“Da mozzare” di Antonio Spagnuolo, prefazione di Lorenzo Spurio

Antonio Spagnuolo, Da mozzare, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016.

Prefazione di Lorenzo Spurio

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Da mozzare, l’ultimo libro di poesie di Antonio Spagnuolo, edito da PoetiKanten Edizioni

Dopo Ultimo tocco nel quale Spagnuolo tesseva le fila attorno a un tema cardine ossia quello del lutto doloroso e della memoria claudicante ed assonnata della sua lunga esistenza con la moglie Elena, l’insigne poeta napoletano ritorna in Da mozzare ad ampliare il suo senso di tormento al mondo dovuto dall’inadeguatezza figlia della lancinante mancanza della sua dolce metà.

Le poesie che compongono il presente volume sono in qualche modo tutte profondamente legate tra loro perché è il destinatario, l’oggetto di interesse e il dedicatario, ad essere sempre il medesimo. Non c’è però in questo, in quella che potrebbe essere percepita come una ridondanza contenutistica, nulla di pleonastico o di eccessivo. Spagnuolo apre le porte del suo cuore rendendoci partecipi della sua vita di istanti fatta di riflessioni amare, incursioni nella memoria, pedisseque ricerche di elementi che permettano di rivitalizzare il vissuto. Come già osservato in una nota critica al suo precedente volume si staglia netta una linea invisibile che demarca l’irraggiungibile distanza tra il mondo concreto, fisico e tangibile ravvisabile nella materia e nella corporeità con l’universo mentale fatto di sogni e desideri, pensieri e divagazioni, assilli mentali, ricorrenze riflessive e quant’altro. L’uomo anela al recupero di un qualsivoglia contatto fisico con l’amata, una carezza, un bacio, un “tocco” anche fugace, mancanza che non solo lo indebolisce ma ne ossessiona le sue giornate. Di contro, da uomo illuminato, cultore della poesia e dell’arte creativa non fa altro che partire dalla sua condizione di isolamento e solitudine nella stesura di liriche dove è la pregnanza sensazionale e l’accecante sentimentalismo a primeggiare.

Alla sua veneranda età e con il carico della sofferenza per l’addio della donna con la quale ha condiviso l’intera esistenza, il Nostro non manca di appigliarsi con foga agli impulsi vivi ed edificanti di un passato di gioia, condivisione e unità proprio per non cadere nella costernazione più cupa che ne annienterebbe ogni speranza. La memorialistica del rapporto di coppia, nelle convenzionalità tipiche e nelle consuetudini di un rapporto pluridecennale fanno capolino con compostezza tra i vari componimenti dove la profonda carenza dell’uomo è sempre amplificata da una condizione di spossatezza, abbandono, spoliazione e addirittura annichilimento.

Se da una parte il lucido punto di vista dell’uomo non si sottrae alla registrazione puntuale della realtà (“Non c’è rimedio alcuno per averti”) dall’altra è proprio nella fugacità delle sfumature, nella percezione frugale ed estemporanea delle immagini vissute (“Ora nel buio ancora resta intatta la tua figura”) che permettono al Nostro di non cadere nel baratro dell’auto-annullamento e della depressione propriamente detta. Il poeta ricerca nei bagliori intensi del passato il sostentamento a un presente difficile e tormentato dove, se la luce non tornerà ad abbagliare come una volta, non sarà neppure così fioca da piombarlo nel buio pesto. Parole-chiave del volume diventano così la solitudine ed il silenzio a cui non di rado si associano anche gli epiteti di un vivere affaticato, nostalgico, che fa difficoltà a risalire la china, sprofondato in un cromatismo di grigi pesanti che si nutrono dell’angoscia e della desolazione.

Proprio il colloquio intimo con sé, la rievocazione del passato, il tentativo di rimestare nella mente per rompere la solidità granitica di un presente senza aspettative e gioie finisce per mostrarsi il salvacondotto per recuperare un senso all’esistenza: “Il silenzio rinnova le memorie”. Serve allora tacere, rifugiarsi nel suo antro di solitudine, specchiarsi e auto-interrogarsi con una dialettica che non è fatta dal verbo ma dalle immagini, nel loro impulsivo apparire e lento fruire. Vivere di ricordi è possibile perché significa aver condotto con se stessi un profondo interrogatorio della coscienza e dunque essersi messi alla prova: chi lo fa ha il coraggio del combattente e Spagnuolo mostra chiaramente di esserlo. Non si tratta di una vita illusoria che ricerca rabdomaticamente il passato per aggrapparsi strenuamente a qualcosa di già conosciuto ed esperito con il timore invece di aprirsi al futuro (il presente liquido dei giorni) che è inconoscibile e pressante. Il poeta mostra con vividezza quanto l’eredità del passato possa confluire nell’ampia risma dei nutrimenti fondamentali a dar sostegno ed energia non al corpo ma all’anima.

La donna allora, dacché non può essere carne ed ossa, si configura come immagine, una icona non idealizzata ma coerentemente sentita come presente e pulsante. Il compito del poeta sembra allora quello di adoperarsi con i suoi pochi e rudimentali mezzi per riuscire a percepire sempre meglio una visualizzazione della donna-icona e con essa colloquia, immagina di trovarsi, ma più spesso anela alla sua mancanza di corporeità vissuta come assillo insostenibile: “Vorrei toccare le curve come mite fughe/ e rintracciare la gioventù perduta”. Gli attributi dell’icona non sono solo visivi e dunque direttamente figurativi ma si legano anche alle altre sfere sensoriali come quando il Nostro non manca di percepire la dolorosa assenza del “fruscio della [s]ua gonna”.

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Antonio Spagnuolo, autore del libro

Della prematura chiamata di sua moglie alla casa del Padre Spagnuolo parla nella lirica “Pianto” probabilmente, come lo stesso titolo non manca di ravvisare, la più dolorosa e toccante. In essa, rimembrando il giorno dell’addio il Nostro sostiene “Dio ha giocato/ uno sgambetto prima del tempo/ e mi ha raggirato nell’attimo dei frantumi”. La morte della moglie è descritta con una tecnica profondamente sintetica per mezzo di una sintassi semplice dove la vita non è altro che un gioco e la morte uno sgambetto, dunque uno scherzo amaro improvviso, un trucco grottesco. Della morte come appuntamento ultimo insondabile Spagnuolo si riferisce in varie liriche quando con un animo pacificato parla dell’attesa del “passo falso del destino”, lucidamente convinto che la morte, quale maggior imprevisto del genere umano, sia la peggiore delle viltà, per la quale non esistono mezzi efficaci di conforto (“preghiere che non hanno il senso”).

La casa si fa “nuda”, spoglia di presenze concrete e piena di emozioni sottaciute, pulsioni azzerate, ricordi antiquati ai quali si desidera essere calamitati con sprizzante carica, il Nostro nella desolazione e nell’appiattimento dei giorni affida alla poesia il suo tormento e l’angoscia di vivere nell’assenza “ingann[ando] il tempo nella melodia dell’aurora”.

Se la memoria diventa l’unico legame saldo a una vita vissuta, bagaglio di gioie e ricchezze che hanno permesso l’evoluzione e il soddisfacimento della persona, d’altra parte il suo recupero diventa spesso difficile, intiepidito dall’avanzata età, confusionario e poco nitido, privo di tutti quegli effluvi speziati che avevano contornato il momento nel suo sviluppo al presente. Il disagio di cercare di vivere puntando su nuove mete e interessi, cioè di sopravvivere a se stessi, potrebbe in tal senso incontrare la minaccia del lento obnubilamento che conduce alla letargia della coscienza. Ad esso il Nostro contrappone la saggezza di un intellettuale di elevata caratura e la comprensione attenta di un presente che cambia, con i suoi densi accumuli di passato.

Jesi, 5 Dicembre 2015

LORENZO SPURIO

“Convivio in versi” di Lorenzo Spurio: la voce dei poeti delle Marche

“Convivio in versi”, l’antologia a cura di Lorenzo Spurio sui poeti marchigiani dal 1850 ad oggi.
Grazie Info Sannio per la condivisione!

infosannio

cover-vol1La casa editrice fiorentina PoetiKanten Edizioni ha dato alle stampe l’opera antologica in due volumi a cura di Lorenzo Spurio vertente sulla poesia marchigiana. Il poeta e critico letterario jesino nei due anni e mezzo di lavoro e studio ha raccolto nell’opera Convivio in versi le esperienze poetiche di un gran numero di intellettuali che, nati o vissuti a stretto contatto con la Regione Marche, hanno prodotto una significativa attività poetica e letteraria. L’opera, divisa in due volumi di cui il primo contenente i poeti in lingua italiana ed il secondo i poeti in dialetto, prende in esame esponenti dell’intera Regione nati a partire dal 1850 sino ad oggi. Nella nota introduttiva Spurio chiarifica l’intento di una operazione editoriale di questo tipo, ben sintetizzato dal sottotitolo stesso dell’opera che recita Mappatura democratica della poesia marchigiana.

Non una selezione ipersofisticata e in qualche maniera viziata ma la voce autentica della…

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Esce “Convivio in versi” l’opera antologica sulla poesia marchigiana a cura di Lorenzo Spurio

CONVIVIO IN VERSI

MAPPATURA DEMOCRATICA DELLA POESIA MARCHIGIANA

A CURA DI LORENZO SPURIO

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COMUNICATO STAMPA

Dopo due anni e mezzo di serio lavoro è uscita l’opera antologica  sulla poesia marchigiana curata dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio. L’opera, edita dai tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, è composta da due volumi: il primo volume contempla i poeti marchigiani in lingua italiana mentre il secondo volume i poeti dialettali. L’operazione editoriale di Lorenzo Spurio annovera all’interno di questo ampio censimento denominato Convivio in versi. Mappatura democreatica della poesia marchigiana le voci poetiche  che hanno contraddistinto e che identificano il panorama poetico regionale. Tra di loro poeti che purtroppo sono poco conosciuti e altri che nel corso della loro ampia attività culturale sono venuti alla ribalta tanto da guadagnare una precisa collocazione all’interno dello scenario della letteratura nazionale. Spurio ha selezionato, secondo dei parametri che ha ben delineato nella nota introduttiva del suo testo, un novero ampio di poeti e cultori della poesia per un totale di 286 voci che in questo denso itinerario tra epoche, aree geografiche, sensibilità liriche diverse, finiscono per rispecchiarsi e dialogare tra loro in un convivio plurimo e frenetico che esalta il potere della parola.

Per la significativa rilevanza culturale dell’opera, l’intero progetto ha ottenuto i Patrocini Morali dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Ancona, Senigallia, Jesi, Civitanova Marche, Fermo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e della Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE DELL’OPERA COMPLETA:

Titolo: Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana

Curatore: Lorenzo Spurio

Editore: PoetiKanten Edizioni – Sesto Fiorentino (FI) – Anno: 2016

Volumi: 2 (come di seguito indicati)

Pagine: 707

ISBN opera completa: 978-88-99325-34-3

Costo: 50 €

 

VOLUME 1 – POESIA IN LINGUA ITALIANA

cover_volume1-page-001Un’antologia di poeti regionali presuppone da una parte un fascino incondizio­nato verso la lettura, l’analisi e lo studio della poesia (e spesso di testi poco noti, ma non di scarso valore) e dall’altra un grande amore per la superficie geografi­ca sulla quale si è deciso di focalizzarsi, in questo caso le Marche, dove sono nato e vivo. […] Dal poeta che è anche fine critico e si è occupato di storia della let­teratura e che s’identifica con la cultura accademica, al poeta di provincia, delle piccole realtà comunali dove è anima populi e colora la toponomastica con i suoi versi scanzonati e domestici, al poeta-marinaio dei tanti piccoli porti del nostro litorale che “crea” in comunione con le acque negli squarci di riposo dalle ore di lavoro, sino al poeta contadino delle variegate valli che occupano la Regione, in quel colloquio intimo e serrato con la terra che cela un canto di meraviglia (Dalla Prefazione)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 462

ISBN: 978-88-99325-30-5

Costo: 30 €

Numero di poeti antologizzati: 173

 

VOLUME 2 – POESIA IN DIALETTO

cover_volume2-page-001Non esiste e non è mai esistito (dunque forse mai esisterà) un dialetto marchi­giano, ossia un dialetto unico dal quale magari dipartano piccole differenze o va­rianti ma che abbia una struttura di base univoca. […] Nella presente antologia trovano posto poesie di un gran numero di dialetti distanti tra loro, più o meno lontani dalla lingua italiana, motivo per il quale dette liriche sono accompagnate, a conclusione, della relativa traduzione per facilitarne la comprensione del testo a chiunque. Si spazia dall’urbinate (Germana Duca Ruggeri,…) allo jesino (Martin Calandra, Aurelio Longhi, Marco Bordini,…), all’anconetano (Palermo Giangia­comi, Mario Panzini, Emilio Mercatili,…) al sambenedettese (Bice Piacentini Ri­naldi), all’ascolano (Giuliana Piermarini) al civitanovese (Sandro Bella), passando anche attraverso numerose varietà indipendenti e tipicizzanti: il monsampietrino di Domenico Polimanti, il petritolese di Giovanni Ginobili, il portorecanatese di Novella Torregiani, il montignanese di Edda Baioni Iacussi e numerose altre (Dalla nota introduttiva)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 280

ISBN: 978-88-99325-32-9

Costo: 20 €

Numero di poeti antologizzati: 113

 

Notizia del curatore

Lorenzo Spurio è nato a Jesi nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (2014) e Le acque depresse (2016). Ha curato le antologie Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (2015) e Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Numerose le sue poesie pubblicate in antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa II. Nessun uomo è un’isola (2015), Poeti contro la crisi (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia e con il quale organizza eventi culturali. È Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”. Sulla sua produzione hanno scritto Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Antonio Spagnuolo, Ninnj Di Stefano Busà, Umberto Vicaretti, Sandro Gros-Pietro ed altri.

 

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 3.   Contattare il Curatore

Il curatore potrà spedire copie del volume, unitamente alla sua dedica, dietro pagamento del relativo costo che potrà avvenire mediante bonifico o bollettino postale. È necessario mettersi in contatto con lui servendosi della mail lorenzo.spurio@alice.it dove lo stesso invierà i riferimenti per il pagamento. Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’autore.

 4.  Durante le presentazioni della antologia che verranno programmate e delle quali gli autori verranno informati in anticipo. La vendita dell’opera completa (volume 1 e volume 2) durante le presentazioni sarà scontata da 50€ a 40€.

“Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate” l’antologia a cura di M. Zanarella e L. Spurio

La nuova uscita di PoetiKanten Edizioni. L’antologia “Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate” a cura di Michela Zanarella e Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

PIER PAOLO PASOLINI, IL POETA CIVILE DELLE BORGATE

Antologia tematica a quaranta anni dalla sua morte

a cura di Michela Zanarella e Lorenzo Spurio

12650845_1655598288040313_7983674381165038973_nA breve sarà disponibile l’antologia “Pier Paolo Pasolini.Il poeta civile delle borgate” curato da Michela ZanarellaLorenzo Spurio, un omaggio a Pasolini a quarant’anni dalla sua morte.
APS Le Ragunanze in collaborazione con Euterpe Rivista Di Letteratura è orgogliosa di questo progetto editoriale, che è stato possibile grazie a PoetiKanten Edizioni, con il patrocinio morale di Roma Capitale (Municipio XII) e il Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa della Delizia.
Nell’antologia la cui prefazione è stata curata da Francesca Luzzio, figurano poesie di Mariella Bettarini, Corrado Calabrò, Antonio Spagnuolo, Adalgisa Santucci, Angelo Gallo, Lucia Bonanni, Silvia Famiani, Simone Sanseverinati, Maria Pompea Carrabba, Salvatore Monetti, Maddalena Corigliano, Franca Donà, Pinella Gambino, Nazario Pardini, Oscar Sartarelli, Manuela Iona…

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“Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate” l’antologia a cura di M. Zanarella e L. Spurio

PIER PAOLO PASOLINI, IL POETA CIVILE DELLE BORGATE

Antologia tematica a quaranta anni dalla sua morte

a cura di Michela Zanarella e Lorenzo Spurio

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A breve sarà disponibile l’antologia “Pier Paolo Pasolini.Il poeta civile delle borgate” curato da Michela ZanarellaLorenzo Spurio, un omaggio a Pasolini a quarant’anni dalla sua morte.
APS Le Ragunanze in collaborazione con Euterpe Rivista Di Letteratura è orgogliosa di questo progetto editoriale, che è stato possibile grazie a PoetiKanten Edizioni, con il patrocinio morale di Roma Capitale (Municipio XII) e il Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa della Delizia.
Nell’antologia la cui prefazione è stata curata da Francesca Luzzio, figurano poesie di Mariella Bettarini, Corrado Calabrò, Antonio Spagnuolo, Adalgisa Santucci, Angelo Gallo, Lucia Bonanni, Silvia Famiani, Simone Sanseverinati, Maria Pompea Carrabba, Salvatore Monetti, Maddalena Corigliano, Franca Donà, Pinella Gambino, Nazario Pardini, Oscar Sartarelli, Manuela Iona, Patrizia Pierandrei, Margherita Pizzeghello, Dante Maffia, Serena Maffìa III, Angela Greco AnGre, Candido Meardi, Antonella A. Rizzo, Luciana Raggi, Enza Spagnolo, Michele Paoletti, Maria Chiarello, Silvio Parrello, Michela Zanarella; racconti di Roberto De Luca, Fabio Muccin, Monica Ravalico; articoli e saggi di Francesco Martillotto, Luca Rachetta, Federico Sollazzo, Giuseppe Napolitano, Francesco Paolo Catanzaro, Michele Miano, Carlo Antonio Borghi, Diana Lanternari, Marco Ausili, Francesca Santucci, Lorenzo Spurio,Iuri Lombardi, Giuseppe Lorin. Vi ringraziamo tutti per aver collaborato con i vostri testi.

Per poter leggere i titoli dei vari interventi presenti nella antologia, cliccare qui.


Per ordini e informazioni:

poetikantenedizioni@gmail.com

“Aquiloni distratti” di Giorgia Catalano e Giorgio Milanese, postfazione di E. Marcuccio

Aquiloni distratti di Giorgia Catalano e Giorgio Milanese, Sillabe di Sale, 2015

Postfazione di Emanuele Marcuccio

AQUILONI-DISTRATTI-350x525Giorgia Catalano, dopo la felice pubblicazione nel 2012 di Un Passaggio Verso le Emozioni, silloge poetica e opera prima, si riaffaccia alla poesia con Aquiloni distratti, un’opera da lei ideata; un libro che raccoglie al suo interno due sillogi di venti poesie ciascuna, scritte dai due conduttori poeti (la stessa Catalano e Giorgio Milanese) della trasmissione radiofonica di promozione culturale, “L’Isola che non c’è”, in onda ogni giovedì sera dai microfoni della piemontese Radio Italia Uno e, grazie al collegamento web in streaming, ascoltabile in tutto il mondo.

Dopo una prefazione alle due sillogi, a firma della nota poetessa e critico letterario Ninnj Di Stefano Busà, l’opera si apre con la prima, Se potessi…, dove la Catalano conferma ancor più e in maniera più matura, quanto ho avuto modo di scrivere nella prefazione a Un Passaggio Verso le Emozioni; continua il poetare denso, fluido, che si prodiga in apocopi ed elisioni, ricco di musicalità al punto che, già due poesie di Se potessi… sono divenute canzoni[1]. Non mancano anche qui raffinate figure retoriche, come l’accusativo alla greca in “Candido manto” (“Candida/ manti erbosi/ ricopre.”) o come le funamboliche sinestesie uditivo-gustativo-olfattivo-visive in “Pausa del cuore”: “[E]ccentrico gusto/ chiassoso/ […] quasi rumore scadente.// […] sorseggiavo/ via vai di motori.// […] un fruttato episodio d’amore”. O (volendone citare una già presente nella prima silloge), come in “Ali d’un falco”, dove la poetessa all’incipit utilizza la raffinata figura del chiasmo (“Plasmata da mano divina/ nella creta affondata”) e alla terza strofa spezza il verso in un magnifico enjambement (“[B]uoi, stambecchi e libere/ ali d’un falco”).

Ma il vertice emozionale e, credo, letterario, è raggiunto da “Se potessi…”, la lirica eponima della silloge, in cui la Nostra esprime il suo immenso amore di madre per i figli (suoi “adorati diamanti”); in un tripudio di versi semplici ma emozionati e commossi ripete il sintagma “Se potessi…” quasi ad ogni incipit delle sette strofe in cui si articola la lirica: “Se potessi…/ alienerei me stessa/ annullerei i miei sogni/ per farne vela d’un battello/ e condurvi là/ dove riposa il sogno/ dove il brutto è solo un ricordo.

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Giorgia Catalano e Giorgio Milanese, autori del libro Aquiloni distratti

Continuiamo con il secondo “aquilone distratto”, il poeta Giorgio Milanese che, diversamente dalla Catalano, ha al suo attivo due sillogi poetiche. Di quasi una generazione più grande della collega, con un eloquio poetico più semplice ma non per questo meno degno di attenzione. Milanese privilegia poche ed essenziali figure retoriche; una poesia dal tono quasi colloquiale ma ricco di immagini scolpite che catturano l’attenzione del lettore e ricche di musicalità.

All’ombra delle stelle si apre con la commossa “Papà”, dove lo sguardo rivolto all’amato padre diventa occasione di riflessione sullo scambio generazionale (“Oggi son uomo/ con pregi e difetti./ […] Ora/ vado solo./ La ruota della vita/ gira ancora”); significativa è la successiva “Il verme e l’uomo”, in cui il poeta, con un ideale rimprovero rivolto all’uomo da un “verme”, lo paragona a quest’ultimo quando si piega e striscia di fronte ad un potente: «“Eppure tu, dinanzi/ ad un potente,/ spesso ti pieghi,/ strisci e ingoi fango/ e fai di tutto/ per farmi concorrenza”»). Procedendo nella lettura, a un certo punto ci imbattiamo in “Extracomunitario”, poesia civile che denuncia la deriva razzista e xenofoba, purtroppo, serpeggiante nella società odierna; degni di nota sono i correlativi oggettivi alla terza strofa (“Sono preda della nebbia/ e non sciolgo la pioggia/ dai miei occhi spaventati,/ lascio arido il terreno/ del mio corpo/ e non provo più/ a concimare i fiori/ della mente.”), dove Milanese opera un’ardita similitudine tra il “terreno” e il “corpo”, anch’esso bisognoso della “pioggia” e del “concime”.

Infine, puro idillio rustico è “Un temporale in montagna”; il poeta ci narra i gesti, quasi un rituale, all’arrivo di un temporale: “S’illumina il focolare,/ s’approntano le sedie,/ il fuoco scoppietta allegro/ e tutti ci unisce/ ad aspettare il tuono./ […] Gocce ora crepitano,/ mentre un lampo ardente/ rischiara la montagna./ Piove!

Come non ricordare in questi versi, quasi la stessa atmosfera temporalesca che si “respira” in “San Martino” del Carducci.

Volate poeti, volate “aquiloni distratti”, spensierati e, simpaticamente “pasticcioni”.

 

Emanuele Marcuccio

Palermo, 26 maggio 2015

[1] Come già è stato evidenziato nel corso dell’ampia nota bio-bibliografica introduttiva alla silloge, “Se potessi…”, musicata dal cantautore Pierino Rinaldi e “Pausa del cuore” dalla cantautrice Renata Bolognesi.

 

Questo testo viene pubblicato su Blog Letteratura e Cultura per gentile concessione dell’autore e dietro sua autorizzazione. 

“Poesie per la pace” di Patrizia Pierandrei, recensione di Lorenzo Spurio

Patrizia Pierandrei, Poesie per la pace, in Brise, Aletti, Villanova di Guidonia, 2015, pp. 81-97.

Recensione di Lorenzo Spurio

copDopo i due libri di poesie Rose d’amore (2014) e Viole di passione (2015) Patrizia Pierandrei ha recentemente pubblicato una silloge di quindici poesie, intitolata Poesie per la pace, all’interno del volume collettivo Brise edito da Aletti. Come spiegato nella nota di prefazione, il volume è stato organizzato dalla casa editrice con la volontà di acuire la dimensione dialogica e di scambio tra poeti contemporanei diversi tra loro per età, appartenenza geografica, erudizione e tematiche poetiche.

In particolare la jesina Patrizia Pierandrei sembra aver recepito in maniera assai evidente la linea in qualche modo tracciata da questo progetto editoriale fondato, appunto, sull’esigenza di una comunicazione più concreta ed efficace tra le persone, una rinnovata consapevolezza improntata al recupero di quella convivialità autentica e di tutte quelle manifestazioni di dialogo, di confronto e di condivisione.

La parola brise, dal francese “spostamento del vento che dà sollievo alla calura estiva e che dal mare va verso la terra, come ci viene ricordato nella prefazione di Giuseppe Aletti, sembra sposarsi egregiamente con l’immagine che campeggia in copertina, uno scatto privo di sofisticate correzioni od effetti visivi, che immortala la Torre Eiffel. Inaugurata nel corso della Esposizione Universale del 1899, la Torre Eiffel che ben presto si convertì come immagine simbolo di Parigi e della Francia, venne eretta per celebrare il centenario della celebre rivoluzione francese. Nelle varie tonnellate di materiale di cui è fatta e nella sua costruzione ascensionale vertiginosamente filiforme celebrava la forza inventiva ed il progresso dell’uomo, ossia il raggiungimento di un periodo di prosperità economica dovuta all’applicazione concreta degli sviluppi della tecnica e dunque dell’attività di ricerca dell’uomo. In tempi a noi più recenti, se guardiamo direttamente alle aspre vicende geopolitiche che macchiano di sangue le cronache dei giornali, la Torre Eiffel non può che non rimandare l’attenzione alle varie stragi compiute dai fondamentalisti islamici che negli ultimi tempi hanno colpito, appunto, la capitale sulla Senna. Il lutto che la Francia ha sperimentato e che soffre è un lutto che coinvolge anche noi cugini d’Oltralpe e l’Europa tutta che si è vista obbligata, a seguito del clima di terrore instauratosi e alla paranoia sociale, a intervenire attivamente non solo con una partecipazione solidale verso i francesi ma richiamando l’esigenza di politiche estere e di difesa più scrupolose, a salvaguardia del bene collettivo.

Le poesie di Patrizia Pierandrei, come recita il titolo della sua silloge, vogliono ed intendono essere lette come “poesie di pace” cioè non come mere composizioni liriche con le quali la Nostra riflette sul suo stato o ci dà una sua particolare riflessione emotiva su quanto accade nel suo intimo e nel pubblico, piuttosto richiedono una lettura in sé compartecipativa, affinché ciascun lettore possa in qualche modo farle sue condividendone i messaggi speranzosi ed ottimisti di fondo, spesso intessuti su di un evidente sentimento cattolico.

La poetessa allora non parla solo di amori che ritrova nel ricordo e che vorrebbe rivivere al presente, fisicamente, cercando di annullare quello spazio temporale tra il passato e il presente sconsolato fatto, appunto, di memorie, ma anche dell’importanza del sentimento dell’amicizia e dell’esigenza, fondamentale, per i nostri ragazzi di poter contare su buoni insegnanti poiché l’istruzione, il rispetto e il senso di giustizia si apprendono da bambini. Non è possibile pensare un mondo migliore privo di ingiustizie, emarginazioni e nefandezze di vario tipo se non ci si preoccupa di istruire le nuove generazioni al rispetto dell’altro, all’ascolto, alla fede nella parola, all’esigenza del vero (“il mio sentimento di pronunciare/ le parole, che dicano il vero”, 84).

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Patrizia Pierandrei autrice della sillogi Poesie per la pace inserita nell’antologica Brise di Aletti Editore (2015)

In “Sentimenti nostalgici” la Pierandrei ci parla del suo grande sogno che vela un’esigenza impellente di poter “ritornare nel giardino”: al giardino dell’infanzia, alle abitudini dell’adolescenza e comunque di un’esistenza spensierata e compiuta, ad una età felice e rigogliosa dove la noia e le preoccupazioni non avevano ancora fatto capolino. Il desiderio di raggiungere tale giardino, tale spazio mitico-illusorio, nonché di riappropriarsi con una consapevolezza forse immatura ma incontaminata, in termini pratici sembra sposarsi con quel rigetto delle difficoltà dell’oggi, con l’esigenza assai sentita di poter chiudere gli occhi e dimenticare quanto di nefando accade come il fenomeno pandemico della fame che lei traccia nella poesia “Il pane della verità”. Ricercare un giardino in cui rinverdire la propria età e ricollegarsi a quel passato reale tanto splendidamente revocato e assai importante è allora sia motivo di ricerca di sé stessi e volontà in parte di rinchiudersi nel proprio cantuccio di esperienze e persone conosciute, in un antro tutto personale del quale si conoscono alla perfezione tutte le procedure di funzionamento. Un po’ come la Mary ragazzina nel celebre Il giardino segreto che, una volta scoperto quello spazio irreale e rassicurante, non potrà più farne a meno. D’altro canto –e meno incline a una dimensione fantastico-possibilista- la Pierandrei identifica in quel giardino dell’esperienza passata un motivo d’evasione in uno spazio incontaminato e vivibile, sempre fresco e profumato, dove la presenza del male e la violenza delle immagini non sono capaci di incrinarne il fascino primigenio.

Una nota di riflessione va riservata in particolar modo alla poesia “Comunione” nella quale la poetessa jesina sottolinea con il suo verseggiare tipicamente allitterativo per mezzo di rime baciate ed altri sistemi fonici a fine verso la centralità della parola come atto comunicativo ed elemento aggluttinante, solidificante, aggregante della società. La Nostra focalizza assai bene quale sia uno dei maggiori problemi dell’oggi ossia la mancanza di comunicazione. La società è, infatti, immersa in un grave e assordante inquinamento acustico dove non è la comunicazione sana e rispettosa degli interlocutori a dominare, piuttosto le grida, le minacce, i lamenti, gli sfottò, i pianti acuti, le denigrazioni e i comandi. La Pierandrei, con i suoi versi dalla chiarezza disarmante, è capace di riflettere e predisporre il lettore a una maggiore concentrazione su questo fenomeno del quale sottolinea l’aridità dell’universo comunicativo, la penuria di parole volte alla costruzione e il dominio, invece, dei pochi che parlano e urlano comandando sugli altri che, sottacendo alle minacce, avallano la loro inferiorità acconsentendo a futuri e maggiori castighi.

Comunicare ci insegna a conoscere/ nuove prospettive per migliorare il vivere,/ perché ci si possono scoprire/ freschi progetti per l’avvenire” (95), scrive. Il dialogo e il confronto, anche laddove avvenga su posizioni ideologiche differenti, deve mantenere sempre un rispetto per l’interlocutore e, soprattutto, non degenerare nell’adozione di comportamenti concreti, di natura fisica, che denigrino l’alto potenziale del verbo.

LORENZO SPURIO

Jesi, 21-0-2016