“Penne d’aquila” di Susanna Polimanti, recensione di Lorenzo Spurio

Penne d’aquila
di Susanna Polimanti
Kimerik Edizioni, Patti (Me), 2011
ISBN: 978-88-6096-716-9
Pagine: 173
Costo: 12 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

images“Penne d’aquila”, dell’amica Susanna Polimanti, è un romanzo che non lascerà indifferente il lettore. Il perché di questa affermazione il lettore lo sviscererà lentamente, pagina dopo pagina.

Il linguaggio chiaro e pulito, la ricca presenza di citazioni e riferimenti a testi “classici” della letteratura europea e non solo, rendono il percorso del lettore ulteriormente piacevole e motivo di riflessione sui temi che Susanna Polimanti affronta. Dolore, solitudine e senso d’apatia si intervallano a momenti d’evasione, flirt amorosi, serate spensierate con le amiche per poi risprofondare nella sofferenza per la dipartita di un congiunto, la desolazione interiore e lo scoraggiamento per una situazione lavorativa traballante, insicura, e ulteriore motivo di tormento. Ma il romanzo non è un elogio alla sofferenza, né una presa di coscienza sulla miserevolezza e la condizione disagiata dell’uomo nella società contemporanea, piuttosto è la trasposizione su carta di un animo sensibile che ha combattuto battaglie che l’hanno forgiata. Perché il libro è chiaramente una summa organica di motivi e riferimenti biografici della scrittrice (la citta natale dove scorre il fiume Topino, che è chiaramente la città di Foligno, la “cittadina delle Marche piena soltanto di salite e discese” (32) in cui vive che è di certo la città-capoluogo di Fermo, il lavoro di traduttrice-interprete, etc).

Il lettore è affascinato dalle pieghe intimistiche del romanzo ed accompagna mano nella mano la sua eroina, Virginia, ragazza dall’animo inquieto, sofferente, taciturna e minata –lo si dirà nelle primissime pagine del romanzo- da ricadute e svenimenti che, oltre a indebolirla, la conducono a domandarsi di continuo il perché di quegli avvenimenti.

La narrazione prende una virata più colorita quando la narratrice ci parla della sua introduzione al mondo del lavoro con colloqui, licenziamenti, contatti con dirigenti e quant’altro nella sua attività di interprete e traduttrice in imprese del calzaturiero nel Fermano (altro riferimento alla stessa autrice dove appunto vive ed ha lavorato).

“Penne d’aquila” è un romanzo di formazione: seguiamo Virginia dall’adolescenza fino alla maturità e nel trascorso degli anni intuiamo una crescita morale che si esplica nella felice riconciliazione con sé e nella scoperta del bello nel semplice, ma è anche e soprattutto un romanzo d’amore perché la componente formativa, di conoscenza del mondo, tipica del bildungsroman, non può non passare attraverso la conoscenza, l’attrazione e l’amore verso qualcuno. L’amore è di certo un elemento conoscitivo ed esperenziale di fondamentale importanza nel percorso di crescita e qui, nel romanzo di Susanna, è il tema che aggruma tutta la narrazione, come il finale agrodolce evidenzierà. Ma la crescita non può avvenire neppure senza aver sperimentato realtà spaziali differenti da quella natia ed è per questo che l’esperienza universitaria di Bologna, la singolare vacanza-studio in Germania, le trasferte lavorative a Copenaghen e a Shangai, oltre a significare momenti di lucido ritrovamento di se stessa, di pacificazione e di osservazione dei suoi problemi da fuori, funzionano come rinvigorimento di quell’essere a tratti depresso a tratti perturbato dai sentimenti contrastanti che l’amore spesso genera. Ma nella vita di Virginia –il cui nome non può che richiamare la grande scrittrice inglese che soffrì di depressione e che introdusse il celebre “flusso di coscienza”-  non mancano forti contraccolpi e momenti bui ad aggravare la pesantezza di un vivere tormentato quali sono la morte del padre, prima, e quella di una grande amica. Momenti difficili che pongono l’autrice ad elucubrazioni ancora più particolareggiate e di difficile risposta che affida soprattutto ad alcune citazioni che la scrittrice ha deciso di mettere all’inizio di ciascun capitolo.

Un romanzo d’indagine nelle pieghe dell’io, alla continua ricerca della ragione del mal di vivere e al contempo di una esasperata volontà di sentirsi amata. A volte –sembra sussurrarci l’autrice all’orecchio- non c’è una spiegazione chiara e definita a ciò che ci accade. Possiamo collegarlo a qualcos’altro o rintracciarne la causa in ciò che più ci fa piacere, ma il più delle volte le cose accadono per caso, per sbaglio, per coincidenze. Ed è proprio per questo che Virginia ed Angelo riusciranno a rincontrarsi dopo trenta anni e a riscoprirsi attratti, coinvolti, uniti in un amore mai del tutto esplicitato, ma che ancora una volta verrà vissuto troppo velocemente.

Nelle ultime pagine leggiamo: “Aveva imparato a sorridere, anche quando le circostanze le avevano impedito di farlo” (172). Il tempo dona esperienze, nuove amicizie, amori, regala viaggi, momenti di condivisione, ma porta con sé anche l’aggravarsi di malattie e ci priva di persone care. Forse, allora, la soluzione di tutto sta nel saper colloquiare con esso, riconciliandosi agli eventi passati senza rancori né recriminazioni, per consentire a quelle ali invisibili che tutti abbiamo, di spiegarsi e di dar vita a un soave volo. E magari di sorvolare sui lidi adriatici delle Marche di cui Susanna ci parla e dei quali io stesso condivido un grande attaccamento.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico letterario)

 

Jesi, 6 Giugno 2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E RIPRODURRE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Intervista a Gilbert Paraschiva, a cura di Lorenzo Spurio

INTERVISTA A GILBERT PARASCHIVA

a cura di Lorenzo Spurio

 

LS: Per la sua intensa attività di presentatore, conduttore e cantante è stato definito come un “concentrato di Corrado, Baudo e Bongiorno”. Che cosa ne pensa di questa definizione dove viene equiparato ad altisonanti nomi del panorama culturale-televisivo italiano?

GP: E’ stata la giornalista Adriana Serra a definirmi “CO-BA-BO” in un importante settimanale, per l’humor di Corrado, la musicalità di Baudo e la signorilità di Bongiorno, anche se in “illo tempore”, mi sentivo più vicino a Daniele Piombi che mi presentò e poi consegnò l’Anfiteatro d’Oro a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) come cantautore in quanto vincitore dell’omonimo Festival.

091230172910-gilbert-paraschiva-festa-italiana-giardini-naxos-rodolfo-amodeo-03LS: I suoi esordi nel mondo della musica sono da rintracciare in Africa, e per la precisione in Eritrea. Lei, infatti, proprio come il grande Giuseppe Ungaretti, nacque ad Alessandria D’Egitto e nella città trascorse l’infanzia e l’adolescenza. Che ricordo ha di quel periodo? E’ ritornato poi nel corso degli anni a visitare la città e, se sì, come l’ha trovata?

GP: Sono nato e vissuto ad Alessandria d’Egitto fino a 14 anni e dai 14 ai 27 all’Asmara (Eritrea) dove feci le prime esperienze di batterista con Renato Carosone. Ad Alessandria non ci sono mai più tornato mentre all’Asmara ci sono ritornato nel 1996 e l’ho trovata ancor più bella, ma mi ha fatto uno strano effetto perché dai 200.000 italiani di una volta ne ho trovati si e no 200!

LS: La camaleonticità di artista che la contraddistingue è da rintracciare anche nella variegata “appartenenza” a varie città: Alessandria d’Egitto, Napoli e poi la provincia di Messina. A quale città si sente maggiormente legato e per quale motivo?

GP: Ogni città ha le sue bellezze e le sue caratteristiche che variano anche secondo i periodi. Un fatto è certo che esiste il mal d’Africa e quindi un rimpianto c’è sempre anche se stando in quei posti indubbiamente si sente ancor più l’amore per la Patria: forse ben per questo la mia “Italia lontana” vinse nel 1954 il 1° Premio al Festival dell’Asmara con 1470 voti su 1800 votanti. (Tanti erano e sono i posti del Cinema Teatro Impero) e, successivamente, tale canzoni, dopo “Terra straniera” di Marletta fu la canzone più amata e venduta all’Estero.

LS: La sua attività legata al mondo della musica maggiormente nota e ricordata è probabilmente il programma “L’uomo della notte”, da Lei stesso ideato. Può parlarci di come nacque questo progetto e il ricordo che ne conserva?

GP: Nacque a Radio Break Campania (R.B.C.) con le prime emittenti private che cominciarono a sorgere a Napoli ed in tutta Italia e siccome ero reduce da un’esperienza radiofonica a Radio Montecarlo dove conducevo un programma notturno molto dolce e sentimentale dal titolo: “Un peux d’amour, d’amitié et des chanson” i Dirigenti della Radio mi dissero: “Perché non fai anche qui un programma notturno simile?” Al che io dissi: “Possibile che debba far sempre l’uomo della notte?” “Ottimo – mi dissero – farai anche qui “L’uomo della notte” che fu la trasmissione notturna più amata e seguita (da una indagine della DOXA) tra gli anni ’78 e ’83 fra tutte le Emittenti Radiofoniche Italiane.

LS: La poetessa Tina Piccolo le ha dedicato una poesia intitolata appunto “L’uomo della notte” che recita:

 

L’appuntamento è tenero, suadente,
già danza tra note musicali
nell’attesa de “L’uomo della notte”.
il fascinoso Gilbert, artista eccezionale.
La voce calda vibra appassionata
e con un tocco di dolce magia
fa svanir ogni malinconia.
Con le canzoni così melodiose
fa apparir il mondo meraviglioso.
Questa è la trasmissione più applaudita,
resterà nel tempo come un mito
che consola il cuor degli italiani.
E tu, Gilbert, tornerai con eleganza
ad offrire un sogno ed un sorriso
in una coppa ricolma di speranza.

Che cosa ne pensa di questa poesia? Ha conosciuto personalmente la poetessa Tina Piccolo? Che rapporto ha con i poeti contemporanei?

GP: Tina Piccolo è stata e lo è tuttora una cara amica e come poetessa è molto brava. La ringrazio per la poesia che è molto bella laddove ci sia o non ci sia la rima e indipendentemente se la rima sia baciata od alternata. Data la mia età avanzata cambierei solo l’ultimo verso dell’ultima terzina:

E tu, Gilbert, tornerai con eleganza
ad offrire un sogno ed un sorriso
ai tuoi bravi “Cantanti in Paradiso”!

 

Il rapporto coi poeti italiani è ottimo tant’è che quando fondai “Il Pianeta dell’Amore” la parola “poetamico” la ideai io.

 

LS: Il suo esordio poetico, rispetto a quello per la canzone, è più tardo e rintracciabile nel 1990 circa con la fondazione dell’Associazione Culturale “Il Pianeta dell’amore” che pubblicava annualmente una antologia poetica. Può dirci come è arrivato alla Poesia e quali furono i primi testi pubblicati?

imagesGP:  Le mie prime poesie le scrissi a 16 anni e venivano pubblicate in un giornale per ragazzi chiamato “L’avventura” diretto da Anna Maria Miserocchi che poi, venendo in Italia costituì un Trio di Prosa meraviglioso con Anna Proclemer e Giorgio Albertazzi. Invece il mio primo libro di poesie “L’uomo della notte” nacque, a fine anni settanta, nei primi anni appunto di tale trasmissione! Quindi l’esordio poetico è pressoché analogo a quello della canzone in quanto la mia prima canzone (una samba dal titolo “Don José”) fu scritta da me a 16 anni. Che poi editori come Montedit, Carello, Tigulliana ecc. pubblicarono vari libri con le mie poesie questo realmente avvenne verso la fine degli anni ’80 e primi anni ’90!

LS: Tutta la sua produzione, tanto poetica che cantautoriale, è pervasa da un eclatante umorismo che si nota anche nei titoli di alcune sue liriche o del libro “Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai” in omaggio al grande Alberto Sordi. Quanto è importante secondo Lei la componente umoristica nell’uomo, il non prendersi troppo sul serio, l’essere a volte polemico ma in maniera giocosa e sapersi anche auto-parodiare?

GP: Talvolta l’essere polemico, seppur in maniera gioiosa, può creare delle antipatie mentre l’autoironismo la gente lo accetta più volentieri tant’è che il libro da te citato molti l’han letto tutto d’un fiato e non c’è nessuno che non si sia complimentato. (la rima è puramente casuale)!

LS: Nel 2003 con Carello Editore ha dato alle stampe un volume antologico dal titolo “Cantanti in paradiso” dove rintraccia i profili biografici, con foto ed aneddoti, la storia di numerosi cantanti italiani tra cui, solo per citarne alcuni, Fred Buscaglione, Lucio Battisti, Ivan Graziani,  Luciano Tajoli, Luigi Tenco e altri non cantanti, quali Anna  Magnani, Alberto Sordi ed altri. Quali di questi ebbe modo di conoscere personalmente e a quali di loro si sentì più legato?

GP: Con Alberto Sordi abbiamo fatto gli esami assieme alla S.I.A.E. ed a fine esame mi ha invitato a pranzo in un caratteristico locale di Trastevere. Con Mia Martini spesso il giovedì prendevamo il tè delle cinque a casa di Roberto Murolo al Vomero. Con Wanda Osiris ho suonato la batteria nel periodo in cui si incendiò il Teatro Politeama a Napoli, con Claudio Villa abbiamo avuto lo stesso impresario: Franco Baldi, con Totò ho avuto l’onore di recitare “’A Livella”, con Dalida, anche lei mia compaesana, l’ho conosciuta a San Remo e poi sono andato a mettere un fiore sulla sua tomba a Parigi e di Domenico Modugno che debbo dire: “Tu si ‘na cosa grande” viceversa non avrei fatto la versione in francese (“Tu es plus qu’étoile”) per inserirla nel mio cd “80 voglia di cantare”, perché, per me, è stato il più grande cantautore che l’Italia abbia mai avuto!

 

LS: Lei è attivo da vari anni in Internet mediante un suo sito personale, ricco di sue informazioni, su Youtube mediante una serie di canzoni da lei scritte e musicate e anche nel famoso social network di Facebook. Quanto è importante secondo lei Internet nei nostri tempi?

Crede che la società che lei ha conosciuto durante la sua infanzia e adolescenza, priva del mezzo informatico, fosse migliore o peggiore? Perché?

GP: In tutte le cose nella vita c’è il lato positivo ed il lato negativo. In Italia si stava meglio quando non c’era il divorzio od ora che c’è il divorzio? Internet non è importante, ma importantissimo ma non vi siete però accorti quanti edicolanti han chiuso i battenti? Tipografie che, se non vogliono fallire, debbono lavorare a prezzi stracciati ed altrettanto i fotografi. Dove sono le belle fotografie di una volta quando portavamo a sviluppare i rullini e le foto venivano stampate nel formato che le volevamo. Ora le scattiamo noi stessi col cellulare e le mettiamo in internet e se vogliono ce le possono anche rubare.

E dove sono finiti i bei rendiconti che ci inviava la S.I.A.E. semestralmente per i Diritti d’Autore e Fonomeccanici? Ma chi ce lo fa fare acquistare un cd 10, 12 o anche 15 Euro quando tutte le canzoni al mondo te le puoi vedere ed anche ascoltare a schermo intero sul tuo portatile!..

LS: Quali sono le attività culturali, musicali e poetiche che attualmente la vedono impegnato?

GP: Se attività culturale si può definire qualche collaborazione sporadica a qualche rivista o attività musicale qualche serata in Circoli per Anziani o Villaggi Turistici per fare ascoltare il mio cd, allora mi impegno ancora ma, credetemi, semplicemente perché… “Ottanta voglia di cantare…pour mon amour!”  Marleine, diglielo tu!

Grazie per avermi concesso questa intervista.

 

Lorenzo Spurio   Grazie Lorenzo! Il piacere è tutto mio!

 

Trappitello (Me), 30 Maggio 2013

“Grazie a Dio. Storie di uomini e donne r/accolti dal mare”

GRAZIE A DIO

Storie di uomini e donne r/accolti dal mare

Racconti veri, di persone, di mare e di speranza.

 

 

copertina_grazieadioAlhamdulilah – Grazie a Dio è un mosaico di storie di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale e opinioni politiche vissute da giovani e giovanissimi ragazzi e ragazze provenienti dall’Africa sub-sahariana che durante la cosiddetta emergenza nord-africa sono stati accolti in Italia nel centro di accoglienza allestito in Calabria, a Falerna Marina in provincia di Catanzaro, tra il 2011 e il 2012. Proprio nel cuore dell’emergenza.

 

Le storie raccontate dall’autrice, la giornalista Valentina Tortelli, raccontano la doppia fuga dei ragazzi del centro. Fuggiti prima dai loro paesi di origine in Libia dove si stabilirono trovando casa e lavoro furono costretti a fuggire di nuovo quando il paese guidato dall’ex colonnello Gheddafi fu sconvolto dalle rivolte della cosiddetta Primavera araba e poi dall’intervento militare occidentale che sfociarono in una vera guerra civile.

 

In molti casi questi ragazzi e queste ragazze sono stati costretti dalle forze armate libiche ad imbarcarsi alla volta di Lampedusa senza neanche sapere dove erano diretti, l’alternativa sarebbe stata quella di diventare miliziani dell’esercito del defunto leader libico o peggio ancora essere scambiati per sostenitori di Gheddafi ed essere uccisi dai ribelli.

 

“Quelle non sono barche, journalist, sono rottami.

E nessun sano di mente si metterebbe là sopra di sua volontà”

 

Questo diranno all’autrice gli ospiti del Centro di accoglienza di Falerna Marina gestito dal consorzio di cooperative sociali CalabriAccoglie durante l’attesa per il riconoscimento di uno status che gli consenta di godere della protezione internazionale.

Nonostante l’assurdità di chi si trova costretto a fuggire due volte, i ragazzi nutrono un’infinita speranza nei confronti della vita e del nostro Paese. “Alhamdulilah” esclamano in continuazione, “Grazie a Dio” in arabo. Da qui prende il titolo l’ebook.

 

L’autrice ci porta in questo viaggio tra storie e culture diverse in un processo di integrazione spesso complesso e delicato; ci racconta dell’incontro/scontro con la nostra burocrazia, con la cucina italiana e con la comunità del piccolo centro catanzarese.

 

I nomi dei protagonisti di queste storie vere sono di fantasia perché la loro vita non è ancora al sicuro ma Grazie a Dio, in un modo o nell’altro ce la faranno.

 

L’ebook Grazie a dio è il primo titolo pubblicato dalla giovanissima casa editrice digitale Asterisk Edizioni per la collana Due punti. Fermarsi per conoscere, dedicata alle inchieste e tematiche locali.

 

L’Ebook Grazie a Dio. Storie di uomini e donne r/accolti dal mare è in vendita presso lo store online di Asterisk edizioni (www.asteriskedizioni.it), Amazon e Google Play al prezzo di 3,49 euro.

 

L’ebook è DRM free.

 

Per contatti

tel. 328 3170506 / 347 3861482

info@asteriskedizioni.it

Per richiedere copie omaggio per recensioni scrivere all’email indicando nome, cognome e testata/blog in cui verrà pubblicata.

 

 

Valentina Tortelli è nata a Roma nel 1981. Giornalista freelance, dal 2009 fa parte della stampa accreditata presso Stato Maggiore della Difesa. Laureata in Scienze della Comunicazione, si è specializzata in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo presso l’Università La Sapienza. Ha poi partecipato al II corso di perfezionamento post-lauream per giornalisti inviati in aree di crisi “M. G. Cutuli” e ha collaborato con diverse testate tra cui Citynews, CNN Italy, Nanopress e Il Quotidiano. Ha scritto reportage di viaggio dal Marocco e, come embedded, dal Libano e dal Kosovo, al seguito del contingente militare italiano.

 

Asterisk edizioni è una casa editrice digitale nata negli ultimi mesi del 2012 specializzata nel racconto dei territori attraverso reportage, racconti di viaggio, inchieste e saggistica. Un focus importante viene dato anche alle tematiche dell’innovazione non solo attraverso la pubblicazione di ebook specializzati ma anche attraverso il blog-osservatorio sull’innovazione nel mondo dell’editoria: http://www.editoriacrossmediale.it.

A Caorle, importanti appuntamenti con la poesia

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Poesia e poeti di Alpe Adria

Torna il meeting di poesia di Caorle! 

7 – 9 giugno 2013 –

– VI Edizione –

Ospite d’onore sarà Vivian Lamarque


Readings nelle calli e, in Laguna,

la sesta Crociera della Poesia

La Poesia non cerca seguaci … cerca amanti

La celebre frase di Federico Garcia Lorca delinea perfettamente l’edizione 2013, la sesta, di Flussidiversi, il “non Festival” di Poesia e Poeti che dal 7 al 9 giugno popolerà calli e piazzette dell’antico centro marinaro di Caorle, nella Laguna Veneta.

La spettacolare eppure minimalista ambientazione, la formula fatta di readings ufficiali e improvvisati, di lunghe pause di conversazione in riva al mare o davanti ad uno spritz nelle vecchie osterie, di passeggiate collettive lungo la scogliera modellata da decine di artisti, della crociera di poeti, di vini sorseggiati direttamente in cantina, della onnipresente memoria di Hemingway, Comisso e di Zanzotto, fanno di fluSSidiverSi un assoluto unicum nel panorama non solo italiano di manifestazioni di e intorno alla poesia.

La formula di fluSSidiverSi non muta: tre giorni pieni di poesia e incontri-confronti, un Ospite d’onore e il rito finale sulla scogliera di Caorle dove una poesia appositamente creata dal Poeta Ospite si scolpisce sui massi di pietra che difendono Carole dalle mareggiate.

Versi di pietra che andranno a porsi accanto a quelli qui lasciati da Andrea Zanzotto, Christoph Wilhelm Aigner, Patrizia Valduga, Géza Szőcs, Ferdinando Bandini, Ospiti d’onore delle edizioni precedenti. A scriverli per l’edizione 2013 di fluSSidiverSi sarà Vivian Lamarque, poetessa trentino-milanese ma anche autrice di affascinanti fiabe.

Una doppia veste che qui calza a pennello, dato che il “non Festival” di Poesia è da sempre gemellato con la Mostra Internazionale di Illustrazione per l’Infanzia di Sarmede, nel contiguo trevigiano. Perché per vibrare con la poesia bisogna un po’ riacquistare la capacità di stupirsi ed emozionarsi dei bambini.

Flussidiversi è una manifestazione promossa dalla Regione del Veneto, dalla Città di Caorle, in collaborazione con la Comunità di Lavoro Alpe Adria.

 

Maggiori info: http://www.caorle.it/it/news/novita/185-la-poesia-torna-ad-incantare-caorle

E’ uscito “Euterpe” n° 8, rivista a tema “Panta Rei: Tutto scorre”

LOGO COLORISiamo felici di comunicarvi dell’uscita del numero 8 della rivista di letteratura Euterpe e siamo a ringraziarvi per la vostra grande partecipazione. Il numero a tema “Panta Rei: Tutto scorre” raccoglie poesie, racconti, saggi, recensioni, interviste ed altri testi critici, oltre a varie segnalazioni.  

Nella rivista sono presenti testi di Lorenzo Spurio, Monica Fantaci, Massimo Acciai, Maria Rosaria Di Domenico, Fiorella Carcereri, Anna Maria Folchini Stabile, Monia Minnucci, Fabrizio Bregoli, Cristina Biolcati, Veronica Liga, Antonella Troisi, Annamaria Pecoraro, Giorgia Catalano, Sandra Fedeli, Felice Serino, Anna Alessandrino, Simona Verrusio, Maria Urbano, Carla De Falco, Luisa Bolleri, Alessandro Dantonio, Michela Zanarella, Giuseppe Bonaccorso, Sandra Carresi, Giuseppe Gambini,  Cristiana Conti, Pietro Rainero, Nadia Bertolani, Gianmario Camboni, Ilaria Celestini, Angela Crucitti, Gianluigi Melucci, Cinzia Baldini, Mauro Biancaniello, Valentina Mattia, Antoine Fratini, Umberto Del Negro, Francesco Paolo Catanzaro, Antonio Spagnuolo, Marzia Carocci, Barbara Lo Fermo, Emanuele Marcuccio, Apostolos Apostolou, Benedetta Toti, Miriana Di Paola, Iuri Lombardi, Luigi Pio Carmina, Martino Ciano, Veruska Vertuani, Claudia Piccinno, Anima e Oceano (Cristina Lania), Stefano Caranti, Giuseppe Guidolin, Lorenzo Campanella, Ivan Pozzoni, Vesna Andrejevic, Clemente Condello, Fiorella Fiorenzoni, Rita Stanzione.   

La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf, cliccando qui.

Ricordiamo, inoltre, che il prossimo numero della rivista avrà come tema “Disagio psichico e sociale”. I materiali dovranno essere inviati a lorenzo.spurio@alice.it (Oggetto: Euterpe) entro e non oltre il 15 Settembre 2013.  

Cordiali saluti  

Lorenzo Spurio

Direttore Euterpe  

“Nessuno è al sicuro” di Cristina Biolcati, recensione di Lorenzo Spurio

Nessuno è al sicuro – Attacchi di squalo all’uomo in acque italiane dal 1926 ad oggi
di Cristina Biolcati
Edizioni Simple, Macerata, 2013
ISBN: 9788862597456
Numero di pagine: 57
Costo: 8,00 €
 
Recensione a cura di Lorenzo Spurio

NESSUN~1Lo squalo è per antonomasia considerato assieme ai vari predatori della savana e ad alcune specie di serpenti, uno degli animali più feroci, famelici e terribili che il nostro Pianeta annoveri. E se si prende in considerazione il solo regno “acquatico”, allora ne detiene di certo il primato assieme alla balena con la quale spesso viene ingiustamente confuso e all’orca, l’unico esemplare del regno animale che sia in grado di uccidere uno squalo bianco.

Importantissimi i tanti documentari naturalistici che si sono occupati e continuano ad occuparsi dello squalo informandoci sulle sue condizioni di crescita, sulla riproduzione e sugli habitat caratteristici ma tutti, a loro modo, hanno sempre presentato l’animale come una bestia assassina, priva di logica e alla continua ricerca di una sorta di vendetta nei confronti dell’uomo. Si tratta, ovviamente, dell’errata considerazione che l’uomo, alla pervasiva ricerca di rimuovere una fobia e di allontanare da sé il pensiero morboso, ne ha fatto: ha costruito, cioè, e continua a tramandare, una serie di convinzioni sull’animale che, se si analizza la letteratura scientifica, non hanno niente di rispondente alla realtà dei fatti. Che lo squalo sia uno dei pesci più grandi, feroce, dotato di un sistema dentale spaventoso, è una realtà intramontabile, ma il suo comportamento sfrontato e vendicativo sono delle mere costruzioni mentali dell’uomo come appunto il saggio in questione, opera di Cristina Biolcati, si appresta a sconfessare.

Si fa un breve excursus sulle varietà degli squali e da subito la scrittrice sottolinea il fatto che, seppure casi di aggressione all’uomo nei mari del nostro paese non avvengono con frequenza, nella memoria storica ci sono, però, numerosi casi che vanno ricordati e, ancora più importanti, tenuti da conto. Il saggio utilizza un linguaggio semplice ed accessibile a tutti, rifuggendo scientificismi e una sintassi settoriale e si costituisce di casi storici presentati sotto forma di cronaca con tanto di documentazione (testuale e fotografica) di incontri dell’uomo con l’animale: alcuni fatali, altri, invece, in cui l’uomo è riuscito a mettersi in salvo.

imagesSi sconfessano man mano che il lettore prosegue la lettura una serie di falsi pregiudizi e di convinzioni autoindotte dalla tv e dai mezzi di comunicazione (si noti ad esempio che gli occhi dell’animale ruotano all’indietro quando addenta le vittime e vengono coperti da una membrana che in quel momento lo rende praticamente cieco; alcune parti del suo corpo sono molto delicate e vulnerabili; i suoi attacchi alle prede falliscono nel 55-60% delle volte); si ricordi, inoltre, che il mito della ferocia del pescecane e con esso la diffusione della relativa fobia può essere rintracciato nel sequel televisivo “Lo squalo” di Spielberg degli anni ‘70.

Allora il lettore potrebbe chiedersi… perché un saggio di questo tipo?

Dalla scuola elementare ci hanno sempre insegnato che squali e balene si trovano solo negli oceani ed essendo l’Italia un paese circondato da mari, non deve temere la loro presenza. E’ errato perché come dimostra Cristina Biolcati nel saggio, una serie di motivazioni di natura diversa nel corso degli anni hanno fatto sì che lo squalo mutasse il suo habitat originario e giungesse, dunque, ad abitare e riprodursi anche nei mari. Nel testo si fa appunto riferimento a una zona compresa tra le Egadi, Malta e la Tunisia. La storia ricorda vari attacchi di squalo bianco nei mari del Belpaese, addirittura nelle acque del Tirreno e dell’Adriatico dove, si penserebbe, che un simile pericolo sia impossibile.

Con questo saggio la Biolcati, oltre a smitizzare le componenti canoniche che fanno dello squalo una sorta di demonio, una macchina portatrice di violenza, sottolineandone il carattere dell’animale, offre al lettore un valido supporto storico sulla serie di aggressioni che si ricordano e in particolare dedica spazio a due di esse: quella avvenuta a Goffredo Lombardo nel 1956 nel mare adiacente a Capo Circeo dove, immerso nei fondali, si trovò praticamente faccia a faccia con l’animale, riuscendosi a salvare e quella di Luciano Costanzo avvenuta nel 1989 nei pressi di Piombino, questa volta fatale.

Al contrario di quanto avviene al capitano Achab in Moby Dick, che ha sofferto l’intera vecchiaia nella lotta, ricerca e duello con il grande nemico, rappresentato dalla balena bianca di cui alla fine sarà vittima, Goffredo Lombardo, superstite del primo incontro con lo squalo, lo sfiderà e, mettendo a rischio la sua vita, riuscirà a pescare poi il grande pescecane che appena una settimana prima l’aveva terrorizzato.

Questo perché, come sottolinea Cristina Biolcati in più punti dell’interessante saggio, l’uomo è tormentosamente affascinato da ciò che teme, come lo squalo, e non riesce ad ammettere che l’animale possa essere più forte dell’uomo e quindi in grado di minacciare l’umanità. Vari episodi in cui le persone sono state aggredite e uccise dall’animale hanno, però, sottolineato che lo squalo resta padrone del suo habitat, il mare, dove pure l’uomo per i suoi fini (balneazione, pesca, immersione, snorkeling) può “abitare”, ma non da padrone.

Il fine del saggio è quello di comprendere il comportamento dell’animale evitando stigmatizzazioni che ci vengono indotte dai mezzi di comunicazione che tendono a vedere in lui solo una macchina di morte. La Biolcati con questa interessante opera di facile lettura a metà tra ricerca storica e interesse zoologico ci consegna un testo che fa riflettere e che chiama in causa il lettore a una maggiore “coscienziazione” sul pericolo che, pur non diffusissimo, resta comunque presente. “Nessuno è al sicuro”, intitola il libro la scrittrice. La paura che si nutre verso questo indomito animale, leggendo il libro pian piano si placa e solidarizziamo con le vittime, ma comprendiamo in maniera più attenta e veritiera il comportamento del gigante dei mari.

Per rispondere allora agli insegnamenti facilistici della prima istruzione, bisognerebbe dire ai ragazzi da subito che gli squali non vivono solo degli oceani e che non riguardano solo paesi a noi distanti, ma che per una serie di cause, quale l’innalzamento della temperatura dell’acqua, la mancanza di alimentazione e la caratteristica “migrante” che si sposa con l’animo curioso dell’animale, che lo squalo “abita” o “può abitare” anche i nostri mari.

Non si tratterebbe di un frivolo allarmismo, ma di una sana sensibilizzazione.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico letterario)

 Jesi, 1 Giugno 2013

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