Giovanna Fileccia e la “Poesia Sculturata”

Articolo di Lorenzo Spurio

Giovanna Fileccia è nata a Palermo dove ha vissuto fino all’adolescenza. Oggi risiede a Terrasini (PA). Ha frequentato l’istituto tecnico commerciale ma il suo amore per la letteratura l’ha portata verso materie umanistiche. Scrive poesia sia in italiano che in siciliano, è anche critico letterario e drammaturgo. Per la narrativa ha pubblicato il romanzo Oggetti in Terapia (2020), per la poesia ha all’attivo quattro pubblicazioni. Molte sue liriche sono state edite in varie antologie, volumi tematici e portate in scena in spettacoli teatrali diretti dal regista Riccardo Michelutti e recitate in vari luoghi e città d’Italia. In campo artistico va rilevato che è l’inventrice di una nuova espressione artistica, da lei stessa denominata (coniandone il relativo neologismo) Poesia Sculturata che consiste nell’allestimento di opere tridimensionali alle quale dà forma a partire dalle sue produzioni poetiche. Ha definito questo originalissimo approccio quale un suasivo e avvincente “mondo circolare e vasto, complesso e semplice, unico e sfaccettato”.

Per le sue opere tridimensionali generalmente utilizza materiali di recupero, materiali di risulta come peculiare della poor art, ma anche cartone, polistirolo, rame e stoffe (si veda la sedia “Imperia” esposta in più mostre personali) con prevalenza di elementi che si riconducono all’ecosistema mare (sabbia, alghe e conchiglie in primis). Con le sue opere plastiche ha tenuto molte mostre personali in vari contesti e la concretizzazione di queste sue ibridazioni tra i due codici espressivi è forte e percepibile leggendo il volume Marhanima (2017, con prefazioni del mai dimenticato Sebastiano Tusa e dell’architetto Alessandra De Caro, postfazione della psicoterapeuta Caterina Vitale) che contiene un testo poetico e le sue opere tridimensionali. Importante è il suo impegno sociale, lo testimonia la donazione della Poesia Sculturata dal titolo “Amore a due voci” tratta dall’omonima poesia, a “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” di Cinisi. È invitata di frequente a partecipare a convegni e incontri, anche nelle scuole, per parlare della sua creazione della Poesia Sculturata che richiama al rispetto dell’ambiente e al reimpiego dei materiali di scarto e di recupero, nonché al rispetto della Terra.

La Poesia Sculturata va nella direzione di una simbiosi attenta e istintiva che si crea tra parola e forma, tra suono e concretezza: le opere rappresentano il componimento poetico ma è anche vero che le opere scultore hanno una loro empatica didascalia nelle stesse liriche. Il procedimento sinottico e di ibridazioni tra arti e linguaggi apparentemente diversi fornisce risultati esaltanti e mai pronosticabili in partenza. L’artista Fileccia in questo modo fa del recupero e della conversione del residuale gli elementi di partenza per la creazione artistica dove è evidente anche il contenuto ecologico, e dunque il significato di empatia sociale e di salvaguardia ambientale. La concretizzazione del sentimento che è racchiuso nei versi e nelle strofe delle sue produzioni poetiche ben si esplica nelle azioni di plasmare, incollare, strutturare, comporre, levigare, intarsiare, sovrapporre, coniugare, ricondurre a un contesto dal chiaro significato oltre che di forte presa sul fruitore di quell’opera. Così lei stessa ha avuto modo di asserire nel corso di un’intervista: “La Poesia Sculturata mi offre, sia la possibilità di parlare ad ampio raggio della Terra, dell’ambiente, del riutilizzo, che di raccontare l’interiorità”[1].

Nel 2018 ha ideato e condotto il laboratorio artistico “Mandala: cerchio della vita” con annessa mostra di Poesia Sculturata ai Cantieri Culturali alla Zisa (Palermo). Nel corso degli anni mostre personali, incontri in gallerie e biblioteche non sono mancati. Tra i progetti più recenti citiamo la mostra online a quattro mani “Fibre di piombo”, con opere di Tiziana Viola-Massa e poesie della stessa Fileccia, che dopo la pandemia verrà allestita anche in presenza. L’allestimento virtuale ha consentito di vedere una buona quantità di opere e di visionare e leggere i testi poetici in internet dove è presente una videopresentazione[2].

A febbraio di quest’anno, con un video caricato sul suo profilo personale YouTube[3], l’artista ha dato a conoscere quella che può essere considerata un’ulteriore evoluzione e aggiunta al suo grande progetto working-in-progress ossia la “Poesia Sculturata in cartoline da donare” che sarà realizzata nel corrente anno in collaborazione con i Comuni di Palermo e Partinico. Un’iniziativa volta a una maggiore presenza sul campo, intesa a una capillarità della sua opera sul territorio, pensata come momento di condivisione e di partecipazione collettiva. Si sa – come hanno ben posto in evidenza – alcuni tra i maggiori critici – tanto letterari che artistici – che la fruizione dell’opera non è mai qualcosa di univoco e deciso sin dalle origini: suggestioni, empatia, significazioni interpretative, dialoghi ed echi, pur diversificati tra loro, possono nascere e fruire copiosi dalla partecipazione attenta e sentita del pubblico – del fruitore dell’opera – dinanzi ad essa. Ecco perché la Fileccia nel summenzionato video invita coloro che, nei vari spazi delle città che collaborano a questo “attacco d’arte”, troveranno le sue “cartoline artistiche” di fornirle un commento, un’impressione sulla data opera ritratta. È dal confronto tra autore e fruitore, tra artista e pubblico che possono nascere – non solo rapporti umani più o meno seri e duraturi – ma anche ulteriori significati, direzioni e vibrazioni per le opere interessate.

Nel suo nutrito curriculum letterario figurano anche le opere Sillabe nel Vento (2021, con prefazione di Veronica Giuseppina Billone), La Giostra dorata del Ragno che tesse (2015, prefazione di Giuseppe Oddo e postfazione di Francesca Currieri), Seta sul petto, per Alessandro che Di Mercurio aveva la forza e l’empatia (2020, con introduzione della stessa Giovanna).

Numerosi i riconoscimenti ottenuti tra i quali quello alla Cultura “Silva Parthenia” conferitole a Partinico nel 2015 e l’Encomio alla Cultura “La Biglia Verde” conferitole a Marsala nel 2017, “Diploma La Gru News” conferitole dalle maestranze del Comune di Cinisi nel 2020. È stata membro di giuria in vari concorsi tra cui il Premio Regionale “Sicilianamente” e il Concorso fotografico “Giovanni Meli” tenutosi a Cinisi nel 2015.

Numerosi e qualificati critici letterari ed esperti d’arte e di cultura si sono occupati della sua arte poetica e della sua Poesia Sculturata tra cui Maria Elena Mignosi Picone, Maria Antonia Manzella, Salvatore Maurici, Mariantonietta Mangiapane, Lidia Vitale, Pino Manzella, Giovanni Impastato, Silvio Grisafi, Francesca Currieri, Rosanna Maranto, Vincenzo Corona, Calogero Catania, Sandra Guddo, Giovanni Matta, Rosanna Maranto, Vincenzo Corona, Valentina Grazia Harè, Francesco Ferrante, Veronica G. Billone, Pippo Oddo, Caterina Vitale, Maria Rita Mutolo, Anna Barone, Cinzia Finocchiaro, Maria Antonietta Sansalone, Martina Emanuele, Vinny Scorsone, Silvio Ruffino, Vincenzo Cusumano, Giacomo Randazzo, Salvatore Mirabile, Sebastiano Tusa, Alessandra De Caro, Salvo Galiano, Pippo La Barba, Palma Civello, Santa Franco, Evelin Costa, Patrizia Iovine, Federico Baldini, Sara Missaglia, Luca Calvino, Emilia Ricotti, Sara Favarò, Cinzia Romano, Rosario Sanguedolce, Domenico Sinagra, Adriana Fresina, Antonino Schiera, Rosario Loria, Chiara Fici.

LORENZO SPURIO

La riproduzione del presente articolo, anche in forma di estratti e su qualsiasi supporto, non è consentita senza il consenso da parte dell’autore.

Bibliografia

Sito personale dell’autrice: https://giovannafileccia.wordpress.com 

Intervista a Giovanna Fileccia a cura di Chiara Fici: http://www.globusmagazine.it/giovanna-fileccia-la-coffa-simbolo-della-sicilia/#.X_yyW-DSJkw

Intervista a Giovanna Fileccia a cura di Antonino Schiera: https://antoninoschiera.blog/2020/10/09/poliedrica-e-creativa-la-scrittrice-giovanna-fileccia-si-racconta-per-noi/

Il sito\blog di Giovanna Fileccia Io e il Tutto che mi attornia: https://giovannafileccia.com/


[1] Chiara Fici, “Giovanna Fileccia e la coffa come simbolo della Sicilia”, «Globus Magazine», 25/05/2020, link: http://www.globusmagazine.it/giovanna-fileccia-la-coffa-simbolo-della-sicilia/#.YAIQinZKjIV (Sito consultato il 15/01/2021).

[2] Rimando a questo link che fa riferimento alla notizia di tale mostra, con foto, videopresentazione e premessa della poetessa, pubblicati sul suo sito ufficiale in data 23/12/2020: https://giovannafileccia.wordpress.com/2020/12/23/fibre-di-piombo-mostra-di-tiziana-viola-massa-e-giovanna-fileccia-video-e-opere/ (Sito consultato il 15/01/2021).

[3] Il video è raggiungibile a questo link: https://www.youtube.com/watch?time_continue=499&v=BpdaW2yBdJk&feature=emb_title

“Nel tempo dell’assenza. Tragitti casuali d’incomunicabili silenzi” di Massimo Massa – Testo critico di Lorenzo Spurio

Testo critico di Lorenzo Spurio

Un’operazione editoriale senz’altro riuscita, tanto è ricca e avvincente, questa di Massimo Vito Massa, curiosa voce poetica nel panorama culturale italiano della nostra attualità che con l’etichetta editoriale da lui curata e diretta – Oceano Edizioni – ha dato alla luce il volume Nel tempo dell’assenza[1]. Si tratta di un’opera in qualche modo repertativa, come ben richiama il riferimento di “Opera omnia” nell’immagine di copertina e, in quanto tale, presenta testi poetici già pubblicati altrove, letti magari in circostanze che lo hanno visto partecipante di iniziative pubbliche o presentati a concorsi letterari, ambito questo che l’Autore barese ben frequenta da anni, con grandi meriti e ampie attribuzioni di riconoscimenti per la sua capacità ideativa, stesura formale e ricchezza contenutistica. Questo nulla toglie alla freschezza dell’opera che si presenta come fosse totalmente inedita, compatta nei tanti elaborati e contributi critici che, ben cadenzati, “a intervalli”, la arricchiscono e la strutturano in maniera assai congrua alle vere “opere totali” di autori più o meno classici. Se mi soffermo su questo aspetto – oltre al fatto che non è qualcosa in nessun modo trascurabile – è presto detto. Operazioni “antologiche” come questa che ho tra le mani presuppongono non solo una meticolosa operazione di scelta – e dunque di cernita – delle tante opere di produzione propria ma anche l’individuazione di un nesso – leitmotiv o fil rouge, come si preferisce – secondo il quale l’Autore intende presentarcele. Aspetti, questi, che possono sembrare laterali, e dunque non influenti in maniera incisiva, sull’opera intesa in senso complessivo e che, al contrario, hanno la loro valenza. Massa ha manifestato in maniera molto chiara che, dietro alla compilazione di Nel tempo dell’attesa, vi è stato un ampio (non so dire se lungo, questo sarebbe eventualmente da chiedere all’Autore) lavorio di organizzazione “mentale”, ben prima che “editoriale” che ha portato, appunto, alle scelte le cui pagine ben rendono edotti chi se ne appropria.

Pure non andrebbe dimenticato di dire che – di contro al titolo che ci parla di una assenza che, ad apertura del libro, dobbiamo ancor ben concettualizzare – il sottotitolo funge da apripista, da motivo propedeutico a quel che l’attento Autore (nelle vesti anche di curatore ed editore) si appresta a rivelarci di sé. Quelle contenute nel libro sono poesie – questo è chiaro – ma esse sono solo l’abito che, di volta in volta, l’io lirico veste per documentarci e trasmetterci quelli che sono i Tragitti casuali d’incomunicabili silenzi. Addentrarsi a priori in un’appropriata significazione esegetica di questa perifrasi sarebbe senz’altro qualcosa di rischioso ma è un rischio che cercherò di limitare tentando un approccio di questo tipo non ora, ma in seguito.

Il volume si presenta ricchissimo, da ogni parte lo si voglia scrutare, da ogni angolazione ci si introduca. Ce ne rendiamo conto sin dalle prime pagine: citazioni in esergo (tra cui un’efficace chiosa sulla felicità di Romano Battaglia[2], praticamente uno dei grandi dimenticati), note di ringraziamenti, cenni bibliografici, didascalie, riferimenti puntualissimi a professioni, città d’origine o d’appartenenza dei tanti critici di cui sono presenti note, commenti, lusinghieri messaggi, attestati di stima e amicizia, squarci di recensioni e, in taluni casi, mini-saggi, approfondimenti o divagazioni di vario tipo. La meticolosità di Massa in veste di editore è tale che tutto appare dosato alla precisione: caratteri, grassetti, corsivi e rientri, organizzazione tipografica impeccabile, testo che s’interscambia – in un connubio di parola e immagine – con pagine a colori dove troviamo foto frappanti e incisive come pure fotogrammi dell’autore dai quali trasudano grande raffinatezza posturale, eleganza formale e piglio di un’espressione autentica.

Basterebbe fare i nomi di Hafez Haidar, grande promotore culturale, ex candidato al Premio Nobel per la pace e professore all’università di Pavia, e di Pasquale Panella, narratore e poeta ma soprattutto paroliere (celebre la sua collaborazione con Lucio Battisti), autore di brani immortali della canzone italiana (tra i quali “Vattene amore” di Amedeo Minghi, “Processo a me stessa” di Anna Oxa, “Giulietta” di Mango), a rivelare l’ampiezza e l’alta levatura del consenso critico riscosso da Massa nel tempo. Eppure – per onor di cronaca e per par condicio culturale – si dovrebbero fare i nomi di tutti coloro che – a vario titolo – hanno collaborato a questo volume, integrato le pagine con foto, traduzioni, inserti critici e altro ancora. Pur tuttavia nello spazio ristretto di tale recensione non mi è consentito ma il mio invito è fortemente rivolto a recuperare ben presto questo volume perché, oltre alla componente poetica di Massa, vi è un nutrito universo di luci e nastri colorati che lo contornano rappresentati da queste molteplici e variegate collaborazioni che fanno di Nel tempo dell’assenza – in aggiunta a un’opera autoriale e dunque letteraria – anche un’opera collettiva e dunque, a qualche altezza, di condivisione e partecipazione sociale.

L’autore del libro, il poeta barese Massimo Massa

Si è detto delle traduzioni: nel volume alcune poesie di Massa sono riproposte anche con l’utilizzo di un altro sistema linguistico; questo rende l’opera polifonica e internazionale, potenzialmente aperta a ogni possibile lettore e fruitore, dunque sorgiva e continua, atta ad aderire ad ambiti e contesti che esulano il domestico, il provinciale e il nazionale, per offrirsi a un oltre potenzialmente sconosciuto. Vi sono liriche tradotte in greco (Sofia Skeilda[3]), inglese (Tiziana Massa), polacco (Izabella Teresa Kostka), spagnolo (Patricia Vena), francese (Raymonde Simon Ferrier) e arabo (George Onsy).

Il volume si mostra articolato in tre sotto-sezioni e una coda conclusiva. Le tre sezioni, debitamente anticipate da alcune linee di presentazione di Massa in merito alle intenzioni di accorpamento di determinate liriche in quel gruppo – vale a dire le ragioni, le tematiche, le comunanze latenti o patenti – contengono ciascuna un consistente numero di brani poetici. Si parte con la sezione “L’assoluzione” anticipata da una dissertazione coinvolgente sul tema dell’assenza a firma del giornalista Duilio Paiano, nella quale troviamo liriche dal piglio riflessivo, sostenute da considerazioni di vario tipo che mettono in risalto le peculiarità osservative, interpretative e interiorizzatrici del poeta. Il tema ricorrente è quello dei gabbiani, con tutta la simbologia carica a questo animale e alle sue occorrenze nella letteratura, anche internazionale. In “Piove” leggiamo: «Credo ancora nei dettagli / delle prospettive, / nell’imperfezione / d’ogni figurabile / che s’avvolge in trame / come arbusti di tamerice / flagellate / ai venti di maestrale» (33). Credo che sia ben manifestato in questo estratto l’andamento – un adagio – di questa prima partizione dell’opera. Scenari prediletti sono le circostanze di solitudine e di riflessione, i momenti di pausa e di rincorsa ai pensieri, gli approfondimenti sulla vita e i suoi dilemmi, le esigenze di ascolto dell’interiorità. Ecco altri versi estratti da “Nell’attesa d’un istante”: «Passerà anche l’inverno / tra queste scie d’inchiostro / serrando nodi / nelle volute spire / di mancate assenze, / sulla pelle e nei pensieri / aspettando che marea discenda / a conciliare rena con il mare / tra le immutate sponde» (56) e da “Verrà il tempo del ritorno”: «Verrà il tempo del ritorno, / nuovi semi di accettate attese / nel cielo terso di febbraio / in quel tiepido maestrale / tra zolle arse / e l’istante delle piogge / nell’intricata geometria / del mio nulla / che fermenta prospettive» (61).

La seconda sotto-sezione del libro, “In ogni battito del mondo”, ci consegna al contesto internazionale: quello bellico delle lotte civili, delle guerre intestine, dei bombardamenti, delle violenze in genere e delle forme di sottomissione. Qui si evidenzia il piglio etico del Nostro che con poesie quali “Sotto il sole di Kabul” ha riportato numerosi premi letterari.

Troviamo liriche che affrontano problemi dei disturbi alimentari come l’anoressia (la poesia “Oltre…” dove il Nostro parla di «sguardi assenti / […] / greto informe» e della «irragionevole disarmonia / dell’esile corpo», 69), gravissime sindromi di carattere genetico («Chissà per quant’ancora / dovrò arginare ostacoli / raccogliendo cocci d’esistenza / nel perimetro di un corpo / che non s’arrende al tempo» (78) e liriche ispirate ai truci fatti di zone calde del pianeta: il Medio Oriente (la poesia “Scenderà sera sopra Gaza” dove leggiamo: «Quale guerra avrà mai le sue risposte / se non bugie vilmente sporche…/ […] // Qui si fermano per sempre / i sogni e le illusioni – / macchiate d’innocenza, / qui c’è carne da macello / su cui lasciare un fiore», 80), l’Iraq (la poesia “Sotto il sole di Kabul”: «una bandiera in terra ostile […] // […] tradita per amore a un giuramento», 87), compreso il nostro Paese con una poesia dal titolo “Quella linea in diagonale” dedicata alla nefanda strage di Capaci del 1992 nella quale morì il giudice Giovanni Falcone: «[P]rofanata speme nella terra di nessuno / che mi ha cucito addosso il tempo // […] [I]l vento disperde le parole / nell’ombra oltre il finire» (86). I contesti di violenza e di desolazione che animano il Nostro a mettere nero su bianco l’insofferenza verso tanta barbarie non punta alla denuncia ideologica né utilizza quel che sarebbe il facile tono della recriminazione o dell’imputazione della colpa. Al contrario consente un’autentica vicinanza e solidarietà verso i soggetti interessati da tanta indifferenza e devianza delle forme di potere. Difatti non di rado i componimenti di questa raccolta si chiudono – o comunque richiamano – un’attenzione generale su forme di appello e confessione nei riguardi della divinità cristiana.

Un altro scatto dell’autore del libro, il poeta barese Massimo Massa

L’ultima sotto-sezione porta il titolo “L’essenziale” ed è come la summa del percorso intrapreso; sembra di sperimentare con questo terzo “capitolo” il procedimento analitico d’evidenza di marca hegeliana contraddistinto da tesi-antitesi e sintesi. Qui, dopo lo scandaglio dell’interiorità nei suoi linguaggi spesso difficili da decifrare e dopo il verbo gridato della condanna delle aberrazioni, l’Autore annoda versi che sembrano vergati da una pacificazione maggiore, sembra quasi che la mano si sia allentata nel far seguire una parola all’altra. Qui si parla (o si cerca di avvicinarsi) all’essenziale, vale a dire a tutto ciò che non è accidentale o abituale. Al poeta, che opera di cesello con un’attitudine improntata allo scavo e alla linearità della forma, interessa esclusivamente la essentia, vale a dire la cosa in sé, quello che è, ciò che si manifesta. Senza ridondanze, abbellimenti, superfetazioni, ritocchi o magheggi di sorta. Il poeta sembra aver raggiunto un senso di benessere emotivo che gli deriva dal percepire la vita quale dono e come segno inesauribile di bellezza. Ciò gli è concesso non solo dal suo animo investigativo dei recessi interiori ma anche per mezzo di un sentimento d’amore e di condivisione con l’amata e, in senso generale, con una pluralità non meglio identificabile. Sono versi maturi che elaborano l’assenza, quella percezione di lontananza e disattenzione, di chiusura e mancata eco, in maniera diversa; ecco perché l’Autore qui ci parla dell’assenza nella forma delle sue scie. Sembrano dileguati l’ansia e il rovello esistenziale che, invece, ammorbavano pesantemente l’io lirico nella prima sezione.

In chiusura del volume c’è infine un lungo componimento bipartito, in realtà una serie di strofe con versi lunghi, disposte visivamente sulla pagina con una conformazione alternata, ad X, che vanno sotto il titolo di “Conseguenze logiche di geometriche invadenze” e – come da controcanto – di “Nell’incedere del tempo all’ora sesta”. È la giusta “coda” o explicit a tanto dire, argomentare, alludere, vagheggiare, trasporre delle liriche qui contenute e ha la forza di rappresentare, ben più che un’attestazione di poetica, una sorta di testamento umano.

Nel tempo dell’assenza è un libro che va letto e riflettuto. Credo che in questa maniera può realmente “arrivare” ed essere apprezzato come degnamente merita. Esso va a unirsi all’ampia produzione di Massimo Vito Massa – significativa e degna di menzione – contraddistinta dalle opere: Evanescenze. Dal diario dell’anima (REI, Cuneo, 2013), Geometrie d’infinito. Proiezioni e linee in divenire di concentriche spirali (Oceano, Bari, 2016) e All’ora sesta. Aspettando l’attimo che verrà (Dibuono, Villa d’Agri, 2017). Di notevole importanza per la diffusione della letteratura regionale sono i due volumi da lui curati per la serie Terre d’Italia ovvero: Poesie e dintorni di Capitanata (Oceano, Bari, 2019) e Poesie e dintorni delle terre di Bari (Oceano, Bari, 2019) oltre al corposo progetto d’impegno civile Le mani dei bambini (Oceano, Bari, 2019).

LORENZO SPURIO

La pubblicazione del presente testo, in forma integrale o di stralci, su qualsiasi supporto non è consentita senza l’espresso permesso da parte dell’autore.


[1] Una precedente edizione di Nel tempo dell’assenza è stata pubblicata da Edizioni Iod di Monterotondo (RM) nel 2020 quale opera risultata vincitrice al Premio Artistico Letterario Internazionale “Scriptura”, edizione 2020, organizzato da Anna Bruno. In questo caso si trattava della sola plaquette poetica senza inserti critici e grafici. Tutte le citazioni riportate dal testo sono tratte da Massimo Massa, Nel tempo dell’assenza. Tragitti casuali d’incomunicabili silenzi – Opera omnia, Oceano, Bari, 2020.

[2] La citazione di Battaglia riportata è la seguente: «La felicità a cui si anela / può soltanto essere sfiorata / come i gabbiani fanno con l’acqua» (4).

[3] Per ciascuna lingua indico tra parentesi il nome del traduttore.

“Fiori di poesia”: l’iniziativa dell’Ass.ne Euterpe per la Giornata Mondiale della Poesia

Per la Giornata Mondiale della Poesia che si festeggia il 21 marzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi invita a partecipare all’iniziativa da remoto “Fiori di poesia”. Fino alla mezzanotte del giorno 20 marzo sarà possibile inviare la propria adesione alla mail eventi.online.euterpe@gmail.com

Gli autori che intenderanno partecipare dovranno inoltrare una loro poesia in lingua italiana o in dialetto (in questo caso con la relativa traduzione in italiano), edita o inedita, di lunghezza non superiore ai 30 versi che contenga – nel titolo o al suo interno – almeno un riferimento esplicito al mondo floreale. L’invito è esteso anche ai poeti-haijin che potranno inviare un loro haiku che contenga, come per la poesia, un riferimento esplicito al mondo floreale.

I testi dovranno avere un contenuto moralmente responsabile, non presentare forme che istituiscano o alludano a contenuti razzisti, blasfemi, pornografici o politici. L’Associazione si riterrà liberamente autorizzata, senza necessità di fornire motivazioni, a non pubblicare opere che non ritiene rispettose, dignitose, accettabili e consone, che possano urtare la sensibilità della collettività.

Si raccomanda di inviare testi in formato Word.

Le opere poetiche verranno pubblicate sulla bacheca della pagina Facebook dell’Associazione Euterpe per tutta la giornata del 21 Marzo 2021.  Data l’alta affluenza in termini di partecipazione riscontrata in precedenti iniziative analoghe, viene richiesto di prestare pazienza e di non contattare l’organizzazione per sapere quando il proprio testo verrà pubblicato. Si consiglia, pertanto, di visitare la pagina in vari momenti della giornata per visionare lo stato dei vari caricamenti

INFO: ass.culturale.euterpe@gmail.com

“Trent’anni senza te”: l’antologia che commemora il poeta catanese Antonino Bulla

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il Presidente dell’Associazione Culturale “Centro d’Arte e Poesia Luigi Bulla” di Catania nonché poeta, Luigi Bulla, ha comunicato dell’imminente pubblicazione – per i tipi di Edizioni Letterarie Il Tricheco – di un progetto antologico che va nel segno del recupero della nostra memoria, del bisogno di testimoniare e della sana cultura: Trent’anni senza te. Recital poetico in ricordo del trentennale della scomparsa del Poeta Antonino Bulla 1991-2021. Difatti questo progetto, che nasce dalla volontà di ricordare il poeta Antonino Bulla (Adrano, 1914 – Catania, 1991) – suo avo e importante mecenate culturale nella Sicilia Orientale – si compone di una serie di testi poetici a tema, dedicati ad Antonino Bulla o che fanno riferimento alla sua ingente opera letteraria, tanto in lingua che in dialetto, prodotti da trentotto poeti.

La particolarità dell’opera – ed è cosa senz’altro degna di menzione – è che hanno preso parte all’iniziativa non solo poeti dell’ambito geografico del Catanese, luogo in cui Antonino Bulla visse e operò instancabilmente sino al 1991, anno del suo decesso, ma anche di poeti che vivono in altre regioni italiane. Il merito di questo riuscito progetto letterario è senza dubbio alcuno di Luigi Bulla – uno dei promotori culturali più convinti, assidui e tenaci di tutta la Trinacria – che è riuscito, con il suo progetto e con questa opera che ora teniamo in mano, a far conoscere – e dunque a “tramandare” in un senso buono, pulito e spontaneo, la rilevante eredità letteraria di suo prozio.

L’idea – come ha avuto modo di spiegare Luigi Bulla – era quella di poter tenere un reading poetico dedicato all’amato prozio in presenza, nella gioia dell’incontro, dello scambio di esperienze e nel piacere della condivisione di versi ma i noti motivi relativi alla pandemia in atto non l’hanno consentito. In tale contesto di profonde restrizioni sociali l’iniziativa editoriale – l’aspetto concreto del volume che raccoglie questi versi dedicati – si fa ancora più significativa; la ricezione del volume al proprio domicilio – per chi vorrà acquistarlo e approfondire un poeta importante quale Antonino Bulla che nulla ha di inferiore rispetto ai più richiamati dialettali del Secolo scorso – sarà privilegio e soddisfazione certa.

U pueta ‘dò Canalicchiu, come viene ricordato Antonino Bulla, con riferimento al quartiere di Canalicchio a Catania dove aveva la sua bottega, con le sue opere diede voce alla cultura popolare: suggestive e di grande effetto le immagini della Montagna, l’amato Etna che sovrasta superbo la piana etnea. Nel 1970 fondò il Centro d’Arte e Poesia, fucina d’idee e collettivo di letteratura, con un piglio sicuramente lungimirante per l’epoca, pervaso da un grande amore sociale e da una predilezione decisa per l’espressione poetica. Ed è proprio da quell’esperienza “gloriosa” del suo antenato che Luigi Bulla – rifondando il Centro d’Arte e Poesia nel 2016 – gli ha ridato impulso, fornendogli una naturale continuazione in un percorso di vita che ci auguriamo lungo.

Vastissima è la produzione in volume di Antonino Bulla. Tra le opere poetiche pubblicate si ricordano: Canti a lu ventu (Società Storica Catanese, Catania, 1972), L’idulu di li musi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Spiragghi di suli (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Tramunti di focu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Lampi e trona (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Canti di primavera (Tip. S. Gullotta, Catania, 1975), Zuccuru di sciara (Tip. S. Gullotta, Catania, 1977), Rizzi di castagni (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Pampini e ficu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Giubbi di sorbi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Aranci e mannarini (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Campani a festa (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Spini di rosi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Nuvuoli d’oru (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Sicarizzi di lugliu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Timpurali d’ottobre (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Pampini novi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Friddurati di jnnaru (Tip. S. Gullotta, Catania, 1981), Cauru e Siccarizzi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1981). Benedetto Macaronio, per la sua vasta cultura, la lungimiranza e le proprietà divinatorie, lo definì il “Socrate della poesia Siciliana”[1] nell’omonimo volume critico.

A dirci chi era Antonino Bulla[2] e il ruolo che rivestì nella promozione della cultura è il poeta e critico Antonino Magrì (Presidente dell’Associazione Marranzatomo) che Luigi Bulla ha inserito nella sezione “ospiti” dove è presente un suo esaustivo intervento di presentazione sull’esimio poeta di Adrano. In questa stessa sezione è possibile apprezzare altri contributi particolarmente pregevoli, quelli di Benedetta Rapicavoli (nipote del poeta), Santo Privitera (Presidente dell’Associazione Culturale “V. Paternò Tedeschi”), dell’avvocato Renato Pennisi e il saggio del ricercatore culturale Luccio Privitera in aggiunta alla prefazione redatta dallo stesso Luigi Bulla.

Nel volume sono antologizzate opere dei poeti (in ordine alfabetico): Sebastiana Aliberti di Saponara Marittima (ME), Giovanna Azzarone di Silandro (BZ), Giusi Baglieri di Catania, Francesco Baldassarre di Santo Spirito (BA), Giuseppe Bellanca di San Cataldo (CL), Sergio Belvisi di Fagnano Olona (VA) recentemente scomparso, Maria Grazia Bergantino di Benevento, Grazia Bologna di Capaci (PA), Maria Giovanna Bonaiuti di Fermo, Angela Bono di Catania, Renata Calabretta di Giarre (CT), Sara Celano di Catania, Paola Cozzubbo di Macchia di Giarre (CT), Elio Danzè di Palermo, Emilio De Roma di Pietradefusi (AV), Grazia Dottore di Messina, Giorgio Gandolfi di Messina, Salvatore Gazzara di Messina, Francesco Gemito di Casoria (NA), Lucia Giacomino di Messina, Lino Giarrusso di Augusta (SR), Rosaria La Fauci di Valdina (ME), Adriana La Terra di Catania, Camillo Lanzafame di Palermo, Maria Lanzafame di Messina, Francesca Longobardo di Cavriago (RE), Rossella Lubrano di Melazzo (AL), Giovanni Macrì di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Giovanni Malambrì di Messina, Rosario Melita di Olbia, Giuseppe Nicola Morleo di Muggiò (MB), Santina Paradiso di Mazzarrone (CT), Luigi Antonio Pilo di Messina, Melania Sciabò Vinci di Catania, Giovanna Spitaleri di Varallo Sesia (VC), Lorenzo Spurio di Jesi (AN), Tina Squaddara di Canneto di Lipari (ME) e Agata Anna Valenti di Catania. Vengono riportati nel volume anche alcuni componimenti poetici di Alfredo Lanzafame (Catania, 1922 – Messina, 1991) per celebrarne il ricordo.

L’importante pubblicazione commemorativa fa il seguito al volume Antonino Bulla: una vita per l’arte e la poesia a cura di Luigi Bulla per le Edizioni Letterarie Il Tricheco del 2019, che venne diffuso in seno all’evento di premiazione del concorso letterario intitolato al celebre autore di Canti a lu ventu, giunto alla terza edizione.

Per maggiori info sul volume si consiglia di mettersi in contatto con le Edizioni Letterarie Il Trichecho che hanno pubblicato l’opera. Un articolo che segnala l’uscita di questo libro è presente qui.

LORENZO SPURIO

13/03/2021


[1] Benedetto Macaronio, Antonino Bulla: Socrate della poesia dialettale siciliana, Tip. S. Gullotta, Catania, 1981.

[2] In un recente volume è stata pubblicata una ricca nota bio-bibliografica su Antonino Bulla stilata da Antonino Magrì col titolo “Segantino, poeta e conoscitore di arti divinatorie: cenni biografici su Antonino Bulla”, gentilmente concessa da Luigi Bulla, di cui riporto i riferimenti bibliografici: AA.VV., Sicilia. Viaggio in versi. Antologia dei reading poetici organizzati dall’Ass. Euterpe in Sicilia (2013-2018), a cura di Lorenzo Spurio, Ass.ne Culturale Euterpe, Jesi, 2019, pp. 147-150. Nel volume è riportata anche un’esigua scelta di liriche di Antonino Bulla: i testi intitolati “Puisia”, “Cimi a lu ventu” e “Lu ritrattu di mè matri” (pp. 151-152).

Commistioni artistiche al tempo del Covid: tre italiani omaggiano il surrealismo di Santiago Ribeiro

Voce suadente e misteriosa quella dell’attore italiano Maurizio Bianucci, premio Crocitti 2019, il quale ha preso parte a serie importanti e di successo come Suburra, a numerose pièces teatrali e fictions RAI, e che declama la poesia nella versione italiana dal titolo “Profluvi” del poeta siciliano Vincenzo Calì, mentre quella inglese dal titolo “Flows” è declamata dalla giornalista beneventana Annalina Grasso, il quale incornicia di parole inquiete e stranianti le opere dell’artista internazionale, fondatore del movimento “New Surrealism Now”, Santiago Ribeiro, le cui opere scorrono a Times Square, New York, il quale ci mostra come probabilmente saremmo qualora liberassimo totalmente il nostro inconscio e le nostre pulsioni: nudi e ciechi, non davvero liberi, ma smarriti, euforici, non felici.

L’arte di Santiago è stata, è, e potrebbe essere ancora una visione delle menti di ognuno di noi, soprattutto in questo momento storico, fatto di lockdown, didattica a distanza, distanziamento fisico che generano in noi ansia e stress, paura per il futuro, angoscia. Cosa potrebbe esserci dentro le nostre menti stremate dalle restrizioni e al contempo dal timore del contagio? Una voglia di liberarsi delle vesti del cittadino perbene, dell’homo civile, cristiano, razionale, snobbando il libero arbitrio, e seguire solo il proprio istinto, la parte oscura di se; sfogarsi. Vivere in una società come la immaginava e auspicava il marchese De Sade dove non ci possono essere punizioni, né processi per le azioni malvagie, in quanto l’uomo segue ciò che fa la Natura che crea e distrugge.

Tuttavia il video attua ciò che si chiama eterogenesi dei fini, ovvero, attraverso “la visione di quello che potrebbe essere se”, ci induce ad aspirare ad altro e a renderci sempre più consapevole della contraddizione tra la necessità e il bene e, ritrovando il fondamento vero della dignità e del valore di noi esseri umani, per non essere né ciechi, né nudi e vagare nella perenne incertezza, bensì appellandoci all’impersonale che è presente in ciascuna persona per superare le scavalcare le nostre ansie e paure. L’arte con il supporto della tecnologia, ci aiuta a farlo, anche a distanza, mostrandoci quanto possiamo essere simili in questo momento.

Si può guardare alla pandemia, al mondo che sta cambiando, al lockdown, alle restrizioni, in un modo diverso? Quante volte abbiamo pensato di liberare le nostre pulsioni? L’artista portoghese Ribeiro ci fa vedere il nostro inconscio in un video realizzato tra tre italiani per omaggiare il suo “Nuovo Surrealismo” che può dirci molto su noi stessi in relazione al tempo che stiamo vivendo.

Esce “I colori della fantasia”: la nuova opera poetica del modenese Sergio Camellini

Esce in questi giorni – per i tipi di Miano Editore di Milano – la nuova silloge poetica del noto poeta e scrittore modenese Sergio Camellini. La nuova opera porta il titolo de I colori della fantasia e si apre con una precipua e dotta prefazione stilata dal critico Enzo Concardi nella quale possiamo leggere: “L’intento di quest’opera, appartenente alla collana Parallelismo delle Arti, è chiaramente illustrato nell’introduzione a firma di Michele Miano, alla quale rimando il lettore, anche se nel corso della presente prefazione tornerò sull’argomento con alcuni accostamenti tra poesia, pittura e fotografia, ovvero le arti in questione. Anche il titolo della pubblicazione […] raffigura sia la creatività, l’invenzione, l’immaginazione dei testi, appositamente scelti con metodo antologico, del poeta Sergio Camellini, sia le policromie pittoriche e fotografiche dei diversi lavori figurativi inseriti nel libro. Ed iniziamo dalla parte letteraria, le cui liriche sono state tratte da diverse raccolte poetiche del nostro autore, la cui cronologia copre l’arco di tempo di un settennio, potendo così effettuare un’analisi critica dell’ultimo Camellini: Nel corpo un soffio dell’anima (2013), Il pianeta delle nuvole rosa (2014), Bagliori (2015), Un sogno con le ali (2016), So di essere (2016), Ponte dei sogni (2017), Il canto delle Muse (2019), Viandante dei sogni (2020). Per introdurci alla poetica e alle tematiche emergenti dalle sue composizioni utile è l’Antologia essenziale della critica collocata dall’editore dopo i testi lirici. Qui troviamo cenni ai filoni principali della sua ispirazione che, in somma sintesi, richiamo: Vincenzo Granavi mette a fuoco soprattutto la rilevante componente onirica che vi scorre; Nazario Pardini, riferendosi a Il canto delle Muse, ne sottolinea il versante mitopoietico; Michele Miano si sofferma invece, in particolare, sulla rievocazione del mondo agreste, contadino e sulla contemplazione della natura, quasi una fiaba; Francesca Luzzio parla della poesia amorosa; Regina Resta della poesia memoriale con incursioni nella condizione umana; ed infine, Fulvio Castellani dei tratti di rottura delle armonie unitarie ideali. Andando direttamente, ora, sui testi qui pubblicati, è giusto esordire con “I colori della fantasia”, singola lirica utilizzata per la titolazione dell’opera. Avendo come sottotitolo “comunicatori di positività”, così si sviluppa: “I colori danzano / tra sfumature / cromatiche d’un sogno / inni alla beltà, / sono spettacolari / catalizzatori / della fantasia / per l’umanità, / la loro percezione / tattile / si sente, si vede, si vive … / A qualsivoglia età”.  Il parallelismo delle arti è qui mirabilmente fissato sulla pagina dai versi del poeta: se per la pittura e la fotografia la danza dei colori è di immediata percezione, per la poesia occorre il contributo della fantasia e vedremo quindi la prova di questo assunto nel corso della disanima critica. Abbiamo accennato alla componente onirica della sua poetica: la parola sogno ricorre nei titoli di ben tre raccolte pubblicate, ma anche nelle altre s’insinua naturalmente. Qui non poteva mancare il presupposto indispensabile della dimensione surreale, cioè la fantasia, alla quale egli dedica una lirica: “Tu fantasia /…/ segui le parvenze del vero, / amplifica il tuo fertile / rigoglioso immaginario, / miscela tutte le idee” (“Ode alla fantasia”). I sentimenti, le emozioni, le suggestioni sono motivi che spingono l’artista alla creazione. Sergio Camellini trascrive ciò nelle metriche della poesia amorosa, tra le quali troviamo “Un decalogo d’amore”,la cui costruzione formale si ripete per nove brevi terzine con il ritmo: soggetto, predicato verbale e complemento, predicato nominale, che è nel contempo anafora (“sei tu”) dell’intera lirica; fa quindi eccezione la strofa finale, sintesi dell’appassionato decalogo: “Il mio / significato di vita, / sei tu”. Il contenuto del canto per l’amata è un’apologia all’esclusività della sua presenza nella propria esistenza: ella è, di volta in volta, il sorriso che lo abbaglia, gli occhi accesi e vivaci, fonte di libere sensazioni, stella luminosa, l’aroma esalato dai fiori, messaggera della dolcezza, scintilla di passione, abitatrice dei sogni, dolore e gioia di ogni momento. Dunque liberiamo la fantasia per scorgere in questi versi i colori della poesia: occhi che potrebbero essere azzurro mare o verde prato; stella d’intenso giallo; fiori senz’altro ricchi di policromie; scintilla appassionata tinta decisamente d’un rosso vivace; sogni dorati e rosati”.

Sergio Camellini è nato a Sassuolo (MO), vive a Modena; è psicologo clinico. Ha pubblicato i libri di poesie: La Dozzina (2012), Nel corpo un soffio dell’anima (2013), Rivoli di pensiero sulla carta (2013), Poesia sei tu (2014), Il pianeta delle nuvole rosa (2014), La mia penna traccia linee di libertà (2015), Bagliori (2015), Un sogno con le ali (2016), So di essere (2016), Tenero è l’amore (2017), Ponte dei sogni – Most snova (2017), Opera Omnia (2018), Tra le righe del pensiero (2018), Il canto delle Muse (2019), Viandante dei sogni (2020), S’accende una luce (2020); ha inoltre curato la pubblicazione del libro d’arte Torpedo e la ballerina (2021) di Roberto Muzzarelli. La sua attività letteraria è trattata nelle seguenti repertori letterari: Alcyone 2000 – Quaderni di poesia e di studi letterari, n°9, Guido Miano Editore, Milano 2016, Dizionario Autori Italiani Contemporanei, quinta edizione, ivi 2017, Contributi per la Storia della Letteratura Italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri, quarto volume, terza edizione, ivi 2020.

Michela Zanarella alla Fiera Virtual del Libro Italia con “La filosofia del sole”

Sabato 6 marzo alle ore 16 la giornalista e scrittrice Michela Zanarella partecipa alla Fiera Virtuale del Libro Italia con la sua raccolta “La filosofia del sole” edita da Ensemble. A presentarla la giornalista e autrice Fiorella Cappelli. La rassegna letteraria internazionale inizia il 5 marzo e prosegue fino al 21 marzo con numerose presentazioni di autori famosi in tutto il continente europeo e americano. L’ evento principale è costituito dal tributo commemorativo a Dante Alighieri, che sarà diretto dall’autrice Elisabetta Bagli. Michela Zanarella vinse la pubblicazione della raccolta nel 2019 con il concorso letterario “Officina Ensemble” lanciato e promosso dalla casa editrice romana. Dante Maffia che ha curato la prefazione scrive: “C’è tanto sole in questi nuovi versi di Michela Zanarella, un sole splendente, che rinnova il rapporto della poetessa con il mondo, che muta l’originario sguardo malinconico e a volte addirittura triste, in un qualcosa di dinamico, in un invito, fatto prima a se stessa e poi agli altri, a scendere a patti con i problemi della vita, affrontarli, viverli con ardore, col fiato caldo, nella dimensione di chi ha scoperto l’infinito e ci può entrare senza avere paura di nulla”. La raccolta, composta da 47 poesie, raccoglie riflessioni in versi sull’esistenza, si nutre di metafore, immagini, simboli, percezioni e il sole è la guida per accedere alla comprensione di sé e degli altri. L’autrice fa compiere al lettore un percorso meditativo di conoscenza ed esplorazione attraverso gli elementi che regolano la vita sulla terra, il silenzio e la filosofia. Un viaggio intenso, profondo e autentico che intreccia il visibile e l’invisibile.

“Grafie poetiche: versi per la donna”. Iniziativa dell’Ass.ne Euterpe per l’8 Marzo

In vista della dell’8 marzo, giorno nel quale dal 1977 a livello internazionale si celebra la Giornata Mondiale della Donna, l’Ass.ne Culturale Euterpe invita a partecipare all’iniziativa denominata “Grafie poetiche: versi per la donna”. Nella sola giornata del 7 marzo si potrà inviare un’opera a testa corrispondente a una propria poesia – di cui si è unici autori e si detiene i diritti a ogni titolo – indifferentemente se edita o inedita, di lunghezza non superiore ai 30 versi. La particolarità del progetto è che la poesia – oltre ad aderire in qualche modo al tema della festa della donna – dovrà essere scritta a mano su un supporto cartaceo. Si dovrà poi fotografare la poesia scritta a mano e inviarla alla mail: eventi.online.euterpe@gmail.com.                                 

Accortezze molto importanti:

– Si chiede di adoperare una scrittura leggibile e, qualora ciò non sia possibile, di scrivere in stampatello.

– Scrivere con penna biro o trattopen color nero, evitare i colori, i pastelli e altro genere di scrittura diversa da quella richiesta.

– Nel foglio dovrà comparire solo il testo della poesia munita di titolo, senza disegni, foto, forme geometriche, numeri, sigle, schizzi, scarabocchi, ombreggiature e altro.

– Non si accetteranno poesie scritte al pc o in altre forme diverse da quelle consentite in queste linee guida.

– Si raccomanda, infine, di fare in modo che la qualità della fotografia sia più che buona; se il cellulare non lo permette si consiglia di riprodurla in digitale mediante lo scanner.

Ogni autore potrà mandare un unico testo. Si ricorda che le opere dovranno essere mandate solo nella giornata del 7 marzo (non verranno fatte proroghe e non si accetteranno testi giunti in ritardo); esse verranno poi pubblicate sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale Euterpe nel corso della giornata dell’8 marzo. .

INFO: ass.culturale.euterpe@gmail.com

E’ uscito “Liriche scelte” di Ada Negri che contiene una selezione dell’opera della poetessa ravennate

La casa editrice milanese Miano Editore ha recentemente dato a conoscere l’uscita del volume Liriche scelte della poetessa ravennate Ada Negri – omonima della nota poetessa accademica lodigiana del Secolo scorso – all’interno della prestigiosa collana “Analisi Poetica Sovranazionale del Terzo Millennio”. Il volume è arricchito dalle prefazioni di Enzo Concardi, Michele Miano e Mario Santoro.

Nella dotta e particolareggiata prefazione del critico letterario Concardi leggiamo: “Se vogliamo fare un tuffo nel passato, ma un passato di grande valore, possiamo seguire Ada Negri nel suo amore per la classicità, che è l’argomento, lo stile, il sogno di questa prima sezione del libro. Sono testi d’altri tempi, nel senso che tale genere di poesia non è propria dei contemporanei e costituisce un viaggio comunque di scoperta per l’autrice, catturata e incantata dal mondo greco-latino.

La lirica è descrittiva e neoclassica, raffigurando, in modo quasi classificatorio, le conquiste artistiche e civili di quelle culture, la cui grandezza è per la poetessa eterna e universale. È altresì una lirica oggettiva, che lascia poco spazio ai sentimenti personali, in quanto, forse, l’intento della scrittura è didascalico e rivolto a trasmettere il vero e il bello secondo i parametri antichi. I tesori ellenico-romani sono cantati per il mito che rappresentano, il fascino che ancora emanano, la forza epica delle opere.

Anche la scelta di scrivere quasi sempre con l’uso di strofe tradizionali, costituite da quartine in rima, fa parte del canone neoclassico riesumato per l’occasione. Fanno eccezione alcune composizioni, come ad esempio la Parodia della tragedia greca. “Antigone” di Sofocle, che ha una struttura dialogica tra Ismene, Antigone e il Coro; e Il classicismo nella poesia di Giosuè Carducci, che invece d’avere le quartine con rima a-b / c-d si sviluppa con un rimare a-c / b-d. Così troviamo in Crociera in Grecia,strofe di questo tipo: “…Aleggiava una vaga atmosfera / trepidante tra sogno e chimera. / Ci sembrava di vivere ancora / con Omero una fulgida aurora”. Mentre nell’omaggio al Carducci: “…Nelle ‘Elleniche’descrisse, / con profonda competenza, / gli elementi che rivisse / con piacevole frequenza…”.

Il suo percorso culturale-classico inizia proprio dai banchi di scuola. Ricordando quel periodo formativo scrive: “Per me il classicismo è innato …// A scuola mi fu sviluppato / con notevole risultato: / mi piacquero Greci e Romani / coi loro costumi lontani…”.

Qui accenna anche alle opere immortali dei classici, all’origine della nostra lingua dagli etimi greco-latini, allo splendore di quelle civiltà che coltivarono scienza, filosofia e le arti. Continua poi con un viaggio in Grecia per toccare con mano ciò che aveva studiato sui libri: rimane colpita da zone archeologiche mai viste, a cui seguono altre mete, come Rodi con l’Afrodite, Olimpia, Delfi, Sparta, Micene, l’Acropoli, ove immagina le abitudini care a Socrate. Indi tutti i monumenti e i colonnati di Atene storica, l’Attica e il Peloponneso. Un’altra lirica è dedicata a La parola, alla sua funzione nella vita della comunicazione, alla sua importanza come mezzo per trasmettere pensieri, messaggi, stati d’animo, sentimenti tra le persone e lessico in cui il popolo si riconosce. Troviamo nel libro anche una lunga composizione riservata a Il classicismo nella poesia di Giosuè Carducci, dove ripercorre le tappe della sua esistenza riferite al propugnato ritorno al classicismo e al suo patriottismo.

 Ora scomodiamo un grande della letteratura per attestare assonanze d’interessi neoclassici. Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) pubblica nel 1795 le Elegie romane, venti pezzi poetici in esametri e, nella prima elegia esalta la grandezza di Roma: “… Sì, qui un’anima ha tutto, fra queste divine tue mura, / eterna Roma!…// Tuttor chiese e palagi, rovine contemplo e colonne…// In vero, o Roma, un mondo sei tu; ma pur senza l’amore / non saria mondo il mondo, e nemmen Roma, Roma” (da Elegie romane, Giusti Editore, Livorno 1896, Traduzione di Luigi Pirandello). Ada Negri scrive una lunga Ode a Roma in cui risuonano anche questi versi: “… Palazzi e templi, archi e colonne, / attestan l’opera davvero insonne, / livelli alti di vita civile, / il culto del bello e un tipico stile”.

 Quindi “Roma caput mundi”esercita in ogni epoca e su chiunque un fascino indiscutibile: nel nostro caso l’autrice rimane integralmente legata al classicismo, mentre Goethe inserisce nel giudizio finale l’elemento sentimentale dell’amore e si proietta verso il Romanticismo, creativo e non imitatore di poesia”.

Ada Negri è nata a Conselice (RA) e residente a Ferrara, laureatasi in lettere classiche a Bologna, ha insegnato per oltre trent’anni greco e latino nei Licei. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Viole del pensiero (1993), …E la luce fu (1994), Il mare della vita (1996), Paesi e città del cuore (1997), I girasoli (1998), Opera Omnia (1999), Realtà e fantasia (2000), Verso il terzo Millennio (2001), Il fascino di Ferrara (2002), La bandiera italiana (2002), La Vita Umana (2003), Arcobaleno (2004), Nuova stagione poetica (2010); i testi di saggistica: Litterarum latinarum fragmenta (1999), Il kommós delle «Coefore» di Eschilo (2000), Limpide voci (2001), Saggi classici (2003), Saggi ferraresi (2003), Sintesi storico-letteraria dell’età ellenistica e greco-romana (2006), L’Età Classica della Grecia antica (2009), L’età Jonica della Grecia antica (2017). La biografia e l’attività letteraria di Ada sono trattate in due monografie curate da Fulvio Castellani: Dentro e attraverso la quotidianità (2003), Il racconto di una vita (2006).

I Premio “Pro Loco Nocera Inferiore” in memoria di Domenico Rea.

La Pro Loco “Nocera di tutti”, con il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore e in collaborazione con la Mondadori Bookstore, della cooperativa “Leggere:Tutti” e con l’APS “Le Ragunanze” di Roma, bandisce la prima edizione del Premio Letterario “Pro Loco Nocera Inferiore” con la volontà di promuovere la diffusione della scrittura e del patrimonio culturale del territorio locale e nazionale.

L’edizione 2021 è intitolata allo scrittore e giornalista napoletano Domenico Rea (1921-1994). La famiglia di Domenico Rea si trasferì nel 1924 a Nocera Inferiore, allora piccola cittadina alle pendici dei Monti Lattari e luogo d’origine del padre Giuseppe, ex carabiniere. E fu proprio lì che lo scrittore prese consapevolezza del proprio talento grazie alle influenti amicizie: il frate francescano Angelo Iovino che gli trasmise la passione per i novellieri trecenteschi, lo psichiatra Marco Levi Bianchini, Luigi Grosso, uno scrittore anarchico confinato dal regime fascista a Nocera Inferiore e Pasquale Lamanna, raffinato uomo di lettere che insegnò al liceo di Castellammare. Al Centro di ricerca per la tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia sono conservati circa quattordici quaderni, che vanno dal 1937 e il 1940, più un numero notevole di fogli sparsi, che testimoniano come per Rea scrivere era un bisogno vitale e persistente. Queste sua innata passione diede lustro a Nocera Inferiore con una produzione di grande rilievo. In contatto con i più famosi intellettuali del suo tempo, nel nostro panorama letterario occupò un posto di primo piano. Dalla sua ultima opera, Ninfa plebea, venne ricavato l’omonimo film che mette in luce i tempi drammatici degli anni Quaranta; la storia presenta scorci e personaggi del contesto territoriale che corrisponde all’agro nocerino-sarnese. Nofi, nella finzione letteraria, è la città di Nocera Inferiore. Ed è qui che è nata e agisce la Pro Loco che bandisce il presente premio.

SEZIONI DI PARTECIPAZIONE

  • POESIA

Poesia edita a tema libero

Poesia inedita a tema libero

Poesia inedita a tema dedicato con opzioni fra quelli indicati “le mie radici”, “Napoli fra luci ed ombre” “Il tempo sospeso”

Va inviata una sola poesia fra le tre sezioni indicate.

  • NARRATIVA

Racconto edito a tema libero

racconto inedito a tema libero. I racconti non devono superare le quattro cartelle, spazi inclusi, a carattere Times New Roman 12

Ogni autore può partecipare per le due sezioni con un solo racconto.

CONTRIBUTO DI PARTECIPAZIONE

Per la partecipazione si richiede, a copertura delle spese di segreteria, il contributo di 10 (dieci) euro da versare a mezzo bonifico su c/c bancario intestato a Pro Loco “Nocera di Tutti”

IBAN:     IT  66 X 03111 76270 000000001169

Causale: Contributo di partecipazione Premio Letterario Pro Loco Nocera Inferiore

N.B.: Gli autori che intendono partecipare tanto alla sezione POESIA, quanto a quella di NARRATIVA, debbono versare una quota di 15 (quindici) euro.

MODALITA’ DI SPEDIZIONE DEGLI ELABORATI

Gli elaborati vanno spediti al seguente indirizzo e-mail: noceraprolocoditutti@gmail.com dal 10 Febbraio 2021 al 30 Maggio 2021

I testi vanno inviati in due file, in formato PDF:

  • PDF n.1: Deve contenere i propri dati anagrafici e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali contenuti in base all’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 e all’art. 13 del Regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali. La dichiarazione dev’essere firmata.
  • PDF n.2: Dev’essere privo di dati identificativi, va inserito esclusivamente il testo dell’opera.

Eventuali altri testi vanno inseriti in un altro file PDF.

Nel corpo della mail con i dati personali, vanno indicati tutti i dati utili, compresa l’autorizzazione al trattamento dati.

COMMISSIONE GIUDICATRICE

Gli elaborati saranno giudicati da una giuria qualificata costituita da esperti del settore. Presiede la giuria, Fiorella Cappelli, scrittrice, poetessa, giornalista e collaboratrice di “Leggere:Tutti“.

Nella giuria d’onore ci sarà la poetessa di fama nazionale ed internazionale, Michela Zanarella.

A loro insindacabile giudizio in collaborazione con il gruppo dei giurati, le opere saranno valutate e premiate. Il materiale non sarà restituito.

CLASSIFICHE E PREMI

Per il primo posto di ogni sezione un cofanetto “Smartbox” (pausa relax) per due persone per percorso presso una SPA, per un giorno. Il racconto e la poesia classificati al primo posto, saranno pubblicati sulla rivista letteraria “Leggere: tutti”

Per il secondo posto di ogni sezione una ceramica vietrese

Per il terzo posto di ogni sezione una targa ed una stampa.

Dal quarto al decimo posto, gli autori selezionati riceveranno una pergamena.

Il bando completo è reperibile sul sito www.proloconocera.it

La premiazione si prevede nella prima decade di giugno presso il chiostro del Comune di Nocera Inferiore.

I premiati, considerati fra i primi dieci finalisti per ogni sezione, saranno avvisati per via mail.

Durante la serata saranno resi noti i risultati della classifica. I finalisti riceveranno il premio solo se presenti alla cerimonia o per mano di un loro delegato.

Le spese di viaggio saranno a carico personale dei partecipanti che potranno usufruire di alcune strutture alberghiere della zona con cui siamo convenzionati.

Si ribadisce che le opere vanno inviate in formato PDF in due file separati, uno con le opere ed il titolo ed un altro con i dati personali, in cui si indica che le opere sono frutto della propria creatività. Facendo riferimento alla normativa corrente sulla privacy si deve precisare l’accettazione al consenso della cessione dei dati personali. Aderendo al bando, lo si accetta nella sua complessiva articolazione.

La Presidente della PRO LOCO “NOCERA DI TUTTI”

Giuseppina Esposito

Esce “Nei giardini di agapanthus”, antologia a cura di Massimo Pasqualone

Articolo di Lorenzo Spurio

Dopo la riuscita iniziativa editoriale voluta dal critico letterario abruzzese prof. Massimo Pasqualone dal titolo Oltre il silenzio. La parola al tempo della pandemia che ha visto partecipare nei mesi scorsi un totale di centoquindici poeti e scrittori diffusi su tutta la Penisola, esce in questi giorni un nuovo progetto. Si tratta della corposa antologia dal titolo Nei giardini di agapanthus. L’amore al tempo della pandemia, edita per i tipi di Teaternum di Sambuceto. Questo nuovo volume raccoglie le meditazioni di oltre novanta scrittori da tutta Italia, con la copertina di Eugenia Tabellione. Il nuovo volume – sempre sotto l’egida attentissima e la dotta curatela del prof. Pasqualone – si apre con un suo intervento critico dove si domanda: “Che cosa resterà dell’amore dopo la pandemia?” e a tale interrogativo – così difficile eppure necessario – cerca di far prevalere ragioni di speranza che possano dettare una sorta rigenerazione – non solo fisica, ma anche emotiva – difatti così annota: “Che cosa del noi, della relazione, dello stare insieme dopo che questo tempo sospeso sarà finito e le ore riprenderanno il loro cammino usato? Gli è che torneranno le parole, le parole abbraccio, bacio, noi, insieme, le parole amore, amicizia, relazione. Torneranno le parole, tornano sempre le parole si fanno speranza, sorriso, io/tu, sanno di vita, di futuro, di domani, sanno di poesia, di fuoco, di fango, di te. Torneranno le parole, tornano sempre. Nei giardini di Agapanthus, i poeti e gli scrittori, i saggisti e gli entronauti hanno dato vita ad una meravigliosa sequela di riflessioni sul tema, perché l’amore al tempo della pandemia è lo stesso del prima e del dopo pandemia, l’amore è, è stato e sarà. Sempre e comunque.”

Nell’opera – che presto verrà presentata nel contesto spagnolo, a Fuerteventura (Canarie) – sono presenti contributi di Elvio Angeletti, Stefania Barile, Santina Bartolomei, Ecle Bonifacio, Martina Anna Buffa, Paolo Caioni, Lilliana Capone, Giustino Carinci, Antonietta Aida Caruso, Matteo Casale, Elba Casasanta, Cesarina Castignani Piazza, Fabio Castrignano, Ersilia Daniela Cataldo, Gabriella Cesca, Annalena Cimino, Luca Clemente Cipollone, Isabella Cipriani, Claudio Cirinei, Giuliano F. Commito, Franco Criscuolo, Antonio Crivellari, Claudia D’Angelo, Laura D’Angelo, Nicola D’Angelo, Sandra De Felice, Concezio Del Principio, Grazia Depedri, Nico De Simone, Silvio Gabriele Di Cecco, Gabriele Di Donato, Pierlisa Di Felice, Annamaria Di Lorenzo, Mario Di Paolo, Massimo Di Prospero, Monica Ferri, Caterina Franchetta, Maddalena Frangioni, Lilla Giancaterino, Mauro Giangrande, Elisabetta Grilli, Michele Illiceto, Flora Alberta Lembo, Antonio Lera, Lucia Lo Bianco, Giulia Madonna, Mario Monachesi, Lidia Mongiusti, Maria Carinta Naccarella, Gabriella Paci, Leda Panzone Natale, Maria Luisa Parca, Miriam Pasquali, Giovan Pietro Passoni, Giuseppina Pelliccione, Monica Pelliccione, Annita Pierfelice, Anna Polidori, Maria Tommasa Primavera, Annella Prisco, Maria Pia Putignano, Irma Radica, Paola Ranalli, Bruno Ricci, Manuela Roberti, Bianca Maria Romano, Antonella Roncarolo, Anna Rossetti, Angela Rossi, Annagrazia Ruscitti, Bruno Sambenedetto, Diana Scutti, Estela Soami, Mirella Spinello, Lorenzo Spurio, Don Marcello Stanzione, Eugenia Tabellione, Sandra Vannicola, Tiziano Viani, Ciro Giovanni Vittorio, Antonio Zenadocchio.

LORENZO SPURIO

“Lettura di testi di autori contemporanei” vol. 5 di Nazario Pardini. Recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

È appena uscito, per le edizioni The Writer, il nuovo corposo volume del poeta, scrittore e critico letterario toscano Nazario Pardini che raccoglie la sua attività critica, di lettura e approfondimento, su testi e autori italiani della nostra età. Si tratta del quinto volume che viene pubblicato sotto il titolo “Lettura di testi di autori contemporanei”, collettanea di studi critici, saggi, recensioni, commenti e vari altri generi di testi dove Pardini ha fatto dell’atteggiamento speculativo, elucubrativo e di scandaglio lessicale le sue prerogative principali. Il macilento volume, che conta ben 1055 pagine, (un vero catalogo, si dirà, ben al di là di un’enciclopedia chiusa, essendo l’opera in continuo divenire data l’attività frenetica e instancabile del Nostro) è stato pubblicato in seno alla collana di saggistica “Il Melograno” e ricostruisce, nelle pagine che lo compongono, il repertorio attento di tutte le sue disamine e investigazioni critiche – soprattutto nel mondo poetico ma non solo – compiute nel corso degli ultimi due anni. In copertina, infatti, viene bel delineato il periodo (2018-2020) nel corso del quale i testi sono stati vergati e poi – chiaramente – diffusi tanto in rete, sul suo spazio frequentatissimo (il blog “Alla volta di Lèucade”), che in cartaceo quale preambolo critico ai testi che ha inteso presentare, in molteplici prefazioni, postfazione, note di lettura e altro ancora. Un consuntivo su carta e in un volume unico – agevole, per quanto la copiosità delle pagine lo rende formalmente “pesante” – che compendia l’intensa e assai apprezzata carriera di critico letterario e che si misura con testi in genere medio-brevi in cui l’autore – moderno Virgilio che accompagna in un percorso sconosciuto – prende per la mano il lettore facendogli vivere mille storie, percorrere tragitti diversi, tra le pieghe delle esistenze altrui che sono riflesso anche delle Nostre.

Non è possibile presentare in questa sede i tanti contenuti raccolti nel volume perché ciascuno meriterebbe il giusto spazio, tanto è democratico l’apporto di Pardini alla letteratura, ben restio a vedute settarie o di congreghe particolareggiate, di supposte aristocrazie poetiche e di circoli elitari. Dispensa con generosità e grande acume il suo sapere, indistintamente, a tutti quei poeti e autori – che, sì, reputa validi – gli propongono in lettura i suoi testi sapendo di trovare in lui, oltre che una persona magnanima e attenta, anche un vero e proprio oracolo. Ma anche un chirurgo delle emozioni. La sua penna attenta e sempre circostanziata non manca, neppure, in molti ambiti, di relazionare gli scritti e i versi degli autori a noi contemporanei con alti nomi della classicità e, finanche, con rimandi – sempre apprezzati – al mondo mitologico e della tradizione greco-romana.

La piccola immagine che sembra posta “ad incastro” nella cover si riferisce a un particolare di una raffigurazione miniata del periodo medievale. In essa è ritratto Sant’Agostino e Volusiano e fa riferimento al “Amanuense di Vichy” del XII secolo, opera conservata nell’Archivio Diocesano di Vichy, in Francia. È, in effetti, proprio quella dell’amanuense contemporaneo la figura di Pardini: non solo ricopiatore di versi (tanti ne vengono citati e richiamati nelle sue scritture) ma chiosatore, commentatore, osservatore e analista stesso del testo. Oltretutto, ed era questo lo scopo primario dei laboratori di scrittura in seno a biblioteche di conventi ed abazie, la sua attività – scrittoria – è tesa a una raccolta sapienziale di note e informazioni, per una raccolta dello scibile che possa avere testimonianza nelle epoche successive. È per tale ragione che un’opera come questa non è un archivio (una sterile raccolta, fissa e soggetta al decadere della polvere) quanto, piuttosto, un museo molto frequentato. Mi piace richiamare il contesto museale, più che quello ben più attinente del mondo bibliotecario, perché in effetti i suoi testi vanno al di là della letterarietà dello scritto, promanano liricità anche da un punto di vista meramente artistico, visuale, di creazione dell’opera e di figuratività.

Nel volume, oltre a un ricco numero di interventi critici di Pardini su altrettante opere poetiche, sono presenti numerosi testi critici che, invece, di riflesso, altri hanno scritto su di lui, tra cui un mio intervento dal titolo “Il colloquio con Thanatos. Il poeta toscano Nazario Pardini nell’ultimo volume della trilogia dell’approccio “ai dintorni” della vita” già apparsa su “Blog Letteratura e Cultura” il 31 gennaio 2020 e dalla quale – molto generosamente – l’Autore ha anche estratto un frammento che ha deciso di inserire nella quarta di copertina del suddetto volume.

Tra gli autori a cui Pardini ha dedicato sue riflessioni in questo volume, cito ad libitium (senza pretesa né velleità alcuna) dacché per extenso sarebbe complicato e didascalico: Ester Cecere, Claudia Piccinno, Antonio Spagnuolo, Carmelo Consoli, Anna Vincitorio, Orazio Antonio Bologna, Gianni Rescigno, Francesco D’Episcopo, Luciano Domenighini, Maria Grazia Ferraris, Maddalena Leali, Rossella Cerniglia, Edda Conte, Enzo Concardi, Marisa Cossu, Pasquale Balestriere, Sandro Angelucci, Ugo Piscopo, Umberto Cerio, Vittorio Verducci, Michela Zanarella, Pasqualino Cinnirella, Patrizia Stefanelli e Carmen Moscariello.

Un corposo tomo che va, dunque, in doppia direzione: la critica di Pardini sui testi di autori contemporanei e quella di questi ultimi sulle sue opere poetiche, in un diorama di vedute assai diversificato, esegesi a tratti particolareggiate, in altri casi lievemente didattiche e concentrate attorno a linee sinottiche che rappresentano le chiavi di svolta delle rispettive opere. In questa interrelazioni di voci, nessuno sale in cathedra, ed è questa la cosa bella di questo libro dove, ciascuno con le proprie competenze e l’acquisizione di un linguaggio più confacente al suo narrato, trasmette su carta sensazioni e amplia riflessioni, tutte in qualche modo collegate – in origine o in divenire – alla prolissa e mai scontata opera di un grande della letteratura nostrana, qual è Pardini.

Lorenzo Spurio

Jesi, 13/02/2021

E’ severamente vietato copiare e diffondere, su qualsiasi tipo di supporto, il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. La citazione, con gli opportuni riferimenti ad autore, blog, data e link è, invece, consentita.

Un sito WordPress.com.

Su ↑