Dopo i successi di pubblico e di critica ottenuti a Marzocca e a Montemarciano, Venerdì 31 Maggio 2019 ore 21 verrà replicata al Teatro Valle di Chiaravalle la Commedia “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello. Il berretto a sonagli è una delle più note e divertenti commedie di Pirandello, ambientata nella Sicilia degli anni ’20: toccando i temi della maschera, della pazzia e delle convenzioni, sciorina una riflessione lucida e sarcastica sul paradosso dell’esistenza umana, dove il consueto incontro/scontro tra realtà ed apparenza coinvolge il senso dell’onore, tra l’essere e il fingere, e dove occorre salvare le apparenze per mettere a tacere lo scandalo in un mondo fatto di ipocrisia e di falso perbenismo.
La Compagnia Teatrale UNITRE di Montemarciano da parecchi anni, sotto la guida del regista Paolo Bucci, presenta con successo Commedie nei principali teatri della provincia di Ancona, alternando spettacoli brillanti del filone francese Vaudeville (George Feydeau, Charles-Maurice Hennequin, Pierre Veber), di autori come Molière, Carlo Goldoni, Anna Bonacci, con spettacoli più impegnati (Luigi Pirandello, Oscar Wilde, Arthur Miller).
Il 6 aprile scorso a Roma, nei locali di Lettere Caffè a Trastevere, ha avuto luogo la presentazione di Una vita in versi (LB Edizioni, 2018), omaggio del mondo intellettuale ad Anna Santoliquido. Il volume, curato da Francesca Amendola, contiene saggi critici, interventi, testimonianze, poesie dedicate, racconti, disegni, fotografie.
Dopo la proiezione del cortometraggio Ritratto di autrice di Letizia Lamartire, Anna è stata intervistata da Andrea Lepone, ha dialogato con la drammaturga Vincenza Renata Li Gioi, ha ascoltato una sintesi di poetica di Rosanna Sabatini e partecipato a un mini-dibattito sulla condizione della donna coordinato dal giornalista Fabrizio Federici con Salameh Ashour, Badia Rami, Umberto Puato, Michele Lofoco. Le poesie di Anna sono state declamate dagli attori Mario Focardi e Carmela La Rocca. Intermezzi musicali con Manuela Ciccotti, Mario Sista e Roberta Murzilli.
Qui di seguito riportiamo l’intervento critico di Cinzia Baldazzi.
Ho rivisto
dopo anni
la casa di pietra
avvolta dal sole
e dalla quiete.
Il tempo
nel silenzio
ha scolpito
la sua storia
sulla facciata esterna
per offrirla in dono
agli occhi curiosi
dei forestieri dell’estate.
Anche il vecchio platano
continua a dipingere
il suo quadro
con l’ombra fresca
che da lunghi anni
regala
alle pietre arroventate
e ai resti
di una porta
ormai consunta.
Il sedile
è ancora lì
testimone
nella sua dignità
di pietra.
Non c’è più colei
che dal volto bruno
e dai capelli bianchi
scrutava il cielo
a modo di preghiera…
Tutto aveva un sapore
di storia vissuta,
di rimpianto.
Ho rivisto la vita
in un ciuffo d’erba
cresciuto per miracolo
in una crepa.
Ho parlato con le pietre
della bellezza
della vita
e dell’amore.
La poesia di Anna Santoliquido appena letta, intitolata La casa di pietra, è compresa nella raccolta I figli della terra pubblicata nel 1981. La sua poetica generale mi ricorda in qualche modo una tematica che a Wolfgang Goethe piaceva sottolineare: “Chi desidera capire la poesia deve recarsi nella terra della poesia, chi desidera capire il poeta deve andare nella terra del poeta”.
In una simile classe di riferimenti credo sia giusto inserire il quid creativo della nostra Anna – come sappiamo, poetessa, saggista, narratrice, traduttrice – della quale il volume Una vita in versi costituisce un segno di ossequio articolato e prezioso a lei riservato dal mondo intellettuale, anche internazionale. La sintesi narrativa-illustrativa del libro è raffinata, ricca delle tracce significative di un’esistenza alimentata dalla greca ποίησις-poíesis, nell’intimo di una “poetica” mutata in vita essa stessa (secondo i termini introdotti dal professor Walter Binni).
Lo scorso mese di novembre mi trovavo a Jesi, alla cerimonia di premiazione del concorso “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione Culturale “Euterpe”. Una sorte favorevole, direi una τύχη, ha sortito il nostro incontro: in quell’occasione, infatti, Anna ha ricevuto il prestigioso Riconoscimento alla Carriera. La circostanza – in senso semiotico – per conoscersi meglio e comunicare era pertanto ottimale, anche quando, sedute accanto durante la cena, abbiamo sfogliato insieme l’antologia.
Il giudizio estetico trasmesso dalla sua figura globale è apparso subito chiaro: nutrire una visione esaustiva del successo dell’atto semico nell’affrontare l’evocazione di un τόπος-tòpos letterario.
La Santoliquido è stata infatti, sin dagli inizi, ben cosciente di quanto il ricevente, per comprendere quanto gli viene proposto, debba poter interpretarne, nei vari segni, i segnali lanciati, assieme alle relative circostanze.
In uno scambio dialettico maturo di indicatori e messaggi si sviluppa, ad esempio, la poesia Ritorni, pubblicata in Serbia nel 2007 e sviluppata in due coppie di quartine:
chissà come sarò
tra cent’anni
se le gote saranno
muschio o terra
non sentirò il trapasso
mi rapirà la luce
le labbra non emetteranno rantoli
ma versi
vorrei accanto i ragazzi
il mulo nella stalla
i pulcini sotto il letto
le viole nel bicchiere
ritornerò nei sogni
nei desideri delle madri
nella passione degli amanti
nelle nubi del mattino
Uno scatto durante la presentazione del volume a Roma il 6 Aprile 2019.
Nel microcosmo di questi componimenti, il posto principale per coglierne il significato spetta al destinatario. Che l’ultima parola sul senso di una frase spetti a chi la legge o a chi la ascolta, è una tesi ormai accettata da gran parte della linguistica moderna. Fra i tanti, lo ha spiegato il semiologo Jorge Luis Prieto, uno dei miei maestri: la comprensione di noi interlocutori sarà “buona” o “cattiva”, vale a dire, potremo aver compreso o meno una poetica del genere.
Ebbene, l’atteggiamento poetico di Anna di fronte a un simile stato di cose prevede innanzitutto di fissare l’obiettivo del processo concepito per divulgare i versi, rivelandosi in grado (secondo una Weltanschauung personalissima) di stabilirne lo scopo.
E lo strumento per raggiungere un tale obiettivo, pur nella sua radice dialettica, consiste nel proiettare un insieme referenziale assai ampio, capace di accogliere una vasta gamma di opinioni o interpretazioni.
Ad esempio, nelle strofe de La casa di pietra, ascoltate in apertura, suppongo si possa, da stranieri, in una calda estate, cercare un riparo in versi dalla calura dell’afa: l’autrice intende sgombrare lo sguardo dalle nebbie – ovvero dalle possibili interpretazioni devianti del testo – auspicando di andare al di là di ricordi ininfluenti, illusori.
Introduco ora alcuni versi celebri di Emily Dickinson, scritti nel 1873. Sono contenuti all’interno di una lettera, e originariamente pubblicati in una raccolta epistolare. Chiedo ad Anna di leggerli lei stessa, perché introducono un altro aspetto della sua poetica:
There is no Frigate like a Book
To take us Lands away
Nor any Coursers like a Page
Of prancing Poetry
This Traverse may the poorest take
Without oppress of Toll
How frugal is the Chariot
That bears the Human Soul.
Non c’è Vascello che eguagli un Libro
Per portarci in Terre lontane
Né Corsieri che eguaglino una Pagina
Di scalpitante Poesia
È un Viaggio che anche il più povero può fare
Senza paura di Pedaggio
Tanto frugale è il Carro
Che porta l’Anima dell’Uomo
A lungo ha viaggiato la Santoliquido, quanto i suoi libri, tradotti in oltre venti lingue, conducendo un impegno operativo di storiografia letteraria o di letteratura storica orientato verso una natura e una società progressive.
E tuttavia, secondo quanto ripeteva il maestro della poetica-critica Walter Binni, non è opportuno valutare i poeti «come un dopo almeno ideale rispetto a strutture e tendenze di loro non bisognose», poiché la loro forza esegetica risulta originale «e di sollecitazione di moti spesso oscuri e fermentati di una situazione storica, sociale, politica, culturale».
Il critico letterario Cinzia Baldazzi assieme alla poetessa Anna Santoliquido durante la presentazione del suo volume tenutasi a Roma il 6 aprile 2019.
La poetessa di Forenza continua a viaggiare con la sua ispirazione letteraria imparando a illuminare luoghi della sensibilità, dell’anima. Nel brano La sposa agreste, in una raccolta pubblicata a Lubiana nel 2011, dalle parole di una giovane rimasta in patria ad attendere il marito emigrato negli Stati Uniti, apprendiamo:
Credeva che il firmamento si sfogliasse
invece lanciava fiamme
l’anima sull’incudine
i cavalli a briglie sciolte.
Vorrei ora citare lo studioso canadese Northrop Frye nel celebre lavoro Agghiacciante simmetria, dedicato a William Blake. Lo ricorderete, Blake è stato l’illustratore del Paradise Lost di John Milton: lo ricordo perché Una vita in versi contiene opere pittoriche ispirate proprio all’autrice. Dunque, Frye scriveva: “Coloro per i quali soggetto e oggetto, esistenza e percezione, attività e pensiero sono tutte parti di un’antitesi gigantesca, penseranno naturalmente che l’uomo sia diviso tra una volontà egocentrica e una ragione che stabilisce contatti con il non-Io”.
Con Anna Santoliquido, di sicuro noi donne, insieme agli uomini, non lo crediamo e, per dimostrarlo, giriamo il mondo per confrontarci con noi stessi, con gli altri.
Questa poesia è dedicata a Ernest Hemingway:
sono poeta
anche quando la lacrima si cristallizza
la nuvola si rovescia
il pescecane mi azzanna
nel mare dei sogni
gli squali fendono l’onda
il pescatore si accanisce
con le mani sanguinanti
getto l’amo sul foglio
mi acquatto nella barca
respiro a stento
il sangue tinge l’acqua
sono poeta
a Belgrado e a Zagabria
sotto il sole di Puglia
e nel covo dei briganti
un ragazzo vigila il mio sonno
con l’impetuosità dei vent’anni
la condanna del consumismo
e il profumo della pelle
sono poeta
anche quando le alghe mi ammorbano
l’aria è stagnante
e il treno mi sveglia
come Santiago
porto a riva la carcassa
forse pentita
di essermi spinta troppo al largo
la pesca nell’oceano
ha svelato le voragini
acuito la sete
e scolpito la solitudine
Il brano ha per titolo Sono poeta, ed è tratto da una raccolta edita in Serbia nel 2007.
Al pari di molti artisti, anche Anna ha sviluppato un’ipotesi di risposta intorno al significato della vita nostra e degli altri. Emerge in questa poetica – ieri, oggi, chissà nel futuro – uno spiraglio di felicità, frutto del sapere non il perché di tutte le cose, ma il perché di tutte le cose come appaiono. La base di una simile convinzione è, ad esempio, nel Sensismo di leopardiana memoria: le reazioni emotive, con il bagaglio ideale, sono basate – nel soggettivismo lirico – su dati ben definiti, sensoriali, concreti, immediati, matrice di un contesto naturale, personalizzato in parallelo.
È dunque il caso di chiedersi, con Anna, dove – lontano nel mondo – si possa costruire un nostro nido, collocati però in un transfert con figli sempre cresciuti, un tempo trascorso e, dopo aver riposato pochi istanti, con l’eventualità di continuare il cammino, di riprendere il lavoro. Per ognuno: su differenti latitudini, per ogni popolo o civiltà, in qualsiasi religione.
CINZIA BALDAZZI
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È di recente uscito per i tipi di Guido Miano Editore – Milano, il Numero 12 di “Alcyone 2000”, Quaderni di studi letterari e d’arte editi a partire dal 1999, racchiudono l’esperienza editoriale della casa editrice con pubblicazione di testi monografici di autori e inserti di artisti del Secondo Novecento. La pubblicazione aperiodica rappresenta la prosecuzione ideale dello storico bimestrale “Davide, rivista sociale di lettere e arti” fondato nel 1951, e da cui si è sviluppata la casa editrice diretta dalla famiglia Miano di Milano. I vari numeri monografici oggetto di collezionismo contengono saggi e contributi critici di docenti universitari e critici militanti.
In questo numero, paesaggi dell’anima:Marinella Calabrese, Rosa Di Benedetto Odazio, Michele Miano, Maria Elena Mignosi Picone, Giuseppe Rigoli, Aldo Sironi, Lorenzo Spurio, Maria Rosaria Vadacca. Profili d’autore: Roberta Fava, Alessandra Maltoni, Angela Ragozzino, Liliana Rasetti, Giuseppina Scotti, Salvatore Rino Viola. Sillogi di Maria Italia Basile, Graziano Brotto, Rossella Cerniglia, Alessandro Grecchi, Maria Stella Mei, Antenore Perilli, Fabio Recchia, Antonietta Scoponi, Marco Zelioli. Itinerari della poesia contemporanea:Giulia Borroni Cagelli, Anna Castrucci, Andrea Cattania, Marco Lando, Francesca Luzzio, Guido Miano, Pietro Nigro, Nazario Pardini, Floriano Romboli, Giovanni Tavcar. Inserto sulla nuova collana:Parallelismo delle Arti (arte figurativa e poesia a confronto).
Lo scrittore Giovanni Scribano inaugura il nuovo progetto editoriale: i suoi testi messi a confronto con alcuni artisti contemporanei per affinità tematica e di stile. ALCYONE 2000 – PERCORSI LETTERARI DEL DUEMILA N 12/2019 Guido Miano Editore, Milano, aprile, 2019, pag 96, euro 20,00 GUIDO MIANO EDITORE – UFFICIO STAMPA
L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi è lieta di far conoscere un suo inedito progetto nato ed elaborato nei mesi scorsi denominato “Ver Sacrum – Gara poetica itinerante nelle antiche terre picene”. Si tratta di un inedito campionato di poesia orale dove i vincitori verranno decretati nel corso dei singoli appuntamenti da una commissione di giuria popolare secondo un sistema di valutazione interessante e curioso al contempo. L’idea del progetto nasce dalla volontà di ampliare l’offerta poetica nella nostra Regione mediante un format nuovo, che si avvicina al poetry slam (dal quale prende alcune delle caratteristiche, rivoluzionandone altre, aggiungendone molte) ed è affine anche al recital poetico, con l’intenzione di creare un campo di scambio culturale, di esperienze individuali in un clima lontano dall’accademismo e più democratico. I poeti potranno esibirsi declamando anche poesie in lingue straniere e in dialetto, potranno essere accompagnati, durante la loro esibizione, da musica, canto o danza, in un interscambio continuo e multidisciplinare tra arti. Il primo appuntamento di questa “gara poetica” che viaggerà da maggio a dicembre in vari luoghi della Regione (San Benedetto, Urbino, Fermo, Macerata, Senigallia, Pesaro, Jesi) si terrà domenica 5 maggio alle ore 17 presso la Sala della Poesia di Palazzo Bice Piacentini a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno).Per poter partecipare all’evento – ad iscrizione gratuita – è necessario inviare la propria candidatura (scheda di partecipazione e opere che verranno lette) a mezzo mail entro il 28 aprile 2019 a ass.culturale.euterpe@gmail.com
Il progetto “Ver Sacrum”, di ideazione dell’Associazione Culturale Euterpe si terrà con il Patrocinio della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche, delle Province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno e dei Comuni di Pesaro, Urbino, Senigallia, Macerata, Fermo, San Benedetto del Tronto.
Ogni incontro, strutturato in più manches e stabilito da regole indicate precisamente nel Regolamento (come pure i diversi sistemi di valutazione per ciascuna manches), decreterà un vincitore che riceverà la targa ufficiale di premiazione. Tutti i vincitori degli incontri si sfideranno poi nella finale del campionato che si terrà nel mese di dicembre a Jesi.
Due incontri poetici con il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio che approfondiranno il vasto e impareggiabile percorso umano e letterario di Federico García Lorca avranno luogo nel secondo fine settimana di aprile in Liguria.
Il primo di essi vedrà Lorenzo Spurio presentare il suo ultimo libro di poesia “Pareidolia” (The Writer Edizioni, Cosenza, 2018 – con prefazione della poetessa Michela Zanarella) presso la Stanza della Poesia di Genova (Piazza Giacomo Matteotti n°70) il 13 aprile alle ore 17:45. La presentazione sarà condotta dalla poetessa e critico letterario Rosa Elisa Giangoia, Durante l´incontro si terrà una “Conversazione su Federico García Lorca”, tesa a indagare alcuni degli aspetti meno noti e più curiosi del percorso umano e letterario del poeta spagnolo, tra i quali la sua permanenza newyorchese nel 1929 e le sue opere surrealiste.
Il giorno successivo, domenica 13 aprile a La Spezia, presso Il Poggio Ortobar (Scalinata San Giorgio n°5) alle ore 16:30, presentato dal poeta Francesco Salvini, Spurio parlerà del suo precedente libro, “Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l´assenza di Federico García Lorca” (PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2016 – con prefazione del poeta e critico letterario Nazario Pardini), pubblicato nell´amara ricorrenza degli ottanta anni dalla morte del poeta granadino (vincitore di vari premi nazionali tra i quali “L´Astrolabio” di Pisa). La plaquette affronta il tema della morte, dell´assenza del corpo e della forza espressiva della poetica umana e dell´impegno civico di uno dei più grandi poeti al mondo. Le pagine sono impreziosite da alcune raffigurazioni a china del Maestro irpino Franco Carrarelli elaborate appositamente a partire dalle poesie di Spurio. Nella quarta di copertina del libro, a firma di Corrado Calabrò, si legge: “La silloge è al tempo stesso una rievocazione ed un’invocazione del poeta, con un fondo di accoramento che si scioglie nel colloquio con le piante e con la natura, in sintonia col sentire del poeta e in risonanza con i suoi versi”.
La serata darà modo di parlare e riflettere sull´esistenza travagliata e breve del “poeta tellurico”, valente drammaturgo e difensore dei diritti civili, con particolare attenzione al suo viaggio Oltreoceano compiuto nel 1929 che lo portò prima a New York e poi a Cuba. A novanta anni esatti da questa esperienza assai importante per García Lorca, Spurio racconterà alcuni degli episodi che caratterizzarono quella fase della sua vita, le sue amicizie, la sua vena più incline all´avanguardismo e alla sperimentazione e le nuove opere che lì maturano, prima fra tutte “Poeta a New York” che sarà pubblicata postuma, nel 1940. Durante l´incontro alcuni poeti locali interverranno con loro letture di testi di Garcia Lorca.
Dall’11 aprile in libreria Il ritratto vero, appassionato, commovente e lancinante di una delle penne poetiche più intense del XVI secolo
Dopo il successo di “Transtiberim. Trastevere, il mondo dell’oltretomba” Giuseppe Lorin torna in libreria da aprile con “Dossier Isabella Morra” edito da Bibliotheka Edizioni, il ritratto di una delle penne poetiche più intense del XVI secolo. Gli scritti di Isabella Morra, riflettono il valore mediatico della Poesia stessa, che entra a far parte della linfa appartenente ad una natura troppo ricca, tanto da essere predestinata a causa del suo eccesso intatto e virginale, allo stupro e al saccheggio della sua essenza. Isabella confida che i posteri non la ricordino soltanto come fanciulla uccisa, pregandoli invece di non dimenticare i suoi lavori, le sue poesie scritte nella sofferenza di adolescente privata del padre, unico punto di riferimento in una terra amara. È nel primo sonetto, più che in altri, che si avverte la necessità di essere ricordata come poetessa, poiché, come sostiene, è la Poesia a mantenere in vita il poeta stesso. E, come sempre sostengo, si tratta di un riscatto di notorietà in forza della scrittura, ovvero della poesia, unico “ponte” tra il poeta e il lettore. Hanno contribuito per questo saggio storico di Giuseppe Lorin con loro poesie originali dedicate ad Isabella Morra: Dacia Maraini, Dante Maffia, Michela Zanarella, Corrado Calabrò, Marcella Continanza, Vittorio Pavoncello e Antonella Radogna.
Giuseppe Lorin è attore, poeta, regista, critico letterario, conduttore e giornalista, ha studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Ha pubblicato: Manuale di dizione; Da Monteverde al mare; Tra le argille del tempo; Roma, i segreti degli antichi luoghi; Roma la verità violata; Transtiberim, Trastevere il mondo dell’oltretomba.
Un premio letterario è piacevole per molti aspetti! È una festa e di questi tempi non guasta poter gioire di qualcosa! È un incontro, uno scambio. Il rinnovarsi di amicizie di sempre e scoprire nuove empatie! Ma a volte ti accorgi, e questo avviene per merito di alcuni premiati, che a volte c’è dell’altro.
Così è capitato il 25 marzo alla Sapienza durante la cerimonia di premiazione del Premio Europa e Cultura. Il nome del premiato Renato Minore è sicuramente garanzia di preparazione culturale, di esperienza letteraria ormai sedimentata in strati d’oro, in capacità discorsiva eccellente. Ma ecco che quel famoso qualcosa in più viene fuori con naturalezza ed incanta il pubblico. Non capisci se parla il romanziere o il critico o il poeta. Lui mescola le carte e seduce l’ascoltatore come se gestisse uno spartito musicale suonato con grande perizia. Ma anche qui viene fuori qualcosa di nuovo, lo spartito s’interroga, cerca non solo conferme ma nuovi percorsi.
La nota musicale si rimette continuamente in gioco quasi a scardinare gli equilibri espressivi di sempre alla ricerca del nuovo linguaggio e del nuovo significato della parola nel romanzo. Presentato da una splendida introduzione di Corrado Calabrò, presidente di giuria, il premiato diventa indagine letteraria in tempo reale. Così nasce il momento di connubio con il pubblico in una confessione dei propri intenti narrativi fatti come fosse una confessione, la fatica delle sudate carte della ricerca approfondita diventa il pane sul quale spalmare la marmellata dei rinvii continui tra il tempo presente ed il passato, tra l’autore ed il personaggio, tra i nostri giorni ed i giorni di Rimbaud in una sovrapposizione dei piani che sorprende e conquista il lettore, l’ascoltatore diventa protagonista, diventa la penna che scorre sul foglio bianco da interrogare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Momento indimenticabile l’intervento di Renato Minore alla Sapienza, quasi una Lectio magistralis dai contorni modernissimi di un approccio verso gli altri capace di spezzare la solitudine di chi scrive in un abbraccio collettivo con chi legge o ascolta.
Liliana Biondi, Corrado Calabrò, Renato Minore e Anna Manna
Il Premio avviato su questo percorso di grande spessore culturale non poteva diminuire come intensità. Ed infatti ha mantenuto la promessa : le performance poetiche di Eugenia Serafini, pittrice notissima e poetessa raffinata, di Antonella Pagano che ha rivissuto, scrivendo e recitando, il dramma della poetessa Isabella Morra avvolta nel tulle di un metaforico abita da sposa, i versi al femminile di Jole Chessa Olivares sintesi perfetta e purissima dell’anelito alla dimensione altra e lo sguardo alla concretezza dei problemi, hanno mantenuto alto il livello della manifestazione.
La relazione di Tiziana Marini su Sibilla Aleramo ha aperto lo scenario alla passione. Che in questa occasione si è stemperata nella atmosfera raffinatissima che da veri intellettuali la coppia formidabile Sabino e Diana Caronia hanno creato con i loro interventi degni di un dialogo teatrale.
Scivolando con grazia verso i ricordi di una Roma che forse non esiste più ma ancora conserva il fascino della riproposta intellettuale di figure che non ci sono più. Il futuro di questa famiglia di letterati amici si leggeva negli occhi di Neria De Giovanni, severa ed affascinante, pensosa e consapevole, donna di cultura capace di grandi organizzazioni e di grandi collaborazioni. Così è già nell’aria l’evento del 9 maggio prossimo al Libero Sindacato Scrittori italiani. A Palazzo Sora, nel cuore di Roma, si svolgerà l’Incontro AMBIENTE E CULTURA – Quando il luogo diventa paesaggio dell’anima curato da me, con la partecipazione prestigiosa di Neria De Giovanni presidente di giuria del Premio Italia mia, che dedica l’Evento al decennale del terremoto aquilano ed ai suoi artisti impegnati a celebrarlo. Nell’ occasione si svolgerà anche la Cerimonia di premiazione del Premio ITALIAMIA.
Corrado Calabrò e Neria De Giovanni al tavolo della presidenza
A che serve un Premio letterario? Forse a raccontarci la Speranza, la ricerca incessante di artisti verso nuove promesse, paradisi sognati e poi persi, domande sempre in bilico e mai sbrogliati, a riallacciare canovacci sgualciti, ferite mai sanate, terremoti dell’anima. Forse semplicemente a fotografare il paesaggio terribile mai definito completamente: il paesaggio dell’anima.
Che il 25 marzo alla Sapienza è stato scandagliato anche dalle poesie di Antonella Anedda, magnificamente recitate da Maria Teresa Calabrò, figlia d’arte!
L’autrice, anche lei premiata con la targa firmata Antonio Fiore, lontana per motivi professionali, è comunque stata avvertita nel cuore dei presenti come una presenza concreta e vitale. In un dialogo che supera le dimensioni spazio- tempo. In un anelito verso l’illimite, questo affascinante commensale nella tavola della vita, dove si riesce a volte ad azzerare le distanze del cuore soltanto attraverso la ricerca poetica. E non è poca cosa!
ANNA MANNA
L’autrice di questo articolo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.
Sabato 23 marzo 2019 ad Ancona (presso la sede dell’Informa Giovani, in Piazza Roma, alle ore 17:30) si terrà un incontro tematico dedicato a Federico García Lorca nel corso del quale, il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio interverrà assieme alla poetessa Luisa Ferretti. Durante l’incontro si parlerà del noto poeta spagnolo, della sua vita e della sua ricca produzione letteraria (l’autore fu anche drammaturgo, disegnatore e musicista, oltre che conferenziere), con particolare attenzione al periodo 1929-1930 relativo al suo viaggio a New York e delle poesie scritte in quel periodo, raccolte poi in “Poeta a New York”, pubblicato postumo nel 1940.
Durante l’incontro si effettueranno letture scelte dal testo letterario di Federico García Lorca e si approfondiranno alcuni aspetti e incontri della sua permanenza nella Grande Mela, con proiezione di foto, documenti e reperti dell’epoca, nonché alcune letture tratte dal volume poetico di Spurio “Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l’assenza di Federico Garcia Lorca”, edito da PoetiKanten Edizioni di Firenze nel 2016, ad ottanta anni dalla sua morte, volume arricchito dai preziosi contributi di disegni a china del noto Maestro campano Franco Carrarelli.
Dopo la precedente presentazione del volume antologico di poesie scelte di Corrado Calabrò tenutasi a Roma, presso la prestigiosa location del Tempio di Adriano, alla presenza dell’ex-sottosegretario del Governo Gianni Letta, lo scorso 18 dicembre, il noto poeta di origini calabresi ritorna a presentare Quinta dimensione edito Mondadori.
Il nuovo incontro con l’autore si terrà a Milano il 2 Aprile alle ore 18:30 presso la Libreria Rizzoli all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II. Interverranno Marco Corsi e Carlo Di Lieto mentre fungerà da coordinatore Giuseppe Lupo.
Corrado Calabrò è nato a Reggio Calabria. Al primo volume di poesie, scritto tra i diciotto e i vent’anni, Prima attesa (1960), sono seguite molte altre raccolte, tra cui Agavi in fiore (1976), Presente anteriore (1981), Rosso d’Alicudi (1992), Una vita per il suo verso (2002), La stella promessa (2009), T’amo di due amori (2010). Numerose sono le edizioni straniere delle sue poesie in una ventina di lingue e le trasposizioni teatrali e musicali dei suoi versi. Col romanzo Ricorda di dimenticarla(1999) è stato finalista al premio Strega e ha ispirato il film Il mercante di pietre di Renzo Martinelli. Per la sua opera poetica ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui due lauree honoris causa.
A continuazione, per volontà dell’autore, si riporta l’intervento critico di Vittorio Sartarelli esposto durante la presentazione del libro “La lingua Koine’” di Nino Barone organizzata dal Coordinamento responsabile del settore culturale dell’Associazione di Lettere, Arti e Sport JO’ con il Patrocinio del Comune di Buseto Palizzolo che si è tenuta presso l’Aula Magna della Biblioteca Comunale.
Buona Sera, mi chiamo Vittorio Sartarelli, sono uno scrittore trapanese e ho il gradito compito di presentare questa ultima fatica letteraria dell’amico Nino Barone: “La Lingua di KOINE’” Appunti di scrittura e parlata siciliana – in effetti si tratta di un Saggio Linguistico.
Intanto spieghiamo cosa vuol dire KOINE’ che ai più sembrerà quanto meno misterioso, in effetti si tratta di un aggettivo della lingua greca che tradotto vuol dire: “comune”. Quindi la Lingua comune, cioè la lingua di tutti ma anche di ciascuno appartenente alla stessa regione, ma chi sono le persone deputate a scegliere ed utilizzare al meglio la lingua, proprio i poeti, gli scrittori e gli attori, del teatro e del cinema. Non è la prima volta che mi accingo a parlare e scrivere di questo brillante e talentuoso poeta trapanese, apprezzato e ben noto autore di liriche in dialetto siciliano. Conosciamo da tempo Barone che consideriamo come esponente di spicco della nostra tradizione letteraria popolare; tempo fa ho recensito una sua pubblicazione dal titolo: “Petri senza tempu” e questa opera con la sua recensione verrà pubblicata in una Antologia dei poeti siciliani che uscirà a breve, curata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi che si è interessata del nostro poeta per le sue qualità liriche e capacità espressive artistiche.
Stasera però non parleremo di poesia, in quanto quest’ultima pubblicazione non è un’opera lirica bensì un’opera di studio e di ricerca sulla lingua siciliana attraverso le sue viscere, la sua morfosintassi, le sue espressioni tipiche. Ampie, infatti, sono le riflessioni dell’autore sull’oralità della nostra lingua, nonché sull’ortografia e il parlato del quale scrive: “è inconfutabilmente, la sua vera ricchezza, quella che abbiamo appreso in modo naturale dai nostri genitori che sono stati i primi ad insegnarci a parlare.”
La lingua è lo strumento di comunicazione che rende possibile la reciproca comprensione tra i membri di una stessa comunità. È quindi un’Istituzione sociale che suppone da una parte l’attività del parlante che traduce in simboli fonici il concetto che vuole esprimere e dall’altra l’attività di chi ascolta che dalla percezione acustica ricrea il concetto trasmesso. Accingendoci a recensire questo interessante e quasi esaustivo saggio di Nino Barone sulla lingua siciliana, anzitutto siamo rimasti sorpresi, positivamente dalla quantità, qualità e puntualità della ricerca che questo autore, un eccellente poeta, dimostra di avere eseguito uno studio accurato e quasi completo sulla lingua siciliana. E questo non lo affermiamo solo noi perché è chiaramente espresso anche nella dotta e precisa prefazione al volume firmata dall’emerito professore Federico Guastella.
La lingua di un popolo è anche la storia di quel popolo. E la storia ricca e varia del popolo siciliano non poteva far altro che produrre un lessico altrettanto ricco e vario. La base lessicale del Siciliano è, molto probabilmente, derivata dal latino, tuttavia, in effetti, nel lessico della lingua siciliana è possibile trovare eredità o retaggi del greco, dell’arabo, del normanno, del catalano, del francese, dello spagnolo e, andando molto indietro nel tempo, del sanscrito, come ha ampiamente dimostrato l’eminente glottologo siciliano Enrico Caltagirone nel suo volume “Origine e lingua dei Siculi” Queste eredità rappresentano le impronte della storia dell’Isola, fatta da invasioni, dominazioni e guerre, nonché da innumerevoli contatti con le genti indo-europee e mediterranee in genere. Questi eventi, millenari, hanno determinato in quello che era l’idioma originario dei Siculi, una serie innumerevole e continua di contaminazioni, intrusioni e commistioni che tuttora, anche se in misura ridotta, continuano, con la lingua ufficiale Italiana e con termini stranieri, di uso comune che finiscono con l’essere assimilati dalla lingua nella quale penetrano, rimanendovi. E allora, ecco il greco-siculo, il latino siculo- l’arabo-siculo, il franco –siculo, l’ispano-siculo, l’italo-siculo. Ma, sostanzialmente, sempre una lingua, una sola: il Siciliano.
Il siciliano che, dopo il disfacimento del Latino, divenne la prima lingua letteraria italiana (Dante, nel De Vulgari Eloquentia: “tutto ciò che gli italiani poeticamente compongono si chiama siciliano”; e il Devoto: “la Sicilia a partire dal XII secolo, nel periodo delle due grandi monarchie, la normanna e la sveva, ha elaborato la prima lingua letteraria italiana”).
Studiando e facendo ricerche su una lingua non si può dimenticare che bisogna distinguere la lingua parlata da quella scritta che sono foneticamente e sintatticamente diverse e questo concetto appare come assolutamente precipuo nella lingua siciliana, infatti, nelle diverse zone della Sicilia o, addirittura, nella stessa provincia anche a distanza di pochi chilometri, certi termini e certe parole sono diverse nella loro espressione, parlata e scritta.
La parola, infatti, ha un suo compito preciso, è parte di questa verità del linguaggio che nulla concede ad uno sperimentalismo inconcludente di alcuni pseudo poeti di oggi. La lingua di KOINE’ di Barone è un’autentica provocazione, il poeta, dunque diventa quasi un glottologo perché vorrebbe che si realizzasse un nuovo codice linguistico ufficiale, costituito da un corpus di regole grammaticali, morfologiche, sintattiche, ortografiche e fonologiche che trasformasse il vernacolo in lingua letteraria, cioè la lingua comune, pan siciliana, con cui scrivono i poeti che vogliono esprimersi in lingua siciliana.
E questo intento Barone lo ha quasi del tutto raggiunto grazie appunto ai suoi studi e alla sua ricerca sulla lingua, infatti, le sue poesie non sono una espressione tipica del vernacolo trapanese, come potrebbe essere una poesia di un poeta catanese o messinese, interprete ciascuno del proprio idioma locale, ma una espressione in lingua siciliana.
In definitiva, questa ricerca e questi studi sulla lingua siciliana che il poeta Nino Barone ha voluto fare non si può giustificare con una volontà di volere strafare e ben figurare nell’agone poetico e culturale, insomma non lo si può considerare una sorta di esibizionismo culturale, bensì è un amore per la sua terra e le sue tradizioni; il suo talento lirico è ormai noto ed affermato ormai da tempo. Barone per completare le sue conoscenze linguistiche pure essendo un rappresentante affermato della poesia in vernacolo siciliano, ha voluto dimostrare il suo talento lirico e artistico pubblicando anche un libro di sonetti in lingua italiana: “Amor ti tocco” anche questo da me recensito, con il quale ha riscosso un ampio e meritato successo.
Egli ha dimostrato che la classe, la cultura e l’arte, non sono acqua ma espressione di sentimenti elevati, colmati da esperienze di vita vissuta nella comprensione dei valori umani e civili di una persona che ha messo in opera il suo dono naturale di poeta con una sobria capacità artistica e culturale.
Grazie dell’attenzione e una buona serata a tutti!
VITTORIO SARTARELLI
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Una grande festa in omaggio ad Alda Merini, con poeti, parole, musica e tante sorprese realizzata in occasione della Giornata mondiale della Poesia A conclusione degustazione di Assenzio, il liquore dei poeti maledetti.
Giovedì 21 marzo 2019 a partire dalle ore 18:00
Libreria Eli Viale Somalia 50 A – Roma
Il 21 marzo sarà la giornata mondiale della Poesia e anche la ricorrenza della nascita di Alda Merini. Due occasioni che hanno spinto il mensile “Leggere:tutti” e la Libreria Eli, nuovo grande spazio culturale della Capitale ad organizzare a Roma un evento assolutamente in controtendenza rispetto alla realtà di oggi: in un mondo “urlato”, caratterizzato dal culto dell’immagine, dell’apparire, giocato sul presente e sulla presenza, non solo fisica ma soprattutto sui social (Twitto, quindi sono!), la Poesia è una necessità, una reazione a ciò che distrae dall’essenziale portandoci nel fondamentale spazio della riflessione. “Per noi SOCIAL – indica Sergio Auricchio di “Leggere: tutti” – vuol dire socialità, tra persone fisicamente vicine e non estranee e lontane: per questo invitiamo tutti i partecipanti a non usare i social durante l’incontro. I protagonisti in una sorta di happening saranno i Poeti, ma non solo: saranno coinvolti attori, scrittori, cantautori, musicisti tutti ci porteranno dei regali e loro stessi, donando, li riceveranno. Abbiamo bisogno di Poesia!”.
Durante la serata, presentata da Gino Manfredi, “regaleranno” al pubblico le loro poesie, lette ed interpretate, dai seguenti autori: Simone Di Biasio, Marco Giovenale, Daniela Attanasio, Franco Buffoni, Nicola Bultrini, Silvia Bre, Claudio Damiani, Ennio Cavalli, Michela Zanarella eGinevra Lilli. Ad integrare questa “mise en poésie” accompagnata musicalmente da Oscar Bonelli, ci saranno performance trasversali e presentazioni di nuovi progetti. Di questa originale maratona faranno parte: Tiziana Bagatella (Omaggio ad Alda Merini); Mimmo Locasciulli(Poesia e Canzoni d’Autore); Annalisa Nicastro (Lancio del concorso Poetry Card); Antonio Paolini (Degustazione di vini e Poesie); Gianni Zagato (La Poesia nelle opere di Rossini); Fiorella Cappelli (La Poesia In Vernacolo); Flaminia Cruciani (Lezioni di Immortalità: la Poesia dell’Archeologia), Lucilla Noviello (In occasione della X edizione della nave dei libri per Barcellona: Le rose e le parole).
In tale ambito sarà anche presentato il calendario della decima edizione dell’iniziativa “Una Nave di Libri per Barcellona”, in programma dal 20 al 25 aprile su una delle navi ammiraglie della Grimaldi Lines (maggiori info al sito: http://www.leggeretutti.net/site/leggeretutti-torna-con-una-nave-di-libri-per-barcellona/)
E per concludere la serata, in perfetta sintonia con il concept e l’atmosfera dell’evento, sarà offerto in degustazione l’Assenzio, il liquore dei Poeti maledetti!
La partecipazione è gratuita ma è consigliato prenotare con email a info@leggeretutti.it
Un pomeriggio tutto dedicato alla donna quello di domenica 17 marzo a Cingoli (MC). L’evento, organizzato dalla Amministrazione Comunale di Cingoli in collaborazione con l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) si svolgerà presso l’Auditorium Santo Spirito, a partire dalle ore 17:30.
Su idea delle Consigliere dell´Associazione Culturale Euterpe, le scrittrici Gioia Casale ed Alessandra Montali, con il sostegno dell´Assessore alla Cultura Martina Coppari, il nuovo evento, dal titolo “Tre passi di donna” offrirà, in un percorso artistico-culturale multidisciplinare, l´occasione per un ricco approfondimento sulla donna nella nostra società.
L´iniziativa culturale vedrà la presenza di tre artiste: la scrittrice Laura Molinelli (in arte “Laura Moll”) fondatrice e referente del Centro Anti-violenza “Quello che le donne non dicono” di Falconara Marittima (AN), la poetessa, scrittrice e aforista, la pedagoga professoressa Laura Margherita Volante, con varie pubblicazioni alle spalle, tanto letterarie che di taglio universitario. A coronare la serata sarà la presenza speciale della performer maceratese Morena Oro, speaker radiofonica e poetessa che ha recentemente pubblicato il libro di poesie “Il respiro di Medusa”, che terrà la performance “Venere spezzata”. Tre diversi stili per parlare e approfondire la donna.
L’apertura sarà a cura di Martina Coppari (Assessore alla Cultura del Comune di Cingoli) mentre la Consigliera dell´Associazione Culturale Euterpe Alessandra Montali fungerà da moderatrice del ricco evento.
La serata sarà, inoltre, allietata da brani musicali eseguiti per l’occasione dagli allievi della Scuola musicale “G. Cerquetelli” di Cingoli e dall´esposizione di opere pittoriche a tema delle artiste Manuela Testaferri e Irinka Sichinava.
Al termine della serata si terrà un brindisi finale.
L’ingresso è libero e la S.V. è invitata a partecipare.