Lo scrittore marchigiano Luca Rachetta presenta il nuovo libro “Le oscure presenze”

Giovedì 24 gennaio 2013, alle ore 17.30, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Antonelliana di Senigallia, si terrà, nell’ambito della rassegna “Sognalibro”, la presentazione dell’ultimo libro di Luca Rachetta dal titolo Le oscure presenze, pubblicato per i tipi della Edizioni Creativa.

Luca Rachetta, che ha già dato alle stampe il saggio Vitaliano Brancati. La realtà svelata, le raccolte di racconti Dove sbiadisce il sentiero e La teoria dell’elastico, il racconto lungo La torre di Silvano,  i romanzi La guerra degli Scipioni e La setta dei giovani vecchi e l’ebook La missione di San Silvestro, propone questa volta il romanzo Le oscure presenze, già presentato in anteprima al Pisa Book Festival del novembre scorso e alla fiera del libro di Roma “Più libri più liberi”, svoltasi nel mese di dicembre. Nel libro di Luca Rachetta il protagonista, Andrea Bardi, assume i tratti dell’uomo contemporaneo, in bilico tra sogno e pragmatismo, alle prese con dubbi, paure, sensi di colpa e allo stesso tempo animato da uno slancio vitale inestinguibile, che lo porta a misurarsi con le oscure presenze che lo circondano e lo inquietano per conquistarsi così la sua piccola oasi di serenità.

La serata sarà condotta da Fabrizio Chiappetti, che curerà l’intervista all’Autore, mentre a Mauro Pierfederici sarà affidata la lettura di alcuni passi dell’opera. In conclusione Luca Rachetta accoglierà gli eventuali commenti e risponderà alle domande del pubblico. 

 

Rachetta locandina

 

 

I Concorso Letterario “La seduzione e l’eros” organizzato da Mangiaparole, libreria-caffè di Roma

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Concorso letterario
“LA SEDUZIONE E L’EROS”
Scadenza: 15 aprile 2013
Dopo la lettura dell’ormai milionaria trilogia sulle “Sfumature”, ci siamo chiesti se quella della James sia veramente l’espressione letteraria più significativa dell’erotismo in questi ultimi anni. Il suo successo farebbe pensare di sì, ma noi ci rifiutiamo di crederlo! Siamo convinti che, almeno in Italia, c’è chi saprebbe fare di meglio. Per conferma, abbiamo voluto lanciare un nuovo Concorso letterario sui temi dell’erotismo, dal titolo “LA SEDUZIONE E L’EROS”…
EDIZIONI PROGETTO CULTURA e “MANGIAPAROLE”, libreria-caffèletterario di Roma, lanciano la I Edizione del Concorso letterario sui temi dell’erotismo: “LA SEDUZIONE E L’EROS”.
Il premio finale consiste nella pubblicazione delle opere più meritevoli che incarnino i tre principi-cardine che intendiamo promuovere: Audacia, Originalità, Misura.
Le opere pubblicate tramite il Concorso apriranno una nuova Collana di poesia e narrativa da parte di Edizioni Progetto Cultura sui temi dell’erotismo, dal titolo: AbatJour.
SEZIONI del Concorso
A – Narrativa (da 1 a 40 cartelle, di 1700 btt. cad.)
B – Poesia (da 15 a 30 composizioni)
GIURIA E VINCITORI
La giuria del Premio, composta dalla Redazione della Casa Editrice, selezionerà una rosa di 15 finalisti al massimo per ognuna delle due Sezioni. L’elenco dei finalisti verrà pubblicato sul sito della casa editrice (www.progettocultura.it) e della libreria-caffé letterario “Mangiaparole” (www.mangiaparole.it); agli interessati verrà data comunicazione anche via e-mail.
I vincitori delle due sezioni saranno designati nel corso della serata di premiazione, che si terrà a Roma presso i locali di “Mangiaparole”, in Via Manlio Capitolino, 7/9 (la data e ora di svolgimento verranno tempestivamente comunicate agli interessati).
Alla designazione del vincitore delle Sezioni A e B provvederà, direttamente durante la cerimonia di premiazione, una giuria popolare di dieci “lettori forti” scelti fra i clienti abituali della libreria-cafféletterario “Mangiaparole”.
Il premio per l’opera vincitrice di ogni Sezione consiste nella pubblicazione (a titolo completamente gratuito) da parte di Edizioni Progetto Cultura, nella nuova Collana AbatJour, previo regolare contratto di edizione. Il premio non sarà assegnato se non perverranno opere ritenute meritevoli.
La giuria si riserva la facoltà di pubblicare nella stessa collana AbatJour, previo regolare contratto di edizione, ulteriori opere, oltre a quelle vincitrici, ritenute meritevoli di considerazione nonché, di raccogliere i migliori testi in un’Antologia del Concorso.
MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
Gli autori dovranno inviare i dattiloscritti in unica copia, indicando la sezione per la quale partecipano e allegando la sinossi dell’opera e – in busta a parte, chiusa – un curriculum con i propri dati personali (indirizzo, telefono, e-mail e codice fiscale), entro il termine del 15 aprile 2013 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo: EDIZIONI PROGETTO CULTURA – Casella Postale 746 – 00144 ROMA EUR.
Si richiede una quota di partecipazione pari a 20 euro per spese di organizzazione e di segreteria, da versare tramite bonifico bancario con IBAN = IT06I0558403252000000051351 (Banca Popolare di Milano, Ag. Roma) ovvero c/corrente postale n° 52028743 intestato a Edizioni Progetto Cultura – Roma, indicando come causale: Concorso “La seduzione e l’eros”. Ricevuta del pagamento effettuato dovrà essere acclusa al plico contenente il dattiloscritto.
I dattiloscritti inviati non saranno restituiti.
La partecipazione al Concorso comporta automaticamente l’accettazione integrale del presente Regolamento. Con l’invio dei dattiloscritti s’intende accordato il consenso al trattamento dei dati personali da parte dei partecipanti al Concorso per ogni aspetto connesso all’attività di Edizioni Progetto Cultura e di Mangiaparole.

“Il quaderno quadrone” di Massimo De Nardo

Il quaderno quadrone
di Massimo De Nardo
Rrose Sélavy, 2012
ISBN: 978-88-907970-0-2
Costo: 10,20 €

 

Sinossi:

582482_465580216812296_470196528_nNimbo e Dizzy fanno due mestieri davvero speciali: Nimbo ripara le nuvole, Dizzy cerca le parole. Quando non piove o piove troppo, arriva Nimbo e mette tutto a posto; quando fai i compiti e non trovi la parola giusta o ce l’hai sulla punta della lingua e non viene fuori,basta telefonare a Dizzy e lui risolve la faccenda. Ma questa volta accade qualcosa di strano nei loro strani mestieri. Sapranno cavarsela? Scopriamolo pagina dopo pagina, anche nella meraviglia dei fantastici disegni di Tullio Pericoli.

 

E’ USCITO IL NUOVO NUMERO DELLA RIVISTA EUTERPE DAL TEMA “L’INTERCULTURA”

Rivista EuterpeE’ appena uscito il sesto numero della rivista Euterpe, rivista di letteratura diretta da Lorenzo Spurio, scrittore e critico-recensionista e gestita assieme agli scrittori e poeti Massimo Acciai e Monica Fantaci.

La rivista si apre con un editoriale che affronta il tema dell’intercultura e che è firmato da Monica Fantaci, poetessa palermitana e vice-direttrice della detta rivista.

Numerosi i testi a tema e quelli a tema libero che coprono tutti i generi: poesia, narrativa, saggistica, recensioni, interviste. Al termine si offre, inoltre, una serie di segnalazioni di concorsi ed eventi letterari appositamente scelti per la diffusione.

Il nuovo numero della rivista può essere letto e scaricato cliccando sul logo della rivista qui sopra.

Hanno collaborato al presente numero della rivista: Monica Fantaci, Fiorella Carcereri, Lorenzo Spurio, Cinzia Tianetti, Mauro Biancaniello, Emanuele Marcuccio, Anna Maria Folchini-Stabile, Michela Zanarella, Massimo Acciai, Luisa Bolleri, Fiorella Carcereri, Patrizia Chini, Federico Caruso, Alessandro Dantonio, Gennaro Tedesco, Monia Minnucci, Valeria Di Iasio, Iuri Lombardi, Elisabetta Polatti, Emanuela Di Caprio, Giuseppe Bonaccorso, Annamaria Pecoraro, Fiorella Fiorenzoni, Antonella Santoro, Martino Ciano, Miriana Di Paola, Anna Alessandrino, Giuseppe Giulio, Cristina Lania, Anna Santoni, Francesco Martillotto, Ivan Pozzoni e Maria Rosaria Di Domenico.

Si ricorda, inoltre, che il prossimo numero avrà come tema “La città” e che i materiali dovranno essere inviati entro e non oltre il 25 Febbraio 2013 alla mail della rivista:  rivistaeuterpe@virgilio.it

In Fb è presente l’evento per il prossimo numero della rivista, a questo link: https://www.facebook.com/#!/events/311224935664927/?notif_t=plan_user_invited

Grazie a tutti per la collaborazione e l’attenzione.

Lorenzo Spurio

Direttore Rivista Euterpe

Firenze, ieri pomeriggio letterario con la presentazione dei libri di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

Ieri ala Cabina Teatrale di Saverio Tommasi a Firenze (zona Rifredi) si è parlato di letteratura e scrittura presentando i libri “Flyte e Tallis.  Ritorno a Brideshead ed Espiazione. Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese”, un saggio di critica letteraria scritto da Lorenzo Spurio e “Un fiorentino a Sappada”, raccolta di racconti di Massimo Acciai.

Relatori della serata sono stati: Iuri Lombardi (poeta e scrittore), Sandra Carresi (poetessa, scrittrice e vice-presidente dell’Ass. Culturale TraccePerLaMeta), Rita Barbieri (docente di lingua cinese), Paolo Ragni (poeta e scrittore), Lorenzo Spurio (scrittore, critico-recensionista e direttore rivista Euterpe) e Massimo Acciai (poeta, scrittore e direttore rivista Segreti di Pulcinella).

 

Guarda il video della presentazione.

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e hanno condiviso questo pomeriggio letterario con noi.

Gli eventi da noi promossi a Firenze e provincia continuano secondo questo calendario:

LOCANDINA EVENTI GENNAIO-FEBBRAIO FI-page-001

“K L’arte dell’amore” di Hong Ying, recensione di Rita Barbieri

K, L’arte dell’amore
di Hong Ying
Traduzione di B. Bagliano
Garzanti, Milano, 2007
Pagine: 222

Recensione di RITA BARBIERI

Nella creazione di un romanzo credo si debba seguire un unico criterio di base: un romanzo dovrebbe essere ‘una buona storia ben raccontata’ (…)” (1)

copQuesto romanzo dell’autrice cinese Hong Ying, pubblicato in Italia per la prima volta nel 2005, prende spunto da una storia realmente accaduta. La scrittrice, nella postfazione al libro, che negli anni ’80, periodo in cui in Cina si svilupparono numerose correnti letterarie, avanguardie e nuove tendenze stilistiche sull’onda anche dell’influenza della letteratura occidentale, aveva iniziato per curiosità a frequentare numerosi circoli letterari clandestini e ufficiali.

Continua a leggere la recensione cliccando qui.

“Pioveva a Soria” racconto-diario di Lorenzo Spurio

Pioveva a Soria

racconto-diario di Lorenzo Spurio

“¡Oh, sí! Conmigo vais, campos de Soria,
tardes tranquilas, montes de violeta,
alamedas del río, verde sueño
del suelo gris y de la parda tierra,
agria melancolía
de la ciudad decrépita.
Me habéis llegado al alma,
¿o acaso estabais en el fondo de ella?”
(Antonio Machado, “Campos de Soria”)
 
“Batte la pioggia il grigio borgo, lava
la faccia delle case senza posa,
schiuma a piè delle gronde come bava
(Marino Moretti,  “A Cesena”)”

L’avevo trovata diversa da come me l’ero immaginata. Le poesie dove veniva decantata parlavano di un borgo semplice, immerso nelle campagne bruciate dal sole. Davanti ai miei occhi, invece, era scorsa l’immagine di un centro storico abbastanza sviluppato che si estendeva a partire dal Collado e, una volta usciti dalla zona centrale, poco al di là dell’Alameda de Cervantes, c’erano una serie di palazzotti di numerosi piani di recente costruzione. Recente per modo di dire, costruiti però non prima degli anni Sessanta. Al piano terra c’era qualche fioraio e vari mq di negozi cinesi vendi-tutto. Dopo di quella zona iniziavano i campi sterminati, in parte frammisti a zone rocciose di una pietra rossiccia che si sfaldava facilmente e che avevo visto arrivando in autobus. Era un paesaggio un po’ monotono e che si ripeteva identico quasi all’infinito, senza annoiare. Un binario arrugginito e fuori utilizzo percorreva parallelamente la strada principale, ricoperto ormai da varie piante spontanee.

Continua a leggere il racconto cliccando qui.

“Vuoto apparente”, poesia di Fiorella Carcereri

Vuoto apparente

di FIORELLA CARCERERI

 

 

Fa male da morire

questo buco

che ho dentro al petto,

imprecisabile,

indefinibile,

insondabile.

 

 

E’ dunque questo il vuoto?

 

 

Non trovo risposta.

Ma finché il cuore

continua a pulsare

e la mente si rifiuta

di spegnere le luci,

no, è soltanto

un vuoto apparente.

“Cecità” di José Saramago, recensione di Anna Maria Balzano

Cecità

di Josè Saramago

Recensione di ANNA MARIA BALZANO

 

sCredo che a buon diritto Cecità di Josè Saramago possa essere definito  romanzo dell’assurdo, come lo fu La peste  di Camus.

Iniziamo con l’analizzare il titolo: è significativa la scelta di un sostantivo astratto, che, nell’uso assoluto che ne fa l’autore, libero cioè da qualsiasi articolo che aggiunga una connotazione al termine, si impone, attraverso il suo significato,come una condizione propria a tutto il genere umano, una sorta di categoria dello spirito.

Immediatamente dopo un breve primo paragrafo scritto in uno stile tradizionale, Saramago stravolge ogni regola e comincia ad accorpare le frasi, dando ad esse solo delle pause logiche segnate dalle maiuscole, con una tecnica del tutto simile a quella del flusso di coscienza la cui massima espressione è il monologo di Molly Bloom nell’ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce. Nell’opera di Saramago il pensiero del singolo si fa tutt’uno col dialogo tra i personaggi, creando, attraverso l’espressione verbale, l’esatta idea del caos esistente nel mondo: d’altra parte i personaggi stessi non si distinguono per il loro nome, ma solo per alcune connotazioni fisiche o sociali. Così ci troviamo di fronte al medico, alla moglie del medico, al ragazzino dall’occhio strabico, alla ragazza dagli occhiali scuri e via dicendo.  La perdita di identità è dunque uno dei temi fondamentali di questo romanzo: la vicenda descritta riguarda Ognuno, una sorta di Everyman della tradizione medievale, riguarda l’Uomo e non il singolo. Tutti dunque si trovano nella tragica condizione di cecità, ad eccezione della moglie del medico. E questo, a mio avviso, è un’altra scelta significativa dell’autore, perché solo a lei, a questa donna dotata di coraggio, di generosità e di senso di solidarietà verso il prossimo, è affidato il compito di dare testimonianza di ciò che ha visto e di ciò che è accaduto. La sua funzione non è diversa da quella che Melville attribuì a Ishmael nel suo Moby Dick: solo Ishmael potrà raccontare l’avventura tragica di Achab e della balena bianca e lasciare al lettore la libertà di coglierne il significato simbolico attraverso la forza della parola.

La cecità, dunque, che dilaga come un’epidemia, porta alla luce la parte bestiale e primitiva dell’uomo messo a nudo e privato di ogni condizionamento civile. Violenza e prevaricazione schiacciano i più deboli, abusi di ogni tipo si effettuano in un manicomio dismesso trasformato in lager. Non si può non rilevare, in questo contesto, il chiaro significato politico dell’opera.

Come nei convogli della morte e nei lager nazisti, l’uomo perde totalmente la sua dignità, si trova immerso nei suoi escrementi, che diventano quasi un’estensione del suo corpo. In queste condizioni l’orrore si sostituisce alla normalità, il fetore all’odore, l’atto sessuale diventa perversione e la diffidenza e l’odio si diffondono persino tra le stesse vittime, tra coloro cioè che condividono una sorte sciagurata e malvagia. In questa prospettiva il linguaggio che crea le scene dei ciechi che camminano in fila indiana avendo come riferimento  strisce di stoffa che fungono da guida, suscita lo stesso raccapriccio e sconcerto che suscita l’immagine pittorica ne La parabola dei ciechi di Pieter Bruegel.

La cecità, d’altronde, è l’unica condizione, nel mondo di Saramago, per giungere alla conoscenza, proprio come lo fu la peste per gli abitanti di Orano nel romanzo di Camus. Non possiamo non ricordare, a questo punto, che nella tradizione classica, sono proprio i ciechi, quelli che “vedono” realmente: da Omero a Tiresia a Edipo. Si consideri l’interpretazione di Pier Paolo Pasolini del mito di Edipo: qui la cecità è  espiazione e riscatto per l’uomo di ieri come per quello di oggi. L’Edipo di Pasolini nasce negli anni venti, vive nell’antica Tebe e muore nella Bologna degli anni sessanta. Nulla di più efficace per esprimere il concetto che questa condizione di morte in vita non appartiene a un’epoca ma è insita nel cuore degli uomini finché non siano essi stessi a prenderne coscienza e a superarla.

ANNA MARIA BALZANO

QUESTO TESTO VIENE QUI PUBBLICA SU GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE STRALCI O L’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

 

“Edom”, racconto di Giuseppina Vinci

Edom

di GIUSEPPINA VINCI

 

victorian-lady-bSi chiedeva spesso perché avessero deciso di chiamarla Edom

La madre l’aveva affidata a Maria.

Edom, la chiamavano le amiche e lei era quasi lusingata che il proprio nome fosse così raro, così particolare.

Era cresciuta vicino alla campagna, l’aria pura, il verde, attorno a lei una famiglia unita, almeno così sembrava. Qualcuno in famiglia non aveva mai accettato la sua nascita, la sua presenza.

Edom aveva studiato, era molto bella.

 Eppure Edom si sentiva sola, tutti gli uomini che la corteggiavano non l’amavano come lei avrebbe voluto.

Non era amore il loro. L’amore non era quello.

Non poteva accettare. Così passavano gli anni ed ella era sempre infelice.

Edom si sentiva sempre più sola.

L’amore quello che ti coinvolge, ti eleva, ti trascina violentemente e dolcemente, quelli che ti fa guardare

Le stelle e pensare che anche il tuo amore nello stesso momento le sta guardando,

l’amore quello che ti fa sentire un’unica cosa, quello che ti fa credere a una sola anima, a un solo pensiero

a un unico ed eterno pensiero, questo è ciò che voleva. Ma esisteva, si chiedeva Edom?

NO. Era come un’onda! Spinta da una forza sconosciuta e toccava la terra, ma si ritraeva e si avvolgeva

e ritornava da dove era sospinta, per perdere se stessa, per non distinguersi più. Non era più nulla. Una

goccia tra tantissime, migliaia, infinite, indistinte, tutte messe insieme da una Volontà brillare, per luccicare

scomparire nel grande mare della vita.

Avrebbe un giorno, si chiedeva Edom, vissuto come sognava?

Il suo era un sogno, un bellissimo sogno e come tutti i sogni non sai mai se si avverano o no.

Sei come una piuma, anche una brezza può condurti chissà dove. E poi il vento della vita, ancora più

lontano. Senti la vita leggera, l’ami, la senti dentro di te, attorno a te.

edom aveva incontrato e conosciuto tanti uomini, sperava che qualcuno potesse essere realmente

quello che le avrebbe fatto provare quell’amore, quello per cui avrebbe sentito la magia della vita.

Ma il tempo passa, passa anche per Edom. Non aveva colto il momento e sola, rivede un bel giorno Davide.

Negli anni passati l’aveva respinto più volte, adesso lo guardava con occhi diversi e prima ancora che lui

riavvicinasse a lei, lo chiama, si frequentano, si sposano. Il desiderio di un bambino sembra unirli ma l’impossibilità di averli li allontana, spezza quell’esile filo che li teneva uniti.

E’ sola. Ritorna a essere sola. Lui non sta molto a casa. Ha tante altre cosa da fare, dice. Il lavoro, questo, quello.

Non è proprio quello che voleva, che sognava. Ma i sogni sono sempre sogni. Rimangono sogni.

La solitudine ti frega. Ti adatti. Sopporti. Ti rassegni. Accetti quello che è necessario accettare.

Vorrebbe rifarsi una vita, come si dice. La quotidianità della vita, mediocre. Sembra quasi

Ricordare la signora Dalloway. Ella accetta la sua vita nella sua quotidianità, nella sua , se vogliamo,

mediocrità.  Nella serpentina di Londra aveva gettato uno scellino, quando gli altri possono gettare la propria vita, come  Septimus; lei Edom aveva gettato tutti i suoi sogni, le sue illusioni. Tutti gettiamo

qualcosa di noi stessi e non sappiamo più come riprendercela, mai più.

Ma dobbiamo continuare a vivere, se non per noi stessi. E così Edom continua a vivere ma crede di essere

Una morta viva. Dentro non ha più nulla di quello che la sorreggeva, nulla di quello per cui viveva, si illude di vivere, ma sa che qualcosa è irrimediabilmente andato per sempre e nessuno e nessun fatto potrà ridarle la speranza. E’ duro continuare a vivere quando non hai la speranza. E questa la devi cercare dentro di te.

Devi guardarti dentro e cercare, cercare, forse qualcosa su cui costruire puoi ancora trovare.

L’amore per la natura, per il mare,

 per la stessa vita potrebbe aiutarti.

Ma non lo fa. E si isola. Sempre più dagli altri, dal mondo. Cosa potrebbe scuoterla, solo Dio lo sa.

Solo Lui può farsi sentire, può scendere nel suo cuore e chiamarla a Sé.

la stessa vita che una volta amavi, che una volta affrontavi perché quella persona era vicina a te.

Quella persona era tutto per te, ma la stessa Vita te l’ha strappata per sempre, e tu rimani là a chiederti perché, e non sai darti una ragione. Questo è quanto Edom ha vissuto, sentito, sofferto.

La morte della madre le ha spezzato il cuore, l’ha ridotto in brandelli, ella è una morta viva, dice di se stessa.

Un vuoto dentro e attorno a lei, indefinibile, intoccabile, inevitabile la tiene sospesa, la stringe

Non riesce a liberarsi, quasi la soffoca, come può continuare la vita, l’essere più prezioso non è più con lei.

Il sostegno, le braccia che la consolavano, non è più con lei.

E’ sola, senza amore…..

Di amiche Edom ne aveva tante, la stimavano, le raccontavano tanti fatti della loro vita

ed ella le ascoltava e dava loro consigli, sempre disinteressati, voleva anche lei bene alle amiche.

In lei molte trovavano conforto, la sua comprensione era tanta, il suo coinvolgimento sincero.

Sembrava che solo Davide non si accorgesse della ricchezza morale, della capacità di penetrare i problemi degli altri, della disponibilità al dialogo, o forse sì, ma non lo dimostrava.

Sembrava che i suoi interessi fossero rivolti ad altro. La casa, la loro casa, più che un nido di amore, era un nido di solitudine.

Era tanto cambiata Edom, ancor più dopo la morte della madre. Pensava sempre a lei. Solo lei le dava ciò di cui aveva bisogno, ciò di cui aveva avuto sempre bisogni: fiducia nella vita, forza, amore.

Ormai, però non c’era più, nessun altro al mondo poteva sostituirla, né il marito, né i fratelli, né le amiche. Nessun altro. Non un muro, non una barriera che possa farti pensare e voler vedere cosa può esserci   oltre.

No. E’ il rifiuto, la non accettazione del mondo, la sua vita. Non chiede nemmeno cosa può esserci al di là

Di quella barriera. Edom, nata per amare, per dare, adesso non vuole più amare, dare, non può più amare, non può più dare, dentro di lei il vuoto, il deserto, tutto è immobile in lei, fermo, paralizzato. La vita non ha senso, non ha motivo, non ha futuro. Scorrono i giorni, tra silenzi, e il silenzio attorno e dentro forse un giorno sarà vivo, avrà una voce, le riempirà il cuore e potrà tornare a palpitare……..

E’ uscito “I poeti contemporanei 66” (e-book)

I poeti contemporanei 66
di AA.VV.
Editore Pagine, 2012
Formato Kindle
Link diretto all’acquisto

 

1Sinossi:  La modernità comporta velocità ed estensione: si arriva in un baleno a tante persone, nei luoghi più diversi e lontani. Può rifiutarsi
a questo la poesia, tenuta così a lungo appartata? Ma la poesia ha per sua natura la grazia di  darsi ad ognuno, di condurlo nell’altrove
della parola destinata a durare e del pensiero che rende chiari e colmi i giorni della vita.
Così, in questi libri in cammino, nei loro versi, nelle loro frasi, troveremo il molto che ci portavamo dentro inespresso, la vicinanza di chi rivelandosi ci rivela a noi  stessi. E daremo voce a sentimenti che fremevano dietro mura di silenzio,  traverseremo mondi che ci appartengono e che mai prima avevamo nemmeno intravisto. Ognuno di questi libri nasce come un bene comune
e un  avvio.

Elio Pecora

Autori:
Marianna Corsaro
Marise
Gallo
Emanuele Marcuccio
Giovanni Moschella
Mario Pieroni
Fabiana
Pisetta
Cesare Rosati
Umberto Siotto
Alessandro Sturiale
GianPietro
Tomasini
Antonino Stampa
Genesia Vincis
Janet Viola

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