“Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare” di Daniela Quieti sab. 4 marzo alle Giubbe Rosse (Firenze)

Sabato 4 marzo alle ore 17:30 presso il Caffé Letterario “Le Giubbe Rosse” di Firenze (Piazza della Repubblica 13) verrà presentato al pubblico il saggio Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare della scrittrice, poetessa e critico letterario Daniela Quieti. L’evento si inserisce all’interno degli appuntamenti “Artisti & Autori alle Giubbe rosse” curati da Jacopo Chiostri e Anita Tosi. Interverranno Jacopo Chiostri (giornalista), Roberta Degl’Innocenti (poetessa) e Alessandra Ulivieri (Editrice). L’evento sarà ripreso dalle telecamente di Toscana TV per mezzo dell’inviato Fabrizio Borghini.A conclusione sarà oggerto breve drink/buffet agli intervenuti.

L’autrice

Daniela Quieti, scrittrice e giornalista, vive a Pescara. Iscritta all’Albo dell’Ordine dei giornalisti pubblicisti, è Direttore Responsabile del Periodico Logos Cultura e Presidente dell’omonima Associazione.. Dirige la collana editoriale di narrativa Emotion per la Pegasus Edition ed è nella redazione del quadrimestrale di poesia e letteratura italiana e straniera “I fiori del male”. Ha pubblicato i libri: I colori del parco (2007, poesia); Cerco un pensiero (2008, poesia); Altri Tempi (2009, narrativa); Echi di riti e miti (2010, narrativa); Uno squarcio di sogno (2010, poesia); L’ultima fuga (2011, poesia); Francis Bacon La visione del futuro (2012, saggistica); Quel che resta del tempo(2013, narrativa); Atmosfere (2014, narrativa); La Travolgente domanda – Cent’anni di Prufrock (2015, saggistica); Grendel e il Poeta Da Beowulf a Shakespeare (2016, saggistica). Numerosi i suoi contributi critici in antologie, curatele e volumi collettivi. È storicizzata in testi di letteratura fra cui Letteratura Italiana-Dizionario biobliografico dei poeti e dei narratori italiani dal secondo novecento ad oggi (2010) ed Evoluzione delle forme poetiche (2013).

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“A se stesso” di Giacomo Leopardi, con un commento di Giuseppina Vinci

“A se stesso”
di Giacomo Leopardi
 
Commento di Giuseppina Vinci

imagesNon può che suscitare tristezza il primo verso  “or poserai per sempre..  stanco mio cor’’; par che dica alla fine dei miei giorni, il mio cuore che tanto ha sofferto non proverà più alcun sentimento di dolore poiché la morte porrà fine a tutta una vita in pena. La morte liberatrice, agognata, lo condurrà al nulla eterno ove angoscia e disperazione non saranno e tutto si dissolverà.

Vien da pensare al monologo di Hamlet, la morte definita ‘’la terra inesplorata dalla quale nessuno mai è tornato’’ potrebbe riservare altri dolori. Il celeberrimo personaggio shakespeariano non porrà fine alla propria vita, non compirà il gesto suicida che ne potrebbe fare addirittura un eroe “se non fosse per qualcosa dopo la morte’’ che lo costringerebbe ad affrontare altre problematiche per le quali non saprebbe trovare soluzioni.

Ecco l’essere o il non essere. Porre fine alla propria vita, a tutti i dolori scegliendo l’annullamento del proprio essere o desister per un dubbio ancora più grande, angosciante. Se la Morte non dovesse essere la meta Finale, se un altro mondo attendesse gli esseri umani dopo il viaggio terreno costringendoli ad affrontare altri dolori che non conoscono, allora passeremmo a un’altra vita di sofferenze e sarà un’infinita condizione di dolore. Differente l’atteggiamento del nostro quando afferma “che eterno io mi credea’’ e il desiderio è spento’’  assai palpitasti riferito al cuore e ‘’fango è il mondo’’ per cui vana e inutile è l’amarezza e la noia.

Al genere nostro il fato non donò che il morire. Agli esseri umani un destino di morte e tutto è vanità infinita. La morte in altri contesti ritenuta un Abbraccio come nel brano “The party” di Mrs Dalloway della Woolf, una sfida, un tentativo di comunicare con il mondo in un mondo senza comunicazione, qui è la fine e il fine  ultimo che ognuno raggiunge perché mortale suo  malgrado.  E tutto è vanità. Con Foscolo la morte è la Fatal quiete, Sorella morte con S. Francesco e ‘’un guadagno’’ con S.Paolo. Come tutto appare relativo. Come ognuno possiede la sua verità.

Un guadagno perché essa ti porta a Dio, al Creatore. Una Sorella, perché più che fine, è conforto che ti conduce al medesimo Padre.

Perì l’inganno, un fanciullo Leopardi, un sognatore, ingenuo, fidava nell’eternità del suo essere sulla terra adesso lo vedo come uno che ha perso l’equilibrio e sta per cadere.

Vede la vita come da una torre pendente. Non può essere tranquillo guardando dall’alto di una leaning tower. Ti prende la paura, l’ansia, l’angoscia e lui è come se stesse sull’orlo di un precipizio.

Non più speranza, non più salvezza, soltanto consapevolezza di un destino Amaro e di una sorte funesta che lo attende. Il sognatore Leopardi ha  preso coscienza della realtà, dell’unica realtà, della Verità estrema.

Un risveglio doloroso ma necessario.

 

Giuseppina Vinci

Docente al liceo classico Gorgia di Lentini

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“The day is yours – Kenneth Branagh” di Ilaria Mainardi, recensione a cura di Lorenzo Spurio

The day is yours – Kenneth Branagh

di Ilaria Mainardi

con postfazione di Daniele De Angelis

Siska Editore, 2011

ISBN: 9788897642039

 

recensione a cura di Lorenzo Spurio

Ho accettato con piacere la richiesta di Ilaria Mainardi di leggere il suo testo critico-saggista su Kenneth Branagh sebbene, non me ne vergogno a riconoscerlo, non sapevo chi fosse. Ho immaginato che si trattasse di uno scrittore e che quindi il suo discorso fosse una sorta di analisi critica sulla sua produzione. Mi sbagliavo. Ho preferito documentarmi un po’ prima di affrontare una lettura di questo tipo, sulla quale, diversamente, non sarei stato neppure in grado di dire due parole. Wikipedia è una buona fonte di informazioni per neofiti che intendono avvicinarsi a un determinato autore o argomento. La pagina di Kenneth Branagh era abbastanza fornita. Ho conosciuto così per la prima volta il soggetto del saggio della Mainardi. Attore, regista e produttore teatrale, Branagh è celebre principalmente per la messa in scena di una serie di adattamenti teatrali sui maggiori plays shakesperiani ma anche per la sua parte nel film sui crimini nazisti Operazione Valchiria (2008).

Lo scritto della Mainardi è ben organizzato e sostenuto anche da un buon apparato bibliografico che consente al lettore di capire come un regista della nostra contemporaneità sia riuscito a fondere e plasmare con maestria e talento espressioni artistiche diverse, dandone prova attraverso la rivisitazione, l’adattamento e la messa in scena delle opere del grande scrittore di Stratford-upon-Avon. La stessa Mainardi osserva nella nota introduttiva: “Kenneth Branagh uno dei più compiuti esempi di ciò che teatro e cinema dovrebbero essere”.

Il testo si snoda in vari capitoli, partendo da un profilo biografico dell’autore in cui la Mainardi fa riferimento al singolare atteggiamento di Branagh ragazzino nel sapersi districare con l’inglese ufficiale e l’irlandese a seconda delle situazioni, per passare poi alle varie fasi dell’affermazione della sua carriera come regista non mancando di far riferimento al suo lampante e tempestivo successo, seppur criticato da qualcuno. Punto di snodo importante nel suo encomiabile lavoro è la creazione nel 1987 della Renaissance Theatre Company. Da ricordare anche le sue collaborazioni con vari attori molto noti, tra cui Emma Thompson e Colin Firth ma la Mainardi si sofferma a lungo soprattutto su alcuni personaggi shakesperiani molto famosi: Otello e gli Enrichi che nel corso della storia sono stati interpretati tante volte. Ad arricchire il testo è un articolo di Jaime Diamond che la Mainardi ha tradotto in italiano.

Lorenzo Spurio

 

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