N.E. 02/2024 – “Meraviglie” di Simone Magli, recensione di Lorenzo Spurio

La nuova pubblicazione del poeta pistoiese Simone Magli, Meraviglie (Antipodes, 2023), contiene una cinquantina di testi brevi dal taglio prettamente esistenziale, spesso connotati da una forte carica simbolica. Quest’opera, che segue le precedenti L’ultimo ermetico (Puntoacapo, 2021), Imparando (Puntoacapo, 2021) e La solitudine di certi voli (I.S.R.Pt Editore, 2022), prosegue, come naturale percorso, nell’approfondimento intimo delle vicende esperenziali del Nostro mediante un eloquio per lo più breve, spesso emblematico, fondato sulla sua canonica predilezione per il frammento e per forme tendenzialmente succinte. Non è un caso che Magli sia un apprezzato aforista e un haijin; quest’ultima definizione individua anche la corrispondenza con un’altra sua importante propensione, ovvero quella d’imprimere immagini in maniera istantanea e assai vivida. È, infatti, un apprezzato fotografo e questa sua abilità, travasata in ambito scrittorio, fa di lui un destro e avvincente costruttore di versi brevi, spesso lapidari e imprevisti, in cui è contenuto un messaggio polisemico. Qualcosa che è presente e detto con vocaboli scelti con attenzione e qualcos’altro – vuoi per libera associazione, per rimando, per implicazioni di varia tipologia – a cui si allude e che a volte può essere inferito o, comunque, fatto oggetto di libera appropriazione dal lettore. La costruzione dei significati – come molta critica ha spesso enfatizzato – deriva dall’interazione operante e robusta che il lettore mette in campo all’atto della fruizione di un’opera che l’autore ha prodotto. Ciò appare tanto più vero leggendo i versi di Magli.

Una meritata attenzione va posta tanto sul titolo dell’opera quanto sull’immagine di portata. Il titolo, Meraviglie, richiama subito a un mondo altro, una sorta di surrealtà, in cui coesistono oggetti ed esperienze impraticabili nella vita ordinaria. Il meraviglioso richiama velocemente a un mondo di molteplici possibilità, di magia, di difficile raggiungimento con i capisaldi della normale logica, uno spazio incontaminato da categorie di sorta dove tutto è potenzialmente possibile. È un fantastico positivo che Magli ci descrive richiamando alcuni elementi naturali che hanno in sé straordinarietà, bellezza, rarità e, in quanto tale, incomprensibilità e impossibilità di raggiungimento. Fenomeni come l’equinozio, il passaggio della luna, i moti ondosi del mare, ma anche il fioccare della neve, sono episodi in sé abbastanza rituali e comuni che hanno, però, del meraviglioso. Così come lo è il mondo della musica e, chiaramente, quello della poesia di cui Magli si “serve” e fa dono.

L’inconsueta immagine di copertina (con un probabile ammicco alla metafisica di De Chirico) ci propone alcune scale che, dal basso, salgono verso una posizione apicale. L’elemento – che è contraddistinto per avere una posizione centrale e una colorazione gialla – si trova al centro e fa da contrasto ai toni della campitura di sottofondo che fa pensare tanto all’immensità di un mare quanto all’indefinitezza di un cielo con squarci cromatici dorati. Opera di Giacomo Niccolai – come specifica il colophon – ben si coniuga ai motivi trainanti di questo piccolo libro.

Nelle sue nuove liriche Magli pala dell’esigenza di una condivisione concreta con l’altro, in quella “eleganza d’incontrarci” (15). Le sue riflessioni partono da un’esperienza concreta dei fatti, da una coscienza matura con la quale dialoga e arriva a partorire contenuti senz’altro interessanti. Le divagazioni che i versi propongono sono i rovelli esistenziali e gli assilli, i dubbi ricorrenti e le nevrosi comuni che, a diversa altezza, ci concernono tutti. L’autore parla di “nuovi mondi” (16) quelle realtà parallele dove con il pensiero è possibile vagare e compiere l’impossibile: “ho tracciato / l’universo” (16).

Il meraviglioso è riconducibile a situazioni di svago, fuga dalla razionalità, rincorsa delle curiosità, tentativo di appellarsi a dubbi insondabili, magie illusorie ed epifanie coinvolgenti. Il tutto non sfocia in tessiture fantastiche perché si riconnette alla natura dell’uomo, forte della sua esperienza sensibile e del suo essere illuminato: “quanto è vasto il cielo / di un uomo” (27) scrive in “Stasera” dedicata a un imprecisato Davide.

La meraviglia si riconnette anche allo stupore che si prova, al fascino del perduto, al mondo incontaminato dell’infanzia con le sue narrazioni favolistiche e tempi rilassati, col sogno che ripropone il bello ormai lontano; ecco perché alcuni versi non possono esimersi da questa tendenza volta al recupero come quando, testualmente, Magli si trova in una condizione dettata “a cercare l’infanzia” (46).

Sono versi piacevoli, i suoi, che non navigano a vista, piuttosto tendono a sfiorare l’impossibile, riconducendo l’uomo dinanzi all’invisibile e alla meraviglia alla sua natura di transeunte e imperfetto. C’è spesso una situazione di limite che viene proposta, non solo una demarcazione temporale, un qualcosa – frattura, confine, limbo – che individua i contorni dei mondi paralleli, quello reale e gli altri, infiniti e approdabili solo con la mente. Non è un narrare in versi l’irreale, piuttosto è la possibilità di riscoprire la meraviglia nell’ordinario. Un fantasticare lieve e cosciente, che avviene sempre ad occhi aperti. “Poi è sceso qualcuno / e mi ha salvato la vita” (40): è il segno di una presenza che si fa essenza. Quest’ultima interviene in maniera concreta e illuminante, ed è capace di attuare il cambiamento in maniera salvifica. La stasi dei giorni è frantumata dalla capacità di visione e dalla sensibilità del Nostro.


Questi testi vengono pubblicati nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionati dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autore ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.

N.E. 01/2023 – Un aforisma di Simone Magli

Leggo libri perché contengono istruzioni di volo.

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Alcune poesie del toscano Simone Magli – Segnalazione a cura di L. Spurio

Segnalazione a cura di Lorenzo Spurio  

Una mia fotoSimone Magli è nato a Pistoia nel 1984, città nella quale vive. Poeta e aforista, è anche autore di haiku. Durante la sua formazione si è sentito particolarmente attratto dalla poetica di Giuseppe Ungaretti per sentirsi legato poi alla stagione ermetica. Tra i suoi autori prediletti figura anche l’umbro Sandro Penna mentre, tra gli aforisti, riconosce una certa influenza da autori quali Stanislaw Jerzy Lec, in primis e, tra gli italiani, Flaiano, Longanesi, Caramagna, Ansaldi e Castronuovo. Ha pubblicato la silloge La solitudine di certi voli (I.S.R.Pt, 2012). Ha ottenuto vari riconoscimenti in concorsi letterari, soprattutto per la poesia, ma anche per gli aforismi. Nella rubrica Per Competenza diretta dal poeta toscano Roberto Carifi è stato più volte recensito. Note critiche sulla sua produzione sono state stilate anche dai poeti Gilberto Sacerdoti e dalla poetessa fiorentina Mariella Bettarini, fondatrice della nota rivista L’area di Broca. Da novembre 2019 collabora con il blog letterario Lib(e)ro-libro, oltre le parole.

 

A seguire una poesia estratta dalla sua raccolta poetica La solitudine di certi voli (2012) e tre inediti:

 

In questo circolo di creature impazzite

sono l’ombra di un albero ferito,

il leone che corre senza meta per la savana,

l’anima della fiera abbattuta.

Ma soprattutto l’eco del mondo

che subisce la sua perdizione.

 

*

 

Prima che scenda la sera,

dai folti prati, le lucciole

salgono al cielo,

per incidere le stelle.

 

*

 

Guardo uno spicchio di cielo

e un lampo di vita

nel mio cuore si staglia,

pizzicandomi d’immenso.

 

*

 

Che ogni cosa venga

come spunta un filo d’erba

sul campo baciato

dalla nuvola più bella.

 

 

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