“Dolore della casa: compianti dal Covid” di Gian Piero Stefanoni

Segnalazione di Lorenzo Spurio

A continuazione, con il consenso dell’autore, il poeta e critico letterario Gian Piero Stefanoni, si dà pubblicazione su questo spazio al suo intervento dal titolo “Il dolore della casa: compianti dal Covid” apparso per la prima volta sulla rivista Artcurel: arte, cultura e religione, web-rivista cristiana cattolica sull’espressione artistica e culturale universale pubblicata in seno all’Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale (ACCARCU) in data 27/05/2020. Esso si compone di una nota di introduzione dello stesso Stefanoni che anticipa e spiega il motivo dell’opera e come è stata intesa e, a seguire, una serie di poesie, ciascuna con una specifica dedica a persone, tanto italiane che straniere, tanto nell’ambito medico che non, che sono cadute nel corso dell’epidemia del Corona Virus. Il poeta dedica una rosa di componimenti a specifiche persone comuni, che appartengono alla vita pubblica del nostro Paese e non solo, finanche a personaggi pubblici e vip (com’è il caso di Lucia Bosé) chiudendo la collana di liriche con una dedica, indistinta, a tutti coloro che hanno sofferto direttamente questo dramma del nostro Secolo. Il testo è pensato come un omaggio riconoscente a coloro che, facendo il proprio lavoro e avendo messo il prossimo all’attenzione della propria esistenza, sono caduti “sul campo” e a quanti, contaminati dal maledetto virus, non sono potuti guarire. Ma è rivolto anche a noi tutti superstiti, noi che leggiamo, che continuiamo a vivere (e sperare) in questa lenta fase di ripresa dopo l’acme dell’emergenza. Per conservare vividamente e responsabilmente, nel ricordo, chi ha combattuto, per non dimenticare, per tenere a mente che la tragedia che ha portato all’aldilà tante esistenze appartiene al mondo intero. A tutti, indistintamente.

(Lorenzo Spurio)

DOLORE DELLA CASA: compianti dal Covid

di Gian Piero Stefanoni

Poiché tutto si compie in un altrove sconosciuto.

(Françoise Dolto)

per Vito, medico e uomo buono

INTRODUZIONE

Raccolgo nella brevità e nel ricordo di questi pochi ritratti, il senso di un comune, partecipato sgomento. L’evento Covid-19 che ci ha risucchiati da una terra ai nostri occhi, nelle nostre vite non più ospitale ci ha scoperti nel nervo teso di una condizione di limite forse dimentico ed ora così tragicamente esposto tra coabitazioni coatte ed economie in azzeramento. Così se non più eludibile la necessità del ripensamento ciò che a me interessa adesso – perché bene adesso – è il raccoglimento in un dolore (e in un pianto) che è anche il nostro per chi (per operatività di servizio e di lavoro ma anche per caso e per destino) lontano dagli affetti, nelle sepolture veloci, in veloci benedizioni ci ha lasciato in solitudine entro una procedura di sottrazione subdola, vorace nella traccia di uomini, donne, ragazzi – anonimi o meno – che ho voluto riportare nella presenza viva di ciò che nell’agire li ha connotati indicando allora nel passaggio la vita stessa come misura dell’amore e del pensiero- e per questo, in questa memoria, restando. Pensiero che allora va anche ai cari nella consapevolezza di una fratellanza che ora ci appella nel sacro.

Come ricordare e vedere la ghianda

nel becco martellante dell’uccello

questo affacciarsi incontrollabile di mondo

nel grido riposto del suo seme.

È sempre questo silenzio,

questo avvicendarsi inascoltato delle forme,

la morte nel suo deposito di àncora

che chiama dal fondo un altro mare.

L’ombra non è che una stagione

in questo passare infetto.

Nell’accorpare timoroso dei nomi-

il respiro condiviso dell’orma-

il volto regale e già sanato della terra.

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CHIARA FILIPPONI (anestesista di Portogruaro, primo medico deceduto in Italia per concausa da Coronavirus il 07/03/2020)

Sei stata la prima,

da te che gestivi il sopore del corpo

la coscienza: il camice

pronto a cedere ha ceduto,

persa la presa nel sonno.

Del virus hai detto

l’acritica funzionalità del colpo,

la fragilità della scienza

nell’immagine di un silenzio

che però ora non tocca.

Le perle infatti

ancora circondano la bocca,

nel sorriso, nella luce digitale della nostra foresta.

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DIEGO BIANCO (operatore del 118, quarantasei anni, scomparso per Covid-19 a Bergamo il 14/03/202)

Al tempo del non tradire

va di là ma è da qui che viene

il cielo raccolto nella terra.

Come nel salmo, esposto

e scoperto, freme dalle postazioni

nel messaggio che il giorno

trasmette alla notte.

Nella voce che ha saputo udire

il patire di Bergamo, il professare

per bene di una vita per bene.

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DON PAOLO CAMMINATI (parroco della Parrocchia di Nostra Signora di Lourdes a Piacenza, assistente diocesano dell’Azione Cattolica, scomparso il 21/03/2020 a cinquantatré anni).

Allo stato iniziale non si torna-

lo comprendi dall’acqua della roccia

di nuovo mischiata al sangue.

Il numero- ad oggi, purtroppo ad oggi,

centoquindici – dice la parola nei Numeri;

dell’esodo, delle comunità ferite

il terrore della promessa.

Ma è iscritto- ad ognuno-

il suo monte Nebo; la discesa

verso Gerico- in fase due,

in fase tre- città delle palme.

Tu, caduto prima, hai avuto paura

ma ti sei fidato ancora una volta

mostrando la strada.

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HART ISLAND (ma anche campo 87 del cimitero Maggiore di Milano)

kaddish

Vorremmo dirvi

che siete la nostra lettera per il futuro

con la dignità di parole

che non abbiamo saputo scambiarci.

Composti tra i ruderi

sapervi insieme ai nomi di chi osserva

dentro una terra che si allarga nell’accoglienza del fiume.

Ma non so- o forse so ed è questo che pesa-

se qualcosa d’umano avanzerà

in questa barca

nello scompenso di un mare che già rigurgita.

Rimozione è lo spirito

del tempo malato

e per questo da sempre,

continuiamo a morire:

al fiore che oggi vi scarta

altri, in altri giorni, seguiranno

nell’eterna anonimia della calce.

Perché brevemente la vita ascolta la morte,

e più forte è la voluttà del ventre,

l’uomo animale carico.

Liberi da questo, allora sì per voi

sia lieve il silenzio,

lo scandalo del sabato santo.

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DANIELA TREZZI (infermiera di trentaquattro anni della terapia intensiva del San Gerardo di Monza, uno dei maggiori fronti della pandemia) Si è tolta la vita il 24/03/2020, “Viveva in un pesante stress per la paura di aver contagiato altri”, come ricorda la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche alla quale apparteneva).

Dobbiamo ricordare i vivi

grazie anche a chi, per loro,

vivo non è più. Che non è

un facile bando la regola della memoria

ma nei fatti del sangue il passaggio,

l’ossigenato fluire dalle mascherine

da una esistenza offesa.

Con te però il sudario

raccoglie lo scrupolo, il terrore

esploso negli occhi di un dare infetto,

dentro le corsie una malattia d’amore

probabilmente vinta.

Resta un qualcosa di più grande

però in ciò che t’ ha spazzata,

di più vasto. La donna che teme,

e che avanza se cade infatti non è muta

nel grido della terra che reclama,

che in te ancora può. E non cessa.

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ISMAIL MOHAMED ABDULWAHAB (giovane studente londinese di tredici anni, una tra le vittime più giovani della pandemia in Europa)

Io con te penso ai miei nipoti,

piccolo budda delle nostre periferie

se il cuore è il primo organo malato.

Con te come con Vitor[1] e gli altri

la statistica ha aggiornato le sue definizioni-

“millenial” nella carne adesso

per questo modello che non vi ha preservato.

Si dice che eri un bravo studente-

fisico sano/mente sana- a Brixton, Londra est,

terra di immigrazioni e di scontri.

Io che non lo ero sono qui a pregarti

presso il Dio dei tuoi e nostri padri;

delle sconfitte che non abbiamo saputo insegnare

ma patire entro quell’indice mesto

ormai in sovrannumero.

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VITTORIO GREGOTTI (architetto, urbanista, teorico dell’architettura, scomparso a novantaquattro anni a Milano)

LUCIA BOSÈ (attrice, scomparsa per complicanze dovute anche al Covid-19 a ottantanove anni a Segovia, in Spagna)

Vittorio, maestro del razionalismo,

la storia hai insegnato non è un’astrazione

e si sposa coi luoghi che tu Lucia,

signora degli angeli e senza camelie,

da Milano a Segovia hai nella sfida,

nel nostro immaginario incarnato.

L’arte di ben restare a fronte del negare-

o del sovrapporre: questo nell’offesa

della morte il lascito. Un’ Italia

che ha del mondo perché del mondo

nel circolo di grazia pronunciato dal colore.

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RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali)

Qui l’attentato è alla piccola patria

se saltata la rete da fuori

per chi ha dato la vita è venuta la morte.

Qualcuno giudicherà

ma è un segno quest’uccisione di geni,

la calata di padri e di madri dai piani.

Tolto almeno allo sguardo

il silenzio di ogni protezione,

caricati e spostati sui camion,

la coscienza adesso avrebbe il peso della pietra.

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LI WENLIANG (oculista all’ospedale centrale di Wuhan, uno dei primi medici a riconoscere la pericolosità della polmonite di Wuhan, lanciando l’allarme sul virus il 30/12/2019. Ammonito dalla polizia “per aver fatto commenti falsi su internet” morì dopo aver contratto il Covid-19 sul lavoro il 07/02/2020. Il 2 aprile dello stesso anno è stato dichiarato martire ed eroe nazionale)

La legge smentisce-

e punisce- i fabbricatori

di notizie fuori dallo stato.

Per questo ti pronuncia del virus

il primo segno, l’incredulità

nel destino di Cassandra.

Ma tu giovane oculista

hai risposto

all’elementare rispondenza

del dato, al confine invisibile

che pronuncia della scienza l’allarme.

A questo educato,

a questo esposto

nella norma della cura,

nella norma dell’assenso

che è della vita ora riposi.

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DONATO SABIA (mezzofondista, campione europeo indoor degli 800 metri piani a Goteborg nel 1984. Scomparso nella natia Potenza l’8 aprile a cinquantasei anni)

Determinato e fermo,

così oggi una fotografia ti restituisce

prima di una partenza.

Di quest’ultima però

nessuna immagine

se non quella dello stupore,

per un uomo, per un atleta ancora

a cui è stato strappato il numero.

A Goteborg, nel 1984,

ti salutò l’oro nell’europeo indoor;

adesso, nella prece, al tempo delle assenze

la benedizione veloce dell’incenso.

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SAMAR SINJAB (medico sessantaduenne siriana di base di Mira, città metropolitana di Venezia, scomparsa il 09/04/2020 presso l’Ospedale di Treviso)

Lo si legge dai tuoi figli

l’incontro declinato a fondo

di un desiderio che qui ha portato salvezza.

Anch’essi medici, nell’italiano

di un accento pronto, ci mostrano

il rovescio di una terra ai nostri occhi scomparsa.

Siria deserto di pane e di rose,

fertile pianura in te declinata nella scienza

hai impresso in Veneto, del mondo,

la sua eterna narrazione.

La vita è una tensione che non si misura

ma si raccoglie dove il solco

che è uno ha bisogno di storia.

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ANTONIO NOGARA (imprenditore di cinquantasette anni toltosi la vita a San Giovanni a Teduccio, nel Napoletano, il 06/05/2020)

Eppure il killer si serve

(anche) di sicari silenziosi

a colpire piano dai varchi uomini e sistemi.

La vita cede

dove la prospettiva simula

ma poi mina la bocca

là dove la dignità pare perdere veste-

e credo se all’umana pietà

non si somma l’attenzione.

Quel che resta

non sia a svanire ma a crescere

nel percepire solido delle identità;

la caduta in alto altrimenti

avverte solo del crollo.

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FABRIZIO GELMINI (maresciallo maggiore della stazione dei Carabinieri di Pisogne, Brescia, scomparso il 27/03/2020 a cinquantotto.

È vero lo si legge negli occhi,

in te il bene della terra,

il servizio dalla strada alla morte

proprio nella mia terra del padre.

Non è retorica l’ordine

ma pronuncia nella disposizione regolare delle cose,

esserci dove si è chiamati ad essere.

Così non è dazio la fedeltà-

né giuramento- se alimento

nella vita che anche da te, dagli altri colleghi (sono sette)[2]

ora riprende.

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GLI ALTRI

Come gli altri, anche voi

dalle strade, dalle case, dal lavoro

anonimi nell’anonimia della morte.

Quale veste allora dalle ombre

mi chiedo, quale ruggito a espandervi

là dove il vivo non arriva.

Non la paura che più non appartiene,

o una memoria in quell’apertura

che certo lo sguardo non protegge.

Ma della terra la sua frammentazione-

la grande scheggia- che nell’incandescenza della perdita

a nuovo Adamo vi risillaba.

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NEONATO DI CINQUE MESI DEL CONNECTITCUT

Con quale piccolo verso

vai a chiudere tu

che non hai portato la fiaccola?

Forse uno:

“Non mi ricorderò di voi”.

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LAMENTAZIONI

Ricomincia da ciò che sai,

da ciò che puoi cuore mio

ora che la sera muta i legami

e la notte non ha corpo

a cui cedere il sangue.

Ricomincia dalle tue morti,

dagli abbandoni precoci,

reimpara l’assenza, la misura

esatta e sola della carne.

Qui freme la sottrazione

la parte mutila del mondo,

accorda in una medesima nota

una vita che non ha terra,

e che non torna.

Siamo nel grande pianto.

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“…compianto per gli scomparsi del Covid

nei ritratti di figure che tra le altre

hanno colto con più forza la mia attenzione e la mia risonanza…

il momento del lutto, e del lutto partecipato,

è essenziale nel riconoscimento di un’identità sociale e collettiva

in questo tempo così provata.

Necessaria anche per una corretta, compresa interrogazione di se stessa…”

GIAN PIERO STEFANONI

https://artcurel.blogspot.com/2020/05/il-dolore-della-casa-compianti-dal.html


[1] Vitor Godinho, quattordici anni, Portogallo, campioncino del futsal.

[2] Al 21/04/2020 sono otto i Carabinieri scomparsi per Coronavirus. Questo testo naturalmente vuole ricordare, però, tutti gli operatori delle Forze dell’ordine mancati per la pandemia.

E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore.

Diario poetico ai tempi del Coronavirus: poesie e riflessioni di Antonietta Langiu

Segnalazione a cura di Lorenzo Spurio

Con l’autorizzazione dell’autrice, che mi ha inviato in anteprima questi testi poetici (da lei definiti “pensieri”) e pagine di un diario personale, sono felice di dare diffusione sul mio blog di questi contributi della poetessa e scrittrice Antonietta Langiu che aiutano a capire il momento di disagio e di sofferenza vissute in questo drammatico momento sociale dettato dalla paura del contagio, dalle restrizioni sociali e, in linea generale, da una messa in crisi della nostro comune vivere.

Antonietta Langiu

Antonietta Langiu (Berchidda, SS, 1936), laureata in Sociologia a Urbino, vive da molti anni a Sant’Elpidio a Mare (FM), senza dimenticare la sua terra, la Sardegna, cui “ritorna” spesso con i suoi scritti. Numerose le opere pubblicate tra racconti, saggi e testi monografici: Sa contra – Racconti sardi (1992; riedito 2014), Dietro la casa, libro per ragazzi con schede didattiche (1993), Sas paraulas-Le parole magiche (1999; riedito 2008), L’amica Joyce, libro d’arte (1999), Maestre e maestri in Italia tra le due guerre (co-autrice L. Durpetti), libro di ricerca e storia orale (2004), Immagini lontane (2005), Lettera alla madre (2005), Joyce Lussu. Bio e bibliografia ragionate (co-autrice G. Traini) (2008), Lungo il sentiero in silenzio- Dalla Sardegna all’Europa: diario di vita, di viaggi e di incontri (2008), La linea del tempo (2014), Tessiture di donne (2017). Diversi racconti, corredati da incisioni e inseriti in libri d’arte, si trovano presso raccolte pubbliche e private a Fermo, Fabriano, Urbania, Ancona, Venezia, Aachen e Copenaghen. Saggi e racconti sono stati pubblicati sulle riviste letterarie NAE, l’immaginazione, nostro lunedì, Proposte e ricerche, Sardegnasoprattutto e El Ghibli.

“Confini e orizzonti: l’Alieno COVID-19”

Chi combatte

non si arrende

a un presente alienato.

Chi ha lanciato l’innesto

ha scalfito la natura umana   

malato anche lui

se ne sta in disparte.

Quando e a che cifra

tornare indietro

e come è possibile tornare?

Il tempo è corto

l’incontro è difficile

solo da lontano

possiamo salutare

chi come noi

soffre in silenzio.

L’attesa si fa sempre

più remota

ma dobbiamo ritornare

per riprendere

gli istanti perduti

per un’errata

scala di priorità.

Fermiamoci per il tempo

dell’ascolto e della lettura

separati ma vicini

in attesa di un Sempre

che non potrà essere lontano.

Ho scritto questi versi in un momento particolare… Giovedì 26 marzo, mi ha mandato un messaggio WhattsApp l’amico giornalista di Nuoro, Antonio Rojch: era preoccupato per l’invasione del Coronavirus, anche perché soffre spesso, come me, di fibrillazione atriale e le medicine che prende potrebbero, secondo lui, facilitare il contagio. L’ho tranquillizzato, perché mia figlia medico non me ne ha assolutamente parlato. Mi ha risposto, ponendomi altre domande e ciò fino all’una e mezza di notte. Non poteva dormire… e a quel punto neanche io ci riuscivo più, così ho provato a scrivere… Non credo di essere stata positiva, se non attraverso una specie di tunnel luminoso alla fine: “…separati ma vicini/ in attesa di un Sempre/ che non potrà essere lontano.” e gliel’ ho spedita.

Una riflessione è necessaria, anche se non mi sono lasciata sopraffare del tutto dalla paura: stiamo perdendo il senso della nostra esistenza in uno scenario di solitudine, nell’angoscia di un’offensiva e di un attacco decisivo per la sorte di tutti. La nostra è una vita sospesa… Fino a quando?

Niente sarà come prima: un primo passo verso un possibile ritorno alla normalità potrà essere quello di abbandonare ogni teatro di guerra e riportare a casa tutti i nostri militari impegnati in varie missioni all’estero, e utilizzare i risparmi per acquistare materiali sanitari che ci consentano di salvare molte vite umane. Le massime Istituzioni Nazionali e i rappresentanti politici dovrebbero, inoltre, fare un appello generale a tutte le nazioni per sollecitare la sospensione immediata delle operazioni di guerra in atto. Intanto il COVID 19 si espande nel mondo intero. Dobbiamo difenderci, se possibile, ma come?

Ci insegna qualcosa questa pandemia? Sì, ci sono delle precauzioni che dobbiamo assumere per l’incolumità nostra e altrui, tenere conto delle relazioni sociali che ci mancheranno, delle preclusioni negli spostamenti, della capacità di tutti e di ognuno di accettare una realtà terribile. Sono degli imperativi categorici che dovranno improntare il cammino per una rinascita, se abbiamo fatto tesoro degli errori e compiere una vera e propria rivoluzione nella nostra vita:

-rimodellare una società fatta di privilegi e di sperequazioni sociali;

-cambiare una realtà pervasa di disfunzioni ambientali, di disservizi e di inefficienze;

-recuperare una nuova coesione sociale;

-essere parsimoniosi e selettivi, rinunciare al superfluo e concentrarci sull’indispensabile;

-riconsiderare i diritti fondamentali quale la salute e l’istruzione, riconosciute dalla Costituzione come imprescindibili e irrinunciabili;

-attivare la ricerca, dando la possibilità di lavoro e di studio ai tanti giovani costretti a lasciare la propria terra d’origine.

E tutto ciò per cambiare la nostra società prima che sia troppo tardi.

“E per un tratto ancora su tutta la contrada incupì la notte. Ma l’alba non era lontana.” Si tratta della lapidaria epigrafe scritta dal parroco berchiddese, un bravissimo predicatore in tutta l’isola, e scrittore, Pietro Casu, a conclusione del suo libro capolavoro: Notte sarda (il primo romanzo che ho letto da ragazzina), quasi un epitaffio e una metafora che fotografa l’abisso nel quale siamo sprofondati, in attesa di un’aurora di speranza e di ripresa, contro il mostro alieno: incolore, inodore, insapore e allo stesso tempo feroce, aggressivo e crudele.

E per lui io resto a casa, tu resti a casa, egli resta….

Restiamo tutti chiusi a casa, che è diventata una specie di carcere. Intorno regna un silenzio enorme: non passa nessuno per la strada. Ci stiamo rendendo conto, tutti, dell’immensità di quanto stiamo vivendo, ma tanto vera è la sofferenza di questa tenebra, tanto lo è la speranza e la luce che ci porta oltre… perché la vita è più forte della morte… e bisogna crederci.

Altro pensiero

Ognuno è solo

in questo mondo in frantumi

in questo tempo senza nome

in questi momenti sospesi

dove un nemico invisibile

attenta alle nostre vite.

Bisogna stare assieme

la natura umana lo vuole

ma io sono sola

anche tu sei solo

nel silenzio assordante

che ci circonda.

Siamo tutti soli

nessuno incontra l’altro

 nella nebbia che scende

a coprire i dolori e i pianti

nell’attesa di un domani

che appare lontano

e che forse non ci sarà.

Altro pensiero…

È come se il tempo

si fosse fermato

e sei ritornato bambino.

Hai bisogno di una mano

che stringa la tua

hai bisogno di una madre

che ti accarezzi il viso

hai bisogno di spazi verdi

pieni di fiori e di profumi

quelli che ti avvolgevano

quando eri fanciullo

là tra i cespugli

di mirto e di lentisco

pieni di nidi di uccelli

che cantavano la primavera.

Altro pensiero…

Ho voglia di passeggiare

di evadere da queste

giornate murate

senza respiro.

Ho voglia di passeggiare

per fuggire all’assedio

che chiude le nostre case

e non ci fa vedere il sole

e non ci fa sentire il mare.

Ho voglia di passeggiare

per interrogare il cielo

le nuvole che fuggono alte

nell’azzurro infinito

gli alberi vestiti a festa

nella primavera alle porte.

Ho voglia di passeggiare

di partire per arrivare

senza impegno

non so dove

di vedere gli uccelli

che volano cinguettando

verso paesi lontani.

Ho voglia di passeggiare

per assaggiare l’aria

con il naso e con la pelle

per ritornare alla vita

al saluto gioioso con il vicino

al contatto nudo con gli altri

quelli che abbiamo sempre visto

e i tanti mai incontrati.

Altro pensiero…

In questo tempo crudele

in questo mondo in frantumi

dove non ci è dato di essere

tutto ci spaventa tutto ci deprime.

Chi può proteggere il nostro cuore

chi risvegliare la nostra anima

inaridita dalla solitudine

e dalla paura del mostro invisibile?

L’ansia incalza i nostri passi

ma non possiamo andare e correre

gli amici di un tempo non ci sono più.

Nel nostro vagare nel nulla

solo buio e silenzio

e mascherine sui volti

di chi passa lontano.

Non sai se recitano

o se fuggono da qualcosa

che si nasconde

vicino a te a me a noi.

Dobbiamo stare al riparo

nelle nostre case per meditare

e ascoltare nel profondo noi stessi

cambiare la nostra vita

per salvarla dall’inutilità

e dall’indifferenza.

Solo così potremo guarire

per fare scelte più giuste

acquisire nuovi modi di vivere

che possano salvare l’uomo

la sua umanità e il mondo intero.

E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore.

Esce “Rumori di fondo” di Giorgio Fabretti e Vittorio Pavoncello

Esce in questi giorni, per i tipi di Aracne Editore di Roma, il libro “Rumori di fondo” di Giorgio Fabretti e Vittorio Pavoncello. Nella presentazione sinottica del volume si legge: “Che ne è dell’Homo così pressato da cambiamenti climatici che ne compromettono l’esistenza e dalla tecnologia, che attraverso robot computerizzati, minaccia la completa sostituzione del lavoro e di ogni altra attività del quotidiano? Saremo ancora capaci di riprodurci? Ogni argomento, frase, parola, presenti nel volume sono già inseriti in un nuovo mondo nel quale si è trasportati e nel quale si chiede al lettore di iniziare a vivere. Perché c’è un determinismo anche nella logica, la quale si muove nel tempo. E non capire i cambiamenti, non contrastarli o non evolversi con questi, vuol dire rimanere schiacciati. È un guardarsi in uno specchio che non riflette il proprio aspetto ma il DNA, per scoprire con sorpresa che dentro ci sono tutte le alterità, anche quella di un Homo che potrebbe ancora una volta decidere della propria sopravvivenza o della propria fine. Il problema è che non sappiamo se la scomparsa dell’Homo sarà notata nell’Universo o se qualcuno la piangerà. Le galassie non seppelliscono le proprie stelle”.

A continuazione la table of contents, l’indice del contenuti di questo ricco volume:

Indice

Introduzione generale

Parte I – Homo Stabilis. Come stabilizzare la specie umana?

Prologo

Capitolo I – Come stabilizzare la specie umana?

R. Fabretti ‘ponti-ficio’ traduttore tra passato e presente; Darwi­nismo logico; Mulinello (Whirlpool); Significato Esteso e Crono-logica; Mondo amore, parola o Natura?; Epigenetica Idealista Empirista Logica; Individuo/Specie, Pubblico/Privato; Biochimica e cultura epi-gen-etica; Natura/Umanità Massoneria/Religione; Democrazia o Scienza?; Puntualità Nuova Eco­nomia del Tempo; Giustezza non Giustizia; Potere complot­to Novus Ordo?; Socialismi est Barbarie; Dov’è l’Uomo? Io non lo vedo…; Biostoria delle forme capitalistiche; L’i­nutile vendetta del Capitale inutile; Finzioni e Ragioni, il Gioco dei Giochi: il finto Reale; Scegliamoci allo zoo; Funzionalismo Finalismo; DNA Natura facile; Virus sovranisti globali; Natura è Potere; Scienza è Bioetica.

Parte II – Un punto verde, un pianeta azzurro, in un campo di materia oscura

Parodo

Capitolo I – Colori

I colori; I Nuovi Principi; Il Lato B del potere; Greta Thunberg; L’arca di Noè tra specismo e antispecismo; La formica e il libro; Antropocene; Il messaggio di Greta e la guerra tra continenti; L’isola di plastica; La ciliegia d’inverno globalizzazione e daltonismo; Il Pianeta Terra e Dio; I persuasori occulti: il tempo e la lingua; Totalitarismi ed ecologia; Mangiare; Tempo è Natura; Buchi Neri; Empatia Zero; Virtuale e Natura; Fonda­mentalismo; Deepfake; Le nuove frontiere della guerra; Dove stiamo andando; Il Tempo in questione; Quinta Forza: Informazione.

Parte III –  Virus

Esodo

Capitolo I – COVID-19

Finis Hominis; La fine dell’antropocentrismo; Ca­pitalismi; Coronavirus: prove tecniche di sovranismi; Fermare il sole o resuscitare i morti: come usciremo dalla trappola del virus?; Un virus senza confini.

Capitolo II – Destinazione Lilliput

Biografie

Esce “Il tempo sospeso”, antologia di poeti e saggisti al tempo del Coronavirus a cura di Giuseppe Bova (Rhegium Julii)

Nelle scorse settimane, in tempo di emergenza per il Corona Virus, il sig. Giuseppe Bova, Presidente del noto Circolo Culturale “Rhegium Julii” di Reggio Calabria, ha lanciato l’iniziativa editoriale di un’antologia di poesie, dal titolo Il tempo sospeso, che in questi giorni è felicemente stata pubblicata.

Bova, nel presentare il progetto, aveva osservato: “Davanti a certe emergenze ci sono due modi per esprimere la propria personalità: la prima è meno inclusiva e vede gli uomini rintanarsi impauriti e passivi  nel proprio guscio aspettando che, grazie ad altri, il malessere passi; la seconda più inclusiva e partecipata vede gli uomini farsi testimoni del presente, lanciarsi in campo aperto per cercare la parte migliore di sé da donare agli altri. Tra questi ultimi ci sono certamente quelli che hanno concorso alla stesura di questo libro e quelli che, per loro natura, silenziosamente ma concretamente si impegnano a progettare e lavorare per costruire un futuro migliore”.

La pubblicazione, a cura del Circolo Culturale “Rhregium Julii” di Reggio Calabria ha visto l’importante collaborazione dell’Editrice Sperimentale reggina con la Fondazione mediterranea.

A continuazione, il testo della prefazione al volume, stilata dal sig. Bova (che con comunicazione privata ha acconsentito alla pubblicazione online e alla diffusione su questo spazio virtuale):

Copertina IL TEMPO SOSPESO_page-0001Nei ricorsi della storia, un destino non sempre provvido e benigno, ha esposto il Creato a diverse difficoltà, inspiegabili e drammatiche, che l’uomo ha affrontato con grande forza d’animo e determinazione, scrivendo pagine talvolta eroiche e commoventi. Il più delle volte si è trattato di catastrofi naturali (terremoti e maremoti, inondazioni, uragani, fenomeni vulcanici, epidemie, altre tragedie imprevedibili), altre volte di appuntamenti causati dall’uomo stesso (guerre, uso delle armi chimiche, terrorismo, razzismo, individualismo esasperato, lotte religiose e di potere), che hanno avuto alla base di tutto l’egoismo personale, l’ambizione smodata di potere e di conquista, la spinta all’arricchimento personale o di casta, la discriminazione ideologica e religiosa, lo sfruttamento indiscriminato delle classi povere e dell’ambiente, l’incapacità di sostenere con equilibrio i controversi problemi di ogni tempo. Questi mali hanno dato luogo ad ogni forma di violenza, di sopraffazione, di conculcazione dei diritti (penso all’apartheid, alla schiavitù, agli attuali fenomeni di terrorismo, all’intolleranza, alle discriminazioni razziali, alle diseguaglianze sociali che sono sfociati in ogni forma di genocidio e, solo recentemente, a oltre 3 milioni di morti per fame. Ma è proprio nei momenti più difficili che l’uomo ha saputo generare la catarsi con forme di rigenerazione della coscienza, della creatività, del pensiero, con uomini che hanno tentato di promuovere un nuovo cammino della storia e dell’arte e della poesia.

I sentimenti che esplodono come un magma dentro la grande anima hanno trovato nuove strade per recuperare l’umanità perduta, desideri di armonia, di rispetto dei contesti ambientali e climatici; tutto ciò con un grande beneficio verso quanti come noi, hanno bisogno d rimettere ordine a quella dispersione etico-morale e comportamentale che, nel tempo, ha generato una diffusa e arida indifferenza verso gli ultimi e i diversi (penso alla politica dello scarto di cui parla Papa Francesco).

Ci sono state voci inascoltate che per generazioni hanno denunciato con un grande lirismo il malessere della terra e dell’uomo. Penso a Fernando Pessoa ((il violinista pazzo), a Stephen Spender (Poesie), ad Albrecht Hauhofer (Sonetti di Moabit), a Ghiannis Ritsos (Epitaffio Makronissos), a Costantino Kavafis (Poesie nascoste), a Paul Eluard (Poesie), a Blas De Otero (Que trada de Espana), a Rafael Alberti (Ritorni dal vivo lontano), a José Agustin Goytisolo (Prediche al vento), a Federico Garcíia Lorca (Romancero gitano), a Gerardo Diego (Clausura a volo), a Jesus Lopez Pacheco (Delitti contro la speranza), a Franco Costabile (La rosa nel bicchiere), a Boris Pasternak (autobigrafia), ad Attila Jozef ( Gridiamo a Dio), ad Osip Mandel’Stam (Poesie), a Eugenij Evtushenko (Le betulle nane), a Sergej Esenin (Poesie), a Josif Brodskij (Fermata nel deserto), a Leopold Sedar Senghor (Poemi africani), ad Ernest Hemingway (88 poesie),a Gregory Corso (Benzina), a Miguel Angel Asturias (Parla il gran lengua), a Ciril Zlobec (Nuova poesia jugoslava), senza dimenticare Pablo Neruda, Quasimodo, Montale, Elio Filippo Accrocca, Alfonso Gatto, Ungaretti, Solinas e tanti altri ancora.

“Tale dura e tenace sequenza” – dice Walter Mauro – “ha finito per ampliare il concetto di libertà che oggi vuol dire angoscioso dolore di colui che viene ridotto all’impotenza della mente e della ragione… con la capacità e la forza insita nella parola poetica di intuire e farsi interprete di percezioni e vibrazioni interiori dell’umanità, la letteratura in versi ha voluto e dovuto accompagnare fedelmente i moti più segreti e reattivi dell’uomo comune, assimilarne i temi di fondo, viverne la pena ed il tormento, situarsi insomma a fianco dei miseri, dei diseredati, dei perseguitati, dando sangue e voce ad un canto di libertà diventato patrimonio comune, inestimabile ricchezza dell’intera umanità.

La raccolta che qui presentiamo IL TEMPO SOSPESO è il contributo di tante voci del nostro tempo che hanno sentito forte l’urgenza del dire, di cogliere la struggente condizione umana di chi ha dovuto affrontare una battaglia impari con uno dei mali più implacabili della storia dell’uomo: il coronavirus.

Le poesie sono state composte da poeti soci e simpatizzanti del Circolo Rhegium Julii e da poeti del nostro Paese che hanno partecipato attivamente alle attività promosse dal nostro Circolo.

Condividere queste liriche per noi, significa entrare in sintonia con il sentire più autentico del popolo italiano, percepirne i sussulti, le angosce, i sentimenti spesso di abbandono e d’impotenza. Significa stringere una mano, chiamarsi presenti, cercare una strada per la catarsi di un’intera umanità che, dopo gli errori, le arroganze, le incurie e le macerie lasciate per strada, cerca ora una ricomposizione dello spirito e dell’anima nella certezza che non tutto è finito e c’è sempre il tempo del riscatto.

E par le pouvoir d’un mot/ je recommence ma vie/ je suis né pour te connaitre/ pour te nommer / Libertè. (Paul Eluard).

Sono benvenute tra noi le voci di tutti quelli che lottano, di quelli che esercitano la cultura della solidarietà, della pace e del rispetto del pianeta e della sua storia culturale e umana, di quanti hanno speso la loro esistenza per garantire la libertà e la vita.

 

GIUSEPPE BOVA

Presidente del Circolo Culturale Rhegium Julii

“Poesie della quarantena”, l’antologia curata da Paolo Gambi che raccoglie i testi letti in diretta Instagram nel tempo di pandemia

copertinaebookÈ appena uscito il volume “… E tu poi contribuire con un verso”, antologia curata dallo scrittore Paolo Gambi (Ravenna, 1979) che raccoglie poesie lette da decine di persone nelle dirette sul suo profilo Instagram durante la quarantena. Il motto con cui tutto si è mosso è “la Bellezza sta già salvando il mondo. Ma ciascuno di noi deve fare la propria parte”. Quanto più difficile è il momento tanto più le persone hanno bisogno di poesia. L’arte e la poesia sono la risposta giusta. Curano. Salvano. Il titolo fa eco alle parole del grande poeta statunitense Walt Whitman: “il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso”.

Così tutte le sere della quarantena, alle 21, Paolo Gambi ha ospitato, sul suo profilo Instagram dirette poetiche: persone si prenotavano e portavano, ciascuna, una propria poesia accompagnata dalla poesia di un grande poeta della storia. Si è creata un’intimità. Alcune persone molto assidue sono diventate una sorta di “apparato critico” alle poesie che venivano lette. Moltissime persone sono state “battezzate” alla lettura in diretta, proprio durante questa esperienza. Si è creata una vera e propria rete poetica.

All’inizio erano una ventina, poi una cinquantina, poi un centinaio, poi qualche centinaio. Una sera sono arrivati a 2400. C’era di tutto – osserva lo stesso Gambi – in questo bellissimo gruppo: diciottenni e persone adulte da ogni parte d’Italia, studentesse e disoccupati, pasticcere e professoresse, italiani all’estero e nuove italiane delle più varie origini. E tanti, tantissimi giovani e giovanissimi. Veramente un arcobaleno di storie, tutte unite intimamente grazie alla Poesia.

Si sono affacciati su questo spazio anche importanti poeti contemporanei tra i quali Maria Grazia Calandrone, Luigia Sorrentino, Davide Rondoni e Christian Sinicco. Con un suo contributo è apparso anche lo scrittore Diego Galdino.

E tutto questo ha dimostrato che la Poesia, se lasciata vivere fra la gente, resta sempre un grande strumento di crescita e conoscenza. Il volume, appena pubblicato, ha subito conquistato il primo posto nella classifica “poesia” e “antologia di poesie” di Amazon.

Hanno preso parte a questo progetto, con un loro contributo (in ordine alfabetico): Camilla Acampora, Leonidas Andraos, Maristella Angeli, Marco Astolfi, Brenda Bagni, Yuri Baldacci, Ivano Bersini, Cristina Bertazzini, Vincenzo Bertolo, Alessandro Bonvegna, Selene Buda, Davide Buonocore, Leonardo Caltabiano, Stefano Calzola, Lidia Calzolari, Simone Carluccio, Michaela Cinková, Erica Ciuffo, Domenico Colletta, Giacomo Coniglione, Antonella Corna, Antonio Corona, Giuseppe D’Alessio, Chiara Dambrosio, Valentina Demuro, Flavio D’Ippolito, Vernalda Di Tanna, Siham Doulkidah, Maria Luigia Esposto, Faber Plautinus Agrestis, Marco Ferrando, Andrea Francis, Luca Gamberini, Luca Giacomozzi, Benedetto Ghielmi, Serena Guidara, Giuseppe La Rosa, Sabrina Lenzi, Marzia Libro, Jacheline Loi, Donatella Lo Schiavo, Riccardo Magni, Salvatore Mangione, Valentina Marino, Valeria Medeghini, Carlo Molinari, Valerio Moro, Simon Natural, Laura Pacchioni, Rebecca Pace, Sabrina Padolecchia, Fiorella Palmieri, Francesco Pasqual, Maria Grazia Pellegrini, Luciano Porro, Salvo Portanova, Luciano Rolandi, Wassim Romdhani, Martina Rosai, Rebecca Santegidi, Alice Sbrogiò, Imma Schiena, Giada Signorini, Serena Squatrito, Tiziana Stasi, Francesco Tomesani, Silvana Tosatto, Elena Varaldo, Stefania Viappiani, Mattia Vignola, Federica Ziarelli.

L’antologia è già acquistabile su Amazon sia in formato digitale Kindle al costo di 2,99€ che in formato cartaceo al prezzo di 10,30€, cliccando qui.

“L’aurora di New York geme. Note sul Lorca americano” saggio di Lorenzo Spurio

Sullo spazio culturale online “Alla volta di Leucade”, diretto dal professore Nazario Pardini, nella data del 6 maggio 2020 è stato pubblicato il saggio “L’aurora di New York geme. Note sul Lorca americano” di Lorenzo Spurio, introdotto da questa nota di apertura dello stesso Pardini:

La prima parte è contraddistinta da uno scritto del critico Lorenzo Spurio e, a continuazione, nella seconda parte, si trova la traduzione dallo spagnolo all’italiano fatta dallo stesso critico, di un articolo apparso ieri sul quotidiano spagnolo “La Vanguardia”. Articolo veramente interessante, da cui emerge la versatilità dell’autore che sa adattare il linguaggio a qualsiasi ambito scritturale. Conosciamo bene, oramai, l’eclitticità di Spurio, la sua vena filologica, ma soprattutto il suo impegno critico dalle innumerevoli occasioni letterarie che ha elaborato sia sulla sua importante rivista (Euterpe) che in cartaceo. E qui ne abbiamo la conferma. Nell’articolo che ha tradotto figura, nel corpo del saggio, la statua di García Lorca nella Piazza Santa Ana di Madrid alla quale è stata posta la mascherina per via del Corona virus. Nel saggio ci sono un paio di brevi accenni a questa pandemia che stiamo vivendo”.

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La statua di Federico García Lorca in Plaza Santa Ana a Madrid con la mascherina. Foto tratta dall’articolo su “La Vanguardia” citato nel saggio.

Leggi l’intero saggio su “Alla volta di Leucade”

Leggi l’intero saggio su Academia.edu

“Preso nella rete” di Chiara Santoianni, recensione di Lorenzo Spurio

Preso nella rete

di Chiara Santoianni

Sesat Edizioni, 2012

ISBN: 978-88-97822-08-0

ISBN e-book: 978-88-97822-09-7

Pagine: 94

Costo: 8 €

 

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Questo libro di Chiara Santoianni è una facile lettura da fare in poche ore, piacevole. Un testo principalmente diretto a un pubblico giovane; ce ne rendiamo conto dalle prime pagine con le quali entriamo direttamente nel “diario di Matteo”, una narrazione diaristica fatta di annotazioni come un muro bianco pieno di post-it. E’ il racconto di Matteo a cui viene regalato un computer che subito si tramuta in un amico molto importante per lui in virtù della varietà delle operazioni che con esso possono essere fatte: chattare, giocare, scaricare musica e tanto altro. Niente di strano, una storia completamente realistica se teniamo in considerazione quanto il pc, i videogiochi e la televisione, occupino il tempo di giovanissimi, spesso addirittura con effetti deleteri. Ma non è propriamente questo il messaggio che Chiara Santoianni vuol mandare, perché questo libro in fondo è una favola contemporanea, un racconto che, però, fa riflettere.

Il pc per Matteo è infatti il custode dei suoi pensieri dato che viene da lui utilizzato anche e soprattutto come “amico elettronico”. E’ semplicissimo: con una password si può occultare un mondo tutto personale, trasposto nel mezzo tecnologico, e rimanere intatto, sconosciuto a tutti. Un amico fedelissimo al quale con regolarità si sente il bisogno di raccontarsi, aggiornarsi, un custode prezioso, un catalogo che giorno dopo giorno si arricchisce. Ed è in questa prospettiva che veniamo a conoscere della vita scolastica del ragazzo: interrogazioni, amici secchioni e altri meno studiosi e Pamela, la ragazza della quale si sente innamorato.

Come si diceva poc’anzi ogni mezzo della nostra contemporaneità può essere utilizzato in vari modi: con un uso pratico e coscienzioso, con un uso ossessivo e perturbante, un abuso pericoloso che conduce alla mania. E’ il caso che Chiara Santoianni mette in luce: quanto un pc inizialmente pensato come ausilio allo studio, per le ricerche, ben presto si tramuti in  un gioco accattivante del quale non si riesce a fare a meno sino a un pericoloso gioco senza via d’uscita: il gioco d’azzardo. Tutto questo fa quasi sorridere se pensiamo che il protagonista è giovanissimo, quasi con la bocca ancora sporca di latte e che se questi sono i presupposti di crescita, non ci è dato immaginare cosa diventerà da grande.

La narrazione, però, non è fine a se stessa e nella parte finale Chiara Santoianni dedica un’ampia porzione del libro che assume una dimensione conoscitiva-didattica volta alla spiegazione di cosa è un virus e un antivirus, delle tipologie di programmi scaricabili, della terminologia utilizzata in internet, delle periferiche e delle componenti fondamentali per la buona padronanza del mezzo informatico. Questo sussidiario, di facile utilizzo, può essere utilizzato con praticità e concretezza con i più giovanissimi per permettere loro di avvicinarsi al computer, tenendo bene in considerazione quali possono essere i problemi ai quali ci si espone. Al chiudersi in sé, isolandosi dalla famiglia, a creare una vita parallela da quella di tutti i giorni, a minare pesantemente le relazioni sociali. Proprio ciò che succede con Matteo nella prima parte del libro.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

 

Pamplona, 05-11-2012

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.