Nell’anno del XX anniversario della strage di Capaci, un dittico poetico che affianca due poeti palermitani: Monica Fantaci, con la sua “Storie stroncate” e Emanuele Marcuccio, con la sua “Urlo”, che Marcuccio scrisse nel primo anniversario della stessa strage e pubblicata nella sua silloge poetica Per una strada, nel 2009, edita da SBC Edizioni.
Storie stroncate
(di Monica Fantaci)
Fango vidi
sparso con le mitragliatrici,
bombe ed omicidi,
perché questo disprezzo,
perché non amare,
perché è da pagare questo prezzo?
La società rotola,
si schianta sugli affari,
pagine di criminalità
la giustizia qua non ci sta,
fogli di quaderno
e pagine di libri
si rincorrono nel cielo,
queste storie stroncate
durante la scrittura.
Fermare l’odio e la sua potenza,
l’amore vuole la vita,
l’odio vuole la morte
e d’amore c’è urgenza.
(19/5/2012)
Scrive Emanuele Marcuccio, a proposito di “Urlo”: «È stato l’urlo di dolore risuonato negli occhi pieni di lacrime di Rosaria Costa, vedova dell’agente di scorta Vito Schifani, che mi ha ispirato la scrittura di “Urlo”. Quell’urlo di dolore risuonato nei suoi occhi, durante quel discorso forzato e di circostanza ai funerali di stato».
E continua così: «Una vedova che aveva appena perso il marito in una circostanza così tragica, non avrebbe mai potuto avere la forza di pronunciare quelle parole, sua sponte, ma, la voce rotta dalle lacrime fa intuire il suo urlo di dolore».
Urlo
(di Emanuele Marcuccio)
Dolore immenso e aspro,
dolore orrendo negl’occhi
della supplice gente,
pietà, giustizia;
urla di uomini prostrati,
nei cuori esplode la rabbia,
l’ira negl’occhi,
nei volti piagati,
grondanti sangue
d’amaro lutto;
scossi nel cuore,
rimossi dal silenzio
tanto a lungo profuso.
Grida di sangue risorgono
dalla città morente,
risorge
l’umano spirto di reazione:
non più vili,
non più noi chini,
non più.
Affrontiamo con forza,
ricordiamo i passati lutti,
giammai dimenticati,
sempre vivi,
mai morranno,
rimarranno sempre
nei nostri cuori dolenti e angosciati,
nei nostri cuori straziati dal dolore,
colpiti, schiantati.
Ma ora, un alito di speranza
quasi ci squarcia il cuor,
una luce soffusa d’amore
c’investe, c’innalza, ci esalta;
il riso dell’aurora rifulge:
mai morranno,
resteranno sempre
nei nostri cuori,
imploranti giustizia,
imploranti pietà.
(23/5/1993)
(da Emanuele Marcuccio, Per una strada, pagg. 33-34, SBC Edizioni, 2009, pp. 100)
Riguardo a “Urlo”, scrive il critico letterario Luciano Domenighini, nella prima recensione[1] a Per una strada: «Con toni rutilanti, epici e tribunizi, il poeta si abbandona sdegnato a una denuncia-condanna senza appello, ricorrendo a un’enfasi tragica quasi omerica, eppure mantenendo, nel messaggio, una chiarezza lampante e inequivocabile».
(Entrambe le poesie sono protette dai diritti d’autore. Pubblicate ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l’autorizzazione dei rispettivi Autori.
La riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione dei rispettivi Autori è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge).
[1] Edita in L’arrivista. Quaderni democratici (anno I, Nr. 3), Villasanta (MB), Limina Mentis Editore, 2011, p. 126.

