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“Aculei spilli” di Raffaella Amoruso, recensione di Lorenzo Spurio

 Aculei spilli
di Raffaella Amoroso
The Writer, Milano, 2014
ISBN: 978-88-97341-60-4
Pagine: 117
Costo: 13 €
 
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

1c6c813bb9d5494160041c1c4ee2fb70_XLLa recente pubblicazione poetica di Raffaella Amoruso, Aculei spilli, pone il lettore cauto dinanzi a una primaria esigenza di sviscerare il significato, tanto quello esplicito ed oggettivo, quanto quello implicito e recondito del titolo. Chiaramente una simile volontà si sposerà molto meglio alla lettura completa dell’opera in modo da poterne trarre gli eventuali elementi che sostengano la tesi. Comincerò col dire che Raffaella Amoruso è un’artista a tutto tondo, nel senso che non è solo poetessa, ma anche scrittrice, recensionista, pittrice e fotografa; abbraccia, cioè, una vasta serie di diramazioni delle espressioni artistiche e la stessa copertina del volume non è che una sua riuscita “sovrapposizione” di pittura e fotografia. Questo per dire che Raffaella Amoruso ha un rapporto con l’arte molto saldo e al contempo esteso che le consente di arrivare a opere concettuali nelle quali ha adoperato un’impressionante strategia di sintesi che si esplicita con la resa unica finale.

Aculei spilli –per ritornare al titolo- sembra proporre un’immagine molto chiara e ben definita nella mente del lettore, quella che fa riferimento a qualcosa di pungente, acuminato, affilato e che, se toccato inavvertitamente, potrebbe provocare dolore o addirittura causare una ferita. Il titolo, che gioca su un’esplicita intenzione di voler iper-contestualizzare il tema di rimando, è estremamente diretto, vivido e concreto: gli aculei sono delle propaggini lunghe e acuminate di certi mammiferi di piccola taglia tra cui i ricci e gli istrici e gli spilli sono degli oggetti che hanno grossomodo le stesse caratteristiche: una struttura bastoncellare e rigida con all’estremità una porzione molto affinata e affilata che rende l’oggetto pericoloso o da impiegare con la giusta attenzione. Gli aculei, dunque, sono spilli animali, mentre gli spilli sono degli aculei oggettivizzati.

Inoltrandosi nella lettura del libro si scopre un mondo per lo più inedito anche a chi, come me, legge numerose sillogi poetiche a settimana poiché Raffaella Amoruso con uno stile sicuramente innovativo e riuscito, ci trasmette una serie di sue “vedute” su alcune realtà (di interesse privato o sociale) o piccoli episodi con un linguaggio che rifiuta espressamente orpelli affabulatori, la retorica e la costruzione barocca o per lo meno “romantica” dei testi. Al contrario, il contenuto linguistico impiegato dalla Nostra è molto ampio dal punto di vista lessicale e rimanda principalmente a un’attenzione meticolosa nei confronti delle aggettivazioni (correlazioni soggetto-aggettivo) che ne denotano con una particolarità –a tratti addirittura spasmodica- l’intera poetica. Le poesie si offrono al lettore come lamine di un qualche materiale che si sfalda perché sottoposto a un peso eccessivo, sono tutte per lo più brevi e costituite da un’unica strofa; in linea con l’entusiasmo nei confronti del mondo aggettivale, risulta impoverita la componente verbale proprio perché queste liriche forniscono delle immagini (che vanno denotate, qualificate) e che non necessitano, invece, di una narrazione step-by-step.

Raffaella Amoruso non descrive né narra (per questo credo che si avvalga del racconto) e la sua poesia fornisce immagini molto chiare, che si stendono sulla tela in modo molto pratico, immagini che portano con loro un universo concettuale (a volte anche esistenziale) definito, tanto da apparire come impressionanti prove artistiche dall’incommensurabile talento pittorico. A livello semantico si osserva una ricorrenza a tematiche e immagini che si avvicinano al mondo dello splatter, se non del macabro, con riferimenti ricorrenti ad uccisioni, sangue e quant’altro.

Le tematiche che qua e là affiorano sono molteplici e generalmente non completamente unite tra loro, a ulteriore testimonianza di come il momento di ispirazione e il conseguente atto creativo siano frutto di un istante, di una suggestione, di un’associazione di idee, di un profumo o di un colore, elementi che la Nostra è in grado di cogliere in maniera molto attenta per poi giungere ad ampliarne i significati. Si accenna alla libertà, all’importanza di saper(si) riconoscere la propria femminilità, ma anche di sentimenti meno edenici e più aggressivi come quando si fa riferimento a una situazione di acredine (Sfogherò l’odio/ Giurando vendetta., 23) o si contrappone la violenza delle fauci alla spensieratezza del cuore nella lirica che viene introdotta da un verso lapidario e concretamente vero: “Non c’è saggezza/ Dove il dolore è padrone”, 25).

Sfogliando le varie pagine, la Nostra ci dona micro-cosmi diversi dove domina a volte la sincerità e la necessità di confessarsi, altre volte la rabbia, altre ancora la spregevole situazione del mondo. Quest’ultime non assurgono alla forza vera e propria delle poesie civili anche se ne condividono il punto di partenza: una riflessione amara sui tempi che corrono e la necessità della poesia di occuparsi anche di ciò che accade fuori dal nostro cervello e dal nostro cuore. Nelle categorie logiche che descrivono questa attualità del presente si sottolineano i punti di sutura di quel mondo dove domina l’ipocrisia o la falsa convinzione nelle idee assieme a un “menefreghismo opprimente” (27).

La consapevolezza di vivere in un mondo che non va esattamente come ci si augurerebbe (la Nostra non fa riferimenti diretti alla politica, né alla società né a particolari realtà nello specifico) è chiarificata dalla Nostra da quella sciaguratezza e insieme pazzia dell’essere umano, metaforizzata ancor meglio in quegli “aculei spilli” del titolo, sintomo di un male minuto, non visto, ma che produce lentamente un senso di tormento e di dissanguamento, inteso come perdita delle energie e della lucidità.

Molti termini impiegati dalla Nostra richiamano un mondo di dolore e di angoscia (bestia, satanico, perversità, putredine, sangue, pozza di sangue, tenebre, disordine, l’acqua torbida, spirito del male, …)  che si fondono a una vena poetica che nutre un certo gusto per il truculento e per la vivisezione delle vicissitudini. Ecco perché anche una stagione florida e piacevole come la primavera viene avvilita e stuprata da un linguaggio duro per intuire una partizione della stagione in “uno squarcio di primavera” (61) quasi che quello squarcio fosse una ferita aperta dalla quale sgorga sangue o, per ritornare al mondo della pittura materica, un taglio concettuale alla Fontana. Se è vero che non è possibile individuare un filo rosso alle varie poesie, di rosso c’è senz’altro molto: le varie gradazioni del colore che vediamo in copertina e il tanto sangue che scorre tra i versi, in un certo senso legittimato da una lirica di vendetta: “Sangue si paga con sangue” (71).

Il contemporaneo conduce una vita che tra rituali (che sono degli automatismi) e lo svilimento del lavoro (la durezza del lavoro per chi ce l’ha, la nera disperazione per chi non lo trova) che ne minano lo stato di salute rendendolo con un’ “anima alienata” (53), priva di un reale progetto, di una destinazione, di una finalità perché soggiogato da tempi beffardi dove l’ipocrisia sembra ammorbare ogni ambito (“[l’]irreale imbroglio”, 53). Ma non tutto è perduto; anche se la speranza sembra in un certo senso bandita dalle liriche qui contenute, da quel carico di truculento che descrive la parabola del sangue è anche vero che la poetessa non si rinchiude in un pessimismo che degraderebbe l’anima, rimanendo, invece, una profeta dei tempi presenti e una conoscitrice dell’animo umano dove anche nelle più gravi situazioni sociali  gli “inganni [possano] svela[rsi]” (93) per affidare al cittadino ligio al bene e solidale, una più approfondita comprensione del mondo e dei suoi meccanismi.

 

 Lorenzo Spurio

 

Jesi, 20.09.2014

Sandra Carresi su “Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio

Neoplasie Civili – poesie – di Lorenzo Spurio

 

                    –    Edizioni Agemina -

 

copertina-Lorenzo-Spurio-weElegante questo nuovo libro di – poesie – denuncia – di Lorenzo Spurio, giunto alla sua prima silloge di poesie civili.

Un grido sull’attuale periodo storico, o meglio, sulla nostra esistenza: guerre osservate da occhi distratti, vite stroncate, valori inesistenti, egoismi personali e universali, lassismo, ingiustizie.

Riflessioni amare che una penna chiara esterna con onestà lasciando amarezza e profonda riflessione al lettore.

  • Il fango a volte può diventare cemento.  –

Il  fango si può faticosamente ancora togliere, per il cemento occorre la distruzione. Possiamo ancora riflettere e decidere.

 

Firenze, 14 Settembre 2014                                                         Sandra Carresi

“Passaggi minimi” di Katia Debora Melis, recensione di Lorenzo Spurio

Passaggi minimi
Katia Debora Melis
Thoth Edizioni, 2014
ISBN:  978-88-98025-33-6
Pagine: 64
Costo: 8 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 

Katia Debora Melis non è affatto una novizia della poesia cioè è ormai distante –per mezzo delle sue numerosi sillogi- da una qualsiasi persona che si affaccia al mondo poetico. Ne ha data ampia testimonianza in una serie di raccolte con le quali negli ultimi anni ha effettuato un percorso oserei direi di analisi e di ricerca, offrendo suggestioni al lettore e mondi aperti sui quali disquisire con molteplici piste interpretative. Conosco varie di queste sillogi alle quali faccio riferimento perché in altre circostanze ho avuto lo stesso piacere che ho oggi, di recensire un suo lavoro.

senza-titolo-2Il nuovo libro della Nostra, “Passaggi minimi”, si apre trasmettendo quella curiosità, ingrediente necessario quando ci si avvicina a un testo con un intento volto a una lettura critica e tale curiosità e interesse non sono che amplificati dalla stupenda immagine di copertina, una foto in gradazione seppia nella quale si intravede uno scorcio di un vicolo di un qualche centro abitato dove a dominare sono le numerose –e irte- scale che conducono a vari livelli delle abitazioni. Questo vicolo, volutamente ritratto in penombra e privo di presenze umane, è in fondo un “passaggio minimo”, un percorso iniziatico al mondo della Melis, che non è altro che una proiezione di un vissuto rimaneggiato da un profondo processo di autocoscienza e ri-analisi. Non è dunque una semplice raffigurazione di quello che può essere un mero angolo recondito del nostro villaggio, ma uno spazio della mente, un elemento di congiunzione necessario tra le esperienze e le emotività in esse contenute.

Sfogliando il libro ciò che si nota tempestivamente è la struttura snella delle liriche dotate sempre di una strofa unica di pochi versi; la punteggiatura, pure, è ridotta all’osso anche se si conservano ancora i punti di fine concetto e di demarcazione tra una frase e l’altra. Le virgole (quasi sempre), i punti sospensivi e i punti esclamativo-interrogativi sono banditi dalla poetica di “Passaggi minimi” dove lo stile, asciutto ma sostenuto da una forte concretezza concettuale, è percepito dal lettore come bastevole e adatto a quanto la Melis dipinge con il suo versificare.

Le poesie sono in via generale pervase da un animo di fondo nel quale è difficile non percepire un tratto di malinconia che mai si solidifica in vera e propria tristezza e allo stesso tempo che non degenera nell’agrodolce; è, piuttosto, una tiepidezza di emotività nella quale le eccessività sono state messe al bando. Ed è questo un ulteriore punto a favore di una poetica liscia e pulita come questa dove i concetti, pure condensati in virtù della brevità delle liriche, sono a tratti impliciti (dunque da ricercare), altre volte maggiormente visibili, intuibili e fruibili ai più. Le poesie partono da un interesse particolare nella rielaborazione dei pensieri, delle vicissitudini, delle esperienze contaminate dal ricordo e da una realtà pregressa in quell’unicum che non è altro una metamorfosi del tempo e dello spazio identificabile nella sua espressione di “passaggio di vita” (13). La visione magica (e non fantastica) della luna, col suo carico di mistero e le sue sfumature favolose, è in grado di suscitare nella nostra un pensiero sospeso, di sana speranza che si nutre di giocosità e surrealtà al tempo stesso. Le dimensioni “sospese” nella silloge sono molteplici con il richiamo ai “voli sacri” (15) e lo stesso verseggiare secco, laconico e diretto pone in fondo questa poesia in una posizione di difficile catalogazione nella quale nella lettura ci troviamo afferrati da questo canto di interpretazione del mondo.

Colpiscono alcuni versi come ad esempio nella lirica dal titolo “Non ho voglia” leggiamo: “Non ho voglia/ di impegnarmi a vivere/ troppo” (20) fornendo poi una valida considerazione sull’esistenza e sul senso dell’esserci a questo mondo. La consapevolezza di un’esistenza che si arrovella di domande, dubbi, che si mette in gioco è quella di una persona intelligente e pratica, che ama sognare ma che sa sempre riconoscere dove il sogno termina e inizia la realtà e trovo la poesia di Katia Debora Melis, soprattutto di questa ultima silloge, molto consapevole non solo del tempo che corre con i suoi vizi e virtù (anche se i vizi sembrano padroneggiare), ma anche di un’utilità pratica, per quanto la poesia possa dirsi “utile” in termini materiali. Nel senso che la Melis esterna una sua considerazione e ce la dona, con il suo linguaggio, chiedendo intuitivamente al lettore di partecipare a quel “gioco”, a prender parte a quel patto di consapevolezza verso se stessi e il mondo, da rendere possibile al lettore di riflettere lui stesso su una serie di immagini e concetti.

Intimoriscono –e molto- anche le “lacrime/ di cristallo/ di un bambino/ spaventato” (30) e ci domandiamo, del motivo della paura provata da quel bambino e se siamo in grado, poi, con la poesia e la nostra predisposizione emotiva a saper in un certo senso rassicurare quel ragazzo che nulla è successo o che quel che di brutto è accaduto non si ripresenterà. Una poesia che non è solo consolazione di sé e degli altri, ma che è principio di vicinanza e motivo di conoscenza di quel mondo in cui viviamo che non è così semplice e buono come saremmo portati a pensare: “Fare un giro nel mondo/ è sofferenza,/ né molta né poca,/ma sempre più profonda/ […]/ ci seppellisce il cuore” (40). Stesse considerazioni sul nostro Pianeta emergono dalla lirica “Sguardo” dove leggiamo “[T]ra i colori del mondo/ a volte così pieni/ di malinconia o di ricordi/ di sogni o di paure” (41); e ritorna –come si è visto- il tema della paura, del timore che si prova intuiamo per i mali del mondo, le ingiustizie sociali e la disperazione per i dolori fisici.

La nostra non s’incanala nella poetica solidaristico-sociale né abbraccia tinte di populismo dove la coralità delle inquietudini diventa proclama di battaglia, ma interiorizza questi stati di malessere per rifletterci e per offrirli a noi lettori affinché, con rispetto e attenzione, anche noi possiamo interpellare la nostra coscienza, sin troppo assuefatta dal caos del mondo.

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 18.09.2014

Nazario Pardini su “Anima di Poesia” di Emanuele Marcuccio

ANIMA DI POESIA

di Emanuele Marcuccio

TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 80

ISBN: 978-88-98643-08-0

Poesia

 

 Poesia come ricerca di cospirazioni iperboliche

Poesia nitida, chiara, coinvolgente per il  tentativo di scalare la montagna della vita e carpirne da là gli orizzonti più lontani. Ho avuto il piacere di seguire l’evoluzione della poetica di Marcuccio, e, sinceramente, in questa silloge, Anima di Poesia,continuano e si sviluppano le tematiche introspettive e analitico-formali del Nostro: l’attenzione per il figurato, per l’essenzialità della forma, per un crescendo di stilemi che diano corpo ad un sentire generoso e gorgogliante. Un andare malizioso e al contempo spontaneo in cui versi estremamente brevi, trisillabi, si alternano a stesure più ampie (novenari, decasillabi, endecasillabi), per concretizzare le modulazioni dei patemi vicissitudinali:

 

la punta di un albero in piazza

espande

propaggini

profumi

 

nella notte

 

la punta di un iceberg nel glaciale

propaga

bufere

 

all’aurora (Punte).

 

Una struttura metrica originale e rampante per forzatura significante e sintattica:  il verso incipitario è formato da una successione di trisillabi, ed è seguito da tre versi  trisillabi a formare la prima strofa. Ne segue una seconda di un solo quaternario, e un’altra ancora di un endecasillabo e due trisillabi. Lo spartito prosodico si chiude con un verso quinario. Una versificazione che intreccia immagini e note musicali di eufonica sonorità da richiedere nel suo ascolto l’accompagnamento di uno strumento musicale. I versi sono sapientemente distribuiti in vista di un effetto euritmico suasivo, generato da una successione di misure alternate: il primo novenario e il sesto endecasillabo dànno il via ad una cadenza che si fa vera sinfonia con la somma degli ultimi tre versi (propaga bufere all’aurora).

 Cover_front_Anima di PoesiaMa qui la ricerca del termine è più puntigliosa, più meditata e lavorata, nei confronti delle opere antecedenti. Emanuele sa e ne è cosciente che la parola non arriverà mai a ritrattare a pieno l’immensità dello spirito umano; per questo le assegna un compito determinante, incisivo, evolutivo, diacronico: prolungarne il senso oltre la sintassi, oltre il valore canonico e storico-linguistico, con invenzioni morfologiche e neologiche di grande maturazione personale. Un climax che denota una volontà di azzardare oltre,  con l’uso di geminatio, enjambements, iterazioni, anastrofi, sinestesie, metonimie, anacoluti, percorsi anaforici, accentuazioni verbali in contesti di estrema densità emotivo-paradigmatica; una concretezza lirica e una asciuttezza verbale di polisemica vis creativa. D’altronde la poesia è un continuo sforzo di cospirazioni iperboliche per avvicinare il più possibile il linguismo alle grandi fughe dell’essere, e dell’esistere; per renderlo fedele esecutore degli intenti emotivi. Troppo lungo sarebbe, e forse anche freddo e retorico, soffermarci sulle tante figure stilistiche che il Nostro usa per dare vivacità esecutiva al suo poetare. Ma quello che possiamo dire è che tutti gli stilemi e tutte le performances tecnico-foniche vanno a vantaggio di una resa d’ensemble considerevole. Un labor limae che si fa sottile intreccio di nèssi nella produzione del canto. Parlare di “Forma” desanctisiana non è di certo eccessivo, se intendiamo per tale quell’equilibrio fra dire e sentire che è prerogativa indispensabile per ogni forma di arte. Sì, il sintagma, la parola, il verbo vòlti a combaciare gli input esistenziali; ed è qui la novità nella novità della poetica di Emanuele. In questa evoluzione sistematica di intensificazioni verbali, di assemblaggi lessicali, di accentuazioni sintagmatiche che dànno forma al logos di una versificazione in cui l’ieri, l’oggi e il domani si embricano indissolubilmente per ovviare alle ristrettezze del tempo. Un canto di meditazione, di inquietudine, di sottile riflessione, di melanconia, di memoria, ma soprattutto di interrogativi sulla vita ed i suoi accadimenti. Non vogliamo parlare certamente di frattura fra i primi testi del Nostro e Anima di Poesia, ma quello che era in germe ora si fa dettato personalissimo, e di maggiore risonanza visiva ed artistica. Una pluralità di suoni e di immagini che fa da prodromico accostamento ad un melologo di antico sapore prepericleo, rinvigorito, però, di nuovo umanesimo. Già ebbi a dire a  proposito del testo Per una strada: “… La sua filosofia di vita: essere ed esistere per amare, non solo eroticamente, ma per amare, dal profondo del cuore, l’arte, la letteratura, la pittura, la natura!, la natura sì!, in tutte le sue paniche sfaccettature. E sarà la natura stessa ad accompagnare il poeta in questo suo plurale e contaminante percorso. È lei che si assume il compito di rivelare in gran parte i segreti più intimi dell’autore. Perché il Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli  emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nèssi letterari, esonda tutto se stesso…”. Una profondità di abbrivi interiori che eleva il messaggio di questa silloge dal reale al sublime; un’ascesa di perspicua e polisemica fattura, che parla dell’uomo in quanto tale, con tutte le sue sottrazioni, illusioni e delusioni che trovano rifugio in un amore vasto e incondizionato per questa antica arte. Un’arte che già nei versi della grande Saffo esprimeva il malum vitae. E tanti e plurali i motivi ispirativi:

il panismo, appunto, dove la notte, il mattutino, il cicaleccio, il mare, l’autunno, la luna, i girasoli, gli alberi, le aurore sono tanti simboli di un’anima tutta volta a concretizzare il suo sentire:

 

Torna l’estate

col suo incessante cicaleccio,

torna l’estate

per gli arbusti accesi

e per le vie,

per le montagne

e per le valli amiche… (Torna l’estate)

 

 

il memoriale:

 

Com’eri piccolo e indifeso

in quel letto d’ospedale,

caro papà mio… (Caro papà),

 

le impressioni sensoriali di una realtà sublimata che si sfumano nell’oblio:

 

   … l’aria serena della notte

dolce e cristallina

si rabbuia nella notte;

dolce al mattutino

si dilegua nell’oblio (Gli odori della notte),

 

dove la serenità, la notte (ripetuta), e il nulla hanno molto a che vedere con la Bellezza e la precarietà della vicenda umana,

 

l’impegno civile

 

Tutto hanno perduto,

(…)

I sopravvissuti che sopraggiungono

si perdono in quel mare di cemento,

si confondono nella rovina di quelle case,

e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto! (Per i terremotati d’Abruzzo),

 

l’abbraccio del canto nella poesia eponima:

 

Anima di poesia, non svegliarmi,

lasciami ancora sognare… (Anima di poesia),

 

 

e, soprattutto, la coscienza della brevità della vita. L’azzardo a superarne i limiti, lo slancio oltre le soglie che delimitano il nostro essere:

 

… c’è una soglia che io voglio varcare

in questa pioggia del mio vegetare,

in questo mare del mio non vivere (Eternità).

 

Una poesia totale, in cui l’Autore abbraccia l’universo umano, delineandone con stupore e meraviglia le bellezze, mutandole in sorprese, ma che ne esprime, anche, quell’inquietudine terrena, quella  voglia di elevazione, che è e sarà sempre il nutrimento della grande poesia.

Ed è proprio in lei, in questa eterna avventura che il poeta si rifugia. E’ lì che trova il terriccio fertile per fiorire e ri-fiorire. Perché è proprio la Poesia a dargli il respiro della vita, la luce della notte, un sole che lo illumini:

 

Siamo come girasoli

ed è la poesia il nostro sole,

che ci fa poeti,

che dà vita ai nostri

caotici pensieri… (Girasoli).

 

Nazario Pardini

 

Arena Metato (PI), 10 settembre 2014

 

 

 

“Detti, dialetti e folklore locale” il filo rosso del numero 13 della rivista Euterpe

Gentilissimo/a lettore/lettice,

siamo felici di comunicarLe dell’uscita del 13° numero della rivista di letteratura Euterpe.

Il numero a tema “Detti, dialetti e folklore locale” raccoglie poesie, racconti e recensioni selezionati dalla Redazione della rivista, oltre a varie segnalazioni di concorsi letterari.

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Hanno collaborato a questo numero della rivista (in ordine alfabetico): AMOVILLI Sandra, BALDINI Cinzia, BALDINU Stefano, BRAVI Adrián, CALABRO’ Corrado, CAMPEGIANI Franco, CARMINA Luigi Pio, CAROCCI Marzia, CIANO Martino, CIARAPICA Giulia, CROCCHIANTI Claudia, CRUCITTI Angela, DEMI Cinzia, DI STEFANO BUSA’ Ninnj, GREGORINI Daniela, INGLIMA Emanuela, KARAKATSI Evdoxia, LANIA Cristina, LAO Serena, LOMBARDI Iuri, MARALDI Maurizio, MARCONI Fulvia, MARCUCCIO Emanuele, MAULO Gian Mario, MELIS Katia Debora, MELONI Valentina, MONTEIRO MARTINS Julio, PARDINI Nazario, PASTORE Franco, PECORARO Annamaria, PERLINI Lamberto, PISCOPO Ugo, RANIERI Alessia, SPURIO Lorenzo, STROPPIANA DALZINI Annamaria, TADDEI Enrico, TRIFUOGGI Franco, VARGIU Laura, ZANARELLA Michela.

Il nuovo numero può essere scaricato, letto e salvato in formato pdf cliccando qui.

Ricordiamo, inoltre, che il prossimo numero della rivista avrà come tema “Diritti mancati di questa società”.
I materiali dovranno essere inviati alla  mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 20 Novembre 2014.

Clicca qui per aprire il relativo evento creato in Facebook.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

Lorenzo Spurio

Direttore Euterpe

III Premio di Poesia “L’arte in versi” (2014) – il verbale di giuria

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III PREMIO NAZIONALE DI POESIA “L’ARTE IN VERSI” – Ediz. 2014

 

Verbale di Giuria

 

La Giuria del III Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” presieduta da Marzia Carocci e composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Emanuele Marcuccio, Iuri Lombardi, Luciano Somma, Monica Pasero, Ilaria Celestini, Annamaria Pecoraro, Giorgia Catalano, Martino Ciano, Michela Zanarella e Salvuccio Barravecchia,  dopo attenta lettura di tutte le opere pervenute per la partecipazione al Concorso nelle due sezioni (poesia in lingua italiana e poesia in dialetto), ha stabilito la seguente classifica finale.

 

 

SEZIONE A – POESIA IN LINGUA

VINCITORI
1° Premio ANNA BARZAGHI Corre la vita Seveso (MB)
2° Premio LUISA BOLLERI Guerra Empoli (FI)
3° Premio Ex-Aequo LORENZO POGGI Sentori d’estate Roma
3° Premio Ex-Aequo NUNZIO BUONO Ritorno a Sénanque Rovello Porro (CO)
 

 

MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore ELEONORA ROSSI Gli occhi non muoiono Ferrara
Menzione d’onore GIANLUCA REGONDI Rumore Bovisio Masciago (MB)
Menzione d’onore LAURA FAUCCI E nuda Sesto Fiorentino (FI)
Menzione d’onore MARIA CARMELA DETTORI Ancora noi Cagliari
Menzione d’onore MARIA CARRABBA Scarpe rosse Termoli (CB)
Menzione d’onore MARIA GRAZIA VAI Sul fianco innevato del cuore Bubbiano (MI)
Menzione d’onore MARIA IMMACOLATA ADAMO Notte di stelle Lamezia Terme (CZ)
Menzione d’onore NICOLA ANDREASSI La mente mia danzava nelle rose Noicottaro (BA)
Menzione d’onore NUNZIO BUONO Piove l’alba Rovello Porro (CO)
Menzione d’onore OLIVIERO ANGELO FUINA E’ il mio nome che ho dato alle parole Oggiono (LC)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I bambini di Bullenhuser Dam Trecenta (RO)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I ricordi sono foglie Trecenta (RO)
Menzione d’onore SEBASTIANO IMPALA’ Se fossi il tuo poeta Reggio Calabria
 

 

 

SEGNALATI

Segnalata ALESSANDRA DE LEONI Se l’amore fosse Roma
Segnalata ANNA PISTUDDI Sabbia Sestu (CA)
Segnalata ANNALISA COPPOLARO Non scrivo poesie Murlo (SI)
Segnalato ATTILIO GIORGI Dell’anno il sesto mese Lariano (RO)
Segnalata FEDERICA CICCHELLI Ci sono strade Sannicandro di Bari (BA)
Segnalata FRANCESCA SANTUCCI I corvi Dalmine (BG)
Segnalato GIANNI DI GREGORIO Canto di capinera Città S. Angelo (PE)
Segnalata GRAZIA FINOCCHIARO Esuli Firenze
Segnalata MANUELA MAGI Illecito amore Tolentino (MC)
Segnalato MARCO G. MAGGI Follia – Insanity Castelnuovo Scrivia (AL)
Segnalata MARIA CRISTINA BIASOLI Gli alberi del parco Bologna
Segnalata RITA STANZIONE Inverno Roccapiemonte (SA)
Segnalata ROSA LEONE Come vento di tramontana Gottolengo (BS)
Segnalato STEFANO PERESSINI Il fiume della luna Carrara (MS)
 

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTO

VINCITORI
1° Premio LUCIANO GENTILETTI L’illusione Rocca Priora (RO)
2° Premio NINO PEDONE Nuddu talìa l’onestu Castellammare del Golfo (TP)
3° Premio Ex-Aequo KATIA DEBORA MELIS Folixeddas (Piccole foglie) Selargius (CA)
3° Premio Ex-Aequo NICOLINA ROS Petaròs San Quirino (PN)
 
MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore FRANCO PONSEGGI E’ ven Bagnacavallo (RA)
Menzione d’onore LUCIANO GENTILETTI Er libbro scordato Rocca Priora (RO)
Menzione d’onore NINO PEDONE Na stratuzza stritta Castellammare del Golfo (TP)
 

 

SEGNALATI

Segnalato GABRIELE DI GIORGIO Povere fizonne di rose Città S. Angelo (PE)
Segnalata LAURA LA SALA Nun mi chiamari fimmina Marineo (PA)
 

 

FUORI SEZIONE

Premio alla Carriera Poetica SANDRA CARRESI Bagno a Ripoli (FI) ————————————-

 

 

* * * *

 

 

I premi sono così stabiliti:

 

VINCITORI

I vincitori del 1° premio (sez. A e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 150€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 2° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 100€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 3° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma,  e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

 

MENZIONI D’ONORE

Tutti coloro che hanno ottenuto una Menzione d’onore (sez. A e B) riceveranno il Diploma di Menzione d’Onore, la Medaglia del Premio e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

SEGNALAZIONI

Tutti coloro che hanno ottenuto una Segnalazione (sez. A e B) riceveranno l’Attestato di Segnalazione e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

PREMI ALLA CARRIERA

Coloro che ottengono questo riconoscimento riceveranno una Targa per il Premio alla Carriera Poetica.

 

Tutti i vincitori, i menzionati ed i segnalati (sez. A e B) sono pregati di inviare la loro nota biografica in estensione Word formato A4, corpo 12, massimo 7 righe all’indirizzo arteinversi@gmail.com entro e non oltre il 20 settembre 2014. Essa servirà da accompagnamento alla poesia per la pubblicazione nella antologia.

 

Si ricorda che la premiazione si svolgerà sabato 15 novembre 2014 alle ore 17:30 a FIRENZE presso la Sede Provinciale dell’Arci (Casa di Lorenzo Ghiberti), Piazza de’ Ciompi 11.

Tutti i premiati, i menzionati e i segnalati sono invitati a presenziare alla premiazione dove potranno leggere le loro liriche premiate.

 

 

Come da bando di concorso, si ricorda che i premi in denaro verranno consegnati solo in presenza del vincitore o di un suo delegato.

Nel caso i premi in denaro non vengano ritirati, l’organizzazione si riserverà di adoperare le relative quote non consegnate per future edizioni del premio.

 

Tutti gli altri premi (targhe, medaglie e diplomi) potranno essere ritirati da un delegato qualora il vincitore non possa presenziare o potranno essere inviati per posta raccomandata a casa, dietro pagamento delle relative spese di spedizione che verranno poi comunicati privatamente a mezzo mail.

 

L’opera antologica, che conterrà tutte le opere vincitrici, che hanno ottenuto Menzioni d’Onore e/o Segnalazioni, sarà disponibile alla vendita il giorno della Premiazione.

Il ricavato della vendita della stessa, detratto il costo di stampa, verrà donato in beneficienza alla Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) e ne verrà dato comunicazione a tutti i partecipanti di questa edizione del Premio.

 

Successivi aggiornamenti sulla giornata di premiazione e la richiesta di conferma della propria presenza alla premiazione, verranno inviati a mezzo mail in un secondo momento.

 

 

 Lorenzo Spurio – PRESIDENTE DEL PREMIO

Marzia Carocci – PRESIDENTE DI GIURIA

  

14/09/2014                                                          

  

 

 

Info: arteinversi@gmail.com

Ilaria Celestini sulla scrittura di Susanna Polimanti

Susanna Polimanti narratrice dell’anima

 A CURA DI ILARIA CELESTINI 

 

 

Susanna Polimanti, nata a Foligno e residente a Cupra Marittima, nelle Marche, oltre a essere un’esperta traduttrice e una fine esegeta di testi letterari, membro di giuria in svariati e prestigiosi concorsi, è una narratrice sui generis, che privilegia l’essere all’apparire, con un uso moderato del linguaggio, fatto di frasi brevi, senza ricerca di effetti speciali con cui stupire il lettore, senza inutili orpelli, molto riservata e al tempo stesso incisiva.

Lo si evince dalla lettura dei suoi due testi più recenti, Lettere mai lette (2010) e Penne d’aquila (2011) (entrambi editi da Kimerik, Patti – Me)

Testi molto diversi tra loro eppure complementari sul piano ideale.

Nel primo, una raccolta epistolare le cui missive non sono mai giunte ai destinatari, non vi è una trama, così come non ci sono personaggi fissi o intrecci.

C’è la voce narrante dell’autrice, che racconta in modo garbato vicissitudini, vita quotidiana, aspettative deluse, doni offerti generosamente senza chiedere contraccambio, tenerezza e amore, anche per le creature più semplici, come un cane, presenza umile ma preziosa che arricchisce l’anima.

downloadE tanto basta per coinvolgere il lettore, senza nessuna affettazione, senza pose intellettualistiche, solo con la forza espositiva di una mente lucida sorretta da un cuore che sa commuoversi, e di conseguenza è in grado di suscitare emozioni profonde.

Il secondo testo potrebbe essere ascrivibile al genere del romanzo di formazione, e sarebbe facile citare l’Emilio di Rousseau o altri analoghi, ma quello che preme alla narratrice sembra il desiderio di farsi voce dell’anima, un’anima che compie la propria maturazione a poco a poco, attraverso dolori e disillusioni cocenti, ma sempre affrontate con dignità, eleganza e pudore.

Susanna è affabulatrice elegante e discreta; conduce per mano il lettore nei segreti teneri e commuoventi di una ragazza di buona famiglia, amata e protetta, ma al tempo stesso autonoma, emancipata, capace d’iniziativa.

Ci s’innamora di Virginia, come personaggio, perché è facile riconoscersi nei suoi pudori, nella sua innocenza, nei suoi slanci e soprattutto nella sua generosità.

E’ un’anima giovane, si è detto, eppure sa amare. Profondamente.

Il suo è un sogno d’amore casto e ardente insieme, che persiste e si evolve nel tempo, e possiede una personalità ricca di sfumature, dietro un’apparenza semplice, da ragazza della porta accanto.

Estremamente attuali sono anche le delusioni, sentimentali ma anche professionali, della protagonista, che sono quelle tipiche di chi ha una cultura umanistica e deve fare i conti con le esigenze del mercato.

Sorprendente è però il messaggio di fondo, che giunge in una modalità inconsueta e insperata: tutti i singoli passi del percorso esistenziale servono, anche quelli che in apparenza sono più ostici, si rivelano e si spiegano in una visione superiore che li ricompone e li colma di significato.

Un messaggio di speranza, utile ai giovani di oggi e alle persone in cerca di risposte sui fini ultimi della vita, a tutte le età.

 

 

                            Ilaria Celestini

 

Brescia, 8 settembre 2014

“Neoplasie civili”, la nuova silloge poetica di Lorenzo Spurio

Il mondo in metastasi nelle liriche

di Lorenzo Spurio

E’ uscito Neoplasie civili (Edizioni Agemina)

 
copertina-Lorenzo-Spurio-weLo scrittore marchigiano Lorenzo Spurio, che ha al suo attivo una serie di volumi di narrativa e di saggi prevalentemente su autori anglosassoni (è anche un critico letterario), esce con un nuovo libro, questa volta di poesie.
Neoplasie civili è il titolo di questa raccolta di poesie scritte negli ultimi anni; la silloge propone un percorso attento attraverso drammi quotidiani, storie di cronaca nera ed episodi spietati di violenza che riguardano il mondo tutto nella società odierna.
Il mondo lirico di Spurio è asciutto ma concreto, a volte duro ma quanto mai necessario e vivido e l’occhio critico del nostro è quello di una persona che osserva con acume le incongruenze della realtà e le fa sue sulla carta per denunciarle, per rompere quel velo di indifferenza e di apatia che contraddistingue chi nella vita presente ha ancora la fortuna di vivere in un paese dove non cadono bombe, non si muore di fame o ancora, salvo sporadici ma durissimi casi, sembra ancora che ci si rispetti l’un l’altro.
Poesie scevre da orpelli, da particolarismi formali, ma che offrono al lettore una traccia di riflessione, che scuotono la coscienza, indignano e feriscono.
Il cuore della silloge è proprio quella formazione cancerosa a cui ci si riferisce nel titolo che minaccia, ammorba, fagocita, dilania e distrugge un’esistenza fisicamente sana e moralmente incorrotta.
La poetessa Ninnj Di Stefano Busà nella sua nota critica iniziale conclude dicendo che Neoplasie civili è “[una raccolta di] vividi canti di sdegno, […] cronache di denuncia di un mondo fatto di lassismo, sopraffazione e ingiustizia dove il poeta, come un novello vate della postmodernità, rompe la logica del bavaglio e proclama con onestà la cruda realtà d’oggi…

 

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, è scrittore e critico letterario. Ha all’attivo varie raccolte di racconti tra cui la più recente “La cucina arancione” (2013) e numerosi saggi tra cui “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (2011), La metafora del giardino in letteratura (2011), Ian McEwan: sesso e perversione (2013). “Neoplasie civili” è la sua prima opera di poesia.
Collabora a varie riviste ed è direttore della rivista di letteratura Euterpe e socio fondatore della Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Gestisce un suo sito (www.blogletteratura.com) dove pubblica recensioni, articoli, commenti ad opere letterarie.
E’ Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”- Firenze.

 

  

Titolo: Neoplasie civili
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Ninnj Di Stefano Busà
Postfazione: Cinzia Demi
Editore: Agemina, Firenze
Collana: La Fenice – poesia
ISBN: 9788895555744
Pagine: 64
Costo: 10 €
Info per acquisto: edizioniagemina@alice.it

“Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” di Annamaria Pecoraro presentato a Barberino del M.llo

Deliri Progressivi e l’Associazione Artistico Culturale “NuoviOcchiSulMugello”
con il patrocinio del Comune di Barberino di Mugello

Sono lieti di invitarvi alla presentazione
del libro:

Le Rime del Cuore attraverso
i passi dell’Anima
di Dulcinea
Annamaria Pecoraro

Sabato 27 Settembre ore 17:30
c/o Sala di Palazzo Pretorio
p.zza Cavour 36
Barberino di Mugello

Modera: Saverio Zeni (Direttore editoriale di Ok! Mugello)
Relatori: Silvia Calzolari (Poetessa e scrittrice)
Emanuele Martinuzzi (Poeta e critico letterario)
Serena Latini (Presidente Ass.Art.Cult. NuoviOcchiSulMugello)

Accompagnamento Musicale a cura del gruppo rock/pop/folk
Cirque des Rêves rappresentato da
Lisa Starnini – voce & Gianni Ilardo – chitarra

SORPRESE ASSICURATE tra i GRADITI OSPITI

INGRESSO LIBERO

Presente l’autrice
Info: dulcinea_981@yahoo

Tickets: free, https://www.facebook.com/DulcineaAnnamariaPecoraro

27 settembre locandina

Premio “Juan Montalvo” edizione 2014 – il bando

Immagine

Il Consolato Generale dell’Ecuador a Milano, Il Centro Ecuadoriano d’Arte e Cultura a Milano, In collaborazione con Il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi Milano-Bicocca e  Il Dipartimento Organizzazioni Internazionali e Diplomatiche del Campus Universitario Ciels

Presentano la 4ª Edizione del Premio Letterario Fotografico Internazionale Juan Montalvo

di Poesia, Racconti e Fotografia, inspirato a:

Storie, geografie e paesaggi migranti, e tutela dell’ambiente

 

Regolamento

1) La partecipazione al concorso è gratuita.

2) Sezione “A” Poesia. Sezione “B” Racconti. Sezione “C” Fotografia. Tutte le sezioni devono essere ispirate al tema proposto sopra.

3) Per partecipare, scaricare il modulo di iscrizione, compilarlo interamente, firmarlo, scannerizzare e inviarlo entro il 30 settembre 2014 a: premioletterarioga@hotmail.com con una poesia, un racconto (massimo 5 pagine WORD) o una fotografia (in formato JPG), editi o inediti, insieme ad un breve curriculum vitae.

4) Ogni candidato può partecipare a più sezioni.

5) Possono partecipare scrittori italiani e stranieri, residenti in Italia o all’estero, scrivendo in qualsiasi lingua.

6) Gli scritti o le immagini di contenuto offensivo od osceno verranno scartate a discrezione della giuria.

7) Il giudizio della giuria sarà inappellabile e insindacabile.

8) Saranno selezionati 10 partecipanti per ogni sezione.

9) I 30 autori selezionati saranno avvisati tramite e-mail prima del 15 ottobre 2014

10) Sarà stabilito il vincitore assoluto per ciascuna sezione.

11) Sarà pubblicato un libro in formato digitale dei 30 selezionati.

12) Gli autori selezionati cederanno i diritti in occasione della pubblicazione della loro opera e verranno opportunamente contattati per la firma del contratto di cessione.

13) La cerimonia di premiazione avrà luogo a Milano il 28 novembre, il luogo esatto verrà comunicato via e-mail a tutti selezionati.

14) I vincitori di ogni sezione riceveranno una scultura simbolo del premio e tutti i selezionati un attestato di merito.

15) I premi dovranno essere ritirati personalmente o da persona delegata.

16) Nessun rimborso per le spese di trasporto.

 

Giuria

POESÍA: 

Roberto Malini (Presidente per la poesia italiana, inglese y francese)

Carmen Rivadeneira Bustos (Presidente per la poesia spagnola)

Ninnj di Stefano Busa, Michael Rothenberg, Maurizio Cucchi, Franco Loi, Davide Rondoni, Alessandro Quasimodo, Carmelo Consoli, Gianni Ianuale, Corrado Calabrò.

CUENTO:

Hafez Haidar (Presidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Daniele Gallo (Vicepresidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Arturo Santos Ditto (Presidente per il racconto spagnolo)

Sveva Casati Modignani, Gianni Vattimo, Giuseppe Benelli, Rodolfo Vettorello, Roberto Sarra.  

FOTOGRAFÍA:

Nicolò Leotta (Presidente)

Karla Yoselyn Cobeñas (Vicepresidente)

Andrea Dynners, Chiara Maggioni, Enrique Sepulveda, Dario Picciau, Giorgio Magarò, Don Alessandro Vavassori.

 

Presidente del Premio Guaman Allende.

Presidente honorario Narcisa Soria Valencia.

Coordinatore Generale alla Cultura Prof. Hafez Haidar.

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