Seminario di scrittura a Torino con Contrappunto Literary Management

Seminari di Talent Coaching
Scrittura e motivazione: il Coaching in campo editoriale

COMUNICATO STAMPA


Dal 17 al 19 febbraio Contrappunto Literary Management organizza il secondo seminario di Talent coaching, dal titolo “Scrittura e libertà: il ‘Big Bang’ della creatività e la parola come energia”.
18 ore complessive per una formazione integrata della persona come scrittore e dello scrittore come persona, intersecando le frontiere della comunicazione a quelle della motivazione, al servizio della scrittura, in una visione olistica di ciò che l’uomo sa creare intorno a sé.Per presentare questo progetto di Coaching applicato alla sfera del talento letterario Natascia Pane, ideatrice di Contrappunto e docente, affiancata da Elisabetta Garbarini, coach olistico, avrà il piacere di dare una dimostrazione in pillole di quello che sarà il secondo seminario di febbraio.
L’appuntamento aperto a tutti/e è per
venerdì 27 gennaio alle ore 18
presso la libreria Feltrinelli Express di Torino Porta Nuova.
Vi preghiamo di confermarci la vostra presenza per poter organizzare al meglio l’incontro!Inviamo in allegato il programma del seminario di febbraio e un paio di immagini; nella sezione dedicata al Talent coaching del sito www.agenziacontrappunto.com potrete trovare tutto il materiale necessario (presentazione di Contrappunto, profilo delle docenti, informazioni per l’iscrizione e rassegna stampa).
Restiamo a disposizione per eventuali richieste e informazioni.
Ufficio Stampa Seminari di Talent Coaching Contrappunto
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Laura Fanucci
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Alfonsa Sabatino
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“L’angelo che imparò a volare” di Anna Verlezza

LA FAVOLA “L’ANGELO CHE  IMPARO’ A VOLARE” NASCE DALLA TRISTE STORIA DI FRANCESCO PIO MARTINISI E DI SUA NONNA ENZA , MORTI IN UNA CAMERA IPERBARICA, A MIAMI , DUE ANNI FA.

Il libro, in chiave semiseria e fantasiosa ripercorre alcuni episodi della vita del piccolo. Nelle ultime pagine è presente una sezione didattica. Tutti hanno rinunciato ai diritti (dall’autrice alla casa editrice la MELAGRANA NON PROFIT)e l’intero ricavato sarà destinato al progetto” il sorriso di Frio” che attiverà laboratori per bimbi disabili. Il costo del libro è di 10 euro e l’isbn è 978-88-6335-081-4.

La presentazione ufficiale ci sarà presso il Comune di S.Felice a Cancello (ce) il 27 gennaio 2012 alle ore 17:00 alla presenza di autorità e dirigenti scolastici della zona . Altra presentazione sarà venerdì 3 febbraio presso la libreria Ubik di Napoli.

Anna Verlezza (Caserta  5/12/73) dopo la maturità classica, consegue il diploma all’istituto magistrale spostando la sua attenzione sui bambini e i loro bisogni. Consegue la laurea in giurisprudenza presso  l’università Federico II  di Napoli e termina anche , gli studi in scienze religiose con 110/110 e lode. Oggi, al suo attivo, ha due masters universitari di I’ e II’ livello sulle “ metodologie e strategie d’insegnamento …” e su “ Il profilo del D.S. management, leadership e responsabilità”. Docente alla scuola dell’infanzia, partecipa attivamente a commissioni e progetti che investono il campo della didattica di qualità”. Ha partecipato a qualche concorso letterario e sta lavorando ad una raccolta di poesie, un diario introspettivo già pronto per la pubblicazione (sulla falsariga di “lettera ad un bambino mai nato” della fallaci)e l’idea di sviluppare un libro di narrativa in più racconti tutti dedicati alle donne.


“La vita, in sottofondo”, nuova silloge di poesie di Paola Surano

La vita, in sottofondo

di Paola Surano

con presentazione a cura di Elvira Pensa

Pensa Editore, 2011

ISBN: 9788889728277

Pagine: 59

Costo: 10 Euro

Recensione a cura di Lorenzo Spurio 

La parola impiegata da Paola Surano è semplice, priva di ricerche lessicali particolari, perché la volontà della poetessa è proprio quella di richiamare la domesticità dei momenti che va fotografando e raccontando. Come conseguenza, ne scaturisce una poetica chiara, facilmente decifrabile che, però, è ricca nelle immagini e spesso impiega un metro quasi prosaico.

L’intera raccolta parte da un’idea di fondo semplice ma al tempo stesso sconvolgente: la quotidianità e la frenesia delle nostre vite di tutti i giorni, a volte, ci fanno dimenticare le cose più importanti che però esistono nel ricordo, nel pensiero, nella manifestazione di sentimenti e che, dunque, sono onnipresenti seppur invisibili, “in sottofondo” per l’appunto, come esordisce la Surano nella lirica d’apertura, che dà il titolo all’intera raccolta. La Surano ci fa viaggiare in un territorio geografico abbastanza esteso, dalle Alpi alla Sicilia, passando per la Liguria e poi in territori esotici come in “Donna araba” e in Marocco. E’ un percorso interessante ricco di colori, suoni e immagini, centrali nel processo di recupero di episodi passati.

In “Concerto al rifugio Guglielmina” la Surano si abbandona a una sorta di estasi paesaggistica alla quale contribuisce il verso melodioso di qualche uccello, all’interno di una cornice nella quale è difficile non intravedere riferimenti al cattolicesimo (la religione è spesso richiamata nel corso della raccolta, soprattutto sotto forma di preghiera). Significativi anche i pezzi poetici che riguardano un passato visto con nostalgia e a un desiderio di poter ritornar indietro nel tempo, segno evidente di una mentalità aperta capace di giocare e destreggiarsi amabilmente con sfaccettature della sua personalità che non appartengono più al “qui ed ora” poiché la clessidra (immagine ricorrente) è stata ormai girata e rigirata troppe volte. Tra questi alcune liriche intimistiche tra cui “La svolta” dedicata alla figlia e “A mio padre”.

La poesia della Surano nasce da immagini comuni, quotidiane, come il vedere una sposa che si approssima ad entrare in chiesa o un anziano musicista nel centro di una città ma la poetessa è in grado di utilizzare queste immagini per divagazioni e considerazioni, spesso filantropiche e d’interesse sociali, di notevole spessore.

Ma la silloge ingloba temi e contenuti diversissimi fra loro: dal senso di stasi in “L’attesa” al senso di mancanza in “La vita in sottofondo” per giungere poi a temi più crepuscolari come la morte in “4 settembre 2004” con il quale la Surano celebra il ricordo delle giovani vittime di Breslan o la malattia in “Alzheimer” raccontata con una metafora che impiega un linguaggio nautico. Ma anche quando i temi meno felici fanno capolino nella silloge della Surano, questi non sono mai connotati in maniera negativa. Vita e morte, suggerisce la poetessa, non sono due realtà distanti e inconciliabili. La morte si vanifica nel momento del ricordo, del pensiero, della rievocazione liquefacendosi in quel torrente continuo che è la vita, in linea con l’insegnamento cattolico. Ed è per questo motivo che la poetessa nella lirica “Visita al camposanto” ci consegna una singolare immagine di un cimitero che, al posto del tradizionale regno dei morti, diviene un luogo vivo, pulsante, ricco di voci, immagini e suoni.

In “Prendo il tempo” la Surano esplicita la sua poetica: il poeta ha l’animo attento e sensibile sempre pronto a sognare,  ricordare, recuperare segnali di un mondo che non è più e allo stesso tempo è in grado di utilizzare questi elementi preziosi come “piccoli sorrisi di luce” (pag. 19).

Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE. 

“L’evento”, poesia di Franca Berardi

L’evento

di FRANCA BERARDI

Appollaiato sta su un davanzale,
l’amore mio
e da ore e ore,
sta ad aspettare
che un evento…
lo venga a risvegliare.
Appollaiata anch’io
sto sulla mia abitudine
placida e tranquilla
sebben dispersa ed avvilita
dagli eventi avversi
che non m’han voluta
perché diversa.

 

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“Mal di luna, la figlia del licantropo bianco” di Giusy Tolve

Mal di luna, la figlia del licantropo bianco di Giusy Tolve

Albatros Editore, Roma, 2010, pp. 221

ISBN: 9788856728834

Recensione di Lorenzo Spurio

Come esplicita il titolo, il recente romanzo di Giusy Tolve racconta di lupi mannari, licantropi, singolari trasformazioni e assassini al chiaro di luna. Così il titolo individua subito due importanti temi: il male, da intendere come malattia e degenerazione, e la luna, importante nel romanzo perché si parla di licantropia, una metamorfosi animalesca che secondo la tradizione popolare avviene proprio nelle notti di luna piena. Ma il titolo richiama alla mente anche l’omonimo libro di critica culturale che porta come sottotitolo Folli, indemoniati, lumi mannari: malattie nervose e mentali nella tradizione popolare, edito dalla Newton e Compton nel 1998 e impreziosito da un saggio introduttivo dell’antropologo Alfonso Maria Di Nola.

La Tolve ci accompagna così in un territorio fantastico all’interno del quale il personaggio del licantropo ha sempre affascinato e terrorizzato l’uomo. Secondo la tradizione popolare il licantropo diffonde la sua condizione ad altri uomini una volta che questi sono stati da lui morsi, similmente a quanto spesso accade con i vampiri. Con il vampiro il licantropo condivide la stessa natura malvagia e il fatto di rappresentare un serio pericolo per l’uomo. Sempre la tradizione folklorica ci informa che per essere sopraffatto, il licantropo deve essere trafitto da una spada in argento o comunque con un altro oggetto dello stesso materiale. Questa breve nota introduttiva serve per introdurci alla caratterizzazione del licantropo, protagonista del romanzo.

Nel romanzo la licantropia viene descritta al contrario come una malattia, un morbo, una degenerazione, una mutazione. E il dottor Landi studia questa malattia, la analizza, facendo anche degli esperimenti su pazienti che ne sono affetti. Il padre della protagonista, Fara, è un pericoloso licantropo bianco latitante. Viene subito chiarito che i licantropi stanno massacrando le persone che vivono in un’abbazia. L’umanità che presenta la Tolve nel romanzo ha del fantastico ma conserva ad ogni modo una parvenza di legalità e normalità (organi di polizia, auto con assistenti virtuali, etc); in essa un quarto dell’intera popolazione è costituita da licantropi e nel corso di tutto il libro si fa riferimento a questa imminente lotta tra umani e licantropi. Curiosa e singolare l’associazione mafia-licantropismo.

La scrittrice ci fa viaggiare in un underworld dominato da malavita, violenza e morte, una sorta di spy story in piena regola nella quale viene versato molto sangue. Dita amputate, carotidi spezzate, morsi violentissimi, teste decapitate e sangue a fiumi rappresentano il substrato fantasy-horror di questo romanzo del quale è apprezzabile la costruzione del plot e l’articolazione in episodi. C’è da augurarsi che la Tolve segua la medesima strada in narrazioni d’analoga ambientazione.

GIUSY TOLVE è nata a Potenza nel 1982. Si è laureata in Filologia e Letteratura italiana presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia. Ha partecipato a diverse iniziative letterarie. Attualmente è insegnante presso un istituto paritario. Mal di luna – La figlia del licantropo bianco è il suo romanzo d’esordio.

 

Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“C’è da giurare che siamo veri…” di Vincenzo Calò

C’è da giurare che siamo veri…

di Vincenzo Calò

con prefazione di Flavia Weisghizzi

Albatros Editore, Roma, 2011

ISBN: 9788856750751

Pagg. 58

Prezzo: 11,50 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Che questo recente libro di Vincenzo Calò sia improntato a un’analisi particolareggiata dei recessi della coscienza umana l’ho capito già dalla sua gentile dedica nella prima pagina dello stesso in cui l’autore, armato di una matita solitamente estranea a uno scrittore, ha impresso un “buona esistenza” sul quale molto mi sono domandato. Infatti, non si tratta di un augurio molto comune e, inoltre, mi suona anche abbastanza anomalo o ridondante. L’esistenza, appunto, è il tema centrale di questo libro e l’esistenzialismo, l’intellettualismo mirato alla continua ricerca di cause e alla spiegazione di dubbi e quesiti più o meno ampi, è la filosofia che sottende l’intera opera.

Calò ci offre sedici testi abbastanza brevi che risultano difficilmente catalogabili in un genere preciso; l’utilizzo del verso farebbe propendere a pensare che si trattano di poesie ma in realtà il contenuto, pur avendo una componente lirica, è per lo più mirato a divagazioni ampie e di stampo filosofico. I titoli stessi sono formati da frasi incompiute alle quali Calò ha inserito dei punti sospensivi finali quasi che il lettore debba completare le frasi a seconda delle sue convinzioni. L’autore ci fornisce così dei validi spunti sui quali riflettere, senza intervenire però con un intenzione didattica né morale.

La raccolta composita di poemetti filosofico-esistenziali spazia da idee e intendimenti diversi; Calò utilizza una materia che è tutta contemporanea alludendo spesso ad oggetti o a pratiche legata alla modern way of life. Non c’è un unico modo per interpretare le poesie di Calò ma esse danno luogo a una polifonia di letture, a una molteplicità di possibilità. Qual è il percorso che Calò ci fa fare con questo libro? E’ un tragitto tortuoso, labirintico, difficilmente tracciabile su una mappa. Non c’è un inizio né una fine, o ce ne sono tanti. L’essenza della silloge sta proprio in questa ricerca esasperata della verità; si ricordi a questo riguardo il titolo del libro, C’è da giurare che siamo veri… Ma come facciamo ad essere veri se non sappiamo che cosa è la verità? Se non sappiamo come riconoscerla? Questo è uno dei grandi temi di fondo che sorreggono l’intero progetto di Calò in cui a tanta semplicità di immagini evocate si contrappongono temi e questioni profonde e filosofiche che Calò investiga a suo modo.

 

VINCENZO CALO’ è nato a Francavilla Fontana (Br) nel 1982. Dal 2003 ha pubblicato vari componenti poetici, di narrativa e saggistica su varie antologie. Ha conseguito menzioni, s segnalazioni e riconoscimenti nel campo letterario nazionale e internazionale. Scrive sul periodico di Roma “L’Attualità” trattando prevalentemente tematiche etico-sociali. Assieme ad Antonio Di Lena cura la web fanzine musicale “Suoni del Silenzio”.  C’è da giurare che siamo veri…, raccolta di poesie, è stato pubblicato nel 2011 da Albatros Editore.

 

Lorenzo Spurio

 

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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