“Ale&Elo Show” a Bologna con Francesca Alinovi e Leonardo Bianconi il 8-9 marzo

Segnalo la notizia di due eventi promossi ricevuta dalla Presidente della Associazione EstroVersi di Bologna, la poetessa Cinzia Demi:

Festa della donna con Ale&Elo Show: Alessandra Merico ed Eloisa Atti vi invitano all’appuntamento di marzo del Varietà di Specie “Ale&Elo Show”. Due serate ricche di serissima ironia e momenti musicali che vi entusiasmeranno. Ospite dei due incontri Leonardo Bianconi. E con Marco Bovi l’8 marzo e Francesca Alinovi il 9 marzo.
Al termine della serata verrà offerto un brindisi con dolci e spumante.
L’evento si svolgerà presso lìOfficina Teatrale dei Maicontenti in Via San Tommaso del Mercato 1/d a Bologna con inizio alle 21,15. Costo della serata 15,00 euro.

INFO E PRENOTAZIONI. 3452174677

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Il critico Lucia Bonanni esce con la monografia “Linee esegetiche attorno all’opera narrativa di Lorenzo Spurio”

copertina saggio bonanni su triade narrativa_frontale.jpgIn questo studio monografico il critico letterario Lucia Bonanni studia e approfondisce alcune delle tematiche nevralgiche che legano le tre opere di narrativa (racconti brevi) dell’autore jesino Lorenzo Spurio pubblicate nel corso degli ultimi anni: La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2014), L’opossum nell’armadio (PoetiKanten, Firenze, 2015) e Le due valigie e altri racconti (Waugh, Viterbo, 2018). Il volume, dal titolo Linee esegetiche attorno all’opera narrativa di Lorenzo Spurio è edito da Photocity Edizioni (disponibile qui e nelle prossime settimane su tutte le Librerie online) e si focalizza su tutti quei mondi inusuali, realtà scaturite da situazioni patologiche, forme di inerzia e abbandono psicologico, luoghi emotivi dove è il paradosso a fare notizia e accelerare il cedimento comportamentale, di cui Spurio parla a livello di fiction. Con grande maestria, senso critico, impegno e competenza culturale l’autore dei racconti indaga fenomeni sociali e di costume, facendo prevalere il complesso di quelle funzioni psichiche, caratterizzate da sintomatologie anomale, disturbi della personalità, relazioni interpersonali e atteggiamenti che determinano fenomeni morbosi. Senza mai scadere di tono e con l’uso di un linguaggio mai futile e banale, ma sempre coerente e pertinente al rigore concettuale e alla temperanza, anche là dove le tematiche trattate sembrano assumere caratteristiche suscettibili di connotazioni avverse e dispregiative, Spurio offre una raccolta riassuntiva, destinata ad enucleare e informare circa la complessità delle reazioni emotive.

 

Lucia Bonanni (Avezzano, 1951) poetessa, scrittrice e critico letterario, ha pubblicato articoli, saggi e raccolte di poesie oltre a recensioni e prefazioni per testi poetici e narrativi. In volume ha pubblicato le sillogi Cerco l’infinito (2012) e Il messaggio di un sogno (2013); ha all’attivo varie pubblicazioni in antologie poetiche, raccolte tematiche e riviste di letteratura. 

Lorenzo Spurio (Jesi, 1985), poeta, scrittore e critico letterario. Per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), Tra gli aranci e la menta (2016) e Pareidolia (2018). Per la narrativa tre raccolte di racconti, qui analizzate. Fertile nella critica letteraria ha pubblicato vari saggi in volume, rivista, siti e in collettanee, principalmente sulla letteratura straniera, prestando attenzione anche alla letteratura regionale per la quale ha pubblicato Convivio in versi (2016, 2 voll.).

Reading “Disobbedir non è reato, quando obbedir è capital peccato” a Villa Filippina (Palermo) sabato 23 febbraio

Si terrà sabato 23 febbraio alle 17:30 a Palermo presso Villa Filippina (Piazza San Francesco di Paola) il reading poetico “Disobbedir non è reato, quando obbedir è capital peccato” ideato dal poeta e scrittore Luigi Pio Carmina (autore del romanzo “Racconti hunderground” nel 2011 e della silloge poetica “L’iperbole della vita” inclusa in “I Grilli del Parnaso. Alterne Stratificazioni” del 2016) e organizzato dall’Associazione “Regioniamo Sicilia” con la collaborazione della Libreria Spazio Cultura, che sarà presentato con la collaborazione della poetessa Claudia Magliozzo

Al reading prenderanno parte i poeti Maria Rita Mutolo, Giuseppa Crifasi, Francesca Luzzio, Valentina Cucuzzella, Antonella Seidita; Rita Maccarone leggerà la poesia di Leonardo Maccarrone e di Filippa Errante Parrino. 

Durante l’incontro culturale si terrà il live-painting degli artisti Acnaz e Alessandra Schifaudo. L’accompagnamento musicale sarà a cura del duo Sleepy Train e del chitarrista Marco Di Giuseppe.

INFO: luigicarmina@gmail.com 

Evento FB

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Calandrone, Bre, Pecora, Vivinetto e altri poeti al reading “Per un mondo senza muri” il 28 febbraio a Roma

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Il 28 febbraio 2019, alle ore 18,00, alla Galleria “La Nuova Pesa” di via del Corso 530 a Roma si terrà un reading di poesie “Per un mondo senza muri”, nell’ambito del movimento mondiale World Poetry Movement, a cura di Flaminia Cruciani e Michela Zanarella.

IL WPM è un movimento nato nel 2011 a Medellin, in Colombia, dove si svolge il più importante Festival di poesia del mondo, diretto da Fernando Rendon. È una iniziativa che nasce dalla fusione di diversi movimenti internazionali che hanno avvertito il bisogno di unirsi in un movimento dal respiro globale in cui la poesia è sentita come lo strumento di resistenza necessario per fondare un nuovo umanesimo, per salvaguardare la specie umana e per difenderla dai poteri alienanti e opprimenti.

A febbraio 2019 il World Poetry Movement ha organizzato un evento di risonanza mondiale “Per un mondo senza muri”, che prevede la realizzazione di circa 1000 eventi poetici che si terranno in tutto il mondo nel mese di febbraio, in cui i poeti alzeranno le loro voci coralmente contro ogni tipo di discriminazione.

Nel reading romano interverranno alcune fra le voci poetiche più significative del nostro Paese, che si intrecceranno alla voce di diversi giovani poeti. Le curatrici dell’evento hanno voluto dare spazio a un confronto generazionale significativo che sia in linea con l’abbandono di qualunque forma di discriminazione. I poeti partecipanti: Silvia Bre, Ilaria Caffio, Maria Grazia Calandrone, Fiorella Cappelli, Manuel Cohen, Davide Cortese, Renato Fiorito, Annamaria Ferramosca, Serena Maffia, Marina Marchesiello, Elio Pecora, Vittorio Pavoncello, Isabella Vincentini, Giovanna Cristina Vivinetto.

Gli accompagnamenti musicali sono a cura del giovane violinista Ivos Margoni.

Ingresso libero.

“Dio e il cinema” di Donato Placido e Antonio G. D’Errico

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Esce a fine febbraio per Ferrari Editore, “Dio e il cinema”. Una vita maledetta tra cielo e terra, un libro nato dal sodalizio umano e creativo tra Antonio G. D’Errico e Donato Placido. La loro amicizia, che li ha visti firmare insieme molti progetti editoriali, ha dato vita a un profondo e sorprendente autoritratto di Donato Placido che, per la prima volta, racconta la sua parabola esistenziale.

In una recente intervista, in cui i due autori anticipano l’uscita del volume, è stato chiesto a entrambi di rispondere a due domande strutturate specularmente.

Antonio G. D’Errico, che cosa significa raccontare? “La mia scrittura è metafora e rappresentazione dell’esistenza come riflesso del mondo circostante”.

Donato Placido, che cosa significa raccontarsi? “Raccontarmi rappresenta l’eterna apertura verso verità intime che raggiungono il cuore e la mente di tutti”.

Ed è questo il traguardo emozionale verso cui ci proiettano, attraverso un libro intimistico e profondo come un memoir, lucido come un saggio di denuncia e decisamente sincero come un romanzo. Il volume è accompagnato dai testi introduttivi di Michela Zanarella e Antonio Pascotto.

 

Antonio G. D’Errico, scrittore e sceneggiatore, ha scritto numerosi saggi e romanzi, tra cui “Il Discepolo” (2008). Ha vinto il Premio Cesare Pavese per la narrativa, con il romanzo “Montalto. Fino all’ultimo respiro”, ispirato all’agente di polizia penitenziaria vittima della violenza mafiosa. Lo scorso agosto è stato premiato nell’ambito della rassegna del gran gala delle Eccellenze Irpine – organizzato dal Comune di Monteverde e la Proloco – nella Sezione Cultura per i suoi lavori e il suo profilo di alto spessore e livello culturale. Ha pubblicato “Morte a Milano” (Macchione Editore).

Donato Placido è poeta, drammaturgo, interprete di film di successo, fratello del noto attore Michele.

Premio Letterario “Il Calamaio d’Argento: Universo in Versi” II edizione – il bando

Premio dedicato alla Poesia
che si svolgerà durante la Mostra Premio d’Arte pittorica
“Le Tre Signorie di Calcata”
VI edizione

Palazzo Baronale di Calcata (VT)

Il Premio Calamaio d’Argento nasce per dedicare il giusto tributo ad una delle arti maestre: La Poesia

L’Associazione A.L.B.A. da anni promuove l’arte della Pittura e da tempi più recenti valorizza nuovi poeti che, attraverso i versi desiderano parlare al cuore di chi ascolta con i colori dell’anima. Per poterlo fare al meglio ha affidato la promozione della Poesia allAssociazione Culturale “La Grotta degli Artisti” di Grottaferrata che curerà il premio letterario “Il Calamaio d’Argento: Universo in Versi”.

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REGOLAMENTO

Al Premio possono partecipare tutti gli autori aventi la maggiore età e cittadinanza di un paese europeo.

Il Premio é suddiviso in due sezioni :

A: Poesia a tema LIBERO

B: Poesia a tema “I colori sono le ali della poesia”

1 – Ogni autore può partecipare ad una o entrambe le categorie presentando una o due poesie per ciascuna categoria.

2 – Le poesie presentate possono essere inedite o edite, in quest’ultimo caso l’importante è che non si siano classificate ai primi 3 posti in altri concorsi similari.

3 – La lunghezza massima di ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

4 – Le poesie devono essere originali e composte dall’autore che le presenta; non sono ammessi adattamenti o estratti da altre poesie.

5 – Non saranno presi in considerazione i testi scorretti grammaticalmente.

6 – Verranno cestinate le opere che per argomenti trattati risultino, a insindacabile giudizio della commissione poetica, contrarie alla morale o incitanti la violenza, l’illegalità e le discriminazioni razziali, religiose e sessuali. L’autore solleva in ogni caso il Premio (e dunque le Associazioni A.L.B.A. e La Grotta degli Artisti) da ogni responsabilità per reclami di qualsiasi natura presentati da terzi, compresi quelli sulla paternità dell’opera della quale dichiara, con la presentazione, di possederne i diritti.

7- L’autore deve compilare il modulo di partecipazione al concorso con relativa dichiarazione di paternità per ogni opera presentata, attestando di possederne i diritti (vedi scheda allegata al regolamento)

8- Gli autori selezionati come finalisti saranno contattati per tempo dall’organizzazione o via e-mail o telefonicamente.

9 – La quota di partecipazione alle spese di organizzazione, lettura e segreteria è di € 10,00 per categoria , che potranno essere versati tramite bonifico :

Causale : Premio di Poesia “Il Calamaio d’Argento: Universo in Versi”

IBAN : IT66 C031 2705 0740 0000 0002 441

Banca UNIPOL Filiale 167 ROMA AGRICOLA

intestato all’Associazione Culturale “La Grotta degli Artisti”

10- Le Associazioni Culturali “A.L.B.A.” e “La Grotta degli Artisti” prevedono la realizzazione di un libro edito in cui saranno inserite le opere pittoriche in concorso e le poesie dei finalisti. Pertanto è necessaria l’autorizzazione per la pubblicazione dei testi all’interno del libro, firmando il consenso nella scheda di adesione allegata al bando.

11 – Entro e non oltre il 23 Marzo 2019 ogni autore dovrà inviare in allegato all’indirizzo e-mail lagrottadegliartisti@outlook.it, con oggetto “Premio Internazionale di Poesia Il Calamaio d’Argento: Universo in Versi”, la seguente documentazione:

• I testi poetici in forma anonima
• La scheda di adesione e di paternità dei testi compilata in ogni sua parte, firmata e scannerizzata
• La ricevuta scannerizzata di avvenuto pagamento per le spese di segreteria

12 – Le poesie saranno selezionate da una Giuria di esperti in campo letterario e artistico il cui giudizio è insindacabile. I nomi dei giurati saranno resi noti il giorno della premiazione. I membri della Giuria ed i loro familiari non potranno partecipare al Premio.

13 – Per ciascuna delle categorie verranno assegnati:

Primo premio – Targa , Attestato , Libro Edito Evento

Secondo premio – Targa , Attestato , Libro Edito Evento

Terzo premio – Targa , Attestato , Libro Edito Evento

Diploma d’Onore al IV e al V classificato – Medaglia , Attestato

Menzione di merito al VI e VII classificato – Medaglia , Attestato

Il Presidente dell’Associazione Culturale “La Grotta degli Artisti” e i Giurati si riservano di attribuire premi speciali alle poesie ritenute meritevoli aldilà dei finalisti di ogni categoria.
Un riconoscimento di partecipazione verrà dato a tutti i poeti presenti alla manifestazione.
I premi possono essere spediti all’indirizzo desiderato dall’artista, dietro pagamento della quota di spedizione prevista dal trasportatore.

14 – La Premiazione avverrà Sabato 4 Maggio alle ore 10 nel Palazzo Baronale di Calcata.
All’assegnazione del Premio interverranno le Istituzioni Locali.

Le Associazioni Culturali A.L.B.A e “La Grotta degli Artisti” ringraziano i Signori Poeti.

Per maggiori informazioni si può scrivere all’indirizzo e-mail lagrottadegliartisti@outlook.it
il sito web dell’Associazione Culturale “La Grotta degli Artisti” https://swite.com/lagrottadegliartisti
oppure si può consultare il gruppo Facebook “Associazione Culturale La Grotta degli Artisti”
o il sito web dell’Associazione Culturale A.L.B.A. http://www.albadeorum.org/

Premio Internazionale di Poesia
«Il Calamaio D’Argento: Universo in Versi»

Scheda di adesione
da compilare e allegare agli elaborati.

Spett.le Associazione Culturale La Grotta degli Artisti

Io sottoscritto/a………………………………………………

nato/a a………………….il………………..

residente a………………………………………………… CAP…………………………………..

Via……………………………………………………………………………. N…………………….

Prov………………………………………………… Tel……………………………………………

Email …………………………………………………………………………………..

presa visione del Regolamento, dichiaro di voler aderire al
Premio di Poesia “Il Calamaio D’Argento: Universo in Versi” all’interno della Mostra Premio d’Arte Pittorica “Le tre Signorie di Calcata 2019” da voi indetto.

A tal fine invio la/le poesie dal titolo:

Sez. A)
1………………………………………………………………………

2………………………………………………………………………

Sez. B)
1………………………………………………………………………
2………………………………………………………………………

Con la presente dichiaro sotto la mia responsabilità che i testi da me portati in concorso sono
frutto del mio ingegno e, pertanto, solo il sottoscritto può vantarne ogni diritto.
Con la partecipazione al concorso la proprietà intellettuale dell’elaborato rimane al
sottoscritto, ma acconsento all’utilizzo dello stesso, senza nulla pretendere, nell’ambito
delle manifestazioni culturali collegate al concorso.
Inoltre con la partecipazione accetto incondizionatamente il regolamento del concorso e
acconsento all’utilizzo dei miei dati ai sensi del D. Lgs. 196/2003.

Autorizzo sin da ora, senza nulla pretendere o dovervi, a qualsiasi titolo, la pubblicazione delle
poesie inviate.

Autorizzo che le seguenti poesie possano essere pubblicate sotto Licenza Creative Commons:
è possibile riprodurla, distribuirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, a condizione che non
venga modificata od in alcun modo alterata, che venga sempre data l’attribuzione all’autore/autrice,
e che non vi sia alcuno scopo commerciale.

Data

Firma

Quando il narratore è… interno. “Nel guscio” di Ian McEwan, recensione di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

Alla fine deve ad Amleto meno di quanto sia stato fin troppo evidenziato (fra gli altri da un entusiasta Antonio D’Orrico su “La lettura” del 30 aprile) l’ultimo romanzo di Ian McEwan Nel guscio (Einaudi 2017), noir anomalo e intrigante scritto con sarcasmo, genialità, sguardo attento al nostro complesso presente: il tutto tanto più sorprendente in quanto il punto di vista narrativo non è quello di un colto e navigato intellettuale come il tono farebbe, sin dall’incipit, supporre.

Lei è Trudy (Gertrude): può contare su una bellezza piena ed indiscutibile – capelli “biondo grano di una guerriera sassone che si inanellano lucenti sino al bianco polpa di mela delle spalle e naso piccolo come un bottone di perla” (chi la descrive ha nel DNA una spiccata vena lirica ed è…di parte) – e su una formazione in pillole maturata ascoltando radio, audiolibri divulgativi, podcast eterogenei, dalla bachicoltura nelle Ardenne alla strategia attuata dal Führer nella medesima regione. Particolare non trascurabile nell’economia dell’intreccio, è al temine di una gravidanza. I “lui” sono due fratelli: il marito e padre del protagonista, John Cairncross – poeta misconosciuto idealista e premuroso, disposto a subire umiliazioni, sconfitte, delusioni in nome di un sonetto, accomodante al punto da accettare la “pausa di riflessione” impostagli dalla moglie a seguito di una mai ammessa crisi matrimoniale e lasciarle il sontuoso edificio georgiano di famiglia in Hamilton Terrace – e Claude, suo attuale convivente (Shakespeare, certo: se è per questo compare persino lo spettro), agente immobiliare a corto di inventiva e fantasia, ottuso, insulso, senza nemmeno il fascino del “mascalzone sorridente, conchiglia priva dell’ospite e, come cospiratore, più cretino di lei”.

61Obc59f4-L.jpgA riferire/giudicare/deprecare l’intento dei cognati di uccidere il legittimo genitore e ad accompagnarci nei meandri di menti adulte di volta in volta appassionate e/o disperate, edotto, suo malgrado, nelle perverse dinamiche degli amanti (“arrivano al primo bacio pieni di cicatrici, oltre che di voglie” e “non si amano in dicembre come si amavano a maggio”) non meno che nei meccanismi della vendetta (“può essere consumata cento volte in una sola notte insonne”), è la più precoce voce narrante del romanzo post-moderno che ci sia dato ricordare: un feto, ormai non più fluttuante nella bolla sognante dei propri pensieri – come…da giovane – ma pronto ad affacciarsi alla vita e spirito critico già pienamente consapevole che “l’esistenza cosciente coincide con la fine dell’illusione di non essere”…Chi legge dovrà abituarsi, il narratore si esprime così ed è merito dello scrittore aver evitato i rischi di un gioco cerebrale ed artificioso grazie ad una massiccia dose di provvidenziale, godibile ironia. Testimone suo malgrado – silenzioso sino ad un certo punto – dell’avvincente plot, su cui nulla sveliamo, amerebbe nascere in Norvegia per la munifica assistenza pubblica; l’Italia è una seconda scelta (“rovine e cibo”) che, comunque, batte la Francia, con l’autostima dei suoi abitanti e il Pinot nero, del quale è in grado di indovinare il vitigno attraverso il semplice bouquet decantatogli da una placenta in buona salute. In ogni caso predilige il Borgogna e il Saucerre Chauvignol con il suo “sentore gentile di pietrisco siliceo” (tutto la madre). Prematuramente afflitto da un senso di tedio esistenziale e non esente da tendenze suicide pre/neonatali di fronte alla disperazione per il progettato omicidio – “nascere morti”, che ossimoro – ricorre spesso al francese e ad un lessico forbito (non origine ma eziologia, non pallida, chiaro, follia comune ma diafana, epidittico, folie à deux…felicità? Meglio citare la pakistana Valle di Swat). Tutto il padre. Non si commuove ascoltando una lirica moderna (“troppo ripiegate in se stesse, vitree e sdegnose nei confronti dell’altro”), apprezza Owen e Keats, Poggio Bracciolini e l’Umanesimo italiano, Lucrezio e l’Ulisse (che fa addormentare l’adorata genitrice, Joyce non è Omero), si esprime spesso per metafore (solida comunque la conoscenza dell’intero apparato retorico) e ha confidenza, per accorata empatia con lui, dell’aubade, del pirrichio[1], del trimetro giambico e delle più recenti acquisizioni della linguistica. Esperto di filosofia – del resto “i nascituri sono stoici imperscrutabili, Budda sommersi accettano che le lacrime siano nella natura delle cose…sunt lacrimae rerum”; Hobbes, Platone, Kant, Cartesio e Confucio tornano utili per le citazioni quotidiane – lo è altrettanto delle emergenze globali sia da un punto di vista politico (tensioni sociali, strategie belliche e progettualità imperialiste di Cina, Medio Oriente, Russia, USA e Califfato islamico) che socio-economico e tecnologico: pannelli solari, parchi eolici, abbassamento del livello dei ghiacci e crisi dei mercati non hanno segreti per lui. Pacifista convinto, ecologista (stavamo per scrivere militante), antiamericano viscerale (“un popolo irritabile di obesi, dal grilletto facile e governati da una Costituzione insondabile come il Corano”…piccolo caro), sinceramente afflitto dalla prospettiva che “nove miliardi di eroi non riescano a risparmiarsi cortesie nucleari” (squadre fatte: India/Pakistan, Israele/Iran, USA/Cina: “aggiungere liberamente altre formazioni, affluiranno i giocatori dei non-stati”), si professa tenacemente ottimista (scelta troppo facile il pessimismo, “cimiero di intellettuali di ogni latitudine”) e, tutto sommato, fiducioso nelle umane sorti e progressive[2] di un pianeta abitato da esseri ingegnosi ed infantili che devono, alla fine, scontare “il complicato dono di una coscienza” ipertrofica, per dirla con un altro strenuo estimatore di se stesso rintanato nel sottosuolo – meno accogliente, certo, del liquido grembo materno – in tempi non sospetti.

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Ian McEwan. Foto tratta da: http://www.artspecialday.com/9art/2017/06/21/ian-mcewan-scrutatore-realta/ 

Con un’intensità assoluta e devota che manderebbe in estasi Freud, il nostro ama – sempre timoroso di non essere corrisposto – la “bellissima, amorevole, assassina” madre, titolare del dolore anche fisico che lui stesso inizia ad avvertire, ormai conscio di quello interiore per il quale (benedetto Heidegger) verrà gettato nel mondo. E di lei è in grado di percepire “nel rallentamento del battito cardiaco un’incrostazione di noia a livello retinico” (per le poesie che un marito ostinatamente innamorato le recita) e nel “disagio/danneggiamento di granulociti e piastrine gli accessi di rabbia” (per l’esistenza stessa del medesimo): una sorprendente ottica narratologica la sua, confinata “in un guscio di noce, in due pollici d’avorio (perché no, quando la letteratura tutta, e l’arte, e ogni impresa umana altro non sono che puntini nell’universo del possibile, puntino esso stesso in una moltitudine di universi possibili”) che lo costringe – risvolto tecnicamente inevitabile ma poco felice – ad “uscire” anzitempo dall’utero per descrivere/commentare scene e colloqui in esterno. Non incline alla chiacchiera – “espediente da adulti (!) per scendere a patti con il tedio e la malafede – possiede, come accennavamo, un raffinato senso dell’umorismo (si leggano i passi dedicati ai rapporti intimi che “lo zio verme” impone a Trudy e “buona creanza, se non buon senso clinico, sconsiglierebbero”), senz’altro una delle cifre di questo libro spiazzante e convincente. Come (quasi) tutta l’opera di un indiscusso maestro della narrativa contemporanea.

MARCO CAMERINI

 

NOTE

[1] Invitiamo il lettore a non dare soddisfazione al futuro neonato, decisamente saccente e presuntuoso, andando a cercare sul vocabolario il significato dei due termini che riguardano strutture e metri della lirica classica e trobadorica: fate finta di nulla e tirate dritto.

[2] La citazione, come la seguente, è dell’estensore di questa recensione…tanto per non sfigurare.

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Quando a rubare è la vita: i racconti di Gina Berriault. Recensione di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini 

A Gina Berriault (1926-1999) è, in qualche modo, toccata la sorte dell’umbratile J. Johnson (ci occupammo del suo unico libro Ora che è novembre, Bompiani 2017) piuttosto che quella del Nobel A. Munro, anch’essa straordinaria autrice di short stories, e questo nonostante gli apprezzamenti sinceri di alcuni fra i più autorevoli scrittori della sua generazione opportunamente riportati in quarta di copertina.

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All’editore Mattioli 1885 si deve la prima traduzione italiana dei suoi racconti, storie uniche per drammatica intensità d’ispirazione, capacità narrativa di costruire trame inquiete ed inquietanti su particolari solo apparentemente secondari, nitida eleganza formale: doveroso il tributo ad una scrittrice misconosciuta anche in America. I modelli vengono persino citati nel corso della raccolta (Gogol’ e Cechov più che Carver o Dubus, magari la Woolf, certo l’Achmatova, Whitman, Pound per la cifra poetica della sua prosa) e i piaceri sono quelli che la Vita ha rubato ad un’anonima folla di personaggi i quali solo raramente hanno saputo/voluto fare altrettanto con le opportunità di un destino assai poco generoso: la speranza in un futuro migliore (accade alla problematica Delia “dalla faccia piatta e minacciosa” e alla sorella Fleur, “riccioli color rame e aria da agnello sacrificale” de I piaceri rubati che, incapaci di “dimostrare quanto fossero preziose”, colmano un’esistenza frustrante con la reciproca e alla fine solidale confessione dei propri rimpianti),[2] il sogno della colta, fascinosa Claudia di incontrare Camus per le vie di Parigi e qualcuno “capace di spezzare le catene dei suoi sensi di colpa” (Morte di un uomo minore), le aspettative di successo del rancoroso Berger, solo “suonatore e non artista”, lui che “viveva la musica come un concentrato di tutti i desideri e le cose belle provate” (Notti nei giardini di Spagna).

Ancora ad essere sottratti senza scampo sono il recupero di un rapporto genitoriale difficile, mai rimosso né rinnegato (“colpa dello sguardo” quella di Arty che assiste, Spettatore inerte e passivo, al crollo di un padre tardivamente incontrato fra i pazienti di un ospedale psichiatrico e solo di un male inesorabile se Eli, con il suo gogoliano Cappotto “nero, poderoso e impenetrabile” non riesce a confessare al suo che dovrà sopravvivergli),[3] l’opportunità – per il cattivo/folle/solo razionale? Bambino di pietra Arnold (“Perché sei rimasto a raccogliere piselli per un’ora dopo che tuo fratello era morto?”) o la Bimba sublime Ruth, concupita dall’amante di sua madre – di vivere un’adolescenza serena, il senso ultimo della propria identità (Chi può dirmi chi sono? con la figura del bibliotecario Perera che rinvia al Tabucchi di Tutti i nomi prima che a Dickens o Dostoevskij…e non fosse per una “i”?!).

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Una foto di Gina Berriault. Fonte: https://wrongand.blogspot.com/2018/09/piaceri-rubati-di-gina-berriault.html 

Infine l’amore, il furto che scuote maggiormente e non si vorrebbe mai subire: non solo quello senile ed impossibile che nasce dalL’infinito potere delle aspettative di un anziano verso una giovane cui non serve il Kierkegaard de La pienezza del cuore per “alzare gli occhi e guardarsi intorno”, o di una donna che, per l’egoistico piacere di essere ancora desiderata (“terribile non vivere più nemmeno nei ricordi”) costringe gli altri a farlo anche se hanno 16 anni, ma l’Amore in sé, come empatico incontro di anime. Ne traccia un desolato referto la taciturna, sensibile, coscienziosa sessantatreenne de Il diario di K.W. kafkianamente ridotta alle sue sole iniziali, a parlare con un Dio che non risponde (“mi rispondo da sola e faccio tutto il lavoro al posto Suo”), a vergognarsi delle “piccole transazioni” esistenziali e sperimentare la forza rigenerante della pittura ma non quella della passione…tanto affine, in questo, alla dublinese Maria di Cenere. Accumunano le vicende di ognuno il rimpianto struggente di un passato (forse) felice, il costante senso di smarrimento e perdita, la lucida percezione del fallimento che generano rassegnazione più che rabbia, paralisi più che vitale, necessaria speranza, ripiegamento cinico ed esacerbato, mai solidale apertura alle ragioni dell’altro: amico, consorte, amante, genitore o figlio che sia.

Labili ma tenaci segnali di riscatto sembrano giungere dalla terapeutica pratica dell’esercizio artistico: non a caso due racconti vedono protagonisti degli scrittori – seppure in crisi – e la musica, in tutte le sue declinazioni, è una sorta di preziosa costante del libro. Così a Lang gli Scherzi dell’immaginazione consentono di sconfiggere “l’indifferenza per il miracolo della vita” – vera linfa dell’ispirazione creativa (e confessione di poetica) –  Kligspringer ritrova la propria dimensione di affabulatore alla Ricerca di Kruper, fantomatico, salingeriano Kurtz della narrativa e nel citato Piaceri rubati – ci limitiamo a questo riferimento – compare una bellissima definizione del jazz (oltre che…del pianoforte): “La melodia che esplode senza un vero inizio e non torna indietro per ricominciare, suonata da persone che pareva sapessero avrebbero ricevuto ciò che volevano e molto di più dalla vita” (p. 48).

L’apparente minimalismo tematico (sarebbe piaciuto a Flannery O’Connor) si traduce in uno stile mai semplicemente referenziale nella sua asciutta essenzialità (prevalgono l’indiretto – a volte libero – del personaggio o il punto di vista onnisciente del narratore sui dialoghi) con frequenti squarci lirici e splendidi finali “aperti” che raramente concludono l’esile intreccio, suggerendo intriganti perplessità/interrogativi nel lettore, sempre emotivamente coinvolto da una lettura appassionante. Gina Berriault va (ri)scoperta ed amata.

 MARCO CAMERINI

 

[2] Rimanda ad Espiazione di McEwan il rapporto di conflittualità/complicità fra le due ragazze.

[3] Questi ultimi due racconti ci sono parsi assoluti capolavori, fra i migliori della letteratura americana del secondo ‘900…ma eravamo sul punto di eliminare l’aggettivo.

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

“Boati dal profondo” di Pasqualino Cinnirella, recensione di Lorenzo Spurio

8972e-boati-dal-profondo.pngIl poeta Pasqualino Cinnirella di Caltagirone (Catania) con all’attivo le pubblicazioni poetiche “Pieghe d’animo 1963-1977” (1978), “Fuochi sull’aia 1978-1985” (1987) e “Meditazione” (2001) è recentemente uscito con una nuova opera poetica, “Boati dal profondo”, per i tipi di The Writer Edizioni. Le liriche, tutte dotate in calce del riferimento preciso alla data della loro stesura, sono inframmezzate da commenti critici di diversa lunghezza di eminenti critici e studiosi di letteratura, tra i quali Nazario Pardini, Pasquale Balestriere e Maria Grazia Ferraris (solo per citarne alcuni), che si dedicano ad approfondire alcuni aspetti dell’arte poetica del Nostro. 

Le tematiche profonde che legano le varie liriche qui contenute sono il ricordo (di quando, affranto dalla noia e rabdomante nel campo del padre, “[s’] insaccav[a] di sole alto”,13), l’amore, la comunione con l’ambiente campestre, il sacrificio del lavoro, le figure dei cari (soprattutto quella del padre, vero e proprio maestro di vita difatti scrive in “Passaggi” che lui “impartiva alla mia coscienza, intatta allora,/ il suo modo giusto di vivere da uomo”, 23) finanche le tematiche di carattere etico-civile ad abbracciare, in un ideale girotondo di pace, le esistenze derelitte di chi, vicino o all’altro capo del pianeta, “vive[…] piegato al grigio degli eventi” (17).

La recensione integrale è stata pubblicata il 12/02/2019 sulla testata “Radio Doppio Zero” ed è disponibile cliccando qui. 

Plath, Hughes, Carver, Gallagher, Campana e Aleramo in uno spettacolo-evento a cura della poetessa Laura Corraducci

Venerdì 15 febbraio alle ore 21:15 si terrà, presso il Teatro Comunale di Gradara (PU), lo spettacolo-evento “Dell’amore, della parola e altri tormenti” ideato e a cura della poetessa pesarese Laura Corraducci.

ll recital ripercorre in modo poetico e narrativo le intense e tormentate storie d’amore di tre coppie di celebri poeti che, con il loro talento, hanno marcato in modo fortissimo la letteratura e la poesia del secolo scorso: l’inglese Ted Hughes e l’americana Sylvia Plath, il famoso autore di racconti americano Raymond Carver e la poetessa Tess Gallagher e, infine, uno dei più straordinari poeti italiani del Primo Novecento, Dino Campana e la bellissima Sibilla Aleramo.

Il filo conduttore dello spettacolo sarà la Poesia declinata nella sua forma più elevata per raccontare il tormento, la tenerezza, la passione e la follia nelle opere e negli amori di questi grandi autori. Le parole e i versi dei poeti saranno accompagnati dalla suggestione delle immagini e della musica.

INFO.

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Addio al teatino Vito Moretti, poeta “umano” e saggista di ampia caratura

Giunge dalla stampa online[1] e dalle tante attestazioni di stima e amicizia in Facebook l’annuncio del decesso del professore Vito Moretti (nato a San Vito Chietino nel 1949) di Chieti, docente universitario, poeta e scrittore, saggista e critico letterario che da poco aveva festeggiato i cinquanta anni della sua carriera di letterato. Recentissima, di pochi giorni fa, la notizia che la sua poesia inedita “Potessi raccontare i sogni” è risultata nella rosa dei finalisti del celebre Premio Letterario “Don Luigi Di Liegro”, X edizione, di Roma.

Ingente il suo contributo al mondo della poesia contemporanea, pubblicò (l’elenco dei titoli non è completo!)[2] le opere in dialetto N’andica degnetà de fije (1982), La vulundà e li jurne (1986) e Déndre a na storie (1987), Na raggio ne e li déhe (1989), La case che nen e chiude (2013) e per la poesia in lingua, dopo alcune plaquettes confluite in Una terra e l’altra. Ristampe e inediti (1995), ha dato alle stampe Temporalità e altre congetture (1988), Il finito presente (1989), Le prerogative anteriori (1992) e Da parola a parola (1994), Di ogni cosa detta (2007), L’altrove dei sensi (2007), Con le mani di ieri (2009), Luoghi (2011), Dal portico dell’angelo (2014). I suoi interventi teorici sono stati raccolti nel volume Le ragioni di una scrittura. Dialoghi sul dialetto e sulla poesia contemporanea (1989).

Il mio ricordo è legato ad alcuni brevi episodi che ci permisero di incontrarci in quella che era la terra che lui amava più di ogni altra cosa, ovvero il capoluogo teatino. Difatti nella prima edizione del Premio Letterario “Città di Chieti”, ideato nel 2017 dall’amica e poetessa Rosanna Di Iorio nel quale figuravo per sua volontà quale Presidente di Giuria, data il lungo corso della sua unanimamente riconosciuta attività poetica, la vastità dei suoi interessi letterari, lo spessore delle pubblicazioni e degli interventi critici in conferenze, dibattiti e convegni di varia natura, ci era sembrato opportuno premiarlo con un Premio Speciale definito, appunto, “Città di Chieti” (aveva partecipato in quell’occasione con la poesia “Così è questa la traccia”). Si trattava, com’è intuitivo da comprendere, uno dei tanti  numerosissimi premi, attestazioni di merito e di riconoscimento che da decenni il professore aveva ricevuto con orgoglio e merito in ogni parte del Paese.[3] Ricordo che in quella circostanza, pur dispiaciuto, non ebbi l’occasione di incontrarlo perché doveva trovarsi impegnato fuori città per altre iniziative letterarie e il premio gli venne in seguito consegnato dall’organizzazione.

Lo incontrai, invece, ad aprile 2018 presso il Teatro Marrucino di Chieti nell’occasione della presentazione al pubblico del libro di poesie La stanza segreta (Vitale, 2018) di Rosanna Di Iorio dove ero stato chiamato, assieme a Lucia Bonanni, a intervenire sul volume. Scambiai qualche veloce chiacchiera con lui ma questo non impedì che ne apprezzassi l’impeto nell’esternazione delle sue battute nonché l’acume delle considerazioni.

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Il professor Vito Moretti. Foto tratta da: http://www.ilcentro.it/cultura-e-spettacoli/quelle-ombre-adorne-di-vito-moretti-1.21839?utm_medium=migrazione

Rimasi così in contatto con lui, esclusivamente a mezzo internet, e apprezzai – ben prima che la sua produzione poetica (vastissima e di alto profilo) – la sua attività di critico e di esegeta di testi letterari della tradizione abruzzese con particolare attenzione a Gabriele D’Annunzio. Molto interessato ad alcune sue pubblicazini sull’argomento (ormai per lo più fuori catalogo e dunque introvabili) era stato così gentile da inviarmi estratti delle opere a mezzo e-mail ed altre me le avrebbe sicuramente inviate per posta – quale dono – come mi aveva promesso avendo avvertito nelle mie parole il grande interesse verso il suo lavoro ermeneutico. Purtroppo non ve ne fu tempo. Conservo, invece, con piacere una serie di testi (capitoli estratti) di volumi[4] o di suoi studi critici vertenti il fenomeno del “dramma rurale”, del teatro rustico d’argomento abruzzese con riferimento a La Figlia di Iorio di D’Annunzio. Gli comunicai, nei mesi scorsi, infatti, che ero molto interessato ad approfondire tali questioni per una lettura più ampia e comparativa per un mio studio improntato sul tema dell’onore e del dramma rurale nell’opera dello spagnolo Federico García Lorca. Sono testi importanti e ben calibrati, i suoi, che saranno di certo utili nello sviluppo del mio saggio e che lo saranno per tutti coloro che, interessati al fenomeno agreste in oggetto, faranno ricerche in tal senso.

Ma la produzione di critica letteraria di Moretti è vastissima e non esula interessi d’altro tipo. Vorrei, infatti, ricordare alcuni dei testi della sua intensa bibliografia: Occasioni abruzzesi. Letture e pagine critiche (Tracce, 2000), Il plurale delle voci. La letteratura abruzzese fra Sette e Novecento (Bulzoni, 1996), D’Annunzio pubblico e privato (Marsilio, 2001), Le forme dell’identità. Dall’Arcadia al decadentismo (Studium, 2001),  I labirinti del Vate. Gabriele D’Annunzio e le mediazioni della scrittura (Studium, 2006), Ariel e Melitta. Carteggio inedito D’Annunzio-De Felici (Carabba, 2007), Di carte e di parole. Note, proposte e ricerche sulla letteratura dell’Otto e Novecento (Bulzoni, 2009), Le forme recitate. Aspetti della letteratura tra Otto e Novecento (Studium, 2011).

L’ultima volta che lo sentii, circa un paio di settimane fa, era per informarlo della decisione della redazione della rivista di poesia e critica letteraria “Euterpe” di pubblicare una delle sue poesie,  giunte per la selezione dei testi, ovvero la poesia “Nel nostro campo”, che figura all’interno delle pagine del n°28 di Febbraio 2019.

Alcuni versi estratti da un’altra sua bella poesia, “Dubita, se ogni punto”, così recitano: “Nulla ha più della perfezione/ che ti impegna al perdono, alla linea che declina/ e che pure sale, e che si moltiplica, tu sai,/ dove tutto è infinito”.

 

Lorenzo Spurio

09-02-2019

 

[1] La testata “Chieti Today” così titola la notizia: “La cultura abruzzese piange il professor Vito Moretti, docente universitario e scrittore”: http://www.chietitoday.it/cronaca/scomparso-professor-vito-moretti-chieti-san-vito-chietino.html mentre l’emittente locale “Rete 8” così titola: “Chieti piange la scomparsa del professor Vito Moretti”, http://www.rete8.it/cronaca/234chieti-piange-la-scomparsa-del-professor-vito-moretti/

[2] Notizie biobibliografiche più esaustive possono essere consultate sui siti della casa editrice Tabula Fati: http://www.edizionitabulafati.it/vitomoretti.htm e “Poesie del nostro tempo”: http://poetidelparco.it/9_228_Vito-Moretti.html Numerosi suoi testi poetici sono presenti sul siti, riviste online e antologie poetiche.

[3] Solo per citarne alcuni: il “Versilia-Marina di Carrara”, il “Premio Alghero”, il “Pisa-Calamaio di Neri”. Il professore, inoltre, era presidente e membro di giuria in numerosi premi letterari nazionali sia abruzzesi che di altre regioni.

[4] Principalmente estratti di VITO MORETTI,  I labirinti del Vate. Gabriele d’Annunzio e le mediazioni della scrittura, Roma, Edizioni Studium, 2006.

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Esce “La guancia sull’asfalto” del Maestro Guido Oldani, padre del realismo terminale

Di seguito riportiamo, con il suo consenso, il commento della poetessa Izabella Teresa Kostka in merito al nuovo libro del Maestro Guido Oldani, “La guancia sull’asfalto”, già apparso su “Alessandria Today” in data 08-02-2019:

img_20190208_125321_732La mia grande conquista: l’ultimo libro del M° Guido Oldani “La guancia sull’asfalto” – raccolta calda, crudele e preziosamente ruvida. Il Realismo Terminale D.O.C. che seguo col cuore dopo averlo abbracciato nel 2015 / 2016. Nota introduttiva a cura del Prof. Giuseppe Langella, editore Mursia. Testi crudi, perfettamente sincronizzati con le onde della nostra complicata tecnologica vita moderna, gettata come un rifiuto nella discarica dei sentimenti privi di misericordia. Ci siamo persi tra vari oggetti soppressi dai codici a barre, dimenticando di essere “semplici e fragili mortali”. La poetica travolgente, geniale nella sua trasparenza e metrica, scritta con una leggerezza stupefacente e un linguaggio sobrio ed efficace, mai artificiale nonostante la difficile impronta civile dell’intero volume. Libro imperdibile che consiglio sinceramente a Tutti!

Al Maestro Guido Oldani è stata dedicata recentemente l’apertura del n°28 della rivista di poesia e critica letteraria “Euterpe” scaricabile cliccando qui con alcuni suoi inediti gentilmente offerti alla rivista e un commento critico di Lucia Bonanni. 

 

Chi è Guido Oldani

Guido Oldani (Melegnano, 1947) ha coltivato la “discordanza culturale” collaborando con suoi studi e approfondimenti nella rivista “Acta Anatomica” e ha collaborato con il Politecnico di Milano presso l’insegnamento di Tecnica della Comunicazione. Propulsore della necessità che la poesia si faccia realmente concreta, manifestandosi nelle forme e nei temi a lei più congeniali che abbiano un rimando e un legame stretto alla realtà fisica nel 2000, durante il convegno “Varcar frontiere” tenutosi a Losanna, il poeta si dimostrò paladino dinanzi all’insufficiente espressione della realtà. Atti dimostrativi e di pronunciamento in difesa della poesia come questi non mancarono negli anni a seguire difatti nel 2001 presso la Statale di Milano, nel corso del convegno “Scrittura e realtà” ebbe modo di ampliare le sue considerazioni in materia. Ha pubblicato le raccolte: Stilnostro (CENS, 1985, con prefazione di Giovanni Raboni), Sapone (Kamen, 2001), La betoniera (LietoColle, 2005), La guancia sull’asfalto  (Mursia, 2018). Il cielo e il lardo (Mursia, 2008). È l’ideatore del realismo terminale teorizzato nel volume Il Realismo Terminale (Mursia, 2010), al quale sono seguiti La Faraona ripiena. Bulimia degli oggetti e realismo terminale (Mursia, 2013, a cura di Elena Salibra e Giuseppe Langella), Dizionarietto delle similitudini rovesciate (Mursia, 2014, a cura di Luisa Cozzi). La sua poetica è diventata uno spettacolo teatrale dal titolo “Millennio III nostra Meraviglia”, scritto e interpretato da Gilberto Colla. È direttore del Festival Internazionale “Traghetti di Poesia” e fondatore del “Tribunale della poesia”. I suoi testi sono stati tradotti in inglese, tedesco, spagnolo, rumeno, russo e arabo. Nel 2014 in seno al Salone del Libro di Torino, assieme a Giuseppe Langella ed Elena Salibra, firma e fa conoscere il “Manifesto breve del realismo terminale” che qui pubblichiamo. Oltre alla sua produzione e alle curatele è vasta la bibliografia sulla “corrente” del realismo terminale da lui fondata; tra i maggiori lavori ricordiamo: Alla rovescia del mondo (LietoColle, 2008, a cura di Amedeo Anelli), Oltre il 900 (Libreria Ticinum, 2016, a cura di Amedeo Anelli). Per il teatro ha curato una riduzione dell’opera di Carlo Porta e Tommaso Grossi, Giovanni Maria Visconti duca di Milano, e la Ninetta del Verzèe, del Porta stesso. È presente in alcune antologie, tra cui Il pensiero dominante (Garzanti, 2001, a cura di Franco Loi), Tutto l’amore che c’è (Einaudi, 2003) e Almanacco dello specchio (Mondadori, 2008), Antologia di poeti contemporanei (Mursia, 2016, a cura di D. Marcheschi), Poesia d’oggi, un’antologia italiana (Elliot, 2016, a cura di Paolo Febbraro), Una luce sorveglia l’infinito. Tutto è misericordia (La Vita Felice, 2016, a cura di Antonietta Gnerre e Rita Pacillo), Novecento non più. Verso il realismo terminale (La Vita Felice, 2016, a cura di Danila Battaggia e S. Contessini), Poesie italiane 2016 (Elliot, 2017, a cura di A. Berardinelli), Luci di posizione. Poesie per il nuovo millennio (Mursia, 2017, a cura di Giuseppe Langella). Ha collaborato e collabora ai quotidiani “Avvenire”, “La Stampa” e “Affari Italiani” (oltre a trasmissioni RAI); suoi testi sono presenti sulle riviste cartacee “Alfabeta”, “Paragone”, “Kamen” e sulle riviste e piattaforme online di letteratura “Griselda Online”, “Italian Poetry”, Sulla nostra rivista, nel n°25 (Novembre 2017), è apparsa un’intervista a Guido Oldani fatta dalla poetessa Izabella Teresa Kostka.mSulla sua produzione si sono espressi Maurizio Cucchi, Luciano Erba, Giancarlo Majorino, Antonio Porta, Giovanni Raboni, Tiziano Rossi, Cinzia Demi e numerosi altri.

(Questa presentazione è tratta dalla rivista “Euterpe” n°28 – Febbraio 2019, precedentemente citata).

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