LA TIMIDEZZA LETTERARIA
articolo di ANGELA CRUCITTI
Anna Marchesini non finisce mai di stupirci. Da attrice comica nel celebre Trio a fianco di Solenghi e Lopez a regista di drammi teatrali fino a scrittrice di un romanzo “timido”. L’esordio letterario della Marchesini si intitola Il terrazzino dei gerani timidi e racconta, attraverso lo sguardo di una bambina, la vita di tutti i giorni e la preparazione alla Prima Comunione. La descrizione centellinata dei gerani con cui esordisce la narrazione allarga il campo alla casa e poi al mondo che la bambina, protagonista di cui non si conosce il nome, abita. E lo abita tristemente, a causa di un fanciullesco fioretto esaudito in occasione della malattia della madre. Campeggia su tutte le altre figure quella della mamma, che insegna alla figlia una vita di quotidiano sacrificio, di contenimento della gioia. E’ un vero e proprio inno all’infelicità, il romanzo; non ci sono scoppi di gioia in questa narrazione che vuole imitare il pensiero bambinesco e non ci riesce: le lunghe frasi, che si srotolano per cercare di raccogliere ogni particolare del circoscritto mondo, cercano di imitare il linguaggio senza senso e confusionario dei bambini, costruendosi senza ordine logico apparente, tralasciando segni di punteggiatura importanti, ma falliscono nell’intento per i vocaboli esageratamente aulici e ricercati. Inoltre i pensieri sulla morte e sulla vita che le frasi traducono sembrano essere troppo complicati anche per un adulto. Non è un libro facile, è stancante e si finisce spesso per incespicare nei periodi ridondanti, ma a volte si aprono per il lettore dei piccoli spiragli di ironia bambinesca. Come il gioco ingenuo tra la bimba e il suo cugino più grande che creerà ulteriore ansia alla protagonista, convinta, giocando al dottore e alla paziente, di aver commesso un peccatuccio di lussuria e giusto poco prima di ricevere il sacramento della Comunione. Non si potrà che sorridere dolcemente e malinconicamente, di quel sorriso che hanno i grandi nei riguardi di certe ansie infantili. Se si continua nella lettura, si viene ricompensati dalla storia lacerante di Terenzio, un vecchio signore dagli occhi «che si erano spinti a guardare oltre l’orizzonte» e che decide, dopo la morte del figlio, di dimenticarsi di tutto, anche di se stesso, e dal liberatorio episodio di Suor Giuseppina che scoprirà di poter vivere ancora e davvero attraverso la musica. Infine, se si è abbastanza pazienti da arrivare fino in fondo al romanzo, sarà svelato qualcosa che riscatta la pesantezza dell’intreccio: la bimba scopre l’amore per la letteratura e la lettura e si ripropone di scrivere un libro per ripercorrere e custodire il lungo tragitto che l’ha portata alla letteratura, vista come unica fonte di gioia.
Il libro della Marchesini è un libro timido e come per tutti i timidi bisogna avere pazienza per imparare a conoscerlo e apprezzarlo. E per arrivare alla fine.
Angela Crucitti- www.britomarti.wordpress.com
ARTICOLO PUBBLICATO SU RICHIESTA E CONCESSIONE DELL’AUTRICE.


prima della “Tavola Rotonda” sul romanzo “

Descrizione: Il Destino, un insieme di eventi inevitabili e non solo. Nelle sue molteplici forme diviene umano possessore di corpi quasi assenti. Attorno ad esso, la vita di Rebecca, dolce e pensierosa, mossa da una inavvertita voglia di cambiamento. Tra i due un patto. Quest’ultima la parola chiave che lega immaginazione e calamità ad un breve arco di tempo: sette giorni alla protagonista per poter sconfiggere il fato. In lei, una domanda catartica, l’attrazione per le cosiddette coincidenze e un susseguirsi di prove che rendono instabile e lacunoso il suo cammino di trasformazione. Tra le pagine, l’Amore, inteso come cuore pulsante che recita realtà e desideri, lontano da spiegabili eventi e vicino a tipiche suggestioni giovanili. Eppure, il fulcro del romanzo resta la volontà. Ciò che muove il mondo è il non arrendersi anche quando scompare un ultimo spiraglio.
Dal dialogo tra il manager e lo sciamano nasce Sciamanager, un percorso di crescita professionale e personale, un cammino verso l’efficacia e la libertà, attraverso la piena espressione del proprio potenziale. La mappa di questo viaggio, descritta in un originale manuale teorico-pratico, nasce dal collaudato modello ENERGY-FOCUS-FLOW: padronanza dell’intento, padronanza della consapevolezza, padronanza della trasformazione.
Roy Betty, la vittima, salva la vita al proprio carnefice, vincendo in se stesso l’invidia e l’odio che ha sempre nutrito verso il genere umano; dimostra così la sua superiorità ed il livello massimo di conoscenza acquisiti, al punto da accettare la morte senza alcuna resistenza e la colomba che viene liberata e si libra in volo, a mio parere, sta proprio a significare la sua liberazione definitiva.
A che età’ hai cominciato a scrivere?
Cosa pensi del mondo virtuale riguardo alla promozione dell’arte?Ritieni che internet sia un buon strumento di visibilità’ ?
Ho accettato con piacere la richiesta di Ilaria Mainardi di leggere il suo testo critico-saggista su Kenneth Branagh sebbene, non me ne vergogno a riconoscerlo, non sapevo chi fosse. Ho immaginato che si trattasse di uno scrittore e che quindi il suo discorso fosse una sorta di analisi critica sulla sua produzione. Mi sbagliavo. Ho preferito documentarmi un po’ prima di affrontare una lettura di questo tipo, sulla quale, diversamente, non sarei stato neppure in grado di dire due parole. Wikipedia è una buona fonte di informazioni per neofiti che intendono avvicinarsi a un determinato autore o argomento. La pagina di Kenneth Branagh era abbastanza fornita. Ho conosciuto così per la prima volta il soggetto del saggio della Mainardi. Attore, regista e produttore teatrale, Branagh è celebre principalmente per la messa in scena di una serie di adattamenti teatrali sui maggiori plays shakesperiani ma anche per la sua parte nel film sui crimini nazisti Operazione Valchiria (2008).
Il testo si snoda in vari capitoli, partendo da un profilo biografico dell’autore in cui la Mainardi fa riferimento al singolare atteggiamento di Branagh ragazzino nel sapersi districare con l’inglese ufficiale e l’irlandese a seconda delle situazioni, per passare poi alle varie fasi dell’affermazione della sua carriera come regista non mancando di far riferimento al suo lampante e tempestivo successo, seppur criticato da qualcuno. Punto di snodo importante nel suo encomiabile lavoro è la creazione nel 1987 della Renaissance Theatre Company. Da ricordare anche le sue collaborazioni con vari attori molto noti, tra cui Emma Thompson e Colin Firth ma la Mainardi si sofferma a lungo soprattutto su alcuni personaggi shakesperiani molto famosi: Otello e gli Enrichi che nel corso della storia sono stati interpretati tante volte. Ad arricchire il testo è un articolo di Jaime Diamond che la Mainardi ha tradotto in italiano.