“Meditazioni al femminile” di Michela Zanarella, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Meditazioni al femminile

di Michela Zanarella

con introduzione di Donatella Bisutti

con prefazione di Giuseppe Neri

Sangel Edizioni, 2012

ISBN: 9788897040750

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Michela Zanarella, poetessa di origine veneta ma da anni attiva nella Capitale, torna con una nuova e interessante silloge di poesie. Dopo Sensualità, edita da Sangel Edizioni, in cui la Zanarella intendeva dipingere una femminilità calda, accogliente e sensuale, arriva Meditazioni al femminile, che il noto poeta napoletano Luciano Somma non ha mancato di avvicinare alla poetica della Merini. Ritengo che paragoni di questa natura sono sempre azzardati e pericolosi ma c’è di sicuro nella poesia della Zanarella una predisposizione ad affrontare temi, soggetti e ambiti che furono particolarmente cari alla grande poetessa milanese.

La parola “meditazioni” nel titolo del libro può far pensare che quello che ci apprestiamo a leggere sia una sorta di prosa ragionata, una scrittura attenta, frutto di ricerca e di sperimentazione. In realtà è tutt’altro. Le meditazioni che la Zanarella fa nel corso di questo libro sono di carattere intimistico, profondo, personale; hanno la volontà di riferirsi alla donna in quanto tale, al suo rapportarsi con il mondo e, soprattutto, con l’altro sesso. Si respira sfogliando le pagine una sensibilità che abbiamo già conosciuto con Sensualità anche se, per certi versi, si individua qui una certa maturità, non espressiva, ma tematica. Il percorso che la Zanarella ci fa fare coinvolge le varie sfere sensoriali e si appella in maniera pacata al lettore affinché questo le impieghi nella lettura, per poterne condividere a pieno l’espressività.

La poesia della Zanarella parte spesso dalla descrizione fulminea e al tempo stesso vivida di elementi naturali, il mare, il sole, i fiori che, piuttosto che darle un’impronta modernista, servono per istituire una serie di parallelismi con la vita dell’uomo. La poetessa esplica l’amore per il suo uomo ricorrendo direttamente ad appelli ed esortazioni in cui la dea Madre, è espressione a sua volta di quella forza impetuosa, continua e rigenerante. E’ una ricerca questa che non conosce limiti e che consente alla poetessa di sognare a occhi aperti e desiderare anche l’impossibile: «voglio esplodere di te/ e sapere il sapore/ del mare» scrive nella lirica che apre la raccolta. Ma in fondo sappiamo bene che in poesia nulla è impossibile e così, con questa prospettiva dobbiamo leggere le poesie della Zanarella che traboccano di gemiti, respiri che si incontrano, “morsi d’amore”, sguardi, baci e momenti d’affetto.

Come avevo avuto modo di osservare nella recensione di Sensualità, nella poetica della Zanarella, le parole si impersonificano: l’amore sembra essere una sorta di divinità onnipresente che tutto può; il Destino viene invocato come una sorta di protettore o altre volte come un’entità capace di volgere le cose come le desideriamo. «[C]onsumeremo il cielo/ gocciolando innamorati sui marciapiedi/ del destino» scrive nella lirica “Insieme oltre”,  la più bella dell’intera raccolta. Nella silloge ci sono, inoltre, poesie ispirate e dirette a persone care della Zanarella così come alla sua città d’origine, Padova, citata direttamente in varie liriche. Bellissimo l’omaggio a Pasolini: «Tradito come un autunno / in maledizione / è stato il tuo canto di verità. / Non si accorsero che assassinando / un guscio secolare di saggezza /  estirpavano fiore universale di poesia» e curioso il ricordo del pontefice Giovanni Paolo II.

E’ la natura che ritorna di continuo, quasi a descrivere una sorta di leitmotiv dell’intera silloge, «mi allaccio al vento, mi abbandono al fuoco» scrive in “Mi incateno alle origini”. Meditazioni al femminile è una riuscita celebrazione dell’amore fisico e dalla sua realizzazione a livello inconscio, dell’erotismo, della voglia di amare e farsi amare, della ricerca di un senso alla vita. E’ un incrocio continuo di due divinità importanti: Gea ed Eros. Si uniscono, dialogano tra loro, a volte addirittura si eguagliano divenendo una divinità unica. Ed è forse nella chiusa della poesia “Fango e radici” che ci capacitiamo di come la Zanarella riesca a fondere i due elementi, quello della natura incontaminata e quello della natura umana: «Ci incontriamo nel petto della stessa terra, / fango e radici / per un nuovo germoglio».

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI PARTI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE. 

 

 

 

 

 

“Il terrazzino dei gerani timidi” di Anna Marchesini

LA TIMIDEZZA LETTERARIA

articolo di ANGELA CRUCITTI

Anna Marchesini non finisce mai di stupirci. Da attrice comica nel celebre Trio a fianco di Solenghi e Lopez a regista di drammi teatrali fino a scrittrice di un romanzo “timido”. L’esordio letterario della Marchesini si intitola Il terrazzino dei gerani timidi e racconta, attraverso lo sguardo di una bambina, la vita di tutti i giorni e la preparazione alla Prima Comunione. La descrizione centellinata dei gerani con cui esordisce la narrazione allarga il campo alla casa e poi al mondo che la bambina, protagonista di cui non si conosce il nome, abita. E lo abita tristemente, a causa di un fanciullesco fioretto esaudito in occasione della malattia della madre. Campeggia su tutte le altre figure quella della mamma, che insegna alla figlia una vita di quotidiano sacrificio, di contenimento della gioia. E’ un vero e proprio inno all’infelicità, il romanzo; non ci sono scoppi di gioia in questa narrazione che vuole imitare il pensiero bambinesco e non ci riesce: le lunghe frasi, che si srotolano per cercare di raccogliere ogni particolare del circoscritto mondo, cercano di imitare il linguaggio senza senso e confusionario dei bambini, costruendosi senza ordine logico apparente, tralasciando segni di punteggiatura importanti, ma falliscono nell’intento per i vocaboli esageratamente aulici e ricercati. Inoltre i pensieri sulla morte e sulla vita che le frasi traducono sembrano essere troppo complicati anche per un adulto. Non è un libro facile, è stancante e si finisce spesso per incespicare nei periodi ridondanti, ma a volte si aprono per il lettore dei piccoli spiragli di ironia bambinesca. Come il gioco ingenuo tra la bimba e il suo cugino più grande che creerà ulteriore ansia alla protagonista, convinta, giocando al dottore e alla paziente, di aver commesso un peccatuccio di lussuria e giusto poco prima di ricevere il sacramento della Comunione. Non si potrà che sorridere dolcemente e malinconicamente, di quel sorriso che hanno i grandi nei riguardi di certe ansie infantili. Se si continua nella lettura, si viene ricompensati dalla storia lacerante di Terenzio, un vecchio signore dagli occhi «che si erano spinti a guardare oltre l’orizzonte» e che decide, dopo la morte del figlio, di dimenticarsi di tutto, anche di se stesso, e dal liberatorio episodio di Suor Giuseppina che scoprirà di poter vivere ancora e davvero attraverso la musica. Infine, se si è abbastanza pazienti da arrivare fino in fondo al romanzo, sarà svelato qualcosa che riscatta la pesantezza dell’intreccio: la bimba scopre l’amore per la letteratura e la lettura e si ripropone di scrivere un libro per ripercorrere e custodire il lungo tragitto che l’ha portata alla letteratura, vista come unica fonte di gioia.

Il libro della Marchesini è un libro timido e come per tutti i timidi bisogna avere pazienza per imparare a conoscerlo e apprezzarlo. E per arrivare alla fine.

Angela Crucitti- www.britomarti.wordpress.com

ARTICOLO PUBBLICATO SU RICHIESTA E CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

Sandra Carresi e Anna Maria Folchini Stabile a TV2000, 28-02-2012

Le amiche e scrittrici SANDRA CARRESI e ANNA MARIA FOLCHINI STABILE ieri mattina alla trasmissione “Nel cuore dei giorni” su TV2000. Di seguito la conversazione sull’amicizia:

Tavola rotonda sul romanzo “Qualche lontano amore” di Carla De Bernardi

Domani, 23 febbraio, dalle 18,30 alle 18,33 alla Casa di Vetro 

  via Luisa Sanfelice 3 (Tram 12 e 14 e linea bus 90/91-fermata Molise)

www.lacasadivetro.com

 

prima della “Tavola Rotonda”  sul romanzo “Qualche lontano amore”  di Carla De Bernardi (Mursia,2011) a cui parteciperanno Maria Cristina Koch (psicoterapeuta e saggista), Francesca Zanasi, avvocato matrimonialista e titolare della rubrica “Finchè amore non vi separi” su Vanity Fair e Antonio Steffenoni (scrittore di “Ragazze” e “Meglio andare lontano”), Anteprima Mondiale della commedia  “L’Altra” con due grandi protagonisti, Margò Volo, attrice diplomata al Piccolo di Milano e Mario Traverso, avvocato e attore del Teatro di Eduardo.

 

Rigidamente tratto dal Romanzo in 1 pagina, 17 parole, 89 caratteri spazi esclusi, 99 caratteri spazi inclusi,7 paragrafi, 9 righe

   di Carla De Bernardi

“Eden” e “Ad Lucem” di Alessandro Cortese

Alessandro Cortese è nato a Messina nel 1980. A Pescara lavora come insegnante per la scuola media e superiore. Nel Gennaio 2008, la casa editrice milanese Arpanet decide di pubblicargli il racconto: “Vita e ricordo di Mary Ann Nichols. Prostituta” sul volume “Concept – Storia”, un primo contatto che permette allo scrittore e alla redazione  di conoscersi.

È nel Luglio del 2010 che, sempre per Arpanet, l’autore pubblica il suo primo romanzo, Eden, in cui la storia della Creazione viene riscritta mantenendo i propri punti fermi ma assumendo connotati sostanzialmente diversi. L’opera è premiata da pubblico e critica, i quali hanno apprezzato l’impostazione pirandelliana che l’autore ha impresso al romanzo. Eden è un’audace reinterpretazione della Storia della Creazione e del Giardino dell’Eden dal punto di vista degli angeli. Un gruppo di ribelli, tra insospettabili tradimenti ed enigmatici spiriti, decide di scoprire che cosa significhi libertà. Con un linguaggio dal sapore antico e ricco di riferimenti biblici e un’impaginazione in lettere capitali, Alessandro Cortese rivoluziona la lettura della Genesi, proiettando il lettore verso l’identificazione con Lucifero, custode della luce di Eden. Un ribaltamento che seduce, invertendo l’eterna dialettica tra bene e male.

Il nuovo romanzo di Cortese, che uscirà nel dicembre del 2012 sarà intitolato Ad Lucem. La nuova narrazione si apre dopo la caduta del primo uomo e della prima donna e la cacciata degli angeli ribelli dal paradiso. A metà strada tra un romanzo di genere mistico ed uno fantastico, Ad Lucem si sviluppa osservando la trasformazione di un angelo in soldato, da capo rivoluzionario fedele ai propri credo libertini a dittatore capace di sfruttare tutto e tutti in nome d’un disegno personale. Allusioni all’attuale modo di far politica dei governi mondiali sono la scenografia davanti alla quale monta il tema centrale della vendetta, rendendo l’epopea di Lucifero totalmente diversa, ma mai stonata, rispetto a quanto è noto su questa importante figura non solo religiosa ma anche culturale.

 

COMUNICATO FORNITO DALLO STESSO AUTORE.

 

 

La cultura si arricchisce con TraccePerLaMeta

E’ nata TraccePerLaMeta, un’associazione culturale con sede a Sesto Calende (Varese) ma che non intende avere limiti di distanza geografica. L’idea è nata da un ristretto gruppo di persone, accomunate dall’amore verso la cultura e la scrittura. Come sancito nello Statuto dell’Associazione, regolarmente iscritta, tra i suoi obiettivi c’è la diffusione della cultura artistico-letteraria e la volontà di essere luogo d’incontro e aggregazione.

L’affiliazione all’Associazione offre una serie di servizi quali la partecipazione attiva ad incontri, convegni e conferenze, la possibilità di usufruire di editing e lavori di recensione/prefazione per le proprie opere, delle agevolazioni su eventuali gite organizzate e su concorsi letterari organizzati. Le modalità per associarsi o per rinnovare la propria affiliazione sono indicate sul sito ufficiale dell’Associazione, www.tracceperlameta.org dove pure si potrà venire a conoscenza delle varie attività ed eventi promossi dalla stessa.

L’Associazione intende incentivare un clima culturale attento e condiviso, portare al centro degli interessi delle persone il valore della parola, l’analisi del proprio vissuto, la riscoperta dell’animo poetico e di ogni altra espressione artistica.


Segnalazione di “Il ragazzo del destino” di Maria Elena Gattuso

TitoloIL RAGAZZO DEL DESTINO
Autore: Maria Elena Gattuso

Editore: Il Ciliegio Edizioni
Caratteristiche: formato 14×21
ISBN: 978-88-88996-79-0
Pagine: 336
Collana: Narrativa

Genere: Paranormal Romance

Descrizione: Il Destino, un insieme di eventi inevitabili e non solo. Nelle sue molteplici forme diviene umano possessore di corpi quasi assenti. Attorno ad esso, la vita di Rebecca, dolce e pensierosa, mossa da una inavvertita voglia di cambiamento. Tra i due un patto. Quest’ultima la parola chiave che lega immaginazione e calamità ad un breve arco di tempo: sette giorni alla protagonista per poter sconfiggere il fato. In lei, una domanda catartica, l’attrazione per le cosiddette coincidenze e un susseguirsi di prove che rendono instabile e lacunoso il suo cammino di trasformazione. Tra le pagine, l’Amore, inteso come cuore pulsante che recita realtà e desideri, lontano da spiegabili eventi e vicino a tipiche suggestioni giovanili. Eppure, il fulcro del romanzo resta la volontà. Ciò che muove il mondo è il non arrendersi anche quando scompare un ultimo spiraglio.

 

“Non è importante se vinci o se perdi ma in che modo giungi a una delle due vie. Se sai di essere destinata a perdere e ti arrendi subito, è un conto; se invece perdi sforzandoti di lottare, è tutta un’altra cosa, perché in questo modo riuscirai a comprendere a fondo il progetto che qualcuno ha designato per te…”.

 

L’opera è stata adottata presso il liceo linguistico “Giovanni Bertacchi” (Lecco) come testo formativo.

Per ulteriori informazioni:

Questo è il link del sito: ilragazzodeldestino.jimdo.com

Booktrailer: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=F2AHH2hFgT4

Pagina Facebook: Il Ragazzo del Destino

Presentazione del libro “Sciamanager” di Massimo Borgatti

“Sciamanager”, un libro – esperienza alla Feltrinelli di Ferrara, Sabato 3 Marzo

Sabato 3 Marzo alle ore 17.00 presso la libreria Feltrinelli di Ferrara (Via G.Garibaldi, 30)

L’autore Massimo Borgatti presenta in maniera esperienziale il suo libro:

Sciamanager, la via energetica alla leadership tra sciamanismo e management”

Ed. Il Punto d’Incontro

Dal dialogo tra il manager e lo sciamano nasce Sciamanager, un percorso di crescita professionale e personale, un cammino verso l’efficacia e la libertà, attraverso la piena espressione del proprio potenziale. La mappa di questo viaggio, descritta in un originale manuale teorico-pratico, nasce dal collaudato modello ENERGY-FOCUS-FLOW: padronanza dell’intento, padronanza della consapevolezza, padronanza della trasformazione.

“Siamo esseri di energia che hanno dimenticato la loro natura energetica, per questo dedichiamo la nostra vita a sostenere un’immagine sociale piuttosto che a coltivare e ad accrescere il nostro potenziale energetico.”

Massimo Borgatti, è Ingegnere Gestionale esperto di consulenza organizzativa e di formazione manageriale. Ha formato oltre 1000 manager di alcuni tra i più importanti gruppi italiani. Da oltre 10 anni studia in chiave moderna le tradizioni sciamaniche di tutto il mondo e ne sperimenta, individualmente e su gruppi, l’efficacia.

Per ogni ulteriori informazioni: www.massimoborgatti.it

Responsabile Promozione e Marketing: alessia.cutrufo@esperio.it

“Ultimi pensieri di un robot” di Emanuele Marcuccio

a cura di Emanuele Marcuccio

Blade Runner è uno di quei film che ho iniziato ad apprezzare con il tempo, tanto da arrivare a metterlo nella mia top five personale.
È il capolavoro di Ridley Scott ed uno dei migliori sci-fi che siano mai stati girati; l’epica scena della morte di Roy mi ha sempre affascinato, chi non ricorda le sue ultime parole!

«Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…

Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…

 e ho visto i raggi “b” balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser…

 e tutti quei… momenti andranno perduti nel tempo…
Come… lacrime… nella pioggia…

 è tempo… di morire…».

Roy Betty, la vittima, salva la vita al proprio carnefice, vincendo in se stesso l’invidia e l’odio che ha sempre nutrito verso il genere umano; dimostra così la sua superiorità ed il livello massimo di conoscenza acquisiti, al punto da accettare la morte senza alcuna resistenza e la colomba che viene liberata e si libra in volo, a mio parere, sta proprio a significare la sua liberazione definitiva.

C’è un libro da cui è tratta l’ambientazione del film, ma non la trama; in questo caso Ridley Scott è andato oltre il libro, è uno di quei rari casi in cui è meglio il film del libro, infatti, è una delle opere minori di Philip K. Dick, il titolo letterale dall’originale inglese è Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, tradotto più liberamente con Il cacciatore di androidi.

Cito da wikipedia: “Lo scrittore morì poco prima dell’uscita del film, e poté vedere soltanto una proiezione privata composta da alcuni spezzoni di lavorazione. Inizialmente molto scettico sull’intera operazione, dato che la sua opera veniva di fatto stravolta, fu in seguito uno dei maggiori sostenitori del film, che non a caso è dedicato alla sua memoria. In particolare Dick rimase molto colpito dal set cinematografico, che a suo dire era stato costruito esattamente come lui aveva immaginato l’ambientazione del romanzo”.

Ispirata alla morte di Roy, nel 1995 ho scritto questa poesia, pubblicata nel marzo 2009, nella mia raccolta Per una strada.

Ultimi pensieri di un robot

O umano mondo avverso,

ch’io mi ribellai,

a ché continuare a lottare?

Il mio sogno elettrico

è morto per sempre.

(27/6/1995)

© Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009, p. 71.

Poesia e commento pubblicato per gentile concessione dell’Autore.

È vietata la riproduzione e la diffusione di stralci o dell’intero articolo senza il permesso dell’Autore.

Intervista a Gaetano Cuffari, a cura di Gioia Lomasti

Intervista a Gaetano Cuffari

a cura di Gioia Lomasti

Come scrivi le tue opere, su carta o col computer?

Dipende dalle circostanze: è una questione di insight, di ispirazione, di raccolta di idee, anche. Mi affido alle percezioni del momento, per cui può risultare a me più convincente scrivere in un modo piuttosto che nell’altro.

I testi escono di getto o li elabori?

I testi rappresentano un’idea ed il significato che attribuisco ad essa; sovente può capitare che io senta il bisogno di ricercare la completezza di questo significato attraverso la scelta di parole più adatte a dare le giuste sfumature espressive.

A che età’ hai cominciato a scrivere?

Ho sempre scritto, da che ho memoria. Negli anni sono cambiate le formule, ma sono sempre stato attratto da questo esercizio.

Qual è la tua atmosfera ideale per la scrittura?

Sicuramente quella generata dallo stare in compagnia di me stesso; amo dedicare una parte del giorno o della notte soltanto ai miei pensieri ed è questo clima di ricercato isolamento che spesso facilita il mio scrivere.

In una parola, cos’è per te la scrittura?

Passionalità

Cosa traspare dalle tue poesie?

Le diverse sfumature di tutti i miei stati d’animo, le mie riflessioni, le mie attenzioni; ecco, direi che probabilmente dalle mie poesie traspare il senso del mio stare dentro la vita.

Perché, secondo te, la poesia ha minor pubblico rispetto alla narrativa, tanto da esser considerata di nicchia?

Credo che questa convinzione sia legata principalmente alla diversa percezione che si ha della poesia rispetto alla narrativa e al clima culturale dentro il quale tale percezione si determina. Non sempre la poesia e la narrativa accolgono la stessa tipologia di lettore e tale condizione è determinata, a mio modesto avviso, dal differente modo di “sentire” queste due forme comunicative, attribuendo ad esse una differente finalità.

Hai nuovi progetti in cantiere? Puoi svelarci in esclusiva delle news?

Ho nuove e vecchie idee ma preferisco svelare ciò che esiste e non ciò che potrebbe esistere …

Tra poesia e narrativa, cosa scegli e perché?

Sono legato sia alla poesia che alla narrativa; la scelta dell’una piuttosto che dell’altra nelle mie giornate è determinata dai momenti che attraverso, dai diversi stati emotivo/percettivi in cui mi trovo, quindi scelgo entrambe.

Cosa pensi del mondo virtuale riguardo alla promozione dell’arte?Ritieni che internet sia un buon strumento di visibilità’ ?

L’esistenza del mondo virtuale e di internet ha giocato un ruolo fondamentale per la trasmissione culturale in genere e di quella artistica nello specifico. Ritengo che “la Rete” sia un ottimo strumento di visibilità per chi vuole promuovere o conoscere.

A tuo parere, cosa occorre per diventare un bravo scrittore?

Per rispondere a questa domanda bisognerebbe innanzitutto determinare cosa intendiamo per bravo; Il bravo scrittore è colui che scrive bene oppure che vende bene? Il bravo scrittore è colui che viene riconosciuto tale dai più oppure no? Personalmente ritengo che lo scrittore comunichi emozioni e la buona riuscita di questa trasmissione spesso non è soltanto il risultato delle capacità dello stesso ma di vari fattori esterni altrettanto rilevanti. Essere appagati da ciò che si scrive nel momento in cui lo si fa e riscontrare possibili miglioramenti nel confronto con se stessi credo sia il miglior sentore di crescita per uno scrittore.

Quali sono i tuoi poeti preferiti?

Non ho poeti preferiti, piuttosto ho poesie predilette, ma se dovessi fare il nome di uno o più autori che gradisco faccio il nome di Stefano Benni, che non è esattamente un poeta ma è anche un poeta o di Pasquale Panella.

Con quale genere di poesia ti identifichi?

Sono molto attratto dalle poesie che dicono e non dicono, che non rilasciano significati molto chiari ma che preferiscono affidare il loro senso alla libera interpretazione del lettore. Definirei tali versi “quadri astratti o surrealisti di parole” un affascinante gioco ad incastro in cui esplorare se stessi attraverso la lettura.

Descrivi con una definizione il tuo lavoro, Spine d’arancio

Un colorato e armonioso impasto di emozioni.

Hai un sogno nel cassetto?

Forse uno solo o più di uno ma di certo c’è che ho tanta voglia di poter vivere il sogno più grande di tutti: la mia vita.

Gaetano Cuffari è nato a Catania nel 1976. I suoi interessi spaziano dal campo artistico e poetico all’impegno civile e sociale. Laureato in Scienze Socio-Psico-Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Catania, ha pubblicato una raccolta di versi autoprodotta, intitolata “Versi Introversi” per La Nuova Copia edizioni nel 2009 e nello stesso anno ha partecipato con sue poesie alla raccolta “Essenza, Collana Poesia e Vita Vol.3 edito da Rupe Mutevole Edizioni. Ha inoltre realizzato nel 2010 un Saggio Sociologico intitolato “Il colore del Nero, Cultura e Comunicazione del crimine a Catania e in Sicilia”.

Ti ringrazio molto per questa intervista.

A cura di Gioia Lomasti per Vetrinadelleemozioni.com

GIOIA LOMASTI HA CONCESSO DI PUBBLICARE QUESTA INTERVISTA SU QUESTO BLOG. 


Premio Letterario “La Lode” – Edizione 2012

E’ stata indetta l’ Edizione 2012 del Premio nazionale di poesia “La Lode”   con scadenza 30 .6. 2012.

Sono previste 3  sezioni:

1)      poesia singola,laica o religiosa(Max 4 in cinque copie coi dati personali sopra ciascuna copia;

2)      libro di poesie non anteriore al 2006 in cinque copie coi dati sopra;

3)      fiaba o racconto breve di non più di 3 pagine in cinque copie coi dati sopra.

 

Non è previsto alcun onere o contributo. Si può partecipare a una o a tutte le sezioni.

Il premio consiste in una accurata recensione(“Lode”) delle opere presentate e in volumi omaggio di poesia. E’ prevista anche una segnalazione per i lavori più meritevoli.

I lavori della giuria si concluderanno al più tardi entro il mese di novembre 2012.

Inviare le opere al dottor Armando Romano,v.F.Paolini,55-00122 Roma.

Le opere spedite non saranno restituite. Riceveranno comunicazioni solo i premiati e i segnalati.

Per informazioni  si può utilizzare l’e- mail: romans2001@tiscalinet.it.

 

Il coordinatore

dott. Armando Romano

Tributo ad Andrea Zanzotto: “Con dolce curiosità” di Matteo Chiavarone

Matteo Chiavarone

Con dolce curiosità
Tributo ad Andrea Zanzotto
Collana: Poesia – InVersi
ISBN: 978-88-97139-13-3
Pagine: 182
Prezzo: 10 euro
Uscita: 20 febbraio 2012

Nel ricordo di Andrea Zanzotto alcuni studiosi hanno deciso di rendergli omaggio con un volume che racchiude degli interventi capaci di
coniugare l’aspetto accademico con il lato umano che da sempre ha contraddistinto l’opera del grande poeta morto nel 2011. Un volume
agile pensato per avvicinare più persone possibili a quell’idea di poesia che ha reso Zanzotto uno degli autori italiani più conosciuti al mondo.
Con diversi punti di vista si è cercato di analizzare i vari aspetti (linguistici, culturali, umani) di un corpus poetico difficilmente classificabile per la vastità e per la varietà di stili, linguaggi e contenuti. Il volume, curato da Matteo Chiavarone, che da molti anni si occupa di poesia, racchiude testi di: Giorgio Linguaglossa, Ugo Fracassa, Paolo Di Paolo, Andrea Spadola, Maria Cristina Mannocchi, Philippe Di Meo, Vera Lúcia de Oliveira, Andrea Viviani, Paolo Rigo, Massimiliano Coccia.

Matteo Chiavarone è nato e vive a Roma. Ha lavorato e collaborato con diverse realtà editoriali (Perrone, Ensemble) e culturali (Istituto Di Politica, Flanerí, Il Recensore.com). Per il marchio Perrone Lab ha curato e ideato la collana “Lab City Lights”. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Gli occhi di Saturno e Blanchard Close (Perrone, 2006/2011). Suoi articoli, saggi ed interviste sono apparsi su diversi volumi e testate. Il suo sito è: http://www.matteochiavarone.com – 320.4126622

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