“Un passaggio verso le emozioni” di Giorgia Catalano, recensione di Lorenzo Spurio

Un passaggio verso le emozioni (2010-2012)

di Giorgia Catalano
Prefazione a cura di Emanuele Marcuccio
Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012
ISBN: 978-88-6682-321-6
Pagine: 63
Costo: 8,14 €
Link diretto all’acquisto
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

A piccoli passi, andiam
verso la vita
verso noi stessi,
verso lo specchio
della nostra anima
(in “Anima”, p. 7)

 

IDU21258_IDO20072_IDE20009_IDV19939#_CopertinaAnterioreCon Un passaggio verso le emozioni Giorgia Catalano esordisce nel mondo della poesia, sebbene abbia già pubblicato varie liriche in antologie. Come sottolinea in maniera acuta il poeta e aforista palermitano, nonché curatore della silloge, Emanuele Marcuccio, la sua poesia è ricca di musicalità grazie alla presenza di forme retoriche e di stratagemmi metrico-poetici che rimandano a una poetica di tipo classico.

Le liriche condividono un senso di nostalgia e tristezza per un passato ormai andato: nella lirica che apre la raccolta, “Fioco lamento” c’è desolazione, silenzio e un senso d’abbandono che, però, porta la poetessa a prendere una decisione importante: “Rubo un sorriso/ ad un cucciolo d’uomo,/ spezzo l’affanno del tempo/ che fu” (3). E nella lirica che segue, “Ripenso”, i pensieri dolorosi assumono materialità e vengono equiparati a dei panni: per rinverdire quei momenti passati e per privarli dell’angoscia ai quali erano legati sarà necessaria una purificazione: “Così, odorosi di bucato/ li indosserò come abito nuovo” (4). Bastano due semplici liriche per comprendere quali sono le tematiche profonde che caratterizzano un poeta e queste due, scelte non a caso, ne sono la prova: la Catalano affronta i temi del tempo e del suo indissolubile scorrere, del passato e del ricordo, del dolore e dell’assenza e del bisogno che l’uomo ha nella sua contemporaneità di “fare i conti” con quello che è stato. Siamo quelli che siamo stati ed è impossibile annullare il passato, è vero, ma la Catalano ci insegna che forse il presente fluido dell’oggi può insegnarci a ricomprendere il passato, a rivederlo, a riviverlo, sempre che siamo disposti a farlo, prendendo le distanze da quel dolore vivo che invece caratterizzò quei momenti.

Nella poesia “Tremo”, quella che a mio modesto parere tocca l’apice dell’espressività lirica e al contempo è in grado di trasmettere la violenza delle immagini, Giorgia Catalano ci “narra” dell’angoscia che può nascere in una persona che viene ferita psicologicamente e fisicamente, un dolore vergognoso che genera disperazione e incomprensione: “Tremo/ vicino alle tue mani/ percosse e deturpate” (8).

Ovviamente la poetessa ci regala liriche anche più lucide ed ottimistiche, come “Per te, piccola” ispirata alla nascita della piccola Martina e che, in qualche modo, celebra il mistero della vita che puntualmente si rinnova. Ci sono liriche colorate e profumate come “Porta Palazzo” dove la poetessa riflette su culture ed etnie diverse guardando una donna in burka “dallo sguardo cupo” (10) per poi riflettere anche sulla presenza cinese nel nostro paese: “Gente che va e che viene,/ che s’adopera in acquisti” (10) e anche la poesia “Tasselli”, una sorta di manifesto della sua poetica, dove le canoniche attività del libero pensatore (leggere, pensare, sperare, poetare) vengono considerate tasselli, ossia parti che solo uniti tra loro danno forma e unità a un qualcosa che, lentamente, “si fa/ immagine” (19). In “A te, poesia”, la poetessa annuncia il suo amore per questo genere letterario che è consolazione, guarigione e custode di mali tanto da portarla ad utilizzare un linguaggio iperbolico: “Vivo per te” (28) che ben mette in luce quanto il rapporto della Catalano con la poesia sia vivido e autentico.

Mi piace concludere questo mio breve commento con la speranza che trasuda dalla lirica intitolata “Anime spoglie” dove la morte di un ragazzo viene accolta dal Cielo con un lampo che “squarcia/ l’unica bianca nube seppellita da cumuli/ anneriti dalla disperazione” (12) descritto come un fiore che di colpo appassisce, all’improvviso per tramontare per sempre. Dov’è allora la speranza in una lirica luttuosa come questa? La speranza è il dolore stesso che, ormai come un fardello che la madre del protagonista porterà fino alla fine dei suoi giorni, “abita/ nel suo cuore” (13) come un tremendo compagno e un dolce nemico che, tuttavia, le farà compagnia. Così come avviene in “A chi non c’è più” dove l’idea di un aldilà è in grado di mitigare quel dolore e quell’assenza: “Ci sarà sempre/ un tuo sguardo/ amorevole e attento,/  posato su di me” (15).

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 01-02-2013

 

imagesGiorgia Catalano è nata a Ventimiglia (IM) nel 1971. Nel 1989 ha conseguito la maturità magistrale. Inizia a scrivere poesie in età adolescenziale. A partire dal 2010 varie sue liriche sono apparse in diverse antologie poetiche e riviste letterarie online. L’autrice ha un suo blog che prende il nome dal titolo di questa sua prima raccolta poetica dove pubblica poesie, foto, pensieri e altro.

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Un passaggio verso le emozioni” di Giorgia Catalano, prefazione di Emanuele Marcuccio

Un passaggio verso le emozioni

di Giorgia Catalano

Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 63

ISBN: 978-88-6682-321-6

Prefazione: Emanuele Marcuccio

Co-curatrice: Gioia Lomasti

Cover: Francesco Arena

Foto di copertina e illustrazioni: Giorgia Catalano

Prezzo: 8,14 €

 

PREFAZIONE

a cura di Emanuele Marcuccio

 

Giorgia Catalano - Un Passaggio Verso Le EmozioniGiorgia Catalano, che ha già pubblicato sue poesie in antologie di autori vari, esordisce in questa silloge, con la sua opera prima, dal titolo Un Passaggio verso le Emozioni.

Sperimenta la scrittura in versi fin dall’adolescenza ma, solo dal 2010, ormai in età matura, riesce a dedicarsi, con l’attenzione che merita, a una forma di scrittura così profonda e delicata; significativamente, le poesie qui raccolte, sono state scelte tra quelle scritte negli ultimi anni, precisamente dal 2010 al 2012. Quasi a voler sottolineare che quelle scritte precedentemente erano soltanto degli esercizi preparatori, un lungo periodo di apprendistato.

La prima impressione che ho avuto, dopo la lettura di queste liriche, è stata quella di una carezza gentile agli occhi e al cuore del lettore, proprio perché una poesia bisogna soprattutto ascoltarla nel profondo e nel silenzio del proprio cuore; anzi, bisogna rileggerla, per assaporarne nuove sfumature e interpretazioni a ogni rilettura.

Siamo di fronte a un poetare fluido, ricco di musicalità, indulgente verso elisioni e apocopi, un poetare spontaneo, ma che a volte si prodiga in raffinate figure retoriche, come nelle metonimie di “Porta Palazzo”: “Occhi a mandorla si perdon verso l’orizzonte / d’un monte lontano”. O come negli accusativi alla greca di “Sogno di neve”, con il soggetto abilmente in ellissi: “Lenta / cade / sull’asfalto bagnata / dalla pioggia” e, verso la chiusa “Ma poi tornano sulla strada, / sull’asfalto bagnata, / i loro piccoli pensieri,” si aggiunge anche l’ellissi del predicato. O come in “Ali d’un falco”, in cui abbiamo la raffinata figura del chiasmo: “Plasmata da mano divina / nella creta affondata” e, proseguendo nella lettura, degno di nota è l’enjambement “buoi, stambecchi e libere / ali d’un falco”.

I temi affrontati dalla Catalano, in questa silloge, sono perlopiù introspettivi, ispirati dalle gioie e dai dolori familiari. Tuttavia, anche quando l’autrice affronta i temi più dolorosi, il suo poetare non si abbandona mai a un canto disperato e i suoi versi si schiudono sempre alla speranza, come corolle di fiori che sorridono a un nuovo giorno. Come in “Anime spoglie”: “Un lampo squarcia / l’unica bianca nube seppellita da cumuli / anneriti dalla disperazione.”, quel lampo che, d’improvviso squarcia il cielo, quasi voglia alleviare il dolore di quella madre per la perdita del figlio. O come in “Più ed ora”, dove nella chiusa si apre alla speranza e al sogno: “Ora è più nulla di questo morire, / viaggiare per mare, pensare a volare. / Ora è quell’oggi / che sarà ieri, domani. / Altro futuro, / nuova traccia di vita / limpida / come mattutina goccia di rugiada”.

Auspico, dunque, come promette il titolo, che questa preziosa silloge sia davvero per il lettore Un passaggio verso le emozioni, verso emozioni vere, che non tramontano e che si rinnovano ad ogni rilettura.

 EMANUELE MARCUCCIO

Palermo, 18 aprile 2012

 

 

QUESTO TESTO VIENE PUBBLICATO DIETRO GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE.

È SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERLO E/O PUBBLICARLO IN FORMA INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

Qui, invece, è presente l’intervista che il poeta Emanuele Marcuccio ha rivolto all’autrice Giorgia Catalano:

https://blogletteratura.com/2011/09/15/intervista-a-giorgia-catalano-a-cura-di-emanuele-marcuccio/

Un sito WordPress.com.

Su ↑