Jane Eyre, una rilettura contemporanea di Lorenzo Spurio, recensione a cura di Patrizia Poli

Jane Eyre. Una rilettura contemporanea

di LORENZO SPURIO

Lulu Edizioni, 2011, pp. 101

ISBN: 9781447794325

Recensione di Patrizia Poli

Se una caratteristica distingue l’odierna critica letteraria è la multimedialità e l’accostamento della letteratura “alta” a mezzi espressivi non convenzionali e non immediatamente ad essa correlati, dalla narrativa di genere, al cinema, fino ai giochi di ruolo. La smitizzazione del mother text è accompagnata da un’estrema semplificazione del linguaggio critico e da un utilizzo di veicoli non tradizionali quali, ad esempio, le interviste virtuali.

In “Jane Eyre, una rilettura contemporanea”, Lorenzo Spurio si avvicina al testo originale di Charlotte Bronte, per poi  allontanarsene, compiendo un excursus su una serie di rewriting successivi e adattamenti anche cinematografici e televisivi, a partire dal famoso prequel del 1966, “Wide Sargasso Sea”, per finire con la parodia mash up del 2010, “Jane Slayer”, dove la protagonista si trasforma in ammazza vampiri.

Invece di puntare sugli aspetti classici e tipici del romanzo della Bronte, come la travagliata infanzia di Jane a Lowood e l’amore romantico per tenebroso Rochester, Spurio mette in evidenza caratteristiche secondarie, ma interessanti, amplificate dalle riscritture successive.

La prima di queste peculiarità è l’aspetto gotico del testo, con continui richiami a “Northranger Abbey” di Jane Austen.

L’altra è senz’altro l’importanza focale data al personaggio minore di Bertha Mason. Laddove la Bronte non ci spiega le ragioni della pazzia che affligge la prima moglie di Rochester, nei prequel e sequel presi in esame da Spurio, Bertha giganteggia con tutto il suo passato tropicale. Si ha compassione, e c’è addirittura rivalutazione, del personaggio. In ogni versione, Bertha presenta aspetti diversi ma è sempre connessa col riso demoniaco-animalesco e col fuoco, entrambi simboli del male, così come con la natura vampiresca del suo morso.

Nel suo saggio, Spurio prende in esame il colonialismo e si spinge fino a concludere che la Bronte ha inteso punire con la cecità Rochester per il suo razzismo, più che per l’inganno e l’amore adulterino nei confronti dell’ingenua Jane.

Mettendo in risalto la generica benevolenza della Bronte verso gli schiavi e le donne, Spurio tocca temi alternativi e affascinanti. Si parte dal Codice Nero, promulgato nel 1685, a sancire il concetto di schiavo come oggetto, si continua con  “A Vindication of the Rights of Women”, dove Mary Wollstonecraft (Shelley), in polemica con Rousseau, rivendica i diritti delle donne, per finire con la magia nera Obeah, trapiantata in America dall’Africa, e simile al Voodoo di Haiti, patria degli zombie.

03-11-2011

a cura di Patrizia Poli

RECENSIONE PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE. E’ VIETATO PUBBLICARE STRALCI O L’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DELL’AUTRICE.

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Jane Eyre, il nuovo film – Regia di Cary Fukunaga (2011)

a cura di Lorenzo Spurio

Da grande estimatore e studioso di Jane Eyre, romanzo vittoriano pubblicato nel lontano 1847 da Charlotte Brontë, non mi sono perso il nuovo adattamento cinematografico che ne è stato tratto. Il film porta l’omonimo titolo del romanzo ed è firmato dalla regia di Cary Fukunaga; tra gli attori principali figurano MiaWasikowska (Jane Eyre), Michael Fassbender (Mr. Rochester), Jamie Bell (St. John Rivers) e  Judi Dench (Mrs. Fairfax).

La sala di proiezione era quasi totalmente desolata, al massimo dieci persone e l’età media di certo non era inferiore ai 60-65 anni. Non c’è da meravigliarsi. Quasi nessuno legge più il romanzo, figurarsi la gente che va a vedere un film tratto da una storia che non conosce. Inutile dire che vedendo il film il mio metro di giudizio, inconsciamente o forse no, è stato  portato a raffrontare il film con l’altro adattamento cinematografico che ne venne tratto nel 1996 per la regia di Franco Zeffirelli. Dirò da subito che, tra i due, ho preferito la versione di Zeffirelli per vari motivi che cercherò di spiegare ma un giudizio di questo tipo è semplicistico. Si deve, infatti, considerare il nuovo film per quello che è e, magari, rapportarlo al romanzo e non a un film precedente.

Entrambi i film sono molto fedeli al romanzo della Brontë e quindi possono eventualmente essere impiegati come materiale didattico accessorio nel caso di una divulgazione o di uno studio attento sul romanzo. La novità del film di Fukunaga rispetto a quello di Zeffirelli è che non rispetta il normale svolgimento della storia e quindi il canonico susseguirsi degli spazi (Gateshead Hall, Lowood, Thornefield Hall, Moor House, Ferndean Manor). Il film si apre, infatti, con Jane, ormai grande, che scappa da Thornefield e corre, sola e sofferente, per la brughiera per arrivare poi, sfinita e piangente, a Moor House. Lì viene accudita e lentamente si riprende dal suo stato; St. John Rivers le offre di lavorare in una piccola scuola di villaggio per bambine. Tramite un sistema di retrospezioni, flashback e ricordi, veniamo a conoscenza del passato di Jane: prima la sua infanzia difficile a Gateshead con l’importane episodio della red room, poi Lowood (e l’amicizia con Helen Burns) e, infine, tutta la parte concernete gli episodi di Thornefield sino alla sua fuga nella brughiera che poi si ricollega alla storia ufficiale, con il rifiuto di Jane di seguire St. John Rivers in missione in India e il richiamo di Rochester. Fukunaga stravolge il canonico susseguirsi delle fasi di crescita interiore ed esteriore di Jane per creare una trama più avvolgente e intricata, in cui forse la comprensione può essere un pizzico più difficoltosa di quella del film di Zeffirelli dove lo spettatore segue, invece, progressivamente e secondo un principio fondato sulla cronologia, i vari episodi della vita della protagonista.


Alcune mie personali considerazioni:

– Di Jane Eyre nel romanzo si sottolinea spesso il fatto che non rappresenti una bellezza femminile particolarmente attraente, che è magra, mingherlina, dal viso pallido e dai capelli scuri, descrizione perfettamente in linea con l’immagine dell’allora giovanissima attrice francese Charlotte Gainsbourg che nel film di Zeffirelli interpretava Jane Eyre. Nel film  di Fukunaga, invece,  Jane, a mio modo di vedere, è una bellissima ragazza interpretata dall’attrice Mia Wasikowska (celebre anche per il personaggio di Alice in Alice nel paese nelle meraviglie per la regia di Tim Burton). L’attrice è bionda o, almeno, castano chiaro e ha gli occhi celesti, aspetto completamente diverso da quello di Jane nella Brontë. Di contro, Blanche Ingram che nel romanzo viene detto esser bionda (com’è anche nel film di Zeffirelli dove si sottolinea la frivolezza e l’ignoranza del personaggio) nel film di Fukunaga ha i capelli neri.

–   Gli interni di Thornefield Hall nel film di Zeffirelli sembrano molto più sfarzosi e degni dell’aristocrazia inglese mentre Thornefield Hall nel film di Fukunaga sembra un po’ meno lussuoso tanto che la stessa Jane riconosce che la residenza della zia a Gateshead era di gran lunga più bella.

–   Mancano nel film di Fukunaga i personaggi di Bessie, la governante di Jane (che viene solo nominata una volta) e della caritatevole Miss Temple, istitutrice a Lowood.

–   Nel film di Fukunaga Mrs. Fairfax rivela a Jane che non sapeva niente dell’esistenza della prima moglie del signor Rochester, mentre nel romanzo la governante era a conoscenza di tutto.

–   Nel finale del film di Fukunaga  non è un anziano della zona, come nel romanzo, a rivelare a Jane che Thornefield Hall è andato a fuoco e che il padrone è rimasto ferito ma è lei stessa che entra nel castello ormai annerito e in macerie e trova Mrs. Fairfax forse lì giunta per recuperare qualcosa del vecchio castello.

–   Nel film di Fukunaga, Mr. Rochester perde la vista ma non soffre l’amputazione di un arto a seguito del crollo del castello.  Il film si chiude con la coppia che si scambia il proprio amore. Ferndean Manor, la nuova residenza, non viene mai nominata. Non vediamo la coppia avere dei figli, né tantomeno Rochester riacquistare la vista.

–   I personaggi meglio costruiti e più fedeli alle descrizioni della Brontë sono Mrs. Fairfax, Helen Burns e Brocklehurst (al quale tuttavia viene dato più spazio nel film di Zeffirelli). Pochissima attenzione viene riservata invece a Grace Poole (personaggio molto importante) e a Bertha Mason. Quest’ultima viene mostrata solo una volta, nella scena in cui Rochester, dopo il matrimonio negato, fa vedere a Jane, al legale e al fratello di Bertha, chi è sua moglie. Bertha non ha sembianze animalesche (non fa dei versi) né tantomeno selvagge ed è, invece, raffigurata come una donna addirittura attraente. Poco spazio viene riservato però a questo personaggio, ad esempio l’episodio del velo nunziale rotto da parte di Bertha è completamente assente.

–   Una signora seduta a vedere il film qualche fila dietro della mia quando ha visto Bertha ha detto ad alta voce “la matta” con un fare offensivo e denigratorio, per marchiarla o etichettarla come degenerata, perversa. Le avrei detto con molto piacere che l’origine della sua pazzia era proprio il signor Rochester e che lei era stata sradicata dalla sua terra, mercificata e tenuta in schiavitù. Avrei, insomma, cercato di farle capire che, forse, era errato e fuorviante vedere Bertha come il marchio del Male, come una sorta di Satana, solo perché il motivo dell’inghippo del matrimonio tra Rochester e Jane. Avrei voluto dirle di leggersi Il gran mare dei Sargassi della Rhys, tanto per farsene un’idea. In questo, nella creazione del personaggio di Bertha, in effetti, la Brontë è stata marcatamente etnocentrica, istituendo una significativa discriminazione razziale, come ho anche avuto modo di sottolineare nella mia raccolta di saggi: Jane Eyre, una rilettura contemporanea, Lulu Edizioni, 2011, pp. 101, ISBN: 9781447794325).

–   Richard Mason, fratello di Bertha, che viene dalla Jamaica, contrariamente a quanto narra la Brontë (e contrariamente all’adattamento di Zeffirelli), non ha una carnagione scura in quanto esponente della componente creola dell’isola ma ha una carnagione molto chiara.

–   St. John Rivers e le sue sorelle, che nel romanzo poi scoprono di essere cugini di Jane, nel film di Fukunaga rimangono suoi amici, senza vincoli di parentela, con i quali decide però di dividere equamente la sua eredità ottenuta con la morte dello zio John Eyre di Madeira.

Un buon film che consiglio a tutti coloro che conoscono il romanzo e ne apprezzano le qualità. La realizzazione di Zeffirelli resta, secondo me, la migliore in assoluto per una serie di elementi che ho cercato di tratteggiare e anche per la prestigiosa e azzeccatissima presenza di William Hurt nelle vesti di Rochester, che appare più interessante, più aristocratico, più austero e romantico, più inglese, più brontiano.

LORENZO SPURIO

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Jane Eyre, una rilettura contemporanea di LORENZO SPURIO

Jane Eyre. Una rilettura contemporanea

di LORENZO SPURIO

Lulu Edizioni, 2011, pp. 101

ISBN: 9781447794325


Recensione di Anna Maria Folchini Stabile

Perché Jane Eyre è da ritenere un testo letterario tanto significativo nella storia della letteratura moderna da meritare ancora oggi una lettura attenta e meditata? Lorenzo Spurio nel suo saggio Jane Eyre. Una rilettura contemporanea ce ne fornisce la ragione spiegandone il perché: l’opera ha in sé tutti gli elementi narrativi atti a determinarne il valore di caposcuola del genere, tanto da essere punto di riferimento per tutte le opere letterarie che trattano il tema dell’orfano, i problemi razziali e coloniali, il tema del folle e della redenzione collettiva dei personaggi che tra tali argomenti prendono corpo e si muovono. Il saggio di Lorenzo Spurio nell’Introduzione motiva l’importanza e la novità del romanzo Jane Eyre  di Charlotte Brontë che, per la prima volta nel panorama letterario europeo e per il suo tempo, ha come protagonista una figura femminile marginale e sottovalutata nella società inglese di quel tempo: l’orfana povera che passando attraverso innumerevoli traversie personali, diventa istitutrice acquisendo indipendenza economica. Successivamente ella sale nella scala sociale, recuperando il proprio status e la propria ricchezza perduta, realizzando così anche il suo sogno d’amore. La donna con la Brontë assume nuova dignità sociale, tanto che Jane alla fine del suo percorso di crescita può affermare a pieno diritto: «Sono padrona di me stessa».

Ma Lorenzo Spurio supera l’analisi del testo in sé e sviluppa il suo saggio sull’analisi dei temi che concorrono tutti insieme all’originalità del testo della Brontë: la sofferenza di Jane che forgia un carattere forte superando incredibili angherie, la figura della pazza, presenza negata nel contesto delle vicende narrate eppure assolutamente determinante nello svolgimento delle stesse, il problema dei rapporti della società inglese con le colonie e con i coloni, condizionati dalle distanze e dagli stili di vita differenti dalla madrepatria. Ciò che interessa dell’opera di Spurio è il confronto comparativo del testo della Brontë con i sequel di Jean  Rhys, Wide Sargasso Sea (1966), di D.M.Thomas, Charlotte (2000), di  Sherri Browning Erri, Jane Slayre (2010) e di Bianca Pitzorno, La bambinaia francese (2004). In tutti questi romanzi i temi cari alla Brontë ritornano e ogni autore dà una sua personale interpretazione ai personaggi che la scrittrice traccia, spostando il punto di vista sulle colonie, come fa la Rhys che dà voce al sentire della comunità creola  di Giamaica, alle commistioni razziali, al disprezzo inglese per i creoli che invece si percepiscono inglesi, pienamente legati e   collegati all’Inghilterra di cui si sentono emanazione e parte viva, giustificando disagi e follie, condannando Rochester, l’uomo amato da Jane nel romanzo originale e qui rivisitato nelle vesti di un prepotente razzista insensibile, non vittima di un matrimonio artefatto, ma causa della pazzia delle moglie ormai folle che si consuma nella sua stanza. Lo stesso avviene per la Pitzorno che ripropone e sviluppa il tema dell’orfana, del rapporto con le comunità delle Indie occidentali, il problema della schiavitù e dell’abolizionismo. Il tema sociale è dominante. Nel testo Charlotte di D.M. Thomas il sequel ambienta la narrazione nel 2000, ma rimanda in continuo a vicende passate di cui la protagonista, studiosa di letteratura e del personaggio Jane Eyre, conosce  i particolari tanto che si immedesima in esse fino a riviverle in prima persona. Jane Slayre, crea un romanzo horror in cui non mancano vampiri e crudeltà di ogni genere e Jane trionfa, ma in qualità di assassina di vampiri, traslato di ingiustizie che percorrono tutta la narrazione.

Non mancano nel saggio di Lorenzo Spurio i riferimenti anche alla filmografia dell’opera che testimonia la validità e l’attualità del personaggio di cui si narra. Ciò che emerge dalla lettura è soprattutto l’attenzione che Spurio ha concentrato sull’analisi del testo e la conoscenza approfondita di esso e delle opere comparate. Significativa è, inoltre,  l’intervista a lui rilasciata da Sherri Browning Erri che inquadra la sua Jane Slayre come un omaggio alla Jane originale, ma usando i modi espressivi alla moda in questi nostri tempi  in cui i vampiri impersonano i cattivi e Jane, buona, trionfa uccidendoli. Perché Jane Eyre, in fondo, per tornare alla domanda iniziale, è il trionfo dell’happy end  e, forse, in questo sta il suo perdurante successo. Lorenzo Spurio ne è convinto.

 Anna Maria Folchini Stabile

Angera (Va), 15 agosto 2011


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