Una società diversa: ricordi di una Trapani trascorsa, viva nel ricordo fulgido e costante. Recensione di “Spigolature” di Vittorio Sartarelli

A cura di Lorenzo Spurio

Vittorio Sartarelli è nato a Trapani nel 1937 da una modesta famiglia. Ha seguito studi umanistici e poi si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo. Nel 1958 venne assunto dal settimanale politico trapanese “Il Faro” dove operò a diverso titolo per quattro anni. Nello stesso periodo collaborò anche con altre testate sino a che nel 1963 venne assunto in un istituto di credito dove è rimasto sino alla data del suo pensionamento.

Come autore ha esordito nel 2000; scrittore attento al dettaglio, insaziabile pittore di vicende vissute e nostalgico nel recupero di memorie che hanno contrassegnato i suoi anni passati, Sartarelli si mostra versatile per i suoi interessi verso la prosa autobiografica, memorialistica e descrittiva con particolare attenzione anche alla descrizione degli ambienti nei quali si percepisce l’attaccamento per Trapani e le affascinanti manifestazioni etno-culturali della sua terra.

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Uno scorcio della città di Trapani

Tra le varie pubblicazioni si segnalano “Territorio e motori” (2006), un volume tascabile, una sorta di guida con informazioni sugli aspetti storico-culturali, tradizionali della capoluogo siculo in cui è nato con particolare attenzione anche allo sport. Allo sport, in particolare, Sartarelli è stato legato, in modi e in età diverse sia con il ciclismo (di cui era molto affascinato in età giovanile rimanendo affascinato da Bartali) che dall’automobilismo, seguendo la capacità meccanica e creativa del padre, meccanico arguto, che nel 1951, dopo aver creato un auto da corsa fiammante, “vinse nella sua categoria la XXXVI Targa Florio, classificandosi anche sesto assoluto nella classifica generale” (90). Quest’ultima vicenda è contenuta in particolar modo nel volume “Francesco Sartarelli” (2000) da lui definita la “biografia di un campione trapanese degli anni ‘50” ma se ne parla abbondantemente anche nel racconto “Mio padre” presente in “Spigolature” nel quale l’autore traccia la vicenda esistenziale del genitore paterno ripercorrendo alcuni degli episodi d’affetto più incisivi che li hanno visti legati sino al sopraggiungere della malattia del padre che l’autore percepisce come una “mutilazione” (91) parlandone in questi termini: “Esisteva ancora, era vicino a me ma, era diventato un’altra persona, lontana anni luce da quella che mi aveva seguito con affetto paterno e condividente durante la mia vita, il faro che costituiva per me un punto di riferimento e di orientamento costante si era spento” (91).

Il sentimento di comunione, il fascino e la completa sintonia con il contesto ambientale, sempre ben radicato nelle sue narrazioni, sono meglio esaltati in “Cara Trapani” (2007) che si configura come una sorta di almanacco dotto e utile, ricco di informazioni e nutrito di ricerca bibliografica, frutto della volontà di contenere in un libro elementi di storia, etnologia e tradizioni della sua magica città. Chiaramente non si tratta di una prosa fredda e clinica, atta a descrivere storicamente con un linguaggio critico e umanamente impassibile, al contrario nell’elencazione arguta delle nozioni storiche, geografiche, culturali è unita in maniera indissolubile una carica viva e spontanea che sgorga dal sentimento coinvolto.

Quella di Sartarelli è così sia una narrativa documentaristica (le branche del sapere che lo coinvolgono sono varie, dalla scienza all’enologia, dalla storia all’archeologia e mai coniugate tra loro con forza o in maniera improvvisa) e al contempo una prosa personale, intima, familiare, ricca di aneddoti personali, vicende proprie, memorie di momenti vissuti con parenti o di incontri, come quello con lo zio d’America, contenuto nel volume “Spigolature” (2017), una prosa che, per certi versi, fa ricordare il Sciascia narratore degli esordi.

Altre opere dell’autore sono “I racconti del cuore” (2008), un saggio di carattere sociologico “La famiglia, oggi” (2009) e un excursus dell’intero periodo lavorativo in “Memorie di un bancario” (2009).[1] Vittorio Sartarelli è anche blogger, recensore di critica letteraria, saggista. Nel volume antologico sulla poesia e cultura siciliana curato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi che uscirà il prossimo anno l’autore ha collaborato con una recensione-documento all’opera nel dialetto locale “Petri senza tempu” del poeta trapanese Nino Barone. Collaboratore di vari giornali e riviste di cultura e letteratura tra cui “Il Salotto Letterario” (Torino), “Progetto Babele”, “Euterpe”, “Il Club degli Autori”, è risultato vincitore in numerosi premi letterari nazionali ottenendo premi da podio, premi speciali, menzioni e altri riconoscimenti che ne attestano le indiscusse capacità letterarie e comunicative. È accademico dell’Accademia Internazionale “Il Convivio” di Catania e Socio ordinario dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi (AN).

A spiegare il titolo della raccolta “Spigolature” (Elison Publishing, Lecce, 2017) è lo stesso autore che, nella presentazione al libro, così scrive: “Spigolare chiarisce la sua definizione come un’azione antica […] di raccogliere ogni spiga rimasta sul terreno dopo la mietitura per cui ogni singola spiga di grano poteva fare la differenza; […] spigolare può avere anche un significato che ai più appare recondito, ma che è ormai entrato nel comune linguaggio culturale, come raccolta o scelta privilegiata di concetti” (3). Dunque un volume che raccoglie una crestomazia di testi, un florilegio particolare, una selezione particolarmente significativa per l’autore, dunque non un semplice compendio che agglutina la produzione, ma un testo che propone una scelta ponderata e motivata dei componenti che lo contraddistinguono, nella sua totalità, come opera unica e compatta.

9788869631405_p0_v1_s550x406.jpg“Spigolature” – “libro eclettico”[2] – si compone di una serie di racconti di diversa lunghezza nei quali l’autore rievoca momenti particolari della sua storia passata, spesso è una semplice immagine, come quella del mare nell’omonimo racconto, a riallacciare al passato: l’autore ci racconta del rapporto di amore-odio verso il mare e ce ne spiega le ragioni e, a seguire, con evidente orgoglio della sua sicilianità, passa in rassegna agli aspetti più tipicizzanti della città natìa di Trapani: da narrazione biografica[3] si passa così, senza cesure nette, a una prosa scientifica, di documentazione storica e sociale quando ci parla delle saline e delle tonnare, particolarmente presenti nella zona di Trapani (visitai qualche anno fa la Salina di Paceco e ne conservo uno splendido ricordo e, sull’isola di Favignana, la guida ci spiegò che la tonnara lì presente aveva smesso da anni di funzionare ma che una volta l’attività era frenetica e determinante per l’intera economia dell’isola). Respiriamo, leggendo queste pagine di Sartarelli, un’aria a noi diversa, che è quella calda e speziata della terra di Sicilia. Emanuela Riverso nella sua recensione a “Cara Trapani” dell’autore ha osservato questa capacità di Sartarelli di dar sapore e colore, anche sulla carta, ai suoi amati spazi toponomastici: “Il racconto della storia e dei luoghi di Trapani si fonde con le suggestioni personali dei mille ricordi legati alla città […] Il raccontare la città si identifica con il raccontare se stesso. […] Trapani nel corso della storia, dalle origini ai giorni nostri e destano molta attenzione anche le pagine più personali, lì dove ci si accorge che il racconto di una città non può essere disgiunto dal racconto della vita di chi la abita e la vive”.[4]

La narrazione si presta anche come fine documento storico nei tanti rimandi alle varie fasi di buio e di sviluppo della nostra nazione dall’età della Ricostruzione, che fa seguito al secondo conflitto bellico di cui Sartarelli parla nel racconto “La maestra della Scuola Elementare”, alla venuta dello “zio d’America” nel 1947 dopo un lungo periodo nel quale a causa delle “operazioni belliche non era stato possibile comunicare” (40) porta in Sicilia il progresso americano rappresentato dai nuovi beni di consumo quale la cioccolata, il chewing-gum e altri beni d’utilizzo per la famiglia. Dello zio d’America l’autore ha un ricordo duplice: grande gioia e aspettativa prima della sua venuta e curiosità di conoscere il parente che vive e ha costruito una sua famiglia dall’altra parte del mondo e, di contro, un uomo leggermente freddo, ormai avulso da quella realtà di provincia siciliana che, decenni prima, l’aveva visto nascere. L’autore così riflette: “Non riuscivo a comprendere, tuttavia, come mai uno zio che, per trenta anni era rimasto lontano dal suo Paese e dall’affetto dei suoi cari, una volta ritornato tra loro, non riuscisse a manifestare almeno esteriormente una maggiore affettuosità” (43).

Sempre a livello storico e proseguendo in forma cronologica, Sartarelli dedica un intero capitolo, o racconto, a “Quei favolosi anni ‘60” nei quali ci parla del rinato clima di benessere a seguito del boom economico che permetterà per un periodo una vita migliore, anche grazie a misure di sostegno giunte, a conclusione della seconda guerra mondiale, da parte degli Usa. È il periodo del cosiddetto “miracolo economico” nel quale l’Italia sembra incanalarsi verso una stagione diversa e, sulle ceneri di una ricostruzione lunga e non priva di un malcontento psicologico, si proietta verso un futuro pregno di nuova speranza. Arrivano così gli elettrodomestici quali il frigorifero e, per la prima volta viene introdotta la televisione, mezzo di comunicazione e svago, ma anche collante sociale che ha, tra le sue primarie funzioni, quella di permettere una standardizzazione della lingua ufficiale italiana incentivando, dunque, anche il sentimento di coesione nazionale. La televisione, come osserva l’autore, “avrebbe trasformato oltre che la cultura italica, anche le tendenze e il modo di pensare, avrebbe sicuramente modificato il sistema di vita delle famiglie” (55).

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L’autore, Vittorio Sartarelli

Ci sono pagine amare nel ricordo di vicende antipatiche come la rottura dell’amicizia con un ragazzo da sempre considerato un buon compagno, di vero dolore nell’apprensione che si nutre dinanzi al tremendo terremoto del Belice nel gennaio del 1968 dal nostro ricordato nel brano dal titolo “Quando la Terra trema” e dell’infarto subito in periodo più recente, qualche anno fa, del quale Sartarelli ci trasmette una cronaca puntualissima. C’è poi il mondo del lavoro, come funzionario in un istituto di credito, del quale si è accennato in precedenza e di cui ha avuto modo di parlare ampiamente in un’altra precedente pubblicazione. Nel racconto “L’Onorevole” contenuto in “Spigolature” ci narra, grazie a un sistema di consigli e raccomandazioni tra uomini influenti diffuso ancora oggi, della sua possibilità di accedere a un colloquio di lavoro che poi gli avrebbe consentito di lavorare in quella stessa sfera per molti anni sino al pensionamento. L’autore, senza riserbo alcuno con la finalità di non macchiare quel realismo onesto di cui è peculiare esponente, scrive: “La politica quindi, grazie alla raccomandazione, esercitava una nobile funzione sociale, favorendo il benessere e il miglioramento economico e sociale delle famiglie” (67) mettendoci al corrente di un sistema diffuso di mutuo sostegno e di ‘piaceri’, di collaborazione e influenze tra “poteri”, diffusa e consentita, ma che, com’è questo il caso, ha dato frutti preziosi rappresentato dall’encomiabile impegno professionale e dedizione di Sartarelli nel suo lavoro.

Se in “Spigolature” Sartarelli ha raccolto “il grano migliore” della sua produzione, i suoi progetti non terminano qui e, forse un po’ più ambiziosi, si spingono oltre nell’arrivare a pubblicare un volume unico, una sorta di opera-omnia o, comunque una pubblicazione che, ordinatamente e in forma completa, contenga tutta la sua intera attività scrittoria, di narrativa breve, romanzi, articoli, saggistica, recensioni e quant’altro. Così, in un’intervista rilasciata a “Recensione Libro.it” ha osservato: “Ho allo studio la realizzazione della raccolta di tutte le mie opere che vorrei lasciare come ultima testimonianza della mia attività letteraria, ma è ancora presto per poterne parlare e scrivere in modo definitivo”. Dette opere, la cui ideazione nasce da motivi sempre pregevoli che mostrano una grande concretezza dell’uomo che le propone, spesso sono poco attuative non perché tecnicamente difficili o azzardate ma semplicemente perché è preferibile scrivere all’istante, la vita d’oggi o ciò che essa riflette del passato, badando – nella stessa vividezza che sostiene l’autore – al dedicare attenzione a ciò che ha per noi senso. Difficile concepire un’opera completa e finale quando ancora – com’è il caso di Vittorio Sartarelli – c’è ancora tanto da raccontare ed esprimersi, narrare e studiare, affrontare indagini, ricercare il senso delle cose e di sé, in quell’ambiente folto di pensieri e custode di dolci melodie di età andate, nel materiale, eppure ancora così vive.

 

Lorenzo Spurio

Jesi, 15/10/2018

 

NOTE

[1] La recensionista Nicla Morletti sottolinea lo spettro meno felice di sentimenti provati dall’autore (sofferenza e delusione, finanche scoramento e insoddisfazione) in relazione ad alcune vicende accadute, nel corso degli anni, sul suo luogo di lavoro scrivendo che lì “Emergono la malvagità, la cattiveria, la superbia, la sete di denaro, l’arrivismo e la prevaricazione da parte di altre persone”, in Nicla Morletti, “Vittorio Sartarelli: 35 anni da bancario”, «Il Molinello».

[2]  Così viene definito nella breve recensione dal titolo “Di cosa parla il libro “Spigolature” di Vittorio Sartarelli” apparsa in internet sul sito «Recensione Libro». Lo stesso autore, in un’intervista concessa dallo stesso sito citato, ha definito “Spigolature” in questi termini: “uno Zibaldone, un revival, un vademècum”.

[3] L’autore in un’intervista rilasciata al sito «Il Giallista» ha confessato al riguardo: “Non ho bisogno di ispirazione artistiche per i miei scritti ma solo ricordi reali e i miei libri non hanno trame inventate o romanzate ma solo descrizioni di realtà avvenute, in un passato prossimo o purtroppo, ormai remoto ma vero e non inventato”, in “Intervista a Vittorio Sartarelli, autore di “Spigolature”, «Il Giallista», 9 Gennaio 2018.

[4]  Emanuela Riverso, “Vittorio Sartarelli e la sua cara Trapani…”, «Luoghi d’Autore», 8 Gennaio 2015.

 

La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.  

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Ricordo del poeta canicattinese Domenico Asaro

Domenico Asaro, il poeta-contadino, della provincia di Agrigento, classe 1973, ci ha lasciato pochi giorni fa. Lo conobbi a Messina nel giugno scorso quando, al Palazzo dei Leoni, tenemmo con l’Associazione Culturale Euterpe il reading poetico “Un mare di versi” in collaborazione con l’Associazione Siciliana di Arte e Scienza (ASAS). In quella circostanza lo salutai brevemente, come spesso accade all’apertura di eventi tanto partecipati come quello e scambiai con lui poche battute. Riservato e partecipativo dimostrò continuo interesse per l’intero evento, assistendo all’intera esibizione oratoria dei vari partecipanti, e declamò una poesia in italiano dal titolo “Come un gabbiano”. Il suo testo, inviato alla nostra mail per la sua partecipazione, porta, sotto, la data del 14/06/2018 e immagino, dunque, che la scrisse in vista dell’occasione del nostro incontro poetico. Il testo era questo:

 

Come un gabbiano

di DOMENICO ASARO

 

Come un gabbiano solitario

battuto dal vento scorazzi,

in balia delle onde del mare

che indebolisce le tue forze.

 

Imperterrito continui a resistere

per attraccare e posarti

su di una solida roccia.

 

Non hai ascoltato l’avviso della natura,

che alzava con furia

nubi di avvertita tempesta,

 

e adesso stramazzi stanco

sulla spiaggia ricoperta di ghiaia,

affannoso il tuo respiro

 

fragile ogni tuo pensiero …

e scende già la notte

nell’ attesa di una nuova alba.

 

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Il poeta canicattinese Domenico Asaro

 

Discreto ed elegante nella sua poetica nativa, sedimentata nel colloquio con la terra, Asaro viene ora ricordato degnamente per la sua umiltà e genuinità, come una delle anime più propulsive e significative del canto lirico della Trinacria. Primo assoluto a Gravina nel premio intitolato a “Nino Giuffrida” dove molti poeti siciliani lo ricordano con piacere e mestizia, aveva partecipato proprio pochi giorni fa al VI Simposio “Al tempo dei poeti” al Museo Mirabile di Marsala (TP) organizzato da Salvatore “Totò” Mirabile nel quale gli era stata attribuita una Menzione di merito per la poesia presentata, “Sicilia e sicilianu”.

Il ricordo del poeta popolare, noto come fedele cantore di quella Sicilia della terra, in Facebook è universale e sostenuto da messaggi accorati, pensieri dolci e interdetti dinanzi al prematuro decesso dell’uomo. Tra di loro, il poeta José Russotti, che lo aveva premiato durante il Premio di Poesia “Salvatore Gaglio” a Malvagna (ME), così lo ricorda: “É morto Mimmo Asaro, il poeta contadino. Oggi ho perso un amico, un autentico poeta naif, una parte di me. Al reading di giorno otto dedicato a Maria Costa doveva essere tra noi. Fu uno dei primi a prenotarsi. La sera stessa lo contattai telefonicamente per ringraziarlo di persona, e lui mi rispose molto candidamente che sarebbe venuto, soprattutto, per onorare la figura della grande poetessa dello Stretto. “A costo di spararmi 250 km.” mi disse: “io ci sarò”. Mimmo, era un personaggio singolare, istruito e nello stesso tempo un umile lavoratore della terra – in questo periodo si alzava all’alba per andare a raccogliere uva – trovava nella poesia una forma di riscatto. Oltre a scrivere, componeva delle ballate nel solco della tradizione contadina siciliana, ispirandosi spesso a Rosa Balistreri. Lo scorso 14 luglio, alla premiazione di “Fogghi mavvagnoti”, ricordo che a conclusione della serata, non avendo portato con se la base musicale, eseguì uno splendido brano a cappella, mostrando delle capacità canore davvero insospettabili. Mimmo, indubbiamente, era un uomo semplice, che si era fatto da solo e che è rimasto sino alla fine schietto, autentico e divertente. Quella sera al telefono, alla domanda, perché scrivi poesie. Lui mi rispose così: “Non c’è una sola parola nelle mie poesie che non venga dal profondo del cuore. E se vogliamo entrare nello specifico, aggiungerò che la poesia del “social”, come dicono i francesi, l’ho fatta mia, con il mio cervello e il cuore da contadino: una poesia densa di richiami evocativi per la natura spesso oltraggiata e abusata”.

Sulla pagina FB di Russotti si può dar lettura anche alle due liriche che Asaro aveva mandato all’organizzatore messinese per prendere parte al Primo Raduno Poetico “Maria Costa” a Gesso (ME) al quale aveva assicurato la sua presenza. In una di essa leggiamo: “È giunto il momento che entriamo tra i filari / tagliando grappoli succosi e assai sanguigni”.

In sua memoria Salvatore “Totò” Mirabile ha subito indetto il Memorial Domenico Asaro che si terrà a Marsala (TP) presso il Museo Mirabile (Contrada Fossarunza 198) il 23 settembre 2018 alle ore 10. Nell’occasione verranno audio-diffusi brani del cd di Asaro, “Cantu sta terra” e anche dal cd “Questa terra non ha eroi” con testi di Antonio Barracato. Lo stesso Mirabile gli ha dedicato una lirica nella quale si legge: “piango il giovane poeta cantastorie/ che cantava da poeta contadino/ con tanta umiltà e grande generosità/ la sua terra nel dialetto agrigentino”.  Viva è la volontà di altri poeti, promotori cultuali e semplice gente della sua terra, di dedicargli un altro evento nella città nella quale era nato e viveva, Canicattì, che di certo accoglierà l’importante eredità umana e culturale di un uomo che, con dignità e garbo, ha cantato la sua terra di terra e di sole.

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Alla Chiesa Monumentale di S. Nicolò L’arena (Catania) sabato 23 giugno il reading dai profumi di zagara

La Chiesa Monumentale di S. Nicolò l’Arena (CATANIA) invasa dai profumi di zagara

L’iniziativa, condotta dall’Ass. Euterpe sarà sabto 23 giugno

 

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), presieduta dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, propone per sabato 23 giugno nel pomeriggio un incontro poetico dal titolo “Parole tra i profumi di zagare”. L’Associazione Euterpe, che vanta di un considerevole numero di associati tra poeti siculi, da anni promuove un reading poetici in una città siciliana; in passato si sono tenuti a Palermo in sedi istituzionali quali la Real Fonderia Oretea e Villa Niscemi.

Il reading poetico si terrà presso la Chiesa Monumentale di San Nicolò L’arena sabato 23 giugno 2018 a partire dalle ore 17:30. Durante l’incontro, al quale parteciperanno una serie di poeti della zona e non, si terrà anche un intervento critico del poeta e saggista prof. Domenico Pisana, noto intellettuale e Presidente del Caffè Letterario “S. Quasimodo” di Modica (RG).

L’evento culturale è patrocinato dalla Regione Siciliana e dal Comune di Catania ed è reso possibile grazie alla collaborazione di alcune realtà culturali con l’Associazione Euterpe: l’Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina, presieduta dalla pittrice Flavia Vizzari, l’Associazione Culturale Caffè Convivio (CaLeCo) di Catagirone (CT), presieduta dalla poetessa Giusi Contrafatto, il Centro Studi “Maria Costa” di Messina, presieduto dal sig. Pippo Crea, la Libreria Spazio Cultura di Palermo, il Caffè Letterario “S. Quasimodo”di Modica (RG), la rivista culturale “Lu Papanzicu” di Ravanusa (AG), il Salotto Culturale H2 Donna di Gioiosa Marea (ME), presieduto da Giuliana Scaffidi, i blog letterari e culturali di Luigi Pio Carmina ed Emanuele Marcuccio.

Durante l’evento sarà inoltre presente l’artista performativo palermitano Toni Zanca (in arte “Acnaz”) con una realizzazione “a presa rapida”. L’arista si dedica a opere murales dove esprime l’arte concettuale non trascurando la bellezza e l’aspetto estetico. Nel 2017 a Roma ha partecipato al “Gau 2017” e a Centocelle è presente la realizzazione in urban art di una delle campane di raccolta vetro. Numerose le sue performance artistiche e applicazioni.

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Notevole sia nei numeri che per caratura la presenza dei poeti che interverranno per dar lettura alle proprie opere. Prenderanno parte (qui indicati in ordine alfabetico): Anastasi Giuseppe, Angeletti Elvio, Baglieri Giusi, Barcellona Giuseppe, Bongiorno Claudio, Bono Angela, Campi Luca, Carmina Luigi Pio, Chiarello Maria Salvatrice, Cinnirella Pasqualino, Cipresso Clemente, Contrafatto Giusi, De Marco Angelo, Di Giorgio Gianni, Di Mauro Giovanni, Di Salvatore Rosa Maria, Evoli Daniela Angela, Gemito Francesco, Greco Salvatore, Innocenzi Francesca, Interlandi Gaetano, Iudici Noemy, Lo Monaco Emanuele, Luzzio Francesca, Marcuccio Emanuele, Marzo Rosaria, Minnella Orazio, Moreal Liliana, Nicolosi Ada, Panebianco Alessandra, Rizza Giovanni, Rizzo Mario, Schiera Antonino, Sciuto Cinzia, Spurio Lorenzo, Vaira Marco, Valenti Agata Anna, Vinci Sciabò Melania.

 

L’evento è liberamente aperto al pubblico.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327 5914963

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La valigia” di Letizia Tomasino, con un commento di Lorenzo Spurio

“LA VALIGIA” – POESIA DI LETIZIA TOMASINO

 

Una valigia è di cartone se il suo contenuto

sa di rassegnazione ed emigrazione.

La valigia degli emigranti contiene rimpianti

sa di terra lavorata e preghiere ai santi.

La valigia di chi parte dalla terra natia

sa di lacrime amare e poesia.

L’emigrante lascia la sua casa e la sua fanciullezza

per inseguire un sogno di rinascita e bellezza.

L’emigrante si adatta alla nuova vita,

ma resta col cuore sospeso fino alla sua dipartita.

Torna, ogni tanto, a visitare il paesello

vedendolo sempre come un gioiello.

Un paesello che perde un tesoro

se i suoi abitanti non hanno lavoro.

 

 

Commento di Lorenzo Spurio

La Tomasino dedica una poesia alla condizione drammatica, straniante e per certi versi inesorabile, dell’emigrazione. Lo fa toccando via via nei versi alcuni aspetti che connaturano questa situazione di sradicamento, lontananza e di spoliazione della propria identità. L’immagine richiamata è quella della valigia che, quale custode degli effetti personali, del mondo materiale che è possibile portare con sé da un luogo all’altro, diviene emblema di una condizione di transitorietà, di mancanza di certezze, di logorante sballottamento e di ansia emotiva. Se alla partenza fa seguito una traversata verso nuove frontiere, città, lingue che non si conoscono, vivo rimane l’amore custodito nel cuore verso le vestigia della propria nascita, le tradizioni, il proprio paese. Mentre si anela a qualcosa di migliore, la memoria del vissuto è così impetuosa al punto tale da rendere volitivo l’uomo nel ricreare un proprio ambiente, una propria esistenza di felicità o adattamento. Nei versi finali l’autrice ben richiama le ragioni del gesto migratorio, dettato, come spesso avviene, da ragioni di carattere economico e lavorativo.

 

L’autrice

unnamedLetizia Tomasino è nata a Palermo nel 1961. Dopo il diploma di ragioneria ha iniziato a lavorare nel campo ristorativo. Donna eclettica, dalle mille sfaccettature e amante dell’arte in tutte le sue forme. Cantante, fotografa e scrittrice. L’arte della scrittura la scopre dopo essersi ritirata a vita privata in campagna. Scrivere poesie e racconti che nascono da momenti del suo quotidiano, da incontri ed episodi fortuiti; trae ispirazione anche dalla sua grande fantasia. Ha pubblicato i libri di poesia Nel silenzio di un pallido mattino (Youcanprint, 2016), I colori della mia anima (Youcanprint, 2016), Sicilia mia Sicilia (poesie dedicate alla mia terra) (Youcanprint, 2016), Pensieri sparsi (PubMe, 2017), Una dolce amicizia (Youcanprint, 2017) e Adamo ed Eva e altre storie (Youcanprint, 2017); per la narrativa Un paesino tranquillo (Youcanprint, 2016), Palermo…in racconti (Youcanprint, 2016), Storie di provincia(Youcanprint, 2016), Lu scantu (Youcanprint, 2016),

[1] Letizia Tomasino, L’impudicizia dell’anima, PubMe, 2017.

L’eroe islandese Ingólf Arnarson a Catania: il 23 giugno la presentazione dell’omonimo dramma epico di Marcuccio

«[Q]uesto ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»

Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.

 

Si presenta a Catania alle 11:30 sabato 23 giugno 2018 presso Mondadori Bookstore di Piazza Roma 18 «Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio, edita per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato fin dal maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016 con un totale di 2380 versi per un lavoro di diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.

Relazionerà il critico letterario, poeta e scrittore Lorenzo Spurio, Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, nonché prefatore del libro. La presentazione si inserisce nel corso di una due giorni di Poesia tra Messina e Catania, organizzata dalla stessa associazione.

Scrive Spurio nella Prefazione: «Il dramma di Marcuccio tratta con originalità e chiarezza di linguaggio molti topos dell’epica germanica: i riferimenti ai combattimenti, al cozzar di spade, all’importanza della fama e della gloria; l’impiego di prove per testare la valorosità dell’eroe; la credenza e l’invocazione del fato, spesso personificato, il tema del tesoro e il motivo del viaggio in terra straniera. Essendomi occupato di fatalismo germanico, devo riconoscere che nell’opera di Marcuccio il destino non è un semplice concetto, un’idea, ma viene caricato di un significato proprio facendo di esso quasi un personaggio. Fato, destino, sorte, fortuna sono concetti che derivano dall’antico inglese wyrd, spesso personificato dalle Norne, che si riferisce a una cultura precristiana, pagana. A tutto ciò Marcuccio aggiunge elementi che rimandano alla conversione dell’Islanda al cristianesimo: la presenza di un monastero e di monaci, l’influenza celtica, la presenza di croci che viene, quindi, a rappresentare una fase successiva di sviluppo politico-sociale-economico della vita dell’Islanda di epoca norrena.

Tuttavia ciò che Marcuccio narra non è solo un racconto epico, è molto di più. È evidente, infatti, la potenza del lirismo, soprattutto in alcuni momenti, come nella scena d’amore tra Sigurdh e Halldóra e, allo stesso tempo, di una certa vicinanza alla cultura popolare con riscontrabili cadenze e dialettismi che rendono particolarmente significativo e vivo il testo, sottolineando quanto sia importante la componente orale nella trasmissione della cultura.» (pp. 30-31)

 

Interverranno come correlatori:

Francesca Luzzio, poetessa e critico letterario, autrice della Quarta di copertina

Giusi Contrafatto, poetessa e Presidente dell’Ass. Culturale Caffè Letterario “Convivio” di Caltagirone (CT)

Luigi Pio Carmina, poeta e scrittore, curatore del blog culturale “Cultura Comunità Conoscenza Curiosità”

Sarà presente l’autore.

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L’autore

Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974) è autore di quattro sillogi: tre di poesia – Per una strada (2009) Anima di Poesia (2014); Visione (2016) – e una di aforismi Pensieri Minimi e Massime (2012). È redattore delle rubriche di Poesia “Il respiro della parola” e di Aforismi “La parola essenziale” della rivista di letteratura Euterpe. Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti. È stato ed è membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali. È presente in L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012) (2013). È ideatore e curatore del progetto poetico “Dipthycha” di dittici “a due voci”, del quale sono editi tre volumi antologici (2013; 2015; 2016) a scopo benefico. Nel 2016 completa un dramma epico in versi liberi pubblicato nel 2017 per i tipi della marchigiana Le Mezzelane, di argomento storico-fantastico, ambientato in Islanda (IX sec. d.C.). Cura il blog “Pro Letteratura e Cultura”. Di prossima pubblicazione un quarto volume del progetto “Dipthycha”.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi

SOTTOTITOLO: Un Prologo e cinque atti

AUTORE: Emanuele Marcuccio

PREFAZIONE: Lorenzo Spurio

POSTFAZIONE: Lucia Bonanni

NOTA STORICA: Marcello Meli

NOTA DI QUARTA: Francesca Luzzio

OPERA IN COPERTINA: Alberta Marchi

EDITORE: Le Mezzelane

GENERE: Poesia/Teatro

PAGINE: 188

ISBN: 9788899964634

COSTO: € 10,90

 

 

Info:

Evento FB della presentazione

Short-link vendita: https://goo.gl/vr5kwB

informazioni@lemezzelane.eu – www.lemezzelane.eu

marcuccioemanuele90@gmail.com – www.emanuele-marcuccio.com

Due reading poetici nella Sicilia Orientale a Giugno. Le iniziative promosse dalla Ass. Culturale Euterpe di Jesi

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A Palazzo dei Leoni (Messina) e alla Chiesa di S. Nicolò l’Arena (Catania) i due appuntamenti

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), presieduta dal poeta e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, già presente sul territorio siciliano negli anni precedenti per eventi poetici organizzati a Palermo, Bagheria e Caltanissetta, quest’anno organizzerà due reading poetici nella Sicilia Orientale (Messina e Catania) in collaborazione con alcune associazioni locali: l’Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina, presieduta dalla pittrice Flavia Vizzari e l’Associazione Caffè Letterario “Convivio” (CALeCO) di Caltagirone (CT), presieduta dalla poetessa Giusi Contrafatto.

Gli eventi, che si terranno con il Patrocinio Morale della Regione Siciliana, del Comune di Messina, della Città Metropolitana di Messina e del Comune di Catania, vedono quali media-partner: la Libreria Spazio Cultura di Palermo, il Caffè Letterario “S. Quasimodo” di Modica (RG), la rivista “Lu Papanzicu” di Ravanusa (AG), il Salotto Culturale H2 Donna di Gioiosa Marea (ME), i blog “Pro Letteratura e Cultura” di Emanuele Marcuccio e “Cultura, comunità, conoscenza Curiosità” di Luigi Pio Carmina.

A entrambi gli incontri saranno presenti i poeti Lorenzo Spurio (Jesi – Ancona), Elvio Angeletti (Senigallia – Ancona), Annalena Cimino (Capri – Napoli), Marco Vaira (Brescia), Cristina Lania (Messina), Flavia Vizzari (Messina), Salvatore Greco (Biancavilla – Catania), Emanuele Marcuccio (Palermo), Luigi Pio Carmina (Palermo), Giusi Contrafatto (Caltagirone – Catania) e il critico letterario ed editore Michele Miano (Milano).

Il primo reading, “Un mare di versi”, si terrà a Messina venerdì 22 giugno a partire dalle 16:45 presso il Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni (Sede della ex-Provincia, oggi Città Metropolitana) sito in Corso Cavour n°87. Saranno particolarmente graditi testi che abbiano relazione al mare, alle onde, marine e scenari o situazioni che richiamino l’ambiente costiero, insulare e balneare. Il tema resta, però, sempre libero. Per prendere visione del bando di partecipazione e la scheda si consiglia di cliccare qui.

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Il secondo reading, “Parole tra i profumi di zagare”, si terrà a Catania sabato 23 giugno a partire dalle 17:00 presso la Chiesa Monumentale di San Nicolò L’Arena (ingresso in Piazza Dante). Durante l’evento interverrà il poeta, critico letterario e saggista modicano prof. Domenico Pisana su “La poesia contemporanea tra metafisica, etica ed estetica”.  Il tema del reading è libero, per prendere visione al bando e scaricare la scheda dati si consiglia di cliccare qui.

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Per partecipare ai reading, liberamente aperti al pubblico, è necessario prendere visione dei relativi bandi di partecipazione dove sono contenute le specifiche e la scheda di partecipazione che andrà compilata e fatta riavere assieme ai propri testi entro la data indicata. Per motivi strettamente logistici non saranno prese in considerazione domande di partecipazione oltre le scadenze indicate; si prega pertanto, laddove ci si consideri realmente motivati a intervenire, di non attendere gli ultimi giorni. Si chiede altresì di informare (mediante mail o telefono) qualora, pur avendo regolarmente inviato la propria domanda e ricevuto riscontro, non si possa, per propri motivi intervenire durante l’evento.

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Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5914963

 

Reading poetico Messina, 22-06-2018

Bando e scheda di partecipazione

Locandina dell’evento

Evento FB

 

Reading poetico Catania, 23-06-2018

Bando e scheda di partecipazione

Locandina dell’evento

Evento FB

 

Reading poetico “La goccia non è sinonimo di maltempo, ma la lacrima del mio malcontento” a Palermo il 23 febbraio

Venerdì 23 febbraio a partire dalle 17 presso la Sala Novecento dell’Hotel Joli a Palermo (Via Michele Amari 11) si terrà il reading poetico “La goccia non è sinonimo di maltempo, ma la lacrima del mio malcontento” a cura del poeta e scrittore Luigi Pio Carmina, redattore della rivista di letteratura “Euterpe”. L’evento, organizzato con la collaborazione di Libreria Spazio Cultura e del Liceo Musicale “Regina Margherita” di Palermo, sarà presentato assieme alla poetessa Miriana Di Paola e vedrà anche la proiezione di opere dell’artista Edoardo Dispenza. Seguiranno interventi musicali di Gabriele Antinoro (violino) e Marco Di Giuseppe (chitarra) del Liceo Musicale “Regina Margherita”.

Info: luigicarmina@gmail.com 

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