fissavi quella scia
di luce che s’involava sopra
le nubi e una volta sparita
ne fissavi ancora l’impronta
contavi le gemme di fumo
del boato lontano gioivi
chiedevi clemenza al cielo
di dio per quel sangue
lassù per quel figlio
gettato oltre il filo spinato
sulla riva le farfalle
avrebbero continuato i voli
si sarebbero ancora alzati
i soli e le lune socchiuse
le palpebre di stelle
avrebbe crepitato
il tuo sangue nella pioggia
fingendosi airone sui
prati e sentendo vicina
la bava dei predatori
avresti tolto le scarpe
correndo un’ultima volta
sulla vetta insensata del
destino avresti visto
l’alba destarsi sui grembi
immaginato il bambino
la bellezza del padre i colori
di tua madre e in un grido
avresti abdicato alla via
lanciato la fionda al tuo Golia
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autrice ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
