Intervista a Edoardo Monti, autore di “Vangelo del cavolo”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista a Edoardo Monti

Autore di Vangelo del cavolo

I libri di Emil, 2011

 

a cura di Lorenzo Spurio

  

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

EM: C’è bisogno di fare una premessa un po’ dotta. Anche se in genere, in questo paese, si viene educati alla fede cristiana, pochi sanno che nei primi secoli del Cristianesimo il “vangelo” era una specie di genere letterario. Esistevano diversi vangeli (non parlo solo dei famosi apocrifi), ma di essi tutti conoscono soltanto i quattro testi che furono scelti dalla Chiesa, e dunque “canonizzati”. Partendo da tale presupposto, ho voluto scrivere il mio “vangelo”: il quale, essendo mio – e parlando di gente ordinaria, debole, mediocre –, non può che essere “del cavolo”.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di là di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

EM: Rispetto a chi nega una valenza autobiografica ai propri testi, io faccio esattamente il contrario. Dirò anzi che mi “duplico” in quasi tutti i miei personaggi, nel senso che in ognuno c’è un aspetto della mia personalità. Alla fine, per far questo, la scrittura non è solo un mezzo semplice ed efficace… ma direi piuttosto che è l’unico. Siamo sinceri: in quale altro ambito possiamo esprimere pensieri meschini – o magari anche spregevoli – e affermare: “Non sono io, è il personaggio che lo dice!”.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

EM: Perché, esistono ancora i generi letterari? Oggi va molto la tipologia del “libro di denuncia”… Ma quando tu, per dire, scrivi un libro contro la camorra, e poi entri a far parte della grande “mafia” italiana – non meno pericolosa – di politologi e intellettuali, non sei molto credibile; o almeno, è ciò che penso io. Quanto al Noir, ci sono autori che leggo e che stimo molto: ma sarebbe anche il caso, da parte degli editori, di spaziare in altri territori, introducendo qualche novità. Questa ossessione per il “nero” inizia a essere noiosa!

Quanto agli autori che prediligo, dato che sono parecchi, mi limiterò ai nomi che in questo momento mi vengono in mente: Pirandello, Cechov, Updike, McBain, Dostoevskij, McInerney, Scerbanenco, Leopardi… Quanto agli autori italiani di oggi, ci metterei senz’altro Ammaniti, la Parrella, e anche Loriano Macchiavelli.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

EM: Ne posso dire due? Uno solo è davvero troppo! Sicuramente la Recherche di Proust e Il Principe di Machiavelli. Perché? Il primo è un capolavoro di scrittura e di profondità, il secondo è l’analisi più terribile – e veritiera – mai scritta sul genere umano.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

EM: Sicuramente alcuni scrittori avranno avuto maggiore influenza, ma in qualche modo preferisco non esserne consapevole, lasciando semmai al lettore il compito di “scovarli”!

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

EM: Di norma ascolto tutti i consigli di chi legge i miei manoscritti, ma una scrittura a quattro mani non l’ho ancora mai sperimentata.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

EM: A tutti coloro cui ogni tanto, durante la giornata, viene il sospetto che la nostra vita – con i suoi riti e le sue convenzioni – sia una gigantesca presa in giro (non so se comica o drammatica). Chi mi legge, per un’oretta deve abbandonare i sentimentalismi, e in compenso saper ridere con sana cattiveria…

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

EM: Giorni fa, su un quotidiano, stavo leggendo la rubrica delle lettere tenuta da un notissimo scrittore. Rispondendo sull’argomento “piccola editoria” (di cui faccio parte anch’io), confrontandola con quella “grande”, egli affermava che per essere pubblicati dai grossi editori non c’è altra via che quella di esser “segnalati” da qualcuno; una persona, insomma, che conosca il direttore editoriale e che gli dica: “Ci sarebbe questo manoscritto…”. Ovviamente, è chiaro che il manoscritto deve poi piacergli: ma se non segue quest’itinerario, è impossibile che venga letto. Considerando che lo scrittore che tiene quella rubrica viene pubblicato da Mondadori, c’è da credergli sulla parola. Senza dubbio, il piccolo editore non ti fa seguire quell’iter. Ma in compenso, devi poi pubblicizzarti da solo, dal momento che non dispone dei mezzi che hanno i “grandi”.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

EM: Quanto ai premi, a esser sincero, ancora non l’ho capito. Per quanto riguarda i corsi di scrittura, io non ne ho mai frequentati, ma ho conosciuto – piuttosto – alcune persone che li tenevano, e devo che la loro mentalità non mi piaceva affatto. Con ciò, non voglio dire che gli insegnanti son tutti così. Ma la cosa quantomeno mi ha dato da pensare.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

EM: Lo scrittore è tendenzialmente un essere narcisista, molto geloso di ciò che scrive e sospettoso verso i “colleghi”. Anche se ciò risulta antipatico, è inutile far finta che le cose non stiano così. Non dico che tra scrittori sia impossibile confrontarsi: dico solo che è difficile bucare la loro corazza.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

EM: C’è chi ha detto che in realtà ogni singolo scrittore dà il suo contributo alla stesura di “un unico grande libro”. Chi scrive ha la necessità principale di farsi capire, e quando un’immagine della letteratura del passato è conosciuta più o meno da tutti (ad esempio, l’insetto di Kafka), re-interpretarla – o anche parodiarla – può rivelarsi molto efficace. Specialmente se non è solo un divertissement intellettualistico, come accade nei libri di certi ‘baroni’ ormai affermati.

 

a cura di Lorenzo Spurio

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA PRESENTE INTERVISTA IN FORMATO INTEGRALE E/O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

E’ uscita l’Antologia del I° Concorso “Esordi Amo” – Edizione 2011

AI PARTECIPANTI E AI SEGNALATI

AL 

I° CONCORSO LETT. NAZIONALE “ESORDI AMO” – EDIZIONE 2011

ORGANIZZATO DA

Blog Letteratura e Cultura

Rivista Segreti di Pulcinella

Blog Intingendo d’inchiostro

SI COMUNICA CHE

con imperdonabile ritardo, siamo ad informarla che l’Antologia del I° Concorso “Esordi Amo” indetta l’anno scorso, è finalmente uscito. La pubblicazione del volume antologico è stata curata da Lettere Animate Editore, una nuova casa editrice ma con ampie qualità.

Per ora il volume può essere ordinato e acquistato mediante questo link: http://www.lettereanimate.com/eshop/index.php?route=product%2Fproduct&product_id=68

direttamente dal sito della casa editrice. Seguendo le indicazioni e fornendo i dati richiesti, sarà semplice acquistarne quante copie si desidera.

Nelle settimane che seguiranno il libro verrà inoltre inserito negli usuali cataloghi delle librerie online attraverso le quali potrà essere acquistato.

Ricordiamo che il I° Concorso “Esordi Amo” è stato organizzato e curato da Lorenzo Spurio, Massimo Acciai e Monica Fantaci nell’anno 2011. Ci scusiamo per la lentezza con la quale questa antologia è stata pubblicata ma –assicuriamo – tali ritardi non sono dipesi da noi.

Nell’antologia trovano posto i testi risultati segnalati dalla Giuria, la cui lista può essere vista a questo link: https://blogletteratura.com/2011/12/05/esito-i-concorso-esordi-amo-2011/

Rimanendo a vostra disposizione per ciascun tipo di richiesta, porgiamo cordiali saluti.

Lorenzo Spurio

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www.blogletteratura.com

Intervista a Luigi Pio Carmina, autore di “Racconti Hunderground”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista a Luigi Pio Carmina

Autore di Racconti Hunderground

Zona Editrice

 

a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

LPC: Ciao Lorenzo, ciao a tutti i lettori. Il titolo è una scelta stilistica atta ad indicare un percorso di vita underground, sia per lo stile, sia per la scelta del protagonista di trasferirsi in una metrò sottoterra, da qui infatti il titolo. L’aggiunta della “h” , come fosse un refuso, enfatizza l’utilizzo di inglesismi nel nostro linguaggio comune.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

LPC: Il romanzo è introspettivo più che autobiografico, poiché pochi episodi narrati all’interno sono avvenuti realmente. Negli stessi però c’è riversato il mio pensiero, la mia opinione verso il mondo e l’umanità. Anche i personaggi sono lo specchio distorto di persone, a volte, incontrate da me. La letteratura è il modo migliore per esprimere emozioni e farle conoscere, infatti l’uomo ha cominciato a narrare le storie, anche precedentemente l’avvento della scrittura, sempre con il desiderio di esprimersi.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

LPC: I miei autori preferiti sono Hermann Hesse, Pirandello e Sciascia. Questi autori hanno portato avanti le loro idee, appoggiandosi allo studio della vita reale. Anche se in modo diverso attuano questa analisi del rapporto interpersonale. I generi che più mi affascinano sono il drammatico e il fantasy, ambedue per l’ambientazione decadente che arricchisce il romanzo.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

LPC: Il libro che mi è piaciuto di più in assoluto è “Narciso e Boccadoro”, poiché ho potuto leggere la voglia di fuga e di evasione di uno dei protagonisti, contrapposto alla dedizione al lavoro e alla fede nel proprio credo dell’altro. Entrambi finiranno per incontrarsi nuovamente, mossi dal desiderio di completarsi e poter finalmente dialogare, fosse anche l’ultima volta.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

LPC: A questa domanda posso rispondere semplicemente dicendo che ritengo il mio stile originale e non influenzato da altri autori, ma frutto della vita vissuta, avendo conosciuto ed essendomi scontrato con alcune realtà e con le problematiche di varie persone.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

LPC: Non ho ancora collaborato con altre persone in un percorso di scrittura, ma ritengo sia molto interessante , poiché potrebbe essere un mezzo di confronto, fondendo però in parte le idee, per poter rispettare quelle del singolo autore.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

LPC: Si adatta ad alcuni lettori pronti a leggere storie drammatiche, a volte molto vicine alla realtà in cui viviamo.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

LPC: Purtroppo il periodo di crisi economica che stiamo vivendo sulla nostra pelle porta anche alcune case editrici a chiedere compensi per sopravvivere. In questo modo gli autori vedono il loro sogno trasformato in una merce di scambio, e le idee e le emozioni diventano oboli da richiedere.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

LPC: Sì, perché spingono gli autori , di poesie o romanzi, a mettersi alla prova, al continuo miglioramento.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

LPC: È fondamentale , per crescere, evolvere insieme, e cercare di evitare errori tramite le esperienze. Sempre , come dicevo prima, non dimenticando l’io personale di ciascun autore.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

LPC: Nel romanzo, il protagonista rimembra nozioni , anche letterarie, apprese in passato, prima del suo arrivo nella stazione. É questa la componente intertestuale che posso leggere nel romanzo. Nella maggior parte della stesura ho applicato la mia fantasia con un tocco interiore, a volte ermetico, sfruttando periodi brevi che puntualizzino l’angoscia vissuta dai personaggi.

Ringrazio Lorenzo, i componenti della redazione e tutti i lettori per l’attenzione e il tempo impiegato a leggere queste righe.

 

a cura di Lorenzo Spurio

 

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE INTERVISTA IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Vangelo del cavolo” di Edoardo Monti, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Vangelo del cavolo

di Edoardo Monti

Emil, Bologna, 2012

ISBN: 978-88-96026-39-7

Numero di pagine: 86

Costo: 14,00 €

 

Recensione a cura di LORENZO SPURIO

 

E ti affidi, un po’ alla volta, alla calma di certe abitudini. E così il mondo va avanti, da sempre e malgrado tutto. (p. 36)

Perché un titolo così bizzarro per un libricino di nemmeno cento pagine? E’ forse questa la domanda più intuitiva – forse addirittura banale- che ci facciamo prendendo in mano questo testo che, più che un vero libro, ha l’aspetto di un pamphlet.

Inoltrandosi nella lettura, però, ci si rende ben presto conto che si tratta di un testo molto interessante. E’ una raccolta di racconti brevi – poche pagine per ognuno- attraverso i quali Edoardo Monti – che esordisce così nel campo della narrativa- ci fa conoscere personaggi e situazioni, per poi metterle a tacere e inventarne di nuove. In realtà c’è poco di “inventato” dato che da ogni pagina traspaiono chiari riferimenti alla società consumistica, spersonalizzante, a volte alienante del nostro oggi. Si tratta di un libro completamente contemporaneo che ci fornisce spaccati quanto mai realistici che –credo- molti lettori sentiranno sulla propria pelle come proprie “esegesi di vita”. L’intera raccolta sembra avere uno squarcio pessimista sulla realtà: la mancanza del lavoro, la crisi, la perdita d’identità dovuta proprio alla mancanza di un lavoro, gli attentatori islamici pronti a farsi saltare in aria. E’ un mondo stagnante, fisso, che non cambia e perpetua le sue mancanze, i suoi errori anche se nel racconto che chiude la raccolta, Edoardo Monti, ci fornisce speranza e apertura verso il futuro. E’ una riflessione sul ruolo stesso dello scrittore: quanta difficoltà per un esordiente farsi conoscere… poca meritocrazia c’è in giro e così si continua a vivere anche se è necessario un cambiamento. Quel cambiamento che, purtroppo, non arriva e la gente sfiduciata e onnipotente, porta avanti la sua solita e modesta vita.

Il libro si focalizza a mio avviso su due elementi importantissimi che fanno il curriculum vitae dell’uomo d’oggi: gli studi e il lavoro. Nel primo racconto siamo alle prese con un uomo che non trova lavoro e il fatto stesso di aver ultimato un percorso di studi poco idoneo al trovar lavoro, costituisce un aggravante: “Solo che io, con il diploma che mi ritrovo, che potrei fare?” (p.11) o nel racconto “La civiltà delle lauree”, il protagonista osserva: “Oggi anche a lui serve una laurea” (p. 21). A tutti nella società contemporanea serve un lavoro e se questo non si trova più così facilmente come poteva essere una volta, allora serve necessariamente una laurea. Una volta che hai una laurea in mano, però, non trovi ugualmente lavoro. Però, forse, sai chi sei.

La mancanza di un lavoro per l’uomo –in generale-  è spesso motivo di angoscia interiore, isolamento e depressione. Ne sono prova i tragici fatti di cronaca che purtroppo sono all’ordine del giorno. La mancanza o la perdita del lavoro funzionano in maniera così negativa sulla persona da causarne una vera e lenta spersonalizzazione, tanto che il protagonista del primo racconto si lascia andare a una frase, centrale all’intera prosa: “il fatto che non so spiegare chi sono” (p. 12). Edoardo Monti dà un finale conciliatorio in questo primo racconto che, però, non manca di essere poco realistico e, anzi, strappa un sorriso al lettore.

Nei racconti che si susseguono lenti e freschi nel libro, l’andamento è lo stesso: si parte dalla descrizione dell’ambiente circostante, difficile e ostile, per poi andar a vedere come attua in maniera particolare una persona. E’ un mondo quanto mai vario e indefinito, fatto di “provola” (p. 19), “brava gente che viene sputtanata e mascalzoni che diventano Dio” (p. 41), scrittori esordienti che cercano di mettercela tutta, ma che vengono snobbati e presi in giro, “terroristi” (p. 29) e quant’altro che permettono di concludere a Edoardo Monti che “nel mondo, purtroppo, sono tanti i mezzi scemi”.

 

Chi è l’autore?

EDOARDO MONTI è nato a Rieti nel 1977, e attualmente vive a Roma. Tra i suoi libri già pubblicati vanno ricordati Poema crudele (Sovera, 2004). Vangelo del cavolo è la sua prima opera di narrativa.

 

A CURA DI LORENZO SPURIO

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE E/O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Racconti Hunderground” di Luigi Pio Carmina, recensione a cura di Miriana Di Paola

Racconti Hunderground

di Luigi Pio Carmina

Zona Contemporanea Edizioni, 2011

ISBN: 978 88 6438 217 3 

Prezzo: 15 Euro

Pagine: 146

“Ho deciso di andare a vivere in una metrò. Non quella più vicina a casa mia che è solo ad un chilometro, sarei subito rintracciabile, ma quella due fermate dopo.”

Spesso la vita viene paragonata ad un viaggio in treno : c’è chi sale, chi scende, chi vive il suo viaggio per lungo tempo e chi, invece, non ha nemmeno il tempo di gustarlo per bene. E quale posto migliore per scappare da questo mondo, oramai inconsapevole di ciò che fa, e rifugiarsi laddove la vita trova la sua perfetta metafora? Una metrò : è ciò che sceglie Luigi, protagonista e narratore interno della storia, nella quale assiste ad esperienze di vita di ogni genere e tipo, affermando con decisione le sue idee ed i suoi valori. Vengono affrontate così varie tematiche che trattano argomenti filosofici,sociali, di vita quotidiana, di storia contemporanea e di mafia. Domina, punto fermo nel racconto, l’amore e la passione che conciliano perfettamente due anime, ma nel momento in cu l’altra metà scompare, come afferma il mito degli androgini, l’essere umano è costretto a soffrire. Viene così raccontata la storia e l’avventura di Luigi, rifugiato in una metrò, luogo perfetto per conoscere gli altri ed avere piena coscienza di sé. Nemmeno l’amicizia può sconfiggere un male esistenziale e Luigi, un ragazzo fermo e risoluto nelle proprie idee, decide di prendere un treno, ma questo non sarà di passaggio, ma quello che gli permetterà di vedere la candida luce della sua pace interiore. “Racconti Hunderground” risulta così essere un libro perfetto per chi vuole aprire una finestra sul mondo, affinché possa osservare e riflettere su come quest’ultimo soffre di gravi mali, causati dall’essere umano.

a cura di Miriana Di Paola

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA SU QUESTO SPAZIO DIETRO CONSENSO E APPROVAZIONE DA PARTE DELL’AUTORE DEL LIBRO E DELLA RECENSIONISTA.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Santina Russo

 “ RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Recensione di Santina Russo

“Ritorno ad Ancona e altre storie” è una raccolta costituita da tre racconti, tre storie diverse, protagonisti diversi accomunati da sentimenti di insicurezza, di emozioni spesso travolgenti e inspiegabili, a volte illusorie ma, non per questo, prive di valore.  Storie di  uomini e donne comuni che rappresentano l’universalità degli eventi quotidiani e abituali che possono capitare a chiunque, portando il lettore ad immedesimarsi in maniera del tutto naturale nei personaggi delle storie che legge.

Le storie sono intercalate in contesti narrativi e descrittivi caratterizzati da un’accuratissima attenzione al dettaglio, al particolare. Sono dettagliatamente e accuratamente descritti non solo le ambientazioni geografiche ma anche, e soprattutto, le analisi introspettivi dei personaggi, il travaglio delle loro emozioni spesso soffocate, altre volte vissute pienamente, ora con timore e titubanza, ora con ardore e impulsività.

Nel primo racconto “Telefonate anonime” i protagonisti sono figure femminili, una giovane donna e sua madre, ed è quasi impossibile per una donna non riconoscersi in almeno una di queste donne o delle situazioni che vivono in questo racconto.

La narrazione inizia con un accento noir, un alone di mistero avvolge la giovane protagonista Giada, preoccupata dalla ricezione continua e scandita da un preciso ritmo temporale, di telefonate anonime. Dopo una serie di eventi che, per certi aspetti, possano sviare il lettore portandolo a ipotizzare conclusioni azzardate sul mistero delle telefonate, la soluzione dell’enigma si rivela del tutto inaspettata e inusuale. Dietro la cornetta non c’era, come di solito si pensa, qualcuno che cercava di colpire, di spaventare, di fare del male ma una persona colpita e spaventata a sua volta, che cercava il bene.

Nella storia intervengono anche diverse figure maschili, alquanto controverse. Uomini legati alle due donne protagoniste da un rapporto ambiguo, come quello di Giada con il brillante avvocato del quale al primo sguardo s’invaghisce; da un rapporto svanito molto tempo fa e improvvisamente riemerso in forme del tutto inattese, come quello dei genitori di Giada e infine, da un rapporto nato quasi per una forzatura del destino che pone Giada di fronte a Jacopo.

Il secondo racconto “Ritorno ad Ancona” vede come protagonista Rebecca, una donna matura ma ancora piacente, che sfugge alle pene vissute a causa del divorzio, cercando un po’ di pace e di relax a Ischia.  In una cornice pittoresca descritta con l’ormai tipica ricercatezza e cura del particolare, l’incontro con il dottor Vincenzo Pistola avviene in maniera del tutto casuale, come capita spesso in vacanza di imbattersi in persone nuove.  Dall’incontro alla passione travolgente passa ben poco, Rebecca inspiegabilmente si concede ad un uomo quasi sconosciuto che la intriga e la conquista per la sua gentilezza e pacatezza. Il rapporto si fa profondo, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, all’attrazione fisica si aggiunge ben presto la consapevolezza di un sentimento che va al di là del piacere. Il ritorno ad Ancona, dopo la breve ma intensa vacanza, costituisce per Rebecca un ritorno alla realtà, un ritorno alla quotidianità. Rebecca ha vissuto un duplice viaggio, uno fisico che l’ha portata prima ad Ischia e poi ad Ancona, dove ha fatto ritorno ed uno sentimentale che dal naufragio del divorzio con il marito l’ha portata ad esplorare nuovi orizzonti. Sarà, quest’ultimo, un viaggio senza ritorno?

Il terzo racconto “Un cammino difficile” porta un titolo alquanto emblematico. E’, fra tutti, il racconto più sofferto, a tratti anche commovente. Protagonisti anche qui uomini e donne comuni, con i loro difetti e i loro pregi. Alberto ed Eva s’innamorano, si sposano quasi subito e il forte desiderio di famiglia li porta ad adottare due bambini di origine russa. Ben presto, però, Alberto va via da casa, soffocato dalle nuove responsabilità di padre, lascia Eva e i bambini, sentiti più come un peso che come un dono.  In questo racconto affascina molto l’introspezione psicologia di Eva, una donna che ama di un amore incondizionato e smisurato. Eva è l’amore, la tenacia, la maturità; Alberto è l’egoismo, la frivolezza, l’immaturità.

Gli autori, non a caso, hanno scelto il titolo del secondo racconto per intitolare tutta la raccolta: “Ritorno ad Ancona”. In effetti, tutte le storie alludono in qualche modo al viaggio, in ciascuna storia i protagonisti affrontano un viaggio, non solo fisico ma soprattutto sentimentale. Viaggia molto Giada per lavoro da Firenze a Roma, il viaggio la porta a fare nuove conoscenze, ma sarà soprattutto un viaggio a ritroso nel tempo a sconvolgere la sua quotidianità, un viaggio in un passato che le è del tutto ignoto.

Viaggia Rebecca, per la sua vacanza ad Ischia. Viaggiano Alberto ed Eva, insieme, quando si recano in Russia per incontrare i bambini che adotteranno come loro figli, ma il “cammino difficile” è quello svolto da Eva che da sola si fa carico delle proprie responsabilità per crescere, educare ed amare i suoi figli, ed è quello svolto da Alberto quando lotta contro la sua malattia.

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

a cura di SANTINA RUSSO

http://www.santinarusso.com/Ritornoancona612.htm

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Cinzia Tianetti

Ritorno ad Ancona e altre storie

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

Recensione a cura di Cinzia Tianetti

 

 

Viaggiare è sempre percorrere e ripercorrere, attraverso i panorami, se stessi. E allora in “Ritorno ad Ancona e altre storie” il senso della parola ritorno, sembrerebbe possibile potere esclamare con certezza, è un viaggio, perché un ritorno non è semplice ricalcare l’orme già tracciate ma un “percorso altro” rispetto a qualunque cammino intrapreso fino a quel momento; non sovrapponibile, non totalmente e completamente riconoscibile, non determinabile.

In definitiva il messaggio del ritorno racchiude un viaggio in cui non ci sta assolutezza alcuna, né un’epigonale mummificata storia, ma alterità che genera, nei protagonisti principali, come Giada e la madre Clara, Rebecca ed Eva, stupore; non lasciandosi sopraffare dagli eventi con atteggiamenti passivi e subordinati ma, in una nietzscheana “chimica” delle idee e dei sentimenti… come pure di tutte le emozioni che sperimentiamo in noi stessi… anche nella solitudine”, capovolgendo il risultato in un suo opposto (un telefonata anonima in un sentimento non immediatamente espresso, un episodio delittuoso in un incontro, una conoscenza deludente in una consapevolezza della ricchezza e fortuna posseduta, una mancanza in forza e capacità di accoglimento, un divorzio sofferto in voglia di ricominciare, la solitudine in opportunità di aprirsi all’altro, un monumento ai caduti di guerra ad inno del primo amore, un matrimonio fallito in impegno d’amore verso due creature bisognose d’affetto e d’attenzioni) così come nelle intenzioni degli autori.

E allora si comprende insieme a Giada, in “Telefonate anonime”, come la libertà e la tranquillità dell’animo indipendente dipenda da un ritorno a casa: Ulisse e Penelope al contempo del proprio destino.

Tessere le fitte trame della propria esistenza; “immaginare, sognare” insieme a Giada è il nostro compito nel recuperare noi stessi all’oscuro buco nero dell’inconscio per non “collezionare amori a senso unico e delusioni”, per vivere la vita senza che ci sfugga nell’incomprensione. Figurativamente un ritorno a casa, perché, come Giada in fondo, “non vediamo l’ora di respirare l’aria di casa nostra” viaggiatori “soli in compagnia dei nostri pensieri e dei propri propositi”, con un senso tra le mani nuovo. Proprio come Giada che infine riesce a incamminarsi “pensierosa ma sicura verso la sua villetta a San Casciano”. Moderna Penelope che, accettando il suo passato, nell’attesa calma e speranzosa per quel che si ha e non più per quel che si è perso o non si è mai avuto, finisce di stessere il faticoso lavoro dei giorni di una donna in ogni donna che ha amore, fedele al suo cuore. 

E siccome con un buon libro è sempre necessaria almeno una domanda chiediamoci necessariamente di cosa aveva fame Giada e forse ancor più necessario, perché complementare, di cosa si nutriva Giada per alimentare la fame:

“Una volta in cucina aprì la dispensa, ma la chiuse in maniera altrettanto veloce, tanto era insoddisfatta e indecisa su cosa avrebbe voluto mangiare.”

L’insoddisfazione è la cifra, non tanto lo stato di sazietà, che spinge a tendere a quel senso di appagamento psico-fisico irraggiungibile o quanto meno non durevole; ed è intorno a questa mancanza che si muove, insieme al mondo di Giada, il mondo, e queste storie di ritorno.

E, ancora, risalendo, insieme a lei “lo stretto corridoio i cui muri erano ricoperti di foto sbiadite che raccontavano il passato della famiglia” stringendo delicatamente la mano alla radice familiare per nutrirsi di un’identità in definitiva rassicurante dall’intima paura dell’ignoto (“in quel luogo sempre profumato e poi … il cibo … Certi aromi ti rimangono addosso come un vestito leggero bagnato e basta niente per proiettarti in altri tempi, con altri affetti.”), protettivo codice interpretativo del mondo, vera saggezza introspettiva, non si può negare l’altro dei due elementi della radice, rappresentato dalla rigogliosa vegetazione che la stordiva, simbolo dell’istinto all’ aprirsi ai sensi e alle sensazioni, a ciò che avrebbe creato la personale storia (“…Il gelsomino che saliva lungo il muro la stordiva, come lalbero di magnolia, mentre dalla finestra opposta il glicine sembrava quasi voler entrare in casa, tanto era salito.”)

Nelle difficoltà della vita, simbolicamente identificabile nell’anoressico rapporto di padre e figlia, Giada riscopre l’attesa fertile dei sentimenti, costruiti non nell’attendere immobile e dubbioso di un ritorno di un padre, di un amore, ma nel viaggio personale della riscoperta, dell’affermazione di se stessa, nel riscoprire la forza delle proprie radici: “Sapere che il silenzio oltre il telefono era dovuto a dei sentimenti, a delle emozioni” che non appartengono solo all’altro ma proiezioni dei propri timori per un ignoto che si è deciso di abbracciare come si potrebbe abbracciare un fratello in un incontro reciproco all’altro, non per forza minaccioso. Auspicabile per ogni Giada dentro di noi.

E così, foss’anche nell’intervallo di un sospiro, la ricerca, alla “fioca luce delle candele” (non per caso rosse natalizie), quando “fuori il cielo” è “in subbuglio”, e  tutto intorno è buio, termina; il mistero diviene epifania della ragione, e improvvisamente “come se ne era andata, la luce tornò”.

O comprendere insieme con Rebecca, in “Ritorno ad Ancona”, quei “ma” o “oppure”, quell’incomprensibile all’improvviso che, qual “fulmine a ciel sereno”, spezza ogni apparenza e il vero quadro prende forma, la sua vita esce fuori dai colori convenzionali dell’agiatezza eppur della solitudine per ricomprendere la rassegnazione e farne orizzonte per l’albeggiare “della mente che veste con gli occhi dell’anima, della sua bellezza e del suo respiro”.

E Rebecca ritorna in una luce nuova al suo passato per un cuore nuovo; ritorna, in Vincenzo, a casa.

In “quel mare così esteso, verde-azzurro d’estate, scuro e oleoso d’inverno”, che è la vita, “le piaceva particolarmente quando veniva solcato, in lontananza, da qualche imbarcazione partita o diretta al porto”, del proprio esistere; perché anche Rebecca sa partire, come Giada sotto cieli sereni o tempestosi, col mare disteso e azzurro o scuro e minaccioso, per “ritornare” a porti sicuri. Col coraggio che la contraddistingue. E credo che non sia lasciato al caso che la seconda storia si sussegua alla prima come due facce della stessa medaglia: nell’abbandono due vite si ritrovano continuando, nell’incerto passo che non potrà mai dirsi certo per nessuno, la loro vita con coraggio.

Interessante è, infine, costatare come una delle mancanze di Rebecca diventi luogo del terzo racconto: “Un cammino difficile”.

Lì dove, nella terza storia, sembrava che si uscisse dall’impasse del travaglio per entrare nel “ricominciare a vivere”, nel quale terminano le altre due storie, si demarca, invece, la condicio sine qua non incomprensibile diverrebbe la forza e la fermezza del personaggio Eva.

Adán y Eva. / La serpiente / partió el espejo / en mil pedazos, y la manzana / fue la piedra[1].

E del felice inizio, che sembrava aprisse orizzonti nuovi, insospettabili per l’esordio e l’età dei protagonisti, non resta che la potenza del messaggio ribattezzato nel nome del coraggio, non certo ottuso, ma acuto, riflessivo, ponderato, che sa cosa vuole, e cosa è bene; che sa lottare con la pazienza e l’intelligenza che frantuma il muro infantile ed egoistico, come sembrerebbe farebbero sottendere gli autori, in un fil rouge dalle varie, nonché profonde, sfumature: la vita come l’amore e il volere sono un enigma e non può che esserci una soluzione, lo stupore curioso per un futuro prossimo che non potrà mai dirsi.

Così, come fa Eva (e prima di lei Giada e Rebecca), tutto bisogna nell’interpretazione vivere superando la dicotomia che paralizza. Chiarificatrice, in questo senso, è l’ambivalenza (nel primo racconto, chiave d’apertura per tutti e tre i racconti) tra l’azione e il ripensamento, che mette bene in luce le perplessità tra l’agire la vita e subirla, dandosene una ragione plausibile e accettabile. Mette bene in luce la complessità del moto emozionale psico-umano in un rispecchiamento, tra estroversione e introversione, continuo. “Oímos por espejos”[2] dice, García Lorca. Superato dal dramma che, per sua intima natura, inscena un’azione.

Quando qualcosa di inaspettato succede, “in quel momento allora si ripensa a tutto. Si dà importanza anche alla cosa più piccola”.

 

Nel turbinio descrittivo delle parole racchiuse in una frase, li senti le due voci femmìnea e maschile, nonché il morbido e preciso, fluido e pausale, al contempo, ritmo, in una dinamica economica efficace. Che ben si compenetra divenendo una voce che intona un canto di vite in cui è facile identificarsi, nell’andirivieni dei giorni nei giorni che scandisco un tempo d’armonia diatonica.

Vite ordinarie, che vivono, si diceva, un quotidiano riconoscibile. La Rebecca, la Giada, l’Eva che c’è in ognuno di noi si riconosce, riscoprendosi, in loro, capaci di riscatto, per cui niente è più scontato, nemmeno quando tutto sembra deciso da un destino non benevolo.

I protagonisti di questi racconti son tutti positivi, perché sullo sfondo restano la paura, l’infantilismo, l’assenza di sentimenti e intelligenze, il brancolar nel buio, incarnato in marionette manovrate da un burattinaio fatale.

“Ci sono persone che per la loro arroganza e superbia mangerebbero il mondo, pensando di essere immortali o credendo che gli eventi negativi non riguardino mai la propria persona, ma poi, quando qualcosa li tocca veramente, diventano come bambini soli al mondo”. Incapaci di ricominciare. 

Attraverso i protagonisti ci si sporge a veder il senso reale del vivere, che non sta nelle grandi imprese ma nell’essere se stessi svelandosi in nuove prospettive di vita, in nuove passioni, al meglio delle proprie forze, scuotendo l’animo per trasformare le emozioni interiori in ragioni d’amore.

E poi l’evidenza. Perché in fondo cos’è l’uomo se non la somma di singole parti in un conto che non torna mai?

Note:

[1] Adamo ed Eva. / Il serpente / ruppe lo specchio / in mille pezzi, / e la mela / fu la pietra.

“INITUM” di García Lorca.

[2] Un pájaro tan solo / canta. / El aire multiplica. / Oímos por espejos.

Un uccello solitario / canta. / Moltiplica l’aria. / Udiamo attraverso gli specchi.

“REPLICA” di García Lorca

a cura di Cinzia Tianetti

09/05/2012

 E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Giardini d’aria” di Maria Lenti, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Giardini d’aria
di Maria Lenti
con prefazione di Enrico Capodaglio
Marte Editrice, 2011
ISBN: 978-88-6497-054-7
Recensione a cura di Lorenzo Spurio

LA RECENSIONE E’ SCARICABILE IN PDF COLLEGANDOSI AL SITO DELL’AUTRICE O CLICCANDO QUI.

Giardini d’aria di Maria Lenti è una finissima prosa intimistica ricca di colori e di suggestioni di vario tipo che ci viene presentata nella forma di un diario di memorie. L’incipit si apre con dei punti sospensivi, quasi a voler intendere che il discorso è già iniziato e che ci siamo persi qualcosa o che, è solo il seguito di una narrazione che dobbiamo cercare di unire a un “prima”. La narrazione procede in maniera regolare, senza grandi balzi temporali e la Lenti passa a raccontarci le vicende del passato, dei ricordi della sua beniamina Margherita, giovane sempre un po’ spaesata, riflessiva e grande visionaria. Capiamo da subito, in questo percorso di crescita della protagonista, che il suo essere orfana di madre e lontana dal padre che si trova a lavorare nelle miniere in Sardegna, sono fatti importantissimi e ineludibili dai quali bisogna partire per comprendere a tutto tondo il suo essere. Con una vivezza espressiva unica la Lenti ci fa partecipare a recite prenatalizie, momenti di condivisione con le altre bambine nel collegio di orfane e ai loro discorsi buffi trattati però con serietà, come la difficoltà di Margherita di scegliere il suo colore preferito tra bianco e nero.
E’ di certo un paragone un po’ azzardato ma non inopportuno quello con la prima parte del romanzo Jane Eyre, dove pure incontriamo un’orfana un po’ solitaria costretta a vivere in un collegio (qui, a differenza dal testo della Lenti, le condizioni medico-sanitarie e di disciplina sono molto diverse), dove, al pari di Margherita che considera la religione “molto noiosa” (pag. 28), Jane Eyre non riesce a comprendere l’insegnamento cristiano che, invece, per l’amica Helen Burns è l’unico baluardo di difesa. Appena poche righe dopo, scopriamo poi che uno dei sogni di Margherita è quello di “diventare professoressa” (pag. 28), proprio la professione che Jane Eyre, una volta adulta, svolgerà alla tenuta di Thornefield.
Ma poi non c’è più spazio per il personaggio di Margherita: la Lenti ci narra poi di nuovi personaggi, con nomi diversi che, in realtà, non sono altro che molteplici sfaccettature del suo vissuto: una donna che si trova in lavoro a Firenze, lontano dai suoi genitori; una donna esaurita e depressa che decide di andare da uno psicanalista del quale però ci viene dato solo l’allarmante monologo della donna, il ricordo traumatico di una bambina con delle severe e insensibili suore tanto che alla protagonista viene da chiedersi “da quali bassifondi pulsavano quelle malvagità?” (pag. 72); le problematiche di due genitori alle prese con una bambina che desidera un animale vero da tenere in casa; l’ansia (e quasi fobia) dell’ “invitato-non-invitato” a un pasto senza preavviso. E così, tra le varie pagine seguiamo personaggi diversi, timori e speranze lontane tra loro, a volte addirittura contrastanti, incontriamo gli amici della protagonista e non facciamo in tempo a conoscerli come vorremmo perché, dopo poche pagine (ed è questa la magia del racconto breve), la narrazione termina, per aprirsene un’altra.
Sono esistenze diverse, percorsi di vita che potrebbero esser o essere stati quelli di ciascuno di noi dai quali fuoriescono con forza la grande capacità creativa della Lenti, la
predisposizione per una sensibilità nostalgica, che guarda al passato né per rimpiangerlo, né per recriminarlo ma, forse, per cercare di comprenderlo di più.
Nel testo la Lenti rende omaggio, inoltre, a una grande schiera di letterati sia italiani che stranieri, avvalendosi dello strumento intertestuale o nominandoli direttamente: Conrad, Stevenson, Daphne Du Maurier, Saffo, Pascoli, Louisa May Alcott, Carducci, Leopardi che, superando distanze diacroniche e diatopiche, sembrano incontrarsi tutti insieme in un’immaginaria tavola rotonda per guardarsi in faccia l’un l’altro, interrogarsi e argomentare creando una polifonia di voci densa e avvolgente. Non solo. La scrittrice arricchisce la sua trama facendo continui riferimenti agli eventi storico-politici che riguardano le date delle quali narra: la Guerra Fredda, l’alluvione di Firenze nel novembre del 1966, il Vajont, la morte di Che Guevara, solo per citarne alcuni, tessendo una narrazione doppiamente significativa ed encomiabile.

a cura di LORENZO SPURIO

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI QUESTA RECENSIONE NELLA FORMA DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi: DOVE TROVARLO

RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

 

 Ti segnalo, poi, che se intendi acquistarlo, per soli 10 Euro puoi trovarlo presso:

 – LIBRERIA INCONTRI, Costa Mezzalancia, JESI

– LIBRERIA CATTOLICA, Corso Matteotti, JESI

– Su ordinazione in qualsiasi altra libreria tradizionale

Sul sito della Casa Editrice

– Su ogni altra libreria online 

 

Qui puoi trovare la pagina FB sul libro, per saperne qualcosa in più, ci sono alcune recensioni e commenti.

Lorenzo Spurio e Sandra Carresi: Ritorno ad Ancona e altre storie

 

Comunicato stampa diffuso da Vivere JesiCorriere AdriaticoRivista l’Indiscreto, Firenze News e Area Press.

Clicca qui per aprire la pagina del libro sul sito dell’editore

 

Vedi il book trailer:

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

 In uscita il libro del giovane autore jesino Lorenzo Spurio
immagineLa vita e la sua ordinaria esistenza, a volte può rivelarsi una trama convincente e coinvolgente. E’ questo che trasuda dalla ricche righe di “Ritorno ad Ancona e altre storie” libro edito dalla giovane casa editrice Lettere Animate e scritto a quattro mani da Lorenzo Spurio (nato a Jesi nel 1985) e Sandra Carresi (Bagno a Ripoli), un libro nato da un’idea di Lorenzo Spurio e dalla sua voglia di raccontare la vita con tutta la sua straordinaria e prepotente vigoria.

E’ un’opera che coinvolgerà il lettore dalla prima all’ultima riga, perché ricco di sfaccettature quotidiane che sapranno catturare l’interesse di chi si lascerà trasportare dalle “avventure” narrate. Dalla presentazione di Antonella Ronzulli (Direttore di Collana): “Il primo numero della Collana Insieme è “Ritorno ad Ancona e altre storie” una scelta editoriale precisa e voluta, perché ne rappresenta il vero significato.

Lorenzo Spurio, giovane laureato in Lingue e Letterature Straniere e Sandra Carresi, madre e moglie con amore per la scrittura e la lettura, vivono due mondi differenti, in una realtà maschile e una femminile. Grazie alla loro amicizia, hanno unito l’esperienza del loro vissuto, l’approccio alla vita quotidiana stessa, e la fantasia, creando un libro di pregevole qualità.

La scrittura perfetta e coinvolgente, le storie attuali, arricchite da affascinanti descrizioni dei luoghi, conducono il lettore ad immedesimarsi nei protagonisti stessi, a porsi interrogativi sulle scelte attuate, forse anche a riconoscersi in loro”.

I vari temi trattati, amore, dolore, speranza, egoismo, fragilità, emozioni, presenti nel quotidiano di ogni essere umano, sono affrontati con intelligenza e sensibilità.

Il libro è in pre-ordine dal sito della casa editrice www.lettereanimate.com, dove sarà possibile anche vedere il mini-spot dell’opera e gli aggiornamenti e la sua evoluzione, un nuovo modo di fare editoria per giovani talenti come Lorenzo Spurio.

NOTIZIA TRATTA DA “VIVERE JESI” DEL 03-02-2012.

http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=334769

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