“Pioveva a Soria” racconto-diario di Lorenzo Spurio

Pioveva a Soria

racconto-diario di Lorenzo Spurio

“¡Oh, sí! Conmigo vais, campos de Soria,
tardes tranquilas, montes de violeta,
alamedas del río, verde sueño
del suelo gris y de la parda tierra,
agria melancolía
de la ciudad decrépita.
Me habéis llegado al alma,
¿o acaso estabais en el fondo de ella?”
(Antonio Machado, “Campos de Soria”)
 
“Batte la pioggia il grigio borgo, lava
la faccia delle case senza posa,
schiuma a piè delle gronde come bava
(Marino Moretti,  “A Cesena”)”

L’avevo trovata diversa da come me l’ero immaginata. Le poesie dove veniva decantata parlavano di un borgo semplice, immerso nelle campagne bruciate dal sole. Davanti ai miei occhi, invece, era scorsa l’immagine di un centro storico abbastanza sviluppato che si estendeva a partire dal Collado e, una volta usciti dalla zona centrale, poco al di là dell’Alameda de Cervantes, c’erano una serie di palazzotti di numerosi piani di recente costruzione. Recente per modo di dire, costruiti però non prima degli anni Sessanta. Al piano terra c’era qualche fioraio e vari mq di negozi cinesi vendi-tutto. Dopo di quella zona iniziavano i campi sterminati, in parte frammisti a zone rocciose di una pietra rossiccia che si sfaldava facilmente e che avevo visto arrivando in autobus. Era un paesaggio un po’ monotono e che si ripeteva identico quasi all’infinito, senza annoiare. Un binario arrugginito e fuori utilizzo percorreva parallelamente la strada principale, ricoperto ormai da varie piante spontanee.

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2 pensieri riguardo ““Pioveva a Soria” racconto-diario di Lorenzo Spurio

  1. Bellissimo questo racconto di Lorenzo Spurio, “Pioveva a Soria”, in cui la descrizione dei luoghi evoca suggestivamente la poesia del grande Machado. La disillusione iniziale per non aver trovato il borgo decantato nei versi del poeta, ma un centro piuttosto sviluppato, in cui la semplicità rurale sembra essere stata soppiantata dagli effetti talvolta negativi del progresso, dove l’autunno ha portato una pioggia martellante, trasformando il sole accecante in un recente ricordo, viene subito compensata dall’atmosfera che evoca ovunque i versi del poeta e il suo amore per Leonor. Con grande sensibilità Spurio sottolinea come oggi Soria celebri Machado con statue e targhe, materia inerte e statica se confrontata al grande valore evocativo dei versi recitati, materia tuttavia destinata a durare nel tempo e per questo ideale a tramandare l’opera di un grande artista.
    Bella e suggestiva la metonimia con cui si identifica Soria con Machado, allo stesso modo in cui Recanati è Leopardi. Giusto associare i grandi artisti ai luoghi ai quali essi appartennero: ciò, come dice Spurio, permette di “immergersi in uno scenario letterario, più che storico”.

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