La forza e la poesia dei fiori di “Marienbad”. Prefazione a cura di Marco Camerini

Prefazione a cura di Marco Camerini

“Non si scrive per affermare principi e credenze che chiunque sembra condividere. Il mondo della finzione letteraria ci libera dalle gabbie in cui la società racchiude i sentimenti. Per carità, possiamo anche sapere di non avere un ampio spettro di sentimenti e reazioni, finché non vi entriamo in contatto grazie alla narrativa che ha il potere di liberarci dalla nostra prospettiva angusta e terribilmente limitata”[1]. E per affermare la propria vocazione a riconoscersi, il personale coraggio anche ad accettarsi e mettersi in discussione fra le righe di un racconto tornano – lo meritano, li aspettavamo – i giovanissimi, talentuosi autori dei Corsi di scrittura creativa tenuti dal prof. Pierangeli presso i Laboratori integrati dell’Università di Tor Vergata e dell’Istituto Villa Flaminia, dopo il successo conseguito da Con l’augurio di molte farfalle (Loffredo 2017).

Marienbad, copertina_page-0001 (1)La scrittura, per molti di loro, continua a significare Agnizione coerente e lucida di una malattia invalidante solo per quanti ignorano il desiderio tenace di sconfiggerla, riconoscendo il valore primario della vita (“Non posso cambiare la direzione del vento, ma sistemare le vele in modo da raggiungere la destinazione”, Caro diario, bellissimo)[2] o della lancinante solitudine che nasce dall’isolamento autistico, dall’abbandono familiare, da una adozione che non placa il desiderio di conoscere il genitore/fratello biologico (Maison Nani, Un ragazzo speciale) mentre – sono fra gli esiti più felici – una brillante fantasia creativa consente di proiettare il malessere di patologie ed esclusioni in un “futuro possibile” onirico e inquietante (Racconto bianco rimanda a “Sentinella” di F. Brown e Fuori di testa lascia il segno) o calarlo nei toni di un gotico noir (Phantomhive). Per avvertire, comunque, con Determinazione (“lottate, cadete e rialzatevi. Fatelo, fallite, piangete, semplicemente vivete”) che non importa la durata della kafkiana Cavalcata verso il villaggio ma – grazie anche alla Presenza silenziosa di Chi ti cammina accanto (“Quando nella vita inciampiamo c’è sempre qualcuno cui appoggiarsi”: un gatto “completamente nero con occhi azzurri”, l’attore famoso che, al Globe Theatre ti nota, un medico discreto che ha acceso la tua vocazione, insieme al display di un monitor clinico) – battersi e combattere. Farlo sostenuti e animati dalla strenua fiducia nella forza incontenibile di un sentimento – di volta in volta pietà, incoscienza, anticonformismo sessuale, angoscia di Cuore e mente, mai ripiegato Dejavù…”Amate sino al limite, fino a straziarvi il cuore e sarà sconfitta anche la morte”: quanto della Dickinson in Un destino crudele – di un gratuito gesto di carità che regala Felicità senza prezzo, di un Ultimo sguardo che sconfiggerà il (non) Tempo in un futuro apocalittico e degradato, di un’esistenza la quale rinuncia alla perfezione per farsi tela bianca su cui la “musica del caso” (che fine ha fatto Paul Auster?) dipinge “costellazioni di cicatrici” (Siate Arte) o – seducente miracolo del processo artistico – si trasfigura nell’immaginaria gratificazione/gratitudine di Venere per il “suo” Botticelli, come avviene nell’originale Che sia Primavera!. Tutto, alla fine, per (ri)scoprire, fra Ritagli e punti di vista sbilenchi, “in una valigia di sogni, speranze, prospettive, avventure”, i Momenti spensierati dell’amicizia, le Prospettive doverose dell’integrazione in un’Italia che è “Roma, termini detti male in mezzo arabo, casa, Paese, studio, lavoro” – Segni vitali per ricominciare, “sentire il dolore dell’altro” e sconfiggere xenofobia, odio, cinismo – il calore familiare, anche quando “baci e abbracci si fanno quasi inesistenti, le facce si girano, le espressioni quelle che non si dovrebbero usare e le frasi quelle che non si dovrebbero dire”, la compagnia discreta di un Diario informale con il quale si parla se non ci sono più lacrime, magari trasformandolo in Prova di umanità condivisa che passa di mano in mano diventando Letteratura, il coraggio che ci vuole a morire quando, mangiando una Mela verde, lo si scopre inevitabile e di bello rimane solo l’anima, quello necessario a vivere, “anche se assomiglia a trascinare un mattone nel fango sotto la pioggia”, con L’altra metà della mela e una bilancia che ha distrutto i sogni. Allora scrivere aiuta a “ricavare più miele che da tutti i fiori di Marienbad”: dalla stupita Bellezza infranta di una farfalla, dal fascino di 1000 origami (quanti i catulliani baci), da buzzatiani Suoni del bosco, soprattutto dalle Braccia aperte della solidarietà e dell’altruismo (se armate sono quelle di Ginevra, impegnata nella missione umanitaria di keap peace in Libano), soli valori in grado di sconfiggere la sordità vigliacca dell’Indifferenza verso il prossimo, la società, noi stessi. La più subdola e imperdonabile.

Sorprendentemente lirico lo stile di molte prose della raccolta (edita ancora da Loffredo), con “la nebbia diluita nell’azzurro liquido dei suoi occhi scandita dai primi raggi di sole in un’orgia di luce” e “il luccichio intenso delle stelle a farsi strada nel cielo nero come una grande lavagna pronta a schiantarsi” o “tenero come un’aurora di aprile”  mentre “le colline sembrano aver messo la cipria e risuonano, lontano pianto sperduto, i rintocchi languidi di una campana”[3], a conferma, ci pare, di una sensibilità sempre maggiore dei giovani verso questa forma di espressione. Così “Nelle onde di disperazione e di solitudine/il pensiero maligno avvampa/e il fuoco subito infiamma le vene/è freccia, tarlo, ago pungente/Se dentro c’è il mostro/quello non lo puoi combattere/quello sta lì/e ogni tanto viene fuori/e ti mangia il cervello/e ti mangia il cuore”. Ma d’improvviso “L’urlo si perde nella plastica forma della vita/dove tutto appare/dove tutto tace” e “scritte da secoli/nella pietra le parole/s’è reso regola l’amore/s’è reso gesto e compagnia” in grado di lavare il caravaggesco “grasso dell’esistenza/che tutto unge e sporca” con l’intensità della sua luce , “un dolce fiume di baci”, il dono inatteso del sorriso “musica di un assolo dimenticato”[4].

Confuso, poi, fra “tutti i nomi” quello di uno straordinario narratore italiano che all’accettazione/inclusione del disagio ha dedicato la sua combattiva passione di docente militante. Con l’umiltà di chi “in equilibrio fra domanda e risposta rischia tantissimo, guida e ascolta ponendosi accanto prima che di fronte all’altro”[5], Eraldo Affinati ha fatto correre il suo Maratoneta insieme a quanti, un giorno, potranno diventare come lui (ammesso lo desiderino e non basti loro semplicemente…scrivere) assolvendo, in ogni caso, sin d’ora al compito dello scrittore che è “forse quello di sottolineare ciò che già esiste, eppure rischia di essere trascurato, per decifrare il senso ultimo di un evento”. Con buona pace delle joyciane epifanie, Chiara, Daniele, Jasmine, Michela, Luciano, Ludovica hanno compreso anzitutto se stessi. Non è poco. Sarà moltissimo, poi, per i lettori di Marienbad.

MARCO CAMERINI

 

[1] PH. ROTH, Perché scrivere?, Einaudi 2018, p.55.

[2] Vengono riportati in corsivo i titoli dei racconti, spesso integrati nel corpo del testo stesso, in grassetto i titoli delle sezioni, fra virgolette i passi e i versi citati [N.d.A.]

[3] Passim da Fuori di testa, La mia cavalcata verso il villaggio, I suoni del bosco.

[4] Il testo è composto con versi liberamente tratti dalle (splendide) liriche del libro: Tu pensiero maligno, Il sole, Il canto di Demetra, Autismo, Caravaggio, Santa Chiara, Un giorno, Mi sono spaccata lì sulla vetta.

[5] E. AFFINATI, Via dalla pazza classe, Mondadori 2019, p.47.

 

“Declinano l’amore i racconti (straordinari) di Jeffrey Eugenides, a cura di Marco Camerini

A cura di Marco Camerini  

Che Eugenides sia uno degli scrittori più schivi, originali e talentuosi degli ultimi vent’anni è confermato dalla recente silloge dei racconti Una cosa sull’amore (Mondadori 2018, copertina felice), imperdibile per ben “cinque ragioni” secondo quanto ha scritto in un appassionato, bellissimo intervento su “La lettura” del Corriere Alessandro Piperno, ammiratore confesso del suo “talento mimetico che sfiora l’orecchio assoluto”.[1]

41+vZwX0JCL._SX323_BO1,204,203,200_.jpgNel deserto rovinoso di un presente segnato da solitudine, incomprensioni, sconfitte, fra gli spettri opprimenti di una vecchiaia mai ammessa né accettata, naufragi matrimoniali drammaticamente (o penosamente) negati, rimpianti e rinunce, ciniche rivalse e frustranti derive economiche, alienati e lancinanti smarrimenti, è certamente il “tema ossessivo dell’inadeguatezza”[2] il legame che unisce tutte le storie, ma anche, ci sembra, la tenace e irrinunciabile fiducia in un sentimento che salva e redime dall’angoscia, se non dal fallimento più o meno annunciato. È l’amicizia senile tutta femminile di Della e Cathy, insoddisfatte Brontolone[3] in eterno sovrappeso, anticonformiste e umorali che perdono mariti, figli “pallidi, sinistri, circospetti come gli assassini di un film di fantascienza” ma non se stesse, risolute – proprio nel momento in cui la più anziana precipita nel gorgo invalidante di una “violenta e aggressiva” demenza – a disseppellire “l’ascia” per uccidere insieme le avversità. O l’attrazione per l’assoluto flusso energetico dell’Universo (om cosmico, musica delle sfere, perpetua capacità di rigenerazione terrestre) del protagonista di Posta aerea il quale, alla ricerca di un’identità perduta nello scialo della propria esistenza, la ritrova nel panico, trasfigurante abbraccio di una fascinosa natura esotica (Bangkok, Bangalore, Calcutta) alla percezione di “un trillo”, sorta di pirandelliano “fischio del treno” che lo proietta al di là di ogni coordinata familiare, sociale, umana. È l’insopprimibile istinto materno di Tomasina (Siringa per ungere la carne), 40 anni 1 mese e 1 giorno, sontuosa dimora in Hudson Street, lavoro appagante, disposta –  fallito “il piano A” (“improbabile armata di adulteri e perdenti, gli uomini”) – a ripiegare sul meno romantico, più solitario e triste ma anche coraggioso e creativo piano B: un figlio “senza lui”, o meglio “con tutti i lui” della sua disincantata vita di rimorsi (comunque l’amore si impone grazie a chi innamorato lo è veramente, l’ex Wally Mars, donatore mai domo e figura vincente in uno spiazzante, struggente finale) o la passione musicale di Rodney (Musica barocca), jocyana “piccola nube”, razionale e un po’ rigido maestro di clavicordo (“bordura dorata e giardino geometrico dipinto, famiglia del clavicembalo”) travolto – dopo una fugace bohème giovanile vissuta fra Berlino, Heidelberg, Kurt Weil e gli amati Bach “père et fils” – dalla squallida marea di polizze, conti in rosso, rate inevase, “cifre atroci sulla carta di credito”, (in)adempienze domestiche avvilenti di un quotidianità prosaica e assai poco artistica. Sono la nostalgia di un’America democratica, rurale, libertaria e tollerante di Kendall (Great experiment), poeta fallito non per incapacità, “intelligente ma non ricco”, costretto a fare i conti con la deriva tecnologica di una plutocrazia fondata su software personalizzati, malversazioni e “delitti fiscali di broker ludopatici” nella quale la frode bisogna saperla pensare e perpetrare alla grande, non con remore letterarie (altrimenti meglio restarsene in uno squallido loft dove piove dal soffitto a riflettere sulla Democrazia in America di Tocqueville) e il tentativo di Charlie – architetto separato, vittima di ordinanze restrittive più o meno d’urgenza che si aggira patetico intorno alla vecchia casa “a distanza di 50 piedi” – di riaccendere “il tizzone” di un rapporto nel quale nessuno dei due deve Trova(re) il cattivo, scappare o inseguire l’altro, ma accoglierlo e dire “eccomi”. Facile come “colorare un arcobaleno”, perché una “cosa” nell’amore che tiene unite le coppie “non sono i soldi, i figli o una visione condivisa della vita, ma avere cura uno dell’altra. Sono le piccole gentilezze reciproche, chiedere come è andata la giornata fingendo che ti interessi”. Soprattutto, alla fine, è l’intima necessità di sentirsi vivi e di giocarla comunque la partita con la disperazione: può essere sufficiente un pasto miracoloso a base di carciofi per metterla in fuga, come accade in Giardini volubili, il racconto forse più riuscito della raccolta. Al lettore il piacere di scoprirlo, come anche di fare la conoscenza del prof. Luce, endocrinologo/anglo-irlandese/episcopale non praticante/amante di Bruegel, strepitoso protagonista di un’ironica  proto-versione del mitico Middlesex.

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Una foto dell’autore, Jeffrey Eugenides, tratta dalla rete. – Fonte: https://www.whiting.org/awards/winners/jeffrey-eugenides

Lo stile di Eugenides, per citare ancora Piperno, “è un manufatto superbamente rifinito […] le frasi sono tornite al punto da non mostrare alcuna asperità. Dovendo fare due nomi: Nabokov e Salinger”.[4] Necessario, essenziale, strutturato sui dialoghi, privo di lirismo e per lo più nominale (minime le sequenze aggettivali), è capace di delineare fulminanti, efficaci ritratti come la Prokrti di Denuncia tempestiva (squarci di vita indiana ricordano J. Lahiri)[5] e solo in quest’ultimo racconto (il più recente insieme a Le brontolone, 2017) cede alla (troppo) diffusa tendenza della narrativa contemporanea di inserire brani non letterari, mail ed sms in caratteri tipografici differenti. Semmai andrà sottolineata l’intrigante “struttura aperta” delle storie, con splendidi finali che suggeriscono, non chiudendola, un’evoluzione extra-testuale della vicenda per lo più angosciosa e non consolatoria (cfr. Multiproprietà), insieme alla magistrale capacità dello scrittore di ricorrere – anche se non è certo simbolico il suo modello di scrittura – ad oggetti epifanici catalizzatori del significato più profondo del testo: l’ascia e i carciofi citati, guanti spaiati, un giocattolo, preziose statuette di giada e orwelliani…topi.

 MARCO CAMERINI

NOTE:

[1] Cinque ottime ragioni per leggere Jeffrey Eugenides, “La lettura”, 26 agosto 2018. Brevissima recensione nella recensione: l’articolo citato conferma (non che ve ne fosse bisogno) l’autorevolezza di Piperno critico e saggista militante. Raffinato, acuto e, insieme, piacevole alla lettura, mai pedante o accademico. Raro.

[2] A. PIPERNO, art. cit.

[3] Vengono riportati in grassetto i titoli dei singoli racconti.

[4] A. PIPERNO, ivi.

[5] “leggins neri, scarponcini Timberland, calzettoni viola da escursionista, volto da miniatura indù, occhi di un colore sorprendente che poteva esistere solo in un dipinto in cui l’artista avesse mescolato verde, blu e giallo indiscriminatamente che la facevano assomigliare a una ballerina gopi o a una santa bambina venerata dalle masse”

 

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A Villa la Pietra (Firenze) domani incontro con Andrea Inglese, Catherine Barnett e Andrea Bajani

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THE WRITERS’ SEASON – LA STAGIONE DEGLI SCRITTORI

 

Limonaia, Villa La Pietra – FIRENZE

Giovedì 14 giugno ore 18.30

CONVERSATIONS AND READINGS

Poets – Catherine Barnett and Andrea Inglese

Fiction Writers – Alexander Chee and Andrea Bajani

Moderated by Elisa Biagini (In Italian and in English)

 

The Writers’ Season – La stagione degli scrittori torna a Villa La Pietra domani, giovedì 14 giugno, alle 18.30, con Catherine Barnett, Andrea IngleseAlexander Chee e Andrea Bajani. L’incontro, in italiano e in inglese, è moderatoda Elisa Biagini, scrittrice e docente presso NYU Florence, e si inserisce all’interno di The Season, la rassegna estiva organizzata dalla New York University a Firenze.

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Catherine Barnett

Catherine Barnett ha studiato alla Princeton University e insegna alla New York University. È autrice di tre raccolte poetiche: Human Hours (in uscita per l’autunno), The Game of Boxes (2012, premio James Laughlin della Academy of American Poets) e Into Perfect Spheres Such Holes Are Pierced (2004). Ha ricevuto altri importanti riconoscimenti come il Whiting Award e la Guggenheim Fellowship. Ha anche collaborato col compositore Richard Einhorn per The Origin, oratorio multimediale sulla vita di Darwin. 

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Andrea Inglese

Andrea Inglese poeta, narratore, traduttore, saggista, è molto attivo anche in rete (Nazione Indianaalfabeta2). Tra i testi in prosa ricordiamo Prati / Pelouses (2007) e il romanzo Parigi è un desiderio (2016, Premio Bridge 2017). È autore di sette libri di poesia, tra cui Prove d’inconsistenza (in VI Quaderno Italiano, 1998), Commiato da Andromeda (2011), La grande anitra (2013) e Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupat (2013). Del 2017 è Un’autoantologia. Poesie e prose 1998-2016.

Alexander Chee ”half Korean, all queer“ (così si presenta on line), è narratore e saggista. Insegna scrittura al Dartmouth College e collabora con numerose riviste. È autore di due romanzi: Edinburgh (2001), romanzo di formazione che rielabora sapientemente esperienze autobiografiche, e The Queen of the Night (2016), ambientato nella Parigi del XIX secolo e ancora tutto giocato sul tema dell’identità. Nel 2003 ha ricevuto il Whiting Award. Del 2018 è la raccolta di saggi How to Write an Autobiographical Novel.

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Andrea Bajani

Andrea Bajani (1975) è autore di romanzi e racconti, reportage, testi drammatici e traduzioni, oltre che pubblicista e consulente editoriale. Tra i numerosi romanzi ricordiamo Cordiali saluti (2005), Se consideri le colpe (2007, premio Super Mondello), Ogni promessa (2010, Premio Bagutta), La vita non è in ordine alfabetico (2014) e Un bene al mondo (2016). Del 2007 è il reportage Mi spezzo ma non m’impiego seguito nel 2008 da Domani niente scuola. Del 2017 è la prima raccolta poetica: Promemoria.  

  

L’ultimo appuntamento di The Writers’ Season sarà con Kimiko Hahn (18 giugno, ore 18.30, Limonaia Villa La Pietra).

The Season, inaugurata nelle scorse settimane con la mostra Inside Out: Camera Obscura Views of Villas and their Environs. The photography of Abelardo Morell (visitabile suappuntamento fino al 14 settembre), proseguirà sino al 3 di luglio con tantissimi appuntamenti, tutti a ingresso gratuito, ma con prenotazione obbligatoria per email alapietra.reply@nyu.edu o telefonando allo 055 5007210.

  

The Season

I prossimi appuntamenti

 15 giugno, ore 21.00 (Limonaia)

WORD(S), IMAGE(S), INTUITION

Presentation and discussion of Whistle Down the Wind, a Visual Album of Joan Baez. With Rick Litvin, Producer and Deborah Willis, Director of Civil War. With live performances by Choreographer and Dancer Djassi Johnson

 

18 giugno, ore 18.30 (Limonaia)

THE WRITERS’ SEASON – LA STAGIONE DEGLI SCRITTORI

CONVERSATION AND READINGS Poet – Kimiko Hahn, with Elisa Biagini

 

19 giugno, ore 18.00 (Sala da Ballo)

MASTERPIECES A book presentation by Dianne Dwyer Modestini

 

22 giugno, ore 20.00 (Limonaia)

ROMEO AND JULIET Performed by the Continuum Company

 

26 giugno, ore 20.30 (Limonaia)

SAINT MARY AND THE SPIDER A solo-cello concert and art installation by Kate Moore

 

28 giugno, ore 21.00 (Continuum Theater)

SOME TROJAN WOMEN

A staged reading of a re-worked Odyssey

 

2 luglio, ore 19.00 (Limonaia)

MESSAGE TO THE MESSENGERS: GIL SCOTT-HERON

Screening and concert

 

3 luglio, ore 21.00 (Teatrino)

SCAPIN, BY MOLIÈRE Performed by the NYU Commedia dell’Arte students

 

The Season è la celebrazione estiva di collaborazioni creative tra artisti, scrittori, musicisti, ed intellettuali che trovano a Villa La Pietra il tempo e lo spazio necessari per perfezionare le proprie creazioni, collaborare con altre discipline, creare nuove opere o reinterpretare i classici. Il risultato del loro lavoro viene presentato ad una “prima” ad un pubblico eterogeneo nello scenario suggestivo dei giardini di questa Villa del XV secolo.

New York University è una delle più grandi università private degli Stati Uniti con più di 40,000 studenti che frequentano 18 facoltà e colleges in cinque principali sedi a Manhattan ed all’estero in Africa, Asia, Europa, Australia e Sud America. Dal 1994 NYU è La Pietra, Firenze. L’Università si è impegnata a ricreare e conservare la cultura e lo spirito cosmopolita del luogo che una volta apparteneva agli Acton. Il sito di Firenze è divenuto in pochi anni uno dei programmi più grandi presenti a Firenze con 300 studenti iscritti ai corsi ogni semestre. Oltre ad una consistente offerta di studi umanistici in storia dell’arte, storia, cinema e letteratura, NYU a Firenze vanta un curriculum specialistico in studi sociali, politiche pubbliche e giurisprudenza e offre un programma co-curricolare di grande prestigio che comprende La Pietra Dialogues. I Dialogues convergono a Firenze studiosi, legislatori, avvocati, leader mondiali, intellettuali e artisti le cui idee e il cui lavoro hanno reso un contributo significativo alla società globale culturalmente o intellettualmente a rinnovare lo spirito umanistico per il quale Firenze è nota in tutto il mondo.

 

 Info:

NYU Florence

Villa La Pietra – Via Bolognese 120, Firenze

Tel. +39 055 5007210 – lapietra.reply@nyu.edu

 

Ufficio Stampa

Davis & Co. Lea Codognato e Caterina Briganti

Tel. +39 055 2347273 – info@davisandco.it

A Cavallino (LE) un incontro sulla scrittura asemantica. Interventi di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula

Biblioteca Gino Rizzo
presenta

Asemic Writing:
dalla scrittura allo scrivere, dalla parola al segno

a cura di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula

24 Maggio 2018 ore 18:00 – Parco Adele Savio

Castromediano (LE)

incontro sul tema delle scritture asemantiche
materiali di consultazione dall’archivio della rivista «Utsanga.it»

Informazioni: 3371661384 / biblioteca@comune.cavallino.it

In occasione dell’edizione 2018 del Maggio dei libri che vede, fra le altre cose, tre filoni tematici su cui articolare un possibile discorso sul libro e la lettura e, fra questi, il concetto di “Lettura come libertà”, appare quanto mai necessario intraprendere un discorso attorno alle pratiche dette dell’asemic writing, delle scritture asemantiche le quali, sviluppatesi nell’arco del Novecento, giungono ad oggi con rinnovata tensione creativa anche grazie all’apporto delle nuove tecnologie. Ma cosa sono e come si evolvono le scritture asemantiche? Legate per loro natura, in quanto manifestazioni umane, all’evolversi del contesto storico-culturale, le scritture asemantiche hanno “liberato” il concetto di scrittura, anche a cavallo di certe riformulazioni filosofiche di area novecentesca, dalla gabbia del significato e dalle logiche dell’efficacia comunicativa applaudendo alla deformazione della scrittura che diventa puro gesto dello “scrivere”, movimento che tende alla scrittura senza mai giungere a compimento, imminenza di senso che apre un vuoto interpretativo coinvolgendo il fruitore a partire dalla familiarità fra gestualità asemantica e forma grafica dello scritto. In questo caso la lettura diventa modalità visiva ed empatica volta ad esperire l’oggetto calligrafico in questione. Le scritture asemantiche, in qualità di gesto tendente ad una significazione sempre rinviata, eludono il significato, non istituzionalizzandosi in un sistema di segni codificato, dunque riconoscibile, e abdicano in favore della grafia libera che porta la scrittura, o meglio lo scrivere, a confrontarsi con l’extraletterario, ovvero il colore, la materia, il movimento del corpo. La lettura come libertà diventa libertà del senso oltre il significato.
La Biblioteca Gino Rizzo ospita e promuove un incontro sul tema delle scritture asemantiche condotto da Francesco Aprile e Cristiano Caggiula, entrambi esponenti del network dell’asemic writing oltre che autori di contributi critici volti a ricostruire le vicende internazionali del fenomeno “asemic” dalle origini ai nostri giorni. I due autori hanno infatti curato i volumi collettanei “Asemic writing. Contributi teorici” (Ivrea, Edizioni Archimuseo Adriano Accattino, 2018) e “La parola intermediale: un itinerario pugliese” (Cavallino, Biblioteca Gino Rizzo, 2017), affrontando le dinamiche storiche e contemporanee dell’asemic writing e il suo sviluppo all’interno del più ampio universo della poesia visiva e delle ricerche intermediali in genere, articolando anche un discorso di carattere storico sulle esperienze “asemic” in Puglia. Aprile e Caggiula hanno inoltre fondato nel 2014 la rivista trimestrale online Utsanga.it che ha dato vita, sin da subito, a un interessante dibattito attorno al fenomeno delle scritture asemantiche.
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