“Il mondo attraverso i miei occhi” di Fabiana Parenti, recensione di Lorenzo Spurio

Il mondo attraverso i miei occhi di Fabiana Parenti

Zona Editore, Civitella in Val di Chiana (Arezzo), 2010, pp. 135

ISBN: 9788864381107 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Fabiana Parenti, giovane scrittrice piacentina, esordisce nel mondo letterario con un romanzo dal titolo affascinante ed evocativo, Il mondo attraverso i miei occhi, nel quale, più che abbandonarsi a una sua biografia romanzata, veste i panni di una sua amica, raccontandone pensieri, dolori ed ossessioni in maniera attenta. Così la psicologia del personaggio è tratteggiata in maniera estremamente curata e solo leggendo le varie pagine del romanzo siamo in grado di comprendere la timidezza, il senso di insicurezza della protagonista e la sua solitudine patologica. La Parenti ci fornisce uno sguardo a tutto tondo sul mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, non mancando di tratteggiare anche i primi amori, i primi incontri e tutti gli altri momenti che costituiscono dei veri riti di passaggio dall’adolescenza al mondo della maturità.

Quello che utilizza  è un linguaggio piano, scorrevole, che rifugge da qualsiasi verbosità o lungaggine. E’ una prosa diretta, semplice, quasi condensata. La Parenti evita di dirci ciò che sarebbe superfluo e tesse assieme magistralmente i vari episodi che narra scandagliando a fondo l’io della protagonista. Ma tutta la storia ha la forma di una continua ed esasperata ricerca d’identità, dell’individuazione della propria personalità (più volte la protagonista si chiede «Chi sono?») e dunque, facendo ampio utilizzo di flashbacks e di rievocazioni di momenti passati, del labile tentativo di costruzione del sé.

Tutto il romanzo ha la forma di un lungo monologo interiore attraverso il quale impariamo a conoscere la protagonista: sola, debole, indifesa, sensibile e quasi sempre propensa a vedere il bicchiere mezzo vuoto, piuttosto che mezzo pieno. E’ una grande romantica ma non nel senso più melenso, è una ragazza che crede nei sentimenti e che li vive compiutamente, in maniera autentica finendo però per trarre da essi principalmente le componenti meno felici. Ci sono molte frasi che individuano infatti questo vittimismo, questo senso di minimalismo di fronte a grandi questioni e l’esasperante fatalismo: «Le persone ci accompagnano per un pezzo, ma alla fine siamo soli»  (28), «Le nuvole non lasciano spazio alcuno alla felicità» (37), «Il paradiso è dentro di noi, fuori c’è solo l’inferno: almeno, io credo sia così» (75).

La Parenti parla di amore, vita, morte, ricordo e passato ma anche e soprattutto di solitudine, il male invisibile. Ma il romanzo è molto di più. E’ un attenta disquisizione su temi tanto estesi e vaghi che da sempre hanno interessato letterati, religiosi e scienziati: il tempo e la morte. Il romanzo si chiude infatti con una morte, quella della nonna della protagonista ma, più che questa morte, il tema della morte è presente nella prima porzione del romanzo nel quale la protagonista, sola e indifesa, considera il suicidio come possibile scampo al suo male di vivere. Ma il romanzo mette in luce anche un percorso di crescita della protagonista, tra alti e bassi, tra crisi e sofferenze, e contemporaneamente una più completa consapevolezza di sé. Al termine del romanzo osserva infatti: «Morire non è una soluzione, poiché da una resa non si ottiene alcun vanto […] Credo che non confesserò mai di aver voluto morire. Dirò solo che ho scelto di vivere» (133). In questo percorso travagliato e difficile, psicologicamente destabilizzato, è importante la figura materna che, sebbene la protagonista abbia un po’ snobbato per gran parte della narrazione, chiude il romanzo definendola «Una donna con cui ci si può sempre scontrare, ma che non si può fare a meno di amare». Il messaggio della Parenti è chiaro e insindacabile: la vita va vissuta e bisogna rifuggire intenti autolesionistici o idee suicide quando si presentano problemi difficili da superare, stati di solitudine e depressione ed è spesso proprio la morte (di un parente, di un amico) a farci riscoprire il grande valore della vita. Un meraviglioso percorso tra la labile e frastagliata psicologia di un personaggio che potrebbe essere ciascuno di noi, del quale la Parenti si mostra abilissima nello scandaglio dell’io. Complimenti. Anche per la fine e non svelata citazione di McEwan.

a cura di LORENZO SPURIO 

 E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE O LA RIPRODUZIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE.

“Scrittrici in giardino” di Adele Cavalli, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Scrittrici in giardino

Profumi e colori nei giardini di dieci scrittrici

di Adele Cavalli

Il mio libro, 2011

Pagine: 154

Costo: 16 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Scrittrici in giardino di Adele Cavalli è una lettura interessante e ben costruita che ho scoperto un po’ per caso, attraverso una delle tante newsletter che la mia casella di posta è ormai abituata a ricevere. Il giardino e la scrittura sono due ambiti diversi e lontani tra loro che, però, spesso sono stati avvicinati o studiati sotto questa luce comparativista. E’ in parte il procedimento che ho impiegato io stesso, assieme allo scrittore fiorentino Massimo Acciai, nella scrittura del testo di critica letteraria La metafora del giardino in letteratura (Faligi Editore, 2011), dove, partendo da una preziosa prefazione dello scrittore Paolo Ragni, si spazia all’analisi del giardino come locus privilegiato della letteratura a proiezione simbolica, paradigma interpretativo che apre, invece, a significati più ampi. La Cavalli non va ricercando significati o possibili interpretazioni in testi letterari, in quello che è la fiction, ma indirizza il suo percorso d’analisi verso le biografie degli autori, i carteggi e, comunque, attendibili documenti storico-letterari che si riferiscono alla vita privata degli autori in questione. Il percorso che Adele Cavalli fa in maniera attenta basandosi su di un buon apparato critico-bibliografico, si riferisce principalmente ai giardini veri, reali, ai quali alcune grandi scrittrici si dedicarono durante la loro vita, presenti nel testo anche per mezzo di varie foto degli stessi. E sfogliando le pagine è come se in realtà ci trovassimo in quei giardini, in una camminata che vorremmo non finisse mai. In questa passeggiata “naturalistica” (bisogna ricordare che il giardino è una riproduzione umana e in scala di quello che è la natura) ci inoltriamo così negli affascinanti giardini della tenuta di Sissinghurst in cui Vita Sackville West trascorreva gran parte delle sue giornate, passando poi per la “mania” floreale di Emily Dickinson che pure conservava esemplari di foglie e fiori, nel famoso herbarium, al giardino di The Mount della scrittrice americana Edith Wharton, studiosa dell’architettura giardiniera italiana, al giardino africano e quello danese (diversissimi tra loro) di Karen Blixen. Arricchiscono la raccolta il giardino della francese Colette, di Eudora Welty, di Mary Annette Beauchamp, quello sull’isola di Mount Desert di Marguerite Yourcenar, quello adiacente alla casa di Nohant di George Sand e quello a Chawton Cottage di Jane Austen.

Cambiano le localizzazioni geografiche, i colori, i fiori e le piante ma il leitmotiv che lega i vari capitoli del libro (ciascuno dedicato a una scrittrice) è la capacità dello scrittore attento, sensibile e amante della natura di riconoscersi in essa e, quasi, di liquefarsi in essa e, dall’altra parte, il potere indicibile che l’uomo riceve dal vitalismo, la prorompenza e la bellezza del giardino. Mi piace concludere con una citazione di Mary Annette Beauchamp richiamata nel testo, che riassume l’intero significato di questo libro: “Ognuno deve amare qualcosa e io non conosco oggetti d’amore che immancabilmente ti ricambino come i libri e un giardino”.

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE O DIFFONDERE LA RECENSIONE IN FORMA DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi: DOVE TROVARLO

RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

 

 Ti segnalo, poi, che se intendi acquistarlo, per soli 10 Euro puoi trovarlo presso:

 – LIBRERIA INCONTRI, Costa Mezzalancia, JESI

– LIBRERIA CATTOLICA, Corso Matteotti, JESI

– Su ordinazione in qualsiasi altra libreria tradizionale

Sul sito della Casa Editrice

– Su ogni altra libreria online 

 

Qui puoi trovare la pagina FB sul libro, per saperne qualcosa in più, ci sono alcune recensioni e commenti.

Intervista a Iuri Lombardi, autore di “La sensualità dell’erba”, a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua opera?

IL: Il titolo è ovviamente una metafora, d’altronde l’intero romanzo vuole essere una allegoria. Sicuramente vuole richiamarsi simbolicamente alla sfera sessuale, nello specifico a l’organo sessuale femminile. Inoltre, vi è una spiegazione più spicciola: nel romanzo più volte si fa riferimento ai prati, a l’erba dei campi estivi o primaverili; luoghi in cui il protagonista, Ernesto, si trova a compiere atti intimi, d’amore, con alcuni ragazzi con i quali è solito esprimere, essendo lui affetto da manie e da turbe di personalità nevrotica e sopraffattrice, le sue passioni erotiche demenziali. Il perchè del demenziale lo si scopre leggendo il libro, ovviamente. In fine, ma non in ordine di importanza, mi piaceva dare un senso enigmatico al libro e così, cercando di riassumere gli aspetti sopra riferiti, mi è venuto in mente il titolo possibile e potenziale del romanzo.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

IL: La letteratura è il modo per eccellenza di esprimere noi e gli altri, il nostro di dentro e l’esterno che ci circonda. Certo, inevitabilmente, c’è qualcosa di autobiografico, se pur in uno stadio simbolico del termine, mnemonico se vogliamo. Tuttavia, tralasciando gli aspetti più esegetici e filosofici, il libro vuole essere e sicuramente è una trama, un vortice di proiezioni oniriche e conscie di me. In fondo, Ernesto, il protagonista, può essere il prototipo di uomo che purtroppo incontriamo spesso al mondo d’oggi: sul lavoro, in bottega, al supermercato, in banca, ovunque. Purtoppo è insito nell’uomo l’egoismo e la sopraffazione; non importa leggersi i poeti o i filosofi, i famosi maestri del pensiero, per accorgersi di questo. Io stesso, nel mio piccolo, sono egoista, poco autocritico, presentuoso o altro; così come il mio vicino di casa, il dirimpettaio, il bancario: tutti siamo affetti dal medesimo male- come dice una canzone di De André.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

IL: I miei autori preferiti sono molti. Sia italiani sia stranieri. É certo che Celine resta uno dei miei autori preferiti, assieme a Gogol, Pasolini, Sciascia, Tondelli (al quale sono stato accostato più volte per la somiglianza delle tematiche). Ma sono molto affezionato anche a Volponi, a Pavese che è tato il mio grande amore letterario dell’adolescenza (passavo giorni a leggere Pavese e ad ascoltare Luigi Tenco, da deprimersi), ma tanti altri scrittori mi piacciono, ad esempio J. Amado, Sabato, A. Mutis. Interessante anche gli autori sardi dai due Dessi a Salvatore Niffoi. Dei contemporanei amo molto De Luca, per l’Italia, mentre degli americani Don DeLillo (secondo me, il più grande scrittore vivente).

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

IL:Sicuramente Viaggio a termine della notte di Celine. Di quel libro mi affascina tutto ad iniziare dallo stile. Sia in questo romanzo, sia in Morte a credito, Celine mette in discussione l’intera lezione occidentale nel modo di fare letteratura, di vedere la vita. La prosa, ibrida tra scritto e parlato, la famosa scrittura bucata, vale a dire piena di eclamazioni e punti di sospensione, è un modo per cui, secondo me, lo scrittore parigino ha voluto compiere una sorta di rivoluzione in toto; sia sul piano morale sia su quello stilistico e narrativo. Leggendolo uno si accorge di come la sua scrittura è melodia, una partitura sinfonica, a tratti violenta. Tuttavia mi è piaciuto molto sudore di Amado, dal quale ho cercato di apprendere la descrizione degli odori, cosa non facile da trascrivere. Cecità di Saramato e poi Borges,e  tanti altri che sicuramente mi sfuggono. Molto interessante Tempo di morire di Flaiano.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

IL:Sicuramente degli italiani Sciascia e Pasolini. Degli stranieri Celine, anche se la mia prosa e la mia poesia è lontana anni luce da loro e dal loro modo di esprimersi. E tanti sono gli autori che ho amato, a cominciare dai russi per poi passare ai francesi, meno gli scrittori tedeschi, anche se mi sono laureato con una tesi sul romantiismo tedesco. Tuttavia, e non è campanilismo, la letteratura più bella resta la nostra, escludendo quella antica che necessita di una attenzione e di una riflessione a parte.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

IL:Assolutamente sì. Mi piace molto scrivere a quattro mani, credo sia un modo utile per misurarsi, comprendere l’altro, cercare in sé, cosa non facile, un briciolo di umiltà che è sinonimo di intelligenza e sensibilità. Purtroppo in Italia non è molto in uso questo comportamento, in particolare in letteratura. Il mio primo romanzo edito nel 2006 Brganti e Saltimbanchi, è scritto a quattro mani, firmato da me e dal maestro Vincenzo Labanca.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

IL: Il mio pubblico, purtroppo, e di questo ne sono consapevole è di nicchia. Dico purtroppo perchè mi piacerebbe che tutti mi leggessero, approfondissero quello che scrivo, che è quello che penso, il mio modo di vedere e affrontare la vita. Ma purtroppo certe tematiche sociali, certe riflessioni intimiste sono desuete per l’attenzione del grande pubblico e non per colpa del pubblico, ma per colpa del sistema che invece di promuovre certe tematiche nell’arte cerca di propinare, per questione di interesse, tematiche più frivole, più leggere e così il pubblico si abitua a leggere certi libri piuttosto che altri. Ma ripeto, e questo è importante, non è colpa del pubblico. Il lettore ha sempre ragione.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

IL:L’editoria attuale è spesso un furto legalizzato. E’ una giugla in cui le vittime sono gli scrittori e il pubblico, penalizzati sempre, comunque. Molti editori barano, sempre per ragioni di interesse, pubblicano a spese dell’autore (e già questo è un furto), promettano distribuzione e pubblicità che poi non rispettano. Bisogna avere pazienza, saper cercare l’editore giusto, misurarsi da uomo ad uomo, altrimenti è il buio. Con il mio editore ultimo, intendo Biondi Editore, con il quale ho edito la sensualità dell’erba, mi sono trovato bene. Sarei un idiota a dirne male. Certo, essendo un piccolo editore, che pubblica solo un certo tipo di libri, avendo delle potenzialità economiche pari a zero, la cosa è sicuramente difficile; come ad esempio la distribuzione, che non ha e che non può garantire. Il  mio romanzo infatti è reperibile solo on-line tramite il miolibro.it o tramite Bolt, oppure libreriauniversitaria.it.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

IL:Certo che sì. Sono utili. Sopratutto i corsi di scrittura creativi, i piccoli e medi gruppi o laboratori di scrittura. Molto anche i concorsi, sopratutto quelli meno in vista, più di nicchia, più semplici, artigianali voglio dire. Non amo molto l’ambito accademico.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

IL:Moltissimo. Un autore esiste, si esprime perchè esistono gli altri autori, gli altri suoi colleghi. Io, ad esempio, ho sempre cercato amicizie, relazioni, corrispondenze elettive e intellettuali con gli altri autori; credo sia un modo per misurarsi, per apprendere sempre più. Un modo per crescere, per sottolineare la propria forza e i propri limiti sia di uomo sia di scrittore.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

IL:E’ fondamentale. La letteratura è una foresta di richiami e di similitudini, di rimandi. Se non fosse così tutto crollerebbe. D’altronde io sono ciò che è stato, per rimando, un autore precedente. Poi certo, uno scrittore ha sempre dei punti di riferimento, dei maestri di pensiero, e cerca nel suo piccolo di proseguirne il sentiero tracciato secoli o tempo prima dall’altro, dal maestro voglio dire. D’altronde la letteratura è l’arte del non dire, come direbbe Sartre. Vale a significare che è un’arte che si riafferma sempre proprio perchè porta in sé un segreto, un enigma e il dilemma, il rebus non è altro che uno strato di conoscenza letteraria, un teatro di reminescenze, un labirinto gioioso di richiami, di echi, di nomi, di passioni intellettive.

LS: Hai in cantiere nuovi lavori e progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

IL:Sì, sto progettando un mega romanzo, sulla scia dei libri di Don DeLillo, ambientato in Italia e sarò, per la stesura, impegnato per anni. Nel fratempo però, proprio per non restare fermo a causa del grande cantiere, vorrei pubblicare un libro di racconti. Nel fratempo collaboro a riviste letterarie, scrivo poesie, o più semplicemente vivo.

 

INTERVISTA A CURA DI Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Presentazione del romanzo “Graffio d’alba” di Lenio Vallati

Biblioteca E. Ragionieri di Sesto Fiorentino

 Piazza della Biblioteca, 4  loc. Doccia

 

 Giovedì 29 marzo ore 17,30

 

nell’ambito della rassegna

 “Il tè del giovedì in biblioteca”

 

Alessandra Bruscagli presenta

 

Graffio D’Alba

 

Romanzo di Lenio Vallati

 

ambientato a Sesto Fiorentino e Firenze

 

 

                                 Relazione critica di Lia Bronzi

                                                     

Letture di Gianni Calamassi

 

Accompagnamento musicale Paolo Lasagni


“Luce e ombre” di Davide Piazzese

LUCE E OMBRE

la farfalla nera

Editore: Edizioni Sabinae

Autore: Davide Piazzese

Collana: Imaginarium

Brossura: 398 pagine

Prezzo: € 18,00

Data uscita: Dicembre 2011

ISBN:  978-8896105849

Link acquisto: http://www.edizionisabinae.com/EDIZIONI_SABINAE/LUCEEOMBRE.html

Trama

La notte del suo trentatreesimo compleanno, Dave Connors, nel pieno della festa a sorpresa organizzata per lui dal suo fraterno amico Harry, accusa un forte malore alla testa e cade pesantemente a terra, e a seguito dell’impatto col pavimento, vede dei flash abbaglianti e sente una corrente elettrica attraversagli tutto il corpo, poi, di colpo, si ritrova in quel luogo oscuro: una distesa paludosa dalla fitta vegetazione. È da oltre una settimana che sogna quel dannato posto! Solo che Dave stavolta si sente troppo cosciente per stare dormendo. Così inizia a girovagare. Alla ricerca di una spiegazione. E poco dopo, giunge davanti ad una sfera di Luce sospesa a mezz’aria. Un essere luminoso viene fuori dalla sfera e gli svela che le Ombre lo stanno cercando, perché nello spirito di Dave è racchiuso il potere del bene e quello del male. Dopodiché, l’essere di Luce svanisce e Dave si risveglia in un lettino d’ospedale, attorniato dai suoi amici. Lui si sta ancora chiedendo il significato di quel sogno e cosa ci faccia sdraiato su quel letto quando incrocia gli occhi verdi di Susan, un’infermiera bionda. La cosa assurda è che, già al primo sguardo, Dave sente un’attrazione irresistibile per quella ragazza, ed inoltre, è come se la conoscesse da sempre; sente per lei un legame profondo. Dave, però, a seguito di alcuni fatti angosciosi vissuti di recente, ha fatto una promessa a se stesso: nessuno sarebbe più entrato a far parte della sua vita, soprattutto una donna. Quindi fa di tutto per tenersi lontano da Susan. Ma il destino di Dave e quello della ragazza sono legati. Il loro incontro non è stato casuale e  nemmeno quel malore il giorno del suo compleanno lo è stato. Tutto era già stato previsto. Calcolato alla perfezione. E da secoli che Luce e Ombre si contendono il dominio del mondo. Ma Zandhal, l’angelo oscuro scacciato dal regno dei cieli e a capo di un’orda di demoni, ha finalmente escogitato un piano diabolico per sbarazzarsi di tutti gli esseri di Luce, e nell’attesa del momento prestabilito all’attuazione del suo piano, sta ampliando il suo esercito della morte impossessandosi della coscienza degli esseri umani. Per compiere il suo disegno malvagio, però, Zandhal deve ritrovare in tempo la farfalla nera. E Dave è l’unico che può aiutarlo nel suo scopo, ma è anche l’unico in grado di fermarlo…


Primo Concorso TraccePerLaMeta – sezione poesia

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è anche la giornata mondiale della poesia.

L’Associazione Culturale TraccePerLaMeta, al suo esordio nel panorama culturale italiano, ha scelto il mese di marzo per indire il

 

Primo Concorso Letterario di Poesia

“TraccePerLaMeta”– Edizione 2012

 

(con scadenza  il 30 aprile 2012)

 “…e infine uscimmo a riveder le stelle.”

                                                                                                    “…puro e disposto a salire a le stelle.”

“…l’amor che move il sole e l’altre stelle.”

Dante Alighieri, padre della letteratura italiana, conclude le tappe del suo cammino dell’anima alzando gli occhi al cielo e beandosi alla vista delle stelle che illuminano la notte degli uomini e  ispirano i versi dei poeti.

Il concorso è aperto a poesie ispirate ai versi di apertura del concorso o a tema libero.

1-      Possono partecipare tutti coloro che sono residenti in Italia o all’estero, ma si ammetteranno soltanto opere scritte in lingua italiana.

2-      Ciascun autore può partecipare al presente concorso inviando fino a un massimo di due poesie e ciascuna non potrà superare i 30 versi di lunghezza. Gli autori si assumono ogni  responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati, esonerando l’Associazione TraccePerLaMeta da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Le opere possono essere edite o inedite, purché non siano state premiate in precedenti concorsi, e gli autori devono dichiarare di possederne a ogni titolo i diritti.

3-      Per partecipare al presente concorso ciascun autore dovrà inviare le proprie opere e la scheda di partecipazione in formato digitale (file in Word) all’indirizzo di posta elettronica info@tracceperlameta.org  o in cartaceo a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Via Oneda 14/A, 21018 –Sesto Calende (VA) specificando sulla busta “Premio Concorso Letterario di Poesia” entro e non oltre la data del 30 APRILE 2012.

4-      Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

5-      Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera   è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti  e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

6-      La partecipazione è gratuita per gli iscritti all’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Per tutti gli altri partecipanti  si richiede una tassa di lettura di euro 10; Il pagamento potrà essere effettuato:

a)      mediante bonifico postale: IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176 08 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -30.4.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

b)      mediante versamento su conto corrente postale 01004217608 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -30.4.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

c)      inserendo la quota di partecipazione in contanti in una busta assieme ai materiali in cartaceo.

7- La Giurianominata dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta è formata dai soci fondatori e da un comitato di lettura di cui si darà conto in sede di premiazione; il giudizio è insindacabile.

8- Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato. A giudizio della commissione giudicante potranno essere segnalati anche altri autori. Al primo classificato sarà assegnato un premio in denaro di 100 euro e una pergamena miniata a mano. Al secondo e terzo classificato una pergamena miniata a mano. A tutti i concorrenti presenti alla premiazione verrà donato un attestato di partecipazione personalizzato.

9- La premiazione avverrà il giorno 23 giugno. Ulteriori precisazioni sul luogo e sull’ora verranno comunicate a tutti i partecipanti.

10 – I vincitori saranno avvisati telefonicamente e via mail; il premio in denaro verrà consegnato soltanto al vincitore o a un suo delegato. I concorrenti presenti alla premiazione potranno leggere le poesie presentate.

11- E’ altresì prevista la realizzazione di un’antologia che raccolga le migliori opere  pervenute. A tal propositola Giuriaselezionerà le migliori opere selezionate che verranno raccolte in un testo di cui  ne viene richiesto l’acquisto da parte degli autori prescelti; il suo costo, a copertura delle spese per ogni copia, comprese le spese di spedizione, sarà di euro 10. Ogni copia in più ordinata sarà scontata del 30%.

12- Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

13- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano l’Associazione TraccePerLaMeta a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

14 – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

Per qualsiasi informazione in merito al presente bando di concorso, si consiglia di avvalersi dei seguenti contatti:

www.tracceperlameta.org

info@tracceperlameta.org

 

SCARICA IL BANDO COMPLETO IN FORMATO PDF CLICCANDO QUI

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Primo Concorso TraccePerLaMeta – sezione narrativa

Primo Concorso Letterario  di Narrativa

“TraccePerLaMeta”Edizione 2012

 

              (con scadenza  10 maggio 2012)

“… e infine uscimmo a riveder le stelle.”

       “… puro e disposto a salire a le stelle.”

              “… l’amor che move il sole e l’altre stelle.”

Dante Alighieri, padre della letteratura italiana, conclude le tappe del suo cammino dell’anima alzando gli occhi al cielo e beandosi alla vista delle stelle che illuminano la notte degli uomini e  ispirano i versi dei poeti.

Il concorso è aperto a racconti ispirati a questi versi di apertura o a tema libero.

– Possono partecipare tutti coloro che sono residenti in Italia o all’estero, ma si ammettono soltanto opere scritte in lingua italiana.

 Ciascun autore può partecipare al presente concorso inviando un racconto che non potrà superare 7 cartelle (12.600 battute spazi compresi). Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati, esonerando l’Associazione TraccePerLaMeta da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Le opere possono essere edite o inedite, purché non siano state premiate in altri concorsi, e gli autori devono dichiarare di possederne a ogni titolo i diritti.

– Per partecipare al presente concorso ciascun autore dovrà inviare la propria opera e la scheda di partecipazione in formato digitale (file in Word) all’indirizzo di posta elettronica info@tracceperlameta.org  o in cartaceo a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Via Oneda 14/A, 21018 –Sesto Calende (VA) specificando sulla busta “Premio Concorso Letterario di Poesia” entro e non oltre la data del 10 MAGGIO 2012.

– Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

– Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la sezione alla quale intende partecipare, la dichiarazione che l’opera   è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti  e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

– La partecipazione è gratuita per gli iscritti all’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Per tutti gli altri partecipanti  si richiede una tassa di lettura di euro 10. Il pagamento potrà essere effettuato:

a)      mediante bonifico postale: IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176 08 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -10.05.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

b)      mediante versamento su conto corrente postale 01004217608 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -10.05.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

c)      inserendo la quota di partecipazione in contanti in una busta assieme ai materiali in cartaceo.

– La Giurianominata dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta è formata dai soci fondatori e da un comitato di lettura di cui si darà conto in sede di premiazione; il giudizio è insindacabile.

– Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato. A giudizio della commissione giudicante potranno essere segnalati anche altri autori. Al primo classificato sarà assegnato un premio in denaro di 100 euro e una pergamena miniata a mano. Al secondo e terzo classificato una pergamena miniata a mano. A tutti i concorrenti presenti alla premiazione verrà donato un attestato di partecipazione personalizzato.

– La premiazione avverrà il giorno 23 giugno. Ulteriori precisazioni sul luogo e sull’ora verranno comunicate a tutti i partecipanti.

– I vincitori saranno avvisati telefonicamente e via mail; il premio in denaro verrà consegnato soltanto al vincitore o a un suo delegato.

– E’ altresì prevista la realizzazione di un’antologia che raccolga le migliori opere  pervenute. A tal propositola Giuriaselezionerà i 10 racconti migliori; agli autori selezionati verrà richiesto l’acquisto del testo, il costo, a copertura delle spese per ogni copia, comprese le spese di spedizione, sarà di euro 10. Ogni copia in più ordinata sarà scontata del 30%.

– Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

– Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano l’Associazione TraccePerLaMeta a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

– Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

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“Le danze del tempo” di Martino Ciano, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Le danze del tempo

di Martino Ciano

con prefazione di Tania Paolino

Roma, Arduino Sacco Editore, 2011

ISBN: 978-88-6354-372-8

Pagg. 143

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

  

“La sua droga perfetta era il passato” (pag. 51).

 

Confesso senza remore che i romanzi di guerra o che comunque fanno riferimento a particolari momenti storici di conflitto o di ribellioni non sono il mio forte ma ho accettato con piacere di leggere il romanzo di Martino Ciano, scrittore esordiente calabrese, grande studioso di storia. Dopo un’interessantissima nota di prefazione curata da Tania Paolino, nella quale si sottolinea soprattutto il valore del tempo nel romanzo, la lettura si snoda attraverso una serie di capitoli che in esergo riportano citazioni tratte dalla Bibbia. La storia contenuta nel romanzo è triste e inumana, come lo sono tutte le storie di guerra. Martino Ciano mette in scena non tanto il dolore e la devastazione degli oppressi ma il cinismo e la spregiudicatezza di coloro che si credono superiori, invincibili, potenti sopra ogni cosa. Di coloro che credono di poter decidere le sorti degli altri quando invece questo è un compito che appartiene solo a Dio.

Il setting iniziale con il quale si apre la storia è Auschwitz, luogo che non necessita di presentazioni. E’ il 1944 e al lager arrivano deportati dalle varie zone della Germania. Siamo, però, come narra la storia, alle ultime battute del regime hitleriano. Il tenente Karl Von Kliest, “l’immagine del perfetto ariano” (pag. 21), si rende colpevole di una serie di violenze e crudeltà tra cui l’uccisione dell’ebreo Jacob e di suo figlio Ismael, nomi che ricordano importanti personaggi biblici. Von Kliest rappresenta la Germania nazista, è un prepotente convinto degli ideali della purezza della razza; decide e manda a morte chi vuole arrogandosi un compito che non gli appartiene. E’ un piccolo Hitler, anzi forse addirittura più potente di Hitler che, come si è detto, ormai si trova nella sua fase calante. Ciano scrive, infatti, “Hitler ormai è finito. Ha paura anche di se stesso” (pag. 26).

Ma come narra la storia, lentamente le cose volgono male per i nazisti e le armate russe fanno il loro ingresso in Germania minacciando Berlino che poi riescono ad assediare. Il tenente viene mandato a Berlino dove, assieme ad altri gerarchi valorosi, è tenuto a organizzare la difesa della città. Non ci riusciranno e tra tanta morte e distruzione il tenente riuscirà a salvarsi e mettersi in fuga. L’impressione che ho avuto è che Ciano sottolinei di continuo l’impossibilità di salvezza per i deboli, i poveri, gli emarginati e sfruttati e di contro l’invincibilità, la salvezza dei cattivi, dei criminali quasi come se Dio osservasse tutto di nascosto e neppure lui riuscisse a regolare gli eventi.

Ma quando la Germania è ufficialmente caduta e con essa lo spregiudicato regime, allora le cose cambiano e non c’è più posto per i crudeli nazisti che prima hanno dominato la scena. Chi fugge, chi si salva, chi si converte, chi si pente, chi si autoelimina, chi nascosto rimane convinto delle proprie idee. Von Kliest decide di farsi fuori. Non riesce a sopportare di vivere in una società che non risponde più ai suoi ideali, ai progetti della sua gente. Non accetta la sconfitta. Non vuole lasciarsi uccidere dai rossi e lasciare che il proiettile delle loro pistole macchi quel corpo ariano e ne sconsacri l’essenza. Si punta la pistola alle tempie ma solo in quel momento, similmente a una pistola scarica nel celebre Gli Indifferenti di Moravia, scopre che i colpi sono finiti. E’ un caso? E’ una vendetta del destino? Non lo sappiamo fino a che non continuiamo nella lettura. La mia idea è che il non poter morire del tenente sia una sorta di pena divina silente come avviene al vecchio marinaio dell’omonima ballata di S.T. Coleridge. Ma come sempre la vita è fatta di un prima e un dopo, un passato e un presente. Ci troviamo ora a Colonia, città natale del tenente, nel 1962. La guerra è finita da tempo, sono trascorsi anni difficili e la ricostruzione del paese è stata lenta e dolorosa. La guerra non solo ha cambiato i luoghi, distrutto le case e annientato intere famiglie, ma ha contribuito a incrinare le psicologie dei sopravvissuti, rendendoli deboli, incurabili in virtù dei traumi subiti. Il tenente, seppur anziano, mantiene in un certo senso la sua integrità di sempre; “La sua anima ancora ricordava il passato, lo desiderava” (pag. 50), scrive Ciano. Sappiamo bene che chi vive del passato è un uomo che non è in pace con se stesso, nostalgico, solo, inattuale e pericoloso. E ancora una volta Karl si identifica con il marchio della dissolutezza, della perversione e dell’immoralità: è nazista nell’anima, alcolista, misogino, violento, tradisce la moglie e ancora a distanza di anni non riesce ad accettare (e forse a comprendere) che la sua Germania gloriosa non c’è più e che gloriosa non lo è mai stata: “ma io ci credo ancora” (pag. 56), confida a un suo vecchio amico.

La costruzione antitetica dei personaggi che popolano il romanzo esemplifica questa struttura manichea del mondo: i nazisti contro gli ebrei, i tedeschi contro i bolscevichi, il Bene e il Male, l’umano e l’animalesco, Dio e Satana, l’amore verso l’altro e l’amore verso se stesso, la ragione e la forza, l’io e l’altro. Ma in fondo non sono rilevanti nomi, luoghi, anni e altre caratterizzazioni che ci consentono di inserire la storia in un particolare momento perché una storia di guerra è metafora di ciascuna guerra, sia essa europea o a noi lontana.

Il tenente Von Kliest vive in una dimensione che è fatta di ricordi del passato, di memorie, di progetti e idee che nel passato non hanno preso corpo e il suo presente non è che un passato onnipresente che non annuncia mai a dar la staffetta a quel presente liquido, attuale, al momento. E’ un uomo che mentalmente è già morto e sepolto da decenni, come la sua ideologia, ma che vive in un corpo regredito e involuto. E’ espressione più chiara dell’imbarbarimento della società, dell’illusorietà della superiorità dei potenti sui deboli, del ritorno forzato a un sistema tirannico, prepotente, insano, chiaramente impopolare e inattuale per il suo tempo. E’ un ritorno allo stato di natura, a quella selvaggia e primordiale. Ma anche per lui arriva il momento della resa dei conti: la presa di coscienza, il pentimento, il rimorso, la paura del suo passato. Guardando sua figlia Martha, infatti, non può far a meno di ricordare gli innocui occhi di Ismaele, un bambino ucciso anni prima solo perché ebreo e perché aveva inveito contro di lui per difendere suo padre. E così Karl finisce per “[essere] stuprato da quei ricordi seppelliti” (pag. 59). Ciano impiega un linguaggio freddo, diretto, tagliente e crudo che, però, ben lontano da avere l’intenzione di scioccare, è perfettamente in linea e adeguato a quando va narrando: violenze, nefandezze, stupri, desolazione, rotture, abbandoni, sia fisici che metaforici.

E poi segue il sogno-incubo in cui Karl si vede di fronte a Jacob e Ismael, prova paura e rimorso e l’avvenimento onirico è di sicuro espressione inconscia del fatto che Karl non ha ancora fatto pace con se stesso, con il suo passato che, invece, ritorna a ossessionarlo, minacciarlo, indebolirlo e ad accusarlo per ciò che in assenza di un minimo di raziocinio tanti anni prima ha fatto per asservire un’ideologia assassina. Verso il finale dell’opera tanto egoismo e sicurezza di sé lasciano, però, il posto all’insicurezza, alla debolezza e alla dannazione del personaggio che anni prima si è macchiato di ignominiosi crimini; il suo passato crudele si mischierà al suo presente, alle vicende quotidiane della sua famiglia e proprio all’interno di questo universo si compirà una sorta di vendetta che, troppo pesante da sostenere, lo condurrà a un suicidio (ipotizziamo), questa volta con esito. Ciano condensa il tutto in una frase: “Solo vivendo si comprende la morte, solo peccando si comprende l’espiazione” (pag. 138). C’è una sorta di comprensione e di animo cristiano in questo: il perdono e l’espiazione alle colpe sono sempre disponibili e alla portata di tutti, efficaci solo se l’individuo è capace di crederci veramente.

Ciano ci accompagna in un viaggio doloroso, inserendo le intere vicende narrate in una precisa cornice storica che evidenziano la sua passione e competenza in tale ambito e ci consegna una parabola sulla cattiveria, sulla condizione del cuore umano macchiato dalla colpa. Karl Von Kliest è fratello di Kurtz di Heart of Darkness, e pertanto non è altro che l’espressione più pregnante di quel cuore di tenebra che attanaglia l’umanità.

 a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

E’ uscito in nuovo numero della rivista “Segreti di Pulcinella”

Il nuovo numero della rivista, in numero 37, dedicato al tema dei “Numeri” contiene testi di:  Massimo Acciai, Lorenzo Spurio, Sandra Carresi, Marco Bazzato, Andrea Cantucci, Stefano Gecchele, Iuri Lombardi, Gavino Ortu, Rossana D’Angelo, Alessandra Ferrari, Emanuela Ferrari, Maria Lenti, Cesare Lorefice, Luca Mori, Ivana Orlando, Gilbert Paraschiva, Ivan Pozzoni, Gabriele Serpe, Marzia Carocci, Anna Maria Volpini, Michela Zanarella, Aurelian Sorin Dumitrescu, Marius Viorel Girada, Ioana Livia Stefan, Alessandro Rizzo, Paolo Filippi, Mario Gardini, Maria Antonietta Nardone, Luca Mori, Alessandro Pellino, Paolo D’Arpini.

La rivista può essere letta online sul sito, http://www.segretidipulcinella.it oppure scaricarla in formato pdf, collegandosi qui.

Il prossimo numero della rivista avrà come tema “Il razzismo”. I materiali dovranno essere inviati alla mail del direttore massimoacciai@alice.it o a quella di redazione segretidipulcinella@hotmail.it entro e non oltre il 31 Maggio 2012.

 

 

“Meditazioni al femminile” di Michela Zanarella, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Meditazioni al femminile

di Michela Zanarella

con introduzione di Donatella Bisutti

con prefazione di Giuseppe Neri

Sangel Edizioni, 2012

ISBN: 9788897040750

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Michela Zanarella, poetessa di origine veneta ma da anni attiva nella Capitale, torna con una nuova e interessante silloge di poesie. Dopo Sensualità, edita da Sangel Edizioni, in cui la Zanarella intendeva dipingere una femminilità calda, accogliente e sensuale, arriva Meditazioni al femminile, che il noto poeta napoletano Luciano Somma non ha mancato di avvicinare alla poetica della Merini. Ritengo che paragoni di questa natura sono sempre azzardati e pericolosi ma c’è di sicuro nella poesia della Zanarella una predisposizione ad affrontare temi, soggetti e ambiti che furono particolarmente cari alla grande poetessa milanese.

La parola “meditazioni” nel titolo del libro può far pensare che quello che ci apprestiamo a leggere sia una sorta di prosa ragionata, una scrittura attenta, frutto di ricerca e di sperimentazione. In realtà è tutt’altro. Le meditazioni che la Zanarella fa nel corso di questo libro sono di carattere intimistico, profondo, personale; hanno la volontà di riferirsi alla donna in quanto tale, al suo rapportarsi con il mondo e, soprattutto, con l’altro sesso. Si respira sfogliando le pagine una sensibilità che abbiamo già conosciuto con Sensualità anche se, per certi versi, si individua qui una certa maturità, non espressiva, ma tematica. Il percorso che la Zanarella ci fa fare coinvolge le varie sfere sensoriali e si appella in maniera pacata al lettore affinché questo le impieghi nella lettura, per poterne condividere a pieno l’espressività.

La poesia della Zanarella parte spesso dalla descrizione fulminea e al tempo stesso vivida di elementi naturali, il mare, il sole, i fiori che, piuttosto che darle un’impronta modernista, servono per istituire una serie di parallelismi con la vita dell’uomo. La poetessa esplica l’amore per il suo uomo ricorrendo direttamente ad appelli ed esortazioni in cui la dea Madre, è espressione a sua volta di quella forza impetuosa, continua e rigenerante. E’ una ricerca questa che non conosce limiti e che consente alla poetessa di sognare a occhi aperti e desiderare anche l’impossibile: «voglio esplodere di te/ e sapere il sapore/ del mare» scrive nella lirica che apre la raccolta. Ma in fondo sappiamo bene che in poesia nulla è impossibile e così, con questa prospettiva dobbiamo leggere le poesie della Zanarella che traboccano di gemiti, respiri che si incontrano, “morsi d’amore”, sguardi, baci e momenti d’affetto.

Come avevo avuto modo di osservare nella recensione di Sensualità, nella poetica della Zanarella, le parole si impersonificano: l’amore sembra essere una sorta di divinità onnipresente che tutto può; il Destino viene invocato come una sorta di protettore o altre volte come un’entità capace di volgere le cose come le desideriamo. «[C]onsumeremo il cielo/ gocciolando innamorati sui marciapiedi/ del destino» scrive nella lirica “Insieme oltre”,  la più bella dell’intera raccolta. Nella silloge ci sono, inoltre, poesie ispirate e dirette a persone care della Zanarella così come alla sua città d’origine, Padova, citata direttamente in varie liriche. Bellissimo l’omaggio a Pasolini: «Tradito come un autunno / in maledizione / è stato il tuo canto di verità. / Non si accorsero che assassinando / un guscio secolare di saggezza /  estirpavano fiore universale di poesia» e curioso il ricordo del pontefice Giovanni Paolo II.

E’ la natura che ritorna di continuo, quasi a descrivere una sorta di leitmotiv dell’intera silloge, «mi allaccio al vento, mi abbandono al fuoco» scrive in “Mi incateno alle origini”. Meditazioni al femminile è una riuscita celebrazione dell’amore fisico e dalla sua realizzazione a livello inconscio, dell’erotismo, della voglia di amare e farsi amare, della ricerca di un senso alla vita. E’ un incrocio continuo di due divinità importanti: Gea ed Eros. Si uniscono, dialogano tra loro, a volte addirittura si eguagliano divenendo una divinità unica. Ed è forse nella chiusa della poesia “Fango e radici” che ci capacitiamo di come la Zanarella riesca a fondere i due elementi, quello della natura incontaminata e quello della natura umana: «Ci incontriamo nel petto della stessa terra, / fango e radici / per un nuovo germoglio».

a cura di Lorenzo Spurio

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