, piuttosto che i contenuti, a contare. Si condanna, dunque, un modo di fare che è in qualche modo viziato, disonesto, oltraggioso nei confronti del sentire più puro del genere umano, quello poetico, ma lo si fa con perspicacia e circostanzialità di giudizio, vale a dire con obiettività e onestà.  Così il premio che il letterato vince da mera attestazione celebrativa del suo valore artistico diviene vessillo di vizio, emblema di egocentrismi nauseanti facendo di lui non una persona sensibile che impiega la poesia quale mezzo esternante il suo animo ma quale forma di competizione, una attività semplicemente numerica dove lo spirito di autocritica e di crescita vengono soppiantati dalla prepotenza e dall’altezzosità.

Se da una parte Rega accenna al fenomeno della brutalizzazione e mercificazione dell’arte, lascia a noi lettori ricercare le cause prodromiche di quanto sta accadendo ormai da decenni cioè ci fornisce qua e là gli elementi che potrebbero essere utili nel tracciare le linee di forza che uniscono la svendita della poesia (nel volume anche l’editoria viene presa in considerazione) con la purità del sentimento umano. In qualche modo ci lascia intuire anche quali potrebbero essere i rimedi: se non per risolvere in toto una situazione diventata endemica e incontrollabile, per lo meno per cercare di non cadere nel baratro qualunquista della superiorità illegittima tra poeti di varia risma.

In tutto questo il Nostro è abile nel costruire con doviziosa precisione gli ambienti che circondano le situazioni che ci pone chiamandoci a una maggiore e sana riflessione, come quando rammenta dell’importanza dell’ “elemento primordiale dell’acqua” in una ipotetica ricerca di quel legame atavico tra l’uomo e l’elemento equoreo, mezzo di vita. In “In ginocchio davanti al mare” l’elemento acqua fa nuovamente da padrone e in questi versi che ci descrivono la sinuosità del mare l’io lirico anela addirittura a un procedimento di metamorfosi in un abitatore delle acque salate.  Dinanzi al mare l’uomo mostra stupore e un senso di insubordinazione dato dall’onnipresenza dell’elemento acquatico che lo conduce ad assumere una posizione riverente, prostrata e servile nei confronti di quel gigante che a volte è in grado di incutere paura.

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Emilio Rega, autore del libro

Per usare sue parole, Rega dice “Canto l’amore che non c’è/ quello che poteva esserci e non è stato” mostrando come il poeta sia quell’essere  capace non solo di eternizzare i momenti ma di credere nella validità dell’invocazione all’assenza. In pochi versi dalla sintassi quanto mai chiara e ben strutturata Rega costruisce con salde parole al contempo evocative ed invocative un ringraziamento al sentire permettendo a quel senso delle possibilità di trovare spazio nell’ambito discernitivo della mente. Ragionare sul successo e il non successo implica l’adozione di una prospettiva dove è l’intimità col tempo a dominare.

Taluni versi sembrano svuotarsi di un impeto propriamente lirico per farsi, invece, più assertivi, descrittivi in senso stretto, capaci cioè di individuare una descrizione analitica di ciò di cui si sta parlando, in linea con la predisposizione al sintetismo concettuale del Nostro che non di rado ha impiegato l’aforisma quale svelamento della mente, riflessione e circumnavigazione del pensiero. L’aforisma ha come principale capacità, qualora l’aforista abbia le giuste doti come è il caso del Nostro, di presentarsi come una piccola verità, una pillola di saggezza che, pur fuoriuscendo dall’esperienza privata, può avere un significato, dunque un valore, oggettivo ed universale. Non detta una linea di pensiero, dunque, ma consente la riflessione ed espone il lettore a una sorta di dialogico con se stesso, ampliandone il senso critico. Ciò è ben evidente ad esempio nella poesia “A te poeta” nella quale il Nostro sembra più calato nelle vesti di un saggista che di un io lirico quando attesta: “La poesia batte in ritirata/ mentre avanza la putredine del mondo”.

Mi sento allora di poter dire che Emilio Rega non solo ha ben a cuore la grandezza universalistica della poesia quale bene inestimabile che va conservato e addirittura promosso, ma che sia anche ragionevolmente influenzato dal tema vivendo in primis la difficile collocazione del poeta nella nostra contemporaneità. Nella difesa che il Nostro fa del Silenzio quale luogo della tranquillità e dell’ispirazione, spazio bianco della mente che permette la riflessione, acuisce il ricordo e rivitalizza il vissuto, sembra di percepire la Szymborska che in una delle sue ultime interviste parlò del silenzio quale condizione necessaria del poeta per essere felicemente produttivo.  Alla conformazione al rumore, allo stridore dei giorni e alla mancanza di differenziazione, Rega contrappone il Silenzio quale arma bianca, una sposa velata che con l’avvenenza di tutte le spose, si unisce a noi. Contro le cacofonie della società, la virulenza dei vizi, l’alienazione dei corpi, la cosificazione della nostra coscienza, Rega reclama ed invoca il silenzio quale ambito di pacificazione al tomento e alla lotta, al subbuglio e ai fragori.  Dato che “La poesia è un privilegio/ riservato a pochi eletti” le parole di Rega indirizzano il nostro animo verso lidi della mente che aprono all’autocoscienza mentre ci insegnano che il Silenzio è la parola più difficile da comprendere e da tradurre. Non perché esso non abbia forma propria, semplicemente perché ci si è assuefatti a un mondo di a-silenzio, dominato dal caos e dalla spasmodica rincorsa al bene di turno, velleità di consumo e vezzosità inutili. Il silenzio non è presente solamente negli interstizi tra una comunicazione e l’altra, nelle pause –pure brevi- tra un rumore e un suono, ma va in un certo qual modo ricercato ed esperito.

La poesia che chiude la raccolta, “Silenzio”, ricalca ancor meglio il concetto: le pause, le ellissi, i punti di sospensione ossia tutti quegli artifici che nella scrittura mascherano una mancanza di materiale, un’assenza, dunque in qualche modo un silenzio improvviso su qualcosa, sono molto probabilmente gli elementi più carichi di significato, densi, saturi di immagini e di complessità, plurievocativi, analogici ed è lì che si concentra la materialità contenutistica. Per questo la poesia degli ermetici è tanto ricca di contenuti e suggestioni, di letture ampie e diversificate da permettere di disquisire ore ed ore su smunti versi, scarnificati fino all’osso.

Esso è una categoria della mente e della percezione e, come tale, la sua appropriazione avverrà a livello personale, intimo, soggettivo. Non esiste un silenzio universale e supremo che valga con la stessa intensità per tutti, ma ognuno di noi ha la sua scala di silenzi e ne conosce la problematicità per poterli raggiungere. Dare un senso all’inesprimibile, dare un colore al bianco-e-nero incalzante, dare un sorriso a un bambino che non ha motivo per ridere diventano allora le tante piccole missioni del poeta che sapientemente e con coraggio, proprio come il Nostro, deve essere in grado di comprendere le criticità del momento storico e l’esigenza di darsi da fare, nella concretezza, per impedire a quella “putredine del mondo” di prendere il sopravvento. Per questo, se il silenzio si può sentire anche nel fragore delle giornate, “la salvezza/ la puoi ancora trovare/ in fondo a quell’oscurità”.

Lorenzo Spurio 

Jesi, 5 Dicembre 2015

“Il buio e la luce” di Marco Nicastro, recensione di Lorenzo Spurio

Marco Nicastro, Il buio e la luce, Prefazione di Lorenzo Renzi, Aljon Editrice, Villapiana (CS), 2016

Recensione di Lorenzo Spurio

marco-nicastro-il-buio-e-la-luce-poesie-677x300L’intera silloge di Marco Nicastro è una curiosa circumnavigazione attorno al fascino misterico di ombre e luci. Lo stesso titolo, Il buio e la luce, chiarisce in partenza la dicotomica trattazione di tante liriche qui contenute. Ma, in fondo, non sono la luce né le tenebre ad essere i veri temi, i messaggi finali, di queste poesie quanto gli elementi che descrivono gli ambienti, che accolgono gli accadimenti, le condizioni meteorologiche e fisiche esperite dall’io poeta. Si tratta, nel caso di Marco Nicastro, di un fare poetico profondamente radicato al libero e intimo sentire l’anima, fatto di rapsodie di ricordi, sentimenti evocati e anelati, attestazioni di solitudine e richieste d’amore. In questa ampia strada il Nostro non manca di connotare gli ambienti, ma anche gli stati emotivi, di quella polarità cara ai neoplatonici e allo stesso Shakespeare interpretabile nell’ossimorica coppietta di bianco-nero, luce-tenebre e, analogicamente, di segregazione-libertà, avvallamento-sospesione, malinconia-gioia, solitudine-amore, morte-vita. Nicastro caratterizza in maniera puntuale e mai identica i vari squarci emotivi, le incursioni sensoriali, le pillole di memoria che riemergono da un’esistenza spesso affossata dalla noia o appiattita dalla desolante condizione di vivere la solitudine. La stessa opera è divisa per volontà dell’autore in due parti, a compendiare quasi due punti di vista diversi, due differenti propensioni ad approcciarsi al mondo di fuori come, a suo modo, rintraccia Lorenzo Renzi nella nota di prefazione. Non sono altrettanto convinto, come lo è il prefatore, che la divisione stagna delle due sezioni corrisponda con altrettanta sistematicità alla suddivisione di poesie più o meno cupe e attorcigliate su pensieri esistenziali da poesie meno affossate, più liete e che comunque non ammorbano il lettore. Mi pare di ravvisare, invece, che esista un continuum tematico piuttosto palese tra le due sezioni dove ombre e bagliori, luce e tenebre ricorrono spesso a descrivere momenti, a metamorfizzare attimi vissuti a rendere manifesta una situazione a volte leggiadra altre cupa e addirittura nefasta. Vi sono, infatti, liriche dove le perlustrazioni mentali del Nostro lo portano in termini di distanza assai lontano dalle liriche più partecipate emotivamente, accorate, piene di pathos, nelle quali, invece, secondo una impostazione molto cerebrale, fa perno attorno a una interpretazione logica, analitica, razionale degli accadimenti. Si tratta di liriche che, se è comunque azzardato sostenere che abbiano un intendimento filosofico, di certo rasentano dilemmi ontologici abbastanza comuni, resi in una forma che non ha del retorico e che, dopotutto, convince. Rovelli esistenziali, aporie indecifrabili, logaritmi del vissuto di complicata risoluzione vengono posti in questa ampia cesellatura dei versi dove è la dimensione doppia, antipodale, istituita su contrasti e parallelismi da ricercare a fare da padrone.

È possibile ricercare la luce anche nella tenebra più fitta, come ebbe a dire un docente universitario di letteratura inglese trattando la ben nota saga del Signore degli Anelli ad intendere, però, un messaggio universalistico che sembra avere del buono sino al parossismo ma che possiamo anche fare nostro. Si tratta di un messaggio di apertura, di una inclinazione alla scoperta senza rimorsi e, soprattutto una propensione a sentirsi vitale in termini di speranza positiva. Ed è qui, in questo antro concettuale che Nicastro mostra una compiacente verità, desunta da origami di versi appassionati che parlano di amore, della natura e del tempo, nel sostenere che anche il buio può avere le sue tinte. Che anche nel nero più pesto possiamo intravedervi gradazioni differenti; che la luce ha quel potere salvifico abile a fortificarci con i bagliori mnemonici che rinsaldano la nostra identità per vivere ogni intervallo di stagione, anche quando la tempesta sgomenta.

Lorenzo Spurio

Jesi, 10-08-2016

Euterpe n° 20 – “Assenza e mancanze”, uscito il nuovo numero della rivista

Uscito il nuovo numero della rivista di letteratura “Euterpe”, il n°20, avente come tema “Assenza e mancanze”

Avatar di assculturaleeuterpeAssociazione Culturale Euterpe

absence3E’ uscito il nuovo numero della rivista di letteratura “Euterpe”, il n°20, che aveva come tema di riferimento “Assenze e mancanze”. Nutrita la partecipazione alle varie sezioni da impegnare la Redazione per intere settimane nelle operazioni di lettura e di selezione.

Nella rivista sono presenti testi di Andrenacci Valeria, Andreucci Erika, Angeletti Elvio, Ardizzoni Nerina, Ausili Marco, Baldazzi Cinzia, Bernardi Luigino, Bettarini Mariella, Biolcati Cristina, Bonanni Lucia, Bonfiglio Anna Maria, Braccini Fabiano, Calabrò Corrado, Carmina Luigi Pio, Carrabba Maria Pompea, Caruso Federico, Casula Carla Maria, Casuscelli Francesco, Chiarello Maria Salvatrice, Chiesi Simona, Ciano Martino, Cimarelli Marinella, Cimino Antonella, Colantonio Linda, Coppari Elena, Corigliano Maddalena, Curzi Valtero, D’Amico Maria Luisa, De Magistris Patrizia, De Maglie Assunta, De Robertis Ubaldo, Di Iorio Rosanna, Di Micco Carlo Valerio, Di Sora Amedeo, Donà Franca, Duranti Franco, Emiri Loretta, Ferraris Maria Grazia, Ferraro Daniela, Filocamo Carlo, Gangemi Maria Letizia, Giordano Angela, Golinelli Luigi, Greco Salvatore…

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Trittico poetico Bonanni-Spurio-Marcuccio sulla strage di Nizza

Il presente “trittico poetico” -naturale evoluzione del dittico a due voci perfezionato da Emanuele Marcucio- attorno al tema della strage di Nizza si compone delle poesie “Sulla Promenade des Anglais” di Lucia Bonanni, “L’ultimo battito” di Lorenzo Spurio e “Nice” di Emanuele Marcuccio. 

strage di Nizza_un sandalo rotto, con finti diamanti

SULLA PROMENADE DES ANGLAIS
DI LUCIA BONANNI

Iridescente

il suono delle parole

libertà-fraternità-uguaglianza

che nella sera si fonde

in giochi di polvere esplosiva

specchiati sulla battigia

edulcorata dalla festa.

Non sono insorti

i cittadini che annullano frontiere

sul lungomare illuminato

la Bastiglia, la prigione-fortezza,

è già stata presa in un martedì 14 di luglio

la carestia annullata e la miseria sconfitta.

Ma la violenza è cancrena inesorabile

e la verità che impatta gli occhi

ha vettori simili a punte acuminate

per reiterate stragi di innocenti.

Il mare vomita lo scempio.

La schiuma urla e si addensa.

Le stelle e le onde

hanno il volto distorto

da smorfie di dolore.

Sull’asfalto bagnato

insieme ad una nuvola di zucchero filato

è rimasto un sandalino rosa.

Dal giornale al teatro

dal museo alla Promenade des Anglais

il tricolore francese

è listato a lutto e la pietra scagliata

più non dà animo alla rivoluzione della Pace.

Il blu della bandiera si fa cielo

e il bianco è strada di campagna

invasa da primule rosse e silenzi senza peso.

Nizza-tanti-bambini-vittime-della-strage

 

L’ULTIMO BATTITO
DI LORENZO SPURIO 

A chi darà la mano

la bambola nuova

acquistata ieri l’altro?

È appena diventata orfana.

L’invertebrata bambola

sfregiata dal secco asfalto

i capelli smossi da fiati:

ma non è vento.

Ogni corpo falciato è

piombato d’aria fradicia

a terra ancorato, greve

in pose turbolente.

Il fantoccio amico

non accetta il lutto

del pargolo padrone.

Lambisce il minuto indice,

gli sussurra una nenia,

gli strizza l’occhio:

anche il cuore di plastica

ha cessato il battito.

(Liquefatta la passeggiata inglese

In una pozione di odio fluido.)

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La Nike di Samotracia, conservata al Museo del Louvre a Parigi

 

NICE[2]
DI EMANUELE MARCUCCIO

e il carro d’acciaio

armato dalla furia

mieteva

in quella via

di una città

e l’azzurro

la costa

e sangue

e il suo nome

ricorda vittoria

Commento a “Nizza” di Emanuele Marcuccio –  a cura di Lucia Bonanni

Il verbo “mietere” è proprio del grano e dei cereali maturi. La mietitura richiama l’azione del tagliare a mano, fa vedere la fatica e l’impegno nel lavoro dei campi e il beneficio che ne deriva. Ma nella propria estensione lessicale il verbo “mietere” può indicare anche l’azione di una forza distruttrice quale può essere la furia della guerra oppure quella di eventi catastrofici.

Nel componimento “Nice” l’autore colloca il verbo “mietere” in un verso isolato dall’inarcatura proprio dopo la parola “furia”, personificazione della violenza qui attuata non da un carro agricolo, destinato al carico di mannelli del grano, ma da un carro d’acciaio, armato per distruggere.

La prima terzina introduce un’immagine di guerra, una desolazione aspra, consumata su un fronte dove non ci sono schieramenti opposti a fronteggiarsi col fuoco delle armi, ma persone inermi e del tutto ignare del pericolo incombente su quella costa lambita dalle onde.

[E] l’azzurro/ la costa/ e sangue” è questa strofa la chiave di volta dell’intero componimento, una terzina di analisi e sintesi, orchestrata su accostamenti cromatici e orientamento spazio-temporale dove sembra esistere una voce fuori scena a narrare il disastro degli eventi che sembrano essere rappresentati su un palcoscenico dove gli attori recitano, seguendo un canovaccio usuale. “[E] l’azzurro”, archetipo del cielo, è immenso, si flette e si fonde nell’elemento liquido e in quello aeriforme; “e sangue”, elemento vitale che vortica e fluisce, inzuppa il selciato mentre l’emoglobina si spezza in molecole perse nel vuoto di una sera riverberata dai fuochi d’artificio.

L’azzurro del cielo e quello del mare, il rosso del sangue, il bianco della costa che si fa sudario di pianto, formano il mosaico di una bandiera, costretta a patire ancora e di nuovo un lutto atroce.

«[E] il suo nome/ ricorda vittoria»: la denominazione di quella città è “Nice”, appellativo che deriva dal ben noto termine greco “Nike”col significato di “Vittoria”, un risultato conseguito non dopo una battaglia bensì in una contesa determinata a vincere le forze del male e conferire foglie di alloro a quel bene spesso usurpato alle umane genti.

Sono versi sintetici, essenziali, concreti, quasi scarni, sobri, ma non eterei e sfuggenti, quelli che scrive Marcuccio che in rappresentazioni di forte impatto visivo ed emozionale e con un lessico ben curato e ben misurato nella forma espressiva e di significato, pongono il lettore dinanzi ad un groviglio di sensazioni che occorre esaminare attraverso l’amore per la parola in un rapporto dialogico col Mondo affinché la bellezza cardine delle parole “libertà”, “fraternità” e “uguaglianza” sia sempre invitta nel percorso etico e sociale di ciascun Uomo.

 

 

NOTA:

I tre testi poetici vengono pubblicati su questo spazio per gentile concessione dei rispettivi autori e con la loro autorizzazione.

Le immagini presenti su questo post hanno fini esclusivamente culturali e non commerciali.

 

[1] Una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.

[2] Scritta in memoria della strage di Nizza del 14 luglio 2016, in cui persero la vita 84 persone di varie nazionalità, tra cui 10 bambini.

Per il titolo ho preferito utilizzare la lezione francese del nome della città, perché etimologicamente più vicina al greco antico “νίκη” (nike), “vittoria”. [N.d.A.]

Luciano Domenighini su “Tra gli aranci e la menta” di Lorenzo Spurio

Tra gli aranci e la menta.
Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca  di Lorenzo Spurio
Commento critico di Luciano Domenighini
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                              Il volume

Undici titoli (di cui uno,”Nella magnolia”, anche tradotto in spagnolo da Elisabetta Bagli) a raccontare la vita e la morte di Garcia Lorca, via crucis, elegia, epitaffio, epicedio.

In una lingua lussureggiante, naturalistica, piena di colore e di luce, e insieme erudita, disseminata di ricercatezze lessicali e di inedite soluzioni retoriche ad estendere ed arricchire l’ambito simbolico, Spurio dipinge questo polittico multicolore, intesse i ricami
di questa porpora riprendendo e citando  lo stesso Lorca, a celebrare il poeta, l’uomo, il martire civile.
Il risultato letterario è ragguardevole, sia per i pregi sopra menzionati, sia per la capacità di coniugare e fondere il proprio modus poetico, manifestamente espressionista, con i riverberi del tragico e spregiudicato lirismo proprio della poesia del genio granadino.
Lorca è immenso, incalcolabile. Fantasioso e ridondante, è una macchina inesauribile di invenzioni verbali, nel suo simbolismo ostinato, nel suo surrealismo acrobatico eppure fortemente naturalistico, nel suo inesausto vitalismo, acquatico e terrestre, astrale e floreale, tragico e festoso.
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Lorenzo Spurio

Spurio con la sua lingua poetica aspra e perentoria ma altrettanto incline all’ideazione simbolica, in qualche modo ne echeggia le valenze più crude, ne riproduce i connotati più scabrosi.

I versi impiegati sono di varia lunghezza, con predilezione per l’alessandrino, ma non è la cadenza a intrigare il poeta marchigiano quanto piuttosto la consequenzialità della trama sintattica, il fascino della raffinatezza verbale quando non il gusto per il neologismo, il varo del tropo inedito, elaborato, spiazzante.
Di taglio accademico e come rivendicando un’anima aristocratica, questo linguaggio poetico ha qualcosa di orfico, di iniziatico, non solo per la citata ricercatezza verbale ma anche e soprattutto pere la sua natura bifronte, ossimorica e, di conseguenza, sibillina, tutta giocata sui contrasti e sugli imprevisti accostamenti.
In definitiva la breve raccolta di “Tra gli aranci e la menta”, omaggio e tributo a Garcia Lorca,  rappresenta di fatto un’originale riproposta letteraria,  una rilettura alquanto stimolante della poetica del grande poeta andaluso.
Luciano Domenighini
luglio 2016.

“Le schegge” di Izabella Teresa Kostka, recensione di Lorenzo Spurio

Izabella Teresa Kostka, Le schegge, Lulu, 2016.
Recensione di Lorenzo Spurio 

Nulla è rimasto del tossico “amore”

Evaporato coll’essenza dell’ultimo sospiro.

Un libro forte, dalla struttura tripartita, di sgargiante monito civile, che la poetessa polacca naturalizzata milanese ha dedicato a tutte le donne. Ad aprire il volume è una breve nota della stessa autrice dove chiarifica la ragione e il significato di data raccolta poetica. Il volume ha come tema fondante quello del dolore. Si tratta di uno stato di sofferenza lancinante che amplifica i suoi connotati perché vissuto nella solitudine, nel silenzio, nell’indifferenza dei più e in circostanze di vero abbandono emotivo e psicologico. Izabella Teresa Kostka con una poetica scevra da ridondismi e velleità melliflue, fornisce al lettore sprazzi di incoscienza e assuefazione di esistenze derelitte, emarginate dall’amore, lontane da un senso di felicità e naturalezza che sembra irrimediabilmente perduto.

Le stesse schegge che figurano nel titolo e nell’immagine di copertina stanno a delineare un mondo residuale, quello di una particola appuntita che, al contatto, produce fastidio e dolore, con spargimento di sangue. Dolore che porta con sé, a livello interpretativo più ampio, a quelle recondite pillole di memoria, quelle reminescenze di un passato difficile, che puntualmente riaffiorano disturbando la quiete abituale della persona.

product_thumbnailLa scheggia rappresenta dunque una condizione di passato difficilmente definibile: non un passato remoto, lontano, definito e chiuso, ma un passato che ha una forza inimmaginabile, capace di riattualizzarsi di continuo, di confluire nel presente, contaminando le ore, minacciando continuamente il proprio stato di benessere. Pur essendo nella forma ridotta di un’entità più ampia, la scheggia morfologicamente mantiene tutte le caratteristiche organolettiche di quell’entità alla quale apparteneva prima del distaccamento da essa. Un’associazione di immagini o di odori, una circostanza curiosa, il collegamento di episodi tra loro apparentemente slegati sono tutte modalità in cui la scheggia, quel passato latente, si vivifica con evidente produzione di angoscia, sofferenza e delirio emozionale.

La prima compagine di liriche che compongono il libro sono raccolte attorno al sottotitolo di “Par amor”; in esse tocchi di succinto erotismo con evocazioni a situazioni cariche di seduzione vissuta con energica passione e sprazzi di insana foga. L’anelito di ardore ed amore è, infatti, spesso relazionato a una circostanza di follia nella quale l’io lirico vagheggia di perdersi in questo persuasivo e totalizzante desiderio di godimento nei sensi. Sono poesie queste dove è possibile leggere un dialogico sottaciuto tra gli amanti (“I tuoi occhi/ la dannazione”), gestualità colte nel mistero dell’amore, spinte altruistiche ad un amore da condividere e del quale goderne l’assuefazione (“Sfamati di me”).

In questa prima sezione si parla, però, anche dell’amore bistrattato nella forma della bugia, del tradimento, dell’ipocrisia di uno dei due amanti. Si mette in luce una sorta di afasia relazionale nella quale le lunghezze d’onda degli amanti sembrano correre in maniera diversa per via dell’ingerenza di un terzo, a costruire un triangolo amoroso peccaminoso e disdicevole. Si presenta così una coppia che viene minacciata dal suo interno tanto a minarne le fondamenta: l’amante illuso e l’amante disattento ed ipocrita che conduce parallelamente due storie amorose. La Nostra parla in questa accezione delle “tossiche muffe del falso calore/ e il fasullo abbraccio della passione”. L’estemporanea n°10 in particolare, il cui sottotitolo è un perentorio “Non credo” sembra fornire una analisi assai negativa dinanzi alla possibilità di un perdono verso il partner che porta la Nostra all’adozione di una decisione austera e in qualche modo inoppugnabile dinanzi alle esigenze del suo cuore: “Rinuncio per sempre alla tenerezza,/ all’ultimo inganno del falso calore”.

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Izabella Teresa Kostka, autrice del libro “Le schegge”

La seconda mini-plaquette porta il titolo di “Orco” ed è anticipata da una impressionante immagine in bianco e nero di un coltello da cucina. Dall’amore come desiderio e come tradimento della prima sezione, la Nostra passa ora a “narrare” di casi di amore dove è la violenza fisica a far da padrone, a far imbevere i versi delle sue poesie del sangue dello stupro, nonché delle lacrime salate dell’offesa ricevuta. La presenza dell’orco, dell’aguzzino, del violentatore, di colui che perseguendo i propri scopi personali ruba l’innocenza, macchia l’onore e denigra la donna è già anticipata nella prima sezione del libro nella poesia dove si parla del “ladro dei sogni” identificato nel bestiario di turno, quello di un lupo ululante.

Un tema, quello della violenza sessuale, da sempre trattato anche nella letteratura. Si pensi al mito di Filomela in cui lo sprezzante Tereo, marito di Procne ma innamorato di sua cognata Filomela, riesce ad averla per sé con la forza, violentandola. L’uomo le taglia poi anche la lingua affinché non possa proferire quanto è accaduto e chi è stato l’artefice della violenza ma la donna, mediante l’arte del ricamo, riesce a comunicare con la sorella Procne. Fuggite dall’influenza del tremendo uomo, si appellano alla clemenza degli dei che le trasformano in due uccelli: Filomela in usignolo, Procne in rondine mentre Tereo in upupa. Anche il testo biblico è ricco di episodi nei quali la violenza verso la donna viene a rappresentare una delle tante forme di dominazione dell’universo maschile su quello femminile. La vicenda di Tamar, figlia di re Davide, è estremamente significativa per quanto si sta dicendo. Violentata con l’inganno dal fratello Amnon, viene vendicata, però, dall’altro fratello Assalonne mentre il padre –a conoscenza dell’intera vicenda- mostra la sua connivenza di uomo spregiudicato rifiutandosi di intervenire o di denunciare l’abominio commesso dal figlio verso l’altra figlia.

Nella sezione “Orco” sono presenti vari acrostici dai quali la poetessa fa emergere la cosificazione, la nullificazione e la brutalizzazione della donna che l’uomo produce mediante il suo atteggiamento spregiudicato e sessista, autoritario e illecito. La Kostka denuncia in tal modo fenomeni dolorosi assai comuni nell’attualità dove la donna viene percepita e trattata come un oggetto che vede “spezzata di notte la resistenza”. Versi assai chiarificatori di una condizione spregevole di dominio e sperequazione tra i partener dove il carnefice –con i mezzi della violenza fisica, dell’abuso e della costrizione- persegue con successo il suo laido fine. Una condizione che pone la donna in un vittimismo lancinante e –spesso- come denuncia la cronaca in un’incompatibilità comunicativa nel denunciare il suo aggressore. Donne sole e fragili che nella loro domesticità subiscono sevizie e abusi che si protraggono nel tempo con lo sviluppo di evidenti traumi a livello psicologico che –non di rado- minano profondamente la propria esistenza, creando ansie smodate, ampliando timori ed insicurezze costringendole a vivere in un limbo infernale. L’uomo, che dovrebbe amarle e potrebbe aiutarle a curarsi, è proprio l’artefice di quella condizione che contribuisce a peggiorare con la reiterazione dei suoi insani comportamenti. Ecco perché possono sopraggiungere nondimeno dei gesti autolesionistici, dei momenti di delirio nei quali quelle energie negative, quello spirito di morte che dovrebbe riversarsi verso il partner (denunciandolo, difendendosi fisicamente,etc.) finisce per inacerbirsi e tramutarsi in spirito di morte contro sé stesse (nichilismo, apatia, abuso di psicofarmaci, atti inconsulti che minano la propria incolumità, suicidio) come leggiamo nell’acrostico “Sangue”: “Elemosino soltanto la morte”. Ciò –per fortuna- non sempre accade, difatti nella lirica successiva, nella quale pure la Nostra accenna a un caso di femminicidio, l’indignazione e la sofferenza è tanta che la porta ad armarsi di un monito di rivalsa: “Invoco sconvolta le orde degli angeli,/ oso pretendere la tua vendetta!”. Qui l’invocazione è di natura doppia: da una parte l’esortazione su un piano religioso affinché gli angeli accorrano a sostenere la recente perdita e per accogliere la poveretta nel regno dalla vita senza fine (indirettamente si percepisce il richiamo alla giustizia divina) e contemporaneamente una dichiarazione energica di lotta, con la quale –ben ritenendo insufficiente e illusoria la giustizia terrena (il sistema giudiziario in vigore)- proclama la terribile legge dell’occhio-per-occhio dente-per-dente, chiamando alla vendetta. Si tratta, quella della vendetta, di una risposta estrema, fuori dall’ordinamento giuridico, che minaccia il senso civico che la Nostra chiama in causa –intuisco- non quale reale risoluzione a un crimine di questo tipo ma per accentuare, appunto, l’esasperata condizione di sofferenza e di nichilismo protratta nei confronti dei delitti coniugali o domestici. Parallelamente è percepibile lo sdegno dinanzi a una società disattenta e impreparata (quante denunce di stalking rimangono in Commissariato senza dar seguito a una vera e propria attività di garanzia e custodia della persona che denuncia?) e ingiusta, piena di idiosincrasie, che non conosce l’equa condanna ai reati commessi. Lo stato, che dispone  qualche anno di carcere quale condanna per l’assassino e che in pratica rimette l’uomo in libertà ben presto è come se uccidesse una seconda volta la malcapitata di turno, oltraggiandone la memoria e acuendo l’afflizione dei suoi cari.

Gli abominevoli epiloghi di questi squarci di esistenze di povere donne contenute nelle liriche sono frutto di idiosincrasie relazionali, incompatibilità comportamentali, analfabetismo psicologico, percezione ossessiva dell’amore, stalking, gelosia ed atteggiamenti maniacali, imposizione e forza, tossicità, compulsione, dominazione, disturbi psicologici e tanto altro ancora.

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Izabella Teresa Kostka, autrice del libro “Le schegge”

La terza sezione del libro, “Fenice”, sembra essere di taglio diverso e voler aprire un varco di speranza. Nota è la storia della fenice che, dopo la vetusta età e la morte incendiaria, rinasce dalle sue stesse ceneri a rappresentare un chiaro segno di forza e rigenerazione, di accresciuta consapevolezza che permette una nuova vita. In campo umano è possibile parlare di resilienza quale capacità del soggetto di saper dare una risposta concreta agli stati di necessità e ai periodi di debolezza senza demoralizzarsi o autocolpevolizzarsi ma mettendo in pratica una grande forza d’animo che ne caratterizza l’animo rigoglioso, battagliero e pronto a rialzarsi dopo ogni caduta. La Nostra parla, infatti, degli “spettri di ieri” quale passato doloroso da lasciarsi alle spalle, di un momento tribolato e angoscioso del quale è capace di localizzare omai nella sfera temporale del passato, a pensare ad esso come a qualcosa di chiuso, lontano, che non può ritornare a minacciare il presente.

Questo è il momento che mostra un’elaborazione del dolore, l’autocoscienza che, sulla scorta di esperienze dolorose e traumatiche, è capace di dare una risposta fattiva, forte di un grande impegno morale ed etico: “Aspetto la rinascita” scrive la poetessa in una lirica, pronta a chiudere un capitolo della sua esistenza e ad inaugurarne un altro nella convinzione che “Tutto passa,/ si dissolve nel tempo”. È il tempo del perdono e del riavvicinamento, dell’annullamento dei sensi di colpa, della quiete ritrovata dopo la tempesta, ma anche dell’annuncio di una nuova stagione che si spera di concordia, vero amore ed empatia: “Rigogliosi fioriremo all’arrivo della pioggia/ bagnati dall’essenza di Nuova Vita”. Nell’energica riappropriazione della propria vita c’è anche un saggio confronto con il passato, artefice di abbandono e timori. La Nostra non teme il suo poter riaffiorare tra le trame della nuova esistenza, né lo percepisce più con preoccupazione ed ansia come una volta mostrando di aver compiuto un ampio e complicato percorso di riappacificazione con sé stessa: “No/ io non ho paura,/ farò l’amore con i miei spettri”.

Si può amalgamare il significato dell’intero libro prendendo in esame le diverse significazioni che vengono attribuite all’immagine cardine delle poesie: quella del corpo femminile. In “Par Amor” il corpo è motivo di desiderio, esigenza pullulante, materialità necessaria alla concretizzazione di quell’unione corporale che risponde a uno stato di mancanza difficilmente governabile che appartiene alla fisiologia dell’essere umano. Nella seconda sezione, “Orco”, il corpo femminile è strumento atto al soddisfacimento delle voglie, semplice mezzo del quale appropriarsi con tutte le maniere anche con l’impiego della forza. Il corpo non è più la concretizzazione dell’amplesso amoroso, la sublimazione di un amore che ha nella fisicità il suo climax, ma è il mezzo di dominazione e di tortura. Se nella prima sezione il corpo era desiderato, agognato, vissuto con ardore, qui il corpo viene brutalizzato e svilito, offeso e appropriato in maniera antidemocratica con la forza. Nella sezione finale, “Fenice”, il corpo non è più solo fisicità ma è anima: in esso si riscopre il vero senso dell’ardore e del colloquio appassionato tra gli esseri. Esso è solo nobilitazione di un legame viscerale e al tempo cerebrale dove il sentimento tracima. È un corpo idealizzato che è la summa degli affetti, delle rassicurazioni e dei piaceri ed è un corpo nuovo nel quale si riscopre quasi un candore antico, una bramosa verginità che stride con quel corpo offeso e maltrattato, sedotto e asservito al potere della seconda sezione del libro. Nella “estemporanea 18 (ti ritroverò)” così leggiamo: “Diventerà vergine il nostro affetto/ libero da ogni carnale piacere,/ grezzo e nudo il desiderio/ dormiente tra le stanze del non ritorno”. Non sempre l’amore rifiorisce dal dolore ma quando ciò accade –sembra sussurrarci la Nostra, esso è vero amore. Capace di sovrapporsi alle difficoltà e potente ad annullare il passato più amaro.

Lorenzo Spurio

Jesi, 18-07-2016

“Padre” poesia di Michela Zanarella, con traduzione in turco

Padre

POESIA DI MICHELA ZANARELLA

Padre,

mi vanto del colore e del suono

che ridendo rincorri

per stagioni e grembi di luce.

Dico alla pelle

quanto entrambi affondiamo radici

in estro e città.

Occupi sempre più

il profondo del mio giocare alla vita,

quello spazio di somiglianza calda

alle vetrine di un sogno.

In parte nel tuo asfalto di uomo

cerco vapori d’eterno orgoglio,

quel silenzio che so

veliero di grande calore.

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Baba

Traduzione in turco di Özkan Mert

Baba,

Coşarım renkler ve seslerle      

mevsimlerden mevsimlere,       

gülerek senin rahminde.         

Ey ten, derim ki sana,     

ne kadar salsak da köklerimizi              

sezgilerimizin ve kentlerin içine.      

Sen hep daha derindesin yaşam koşumda, 

benzer bir boşlukta                                  

camdan kutucuklar gibiyiz düşlerde.    

Senin asfalt adamlığının kıyısında     

Buğusunu ararım bitmez gururun, 

çok iyi bildiğim sessizlikte           

sıcacık bir yürekle yelken açan.

Corrado Calabrò insignito della medaglia Damião de Góis dall’Università di Lisbona

L’ambito premio Damião de Góis dell’Università Lusofona di Lisbona si va ad aggiungere ai tanti riconoscimenti in ambito culturale e poetico (Premio Camaiore anno 2001, Premio Rhegium Julii anno 1980, Premio Internacional de Poesia Gustavo Adolfo Béquer anno 2015, solo per citarne alcuni) che Corrado Calabrò, originario della Calabria ma da decenni naturalizzato romano, ha ricevuto nel corso degli anni.

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Con alle spalle un’intensa attività professionale nel campo della Magistratura, Calabrò è stato Presidente dell’Associazione Magistrati del Consiglio di Stato (1999-2001) e Presidente dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni (2005-2012).

In campo letterario, intensissima la sua attività di poeta per la quale esordisce nel 1960, per i tipi di Guanda, con l’opera d’esordio Prima attesa. Ad essa hanno fatto seguito  Agavi in fiore (1976); Vuoto d’aria (1979); Presente anteriore (1981); Mittente sconosciuta (1984); Deriva (1990); Il sale nell’acqua (1991); Vento d’altura (1991); La memoria dell’acqua (1991); Rosso d’Alicudi (1992); Le ancore infeconde (2001); Blu Maratea (2002); Qualcosa oltre il vissuto (2002); Una vita per il suo verso (2002); A luna spenta (2003); Poesie d’amore, (2004); La stella promessa (2009); T’amo di due amori (2010); Dimmelo per sms (2011); Password (2011); Rispondimi per sms (2013); Mi manca il mare (2013).

Moltissime le traduzioni delle sue opere in varie lingue: oltre le traduzioni di poesie singole, sono stati pubblicati sei libri in spagnolo, quattro in svedese, quattro in inglese; due in francese, russo, ungherese, ucraino; una in tedesco, rumeno, serbo, greco, polacco, danese, ceco, portoghese.

13590351_689648031186585_6625560848699662439_nIl 30 giugno 2016 il poeta Calabrò ha ritirato all’Auditório Armando Guebuza dell’Università di Lisbona, presso la locale università, l’importante Premio Damião de Góis, intitolato alla memoria di uno dei maggiori intellettuali portoghesi. Figura di spicco della cultura lusofona che tanto si impegnò per favorire un clima culturale rinnovato dallo spirito umanistico europeo a costo della sua stessa vita (secondo la storiografia, infatti, venne processato dagli organi dell’Inquisizione).

Al solenne evento sono intervenuti il dr. Mário Moutinho (Rettore dell’Università di Lisbona di Scienze Umane e Tecnologiche), S.E. Giuseppe Morabito (Ambasciatore della Repubblica Italiana in Portogallo) e numerosi professori e cattedratici della locale università.

I miei vivissimi complimenti al caro amico Corrado per questo ulteriore segno di riconoscimento verso la sua importante attività di letterato che dà lustro non solo il nostro Paese ma l’Europa tutta.

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