Ultimo incontro della rassegna letteraria “Cattivi dentro” a Moie il 6 maggio

Così esco dal mondo: alcuni suicidi letterari. Incontro a Moie con il critico Lorenzo Spurio

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Si terrà domenica 6 maggio alle 17:30 presso la Biblioteca “La Fornace” di Moie di Maiolati Spontini (AN) l’ultimo appuntamento del ciclo di eventi letterari “Cattivi dentro” nato attorno al recente volume saggistico di Lorenzo Spurio dal titolo “Cattivi dentro. Dominazione, violenza e deviazione in alcune opere scelte della letteratura straniera”. In esso Spurio si è occupato di vari autori tra cui William Golding, Joseph Conrad, Charles Bukowski, Christine Angot, Ian McEwan e vari altri. Con tale opera il critico letterario jesino è risultato vincitore del prestigioso Premio Letterario Casentino per la sezione saggistica inedita “Veniero Scarselli” e in seguito pubblicato per i tipi della Helicon di Arezzo.

L’intera rassegna, organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e con il patrocinio morale del Comune di Jesi e della Provincia di Ancona, dopo gli incontri dedicati all’infanzia e al bullismo, alla violenza sociale e alla devianza sessuale, volge al termine.

In questo ultimo incontro, parabola di chiusura di un percorso intessuto sui temi della violenza, del soggiogamento e della stortura in ambito familiare e sociale, Spurio proporrà un percorso dedicato ad alcuni casi letterari rilevanti per la tematica del suicidio.

Il critico proporrà un’analisi di alcune opere alle quali ha dedicato saggi, approfondimenti e studi che risultano interessanti, nelle loro dinamiche relazionali, in merito all’atto autolesionistico estremo. La trattazione, supportata da letture scelte di brani delle rispettive opere a cura della voce recitante, la nota performer recanatese Amneris Ulderigi, vedrà un’esposizione sulle opere teatrali “La casa de Bernarda Alba” di Federico Garcia Lorca (poeta e drammaturgo al quale Spurio è particolarmente legato e a cui ha dedicato studi e una plaquette poetica, “Tra gli aranci e la menta” pubblicata nel 2016 e risultata vincitrice in vari premi nazionali), “Il piccolo Eyolf” del drammaturgo norvegese Henrik Ibsen famoso per opere quali “Casa di bambola” e “Hedda Gabler” che mise sotto analisi l’universo corrotto e ipocrita della borghesia. Spurio arriverà alla trattazione del tema del suicidio ponendo attenzione anche a un romanzo che divenne anche film e ben presto fu un caso letterario, “Il giardino delle vergini suicide” del greco-statunitense Jeffrey Eugenides. Verranno proiettati anche alcuni estratti dell’opera filmica, per la regia di Sofia Coppola. Da suicidio letterario, vale a dire a tema di varie costruzioni fittizie, all’atto estremo di darsi la morte in alcuni celebri intellettuali. Si accennerà al caso della modernista Virginia Woolf che nel 1941, nell’amata casa di campagna a Rodmell, decise di darsi la morte, annegandosi nell’Ouse.

Ad accompagnare l’autore del saggio ci saranno il poeta, scrittore e filosofo senigalliese Valtero Curzi e la scrittrice Elena Coppari (Direttrice della Biblioteca Comunale “Sara Iommi” di Agugliano) che interverranno ad ampliare alcuni aspetti del tema di riferimento nell’ottica di una più ampia considerazione dell’estremo gesto.

 

La S.V. è invitata a partecipare.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5914963

 

 

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Il miele nella letteratura. A Jesi una conferenza con degustazione finale promossa dalla Ass. Euterpe

“Sapori tra le righe”: conferenza sul miele nella letteratura e nella produzione: il 15 ottobre a Jesi

 

bees-18192_960_720L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi ha dato vita al progetto culturale “Sapori tra le righe” che è stato inserito all’interno di “Weekend d’autunno”, programma di iniziative promosse dal Comune di Jesi per l’autunno 2017. “Sapori tra le righe”, che si realizzerà in due date separate, promuoverà incontri dedicati alla conoscenza di alcuni alimenti molto comuni della nostra dieta alimentare quali il miele e l’olio che verranno presentati, approfonditi e discussi sotto un profilo letterario e non.

L’intero ciclo di eventi è patrocinato dal Comune di Jesi, dalla Provincia di Ancona e dall’Università degli Studi di Perugia e dall’Università Politecnica delle Marche.

Il primo appuntamento si terrà il 15 ottobre alle ore 17:30 presso la Chiesa di San Bernardo / Museo della Stampa (SAS) in Via Valle e sarà dedicato a riscoprire il miele, tra letteratura e produzione. L’apertura sarà affidata alla calda voce della poetessa pesarese Michela Tombi, autrice della recente silloge Dentro il mio vento, con la recitazione di alcune liriche di poeti consacrati agli altari inerenti all’alimento di riferimento.

 

Il programma della pomeriggio letterario vedrà il seguente programma.

La professoressa Rosa Elisa Giangoia interverrà su “La poesia del miele: da Virgilio ai contemporanei” e nel suo discorso prenderà in considerazione anche l’antica metafora che vede riflessa nel miele l’intertestualità letteraria, creando una vera e propria nuova poetica con la docta veritas di Angelo Poliziano per preludere alla scuola formalista russa e alla critica semiologica.

Rosa Elisa Giangoia ha insegnato Materie letterarie nei licei, svolgendo contemporaneamente un’intensa attività di ricerca didattica e di promozione culturale. Si si occupa di critica letteraria, come componente delle redazione prima della rivista “SATURA”, ora di “XENIA” e collaborando a diverse altre riviste letterarie. Ha redatto manuali scolatici tra cui un’edizione delle Bucoliche di Virgilio con annotazioni in latino. Ha pubblicato romanzi (In compagnia del pensiero, 1994; Fiori di seta, 1998; Il miraggio di Paganini, 2005), testi teatrali (Margaritae animae ascensio 2014), saggi critici (Appunti di poesia, 2011), sillogi poetiche (Agiografie floreali, 2004; Sequenza di dolore, 2010; La vita restante 2014) e altri vari testi, tra cui un saggio di gastronomia letteraria (A convito con Dante, 2006).

La professoressa Annalisa Volpone (Università degli Studi di Perugia) relazionerà attorno al tema indicato “My dear honey: miele e scrittura in Virginia Woolf” sottolineando come nella scrittrice modernista il miele funga letteralmente da collante tra vita quotidiana e scrittura creativa ed è al contempo vettore mnemonico dell’infanzia.

Annalisa Volpone è professore associato presso il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugina. È condirettore del CEMS (Centre for European Modernism Studies, un centro internazionale che si occupa di modernismo  europeo in prospettiva interdisciplinare); la sua ricerca si concentra prevalentemente sul modernismo. Ha pubblicato diffusamente su James Joyce, Virginia Woolf e Vladimir Nabokov e sui rapporti tra romanticismo e medicina. Attualmente sta lavorando a una monografia su William Blake e le contemporanee scienze della mente.

L’intervento artistico, dal titolo “Una dolce scoperta: miele e api nella storia dell’arte”, sarà gestito da Caterina Luzi nel quale accennerà all’ape nei bestiari medievali per arrivare, nei secoli successivi, all’utilizzo dell’ape come iconografia nei blasoni nobiliari e altro ancora.

Caterina Luzi si è laureata in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Si occupa di didattica museale, organizzazione eventi e visite guidate presso la Pinacoteca Civica di Jesi. In passato ha tenuto lezioni di Storia dell’Arte dal titolo “L’amore tra arte e poesia”.

L’intervento tecnico, “Il miele, questo sconosciuto”, sarà curato da Alvaro Caramanti (Presidente del Consorzio Apistico Obbligatorio Provinciale di Macerata) che parlerà della diversità dei mieli, delle loro caratteristiche fisiche, dando altresì alcuni suggerimenti da tener presente nell’atto di acquisto di questo prodotto.

La conclusione dell’evento vedrà una degustazione di prodotti dell’Azienda Cocciarini Sergio.

Il secondo appuntamento di “Sapori tra le righe” si terrà il 12 novembre alla Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti di Jesi e sarà dedicata all’alimento olio.

La partecipazione all’iniziativa culturale è gratuita. La S.V. è invitata a prendere parte.

 

Info:

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ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327 5914963

 manifesto miele

“Mr Bennett e Mrs Brown” di Virginia Woolf, Rogas Edizioni

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“Mr Bennett e Mrs Brown” di Virginia Woolf

Rogas Edizioni

traduzione di Adalgisa Marrocco

introduzione di Gian Pietro Leonardi

Pagine: 144, Prezzo: 11,50 €, ISBN: 9788894070392

“Mr. Bennett e Mrs. Brown è da molti considerato il manifesto letterario programmatico di Virginia Woolf. Tematicamente legato a Modern Novels del 1919 e Modern Fiction del 1925, in realtà si tratta di uno dei suoi tanti testi interconnessi tra loro sullo stato di salute della narrativa nel primo quarto del Novecento. Pubblicato la prima volta in una fase ancora embrionale nel 1923, prima sul supplemento letterario del New York Evening Post e successivamente (il 1° dicembre) su The Nation and Athenaeum diretto da Leonard Woolf, il saggio si presentava subito come una risposta ad Arnold Bennett che proprio nel marzo di quell’anno aveva scritto un articolo intitolato Is the Novel Decaying? in cui Virginia Woolf veniva espressamente menzionata in relazione all’incapacità dei romanzieri moderni di creare dei personaggi reali, esempio ne sarebbe stato Jacob’s Room (1922) i cui protagonisti non sopravvivrebbero nella mente del lettore, poiché l’autrice sarebbe stata più ossessionata dai dettagli che dalla loro consistenza.”

(dall’introduzione di Gian Pietro Leonardi)

“Riflessi letterari” di Giuseppina Vinci, recensione di Giovanna Albi

Riflessi letterari
Di Giuseppina Vinci
Tracce per la meta edizioni, 2013
Genere: Saggistica
 
Recensione di GIOVANNA ALBI

 

coverGiuseppina Vinci  di Lentini, docente di letteratura straniera al Liceo Classico della sua città, ci propone la sua terza opera letteraria, Riflessi letterari, in cui si mescolano generi diversi, riflessioni letterarie, poesie, articoli,esegesi personali di famosi testi della letteratura italiana ed inglese: autori romantici e del Novecento che si interrogano sugli eterni quesiti dell’uomo di natura ontologica e teleologica. Poeti e scrittori alle prese con l’insofferenza, l’inquietudine, il male di vivere. Si  parte da un testo celeberrimo di Leopardi del Ciclo di Aspasia “A se stesso” e l’autrice riflette su “Quel poserai per sempre” che pessimisticamente allude al nichilismo del genio di Recanati, il più grande filosofo-poeta di tutti i tempi. Colui che seppe guardare in faccia la realtà senza nessuna consolazione religiosa. La realtà nuda e cruda, fatta di carne e ossa che gridano il proprio male di fronte all’indifferenza della natura indomita. La riflessione sulla morte come fine del tutto che è “nulla eterno”, precorso da quel sentimento di noia che si coglie dinanzi la caduta delle illusioni. “Il passero solitario” allude al distacco dal mondo, al senso di inadeguatezza e di inettitudine alla vita, ben diversa condizione rispetto a quella del gabbiano Jonathan che, pur deriso  per la sua diversità, impara a volare alto; il poeta non vola, ma si ritrae in se stesso nel suo amaro silenzio, nel suo pessimismo sempre più personale e cosmico. Il “passero solitario” viene paragonato all’albatros di Baudelaire che viene bistrattato e catturato dalla convenzione, dalle istituzioni, sempre così pronte a mortificare il diverso.

E poi ancora una riflessione su cosa sia mai la Poesia, questa massima creatura umana, che è “ Lo spontaneo traboccare dei sentimenti potenti, forti, autentici o emozione rivissuta in tranquillità”. Le emozioni romanticamente scattano a contatto con l’universa Natura, fonte perenne di ispirazione, tempio di un mistero sacro, natura incontaminata, consolatrice degli affanni. Madre Natura che scuote l’anima del Poeta fino a far sgorgare “sentimenti potenti, stupore, meraviglia per i doni del creato”.

Si passa poi al Simbolismo di Blake, poeta ai suoi tempi sottovalutato, oggi considerato tra i più grandi artisti della Gran Bretagna.  Ritenuto pazzo per il suo carattere visionario,  che anticipa i poeti maledetti del Novecento, il simbolo è per lui poesia, contrapposizione di opposti, in una visione manichea in cui Bene e Male confliggono sempre in precario equilibrio, in un colloquio incessante con se stesso in cui centrali sono i binomi oppositivi come nella poetica del Leopardi.

Ci si interroga sui motivi della conversione al Cattolicesimo nel 1872 di Alice Meynell , laddove i temi diventano il silenzio e la solitudine. Una poesia di meditazione mistica, è il silenzio che produce  poesia e musica per ritornare all’infinito silenzio.

“Cosa è un uomo?” si chiede l’Amleto; la stessa ontologica domanda attraversa l’autrice, la quale si pone di fronte al problema della crisi dei valori, della globalizzazione, dei mercati, dello spread, dei bund tedeschi, delle borse di Wall Street, Dow Jones…e sa che  il nostro destino è incerto e stiamo per scivolare nel burrone come destinazione finale. Così come nel burrone della morte scivola Virgilia Woolf , in un atto di “comunicazione estrema” lasciandosi annegare nel fiume Ouse, in un gesto estremo che è prova di grande coraggio: o la follia o la morte. Virginia Woolf : una grande della letteratura inglese che condivide tanti punti con James Joyce, anche l’anno di nascita e di morte.

Tutti alla ricerca di qualcosa : così sono i personaggi di James Joyce , tutti con le braccia tese verso il desiderio di appagamento, tutti come Telemaco alla ricerca del padre, tutti come Ulisse nel mare aperto con l’insicurezza dentro di non ritrovare mai più la propria Itaca.

E poi ancora  riflessioni e impressioni sui grandi della letteratura italiana: Carducci e Montale. Il ritorno dell’antico, del primitivo in Carducci, il pianto primordiale per la perdita del figlioletto mentre la natura leopardianamente continua inflessibile il suo corso. Il dolore per la perdita di un figlio è quanto di più insensato vi sia; è il dolore più struggente, quello per cui mai si dovrebbe soffrire. Segue un’analisi dei correlativi oggettivi ripresi da Eliot in Montale, tutti simboli di quel “male di vivere “ che il Poeta incontrò, nella contrapposizione degli opposti come in Blake.

L’opera di Pina Vinci è ricca di spunti di riflessione, ma più che di un saggio si tratta di impressioni anche personali, non sempre supportate dalla dovuta documentazione. Ma forse anche questo è un pregio dell’opera che vuole, non scientificamente analizzare, ma ri-evocare , ri-creare le atmosfere che hanno impregnato le opere più significati di cui sopra ho detto; lo stile semplice, limpido, di facile letture esprime tutta la trasparenza di una persona che intende comunicare il suo incontaminato amore per la letteratura.

 

 

Giuseppina Vinci torna con un saggio letterario: “Riflessi letterari”

Nell’opera parlano Leopardi, Montale, Joyce, Woolf e tanti altri autori

 Comunicato stampa

coverTraccePerLaMeta Edizioni ha appena pubblicato “Riflessi letterari” di Giuseppina Vinci: un percorso tra le pieghe della letteratura italiana ed inglese. La scrittrice analizza secondo la propria esegesi dei testi che propone, opere centrali negli studi sulla letteratura, quali ad esempio alcune liriche di Leopardi , focalizzandosi su precisi  ambiti letterari: il simbolismo, l’ermetismo, il modernismo inglese. La scrittura piana e accessibile a tutti e l’esposizione del suo pensiero critico su ciascun opera/autore è breve, preciso e condensato, capace di fornire all’attento lettore nuovi spunti di analisi e ricerca.

Dalla prefazione del critico letterario Lorenzo Spurio si legge: «Giuseppina Vinci, docente di materie classiche al Liceo Classico Gorgia di Lentini, dà prova con questo libro di come la letteratura non solo debba essere letta, possibilmente ad alta voce e senza rumori intorno, ma di come essa debba essere interpretata, riletta, vissuta e ri-creata, perché è proprio dall’interazione che si crea tra autore e lettore che si ricavano i variopinti significati e le leggiadre possibilità di indagine dell’uomo nel mondo reale».

 

L’autrice

Giuseppina Vinci è nata a Lentini (SR), città nella quale vive e insegna presso il Liceo Classico “Gorgia”. Ha pubblicato due libri di poesie e racconti: Battito d’ali (Aletti Editore, 2010) e Chiara è la sera (Angelo Parisi Editore, 2012). Oltre alle poesie e ai racconti, ha pubblicato articoli su quotidiani nazionali e locali, tutti contenuti in Chiara è la sera e è presente  in Cento voci verso il cielo, Antologia poetica e in Antologia di poesie “Il Forte”.

 

                       

TITOLO: Riflessi letterari
AUTORE: Giuseppina Vinci
PREFAZIONE: Lorenzo Spurio
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
COLLANA: Sabbia – Critica letteraria
PAGINE: 68
ISBN: 978-88-907190-9-7
COSTO:  9 €

Link diretto alla vendita

 

Info:

info@tracceperlameta.orghttp://www.tracceperlameta.org

Ufficio Stampa: Lorenzo Spurio – lorenzo.spurio@alice.it

“Gita al faro” di Virginia Woolf, recensione di Anna Maria Balzano

Gita al faro di Virginia Woolf

recensione di Anna Maria Balzano

 

978-88-541-2624-4Con Gita al faro di Virginia Woolf, il romanzo del Novecento si arricchisce di nuovi elementi, rispetto a quelli già introdotti da altri romanzieri appartenenti alla stessa epoca. Tralasciando il caso  di Joyce, che con il suo Ulisse merita un discorso a sé, molto complesso e articolato, pensiamo a Proust, a Svevo, a Mann: siamo su un piano del tutto diverso rispetto al romanzo storico  o a quello d’avventura dell’ottocento. L’influenza delle teorie freudiane ha ispirato i più grandi personaggi novecenteschi, portati all’introspezione psicologica, all’analisi dei sentimenti e dei rapporti interpersonali.

Insieme con Mrs Dalloway, Gita al faro (To the Lighthouse, 1927) è l’opera più significativa di Virginia Woolf.

Il romanzo si divide in tre parti: La finestra, Il tempo, Il faro. Ogni parte è strettamente organica all’altra.

La prima si estende per oltre la metà del romanzo e prende spunto dall’abitudine della protagonista Mrs Ramsay, di osservare, seduta davanti alla finestra con un   lavoro a maglia, ciò che accade all’esterno della vetusta casa di campagna, e di scrutare con occhio apprensivo le condizioni meteorologiche, con la speranza di poter esaudire il desiderio del più piccolo dei suoi otto figli, Giacomo, di andare al Faro.

La finestra, però, non è solo il luogo da cui Mrs Ramsay osserva  l’esterno: essa è anche, metaforicamente, la finestra sulla sua anima, il mezzo che le permetterà di aprire uno spiraglio alla conoscenza di se stessa.

Sin dalle prime silenziose osservazioni della protagonista, il lettore si accorge di essere di fronte ad un personaggio femminile di tipo nuovo e assai più complesso. Mrs Ramsay si afferma subito come una donna raziocinante, sicura delle sue decisioni e delle sue scelte, sicura delle sue qualità, timorosa solo di essere in qualche modo superiore all’uomo che ha sposato, che, pur essendo un rinomato professore di filosofia, appare ai suoi occhi e attraverso i suoi occhi, come una deludente nullità. Qui il dramma d’una donna in bilico tra gli schemi tradizionali   che all’epoca relegavano il sesso femminile al ruolo tranquillo di moglie e di madre tra le rassicuranti mura domestiche e l’esigenza nuova e impellente di rivendicare a sé una capacità raziocinante tendente a riconoscerle legittima autonomia. 

Se si confronta il personaggio di Mrs Ramsay con quello di Mrs Bennet, creato da Jane Austen in Orgoglio e pregiudizio (1813) , si capisce immediatamente quanta strada si fosse fatta e come ci si stesse allontanando già ai primi del Novecento dallo stereotipo della donna subalterna all’uomo e alla famiglia.

Già Isabel Archer, il personaggio di Ritratto di signora di Henry James, aveva in qualche modo, anticipato questa sorta di “rivoluzione copernicana” nel ruolo della donna nella società. Non a caso, poco più di un ventennio dopo l’uscita di “Gita al faro”, Simone de Beauvoir scriverà un saggio bellissimo sul Deuxième Sexe , il secondo sesso, secondo proprio in ordine di dignità esistenziale. La de Beauvoir affermerà che l’opinione corrente ritiene la donna un’ “ovaia, una matrice”.

faro_fIl dramma più sentito da Mrs Ramsay è dunque proprio il suo rapporto con il marito, al quale si sente consapevolmente superiore e per il quale non sente, forse proprio per questo motivo, più alcuna attrazione; eppure ella desidererebbe in certo qual modo riportare ordine nelle cose e nei sentimenti, cercando una fusione tra la sfera intima e i valori tradizionali.

In questa prima parte, dunque, la gita al faro diventa quasi un pretesto per portare avanti una storia con pochi eventi. Il gioco delle metafore, delle analogie e del simbolismo della Woolf è sottile e raffinato e non crea mai insofferenza nel lettore. Si prenda ad esempio  l’analisi che la stessa signora fa dei raggi del faro: ella paragona se stessa al solo raggio che dei tre è fisso e dà sempre luce.

La seconda parte del romanzo è molto breve ed è dedicata al tempo: il tempo, come succedersi di eventi negativi, che includono la morte improvvisa, solo accennata, della signora e di due dei suoi figli. Morte dentro e degrado fuori della casa, abbandonata.

La terza parte intitolata “Il faro” vede il ritorno alla casa di quelli che rimanevano della famiglia e di parte dei loro ospiti, come in un tentativo di riportare le cose indietro, senza speranza di riuscirci. In questa parte il vero grande protagonista é l’Assenza/Presenza della signora Ramsay. Ella è ancora il punto di riferimento, per il figli Camelia e Giacomo che sembrano aver ereditato dalla madre gli stessi sentimenti che ella nutriva per il loro padre, per Mr Ramsay, che cerca ancora di affermare narcisisticamente il suo io e per Lily, l’amica pittrice che finalmente riuscirà a finire in un modo qualsiasi il quadro che era nella sua mente e che era rimasto incompiuto. Ciò grazie alla visione, una vera e propria epifania sulla verità intima della Signora Ramsay e del suo rapporto con gli altri.

L’amarezza più grande rimane quella di Giacomo che da bambino aveva tanto desiderato che la madre lo portasse al faro e non aveva potuto veder realizzato questo suo desiderio, a causa del maltempo, e ora che vi è giunto col padre è deluso. Dunque era così il faro, il mitico luogo che aveva sognato di vedere? “Una torre nuda sopra una squallida roccia”. Perché la realtà è sempre inferiore al sogno.

ANNA MARIA BALZANO

QUESTO TESTO VIENE PUBBLICATO SU GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

“Mrs. Dalloway” di Virginia Woolf, l’analisi di Giuseppina Vinci

Virginia Woolf

Il 1941 è la data di morte di due grandi della letteratura, non solo di lingua inglese, ossia Virginia Woolf e James Joyce. Li accomuna anche l’anno di nascita, il 1882. Di nobili origini lei, figlia di un critico letterario, Leslie Stephen, non così benestante James, la madre un pia donna cattolica, il padre un fervente sostenitore dell’Indipendenza dell’Irlanda. Sappiamo che Virginia non apprezzava l’arte dell’irlandese, rozza dal suo punto di vista, mediocre. Eppure manuali di letteratura, erroneamente li accomunano, per quel “flusso di coscienza”, per quella tecnica particolarissima di creare narrativa, una fiction, non più fiction. Fiction sta per plot, per intreccio, per trama, per un susseguirsi di fatti e anche di sentimenti, qui, nella loro tecnica, vi è poco di fiction. Eppure il signor James Joyce definiva il suo Ulisse un romanzo, e ci teneva tanto. Un giorno nella vita di Leopold Bloom, di Molly Bloom, di Stephen Dedalus. Cosa mai può accadere in Un giorno! Duecento pagine di Ulisse, l’autore le ha lasciate per noi e per una lettura gradevole a seconda  dei punti di vista, delle culture, delle preferenze stilistiche…..

Anche lei Virginia, ci ha lasciato romanzi le cui azioni sono racchiuse In un giorno. Mrs Dalloway testimonia un giorno nella vita  di Clarissa Dalloway. Una festa, il desiderio di un festa, muove tutto il romanzo. La signora Dalloway si sveglia una mattina e pensa di organizzare una festa. Sì, una festa memorabile. Non vi è un compleanno, nessuna ricorrenza particolare, ma lei vuole una festa. Esce per le strade di Londra, per Bond Street, si muove, cammina felice perché la festa sarà protagonista della sua sera. Compra dei fiori, deve essere la festa più felice della sua vita. Si ferma davanti a una vetrina in Bond Street, guarda un oggetto simile a quello che tanti anni prima le aveva regalato un suo spasimante, Peter Walsh, e ricorda quei giorni vissuti con lui… Era o no amore? Un amore finito per sempre? Non sa. La festa, il suo pensiero è la festa. Invita tutti i suoi amici, prepara la cena, fissa i posti a tavola e ricorda i primi anni vissuti con il marito, Mr Dalloway. Un giorno frenetico pieno di aspettative, l’attesa è l’essenza di ogni cosa. Arriva il momento arrivano gli invitati, ma ecco quello che non si sarebbe mai aspettata. Il dottor Bradshaw riferisce agli altri invitati di un suicidio, e lei che voleva una festa gioiosa, spensierata, magica, sente che viene compromessa, guastata da quella notizia. Siamo al punto più intenso, quasi drammatico di tutto il romanzo. Un giovane aveva messo fine alla sua vita, si era gettato da una finestra, lei, Clarissa, pensa a se stessa, a cosa avesse gettato della sua vita. Solo uno scellino nella serpentina di Londra.

Che associazione, farebbe pure ridere. E le associazioni di idee, i ricordi,il tempo sono il nucleo centrale del romanzo. Il giovane suicida, Septimus Warren Smith, sconvolto dalla guerra, incapace di comunicare con il mondo perché alienato, compie il gesto estremo ponendo fine alla sua vita per comunicare con il Mondo. Uno sguardo al Passato, al proprio passato, un ritorno al presente, passato e presente  si intrecciano, si avvolgono, il tempo non esiste, tutto è presente, tutto è passato e noi al centro, del passato, del presente, scorriamo, inesorabilmente, fluiamo i nostri pensieri scorrono, le nostre tristezze scorrono verso il Nulla eterno. Sì, porre fine alla propria vita è un gesto eroico. La non comunicazione ci porta alla Comunicazione estrema, comunichiamo ponendo fine alla nostra fine. Ci lasciamo abbracciare dalla Morte e abbracciamo il mondo intero, vogliamo trasmettere al mondo il nostro amore comunicando la nostra morte. Morte e Follia si abbracciano, rimangono le uniche amiche in un mondo senza comunicazione, indifferente e freddo. Anche Virginia porrà fine alla propria vita lasciandosi annegare nel fiume Ouse. Solo due alternative nella vita: o suicidio o follia. Temendo di impazzire, come Septimus, sceglierà di farsi abbracciare dalla Morte.

 

Prof.ssa Giuseppina Vinci

Docente di Lingua e civiltà inglese al Liceo Classico Gorgia di Lentini